Viaggio Marocco-Senegal

Racconto di viaggio in Marocco

Andrea Puglisi

Siamo reduci da un lungo periodo caratterizzato da problemi gravi di salute in famiglia che hanno portato tristezza e lutti. Nella speranza di avere trovato la fine a questa catena di tristi eventi, decidiamo di prenderci una vacanza all’insegna della serenità.

Scegliamo quindi una meta già conosciuta, semplice, che non lasci troppi margini alle sorprese: il Marocco, in auto dall’Italia e un breve soggiorno balneare in Senegal per riposarci dai Km passati incollati al sedile del nostro Toyota.

Partiamo io e Paola insieme a Patrizia e Domenico, amici amanti delle vacanze un po’ alternative, desiderosi di conoscere un po’ di Africa, armati di ottimo spirito di adattamento. Purtroppo, per impegni scolastici, Damiano non può essere “dei nostri” e resta a casa.

Dopo il lungo avvicinamento attraverso Francia e Spagna, nonché l’attraversamento dello stretto di Gibilterra, ci ritroviamo finalmente a calpestare l’amata terra d’Africa.

Brevi formalità doganali per entrare in Marocco e ci ritroviamo ben presto a macinare Km per andare verso il sud.

Infatti il nostro viaggio prevede soprattutto la visita delle valli del Dades e del Draa, escludendo la visita approfondita delle città imperiali.

La prima notte la passiamo a Ouezzane, tra le montagne del nord, dopo un tragitto lento e tortuoso, sotto la pioggia. Troviamo alloggio in un alberghetto molto semplice, con bagno in comune pulito. Fa molto freddo ( anche nella camera), ma ci adattiamo con il nostro caro sacco a pelo. Ci mettiamo d’accordo con l’albergatore che alle sette vogliamo fare colazione per partire subito dopo, quindi mettiamo la sveglia alle sei e trenta.

Quando suona la sveglia, vorremmo morire… abbiamo dormito troppo poco. Ci facciamo coraggio e ci diamo una sciacquata, ci vestiamo e andiamo a fare colazione. Ma nell’albergo tutto tace, ed è buio dappertutto, anche nella saletta dove dovrebbe essere tutto pronto per la nostra colazione, chiamiamo ma nessuno risponde. La Patty vede un grande orologio appeso al muro: segna le sei. Nasce un dubbio atroce: non abbiamo cambiato l’ora e ci siamo svegliati un’ora prima del dovuto!!! Tanto vale approfittare della lunga giornata che ci aspetta e macinare molti Km .

Infatti partiamo verso sud e immersi in paesaggi collinari dolci e ben coltivati arriviamo a Fes, senza fermarci e iniziamo una lunga salita che ci porta a Ifrane, che si trova ad una altitudine di oltre 1500 m. Il paese, che richiama turisti da tutto il Marocco, si presenta come un qualsiasi centro turistico alpino europeo, con case ben fatte, a tetti spioventi, bar e ristoranti all’occidentale, una pulizia nelle vie e nei giardini quasi maniacale. Patty e Domenico rimangono attoniti e ammirati allo stesso tempo, dato che sono amanti della montagna. Ci fermiamo un’oretta e passeggiamo per le strade di questo bel paese, respirando l’aria fresca e frizzante di una bella giornata autunnale: qualcuno si chiede se è questa l’Africa. Ovviamente no, è solo l’eccezione che conferma la regola. Proseguiamo verso sud e arriviamo a un passo, a quasi 2000 m: c’è la neve per terra e un vento gelido. La giornata continua ad essere molto limpida e bella. Proseguendo ci rendiamo conto che viaggiamo su di un altipiano dal paesaggio un po’ brullo e lunare e cominciamo a vedere in lontananza la catena dell’Atlante, con le sue cime bianche di neve. Lo spettacolo è grande!

Man mano che si scende a sud, i colori cambiano e tutto intorno diventa sempre più rosso, la terra, le pietre, le montagne ed anche le poche case che si incontrano.

