Sognare a Tokyo

Racconto di viaggio in Giappone

Anni di pensieri e di letture su questo paese così affascinante… ed ora finalmente tutto si avvera… Si va a Tokyo!!!

Partenza il 30 agosto 2004 dall’aeroporto L. da Vinci di Fiumicino. Ci si stacca da terra alle ore 8:25 della mattina e dopo solo due ore di volo ci ritroviamo a Monaco in Germania dove, dopo 5 ore di attesa, ci imbarchiamo per l’aeroporto di Narita.
Già dai primi minuti di volo, ascoltando i messaggi interni e le hostess, ci rendiamo conto di come in giapponese almeno il 70% delle frasi termina in “mas”. Abbiamo capito dopo che il “mas” finale è un modo cortese di rivolgersi alle persone.
In mezza giornata sorvoliamo le coste giapponesi e alle 11:30 locali del 31 agosto tocchiamo il suolo nipponico.

Le pratiche da espletare all’aeroporto di Narita sono molto veloci. Durante il volo le hostess hanno distribuito dei cartoncini da riempire e da presentare una volta atterrati. Mostrate queste e passati alla Dogana ci sono state rivolte solo domande molto semplici, quali: “Soggiornerete a Tokyo?”, “Per quanto tempo?”, “Avete con voi sigarette?”…
L’aeroporto di Narita si trova a più di 60 Km da Tokyo e quindi ci siamo diretti subito a prendere i biglietti del treno che in un’ora (abbiamo preso l’express, altrimenti ci vuole circa mezz’ora in più) ci ha recapitato alla stazione centrale, la Tokyo Station.
Quello che ho scritto poco fa e cioè “circa mezz’ora”, ci siamo resi conto che non si può utilizzare qui in Giappone… infatti se nelle tabelle degli orari dei treni c’è scritto che il treno parte alle 12:04 e ci mette 91 minuti state pur certi che il treno farà esattamente così.

A Narita ci siamo anche imbattuti nella prima piccola difficoltà. Una volta fatti i biglietti non sapevamo che direzione prendere per recarci al treno e quindi ho chiesto in inglese a due ragazze se ci potevano aiutare. La risposta è pervenuta subito ma in giapponese e una delle due ragazze continuava a parlare indicandoci 2 direzioni diverse. A mio parere il discorso doveva essere il seguente: “Andate lì, ma non di là! Se andate lì andate bene, se andate di là sbagliate alla grande!”.
Quindi, prima cosa da sfatare, come ci siamo resi conto anche più tardi. I giapponese che sanno parlare inglese si contano sulle dita di una mano.
Fortunatamente guardandoci intorno abbiamo notato che nei cartelli, in mezzo alle indicazioni giapponesi, ormai vi sono anche quelle in inglese e quindi non abbiamo più avuto troppa difficoltà.
Una cosa che di primo acchito lascia interdetti è come l’inchino sia più che un semplice gesto… tutti si inchinano in continuazione… per salutare, per chiedere scusa, per annuire…

A Tokyo station (che è già di per se una piccola città) abbiamo preso il treno della JR per Minami-Senjiu, luogo del nostro ostello.
Le linee per spostarsi a Tokyo all’inizio possono far paura e scoraggiare i più arditi, ma in poco tempo si riesce subito ad acquisire una certa familiarità con le mappette che vengono distribuite gratuitamente presso ogni stazione ed anche in inglese.
La particolarità è che il biglietto varia di prezzo in base della destinazione da raggiungere e tali tariffe sono segnalate ad ogni stazione su grandi tabelloni all’ingresso vicino alle macchinette per fare i biglietti. Quindi se noi ci troviamo alla stazione A e dobbiamo andare a quella B e su questa vi è segnato un 210, allora vuol dire che dovremmo mettere 210 yen e premere il pulsante corrispondente. Per chi non vuole perdere tempo a cercare la tariffa corrispondente
si potrebbero mettere i soldi per la tariffa minima che si aggira su circa 1 euro, prendere il biglietto e scendere alla stazione voluta. All’uscita se si inserisce il biglietto e la tariffa pagata risulta insufficiente si chiude subito l’uscita. Quello che c’è da fare è recarsi li accanto dove vi sono delle macchinette chiamate “adjustement machine” in cui si inserisce il biglietto e sullo schermo appare la differenza da inserire.
Pare che anche molti giapponesi facciano così, quindi non ci siamo fatti problemi a seguire questa indicazione.

