Viaggio in Burkina Faso

Racconto di viaggio in Burkina Faso

 

di Andrea Puglisi

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Martedì 6 febbraio: Yene-Tambacounda.

Partiamo alle ore 18 da Yene e arriviamo all’una di notte all’hotel Asta Kebè di Tamba.

Mercoledì 7 febbraio: Tambacounda- Kifaia (Guinea)

Partiamo alle 10.15 dall’hotel , naturalmente salutando doverosamente il caro amico addetto alla manutenzione della piscina che ci chiede subito dov’è Damiano e resta un po’ deluso per non poterlo vedere. “come nuotava bene, l’anno scorso!” commenta sorridendo ed ha un sorriso che è uno spettacolo. Persona semplice, laboriosa che ti lascia la voglia di restare in Africa per sempre.
Si arriva a Medina Gounas e la pista è un po’ bruttina. Poi Kalifouru ,posto di frontira senegalese.
Sambailo dall’altra parte è già Guinea. Al ceppo , che segna la linea di confine tra i due stati, la pista diventa immediatamente migliore, segno che la Guinea cura la manutenzione delle piste meglio del Senegal.
Alle 16 arriviamo a Koundara : alla dogana Madame Awa Kamara, chef de Brigade, non è in
servizio, dicono i suoi simpatici colleghi dondolanti sulle amache all’ombra della capanna senza pareti.
Anche le formalità risultano simpatiche perché veloci e piacevoli. Si riparte raccomandando loro di salutarci Awa da parte mia “la femme toubab col Tojota targato Dakar”.
Notte nella brousse poco dopo Kifaia: niente zanzare, né caldo , né freddo, è una meraviglia la Guinea senza le diaboliche moustiques che tanto soffrire ci procurarono in passato. Luna piena africana: che cosa cerchiamo di meglio?
E’ vero , non c’è il bebè, ma l’Africa c’è al completo!

Giovedì 8 febbraio 01: Kifaia-Dabola.

Si riparte alle 8,15 dal campo di Kifaia, arrivo al Bac manuale di Kounsitel che pagando ben 5000 FG ti traghetta senza tante balle di panne. Arriviamo a Labè alle 13,15 e prima cosa portiamo l’ambasciata del povero camionista trovato in panne sulla pista che necessita di un pezzo che è difficile perfino da pronunciare, figurarsi da trovare! Ma il meccanico comprende al primo colpo e sembra ben disposto a “correre” (si fa per dire) in aiuto allo sventurato.
Memori dell’ottima cucina del francese di Dalaba (Hotel Tangama) gli telefoniamo, tramite la posta, per prenotare un tavolo da due, ma risponde che il ristorante è chiuso. Ormai neanche ì bianchi hanno più voglia di lavorare!
Pranziamo al ristorante di Labè di fianco all’Hotel du tourisme: Capitaine per me e steck per Andrea, buoni certamente ma anche la fame non era male
Ripartiamo alle 15,30 su bell’asfalto che va a Pita, poi Dalaba e Mamou. Prima di Mamou c’è un incrocio in cui si devia per Dabola. Ci arriviamo alle 19’30.
Dormiamo all’Hotel Tinkisso con camera doppia e bagno a 30.000 FG (45.000 lire). Nel parcheggio troviamo posto di fianco ad un elicottero. Vuoi vedere che l’albergatore ha vinto al Gratta et Gagne? Serata rilassante sorseggiando una birra in giardino. In nottata Andrea russa molto più del solito. No, mi sbagliavo, era l’elicottero che scaldava il motore per sollevarsi. Comunque mi alzo per vomitare e mio marito, sempre solidale in questi casi, non rinuncia ad una sana cagarella ripetuta in compagnia (lui sì che non è né un ladro, né una spia).

