Hong Kong

Racconto di viaggio a Hong Kong

L’ ultima cosa che avrei creduto arrivando ad Hong Kong, era di trovarla invasa dai pinguini?!?
Non ero mai stato in Cina, e come al solito l’ occasione mi e’ capitata tra capo e collo per lavoro; questa volta diciamo che mi sono pagato il viaggio.
Le occasioni bisogna prenderle… al volo, e allora Verona – Francoforte, poi 10 ore di 747.

Era la prima volta che mi capitava di volare con una compagnia asiatica, e devo dire che le hostess della Cathay Pacific sono di una gentilezza fuori del comune, come tutti i vari cinesi che ho conosciuto in questo viaggio… a parte forse un paio.
Aeroporto di Lap Tok : speriamo che tengano i freni, senno ci troviamo in mare… tengono; controllo bagagli veloce e primo impatto con la temperatura locale: un tasso di umidita’ altissimo, e visto che siamo a novembre una ventina di gradi; l’ unica giornata di sole che ho trovato.
Un treno moderno e veloce, ci porta a Central Station: vedo per la prima volta un’ isola che scorre, due controllori femmine, che gentilmente mi salutano e guardo fuori dal finestrino.
La fermata, poi un taxista “hongkonghino” : i taxi sono tutti uguali, rossi col tetto bianco e sembrano quelle auto di latta in scatola di montaggio che si regalavano ai bambini tanti anni fa.

Nel pieno stile cinese (questo ha la casa nel baule, ma riesce a caricare tutti i nostri bagagli con una ragnatela di elastici)finalmente arriviamo in hotel in pieno distretto di Central, in mezzo alla City.
Doccia veloce e subito in strada a vedere dove sono capitato stavolta.
Siamo al tropico, e il sole picchia forte; mentre comincio a rimpinzarmi di immagini avvisto il primo branco di Pinguini: scendono da una passerella; celluare, valigetta, giacca e cravatta. Poi da una strada ne sbucano ancora, e ancora; alcuni vanno in senso contrario e hanno in mano un sacchettino da cui esce un forte odore di fritto.
Di solito i miei processi mentali sono rapidi, ma complici il jet-lag e la temperatura, ci metto qualche secondo a realizzare che sono in piena City all’ ora della pausa pranzo, ed e’ normale che frotte di impiegati escano dall’ ufficio per mangiare.
L’ immagine dei pinguini, pero’ mi e’ rimasta impressa e ho deciso di ribattezzare cosi’ questa citta’.
Arrivo fino in riva al mare, ma di sabbia nemmeno l’ ombra; fagocitata dal cemento e dai giganti di vetro e acciaio che sono ovunque, torno in albergo perche’ comincio a sentirmi un poco stordito, e con piacere intravvedo qualche spazio verde dove la gente puo’ sedersi a mangiare e a leggere.
Decido che forse e’ meglio andare a riposare per qualche ora… al risveglio, quardando fuori dalla finestra mi rendo conto di cosa sia questa citta’ di notte.
Esco a comprare le sigarette, e rischio di perdermi in mezzo a tutte le luci che ci sono.
Sarebbe proprio il caso di dire… dal giorno alla notte!

Il giorno dopo, vengo scarrozzato di qua’ e di la’, e rieco a rendermi conto che Hong Kong, almeno la city e’ tutta collegata da passerelle, entri in un grattacielo… e esci da un’ altro, ti trovi nella hall di un’ albergo, poi in un centro commerciale, poi altro albergo, e altro centro commerciale… del resto il traffico e’ caotico ed e’ molto piu’ comodo non andare in strada.
Mi portano a mangiare in un ristorante famoso per la sua cucina tradizionale: turisti, a parte noi non ce ne sono, e… finalmente riesco a mangiare la famosa Zuppa di Serpente.
Secondo me’ sa’ di pollo, comunque non e’ male, poi mangio altre cose che non ricordo, riprendendo l’ allenamento con le bacchette.
Al ritorno, camera in spalla, riesco a vedere un tempio in mezzo ai grattacieli, un mercatino, in mezzo ai grattacieli, gente che si allena al thai chi quong… in mezzo ai grattacieli: vera costante di questa citta’.
Se ci passate, vi consiglio una gita al Peak (lo dice la parola stessa) ci si arriva con una funicolare,e vedi tutti i … Grattacieli storti. Di sera e’ una cosa magica: si vede tutta la citta’ dall’ alto, o meglio tutte le luci della citta’.

