Weekend a Tunisi

Racconto di viaggio in Tunisia

Eno
Approfittando dell’offerta Girovacanze (volo + albergo) di Alitalia, nel giugno del 2002 abbiamo deciso di trascorrere un fine settimana a Tunisi.
L’aeroporto di Tunisi è nuovo, ma non caotico come quello di Fiumicino, forse per il minore afflusso di viaggiatori; all’interno vi è anche una libreria con molti libri di pregio.
La città, che oggi ha circa un milione d’abitanti, è stata fondata dagli Arabi nel VII secolo e si trova a 15 chilometri da Cartagine (o meglio dalle sue rovine). E’ molto accogliente ed ospitale, ma non è esclusivamente orientata al turismo come altre città minori come Sousse e Monastir, visitate nel 1997 . Tunisi, essendo una capitale, è più indirizzata al mondo degli affari.


Venerdì mattina abbiamo fatto una tranquilla visita del museo del Bardo, che possiede una delle collezioni di mosaici più belle del mondo. Il biglietto d’ingresso costava 4200 dinari tunisini e 1000 per il diritto di foto. E’ qui che si trova il celebre mosaico (III sec. d. C.) di Virgilio, fra due muse, Clio e Melpomene. Il cantore tiene in mano un papiro che riporta l’ottavo verso della sua famosa opera: l’Eneide. Tra i tanti mosaici mi ha colpito anche quello in cui è rappresentato il trionfo di Nettuno (III sec.), possente Dio del mare, al comando di una biga, trainata da 4 cavalli. Veramente affascinanti e forse un tantino inquietanti le maschere fenicie, che mi erano rimaste impresse nella memoria fin dalla prima visita: sembrano trasmettere sensazioni magiche, è difficile dimenticarle.
Terminata la visita, ci siamo recati in taxi alla fine del boulevard Bab Mnara, nella grande piazza del milite ignoto dove si trova anche l’Hotel de Ville, il municipio di Tunisi (aperto alle visite di pomeriggio).
Vale la pena di descrivere questo luogo che ricordavo bene dall’ultimo viaggio. Confluiscono in questa grande piazza, più alta e appena fuori della Medina, rue 2 mars 1934 che proviene dalla facoltà di Lettere, boulevard Bab Mnara e boulevard Bab Bnet. Da una parte ha sede il Municipio di Tunisi e il monumento al milite ignoto, dall’altra vari ministeri e di fianco al boulevard Bab Mnara si trovano l’ospedale Aziza Othmana e la sede della TunisAir.
Nelle vicinanze c’è una piazza più piccola dove vi era la residenza del Bey di Tunisi, ora sede del Primo Ministro. Proseguendo ci s’immette nella Medina (centro storico), in discesa si entra nel souk e poi si sbuca nei pressi dell’Avenue de France che si apre con un arco denominato Porte de France o Bab el Bar (porta del mare). Qui si può ammirare una fontana molto particolare e di recente costruzione, non ha la vasca di raccolta sottostante: l’acqua zampilla dal pavimento.
Dalla Port de France al lago di Tunisi (nelle vicinanze della città vi sono oltre quattro specchi d’acqua, non so però siano salati o dolci) si stendeva l’antica città coloniale, ora divenuta il moderno centro.
Mentre eravamo seduti in una panchina, non distanti dall’Hotel de Ville, per ammirare i luoghi e riorganizzare le idee, abbiamo chiesto delle informazioni ad una ragazza del luogo che, molto gentilmente, ha risposto a tutte le nostre domande. Si chiamava Imen ed era studentessa universitaria al 3° anno di lingue e letteratura inglese ed americana, parlava bene l’inglese e il francese (oltre all’arabo ovviamente), ma non l’italiano. Imen ci ha fatto pazientemente da guida per qualche ora nella medina e nel souk della città.
Nel souk, ordinato e molto raccolto rispetto ad altri più grandi, vi è l’ingresso a varie biblioteche e l’entrata della moschea Ez Zitouna, della quale però si può visitare solo il cortile. Mentre camminavamo lentamente per le affollate viuzze, un ragazzo si è aggregato a noi e ci ha accompagnato a visitare alcuni luoghi caratteristici della medina: l’oratorio annesso alla moschea, un palazzo dove si trova il letto dorato del Bey e le famose terrazze di Tunisi, da dove si può ammirare il panorama della città fino al mar Mediterraneo.
Al civico 22 di rue de Libraires abbiamo fatto una sosta nella profumeria di proprietà del ragazzo, dove non abbiamo potuto non acquistare un’essenza per preparare un profumo francese simile al J’adore. Ci ha spiegato che basta aggiungere l’essenza ad un quarto di litro di alcool a 95 gradi, a un quarto di litro di acqua distillata ed ecco pronto il profumo.
Ci siamo poi recati a pranzo in un ristorante caratteristico sito nei pressi dell’ambasciata inglese, consigliato da Imen che ci ha fatto compagnia. Al termine abbiamo riaccompagnato a casa la giovane in autobus in un quartiere nuovo nella zona del Bardo. La mamma, molto cortesemente, ci ha fatto accomodare e ci ha offerto il the alla menta e il cocomero. Dopo esserci scambiati gli indirizzi, ringraziando ci siamo salutati per rientrare nel centro storico in taxi.
Avenue de France si congiunge con avenue Habib Bourghiba; percorrendola a piedi, ad un certo punto ci troviamo di fronte ad una gran fontana dai ricercati giochi d’acqua, con al centro una torre, simile ad un obelisco egiziano, sulla cui cima vi è un orologio.