Venerdì 9 febbraio 01:Dabola-Kourussa-Siguiri-15 km. Prima di Kouremalè (frontiera col Mali)

Intenso uso del bagno anche al mattino: appena pagato il conto e resa la chiave, ancora un’ultima capatina ai servizi. Ma cosa c’era nel pranzetto di ieri lo sa soltanto la buona anima del cuoco!!! Avanti pure. Partenza alle 9’30 da Dabola su asfalto bello fino a Kourussa. Gasolio, fotografie ad un enorme fromager con sotto popolazione locale che esige ricompensa monetaria per il merito di non averlo abbattuto (dici poco?) A mezzogiorno partiamo sulla pista, abbastanza brutta, diretta a Siguirì. Il paesaggio non è il massimo, tutta brousse già rinsecchita ma sulla destra si intravede di tanto in tanto il vasto letto del fiume Niger. I microvillaggi hanno tutti una piccola pista pedonale che va al fiume. La tole-ondulè imperversa e ci manda in crisi: continuare correndo fino a Bobo o fare dietro front verso l’isola paradisiaca di Los, al largo di Konakri, per godere sole e oceano senza troppi sforzi? Cosa sono le vacanze? Sudore o godimento? Risposta: sudore= andiamo avanti. Pochi km prima di Siguirì traghettiamo con un Bac che in tutta efficienza attraversa il Niger in 5 minuti al costo di 8000 FG. Siguirì è bella, ha un grande mercato, una grande pineta,
una bella Chiesa ma è famosa soprattutto per la SAG (Società aurifera Guineiana) che richiama cercatori d’oro da tutto il mondo ( soprattutto Europa), pronti a festeggiare con i metalli preziosi degli altri. Decidiamo di non visitarla. Si fa Polizia e Dogana, come in tutte le cittadine della Guinea. Cenetta a lume di candela con fusilli ai funghi. Passiamo la notte vicini alla pista, niente pigiama ma con maglia e pantaloni. Sempre neanche una zanzara anche se siamo vicini al fiume.

SABATO 10.2.2001:Siguirì-Kouremalè-Narena-Sibi. Partenza alle 8.15 e arrivo alla frontiera tra Guinea e Mali. Paghiamo 4400 CFA per avere il Lascia passare per l’auto in Mali. La salute è Okay.
La frontiera taglia il villaggio di Kouremalè in due parti: quella guineiana e quella maliana.
Arriviamo a Sibi (Mali) alle 12’30 incontrando un bellissimo mercato sulla via principale del villaggio.
All’ombra di questo lungo viale di manghi secolari godiamo il fitto brulicare di un grande e coloratissimo mercato africano. Merce di ogni genere divisa per settori e un traffico pazzesco di venditori che si mescolano ai clienti. Tutto molto vivace e interessante per noi , che abbiamo giusto bisogno di banane, manghi (che qui sono già maturi) e ci fa molto comodo anche uno scopino vegetale, in vendita proprio qui, per spolverare l’auto dalla terra rossa e sabbia di cui è completamente ricoperta. C’è anche il guaritore tradizionale con la sua bancarella e tanti pacchettini di medicamenti , validi per ogni male, dalla malaria ai disturbi della pelle, fino alla diarrea. Averlo incontrato ieri! Comunque non resisto e compro a buon mercato il toccasana per diarrea e dermopatie varie. Facciamo tante foto passeggiando tra la folla dei clienti.
Si riparte sulla pista per Bamako. Incontro con due insoliti ciclisti. Li salutiamo e dobbiamo assolutamente fermarci perché notiamo il loro abbigliamento tradizionale, completo di cappello con corna di gazzella, borsetta di pelo di gatto selvatico o altro felino locale. “Ma dove state andando, tutti così tappati? Siete veramente originali nel look, ma che strumento è quello il cui manico sporge ai lati della bici?” Ci dicono che è il “SIMBI’” una specie di Kora, con 7-8 corde, che andranno a suonare per i cacciatori; così ci pare di capire. Praticamente quasi due rock-star della brousse. Foto! Gli facciamo notare la loro immagine sul monitorino della macchina digitale e restano di stucco. Saluti affettuosi e si riparte.
Arrivo a Bamako alle 14, gasolio e telefonatina a Damiano, che anche stavolta non c’è.
Siccome si è rotta una staffa di metallo che tiene fermo il boccale del radiatore, questo, ballando su e giù, si è perforato. Cerchiamo il pezzo in città ma senza fortuna, anche se aiutati dal gentile Omar Traorè (prof) che ci accompagna di qua e di là, fino al quartiere dei Pièces detachè. Niente da fare ma se avessimo più tempo forse si potrebbe riprovare, intanto Andrea appronta l’ennesimo impiantino africano basato sul recupero di elastici fatti di camera d’aria vecchia e pezzi di infradito old -time. Sembra impossibile a noi occidentali, ma qui in Africa quasi tutto funziona su questo principio, anche il nostro Toyotone, frutto della massima tecnologia giapponese, da quando è giunto in Africa, si è subito adeguato e ora viaggia grazie ad alcune piccole, ma fondamentali riparazioni africane.
L’incredibile senso di orientamento di Andrea, anche nei quartieri di Bamako, dove le strade si assomigliano tutte e anche le case, ci porta miracolosamente a ritornare dopo due anni all’Hotel des arbres, senza ricordarci più neanche il nome. Entrati, per prima cosa, ci chiedono se vogliamo vendere il mezzo di trasporto, ma come ci arriviamo a Bobo senza la belva? Cena con Steck e Capitaine. Le camere sono squallide e sporche (come da copione), con riserva di profilattici per un mesetto. Prezzo del pernottamento senza colazione:14000 Cfa. Cena 7800 Cfa. Il cameriere, premuroso e simpatico, è fiero di annunciare che la serata sarà animata da musicisti del calibro di quelli incontrati oggi nella brousse! Io sono contenta perché amo la musica maliana, Andrea un po’ meno e comincia già a preoccuparsi per la notte. Infatti suonano fino all’una e tra il rumore del ventilatore e l’animazione si prende sonno tardissimo.

