Tamani jua, voglia di sole

Racconti di viaggio in Kenya

di chantyvea@jumpy.it

Tamani jua!
chiudo per un attimo gli occhi. Vedo una strada rossa, lunghissima, polverosa. La sua irregolarità e le sue buche mi fanno sobbalzare ripetutamente dal sedile del pullmino-matatu-che ci conduce allo Tsavo Park. Lungo il percorso troviamo capanne di fango e sterco sorrette da qualche esile tronco di chissà quale albero e da travi striminzite intorno alle quali si intrecciano foglie di palma seccate al sole.
Questa strada è popolata da una miriade di bambini dalle uniformi coloratissime che diligentemente si dirige a scuola; i più fortunati posseggono tra le mani il prezioso dono di un turista di passaggio: la penna. Le mie orecchie odono ancora il saluto di questi piccoli kenyoti che, non appena avvertono l’avvicinarsi di un veicolo a motore, si fiondano sulla via correndo per regalarti un sorriso e un caloroso JAMBO! Attorno anoi alberi slanciati, verdissimi, palme rigogliose e vitali, frutta tropicale che aspetta di essere colta e venduta in qualche mercatino cittadino. Le mie papille gustative sognano ancora l’inconfondibile sapore di mango, ananas, papaya, frutto della passione…quanto mi manca cotanta delizia!!!! Il paesaggio ora cambia: ricordo un terreno semiarido e dai colori stranamente uniformi e opachi, una vegetazione secca e arsa dal sole, pochi alberi, fusti interroti ed equivocabili con diverse specie animali, la strada polverosa non è più così intensamente ramata…siamo nella savana. Inizio a vedere le prime gazzelle, antilopi , babbuini, elefanti. Rimango a bocca aperta dinnanzi allo scorrere dei corsi d’acqua, sono di uno splendore pittoresco. Ecco le zebre,i bufali, i leoni, le giraffe…capisco di stare vivendo un’esperienza insolita e straordinaria, ma mi sembra tutto così normale. Il culmine dell’incredulità lo raggiungo al tramonto: Lion Rock, 1200 m d’altitudine: mi pareva di dominare una distesa infinita. Sotto di me l’immenso. Lo splendido scenario della savana, il suo silenzio, il suo spazio incontaminato ed elegantemente selvaggio. Sbadiglio. Ed eccomi di fronte uno scenario forse più bello. L’alba. Il risveglio della savana. Emozione unica.
Ripercorro con la mente la strada rossa e polverosa, vedo donne che portano sul capo pesanti cesti di vimini. Vedo anche gli spuntoni di ferro dei posti di blocco della polizia. Ci fermano. Tutto apposto, proseguiamo. Il mare. Cristallino. Ci accarezza le membra col suo tocco caldo ed allo stesso tempo rinfrescante. La sabbia bianca e finissima quasi cigola mentre vi appoggiamo i piedi. Le piroghe e i vecchi rematori. I vestiti che ho lasciato ai poveri che incontravo. Le risate divertite con qualche simpatico beach boy. Basta poco ad affezionarsi a tutto questo. A capire che laggiù si può essere felici pur non possedendo niente di materiale, senza confort ma con una grande ricchezza interiore, fatta di positività e voglia di aggregazione, di sorridere…Hakuna Matata (nessun problema). Tornare in Italia e capire che non c’è motivo di essere tristi per le piccole cose, sono sciocchezze! Mi viene veramente da ridere ad assistere a certe cose, qui nella nostra società. Quanto sfarzo inutile, quanti sprechi!!! Quel che per noi può sembrare una cosa minuscola stupida (come una penna, un deodorante, che so una saponetta) per quella gente è un bene preziosissimo. Ci sarebbe da riflettere.
E’ stato un viaggio stupendo…mi ha fatto pensare tanto a quello che ho e al modo in cui vivo! Il mal d’Africa esiste, eccome!!Non vedo l’ora di tornare…