Viaggio alle Maldive

Diario di viaggio alle Maldive

La nostra avventura Maldiviana iniziò dall’aeroporto di Colombo (Sri Lanka) il 28 Gennaio con un volo Air Lanka su un Atr che durò poco meno di due ore ( per fortuna dei passeggeri fu breve… dal momento che l’unico bagno a bordo fu occupato dal decollo all’atterraggio dal secondo pilota equipaggiato di giornale ! ).
Arrivati allo scalo internazionale maldiviano di Hulule (un isola che funge da aeroporto a 2 Km di mare dalla capitale Malè) ci recammo verso la dogana. Subito mi meravigliai di trovare delle poliziotte locali donne (tra l’altro carine) per giunta senza i classici abiti castigati musulmani, nonostante mi trovassi in un paese fortemente islamico.


Pensai: << forse qui la legge del Corano è seguita all’acqua di rose ! >> ma mi sbagliavo.
Infatti, dopo una serie di domande fatte dalle poliziotte, su che cosa avevo in valigia ( alle quali meccanicamente avevo risposto correttamente: << no Buddha, no alcol ! >>) mi fecero notare attraverso l’aggeggio che controllava le valige con i raggi, una bella sagoma di una bottiglia ! Seguì l’apertura del bagaglio senza conseguenze. La bottiglia che portavo con me era infatti solo lo squisito miele ( nettare ) che sgorga dai fiori delle palme da cocco raccolto artigianalmente nello Sri Lanka. Mi fecero un po’ di storie però quando sfogliarono le riviste di mia moglie ( che legge durante i lunghi voli ) che essendo di tipo medico riportavano le solite pubblicità dove culi e tette venivano sfoggiati alla grande anche solo per reclamizzare un lassativo o un’acqua minerale ! ( …come spiegarlo ad una poliziotta maldiviana ? )
Il viaggio proseguì su un pulmino che ci portò nella parte “domestic flying” dell’aeroporto, cioè il molo dove attraccavano gli idrovolanti ( Maldivian Air Taxi ), dei Twin Otter turboelica da una ventina di posti, nuovi e ben tenuti che con al massimo mezz’ora ti portano dappertutto evitando le lunghe ore di tragitto in mare ( per chi sceglie la scomoda soluzione della barca ).
Ci si può spostare anche in elicottero, ma sconsiglio…questi ultimi sono vecchi mezzi russi, in uno stato pessimo ( io stesso vidi volare elicotteri arrugginiti e con vetri rotti ! ), pare senza pezzi di ricambio da anni e che talvolta hanno causato tragedie…ma di questo ne parliamo più tardi.
Il volo fu perfetto e molto piacevole, approfittai per fotografare il meraviglioso paesaggio si presentava sotto di noi: una distesa azzurra costellata di atolli circolari bianchissimi con al centro le lagune. Dopo 25 minuti atterrammo dolcemente sul mare piatto ed attraccammo al molo della nostra isola: Kudafolhudhoo nell’atollo Ari presso il Nika Hotel

Per la prima volta il luogo superava in bellezza le stesse foto riportate sui depliants. L’isoletta rispettava in pieno tutti i canoni del sogno tropicale: dimensioni di pochissime centinaia di metri, sabbia bianchissima, mare blu, una vegetazione tropicale con palme da cocco chine sulla spiaggia, pesci piccoli e grandi coloratissimi a riva, minisqualetti a vista, calma e silenzio totali, sole accecante. Ricordai che l’ultima volta che mi trovai in uno scenario del genere fu quando mi feci fotografare in costume dietro il mega-poster tropicale che avevo comperato ed attaccato, molti anni prima, nel mio salone ! …della serie: “quando i sogni diventano realtà !”
Ritornai bruscamente alla realtà quando ci venne incontro una ragazza, che spiegandoci un po’ tutto quello che si poteva fare nella meravigliosa isola ci consigliò di lasciare ai vari ragazzi delle “valige” almeno cinque dollari Usa di mancia !!! ( ne diedi 2 ! ) nonchè un certo “gruzzoletto” alla fine del soggiorno alle varie persone dello staff !…

L’isola era veramente bella, molto bella, adatta a chi, come me, piaceva fare delle “vere” vacanze di mare, di quelle dove ci si alza all’alba e si va a dormire dopo cena a contatto con una natura ancora abbastanza intatta, lontano dal caos e dall’invadenza della gente. Il bungalow, poi era meraviglioso ! Ce ne erano appena 27 ( il mio era il n.11 ), tutti perfettamente integrati nella natura e tutti schermati otticamente tra loro dalla vegetazione, dotati di spiaggia privata e “tratto” di mare privato, delimitato da muretti di sassi ( era infatti impossibile e vietato fare il giro dell’isola via spiaggia ). I tratti privati erano talmente ampi e ben divisi dagli altri da poter stare in acqua o sulla sabbia senza vedere o sentire nessuno: un vero paradiso…tant’è che chi voleva, praticava tranquillamente il nudismo !