Nella zona di Minami-Senjiu, oltre il nostro ostello, ve ne erano molti altri e tutti a prezzi veramente buoni. Il nostro non era tra i più convenienti eppure dormivamo con 22 euro a notte. Naturalmente il tutto alla giapponese, quindi ciabattine all’ingresso e futon al posto del letto come lo intendiamo noi. Una cosa che a noi occidentali può lasciare di stucco (e non so se dipendeva dal periodo in cui c’eravamo noi) è il fatto che in tutti gli alberghi e/o case di qualsiasi livello si trovano gli scarafaggetti che possono anche raggiungere una taglia di assoluto rispetto. Alla fine, però, ci si convive, anche perché sono per loro quello che per noi sono le mosche.
La sera del nostro primo giorno siamo andati subito al vicino quartiere di Asakusa (leggi: Asacsa) che, come abbiamo appurato nel proseguo della vacanza, ancora mantiene una parvenza della “vecchia” Tokyo.

La mattina del 1 settembre ci siamo preparati per andare ad Akihabara dove ci siamo scontrati con la sfrenata tecnologia giapponese. Ogni negozio ha almeno 6 piani ed ha tutto, ma veramente tutto ciò che riguarda apparecchi elettronici. Abbiamo notato che per quanto riguarda i prezzi gli oggetti piccoli sono molto più convenienti, mentre per apparecchiature più grosse i prezzi equiparano quelli europei (vedi per esempio macchinette fotografiche digitali).
Nel pomeriggio siamo tornati nella zona della Tokyo Station dove ci siamo fatti un giro incredibile a piedi, ma la meraviglia di ciò che vedevamo vinceva sicuramente la stanchezza che si andava accumulando.

Tra due grattacieli non era raro trovare una scalinata che se percorsa portava direttamente ad un giardino su cui si apriva un bellissimo tempio scintoista.
Ci siamo diretti, poi, verso il palazzo imperiale che, purtroppo, è chiuso al pubblico e se ne può ammirare solo una parte.
Da lontano abbiamo avvistato la Tokyo Tower, identica a quella parigina, ma più alta, più leggera, ecc… nel vero spirito giapponese.
Siamo arrivati ai suoi piedi quando ormai era buio e lo spettacolo era veramente da mozzare il fiato. I livelli raggiungibili sono due pagando due biglietti differenti per un totale di circa 11 euro, ma ne vale veramente la pena. Tokyo dall’alto è incredibile.

Il 2 settembre siamo andati a Shinjuku, per visitare uno fra i quartieri più grandi della città. La mattina l’abbiamo passata nella parte ovest dove sono concentrati i grandi uffici. Grattacieli che, per chi come noi non è abituato, costringono a camminare con il naso all’insù. Particolarità di queste mega-costruzioni è che i primi piani sono quasi tutti aperti al pubblico (soprattutto nelle vicinanze del palazzo del governo) e con varie mostre gratis molto interessanti. Mostre di fotografia, di scienze, di insetti, ci hanno fatto passare una bella mattinata. Bello il Mitsui Building dove, prendendo il secondo ascensore più veloce del mondo, si arriva in pochissimi secondi al 51° piano (unico
aperto al pubblico e con una terrazza panoramica che ci fa ammirare dall’alto questa parte della città.

