Kenya 2006

Racconto di viaggio in Kenya

di Marina Grasso

MOMBASA
Quando si arriva all’aeroporto di Mombasa si rimane scioccati dalla confusione che regna e dalla lentezza dell’organizzazione keniota, “pole –pole” (piano piano in swahili), ti dicono e tu che vuoi fare in fretta perché hai solo una settimana, capisci subito che sei entrato in un’altra dimensione, dove il tempo viene misurato col sole e con la luna e la nostra scansione in ore e minuti non esiste.
Karibu sana (benvenuti) !!! Il kenya ci ha già dato il suo benvenuto!
Mi accorgo che a parte noi “mozzarelle” appena arrivate, gli altri italiani che sono all’ aeroporto ad aspettare qualcuno ma che vivono lì (ce ne sono molti), hanno un’aria diversa, più tranquilla e rilassata di noi bianchi scesi dall’ aereo che sembriamo una nidiata di pulcini senza la mamma.
Attraversiamo la città col pullman e affrontiamo un viaggio di 150 km percorrendo una statale tutta buchi, galline, biciclette, asini e capre in mezzo alla strada e, Aiuto!! si guida alla destra e si tiene la sinistra; i colonizzatori Inglesi hanno lasciato il segno!

Mombasa è tutta un fermento di mercati, artigiani che lavorano il legno, il metallo, aggiustano scarpe, fuori dalle loro baracche polverose sul ciglio della strada; mentre passiamo tutti ci guardano e sorridendo ci salutano, anche i bimbi più piccoli legati con un pareo alla schiena della mamma,
jambo, jambo!!
Lungo la strada villaggi di fango e paglia, dove la gente vive in un modo totalmente diverso dal nostro, potrei dire arretrato, da selvaggi, non hanno luce, acqua corrente, gas………ma sarebbe solo il razzismo e la presunzione errata di considerarmi superiore; in realtà sono felici, di una felicità pura, fatta della natura e delle cose semplici, lo vedi negli occhi limpidi e allegri dei bambini, nello sguardo fiero delle donne sempre indaffarate, nei ragazzi in bicicletta carichi di secchi d’acqua che non ti guardano con invidia quando passi; tutti ti salutano sempre e se ricambi il loro saluto si sentono fieri e contenti, se gli regali qualcosa, anche solo una bottiglietta d’acqua, l’accettano con un sorriso di gioia.

MALINDI
Malindi, nonostante sia piena di italiani, non è una città come la intendiamo noi, è una città africana, con pochi palazzi occidentali, pochi negozi, pochi locali, trovi solo un quartiere, quello dell’Elefante, dove ci sono alcune banche, un piccolo supermercato, due discoteche e alcuni negozi di artigianato locale.
Per la maggior parte è fatta di baracche e mercati all’aperto dove vendono di tutto, frutta, vestiti, animali, stoviglie per la casa; l’unico quartiere un po’ più organizzato è quello arabo, dove ci sono case in muratura, in stile arabo, qualche negozio quasi normale e una moschea con altoparlanti che diffondono la preghiera del muezzin alla ore stabilite.
Pochi turisti in giro, per questo è una città autentica, i bianchi stanno chiusi nei resorts dove vengono intimati dalle guide di non uscire da soli per la paura di essere derubati o importunati da gente che vuole venderti qualcosa.
Ma scopriremo che non è affatto vero, i kenioti sono pacifici e amichevoli, spesso tentano di venderti qualcosa, ma non sono insistenti come i venditori ambulanti delle nostre spiagge italiane.
Andiamo verso la nostra destinazione, la via Casaurina, dove è anche situato il parco marino di Malindi, l’ingresso per entrare e per fare snorkeling con le maschere è di 5€, il nostro hotel, lo Stephanie Sea House, è uno dei pochi ad essere costruiti sulla spiaggia del parco.
Questa è una zona residenziale, ricca di ville, vegetazione e parchi ben curati, ci sono anche due delle ville di Briatore e sulla spiaggia il suo yacht, quello piccolo, che tiene lì tutto l’anno. Ma non pensate di essere a Porto Cervo! qui è l’Africa! e gli asini e le capre gironzolano liberi anche sulla Casaurina!!
La spiaggia dello stephanie è bellissima, anche se la bassa marea la rende un po’ brulla, aspettiamo fino alle quattro che arrivi un po’ d’acqua per fare la nostra prima uscita in kite e veleggiamo fino al tramonto sotto gli occhi sbalorditi dei pensionati (numerosissimi in questo periodo) ospiti dell’hotel.

