Magica Malaysia

Racconto di viaggio in Malesia

…eccoci qui: ore 5.15 in Malpensa, con i nostri mega zaini e i trolly, pronti per incominciare questa nuova avventura chiamata MALAYSIA!!!!
…il primo volo puntualissimo ci porta alla nostra prima destinazione: Francoforte.
Siamo solo di transito, facciamo subito il chek-in al banco della Malaysia Airline e ci dirigiamo verso l’imbarco. Nella sala d’aspetto ci vediamo circondati da gente stranissima. La maggior parte sono asiatici ben vestiti, con orologi di valore, telefonini ultramoderni, pc portatili, ci sono anche degli estrosi cantanti con i loro strumenti, in netta minoranza siamo noi turisti.
Ci imbarchiamo e ci accorgiamo subito che su questo aereo non mancano le comodità…ognuno ha il suo televisore dove può scegliere come passare il tempo, tra una lista di film, giochini, notiziari…peccato che siano tutti in inglese e tedesco!!!!!!…chi ha pane non ha denti!
….comunque 12 ore passano e facciamo scalo a Kuala Lumpur in un avveniristisco aeroporto che potrebbe dare tranquillamente dei punti a Malpensa!!
Qui sono le 6.00 della mattina, in aeroporto non c’è molta gente, fa un freddo caino dovuto all’aria condizionata e ogni tre per due una voce all’altoparlante fa i suoi annunci iniziando con un Pirimpam…..ma cosa diavolo vorrà dire!?!?
Dato che già di nostro siamo sballati, con l’aggravante del fuso orario decidiamo di fare colazione in un locale della catena Chili Burger ….il nome è tutto in programma, ma con un panino piccante e una birretta si incomincia bene la giornata! Il cameriere è simpatico e ha deciso di farci un piccolo corso di malesiano così tra un selamat pagi e un terima kasih….riusciamo anche a sapere cosa significa Pirimpam: passeggeri……adesso ci è più chiaro tutto!
Comunque con la panza piena si ragiona meglio e cerchiamo un angolo appartato dove accamparci per noveeeeeeee ore!….Dall’Italia ci eravamo premuniti di carte da gioco, carte da uno, cluedo…ma ci secchiamo tutti e quattro stesi sui divanetti , abbracciati ai nostri bagagli e meno male che abbiamo puntato la sveglia altrimenti : ciao aereo!

Assonnati, ma felici di riprendere il nostro viaggio saliamo sull’ultimo aereo e dopo un’oretta atterriamo a Kota Bharu.
L’aeroporto è molto alla buona, niente che faccia pensare neppure a una lontana parentela con quello di Kula! Comunque sia, sto per realizzare un sogno della mia vita (mi accontento di poco!): all’uscita ci sarà un omino con un cartello con il nostro nome ad aspettarci…..è una bella sensazione essere attesi dall’altra parte del mondo!…..dunque….: mr Bough…..AVIS…mr Graw ….orientel tour…..mmm….forse un imprevisto ha fatto ritardare il nostro omino…sono le 16.00 attendiamo un pochino…
…intanto qui fa caldo, l’aria è umida….e l’aeroporto chiude!….già, proprio così, tirano giù la saracinesca e tutti se ne tornano a casa!….sono le 16.30….e noi?..poveri tapini abbandonati in terra sconosciuta…! Ci arrangiamo da noi….sulle prime siamo tentati di andare a piedi trascinandoci dietro le nostre casette poi, a scanso d’ equivoci decidiamo, di prendere due taxi per andare al porto…..
..hem, meno male abbiamo preso un taxi….ci sono circa 40 minuti di strada a manetta!!!….ma sti malesiani guidano come gli egiziani!!!!???…non è possibile!…hanno pure la guida a destra e, ogni tre per due, mi sembra di andare a schiantarmi contro qualche macchina!…..Intorno a noi il paesaggio è abbastanza desolante…capanne, moschee, casette sgarruppate, folcloristici mercati, palme, banani, tabacco, bambini da tutte le parti che sembrano divertirsi con qualsiasi cosa….il paesaggio ci scorre accanto molto molto velocemente, e sto vandalo di taxista si inchioda solo per fare attraversare mucche, capre, galline, ma alla fine riusciamo a raggiungere il porto. Porto???..bhè è un eufemismo chiamarlo porto…tutto può sembrare, ma non un porto!….ci sono degli endemici che oziano sulle sedie di plastica bianca e scrutano incuriositi gli zaini e ridono …..mmm….mi innervosiscono!
…intanto arriva il nostro jetty. I passeggeri che ritornano sulla terra ferma sono fradici…quale mala sorte ci attende?…abbiamo beccato il pirata della Malaysia a farci da Caronte?
Sono le 18.40 circa, caricano i nostri bagagli sul jetty e ci indicano una spiaggia vicina dove ci passeranno a prendere per non rischiare di incagliarsi nella sabbia. Da qui possiamo veder le kolek ossia le tipiche imbarcazioni malesi , sono bellissime tutte di legno coloratissime . Siamo tropo contenti, finalmente approderemo a Perhentian, non vediamo l’ora di arrivare e magari farci il primo puccio….! Illusi, siamo degli illusi, infatti mentre guardiamo il marinaio manovrare il jetty per venirci a prendere rimaniamo impalati a guardare la barca che si incaglia in una secca in men che non si dica!