Dopo mangiato ci siamo trasferiti nella parte est dove ci si scontra con la gioventù giapponese. Tanto per cominciare è impossibile non notare il mega-maxi-schermo incastonato nell’Alta Building. Reso famoso in decine di film e/o documentari e/o fumetti, è il punto di incontro preferito per darsi appuntamento in questa parte di Tokyo. Anche perché a Tokyo, a parte una decina di vie, le altre non hanno nome e quindi darsi appuntamento in questo modo pare l’unica maniera di ritrovarsi. A tal proposito le zappette possiedono tutte vari punti di riferimento… esempio: li c’è il Mc Donald e li il Taito Building, quindi devo andare da quella parte.

Qui a Shinjuku est si possono trovare tanti negozi all’ultimo grido in fatto di moda e le ragazze ci si tuffano a mani giunte, quindi è un ottimo modo per osservare la gioventù giapponese all’opera.
Occhio a non addentrarsi troppo in questo quartiere allontanandosi dalla stazione, visto che in men che non si dica ci si ritrova subito nel quartiere a luci rosse. Come accorgersene? Ogni 20 metri si verrà fermati da un omone di colore che ci chiederà se con soli 5000 Yen (38 euro circa) vogliamo provare l’ebrezza di un incontro con una bella ragazza giappone. L’incontro, parlando con il tipo, si limita solo ad una chiacchierata (fondamentale conoscere il giapponese) e qualche sbaciucchiamento. Tornando verso la stazione ci siamo tuffati dentro un Pachinko. Per chi non lo sapesse è il gioco “nazionale” giapponese. Si tratta di una macchinetta infernale in cui si inseriscono delle palline metalliche nell’alto e si aspetta che cadano verso il basso ed in base a dove cadono si prendono più o meno punti. Credetemi… un boato pazzesco, anche perché le macchinette erano centinaia su centinaia di metri quadrati. La musica rock ad un volume sovrumano tentava di coprire quel fracasso ed il tutto dava un non so che di “ipnotico”.
Sopravvissuti ci siamo diretti alla stazione dove ci siamo riposati un attimo ascoltando un ragazzo che si è messo a suonare in mezzo alla piazzetta. Bravissimo! Naturalmente ci siamo comprati subito il suo cd.

Il giorno dopo abbiamo pensato ad un piccolo break dalla frenetica vita di Tokyo e ci siamo diretti a Kamakura con il treno.
Con una passeggiata di pochi minuti, in un viale alberato, siamo arrivati al tempio di Tsurugaoka. Fatte un po’ di foto e via verso la spiaggia a toccare con mano l’oceano Pacifico. Dalla costa, sotto un sole cocente, siamo andati a Daibutsu dove vi abbiamo trovato la statua del secondo Budda più grande del mondo (la prima si trova a Nara).
La sera, puntatina a Roppongi (leggi Ropponghi) che a mio parere è uno tra i quartieri più brutti di Tokyo. E’ pieno di stranieri e di locali all’occidentale. In tutta Tokyo praticamente eravamo noi gli stranieri, a Roppongi se incontravi un giapponese era grasso che cola. Mmmmmh! L’unico momento carino è stato quando siamo andati dentro un pub e vi abbiamo trovato un gruppo di giapponesi che suonava le canzoni dei Beatles.

Il 4 settembre ci siamo detti: “Siamo in Giappone! Andiamo a vedere il Panda!”. E così siamo andati a Ueno dove si trova lo zoo di Tokyo. All’ingresso abbiamo trovato scolaresche arrivate anche loro a far visita allo zoo. Centinaia e centinaia di ragazzi e ragazze tutte vestite uguali.
Abbiamo avuto la possibilità di vedere da vicino tantissimi animali tra cui l’orso bianco e i pinguini
che ci hanno fatto molta impressione, visto che faceva un caldo pazzesco con un tasso di umidità da capogiro. Impressione anche dalle gabbie di alcuni uccelli rapaci, troppo piccole per questi animali.
All’uscita dallo zoo siamo andati al parco dove si trova la statua di Saigo-Takamori, samurai con cagnolino. Anche questo è un famoso punto di incontro a Tokyo.
Subito dopo abbiamo preso il treno per Ikebukuro per vedere il grattacielo tra i più alti di tutta l’Asia, ma usciti dalla stazione ci siamo resi conto che non era molto interessante come zona e ce ne siamo andati subito.

