Great Jamahiriya

Racconto di viaggio in Libia

Un viaggio nel deserto; perché ? Cosa c’è da vedere nel deserto ? Cosa c’è da fare ,da cercare , da trovare ?
Il deserto ; per arrivarci occorrono varie cose e tra queste : il timbro bilingue , il visto , riuscire a salire sull’aereo nonostante si superi di parecchi chili la franchigia / bagaglio , passare la frontiera riuscendo ad evitare il controllo
bagagli , spararsi un “tappone” di mille chilometri (metro più metro meno ) preferibilmente di notte , farsi sostituire le jeep più sfigate …
Il deserto; pace e tranquillità…un gruppo di quindici persone , due gruppi di quindici persone, trenta persone, più dieci autisti , totale quaranta persone (compresi due capigruppo “INNARRESTABILI”)…

Ma il deserto è grande, è immenso, c’è posto per tutti…sì , vabbè, ma viaggeremo uniti oppure separati ??? Chissà, si vedrà, sarà come vorrà ALLAH ..
Il deserto; l’unione fa’ la forza… chi ci presta dei quaderni di viaggio? Al gruppo Carpi hanno dato dei quaderni dell’India ! Dobbiamo alleggerire le casse cucina! Qualcuno si prenda crackers e formaggini ! Il pulmino del gruppo Vaccaro ha rotto il cambio! Perchè dobbiamo star fermi ad aspettare stì sfigati ?!
Una jeep del gruppo Carpi proprio non va ! Perchè dobbiamo star fermi ad aspettare stì sfigati ?!
Ma continueremo a viaggiare uniti ancora per molto ??! Sembra proprio di sì ; così ci scambieremo lo zucchero, il caffè, la crema di pomodoro, il panettone ed il panforte, i guasti alle jeep e le forature , le fregature, le incazzature, i vestiti per chi ha perso il bagaglio, le risate, le impressioni, l’immensità dei panorami ed i suoi colori , le sere attorno al fuoco , la mascotte Serafino , la “fiaccolata” sulle dune il trentun dicembre, le macchine fotografiche bloccate dalla sabbia eccetera eccetera …
Il deserto; la sabbia … null’altro che sabbia, immense dune di sabbia dalle plastiche creste sinuose, invitanti ,da calpestare , da salire, da devastare ed una volta raggiunta quella che sembrava la cima ecco che ci si accorge che la cima è in realtà un’altra e poi un’altra ancora e ancora e ancora, un’ infinito oceano di sabbia e di silenzio, un mare di desolazione dove il bene più prezioso è l’acqua solo grazie alla quale è possibile la vita .
Il vento … soffia lieve al tramonto rendendoci difficile piantare la tenda e cucinare; ma forse vuole solo rimodellare le dune per cancellare tutte le tracce del nostro passaggio .
Il sole … dopo aver pranzato, distesi sulla sabbia , ci crogioliamo al caldo pensando che, in quello stesso momento, in Italia sta nevicando ; non ci par vero… qui sembra estate , ma il calendario dice che il mese di dicembre sta per finire … così vorremmo tanto poter imbrigliare questo sole per portarlo in Italia con noi affinché poi ci riscaldi per i mesi a venire.
Il deserto; non solo sabbia…”RAMLAT DAWADA” la zona dei laghi, splendidi gioielli blu, azzurri, turchesi circondati dalle palme, incastonati nella sabbia, riflettono le dune ed il cielo blu che li sovrastano ed il contrasto dei colori e la bellezza del luogo lascia senza fiato e la stanchezza per la precedente notte trascorsa sui pulmini sembra quasi svanita ed anche i salti, i sobbalzi, gli insabbiamenti, le ripide salite e le altrettanto ripide discese dalle dune che racchiudono queste gemme non ci sembrano un prezzo troppo alto; anzi … GO , GOO , GOOO !!!!!!!!!!!
Nell’Acacus un enorme arco di roccia si staglia nel mezzo di un anfiteatro naturale ; dopo aver piazzato le tende ce lo godiamo in tutti i modi possibili: illuminato dal tramonto poi dalla luna ed il giorno dopo dal sorgere del sole…grande, possente, assolutamente splendido !!