Il bungalow era ben arredato e grande ( ho calcolato ad occhio 60-70 mq…come casa mia ! e c’era persino un bungalow più grande ! ) dotato di ampio salone che dava direttamente sulla spiaggia ( a meno di 10 metri dal mare !, dotata di ombrellone e lettini ) con divani, ventilatore a soffitto, piante ed una grande nave alla parete, una bella stanza da letto arredata in stile marinaro con tenda anti zanzare ( non servì assolutamente ! ) con doppio ventilatore ( soffitto, pavimento ) e con davanti una serie di finestre sulla parete circolare che una volta aperte davano l’impressione di dormire su una nave ( erano tarate in modo da far vedere il mare, ma non la spiaggia ) ed un bagno molto originale al quale si accedeva non con una porta, bensì tramite un corridoio a “chiocciola” !  …inutile dirvi che anche il bagno era gigantesco con mega doccia e palmette da cocco vere all’interno ! Tutto molto esclusivo…molto di gusto e molto pulito ( ogni giorno, con la massima discrezione, mentre eravamo in acqua, la stanza veniva pulita, le lenzuola cambiate …l’unico piccolo neo: qualche scarafaggetto sotto il lavandino, giornalmente “annientato” dall’insetticida spray fornito dalla direzione ). Tra le altre dotazioni della stanza, anche un telefono e delle candele ( ma io avevo la mia “fida” torcia elettrica ) per i fermi di corrente praticamente giornalieri ma molto brevi. Una cosa che mi fece piacere ( e sfruttai alla grande ! ) fu la possibilità presso la reception di utilizzare un pc collegato ad internet con il quale risparmiai un sacco di soldini evitando di telefonare ( 5 US$ al minuto ) mandando delle Email ( 2 US$ per messaggio ).
Ma veniamo alla solita “fantozziana” ( ma purtroppo in questo caso triste e non tanto per me ! ) vicenda che poteva accadere a chiunque in vacanza. Mentre stavamo gioendo per la paradisiaca sistemazione, appena posate le valigie, squillò il telefono: una voce tra il singhiozzante e l’incazzato inveiva e piangeva all’apparecchio: erano i nostri cari !
Non immaginammo subito cosa fosse successo ma pian piano capimmo : eravamo partiti dallo Sri Lanka la mattina ed eravamo arrivati alle Maldive con i soliti ritardi aerei. Nel frattempo in Italia avevano dato in Tv la notizia di una coppia di romani morta a causa di un elicottero precipitato. La notizia era stata falsata all’inizio dicendo che si trattava di un elicottero partito da Colombo ( in realtà la sfortunata coppia si era mossa da un isola maldiviana per recarsi all’ospedale di Malè a causa di una frattura ossea ). Purtroppo l’ignoranza può giocare brutti scherzi: mettete il fatto che eravamo in ritardo e che avevano tutti già tentato di telefonarci in stanza senza risultati, aggiungete il fatto che i nostri genitori, parenti, colleghi ed amici non capiscono ( perchè non sono mai usciti dall’Italia o dall’Europa ) che in un viaggio internazionale è normale accumulare anche un forte ritardo, aggiungete il fatto che per tutti loro eravamo l’unica coppia di romani e forse di italiani alle Maldive ( come fossimo in spedizione in un territorio inesplorato e selvaggio ), aggiungete il fatto che a nessuno è venuto in mente che un elicottero difficilmente avrebbe fatto una tratta così lunga dallo Sri Lanka alle Maldive e aggiungete l’incredibile fatto che nessuno sapeva bene la differenza tra un idrovolante ed un elicottero…tirate due somme e il verdetto fu: sono loro ! e sono morti…senza dubbi !