La strada è sempre bella e ben tenuta, il traffico quasi nullo. Dietro ogni curva c’è un paesaggio mozzafiato. Scattiamo numerose foto, soprattutto verso il tramonto, quando i colori già molto carichi, si accendono ulteriormente di rosso. La nostra tappa dovrebbe concludersi a Er Rachidia, ma proseguiamo pieni di energia fino a Goulmina dove a fatica troviamo un piccolo hotel, sempre molto semplice, dove passare la notte. Solo quando ci stendiamo sul letto ci rendiamo conto che la tappa è stata molto lunga e faticosa, ma nello stesso tempo anche entusiasmante, per tutto ciò che abbiamo visto lungo il suo percorso.

Il giorno dopo decidiamo di arrivare solo fino a Ouarzazate, dopo una variante nelle gole del Dades, che ci prendono un po’ di tempo, ma che ci regalano emozioni forti, panorami stupendi e meravigliosi scorci su numerose Kashbe ancora in buono stato.

A metà pomeriggio arriviamo in una Ouarzazate pressoché deserta, con le sue strade ordinate e pulitissime: tutti sono in casa per aspettare l’ora in cui si può mangiare. Ci troviamo infatti in pieno Ramadan, il periodo del digiuno musulmano. Ci rechiamo all’albergo che ci ospiterà, dove ci sistemiamo un po’ e usciamo per fare una passeggiata, approfittando del fatto che sono tutti a mangiare. I bazar sono aperti, ma chi li gestisce è impegnato a consumare il suo pasto, così si può dare un occhiata senza essere disturbati.

Rispetto all’ultima volta che ci siamo stati ( nel ’90) notiamo che è migliorata l’urbanistica, la pulizia è notevole e ci rendiamo sempre più conto che forse è il nuovo Re che ha dato un impulso positivo a questo paese. Pare che la sporcizia e la povertà, nonchè la carenza di servizi, siano solo un ricordo del passato: qui tutto è in ordine e funzionante e più tardi capiremo che anche nei centri più piccoli e remoti vige la stessa regola.

Il clima è abbastanza piacevole anche se fa un po’ freddo di sera: siamo sempre tra i 1000 e i 1500 m. Il giorno dopo partiamo per Zagora attraverso la valle del Draa. Il fiume omonimo la percorre, regalandole una vegetazione lussureggiante, che contrasta con le montagne circostanti che invece ne sono prive. Il verde dei palmeti, il rosso delle Kashbe, della terra e delle montagne e il blu intenso del cielo sembrano inverosimili.

Mentre percorriamo la strada che ci porta a Zagora, il Toyota comincia a fare un rumore da aeroplano: si è spezzata la marmitta in due. Nessun problema, al primo villaggio andiamo da un fabbro ( che ha la sua bottega vicino ad un meccanico) e la facciamo smontare e saldare. Ottimo lavoro per pochi spiccioli.

Arrivati a Zagora, bella cittadina in un oasi piena di palme, là dove la valle si apre un po’, facciamo una sosta per mettere qualcosa sotto i denti e ripartiamo per andare in un’altra oasi, un po’sperduta per la verità, ma dove il turismo non è arrivato.

Le abitazioni sono fatte di fango e le porte in legno di palma, il tutto in mezzo alle dune di sabbia. Non ci sono auto, né motorini: si sente solo il vociare allegro dei bambini che si rotolano nella sabbia. Non restiamo molto tempo, per non volere con la nostra presenza rompere quell’equilibrio così perfetto che caratterizza questo luogo.

Ritorniamo in direzione di Zagora: vogliamo essere là per il tramonto. Infatti c’è una montagna dalla cui cima si gode lo spettacolo dell’imbrunire sul villaggio e su buona parte della valle del Draa. Tutto come previsto: arriviamo appena in tempo per lo spettacolo del tramonto. Ci rimettiamo in strada per tornare a Ouarzazate. Cena e… a letto!

Il giorno dopo visitiamo la Kashba di Taourirt e la medina della città. Il tutto conserva ancora un fascino antico e la vita che si svolge al suo interno sembra la scena di un film.

