Un mondo sommerso

Racconto di viaggio alle Maldive

Sono in partenza per le Maldive. Wow, il sogno di tanti. Non ci vado in viaggio di nozze né tantomeno in “dolce compagnia”…sono un’alternativa IO!! Da qualche mese mi arrivano messaggi e-mail con questo oggetto: prigioniero n. 5 scrive da Alcatraz. Il mittente è Elisa che da qualche tempo lavora alle Maldive come animatrice turistica. Si sente sola, percio’ quale miglior opportunità per andare a trovarla, ed unire “l’utile al dilettevole”?

Non so bene cosa mi aspetterà. Anche questa volta i preparativi sono fulminei. Elisa mi procura una stanza nel villaggio dove lavora. Chiedo anche a Lella, che, tra vari pensieri e ripensamenti, alla fine non puo’ rinunciare alla possibilità di andare a trovare la figlia. Dopo aver scartato la possibilità di un volo molto economico con l’Airflot, a causa di un prolungato scalo a Mosca, opto per un volo che parte da Milano Malpensa. In una fredda e piovosa mattina di marzo inizia la mia nuova avventura….Dopo circa 4 ore di macchina, siamo pronte per imbarcarci sul volo che in circa 12 ore ci condurrà nel paradiso dei sub. Il primo scalo è a Colombo, in Sry Lanka. Poi si riparte. Il viaggio è estenuante, fortunatamente il mio posto è abbastanza comodo. Trafile burocratiche alla frontiera e poi una sorpresa. Un omino piccolo magro e scuro ha in mano un cartello con il mio nome! Mi avvicino e chiedo come mai mi sta cercando. L’omino piccolo magro e scuro, inizia ad agitarsi e mi dice che dobbiamo subito correre dagli aerotaxi, altrimenti perdiamo l’unica chance per raggiungere questa sperduta isola. Non ho nemmeno il tempo per recuperare i miei bagagli. L’omino mi assicura che li recupererà lui personalmente e al piu’ presto me li fara’ recapitare. Sono così stanca e frastornata che nemmeno realizzo che sono a Male, ci sono circa 40°, io indosso ancora il cappotto e il maglione, ho lasciato i miei ticket per il ritiro dei bagagli ad un omino piccolo magro e scuro che non ho mai visto , e sto ora correndo, seguendo un omino piu’ giovane, un po’ meno magro ma assai piu’ scuro che mi indica un piccolo autobus…. Salgo con il fiatone ed in evidente sudorazione data la pesante composizione dei miei indumenti.Non ci capisco niente. Il piccolo autobus, semivuoto, parte e dopo qualche minuto ci scarica in una specie di parcheggio per aerotaxi.

Chiedo al personale cosa devo fare e dove devo andare, ma tutti, a quanto pare, ignorano la mia presenza… Dopo qualche minuto un altro omino, piccolo magro e scuro, mi informa che l’ aerotaxi sta per partire. Seguo in gruppetto di turisti, sicuramente in viaggio di nozze. Non ho mai visto, prima d’ora un idrovolante da così vicino. E’ rosso, ha due grossi galleggianti gialli e due eliche sulle estremità anteriori delle ali. E’ piccolissimo. Per entrare devo abbassare la testa. Dentro è ancora piu’ piccolo rispetto alle mie aspettative. I seggiolini sembrano ideati per dei bambini. In qualche modo cerco una posizione abbastanza comoda, che mi permetta di vedere fuori dal finestrino. Il comandante, un omone dalla carnagione bianca e i capelli rossicci, probabilmente un americano o un australiano, entra in cabina di pilotaggio con i piedi scalzi. Trovo la cosa un po ‘ inquietante… L’aiuto pilota è un maldiviano, anche lui piccolo , magro e scuro. Il fragore delle eliche è assordante, ma si plana quasi subito.