Mia madre praticamente svenne cadendo nella più grande disperazione, i due con-suoceri si misero in perenne contatto telefonico perchè la speranza ” è l’ultima a morire” e l’ufficio ( dai colleghi ai dirigenti ) sintonizzò la radio sui telegiornali e compose varie volte il numero della Farnesina, la quale giustamente non rilasciò per telefono i nomi degli sfortunati turisti, bensì potè solo escludere i nostri ! Chiarito l’equivoco, tutta l’apprensione accumulata si scaricò per settimane e mesi su di noi, “sciagurati ed incoscienti avventurieri dell’ignoto” ! Non vi dico cosa ci dissero quando dopo due mesi partimmo per l’Egitto prenotando contemporaneamente per l’estate Seychelles e Mauritius ( avevamo deciso di passare almeno due anni da leone ! …e di cambiare un pò aria ! )
Ripresi con difficoltà dall’impatto iniziale…ci buttammo in acqua. Che ricca snorkellata ! Praticamente a riva, iniziava una serie di corridoi di corallo ( in parte morto…in parte ancora vivo, colorato di rosa e di azzurro ) pieno di pesci di ogni tipo ( nonostante l’acqua fosse alta meno di due metri ) che seguirono il nostro nuoto. In particolar modo ricordo un grande pesce Balestra-Titano, dai possenti denti, che si fece accarezzare ed uno squaletto pinna nera di mezzo metro che ci seguì tutti i giorni molto incuriosito ! Immediatamente dopo il bagno-asciuga c’era anche la tana di una murena gigante di un paio di metri !Ma il meglio venne ad una ventina di metri dalla riva, al reef, che scendeva bruscamente a 30 metri e sul bordo del quale brulicava nella limpidissima acqua un “ingorgo” trafficato di vita !
Se poi volevo essere sommerso totalmente dai pesci ( alcuni molto grandi come enormi pappagalli oltre che balestra ) bastava portare po’ di pane ( lo sò, non è molto ecologico…ma… ) utilizzando, per non bagnarlo durante il breve percorso sino alla barriera, la ciotola di plastica galleggiante che si trovava all’entrata del bungalow ( serviva per pulirsi i piedi dalla sabbia immergendoli nell’acqua prima di entrare in salone ).
Inutile descrivervi nel dettaglio la fauna: basta guardare le foto !
Che bello, dopo tanto girare culturale nello Sri Lanka ( consiglio ), riposarsi al dolce far niente di un’isola così tranquilla…sentii il sole ricaricarmi le batterie !
La sera mangiammo in riva al mare un ottimo menù a base di cucina locale ( la preferisco ) ed ottima cucina italiana ( addirittura la pasta era Barilla ! ) , birra o vino ( sconsiglio quest’ultimo per l’altissimo prezzo ), facemmo una passeggiata all’interno dell’isola e poi…a nanna.
Per la prima volta mi sembrò di essere più turista che viaggiatore ( ma in fondo mi sbagliavo )…ma era così piacevole !
L’isola non offriva alcuna animazione diurna o notturna ( proprio come cercavo io ! ) ad eccezione di qualche serata dedita al voler spennare ( ma con me non attaccò ) a tutti i costi i villeggianti ( consapevoli ) tipo la “serata dei canti dei pescatori” ( con mance ), la serata “bingo” e le molte serate di “corsa dei paguri” ( scommesse ).
Ma la bellezza del Nika fu proprio la assoluta libertà di scelta del proprio modo di “vacanzare” !
Al centro dell’isola vi era l’unico viottolo, immerso nel verde che univa il molo d’attracco con il ristorante, passando per le stradine di accesso all’entrate posteriori dei bungalows. Lungo il viottolo c’era anche una grande vasca contenente piccole testuggini e carancidi ( tonnetti ) adulti. La costruzione forse più curiosa che incontrai fu la moschea, una costruzione piccola ma completa nelle sue parti composta da una stanza per pregare e la “classica torre”, sembrava una miniatura ! Mi spiegarono che era stata costruita per il personale interno al villaggio che per poter lavorare l’intera giornata sull’isola aveva bisogno di un luogo di culto per pregare alle ore prestabilite. Non entrai per rispetto, nè feci fotografie ma volli sbirciare da lontano. L’interno era bianco e spoglio, arredato solo con una piccola libreria.
Ho sempre ammirato dell’islamismo la mancanza di simboli, immagini sacre, quadri, statue, raffigurazioni e quant’altro possa rimandare ad un culto ( come accade ad esempio nell’adorazione dei nostri santi cristiani ), che talvolta assomiglia più ad un politeismo che ad un monoteismo. Un’altra cosa che ammiro in questa religione ( che non per questo condivido ) è la grande percentuale di praticanti effettivi, nonostante la preghiera richieda un certo impegno quotidiano. Una religiosità che noi cristiani abbiamo perso da molto tempo. La “preghiera rituale” è uno dei cinque pilastri dell’Islam, una delle regole sacre di Maometto. Un rito che coinvolge l’intero corpo ad iniziare dalle “abluzioni” ( il lavaggio del corpo, essenziale per un musulmano, prima di rivolgersi a Dio ) fino alla testa, china sul tappeto, il tutto stando seduti in ginocchio, a piedi nudi, in direzione della Mecca nel massimo raccoglimento interiore…
Il giorno seguente demmo un’occhiata alla lista delle escursioni : escursioni di diving, escursioni di pesca d’altura ( il pesce pescato, soprattutto enormi tonni e cernie veniva esposto come un trofeo appeso vicino la spiaggia e poi cucinato nel ristorante ), escursione alla capitale Malè, escursione al villaggio dei pescatori, escursione all’isola Honey-Moon ( gratuita per i neo-sposetti )…scegliemmo di fare subito quest’ultima !