Mi ero dimenticato di dirvi che Hong Kong e’ carissima: solo qualche esempio: un sandwich e una coca, circa 20.000 lire, un pranzo non di lusso, circa 100.000 e un pacchetto di sigarette 12.000.
A parte queste piccole cose, il traghetto per andare dall’ altra parte : Kowloon, dove c’e’ Nathan Road la mitica strada costellata di negozi, il museo delle arti, e la vista della skyline(linea dell’ orizzonte) costa solo 600 lire.
All’ attracco, ci sono molti chioschi dove comprare dolci locali… non male.
Dall’ altra parte puoi trovare di tutto, dagli sposi che vengono a farsi la foto, ai cinesi in gita: tutti col cappellino,tutti che guardano.
Io, per esempio ho trovato un Mago Indiano, che mi ha letto la mano, e in teoria, augurato 3 anni di felicita’.
Visto che ho tirato sul prezzo… saranno 2, ma speriamo che ci imbrocchi!
A volte ci sono anche dei giapponesi… ma li riconosci solo dal fatto che hanno un mucchio di gadget elettronici.

Poi c’ e’ il museo delle arti, il museo della tecnica, e un mucchio di hotel e negozi, oltre a un mucchio di gente e di veicoli.
Ci si puo’ sempre calmare, mettendosi a guardare il mare… e ne vale la pena.
Riusciamo anche a fare un giro in barca ad Aberdeen, e vedere il Boat People, che ormai a quanto ci dicono si e’ ridotto di molto. Comunque e’ interessante passare attraverso le miriadi di barche e navi che popolano il porto, e il nostro capitano, una vecchia filibustiera cinese col viso bruciato dal sole, riesce anche a venderci un cappello di paglia da pescatore in cambio di qualche fotografia.
Giornata libera dedicata allo shopping: parto alla ricerca della radice del Ginseng, e naturalmente la trovo; mezz’ ora a guardare cinesi che entrano con le loro ricette, cassieri che usano il pallottoliere e farmacisti che pestano radici.
Quando mi sono reso conto di essere veramente invisibile, sono uscito!
Mi sono dovuto accontentare di una farmacia internazionale, e del Ginseng in compresse?!?!
Forse pensavano volessi del corno di rinoceronte?
A parte questo riesco a trovare un negozietto con un vecchio cinese che mi rifila 3 o 4 confezioni di the… mi sono fidato, e gli ho anche fatto una foto, perche’ meritava.

Nella patria dell’ elettronica, la mia carta di credito non funziona, e devo tornare in hotel per cambiare qualche soldo.
Ultima notte a Hong Kong… voi sareste partiti a cercare una qualche sala di massaggi, io siccome sono scemo vado a fare un giro con i due giornalisti a Nathan Road… di sera: del resto non l’ ho ancora vista.
Un carnaio… tutti a comprare… cosa?
Dallo spillo alla portaerei! Poi dopo un poco ti assalgono i fumi di scarico delle vetture, e devi rifugiarti in qualche locale… non riesco a convincere i miei compagni ad entrare in un ristorante Indiano, o Africano e alla fine (mi vergogno un poco) per il quieto vivere; una pizza
ad Hong Kong, vi pare poco?
Al mattino, con calma preparo le valigie e poi dopo aver pagato il conto vado a zonzo.
Scopro un’ usanza molto simpatica e civile: la maggior parte dei bancari e/o banchieri, che vivono qui, hanno la colf Filippina; e alla domenica, chiudono la city e la lasciano alle colf, che la occupano con il loro variopinto vociare.
Una voliera, cosi’ sembrava il centro con ragazzine, ragazze, donne e qualche vecchia che in una lingua, per me’ incomprensibile, accompagnavano il mio… far nulla.
Per riposare le orecchie, decido di prendere il traghetto e andare dall’ altra parte: e’ piacevole; ormai l’ avro’ preso una ventina di volte… cambi mondo in 5 minuti!
Dribblo i soliti che ti vogliono vendere qualcosa e mi concedo l’ ultima vista della baia.
Come sempre c’e’ qualcuno che gentilmente mi chiede di fotografarlo con gli amici; ma quella mattina si sono superati, e dopo aver cambiato 5 o 6 tipi di macchina fotografica decido di cambiare aria.

