Il nostro Senegal

Racconto di viaggio in Senegal

di Andrea Puglisi

Credo sia giunto il momento di dedicare il giusto spazio al Paese che ha caratterizzato gli ultimi anni della nostra vita e che probabilmente condizionerà anche i prossimi in modo decisivo. Come già abbiamo scritto, qui abbiamo deciso di piantare un po’ delle nostre radici mettendo su casa, in quella splendida regione che il Dialaw, ancora esente dal turismo di massa e quindi in grado di costringerci a relazioni sociali più o meno approfondite con la popolazione indigena, che ci ha accettati quasi come fratelli.
Non parliamo del Senegal come di un paese dalle mille meraviglie, perché non è vero, anche se, a saperli cogliere, è ricco di aspetti particolari che non mancheranno di stupire e appagare il viaggiatore più esigente.


Probabilmente la ricchezza maggiore di questo paese è la cultura e la tradizione, che tuttora risentono di quelle secolari credenze animiste nonostante sia diffuso in modo piuttosto capillare l’Islam come religione preponderante e il Cattolicesimo come religione marginale ( meno del 10% della popolazione ).
E’ interessante osservare che queste nuove religioni importate non hanno cancellato la cultura animista, anzi pare quasi che siano complementari ad essa.
Ne risulta una religiosità che non ha gli eguali in altri paesi e piace all’osservatore occidentale constatare che le donne non portano il velo, ma che anzi, non coprono in taluni casi nemmeno il seno ; esse hanno parte attiva nella vita sociale, escono al sabato sera per una festa o per discoteche e la domenica si fanno una passeggiata al mare con gli amici mostrando un audace “due pezzi” con la massima disinvoltura.
E’ vero anche che nell’entroterra le cose non stanno esattamente così, ma possiamo dire in generale che le religioni, anche se praticate con convinzione, vengono vissute in modo meno bigotto che, ad esempio, nel Nord-Africa.
Il popolo wolof che abita praticamente tutto il Senegal, concepisce tutta la sua vita mettendo al centro la famiglia, che qui va considerata in modo molto diverso dal modo occidentale.
In Senegal la famiglia è allargata fino ai parenti di secondo o terzo grado, così non sarà difficile vedere famiglie di venticinque – trenta persone vivere sotto lo stesso tetto, che il più delle volte è un misero tetto !
Ecco perché spesso sentendo parlare un senegalese si scopre che ogni tanto salta fuori un fratello di cui non si era a conoscenza o addirittura un nuovo “papà” che in realtà sono rispettivamente cugino e zio.
È normale per noi pensare che, quando un uomo che ha dei figli, emigra in Europa, lascia un grande vuoto, ma qui non è esattamente così perché quei figli identificano nello zio, che vive con loro, il papà.
Quindi è evidente che il valore più grande che ha questo popolo è la solidarietà, che non viene meno neanche quando qualche componente della famiglia si trova nella necessità di reperire una somma per poter curare la propria moglie, o il proprio figlio o ancora per potere emigrare in Europa o sposare una fanciulla che il padre non lascerà mai senza che gli si versi in cambio una somma.
Forse è per questo che tutti mangiano e quasi nessuno ha un salario fisso.
Per il resto ai nostri occhi il Senegal, più di altri paesi africani ci appare come un caos totale, ma un caos pieno di colore e di vita. E’ molto facile imbattersi in una festa di battesimo o di matrimonio in cui potenti e gracchianti altoparlanti accompagnano la frenesia delle danze in onore dei festeggiati.
In quei momenti tutto il peso e le tribolazioni della vita quotidiana sono dimenticati e si sfoggiano i vestiti più sgargianti. Il popolo senegalese, oltre ad avere caratteristiche somatiche molto fini ed eleganti, è probabilmente quello che in Africa ha il migliore gusto nell’abbigliamento. E’ difficile infatti vedere una donna, anche nella sua quotidianità, con un vestito poco dignitoso, sarà anche per il modo di camminare estremamente elegante che certamente aiuta.
Il paese va visitato nei suoi aspetti meno turistici, occorre infatti andare all’interno, soprattutto al sud per vivere le emozioni più forti.
Assolutamente da vedere la regione di Tambacunda e Kedougu nelle foreste dove vivono i Bassari, in villaggi meravigliosi fatti di capanne immerse nel verde.
Ma anche città come S.Louis non mancheranno di stupire, con le sue costruzioni coloniali che ne testimoniano il passato glorioso di capitale delle colonie francesi dell’Africa dell’ovest. In tutto il Paese si noteranno i coloratissimi “car rapide”, furgoncini per il trasporto in comune , sempre straripanti di gente con il tetto carico di ogni cosa ( animali, biciclette, pneumatici ecc. ), a testimoniare un piccolo commercio sempre frenetico e diffuso, ma eternamente provvisorio e improvvisato, quello che permette di rimediare qualche spicciolo per dare da mangiare ai bambini, numerosissimi, che attendono a casa fiduciosi.
Le strade sono poche ma spesso asfaltate, ma il traffico è sempre lento a causa di mezzi a trazione animale o, peggio, di camion fatiscenti che trasportano più del doppio della propria portata. Anche le automobili sono numerosissime e scassate, e non contribuiscono certo a viaggiare serenamente.
Dakar , la capitale, è un girone dantesco che vale la pena di essere visitato. Una volta è sufficiente, e non verrà più la voglia di tornarci.
Si tratta di una città caotica, con traffico perennemente paralizzato, dove convivono fianco a fianco edifici fatiscenti e grattaceli modernissimi, uomini d’affari in doppio petto e lebbrosi mendicanti. Come in altre parti d’Africa tutto pare essere in contraddizione, eppure esiste un delicato equilibrio che permette a questo paese di continuare a vivere in mezzo a mille problemi, ma con dignità sufficiente a farsi rispettare dai paesi limitrofi. Nella sua grande imperfezione infatti, il Senegal rimane come un esempio di buon governo, anche se noi occidentali non possiamo che constatare una corruzione diffusa in tutti i livelli di potere, dal ministro all’ultimo gendarme.
Vero è che dalla sua indipendenza, nel ’64, il Senegal non è mai stato teatro di guerra, anche se sussistono focolai di qualche disordine in Casamance, al sud. Quindi in questo senso è da considerare un paese sostanzialmente tranquillo a differenza di tutti quelli che lo circondano, che, come si sa a fasi alterne, sono soggetti a ribellioni e colpi di stato.
Gli aspetti da noi citati, sono solo alcuni e ci vengono in mente in modo disordinato, forse ci siamo dimenticati di tanti altri particolari, forse altrettanto importanti. Ci possa perdonare dunque chi legge queste poche considerazioni, perché chi scrive non è né un giornalista, né uno scrittore, ma solo una persona che vive di sensazioni epidermiche e che cerca di trasmetterle come può.
Forse come al solito siamo più bravi a descrivere ciò che viviamo con le immagini che volentieri proponiamo a completamento di questo scritto.
Potrete ovviamente usare lo strumento della posta elettronica per ottenere soddisfazione alle vostre curiosità sul Senegal che non sono state citate su queste pagine.