DOMENICA 11.3.2001 Bamako-Bobo
Partenza alle 9,30 dopo aver incontrato, nel parcheggio dell’hotel, due venditori di bijoux di Timia. Compro parure di collana e bracciale in argento. Bell’asfalto fino a Sikasso. Sikasso è un grande centro commerciale da cui si smista la merce diretta in Costa d’Avorio e il Burkina. Molti camion di carburante.
Per la Costa d’Avorio c’è l’asfalto, per il Burkina c’è la pista. Pompe di carburante locale un po’ meno caro dell’altro. Nessun problema alla frontiera; dogana e polizia burkinabè sono gentili. Noi non abbiamo il visto e va bene lo stesso. Il lascia passare per l’auto costa 5000 cfa pagati alla dogana. Arriviamo verso le 19,30 a Bobo. La zona precedente Bobo è bella: Bei villaggi, pochissime automobili e molto vecchie. Per la strada la gente è abbastanza stracciona. Cerchiamo un hotel e alla fine troviamo l’ hotel 421, proprio in centro.
Restiamo piacevolmente sorpresi dalla pulizia, televisione con satellite e anche la Sacra Bibbia sul comodino, ventilatore compreso al prezzo di 12.500 cfa.

LUNEDI 12.2.01: Bobo- Banfora- Bobo.
Alle 8.30, dopo colazione, visita a Bobo: il mercato è stato temporaneamente spostato perché si stanno ultimando i lavori di restauro alla sua sede che intravediamo al di là delle transenne. E’ in stile neo-sudanese ed è un peccato non poterla visitare. Arriviamo alla Moschea, datata 1880, e al vecchio quartiere. Naturalmente è impossibile vedere il tutto in santa pace da soli, perché subito ci accalappiano due giovani che si impongono come guide. Era chiaro fin dall’inizio che non si poteva sfuggire, ma Andrea ,
ogni volta che succede, si dà la pena di ribellarsi arrabbiandosi e facendo casino. Io no, subisco e basta. Non che le guide mi siano simpatiche, ma riesco a rassegnarmi e concentro lo sforzo nel pagarli piuttosto poco. Compro due scatoline con coperchio fatte con piccole Kalabash chirografate e un ananas. Visitiamo la casa più vecchia della città, abitata da una vecchietta altrettanto navigata. Saliamo anche al primo piano con vista panoramica sulla città. Una stranezza tipica di Bobo è un corso d’acqua che assomiglia di più ad una fogna a cielo aperto che attraversa la città ed è l’habitat ideale per i famosi “Poissons sacrés”. Costatiamo che ci sono davvero, non solo, ma dall’altra parte ci sta pure un bel caimano che scorrazza dentro e fuori dall’acqua. Dicono che è buono, potrebbe uscire per mangiare carne umana, ma non lo fa, si limita a quella di pollo che gli passa il villaggio. Finalmente arriviamo all’arte africana. Contrattiamo due belle statue a 70.000 cfa ma non è possibile concludere perché “Il n’y a pas l’argent”. Prelevare tramite la Visa alla banca si potrebbe se ci ricordassimo il codice. Niente da fare : il venditore è depresso più di noi e pensa che anche i bianchi in fondo sanno essere cioccapiatti (si direbbe da noi in Emilia), squattrinati come i neri. A mezzogiorno litighiamo per bene, io e Andrea, tanto che le guide si sentono un po’ in colpa e supplicano di smettere. Partiamo per Banforà col muso.
Lago Tegrelè: ci vivono diversi ippopotami e volendo i pescatori ci caricherebbero in piroga per andare a vederli. Io non me –la sento. Abdullaye insiste perché li conosce bene, sono vegetariani, sa che sono tranquilli, non hanno mai fatto scherzi , anche se al pomeriggio sono più stressati per il caldo. Dato che è pomeriggio perché volerli stuzzicare ulteriormente? Ripieghiamo sulla visita alle cascate e al picco denominato DOM. La pista è rurale, costeggia le piantagioni vaste di canna da zucchero, bei paesaggi nel verde con agricoltori all’opera. Essendoci l’acqua l’impressione è che la zona sia ricca di prodotti agricoli. Terminata l’escursione beviamo qualcosa col pescatore e ci salutiamo pagandolo 8000 cfa. Ritorno a Bobo. Vagando per la città ritroviamo una delle guide del mattino che è felice di accompagnarci all’hotel Le Pachà gestito da una bianca. Ottimo ristorante, ambiente chic, ne approfittiamo per bene.

MARTEDI 13 FEBBRAIO 01: BOBO- BAMAKO
Si parte alle 8.30, sosta ad un piccolo villaggio vicino a Orodara. Sotto ai manghi alcune capanne tipiche con granai annessi . Un uomo sta intrecciando una specie di cesto. Chiediamo e ci spiegano che serve per le api. Lo compriamo a 1000 cfa. E’ grande e tondo, rotola per l’auto fino a Dakar, ma è un bel souvenir. Ne vale la pena. Il gasolio in Burkina costa 380 cfa. Frontiera e risiamo in Mali. Notte a Bamako. Praticamente per evitare il bis all’Hotel des arbres, incappiamo in qualcosa di molto peggio: un night con stanze ad ore (Batama). Non ci sono lenzuola ed è anche caro (20.000 cfa). Mannaggia al libanese che lo dirige e alla russa che coadiuva. Cena all’ hotel des arbres . Io non dormo pensando tutta notte a quanto è animale l’uomo e quanto più umani sono gli animali.