Il nome era tutto un programma: così la mattina dopo, un “dhoni”, la tipica imbarcazione di legno maldiviana dalla caratteristica prua a scimitarra, ci portò nell’isolotto disabitato di fronte ( circa 10 minuti ) chiamato Nathiveri Finolhu, ma ridenominato ( come tutti gli isolotti di fronte alle isole-hotel ): Honey-Moon. L’isolotto era in realtà una striscia di sabbia in mezzo all’oceano, senza costruzioni e dalla vegetazione bassa e rada. Fummo portati e lasciati lì, soli come Adamo ed Eva, con acqua minerale ed ombrellone, per poi essere ripresi dopo un paio d’ore. Capite da soli cosa si fa normalmente in queste circostanze…anche per rispetto della antica tradizione maldiviana di post-cerimonia matrimoniale.
La consiglio a tutti coloro che non hanno mai provato ( …ma anche a quelli che hanno provato ! ) a fare l’amore in santa pace sulla spiaggia, nell’acqua, sui cespugli, sotto l’ombrellone, sotto il sole…ehm !…penso di aver reso l’idea !
Al ritorno i pescatori ci offrirono un corroborante cocco ( avremmo preferito uno zabaione ! ).
Volò, ahimè veloce!, la settimana, nel relax e nella massima spensieratezza ! …una vacanza che consiglio però solo alle coppie più rodate e romantiche poichè se non si è in perfetta sintonia si rischia di scoppiare !
Io e mia moglie passammo una delle più dolci vacanze tra un bagno di sole ed una snorkellata ( portatevi dall’Italia le macchinette fotografiche subacquee, anche solo usa e getta !!! ), in perfetto accordo sia tra noi che con la natura. Di giorno si stava in spiaggia, magari all’ombra di una palma ( che ci forniva talvolta un self-cocching ) guardando le pinne dei pesci agitarsi sulla superficie del mare, le piccole iguane guizzare tra la vegetazione ed i pipistrelli giganti ( volpi volanti ) diurni volteggiare tra gli alberi, mentre al tramonto si assisteva al pezzo migliore della giornata.
Bisogna provare per poter capire le sensazioni di pace che provammo al tramonto, in spiaggia, nel silenzio più assoluto, con un mare piattissimo e zitto come un laghetto di montagna, osservando il caleidoscopio di colori all’orizzonte ed annusando il profumo della salsedine nell’aria ! La suggestione aumentò quando il silenzio venne spezzato dai canti lenti e continui, quasi delle nenie, delle preghiere dei musulmani che risuonavano nell’aria, provenienti da lontano, dalle isole dei pescatori.
…chiaramente prima del calare del sole ( anzi talvolta durante ) facevo sempre l’ultimo snorkeling della giornata !
La mattina presto, invece, ci veniva a trovare tutti i giorni un grande airone che praticamente incollato a noi, aspettava il momento in cui distribuivamo ( da riva ) il pane ai piccoli pesci per poterli acchiappare ( una perfetta simbiosi uomo-uccello :- )Prima di andare via, prenotammo la gita a Malè, la capitale, per poter vedere uno scorcio meno turistico della vita maldiviana. Fu costosetta ( 65 US$ cadacranio ) ma ne valse la pena sia perché fu interessante, sia perché ci occupò il lungo tempo che avremmo altresì dovuto passare all’aeroporto: infatti la mattina presto lasciammo la stanza e dovemmo partire dal Nika, mentre il nostro volo per Dubai-Italia era previsto per le 2,15 di notte !
Partimmo dunque la mattina dal Nika con il comodo Maldivian Air Taxi ( l’ idrovolante bianco-rosso o tutto-giallo ) facendo, per nostra fortuna, scalo intermedio in un villaggio di pescatori. Approfittai per dare un’occhiata nel paesino dalle case basse, visto che durante la permanenza non avevo fatto l’escursione. Riprendemmo il viaggio per l’aeroporto internazionale. Qui, dopo aver preso un pulman, salimmo su un “dhoni” che con il mare non proprio calmo ( anzi mosso ) ci portò nella capitale Malè a circa 2 km dall’aeroporto.