E’ una strana sensazione, per niente stabile. Ancora una volta ringrazio dio che non ho paura di volare… Dentro a questa scatoletta rossa la temperatura è soffocante. L’aiuto pilota, forse intenerito dalla mia faccia ormai in ebollizione, gentilmente mi porge il foglio con le istruzioni di soccorso in caso di avaria e mi dice di sventolarmelo in faccia. Ne prende un altro e a sua volta mi sventola. Come aria condizionata è molto artigianale e di quasi nessuno effetto. Le orecchie mi fischiano, ho caldo, il rumore è assordante, ma lo spettacolo che si staglia sotto ai miei occhi, mentre sbircio da un oblo’ è fantastico. Un mare splendente, blu, indaco, azzurro, bianco, talmente limpido che da quassu’ è possibile intravederne il fondo. Poi gli atolli, queste macchie di sabbia bianca che sembrano fluttuare come nuvole in questa distesa che sembra il cielo.

l volo dura circa 3 quarti d’ora. Non riesco ad immaginarmi l’atterraggio di questo attrezzo. Mi aspetto scossoni e botte. Invece è dolcissimo. Non ci si rende nemmeno conto di aver toccato l’acqua. L’aereo si è trasformato in una barca!. Scendo per subito salire su di una barchetta che ci porta in un Isola. Sono convinta di essere arrivata e non vedo l’ora di riabbracciare Elisa. Un’altra sorpresa. Non sono ad Authuruga, ma bensì a Thundufushi. Fortunatamente il personale parla italiano. Il capovillaggio telefona all’isola di Authuruga per sapere il da farsi. Mi spiega che non c’è nessun problema, che un Doni, le tipiche barche dei pescatori sta arrivando a prelevarci. Continuo a non capirci nulla. Ad ogni modo, mi siedo ed inizio l’opera di svestizione che si rivela un po’ antipatica dato che i vestiti oramai mi si sono appiccicati addosso! Piego il cappotto e lo schiaccio dentro alla borsa, mi tolgo gli anfibi e i calzini di lana. Sfilo il maglione e rimango con la canottiera. Mi guardo attorno e mi sembra di essere nel Paradiso Terrestre. Dopo circa mezz’ora, una donna piccola, magra e scura mi informa che la barca sta arrivando. Corro sul pontile e vedo un piccolo puntino all’orizzonte. Si avvicina pian piano e sulla prua vedo Elisa che gesticola. Ci abbracciamo. Non è cambiata per nulla: la solita casinista. E’ abbronzantissima. Salgo sul Doni, questa tipica barca dai colori pastello, che lentamente solca queste immense distese oceaniche. Parliamo, parliamo, parliamo, Elisa spiega che tutti gli scomodi spostamenti successivi al nostro arrivo, sono stati ideati per non farci pagare la trasferta fino alla sua isola. Grazie alle sue conoscenze è riuscita ad intrufolarci nel volo dell’aerotaxi e a farci venire a prendere in aeroporto. Dice che qui la vita è carissima e solo l’aerotaxi sarebbe costato una fortuna!Dopo circa un’ora arriviamo ad Authurugau. E’ bellissima.

E’ un puntino sulla distesa oceanica. Palme e sabbia bianchissima. Non credevo esistessero al mondo luoghi così incantevoli. Sono 24 ore che ho lasciato la mia casa, il viaggio è durato tantissimo, ma ne è valsa la pena. Elisa mi da’ qualche suo vestito, peccato che abbia 2 taglie meno di me, e quindi mi vadino assai stretti. La camera è molto grande,. Ha l’aria condizionata, il letto è in vimini. Il bagno è splendido. E’ a cielo aperto. Rami di una pianta in fiore cadono lungo ai muri piastrellati. L’unico neo è che proprio sul ramo di palma che si trova sopra il water, c’è la tana di una “volpe volante”. Non che io non ami gli animali, ma dover fare i miei bisogni con un mega pipistrello che dorme a testa in giu’ proprio sopra di me, non è che entusiasmi molto. Ok, è innocuo, ma se dovesse cadere? Magari proprio addosso a me?La camera ha delle grandi vetrate che danno proprio in riva al mare. E’ fantastico. La sabbia e’ fine e bianchissima. Cielo e mare si fondono in un unico orizzonte azzurro. Un airone staziona sempre sotto al piccolo albero vicino agli sdrai.