MERCOLEDI 14.2.01 . BAMAKO-vicinanze di FANGALA’
Alle 7 togliamo le tende dal postaccio, se non fosse che ci hanno chiusi dentro, per la nostra sicurezza, s’ intende. Dopo urla e strepiti arriva il guardiano ad aprire ed il libanese, in coma, per riscuotere.
In centro per prelevare alla banca. Uscire da Bamako è un’impresa, il traffico è paralizzato e serve un’ ora. Gasolio anche al cisternone dato che qui costa 60 cfa in meno.
La pista per KITA la si prende dal punto G, una zona collinare dalla quale si domina tutta la città, ma oggi c’è vento e foschia di sabbia per cui non si vede quasi niente. A KATI il poliziotto dice che la pista per KITA è bella. Ore 10 partenza sulla bella pista di laterite, con tanto di cartelli stradali, per KITA. Velocemente arriviamo a Kita alle 12,30. Zona industriale: cotonifici e oleifici del Mali. Poco dopo Kita questa ottima pista svanisce e continua sotto forma di pista stretta nella brousse, più simile ad una carraia per mezzi di campagna, tipo carretti con asinello. Piccoli villaggi, velocità minima, praticamente si procede a passo d’uomo. In più il tragitto è tortuoso. Villagio di TUKOUTU. Ai villaggi dobbiamo sempre chiedere la direzione perché esistono tante diramazioni. Poco dopo Tukoutu e prima di Fangalà ci fermiamo per chiedere ai locali conferma della direzione e questi ci fanno notare che abbiamo forato. Cambiano loro la gomma, io distribuisco regalini di farmacia. La pista, dicono, è brutta fino a MAINA. Dici poco? Non è possibile riparare la gomma prima di Maina. C’è da sperare di non forare più. Notte nella brousse poco prima di Fangalà.

GIOVEDI 15 FEBBRAIO 01: Vicinanze di Fangalà- Maina-poco dopo Bafoulabè.
Partiamo alle 7,55 e attraversando questa brousse più che mai spinosa raggiungiamo Fangalà. Problemi nel trovare la pista per Badoumbè. Ci sembra di averla imboccata quando un ragazzo di passaggio ci avverte che non è così, ma si deve tornare indietro fino a Fangalà. Ci prende un colpo: la pista fa pena, in alcuni punti è difficile trovare il passaggio per la presenza di pietraie, strapiombi e voragini, insomma non è una passeggiata. Continuiamo così, a volte costeggiando la ferrovia, a volte la scavalchiamo e altre ancora la percorriamo, proprio come il treno. Tanto di treni non c’è ombra. Velocità di crocera sempre 10-15 km./ora con sforzo nostro e dell’auto. A circa 10 km.da Maina c’è un bel passagio in cui la pista costeggia la falesia e ci troviamo la parete della montagna a sinistra e a destra lo strapiombo sul letto del fiume. Il paesaggio è magnifico, la zona praticamente quasi disabitata. Finalmente raggiungiamo Maina alle 15,30: il bilancio è di 100 km.in 7 ore (niente a che vedere con la Parigi-Dakar!) Sosta lunga dal gommista e contemporaneamente pausa-pranzo al sacco. Qui la ferrovia attraversa il fiume grazie ad un lungo ponte in ferro, che ha spazio solo per i binari ma la gente ha l’abitudine di attraversarlo anche in auto, pneumatici