A posto siamo! Incomincia ad arrivare gente da tutte le parti, tutti in acqua a spingere, siamo stupiti dall’impegno che tutti ci mettono per rimettere la barca in condizione di imbracarci, spingono in tutti i modi, ma intanto l’acqua si abbassa sempre di più e notiamo che i ragazzi hanno l’acqua alle caviglie!!…Sono le 20.00 ci rassegniamo a trascorrere la notte in qualche alberghetto di fortuna nelle vicinanze….ma, quando ormai le speranze di imbarcarci sono sotto zero, ecco che la barca si muove, riescono a farci a salire! Li ringraziamo tantissimo sono stati dei grandi veramente! Intanto intorno a noi cala il buio….appena usciti dal porto il barcaiolo ci dà prova della sua guida “sportiva”, tanto vero che una signora francese incomincia a dare segni di malore e il bimbo francesino che fino ad ora gridava ouiiiii, adesso si tiene bene ed ed è sbiancato di colpo….ma il pirata, incurante di tutto e di tutti, prosegue nella sua corsa! La cosa che però ci preoccupa non è tanto la velocità quanto la totale mancanza di luci di segnalazione, a parte una torcia che ogni tanto un ragazzo sventola accendendola e spegnendola nel buio pesto! Dopo circa 40 minuti scorgiamo delle luci fioche sulla costa di quella che dovrebbe essere Perhentian. Siamo arrivati….e l’arrivo è a dir poco fantozziano, infatti buttano tutti i bagagli sulla sabbia e ci fanno saltare in acqua, sembra uno sbarco clandestino e le risate non si risparmiano di certo!

Il resort ci appare tranquillo e molto spartano. I bungalow esternamente sono molto belli, mentre gli interni possiamo dire sono dignitosi. Corriamo a cena con una fame da lupi e ci rimpinziamo di frutta tropicale che non ho mai mangiato. C’è di tutto: angurie, meloni, agrumi, banane, cocchi, papaye, starfruits, manghi, ma i più gradevoli e particolari soni i mangosteen e i rambutan che non avevo mai né visto né assaggiato in vita mia. Il mangosteen è squisito, ha le dimensioni di una piccola arancia .la sua buccia è di color porpora scura, mentre all’interno ci sono sei piccoli spicchi bianchi, simili all’aglio , ma il sapore agrodolce è paragonabile a un misto tra uva e fragole. Si dice che la regina Vittoria avesse offerto un’alta ricompensa a chi le avesse portato un mangoteen intatto dall’oriente. Il rambuatan invece è tutto un programma. Il suo nome significa spinoso ed è infatti ricoperto da morbide spine rosse e verdi. Le dimensioni sono simili a una grossa noce. Una volta sbucciato questo frutto somiglia molto al litchi e ha una polpa fresca e gustosa intorno a un grosso nocciolo centrale.
Il primo giorno è tutta un’esplorazione. Il resort si trova praticamente immerso nella giungla e non mancano i primi incontri con gli animali: scoiattoli, scoiattoli volanti, varani, lumache dal guscio a torre, scimmie e anche le piante sono spettacolari altissime con rampicanti dalle foglie enormi. Sono incantata a vedere la vegetazione maestosa e tanto rigogliosa.dopo la colazione andiamo in spiaggia. Niente è sotto le nostre aspettative, la spiaggia è bellissima si tratta di una piccola baia di sabbia bianca circondata da una vegetazione molto rigogliosa e da un mare dalle acque limpide e calde : il paesaggio è favoloso sembra veramente di essere in una cartolina, ma il meglio deve ancora venire perché alle 9.30 la spiaggia è in ombra e i colori sono un po’ sbiaditi ma con il passare delle ore il sole si alza e i colori si fanno più accesi ed è uno spettacolo! Oziamo per tutta la mattina, e nelle prime ore del pomeriggio decidiamo di attivarci e di noleggiare i kaiak per circumnavigare l’isola. Circumnavigare è una parolona grossa e noi, che non facciamo parte della famiglia Abbagnale, una volta superato il primo promontorio, sbarchiamo su una piccola spiaggetta isolata e senza anima viva se non un gabbiano che non sembra affatto disturbato dalla nostra presenza.
L’acqua è cristallina la spiaggia è piccola e circondata da palme che si allungano verso il cielo azzurro .Ci facciamo un bel bagnetto in questo minuscolo paradiso prima di ritornare al resort.
Decidiamo di passare la serata alla scoperta del lato orientale dell’isola dove, da quanto capiamo, si svolge la vita sociale di turisti e di malesiani. Raggiungiamo questa parte dell’isola attraverso una passerella di legno che si addentra nel buio della giungla e che costeggia la spiaggia. Qui troviamo dei localini molto molto pittoreschi, non sono propriamente dei locali, sono alcuni tavolini sulla spiaggia, oppure delle piccole verandine con dei posti a sedere. La cosa certa è che qui si mangia bene il pesce, lo intuiamo dal profumo e dalle espressioni dei turisti che sembrano gradire la cucina malesiana.
Ci fermiamo a bere in un barettino che credo non mi dimenticherò mai, perché è molto semplice, la scelta delle bibite è scarssissima, ma l’atmosfera che regna qui è a dir poco impagabile e magica e tutto appare così disgiunto dalla solita routine quotidiana, dal nostro traffico e da tutte le imposizioni.