E’ bello, ma rimane sempre il dubbio che tutto ciò rimanga così solo perché ci sono tanti turisti che vanno a visitare il luogo…

Partiamo coi nostri bagagli alla volta di Marrakech, non senza rimpianti, consapevoli che la vacanza in Marocco volge verso il termine, e che forse, di paesaggi così maestosi non ce ne saranno più andando verso nord, ma tutto ha fine….

Arriviamo a Marrakech in mezzo ad un traffico caotico e anarchico nel tardo pomeriggio e ci dirigiamo, a naso, verso piazza Jemaa El Fna. Non è difficile arrivarci perché ci ricordiamo che poco lontano c’è la grande moschea della Koutoubia con il suo splendido minareto che si vede anche da relativamente lontano. La piazza è tutto un caos e chiunque si improvvisa saltimbanco, incantatore di serpenti … insomma tutto come da copione. Com’erano belli gli spazi aperti del deserto, i palmeti coi torrenti che scorrono tranquilli insieme alla vita dei loro abitanti! Ma ora siamo qui e dobbiamo prendere ciò che di meglio ci offre la città. Nella medina troviamo un’alberghetto ricavato da una tipica casa tradizionale, ristrutturata a dovere: un vero gioiello. Le camere arredate con gusto si affacciano in un cortiletto in stile moresco dove troneggia una bella fontana e molte piante ornamentali. Sulla terrazza si gode la vista di tutta la città. La sera torniamo in piazza Jemaa El Fna che si è trasformata in un grande ristorante ( popolare ) a cielo aperto, dove chiunque si improvvisa ristoratore e serve per pochi soldi una cena succulenta. L’igiene non è garantita, anzi è garantito che di igiene lì non ce n’è proprio. Rimaniamo ammaliati da tutto ciò e decidiamo di cenare in piazza: al diavolo l’igiene! Non ci siamo mai pentiti di averlo fatto e dopo tanta cena, Domenico si lascia scappare anche un bel rutto liberatorio, incurante della disapprovazione di Patrizia.

Facciamo una passeggiata per digerire il tutto e ce ne torniamo a letto.

Il mattino seguente visitiamo ciò che pare obbligatorio visitare in una città imperiale, ma non stiamo a descriverlo, perché per questo ci sono già le Lonely Planet e perché visitare luoghi affollati da turisti con occhiali ultima moda e macchinetta fotografica digitale non ci lascia certo i ricordi migliori. Nel primo pomeriggio partiamo per Casablanca dove dovremmo incontrare una vecchia amica che una volta viveva in Italia e alla quale siamo, per motivi che non stiamo a raccontare, particolarmente legati. Il tempo non è bello, restiamo una notte da lei e l’indomani ci rechiamo all’aeroporto per volare in Senegal, dove ci aspetta una vacanza fatta soprattutto di relax. Il nostro Toyota resta all’aeroporto di Casablanca. In Senegal finalmente possiamo goderci un clima effettivamente estivo, a volte fin troppo… la temperatura di pomeriggio tocca anche i 35° C, ma chi se ne frega… c’è il mare, ci sono le docce.

Prendiamo gusto al dolce far niente e ci rendiamo conto che la galoppata in Marocco ci ha stremati, nel senso positivo della parola.

Durante i 9 giorni senegalesi, oltre a riposarci abbiamo fatto una visita all’Isola di Goree, alla riserva di Bandia e al parco naturale del Sine Saloum, tutte mete comunque abbastanza vicine alla nostra base di Yene.

Ci pare che Domenico e Patrizia vivano bene questa esperienza e ne siamo felici.

Anche qui la vacanza volge al termine e troppo presto è già ora di prendere l’aereo per Casablanca dove ci aspetta la nostra auto che ci riporterà in Italia.

Dato che rimane un po’ di tempo decidiamo di fermarci una giornata intera a Fes per visitarla bene, questa volta con una guida, che ci garantisce una sorta di immunità dalle altre decine che si propongono durante la visita. La città di Fes non delude le aspettative e ripartiamo soddisfatti verso l’Europa. Da ora in poi è tutto un macinare chilometri verso l’Italia, mentre si evocano i ricordi migliori di questo viaggio che rimarrà certamente nella nostra memoria per molto tempo ancora.