CHE SHALE
Stamattina mi butta giù dal letto alle nove Luca, non mi sono ancora ripresa dal viaggio perché ho paura dell’aereo e se si viaggia di notte non dormo! Il nostro caro amico conosciuto l’anno scorso in Brasile ora vive lì ed è istruttore di kite a che shale, arriva organizzato con due jeep per noi dove carichiamo tutte le tavole e il gruppo, siamo in otto, e partiamo per che shale, nostro spot tanto sognato in questi giorni di italia invernale e buia!!
Il viaggio è per metà lungo la strada e per metà sulla spiaggia: si arriva fino a Mambrui e poi si gira per il Karibuni Village e di lì lungo la spiaggia stando attenti a cercare i punti dove non si sprofonda. Luca ci dice che quando c’è bassa marea al fiume che passiamo vengono a fare il bagno gli ippopotami.
I bambini invece fanno il bagno nudi in mare e ci salutano allegri mentre passiamo: jambo, jambo!! , alcuni pescatori stanno tirando le reti sulla spiaggia e poi più nessun essere mano.
Arriviamo, dopo qualche chilometro sulla spiaggia deserta, a che shale, un’oasi di palme sulla spiaggia con un piccolo vilaggio non molto diverso da quelli delle tribù; ad accoglierci il proprietario, Justin, dall’aspetto tutto occidentale, ma dal carattere perfettamente africano: è ospitale, simpatico e gentile anche se bianco e biondo come noi. In realtà abita lì da sempre ed è figlio di un australiano o neozelandese venuto a Malindi tanti anni fa….Justin vive con Marzia, la ragazza italiana responsabile di tutto ciò che c’è di creato a che shale, ha anche un piccolo negozio a Malindi, all’Elefante, dove vende oggetti d’arredo e gioielli bellissimi fatti di alluminio, pelle, conchiglie e pietre.
Questo posto è un paradiso dove tutto ciò che c’è di umano è perfettamente integrato con la natura, bravi Justin e Marzia!
Alle due esce il vento e ci lascia il tempo di ambientarci, inutile dire che stiamo in acqua fino a che non fa buio e da queste parti non è tanto presto…..sono le sei passate.
Per il viaggio di ritorno Luca ci consiglia di passare all’interno e approfittiamo di Antonio che ci fa da guida e che accompagniamo al Karibuni dove alloggia.
Lungo la strada di sabbia attraversiamo dei villaggi dove le famiglie hanno acceso il fuoco e stanno preparando la cena, le case in paglia e fango sono molto piccole e basse, la gente vive sempre all’aperto e anche la sera si riuniscono fuori davanti al fuoco; come sempre ci salutano allegri mentre passiamo.

WATAMU
Il vento sale alle due per cui ogni mattina abbiamo tempo per esplorare un po’ i dintorni, oggi si va a Watamu alla spiaggia di Mayungu. Chiediamo spiegazioni e ci dicono di arrivare alla rotonda di malindi, prendere la strada per Mombasa e passare il paesino di Gede, cosi facciamo e pur sbagliando strada e avventurandoci all’interno, arriviamo a Watamu e chiediamo della spiaggia libera, infatti arriviamo ad un crocevia dove ci sono decine di cartelli che segnalano i resorts e la cosa ci inquieta un po’…….per fortuna tutti i turisti stanno nei recinti degli hotel e così quando arriviamo a Mayungu la spiaggia è tutta per noi, abbiamo anche un atollo privato, ma finchè non sale la marea……
Mi guardo intorno e mi dico – questa è la spiaggia più bella che abbia mai visto in vita mia! – è un capolavoro di colori ed equilibrio scultoreo: isolette, pozze d’acqua, sabbia bianca, palme…….è davvero incredibile.
Naturalmente arrivano subito a venderci di tutto e noi donne ne approfittiamo per fare un po’ di shopping e parlare un po’ e poi si canta tutti insieme la canzone in swahili che qui tutti conoscono:
jambo, jambo buana,
abarigani, musuri sana…
All’una si riparte per che shale, per non mancare il nostro appuntamento col vento.

TSAVO EST E TSAVO OVEST
Questi sono i due parchi dove si va a fare il safari qui vicino a Malindi, più all’interno c’è il Masai Mara, più famoso ma distante dala costa. Organizzare il safari è una vera impresa e soprattutto una spesa!!! Nei villaggi fanno pagare 150€ quello di un giorno e 250€ quello di due, ma girando un po’ in paese si trovano alla metà, in realtà ti portano semplicemente con una jeep o un furgoncino a vedere gli animali e poi si dorme in tende attrezzate con tutti i confort o in resorts veri e propri nella savana, insomma tutto molto inglese, da fare in sahariana e cappello da esploratore.
Beh io sto qui a fare kite e a conoscere la gente del posto, preferisco!! Alcuni del gruppo vanno e tornano con foto di leoni, zebre, struzzi, ippopotami, elefanti e coccodrilli, tutti sono entusiasti, ma sono concordi sul fatto che è estenuante passare la giornata su una jeep che viaggia su strade sterrate piene di buchi.

E’ solo una settimana, ma è durata tantissimo, è stata così intensa di odori, colori, cose nuove e persone che contiene il doppio di una settimana normale; per questo motivo, credo, ho la sensazione di essere qui da un pezzo. Mi sembra di essere tornata bambina e di scoprire ogni giorno un mondo di nuove meraviglie mai viste e di segreti tutti da scoprire.
Questa è l’Africa, selvaggia e violenta in ogni sua forma di vita ma anche dolce e poetica da commuoverti con una lacrima, il continente dal quale, si dice, abbia avuto origine la vita!