Risalendo la Thailandia verso Nord

Donnavventura, Grand Raid della Malesia

Il viaggio continua all’insegna dello stupore e della curiosità. La fotografia diventa una passione ed uno studio, e la gente del posto la nostra guida quotidiana.Si parla in inglese, ma non tutti capiscono, ed allora ci si fa intendere con il linguaggio mondiale. Quello del corpo, dei gesti. Proseguiamo il nostro viaggio risalendo il nord della Thailandia. Abbandoniamo le coste per inoltrarci nell’entroterra Tailandese. Da Chao Samran Beach (Petchaburi) verso il lago Si Nakarin. Le strade ed il panorama cominciano a cambiare. Non più piantagioni di The ma di mais, ed infinite risaie. La jungla ritorna regina indiscussa sul nostro cammino. Saliamo sulla Ferry Boat che ci traghetterà dall’altra parte del Si Nakarin Lake. Pranziamo su un ristorante palafitta in compagnia di un dolcissimo gibbone. E subito dopo pranzo si riparte per la nostra nuova dimora. Pronte a scaricare le borse di giornata ed i nostri inseparabili MAC saliamo su un altro Ferry Boat che ci terrà lontano da terra fino al mattino successivo. Dormiamo in delle piccole ma suggestive palafitte sul lago. Tra insetti di ogni tipo , scarafaggi giganti che entrano dalle fessure, i rumori singolari dei gechi ed i rumori tipici della jungla che si estende alle nostre spalle finiamo di lavorare per poi farci cullare dalle piccole onde. Il risveglio è magico. Un silenzio surreale, uno specchio d’acqua ed il sole che si affaccia timido e ti fa venir voglia di ringraziare d’essere al mondo. Si ricaricano i pick up per riprendere il nostro viaggio all’insegna dell’avventura.

Uthai Thani

Proseguiamo per Uthai Thani e durante il percorso costeggiamo il fiume che divide l’ex Birmania, attuale Mianmar, dalla Thailandia. Le strade diventano un turbinio di curve e di saliscendi, che ricordano le montagne russe. Passiamo da 200 mt di altitudine a 1700, e tutto questo nel giro di un’ora, mezz’ora o 10 minuti. Incontriamo molte persone, ma i Thai del nord sembrano più burberi di quelli incontrati nel sud, ma basta un sorriso per aprireun ponte alla conoscenza. Ed è proprio il ponte dell’amicizia che si trova al confine con il Myanmar e la Thailandia che ci fa percepire l’ospitalità di questo popolo. Incontriamo infatti una comunità di profughi birmani che hanno chiesto asilo politico ed hanno trovato accoglienza.

Vivono in condizioni per noi impossibili, ma emanano un’energia, una solarità ed una voglia di vivere che lascia senza parole. Mi viene da piangere e li ringrazio per quello che mi hanno trasmesso. Un saluto ed un sorriso dall’altra parte del filo spinato. E’ triste ma sembra che a loro non dia problemi. E su di nuovo per il confine ci fermiamo a Mae Sot, ultimo avamposto birmano conosciuto per il commercio nero delle pietre preziose, in mano ad indiani e cinesi. Facciamo un giro per il mercato e gli odori troppo forti ci fanno allontanare in breve tempo. La giornata volge al termine e la nostra prossima tappa sarà Ching Mai.

Racconto di Giusy Criscuolo