I graffiti ; ma saranno autentici …? Guardare ma non toccare ! Finalmente si viaggia separati , ma sarebbe meglio dire : sfalzati ! Comunque è una gioia di breve durata perchè terminate le pitture rupestri siamo di nuovo tutti insieme !
La camminata verso L’Oued Mathendous ; partiamo equipaggiati come se dovessimo attraversare tutto quanto il deserto a piedi ; prendiamo accordi con gli autisti affinché due jeep siano ad attenderci a metà percorso nel caso che qualcuno stremato dalla fatica , necessiti di soccorsi…giunti sul luogo dell’ appuntamento molte persone stremate dalla noia decidono di abbandonare non sapendo che ciò che li attende sarà altrettanto micidiale …
Alti torrioni di roccia nera bruciati dal sole e corrosi dal vento con alte dune di sabbia appiccicate come edera alle pareti scoscese che permettono ,con poca fatica e pericolo , di raggiungerne in breve tempo la cima da dove lo sguardo può spaziare per chilometri e chilometri in un tripudio di pinnacoli e colori …
Immense distese di terra e sassi assolutamente piatte con “il nulla” a 360° dove correre perennemente affiancati con (nel nostro caso) ben altre sette jeep, assaporando una sensazione di “libertà” ed ingaggiando interminabili gare di velocità andando incontro ad un’ orizzonte che sembra sempre più lontano, sempre più irraggiungibile …
Il deserto ; mangeria … i mandarini ( i più richiesti ), le arance (terminati i mandarini anche loro sono state apprezzate), le pesche sciroppate ( chi ne vuole ancora una ?) , le prugne secche ( meglio quelle della Sardegna o quelle della California ?), il tonno (apro o non apro ?),formaggini e formaggi vari , crackers e biscotti ( buoni a tutte le ore ) , gli spaghetti ( i più freddi ) , tortellini e minestre varie ( buoni e calde ) ; ecc. ecc.
Il deserto ; le sere intorno al fuoco …le inevitabili canzoni : “La macchina del capo ha un buco nella gomma la macchina del capo ha un buco nella gomma , ripariamola ripariamola con il chewing-gum”.
“Bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao”
“Fra Martino campanaro suoni tu, suoni tu, suoni le campane, suoni le campane, din don dan ”
“Come è bella l’uva fogarina come è bella vederla vendemmiare far l’amor con la mia bella e far l’amor in mezzo al pra’ ; dirindindin dirindindin dirindindindindindindin”
( quelle italiane più gradite dai Tuareg )
“Ténéré Ténéré …”
“Oiéné …. Oiéné …” ( quelle tuareg più gradite da noi )
Il deserto ; le sue antiche città :Ghadhames la “perla del deserto” tutta costruita con mattoni di fango, un labirinto di stradine buie ,un fresco rifugio dal caldo torrido …
Ghat : cittadina tuareg alle porte dell’ Acacus anch’ essa costruita con il fango fu praticamente liquefatta da un violento diluvio negli anni ’60..
Il deserto ; per tornare da esso occorrono varie cose e tra queste :essere riusciti a riparare tutti i guasti e le forature collezionate dalle jeep , dormire tutti quanti in uno stanzone con sacco a pelo e materassino, spararsi un “tappone” di mille chilometri ( metro più metro meno ) preferibilmente di giorno, riuscire a passare la frontiera nonostante gli autisti sminchionati e facendosi controllare solo pochi bagagli …
Il deserto non si può descrivere a parole e neppure con le immagini ma per capirlo va’ vissuto, occorre sentire sulla propria pelle il sole, il vento, la sabbia ed il silenzio ,bisogna vedere con i propri occhi la sua immensità ed i suoi colori ; perchè il deserto è una cosa a sé , è un’ altro mondo , un’altra dimensione …perchè … perchè… perchè il deserto è un sogno …
Non andateci …. potreste desiderare di non risvegliarvi più !!

Riccardo Riva
ACACUS / LIBIA 22-12-96 / 05-01-97