urlanti sulle rotaie. Bella vista sulle lavandaie e sul letto ampio del fiume. Senonchè dopo aver pagato il gommista ben 3000 cfa (ne voleva 7500!) chiediamo ai giovani la strada per Kayes. O si attraversa il ponte in questione o si torna indietro su altra pista brutta. Prima di decidere chiedo anche a che ora passerà il treno e mi rispondono che non ci sono programmi. Colpo d’occhio all’orizzonte e il giovane mi dice: “ora va bene perchè la via del treno è chiusa”. Sono le 17,30 e partiamo. Il primo ostacolo sono le rotaie: gomma anteriore destra supera la rotaia sinistra con auto perfettamente al centro ma ci blocchiamo perché la rotaia è molto alta e tocchiamo sotto. Scendo per vedere dove tocca e sento i giovani urlare: ”Le train Le train!” Corrono verso di noi in tanti, sono disperati, si sente il fischio del treno che arriva dietro la curva. Provano a spingere ma non parte; allora la prendono dal basso e la sollevano di peso, portandola un po’ di lato in modo che la rotaia non tocchi più il pezzo sotto che è centrale. Un tipo basso ordina ad Andrea di scendere in fretta perché vuole portare lui l’auto di là dal ponte. E fa così. Io che da dietro avevo già previsto il peggio ho finalmente il coraggio di alzare gli occhi e vedo il caro Toyotone avanzare saltellante sui binari, e il treno dietro ai 20 all’ora.
Tutti quanti respiriamo, il pericolo scampato, ci avviamo a piedi sul ponte discutendo animatamente dell’accaduto. Io non riesco a trattenere un “Ma mi avevi detto che non passava ora!” E lui indignato mi risponde che però se non ha programmi può arrivare in qualsiasi momento. Ha ragione anche lui! Gli incidenti sono numerosi, tra auto, capi di bestiame, motorini, biciclette, locali e turisti che entrano in collisione con il locomotore. Mentre ancora dissertiamo sui fatti sentiamo di nuovo urlale “Le train”: infatti di fronte a noi avanza il 2° e conviene correre di là per evitare di farsi trovare sul ponte al momento del passagio del treno, perché c’è poco spazio. Comunque erano giorni che speravo di vedere il mitico Dakar-Bamako e ora in 10 minuti li ho visti entrambe. Il giovane aggiunge anche che il macchinista se vede gente o auto sui binari ed è gentile allora cerca di frenare, ma se non è gentile ci va contro sicuramente e in più ha l’occasione per dare la multa al malcapitato. Scongiurata la tragedia andiamo a Bafoulabè e ironia della sorte ci troviamo subito davanti un Bac che riporta dall’altra parte del fiume. Siamo lì alle 17, ma è in panne. Pieno di acqua, visto che si prevede un’altra notte in brousse. Alle 18 parte, paghiamo 2500 cfa. Con noi, sul Bac, venditrici di pesce fritto e dolci, una calza elegantemente ciabatte infradito con le calze. Ci scappa da ridere, i ragazzi capiscono il motivo e ridono più di noi. La povera donna forse non capisce. Notte poco dopo Bafoulabè. Ottima doccia ristoratrice all’aperto, niente vento, temperatura OK: si dorme da Dio, sempre senza zanzare!

