La magia dell’africa nera

Racconti di viaggio in Kenya

di Romina

7 ore di volo da roma a mombasa, arrivo all’alba.
Scesi dall’aereo, ci investe subito l’afa, l’umidità; ci sentivamo sporchi, sudaticci, stanchi , sembravamo usciti da un rave.
La cosa che ricordo di aver notato subito usciti dall’aeroporto sono state 2 palme una a destra e una a sinistra e in mezzo un sole nascente enorme e colorato, con 2 cornacchie o come si chiamano.. lì in mezzo.
Giro lo sguardo intorno a me e una folla di Africani pronti a caricarti il bagaglio su una loro macchina e a portarti a destinazione.
Ma noi abbiamo preso il bus pieno di zanzare grasse di sangue e lente ( panico per la malaria!! ), bella scelta che abbiamo fatto eh!

Da mombasa a Malindi 1 ora e mezza circa di strada piena di buche.
Nel tragitto risalta subito all’occhio il colore rosso della terra e il verde lussureggiante della vegetazione tra cui spiccano numerosi baobab, nonche donne dai vestiti colorati, bambini sorridenti, uomini dai vestiti sbiaditi e logori dal tempo, capanne di lamiera, di legno e di fango, strade polverose, clacson strombettanti e impazziti. Occhi curiosi che ti scrutano stimolano la tua voglia di conoscere.
A parte i bellissimi villaggi, residence che ci sono con ogni comfort ma soprattutto con quello stile africano inconfondibile, la cosa che più ti rimane nel cuore è l’ospitalità e i sorrisi delle persone che alzano sempre una mano per salutarti.

Malindi è anche costruzioni in cemento, una moschea, un centro con negozietti d’artigianato,un mercato del legno creato per i turisti, un’altro mercato sempre turistico, baracche che dovrebbero essere piccole botteghe dove riciclano ferro e metalli, un loro mercato per fare la spesa, villaggi nelle vicinanze molto poveri dove non c’e energia, ma solo fuoco per cucinare e i bambini appena ti vedono ti assalgono in cerca di una caramella e tu non riesci a respirare perchè ti senti soffocare e alcuni sono più alti di te, fino a che non ti ritrovi più nemmeno la carta del pacchetto delle caramelle fra le mani e tanta voglia di fuggire, ti ritrovi in macchina esausto e con i vestiti pieni di impronte di mani che chiedono aiuto, e tutto questo ti riempe la testa di emozioni forti, ti prende un misto di angoscia e tristezza.

La mattina arrivati in spiaggia eccitati all’idea di un mare cristallino, non lo abbiamo trovato e non perchè non fosse cristallino ma perchè non c’èra proprio, data la bassa marea.
Abbiamo noleggiato una barca, ci sono diversi ragazzi che ti cercano sulla spiaggia per farti prendere la loro barca, ti portano agli atolli dove l’acqua è uno spettacolo, trovi grandi stelle marine di un rosso vivo, rossi coralli, piccoli pesci toro con le corna e pranzi lì con un barbecue portatile che piantano sulla sabbia, cucinando braciole di barracuda e aragoste a volontà.

Lì ho incontrato Briatore con alcuni amici a giocare a pallone in mezzo agli atolli, (dune di sabbia bianca alternate a piscine naturali), poi mi hanno detto che aveva la villa a due passi da noi..
Inutile dire di aver fatto snorkeling.
Da non perdere l’escursione a Che Shale, una spiaggia d’oro, sabbia dorata incredibile, mare marrone sulla riva e un bellissimo pranzo rilassante naturalmente a base di pesce nel bellissimo ristorante del posto.
Il posto più bello dal punto di vista paesaggistico è Watamu non molto distante da Malindi, circa 20 minuti.
Arrivi e l’occhio si perde in questa enorme conca con rocce erose dall’acqua e tante piscine
Naturali di acqua stupenda, il tutto contornato di palme e anche lì i Masai che cercano di venderti souvenir!

E’ inevitabile ma ben accetto che si avvicinino locali per parlarti, seguirti nel giro turistico solamente per darti informazioni e scambiare 2 chiacchiere, sicuramente con la speranza di un piccolo guadagno, ma non hanno chiesto soldi, solamente compagnia.
Certo qui una cosa del genere nemmeno te la immagini e provi diffidenza quando incontri gente tranquilla, rilassata senza scopi loschi.
Insomma è un posto civile, dove regna l’hakuna matata (nessun problema), dove se ti costruiscono un tetto della casa storto, ti rispondono” è un tetto saldo, buono, dov’è il problema?”

La gente del posto è cordiale e ha tanta voglia di parlare, di conoscere e di farti conoscere,gli artigiani che da noi stanno sparendo, lì sono alla base dell’economia.
L’ambiente è selvaggio, dai toni forti, colorati, che ti fa pensare che noi viviamo in una copia sbiadita.
Senz’altro la mancanza di stress, di frenesia ti colpisce e capisci perché tanti italiani e non solo si sono trasferiti qui. (oltre al fatto di essere un ricco lì e un poveraccio a casa tua)
I locali colmi di italiani, la maggior parte di vecchi panzoni ubriachi che cercano la loro giovinezza nell’illusione, sfruttando bambine prostitute, (alcune sono veramente bambine!) sono un contorno veramente tristissimo da vedere, ho provato tanta rabbia e disgusto per questi piccoli uomini spazzatura, che cercano emozioni che mai troveranno .

Sicuramente ritornerò lì e se non lì sicuramente in qualche parte d’Africa perché è vero che ti entra nel sangue, ti mette nella lavatrice ti da una strapazzata ed esci rintontito completamente e hai bisogno di qualche giorno per riprenderti, ma da una strapazzata così non ti riprenderai mai del tutto, odori, colori,sapori che non scorderai mai, anch’io ora ho un piccolo pezzo d’Africa, un piccolo tassello di me stessa, un viaggio è una scoperta, una scoperta la porti nel cuore per sempre e se è vero che niente è per sempre io voglio essere niente!

Romina.