Nei primi giorni mi viene l’impulso di dare definitivamente un taglio alla mia solita vita. I progetti che mi balenano in testa sono di tornare in Italia, licenziarmi, vendere tutto quello che ho (?!), e ritirarmi in un isola sperduta in qualche Atollo delle Maldive. Dopo qualche giorno da vita da eremita, questa idea trasloca definitivamente dalla mia testa. Non andate alle Maldive da single! Non è il posto giusto ed io posso confermarlo. Le isole delle Maldive, sono popolate in prevalenza da coppiette in viaggio di nozze e la cosa non è molto piacevole per chi ci capita li’ da solo. Non so se mi spiego… Un po’ di vita, amicizie da fare…niente. Alle 9 di sera, la popolazione è già a nanna….

Dopo 2 giorni di vestiti stretti, finalmente una barca scarica la mia valigia…

Mi dedico agli sport ed alle escursioni. Non ne salto una. Non che le escursioni qui varino di molto. Vista un’isola, piu’ o meno sono tutte uguali.

Ma la cosa piu’ meravigliosa e’ quella di entrare in contatto con la popolazione del mare. E’ uno spettacolo che lascia senza fiato. Una specie di acquario gigante a portata di maschera e pinne. In qualsiasi punto ci si immerga lo show è incredibile. Mi sento fortunata quando sono sott’acqua, fortunata di poter ammirare questo spettacolo della natura. Un mondo sommerso, colorato, misterioso, affascinante, dove gli abitanti si chiamano pesce farfalla, pesce chirurgo, pesce balestra, fuciliere, pesce angelo, pesce trombetta…Imparo, con i giorni, a riconoscere la flora e la fauna marina. Faccio anche delle immersioni con le bombole così mi regalo un’ulteriore prospettiva di osservazione dei pesci, che nuotano sopra di me. Le Maldive subacquee sono un luogo magico ed incantato .

Avvisto anche qualche tartaruga gigante, nuoto tra piccoli squali, cerco invano di immergermi tra le mante, ma arrivo purtroppo sempre troppo tardi per ammirarle. Quando si è sulla barca, è possibile vedere i pesci farfalla, che volano a filo dell’acqua, oppure farsi inseguire dai delfini che qui sono piccoli e neri …Una sera vado anche a pescare con il tombolino, una rudimentale canna costituita da un filo trasparente con un amo ed un rocchetto di legno. Basta immergere il filo e si pesca sempre. C’è una sovrapopolazione di pesci. Ne pesco parecchi, di verdi, di gialli, di rossi, ma li libero subito, giusto il tempo per fare una foto ricordo.

Le serate sono un po’ monotone. Non c’è mai nulla da fare. In riva al mare faccio abbuffate di cibi dal forte sapore di curry , fumo tantissimo e mi siedo al bancone del bar a bere. Faccio percio’ amicizia con Robin, il barista dell’isola, un ragazzo indiano molto gentile. E’ l’unico cattolico, gli altri, maldiviani, dallo Sry Lanka o dal Bangladesh, anche a causa della loro religione, sono restii a familiarizzare con i clienti. Nelle lunghe serate dal silenzio ovattato, mi faccio raccontare della sua terra, della sua ragazza, degli usi e costumi. E’ interessate. Vorrei andare in India. Quando cala la sera dal pontile si puo’ assistere ad un nuovo spettacolo. Branchi di piccoli squali vengono a riva a cercare cibo. Ci sono anche i trigoni, che, come farfalle, lentamente si spostano nella sabbia. Rimango molto tempo ad osservare questo mondo sommerso, come stessi assistendo ad un documentario in diretta.

I ragazzi dell’animazione, come Elisa, sono tutti un po’ stanchi. La vita alla Maldive puo’ essere molto monotona. Tutti, chi piu’, chi meno, non vedono l’ora di tornarsene a casa. Una sera organizzano uno spettacolino. Un diversivo per loro e per me. Tutto sommato sono bravi, anche se non riesco a trattenere le risate quando vedo Elisa camuffata in strani costumi.

Nonostante in questo luogo il concetto di tempo sia un concetto del tutto astratto, anche questa volta l’ora di tornare a casa arriva…

Con malavoglia ripristino cappotto ed anfibi. In questi giorni mi ero abituata a camminare sempre scalza e l’idea di rinfilarmi 2 kg di scarpe mi fa rabbrividire. Temporeggio fino all’aeroporto, poi comincio la vestizione….

Il viaggio di rientro è lungo , ma ho tempo per chiudere gli occhi e rivedere pesci e spiagge bianche…

di Roberta

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