Il pomeriggio, finalmente, ci siamo diretti ad Harajuku. Dico finalmente perché insieme a Shinjuku e Shibuya è il motivo perché sono andato a Tokyo.
La via principale di Harajuku, Omote-Sando, è un posto dove il sabato e la domenica passeggiano le persone più strane e strampalate tutte vestite nei modi più assurdi. Molti si muniscono di macchinette fotografiche e si mettono ai lati della strada pronti ad effettuare qualche scatto d’effetto.
Vicinissimo si trova lo Yoyogi Park. E’ praticamente diviso in due. In una parte si trova quello che quasi tutti considerano il Tempio Scintoista più bello del mondo (abbiamo trovato anche dei matrimoni scintoisti, bellissimi e con gli sposi che si mettevano in posa per farsi fotografare dai turisti, il tutto accompagnato da sorrisoni!).

L’altra parte è piena di ragazzi che il fine settimana vanno a prendere il sole, a rilassarsi, a passeggiare e a fare spettacolini. Infatti è impossibile non trovare, per esempio, gruppetti di ragazzi che organizzano concertini ai lati del parco.
Anche qui (almeno quando ci siamo andati noi) eravamo i soli stranieri. Molti gruppi vedendoci interessati alla loro musica e vedendoci applaudire continuavano a salutarci, inchinarsi ed a sorriderci per ringraziarci per la nostra presenza.

Con un gruppo abbiamo fatto anche conoscenza e con alcune ragazze del pubblico siamo andati anche a mangiare insieme qualcosa visto che ad un certo punto è arrivata la coda di un tifone che ha mandato giù tanta acqua che in tutta la mia vita non avevo mai visto.
La mattina del 5 settembre ha continuato a piovere e quale miglior luogo che passeggiare se non Asakusa (dove eravamo già stati il primo giorno)? La cosa bella di questo quartiere è che la parte centrale, dove ci sono tutti i negozietti, è totalmente al coperto e quindi si può passeggiare per chilometri al riparo dalla pioggia. Qui abbiamo scovato anche un bellissimo tempio su cui sono appese le due ciabatte del Budda (lunghe circa 3 metri).

Tra le bancarelle di Asakusa abbiamo avuto anche l’occasione di fare un po’ di regalini per amici… ciabattine, ventagli, e così via.
Nel pomeriggio siamo andati a Shibuya, visto che il tempo si era un po’ rimesso. Qui ci siamo letteralmente piantati ad osservare un mega incrocio dove, allo scattare del verde, centinaia e centinaia di persone attraversano all’unisono. Dopo un po’ di tempo mi sono girato verso il mio amico ed ho detto: “A Riccardo! Sono 20 minuti che stiamo osservando gente che attraversa una strada! E’ pazzesco!”, e lui: “Si, ma quanto è figo!”.

In effetti, solo qui a Tokyo anche attraversare la strada ha un non so che di affascinante.
Questo quartiere è anche la patria delle Shibuya girls. Tutte le ragazze di questo quartiere hanno deciso all’unisono di vestirsi e truccarsi in modo uguale. Tutte bionde, tutte con trucco pesantissimo e tutte abbronzatissime. La cosa bella è che
il fine settimana si vestono tutte strane e fanno comunella sedendosi in mezzo al marciapiede. Quando siamo passati noi erano tutte vestite da Pikachu!
La sera siamo tornati ad Harajuku a scovare il locale Crocodile. C’era un gruppetto che suonava dal vivo, gli “Ivory Iron”, credo.