Sempre lungo questo viale, di fronte all’ambasciata francese e alla statua del filosofo e storico arabo Ibn Khaldum (rappresentato con un ampio mantello che ricorda una campana), si trova la semplice, ma bella cattedrale di San Vincenzo da Paola. E’ alta, costruita con grandi blocchi di pietra, austera ed arredata in modo semplice, ma possiede splendide vetrate. Costruita nel 1882, vi si celebrano le messe in spagnolo, in italiano e naturalmente in francese. L’altra chiesa cattolica della città è dedicata a Jeanne D’Arc. Il 14 aprile 1996 Papa Giovanni Paolo II è venuto in visita a Tunisi ed è stato in questa cattedrale; il 70° pellegrinaggio papale si concluse con una preghiera nell’anfiteatro di Cartagine, città natale di Sant’Agostino.
Nei pressi dell’avenue Habib Bhourghiba, una delle principali vie della città, abbiamo avuto difficoltà a trovare un ristorante che accettasse la carta di credito; il fatto c’è sembrato un po’ strano! In compenso nel nostro hotel Diplomat la cucina era ottima, come del resto i vini e il servizio, infatti le cameriere erano molto simpatiche! L’hotel si trova nel quartiere degli affari a pochi minuti dall’aeroporto.
Il giorno seguente volevamo fare un’escursione marittima, che, da Tunisi, raggiungesse l’antico porto Punico di Cartagine e Sidi Bou Said. In questo modo avremmo potuto rivedere dal mare gli interessanti siti archeologici. Cartagine, città dove ebbe una nuova vita la civiltà fenicia, si trova nell’esatta congiunzione tra il Mediterraneo orientale e quello occidentale, come dice lo storico francese Fernand Braudel nel suo libro “Il Mediterraneo”. All’agenzia Carthage tours ci è stato detto che questa escursione non era possibile né in nave e che le visite in pullman partono tutte da Hammamet, Sousse e Monastir. Il sito archeologico di Cartagine e Sidi Bou Said si possono raggiungere dalla capitale solo con una funzionale ferrovia; noi non ci siamo stati per mancanza di tempo. Ci siamo evitati il dispiacere di vedere di nuovo le rovine della splendida città di Annibale, incendiata e rasa al suolo dai Romani nel 146 a. C. La città, che si era avvicinata ai centomila abitanti, andò totalmente distrutta anche perché i tetti delle case erano coperti di bitume, sostanza molto combustibile.
Prendendo il treno nei pressi di avenue Bourghiba, ci siamo recati a La Goulette, il porto di Tunisi che dista 10 Km dal centro storico; non è consigliabile andarci a piedi, perché il raccordo stradale è molto trafficato e quindi pericoloso. Abbiamo potuto vedere il porto dove attraccano i pescherecci che rientrano dal canale di Sicilia. In un angolo vi erano depositate delle antiche anfore, provenienti chissà da quali scavi e sullo sfondo s’innalza la montagna Bou Kornine a due cime, coperta di pini, dove già in inverno vi fioriscono i ciclamini selvaggi. Nei pressi del porto si svolgono anche gli esami per il conseguimento della patente di guida: è stato divertente vedere ragazze e ragazzi tunisini, di solito sempre cordiali e scherzosi, che attendevano il loro turno nella massima serietà!
Nel pomeriggio abbiamo visitato l’interessante Parc du Belvedere (il bioparco di Tunisi) con leoni, tigri, foche della Patagonia, bisonti americani, bufali, orsi, … Pavoni dalle splendide piume giravano liberi da un reparto all’altro, facendo bene attenzione a non entrare nei settori dei carnivori che, anche se non sembravano affamati, avrebbero potuto arrecare qualche danno alle loro principesche piume! Nel parco, ricco di laghetti, si trovavano anche numerosi volatili acquatici: germani, cigni, anatre, ecc. La vasca delle foche, a forma d’anfiteatro romano, era affollata di visitatori anche fuori dagli orari della distribuzione del pesce da parte dei custodi. Sono riuscito a fotografare da vicino anche una bella cicogna, un piccolo di cerbiatto, ma non so di preciso a quale specie appartenga. Ho avuto il piacere di dare da mangiare dei grissini ad una famiglia di istrici, stranamente molti attivi di giorno. Questi mammiferi dalla dentatura veramente robusta sgranocchiavano che era una meraviglia! Nel parco abbiamo trascorso ore piacevoli e spensierate, osservando gli animali.
Abbiamo anche fatto una lunga passeggiata nella parte nuova della città fino all’ambasciata italiana posta in rue de Russie 3, che però non è stato possibile vedere internamente poiché non era orario di visite. A Tunisi è difficile smarrirsi e trovarsi in difficoltà, anche i numerosi tassisti sono molto in gamba.
Tunisi per me è la dolce porta dell’Africa: essa permette con garbo di adattarsi gradualmente al clima, ai colori e sapori del continente africano. E’ diversa dalle altre città europee, ma non troppo: è abbastanza ordinata e ben vivibile. L’ottimo clima e le giornate molto luminose stimolano al buonumore e all’allegria. Il nostro soggiorno nella capitale tunisina è durato troppo poco, ma è stato ricco d’esperienze positive e piacevoli: un vero fine settimana di relax e cultura!
Eno e Isabella Santecchia

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