Un’altra Bali

Racconto di viaggio a Bali, Indonesia

Bologna-Roma-Singapore-Denpasar- Arrivati all’aereoporto di Bali abbiamo contrattato con taxi per essere condotti na Ubud nota come la città degli artisti.

Abbiamo preso in affitto un bungalow al Sehati,è un piccolo residence con otto bungalow immersi nel verde. Pulito, ampio (due letti queen size). Dopo una doccia abbiamo fatto un giretto a piedi in paese. Ricco di templi e tempietti. Essendo pomeriggio inoltrato e sapendo che all’equatore il buio arriva presto e repentino, ci siamo recati al “ristorantino” che il proprietario del Sehati ha vicino al bosco delle scimmie ed abbiamo cenato a lume di fievoli lampade (non c’è altro).

Ubud

Attorno a noi il frinire di migliaia di insetti e il rombo delle rane nella risaia di fianco. Non molte zanzare, ma appena arrivati hanno piazzato uno zampirone e così…. Poi è arrivata la mamma del proprietario che biascicando preghiere a nostra protezione ha collocato vicino al nostro tavolo un cestello con l’offerta classica (fiori e frutta) alla divinità che ci doveva proteggere.

Rientro e sonno ristoratore. Il mattino seguente abbiamo noleggiato un motorino(15.000) e ce nesiamo andati in giro tutto il giorno. La stessa cosa abbiamo fatto per qualche altro giorni visitando così la miriade di templi che sono nel raggio di pochi km. Una sera siamo andati a vedere le danze tipiche un’altra ad un’altra festa con imponente “orchestra”, di strumenti a percussioni e danza, un’altra ancora ci siamo accodati ad una processione indù ed abbiamo partecipato ai riti nel tempio.

Devo dire che io dal secondo giorno ho indossato il sarong (specie di sottanone, per altro molto più comodo dei pantaloni) ed ho fatto bene perché non è ammesso l’ingresso al tempio in pantaloni. Un altro giorno abbiamo affitto un fuori strada con autista e siamo saliti al vulcano attivo per poi scendere in mezzo alla foresta fini all’altra sponda dell’isola. Il nostro autista si chiamava Madì e sapeva tre parole d’inglese, ma non era necessario era ed è un ragazzo modesto e simpatico, non invadente e con lui siamo andati nel suo villaggio dove ci siamo fermati a lungo.

Mia moglie si intratteneva con la famiglia mentre io me ne andavo a caccia di farfalle, prima tra le risatine dei vicini e poi con la loro partecipazione così da quel giorno mi hanno chiamato Kupù Kupù che significa farfalla.

Beh non sto a tediarvi, ma Bali in questo modo è sicuramente piacevolissima. Pensate che bello avere il tempo e il luogo per leggere qualche pagina di un libro sotto la veranda del bungalow o un paio d’ore per fare il bagno in una vasca ricolma di petali di fiori!!

di Gianni

[print-me target=”#post-%ID%”]