Capito in una specie di casbha in piena Nathan Road e sono tentato di acquistare tutto, ma mi sembra che la merce sia come quella che vendono i Senegalesi in Italia, e dopo essermi bevuto un buon the in un chiosco (tanto era bollente e gli eventuali germi erano di sicuro defunti) decido di tornare dall’ altra parte.
Le Filippine sono sempre piu’ scatenate, e devo fare qualche passo di danza per attraversare la strada; qualcuna mi dice qualcosa, ma non capisco e proseguo inoltrandomi nel dedalo di passerelle e corridoi che come una ragnatela uniscono la city.
Devo stare attento alle mie finanze, perche’ ho il terrore di provare ancora la mia carta di credito e magari farmela divorare da uno sportello affamato, ma rieco a coinvolgere un cinese che mi spiega come fare… negativo! Maledicendo la tecnologia e anche la mia memoria perche’ non sono certo del PIN, mettendoci un bel Chi se ne frega mi faccio un sandwich e mi limito a guardare le vetrine e le ragazze.
Ad un certo punto riesco a perdermi e quando mi accorgo di essere passato per la quarta volta nello stesso posto comincio a preoccuparmi.Sarebbe facile chiedere a qualcuno, ma il mio orgoglio di esploratore ne resterebbe troppo offeso: esco e mi fumo una sigaretta, basta guardare i grattacieli e identificarne uno conosciuto per ritrovare l’ orientamente.
Dopo una mezzoretta trovo l’ uscita giusta, e anche il mago indiano che mi aveva letto la mano: mi indica col dito. Che mi sia gia’ bruciato una percentuale di fortuna?
Fendendo la massa delle Filippine vado a recuperare il bagaglio: ormai sta arrivando l’ ora di andare all’ aeroporto. Ultimi saluti alle ragazze della galleria, prendo al volo il taxi che i due giornalisti avevano gia’ chiamato e per fortuna lo blocco prima che ci porti a Lap Tok invece che alla stazione: non aveva capito o ci marciava, e ci sarebbe costato una bella cifretta.
Scampato l’ ultimo pericolo, mollo “Toto’ e Peppino” ormai li ho soprannominati cosi’, e nella mia piu’ riuscita imitazione di turista solitario, sbrigo tutte le formalita’ e arrivo alla sala d’ imbarco.

Devono passare circa 3 ore, e comincio ad esplorare i dintorni: all’ orizzonte vedo il segnale di una sala fumatori. Viste le multe che ti danno se ti beccano con la sigaretta accesa, mi precipito e entro senza guardare: scena da sala da interrogatorio di un film di spionaggio di serie B.
Scendendo nei particolari: quattro muri ingialliti dalla nicotina, sui quali sono attaccate delle vecchie brutte fotografie ingiallite dalla nicotina,due banconi con degli aspiratori ingialliti dalla nicotina, grandi vassoi pieni di mozziconi e una luce del colore della nicotina. Aggiungiamoci il fatto che tra la nebbia, vedo due o tre turchi; mi aspetto da un momento all’ altro che qualcuno mi faccia sedere su una sedia, mi cacci una luce in faccia e mi tempesti di domande.
Fumo la mia sigaretta immerso nella nebbia, indeciso se ridere, sghignazzare o… piangere.
Uscendo finalmente respiro. Lo inserirei nelle guide, anche perche’ 20 metri dopo, vendono le sigarette!
Dopo averlo fatto visitare ad un paio di persone… decido di smettere di fumare, anche perche’ in aereo non si puo’.
Oltre a questo l’aeroporto offre anche massaggi ai piedi, poltrone scomode e negozi per spendere gli ultimi soldi.
Finalmente ci si imbarca: qualcuno mi deve spiegare perche’ i voli di ritorno sono sempre peggiori di quelli di andata.
Arriviamo a Francoforte con un tempo da bestie, cioe’ piove.
Decido di ricominciare a fumare… esiste sempre una ragione per provare a smettere, e faccio l’ ultimo voletto fino a Verona. Piove e avrei voglia di un bel sole,rimandiamolo al prossimo viaggio.

di Giorgio Lucchini

[print-me target=”#post-12401″]