L’isola ( lunga al massimo due chilometri ) che contiene la capitale, è praticamente interamente costruita ed è l’unica città delle Maldive.
Nonostante fosse piccola ed avesse poche strade, sul lungomare facevano avanti ed indietro ( ce l’avete presente, nei nostri paesi, quei corsi che la domenica si animano di persone che passeggiano avanti ed indietro ? )…delle grandi automobili giapponesi nuove, guidate da ragazzi che a passo d’uomo sfoggiavano tutti i mega-watt di potenza delle loro autoradio ! Il resto della città era il regno delle biciclette. Nella gita era compresa nel prezzo una sosta di qualche ora presso un hotel diurno. Approfittammo dunque per schiacciare un pisolino prima della visita vera e propria e per lasciare in custodia il bagaglio. Il pomeriggio una guida in lingua quasi-inglese ci venne a chiamare per iniziare il giro…ovviamente a piedi. La città si mostrò in tutta la su veridicità. Molto suggestivo fu il mercato del pesce ( che come molti mercati orientali era animato anche la notte ) rifornito a tutte le ore dal vicino molo. Il pesce veniva accatastato in terra ( l’olezzo era veramente forte ! ed il pericolo di scivolare sul sangue pure ! ), soprattutto tonni e barracuda.
Fu bellissimo assistere ( e poter fotografare ) tra la calca generale dei commercianti, l’arte del pulire il pesce…una velocità e precisione impressionanti. Il giro continuò la sera nel mercato coperto ortofrutticolo; anche qui notai la quantità e la varietà di frutta tropicale importata e la semplicità e cordialità della gente che ad ogni nostra domanda ci regalava il cocco da bere, il frutto dell’albero del pane da mangiare, la spezia da annusare…
Molto caratteristico fu anche il mercato scoperto dove vendevano di tutto…purtroppo in un cartone, un vecchio vendeva persino le uova di tartaruga da mangiare ! Gli stretti vicoli interni brulicavano di negozi, negozietti e bancarelle.
Immancabile la sosta al negozio di souvenirs ( compare della guida ) dove a prezzo senz’altro più ragionevole che al villaggio turistico si poteva acquistare di tutto ( contattare prima, naturalmente ) in qualsiasi valuta, lire italiane comprese ! Notai, anzi, all’entrata, sopra la cassa, un poster della Juventus ! ( scommetto messo appositamente per far sentire più a loro agio i clienti italiani più spaesati ! ) Parlai a lungo con la guida. Innanzitutto gli chiesi come mai in giro non vedevo donne e mi rispose in inglese : << …e dove dovrebbero andare le donne ? stanno felicemente a casa ! >> …allora continuai: << ma non ne vedo neanche una alla finestra !!! >> e l’uomo mi rispose <>
A questo punto fui bersagliato di domande sulla vita degli italiani e quando seppe che venivo da Roma disse con vanto culturale : << ahhh…la città del Papa…del Papa americano ! >>. Cercai di spiegargli che era polacco…ma non capì, ripetendo : << I know that your pope is not Italian but American…I know…I know !!! >>
L’escursione continuò all’antico cimitero, dove le lapidi a seconda se si trattava di uomini oppure di donne avevano una forma diversa ( quelle degli uomini avevano una protuberanza in cima ) sino alla moschea di Hukuru Miskiiy ( che però potemmo ammirare solo dall’esterno e nel piazzale perchè l’ingresso era vietato agli “infedeli” ). Poi passammo al centro islamico Masdjid-al-Sultan Mohammed Thakurufaanu-al-A-z-am che può ospitare sino a 5.000 devoti.
Un’altro edificio che vedemmo dal di fuori fu il palazzo presidenziale ( con guardia armata ), il Mulee-Aage, fatto costruire dal sultano Shamsuddeen III per suo figlio, immediatamente prima della prima guerra mondiale.
Altri luoghi di interesse furono il parco pubblico del Sultano, rimanenza di una grande villa appartenente all’ultimo sultano e distrutta con l’avvento della repubblica, con l’annesso museo nazionale contenente anche oggetti buddhisti del periodo pre-islamico.
La sera ci portarono in un ristorante-bar all’aperto e poi ci accompagnarono via mare all’aeroporto dove ( facendoci saltare una lunghissima fila ) ci fecero il check-in, pagarono la tassa di uscita ( 20 dollari Usa ) e ci salutarono…
Stefano Ruffini ( Steve )

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