Il giorno dopo siamo pronti per la prima immersione.
Alle 9.30 raggiungiamo Teng, il nostro accompagnatore subacqueo e incominciamo la vestizione. Attrezzati come degli astronauti veniamo trasportati sul punto d’immersione con una barca.
Ci troviamo a Panglima abu, e ci immergiamo. A differenza dal Mar Rosso non vengo colpita dalla moltitudine di pesci colorati, ma dalla quantità e varietà di corallo. Non ho mai visto così tante distese di corallo interminabili, di tutti i colori, verdi, gialli, rossi, duri, molli, striscianti e rampicanti, e si snodano tutti a perdita d’occhio. Ci sono anche delle specie di alberelli di Natale fosforescenti ,alti al massimo 5 cm, sono gialli, rossi, verdi, blu e si comportano tali e quali gli spirografi: si ritirano al minimo spostamento d’acqua e rifioriscono subito dopo. Sono veramente molto belli e trascorro tutta la tappa di sicurezza a giocarci. Anche nel pomeriggio ci dedichiamo alle immersioni e ci rechiamo a Paum reef . Anche qui non mancano le distese di corallo.
Una volta tornati al diving e riposta l’attrezzatura, la nostra attenzione viene attirata dall’omino delle barche che ci indica un ramo di albero su cui si è mimetizzato un serpente verde. Con molta disinvoltura se lo prende su un braccio e se lo fa scivolare addosso e mi permette di accarezzarlo. E’ morbidissimo, sembra ricoperto di vellutino, e, al contrario di quanto immaginavo, non è freddo, ma tiepidino. Mentre lo accarezzo Teng sfila i pesi da una cintura di zavorra all’urlo di : the big one…., me la lancia sul collo…..credo di aver perso almeno 10 anni di vita e di essere diventata la barzelletta dell’isola!….
Questa sera usciamo a cena e ci rechiamo da Mama’s Place. La struttura è tipica dell’isola, è una sorta di veranda rialzata da terra, tutta di legno. Anche qui l’ambiente è molto familiare, ci sono bimbi da tutte le parti che mangiano e giocano, i tavoli e le sedie sono di plastica coloratissimi.
Il locale è gestito da una allegra, simpatica, paciarona signora che ha tutta l’aria di aver capito tutto del bussines del suo locale. Scegliamo dalla ghiacciaia il pesce: tre bei pescioni , che ci verranno serviti grigliati con una deliziosa salsina di ananas e aglio, il tutto accompagnato da riso, verdure, frutta, acqua e coca…..alla modica cifra di L.15.000 a persona!
Anche questa sera andiamo a bere il succo d’ananas al Perhentian cafè, ormai lo abbiamo eletto locale in!

