Bali: Magia Verde

Racconto di viaggio a Bali

A Bali tutto è magico. Persino l’aeroporto ha odore di sacro, ed ogni cosa acquista un’aura mistica. Sarà per l’atteggiamento cortese e sempre sorridente della popolazione, o forse per la natura rigogliosa ed incontenibile del clima tropicale, ma a Bali ogni angolo sprizza magia. I templi (o Pura) sono di grande interesse e vanno visitati assolutamente. L’isola è un curioso compromesso tra turismo e paesaggi incontaminati.

Bali dista 15.000 km e 15 ore di volo dall’Italia, ha +7 ore di fuso orario (+6 d’estate, quando in Italia vige l’ora legale) e la moneta corrente è la Rupia, equivalente a circa 0.2 lire (avete capito bene: una lira sono cinque rupie).

Il nostro soggiorno a Bali è durato, 5 giorni e 4 notti. Abbiamo soggiornato al Ramada Bintang Bali Resort, a Tuban, una magia di verde dotata di tutti i comfort e discretamente allietata dall’orchestra Gamelan. La nostra stanza era discretamente grande, con letto king-size e servizio ineccepibile. L’ambiente è molto l’informale e vacanziero. Agli ospiti è garantito l’uso della piscina con asciugamani compresi nel prezzo, che si prelevano e restituiscono all’ingresso della piscina, enorme.

Tuban

Il resort si affaccia direttamente sulla spiaggia di Tuban, che confina con la turistica e caotica Kuta. A Kuta conviene mangiare, anche se c’è il rischio di venire assediati dai venditori ambulanti (gli australiani li chiamano “hawkers”), che possono diventare anche molto seccanti. Per evitarli, basta tirar dritto, potete aiutarvi con occhiali da sole. Vale la pena comunque di fermarsi a parlare con loro, per imparare qualcosina di come vive la gente in Indonesia. Gli hawkers, solitamente, sono musulmani e vengono da Jakarta, la capitale dell’Indonesia, a Giava. Contrattare è d’obbligo, di solito vi chiedono da 5 a 7 volte tanto il prezzo, voi dividete per due e lasciatevi “fregare” (stiamo parlando di mille lire), farete una buona azione.

Con la svalutazione della rupia, il potere di acquisto del dollaro americano è immenso, pensate che con 30000 rupie (6mila lire) si compra un gallo da combattimento. Con 300.000 rupie al mese (60 mila lire) un contadino tira avanti una casa con 10 (!) persone. In questo quadro, è comprensibile come la vita a Bali sia tutt’altro che cara: un pasto completo a base di carne alla brace non supera le 10 mila lire. Noi abbiamo mangiato praticamente sempre al Daddy’s Coffee, tra Legian e Kuta.

Accompagnati dalla nostra meravigliosa guida Darmada, abbiamo alternato mezze giornate di sole a stupende escursioni. La prima escursione, di una giornata, è stata una full-immersion balinese da shock. Abbiamo iniziato con la visita di una tipica casa Balinese a Batuan, poi il villaggio degli artigiani del legno a Mas, che esporta incredibili opere d’arte in tutto il mondo. Ad Ubud, cuore dell’attività artistica di Bali abbiamo visitato un palazzo reale (ogni regione di Bali ha i propri principi e re). La nostra guida ci ha spiegato come a Bali la popolazione sia ancora divisa rigidamente in caste e la casa reale illustra benissimo il concetto di differenza sociale, se paragonata alla casa “normale” di Batuan. Passando per le sugestive risaie a terrazza di Tegalalang, siamo poi ripartiti per il lago e vulcano Batur, visibili da Kintamani, a circa 1400mt di altezza, dove abbiamo sostato per il pranzo. Il vulcano è in attività e sovrasta un altopiano in cui giace pacifico il lago omonimo, il tutto immerso in una rigogliosissima cornice tropicale, incredibile ! Dopo pranzo abbiamo fatto una capatina a Kajuamba, la piantagione di spezie, dove abbiamo preso tonnellate di zafferano, cannella, cacao ed ogni altro ben di dio a due soldi. Di ritorno, abbiamo visitato le sorgenti sacre di Sebatu ed il Pura Kehen, uno dei più antichi templi di Bali.

Tanah Lot

Nella seconda escursione, di mezza giornata, Darmada ci ha poratato alla foresta delle scimmie e pipistrelli di Alas Kedaton. Le scimmie, macachi a coda lunga, sono molto dispettose e non si fanno scrupoli ad attaccare i turisti per scippare le cassiche noccioline. Alternativamente, adottano tattiche che hanno dell’incredibile: rubano il cappello, o gli occhiali da sole, che non sono commestibili ma possono essere scambiati efficacemente per cibo, e per una mancia al ragazzo che recupera la refurtiva (gatta ci cova…). Dalla foresta delle scimmie si prosegue per il tempio reale di Taman Ayun, e poi per il suggestivo tempio di Tanah Lot, sul mare da cui, con un pò di fortuna (che non abbiamo avuto), si possono vedere tramonti da sogno. Una curiosità: di fronte al tempio abitano, in una grotta, dei serpenti ritenuti sacri, che ogni plenilunio hanno la curiosa abitudine di recarsi al tempio.

Uluwatu

La terza escursione pomeridiana ci ha regalato l’incantevole vista del tempio di Uluwatu, a picco sul mare, popolato da scimmie sacre (e ladre, al solito). Uluwatu è famosa anche per la scogliera e la spiaggia, dove i surfisti più abili del mondo si cimentano a non sfracellasi contro le rocce. Segue una sosta a Kuta ed al Mata Hari Shopping Centre (meglio fare shopping dagli ambulanti), e poi via per il più suggestivo parco degli uccelli, dove si possono ammirare più di 250 specie di uccelli, incluso il sacro “Uccello di Fuoco” e i Draghi (in realtà si tratta dei famosi Varani di Komodo). Dopo una sosta al villaggio di Celuk, famoso per la lavorazione dell’argento, a Batubulan abbiamo assistito ad una rappresentazione delle danza del Kecak e del fuoco. La danza del Kecak rappresenta la storia, dal ciclo del Ramayana, di Rama e Sita e del loro amore ostacolato da Rawana, che si traveste da cervo per rapire Sita. Grazie all’intervento del Re delle Scimmie, Rama recupera la sua bella. Molto suggestivo, anche perché recitato su uno sfondo corale impressionante.

di Carlo e Marika

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