Maldive? Sogno o sto ancora a casa?

Racconto di viaggio alle Maldive

Le Maldive distano 8000km e circa 10 ore di volo dall’Italia, hanno +4 ore di fuso orario rispetto all’Italia (+3 d’estate), anche se in qualche isola gli orologi vengono spostati avanti di un’ora, per guadagnare un’ora di sole, all’equatore le giornate durano, infatti, circa 12 ore tutto l’anno ed il sole sorge e tramonta circa alle 6/18. La moneta corrente è la Rufiya, equivalente a circa 105 lire. Nei resort non c’è bisogno di moneta corrente, a parte qualche dollaro per le mance, perché il conto può esser pagato con carta di credito alla fine del soggiorno (previa comunicazione alla reception).

Bodufinholu

Il nostro soggiorno a Bodufinholu, ribattezzata per motivi di marketing “Fun Island”, non è iniziato nel migliore dei modi. Ci è stata assegnata una topaia (in viaggio di nozze!!!), prontamente cambiata dopo le nostre vigorose lamentele. Alla fine, ci siamo scelti da soli la stanza, che si è rivelata essere una delle migliori. In compenso, il personale è decisamente scorbutico ed incapace di gestire le situazioni di emergenza, tipo soccorso medico (non c’e’ medico sull’isola). L’isola è gestita da una decina di ragazzini sui vent’anni, con atteggiamento strafottente da tamarro di periferia, firmati dalla testa ai piedi con le magliette dei calciatori (rigorosamente di squadre italiane). I facchini pretendono mance superiori ai 5 dollari, pena lo sbattimento della porta in faccia. In ogni caso, l’ambiente è perfettamente in sintonia con i frequentatori: una massa di gente urlante a tutte le ore del giorno. Argomenti preferiti di conversazione sono il calcio, le automobili e via come di consueto, il tutto ad altissima voce, anche stando nello stesso tavolo.

Anche le attività sono gestite proprio benino: alle Maldive tutto ciò che fate può essere denominato con il suffisso al gerundio inglese e, per questo, diventa un’attività incredibilmente “in” ed esclusiva, oltre ad acquistare un tono di importanza capitale. Quindi, il fatto di prendere pinne e maschera e farsi un giro in mare si chiama snorkeling, e per farlo dovete pagare 10$ al giorno, quindi portatevi l’attrezzatura da casa, che è meglio (anche perché quella del resort non è proprio in perfette condizioni). Così, tra uno snorkeling, una passeggiatina sulla spiagging, un fotografing i pescing dal pontiling e la più rilassante attività di faring quattro chiacchiering al baring, abbiamo deciso di fare una escursione di una giornata in barca, con pranzo fuori, sport nazionale denominato island hopping (saltello tra le isole). Alla modica cifra di 80$ + 10% di servizio (per due persone), circa 160 mila lire, ci hanno portato ad un villaggio di pescatori, dove fare shopping, a pranzo in un isola deserta (!) e poi a visitare un altro villaggio turistico (!!). Nell’isola deserta, un vero paradiso, c’erano altre tre comitive di italiani, disposte su tre file di tavoli, a mangiare spaghetti. Immaginate la scena: 120 persone, tutte italiane, su una lingua di paradiso bianca e turchese di 50x20mt, a giocare a tressette, mangiare spaghetti, giocare a beachvolley (ebbene si: hanno disposto un piccolo campo sulla spiaggia) e sbraitare a proposito di Fiorentina e Lazio…una cosa fantozziana !

Alle Maldive, e questo pare comprensibile, quanto c’è di locale viene accuratamente mascherato al turista. In altri termini, il turista vive in una riserva, sia logistica che concettuale,in cui di maldiviano entra più o meno nulla, tanto che in otto giorni di permanenza non si impara neanche una parola di maldiviano. Forse, viene da qui la necessità di ribattezzare le isole con nomi inglesi. Ai turisti è proibito uscire dal proprio resort senza previa autorizzazione del governo e senza accompagnatore. All’arrivo a Malé (si scrive con l’accento ,ma si legge “Male”, appunto) si resta colpiti dalla totale assenza di comunicazione con i locali, i quali si limitano a caricare il turista in barca o sull’idrovolante e, senza proferir parola alcuna, accompagnarlo all’isola destinazione del soggiorno. La religione maldiviana è musulmana, quindi vengono adottate regole molto strette in termini di importazione di alcool, carne di maiale, riviste porno che devono essere dichiarate all’ingresso e lasciate in consegna all’aereoporto di Hululé, dietro rilascio di un coupon-ricevuta, da utilizzare per il ritiro alla partenza. Per dare un’idea della severità dei controlli: all’ingresso alle Maldive, abbiamo dovuto consegnare una bottiglia di grappa di riso fatta da un contadino balinese. Non barate, consegnate tutto, anche perché i processi vengono fatti in lingua Dhivei e, generalmente, non consentono un’adeguata difesa dell’imputato. Non fate idiozie con droghe ed altre stupidaggini: se avete la fortuna di restar vivi, è facile che vi becchiate il carcere a vita. In questo clima, la sensazione che si ha è che il turista venga tollerato, più che accolto.

Fortunatamente, le Maldive sono la quint’essenza del paradiso in terra. Spiagge bianche, silenzi assoluti, mare dai colori intensi che sfumano dal verde, al blu ed al turchese, persino nei porti. Notti di luna piena in cui è giorno, e tanto spazio personale. Il tutto in una cornice in cui la vita sprizza rigogliosa da tutti i pori, la vegetazione è di un verde mai visto, il mare pullula di pesci multiformi e multicolori: dai pesci farfalla ai pesci pappagallo che, trattenendo il respiro sott’acqua, è possibile sentire mentre raschiano il reef con i loro possenti “becchi”, i pesci balestra che sembrano disegnati da Mirò, i pesci unicorno, dall’aria minacciosia (ma sono innocui) e poi remore, cernie, razze, tartarughe, squali; per non parlare dell’incredibile spettacolo offerto dalle mante intorno al pontile, due ore di evoluzioni davanti ad una folla di persone estasiate. Questo è il bello delle Maldive, se volete potete non incontrare nessuno e gustarvi il paesaggio incontaminato e silenzioso, nel periodo caldo (da Novembre a Marzo), le piogge sono rare ed avrete l’impressione di essere in paradiso

di Claudio e Marika

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