VENERDI 16-2-01: Poco dopo Bafoulabè-Goudirì (Senegal)
Partiamo alle 8, la pista è sempre brutta e attraversa tanti piccoli villaggi. Sempre si deve chiedere la direzione perché ci sono innumerevoli alternative. Bei paesaggi sul fiume e sulle montagne. Arrivo alle 13,30 a Kayes. Altra foratura e altro gommista a Kayes che lavora dalle 14,10 alle 15,50 per vulcanizzare il pneumatico. Intanto telefono per confermare il volo di ritorno e pranziamo al ristorantino (steck e frittes). Ci dicono che a Kayes è stato trovato l’oro in diversi posti. Così il gommista spara 17000 solo per la camera d’aria (l’oro gli è andato alla testa!); paghiamo 13000 di tutto. Ripartiamo alle 16 per Kidira, frontiera col Senegal. Pistone largo con tole-ondulè e buche. Frontiera alle 18,30, veloci le formalità di uscita e entrata. Continuiamo su bell’asfalto per Goudiri che dista 70 km.circa. Pernottamento al Campement di Goudiri, lo stesso in cui ci fermammo in febbraio 99, quando era ancora in costruzione e fu proprio il muratore a darci gentilmente lo stesso Bungalow di stasera. Cena con facocero. La tele parla di bombardamenti degli USA contro IRAQ: che brutte notizie, ma noi qui ci sentiamo più al riparo.

SABATO 17-2-01: Goudirì-Tamba-Yene.
Dopo colazione passeggiamo in giardino, c’è anche una piccola piscina, belle piante, quelle che amo: i frangipane in fiore. Si riparte. A Tamba facciamo lavare l’auto, giretto al mercato. Siamo a Yene a sera.