Nei giorni a seguire ci dedichiamo allo snorkeling e vediamo angoli dell’isola veramente unici e spettacolari.

Il primo punto di snorkeling che ispezioniamo è l’isola di Harawa in compagnia di Daniela e Maurizio, una coppia di Pavia molto molto simpatica.
Harawa è un’ isola disabitata raggiungibile con una mezz’oretta di taxi barca.
La spiaggia è bianchissima, la sabbia è “borotalcosa”. Alle nostre spalle si apre la giungla incontaminata e inaccessibile. L’acqua è limpidissima e già da riva si vedono branchi di pesci sergente.
Armati di maschera, snorkeling e pinne entriamo in acqua. Il fondale è veramente favoloso, è ricco di pesci di tutte le dimensioni, colori, fattezze e i coralli regnano ovunque. Ci soffermiamo a prudente distanza a osservare un balestra preparare il suo nido….certo che un balestra così grande non lo avevo mai visto!!!

Nei giorni seguenti abbiamo un calendario ricco di gite. A noi si uniscono anche Valeria e Ruggero, una coppia mezza brasiliana e mezza romana, e insieme facciamo il trip dell’isola con il taxi barca, fermandoci in alcuni punti a fare snorkeling. Davanti a Long beach i fondali sono pieni zeppi di tridacne coloratissime, sono fucsia, viola, turchesi, blu, verdi, gialle e ce ne sono di tutte le misure da quelle minuscole, che fanno quasi tenerezza a quelle grandissime. Il fondale è uno spettacolo, infatti non so più da che parte guardare, anche perché a me piacciono un sacco le tridacne e mi diverte un casino farle aprire e chiudere. In un altro punto, invece, incontriamo una simpatica tartaruga che si ferma a giocare, noi la inseguiamo quasi annaspando e lei con molta naturalezza ci scappa via, d’altronde siamo nel suo regno!
La serata come al solito trascorre tra una chiacchierata e una risata al Perhentian caffè, ma stasera abbiamo una variante: raccogliamo su un sentiero una noce di cocco e abbiamo tutte le intenzioni di aprirla. La noce di cocco, caduta della palma, non è proprio come quelle marroni che compriamo al supermercato….intorno al guscio che siamo abituati a vedere, c’è una sorta di “mallo” verde, molto duro e legnoso dello spessore di 4 o 5 cm, ma ormai siamo decisi nella nostra opera. Per prima cosa l’Adry con il coltello da sub toglie la scorza verde e poi come due selvaggi lui e il Roby girano con il cocco in mano e lo scaraventano contro qualsiasi cosa dura e spigolosa…è ‘na bella guerra, ma alla fine ritornano vincitori (non senza aver creato un black out in parte del resort…un incidente o dei vandali…?) e beviamo un cocktail di cocco e rum. Essendo una noce giovane, la polpa non è formata e dura, ma molto sottile e cilapposa, e il sapore è molto strano. Dovevamo andare noi a survaival!
Il giorno dopo ci avventuriamo tutti e otto nella giungla per fare finalmente il jungle traking!….la giungla è veramente giungla, le piante sono altissime ed enormi, incontriamo un varano che pigramente scompare dietro a dei cespugli, le formiche sono gigantesche in confronto alle nostre!….altri animali non li vediamo perché siamo già abbastanza animali noi e loro preferiscono ritirarsi al nostro passaggio, comunque ne avvertiamo la presenza perché i loro versi sono inequivocabili. Dopo tre quarti d’ora di cammino approdiamo ormai ultra sudati, dalla parte opposta dell’isola, su una spiaggia fantastica. E’ molto lunga e di gente ce n’è proprio poca anzi direi che siamo noi il gruppo grosso e più caciarone. Anche qui la sabbia è bianchissima e finissima, quasi inconsistente.Il mare lambisce una luminosa spiaggia a forma di mezza luna, sulla quale si ergono maestose, alcune altissime ed affusolate palme da cocco. Ci tuffiamo immediatamente in acqua e rimaniamo a mollo a fare il nostro solito e tranquillo salotto, a cui ormai ci siamo abituati. Non ci sono rumori, non c’è alcun vociare, gli unici suoni che ci giungono sono quelli della giungla che ci sta alle spalle, e che dovremo ripercorrere per ritornare al resort. Mamma mia rimmarrei qui ancora per giorni e giorni, non sembra neppure reale questo posto.
La cosa più bella in assoluto di questa isola sono le tartarughe!….infatti ce ne sono da tutte le parti, e il posto dove ne vediamo di più è proprio davanti al resort. Tutti i giorni andiamo a trovarle, mentre “brucano” delle alghe. Credo siano le tartarughe embricate sono enormi e non sono affatto infastidite dalla nostra presenza, anzi si fanno accarezzare sul carapace e anche sulla testina, noi ci limitiamo a una piccola carezza ogni tanto per non disturbarle, anche se loro non sembrano curarsene. Per me è una grande emozione, ed è una cosa che da tanto tempo volevo fare e finalmente ne ho la possibilità!
Oramai una settimana è trascorsa e noi dobbiamo salutare i nostri nuovi amici per ripartire alla volta di Redang.