La padrona all’ingresso vedendoci stranieri ci ha chiesto da dove venivamo e da quanto stavamo in Giappone. Visto che stavamo li da pochi giorni, e quindi senza la possibilità di aver fatto molta conoscenza, è stato chiesto al gruppo se poteva cominciare il concerto un po’ più tardi. Nel mentre ci sono stati presentati tutti i presenti del locale (per non farci sentire a disagio). Mi sono sentito un re!
Il 6 settembre è stato l’ultimo giorno intero a Tokyo. La mattina siamo tornati ad Hakihabara per comprare una macchinetta digitale ed il pomeriggio dritti dritti alla fermata di Odaiba, dove si trova la Tokyo-Bay.
Una vista M O Z Z A F I A T O !
Tokyo che si riflette sull’acqua… mamma mia!!!
E qui cosa si trova pure? Il ponte di San Francisco e la Statua della Libertà! Eheheh
Che volere di più?

Ma parliamo un po’ dei giapponesi e di quello che si vede ma a cui non tutti fanno caso.
I giapponesi sono di una gentilezza e di una educazione estrema. Basta uscire dalla stazione con una mappetta in mano e in meno di 10 secondi arriverà qualcuno ad offrire il proprio aiuto.
Ogni 100 metri non è difficile incontrare un bagno pubblico gratuito, pulito come quello di casa nostra e con almeno 5 rotoli di carta igienica di riserva.
Ogni 20 metri, invece, ci si imbatterà in un distributore di bibite (utilissimi d’estate ed al prezzo di circa 1 euro a bibita)

Pericolosissimi i ciclisti. Infatti qui i ciclisti girano tutti sui marciapiedi ed a velocità folli. Per uno straniero e difficile mantenere la calma quando una bicicletta gli sfreccia vicino. All’inizio io mi congelavo sul posto per far passare, ma alla fine ci si abitua.
Nessuno attraversa con il rosso e quindi è sconsigliatissimo provarci. Questo perché i giapponesi, non essendo abituati ad una persona che attraversa all’improvviso, potrebbero non avere i riflessi pronti per frenare.

Molti semafori hanno poi il conto alla rovescia. Quando scatta il rosso, sulla destra, ci sono delle stanghette rosse che si spengono una alla volta. Terminate queste scatta il verde.
In una settimana non abbiamo sentito un clacson suonare e soprattutto non abbiamo sentito un cellulare squillare. Praticamente 15 milioni di persone tutte con la vibrazione al posto della suoneria.
Le ragazze, e/o le donne, hanno un estremo bisogno di andare in giro con le unghie dei piedi dipinte nei modi più fantasiosi.

Altra cosa che ci ha stupito è il fatto di come per loro gli occidentali siano più che una moda da seguire. Infatti pare che qui le ragazze hanno le ciglia che crescono dritte, mentre alle ragazze occidentali crescono curve e rivolte all’insù. Ogni tanto, quindi, si vede qualche ragazza con un aggeggetto malefico di metallo simile a delle forbici che serve a piegare le ciglia e renderle simili a quelle che si trovano qui.

Sfatiamo il mito dei costi alti. Spendavamo soli 4,5 euro per un pasto completo nei loro ristorantini e se si pianificano le visite si può spendere anche meno di 3 o 4 euro per il treno per l’intera giornata.
Una cosa negativa l’abbiamo anche trovata, a dire il vero. Il Giappone in genere è molto maschilista. Quando lo saputo facevo apposta ad entrare nei negozi qualche passo prima di qualche
ragazza e tenerle la porta aperta. Mille sorrisi come se le avessi fatto il regalo più bello del mondo perché le ragazze non se lo aspettano proprio che un uomo possa essere gentili con loro. Una volta ho ceduto il posto ad una ragazza sul treno e c’è mancato poco che non mi sposasse su due piedi.
Ma se andrete d’estate sarà impossibile non notare la cosa che più caratterizza Tokyo… l’aria condizionata a livelli titanici!

Spero che non vi siate annoiati nel leggere e spero che vi sia venuta un po’ di curiosità ad andare a vedere questa parte del globo.

Di Marco

Arigato Gozaimas!
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