Torniamo sulla terra ferma dal porto da cui eravamo partiti e con il pullmino di Ciccio pasticcio veniamo trasportati al porto di Merang.
Da qui riprendiamo un altro jetty e dopo un ‘oretta ci appare l’isola di Redang.

E’ semplicemente superlativa! Qui il mare ha di quei colori che sembrano irreali!…tutte le tonalità di azzurro, celeste, blu e tutto immerso in una luce quasi accecante.
Il resort è più curato ed è molto accogliente. Questa volta siamo a due passi dal mare e la giungla ci circonda. Il bungalow è un casone orizzontale, rialzato da terra con tre stanze, in una ci siamo noi, nell’altra il Roby e la Simo e nell’ultima un’avventurosa coppia di Bologna.
Appena arrivati, troviamo davanti alla nostra casetta un gruppettino di scimmie che sul prato giocano con delle noci di cocco, sono molto simpatiche, ma appena noi arriviamo, si ritirano nella giungla. I ragazzi del resort ci consigliano di non stendere nulla fuori, perché il bungalow si trova nel territorio delle scimmie e rischieremmo di subire dei furti da queste bestiole!
Per prima cosa andiamo a passeggiare lungo la spiaggia per vedere cosa ci offre l’isola. I nostri vicini di resort sono colonie di giapponesi e di cinesi in ferie, che ridono sempre e fanno tutti la stessa cosa, nello stesso momento, pertanto capita di vedere in mare trenta persone, armate di maschere, pinne e giubbini di salvataggio, che fanno snorkeling. Possiamo dire addio alle nostre cenette a base di pesce e di mitici satay ossia saporiti spiedini di carne, marinati con salsa di arachidi al peperoncino. Non è il caso di arrischiarci a mangiare fuori dal resort!!!!
Troviamo anche dei piccoli negozietti di artigianato dove dipingono dei coloratissimi batik, oppure dove vendono oggetti di legno e io riesco a trovare delle bellissime calamite da frigo che andranno ad incrementare la mia collezione, e anche dei pescioni di legno dipinti a mano.
Ci sono anche dei micro negozi di alimentari dove vendono quantità industriali di pesce essiccato, patatine piccanti, al pollo, al pesce, alle verdure e anche bevande strane al gusto di crisantemo, di jelly , di ginger che ci incuriosiscono e che giornalmente assaggiamo!
Il giorno dopo ci rivolgiamo a Malcom e Wally per le immersioni. Usciamo con la barca e ci portano sui punti di immersione: Ekor Tebu e Tombstone. La visibilità è migliore rispetto a Perhentian, e riusciamo anche a vedere tre squaletti rintanati sotto uno scoglio. Ci sono anche dei grossi pesce palla che ci girano intorno. La seconda immersione è stata la più divertente perché Wally ci accompagnava sotto ad archi e attraverso dei tunnel tutti “incrostrati” di coralli. Il fondale è sicuramente da foto di riviste subacquee e ci sono degli scorci favolosi.
Al ritorno ci becchiamo anche un bell’acquazzone e le gocce di pioggia rimbalzano sulle nostre mute pungendoci con violenza. Dalla barca riusciamo anche a vedere uno spettacolo della natura che da terra ci saremmo sicuramente persi: dall’interno della giungla si alzano delle nuvole di fumo simili a un incendio, invece si tratta di umidità …..un elevatissimo tasso di umidità!
Nei giorni seguenti riposiamo le membra stanche dalle fatiche dell’ultima settimana e ci crogioliamo al sole sdraiati sui lettini, sul bagnasciuga, niente di faticoso o avventuroso, ma tutto relax.
A movimentare il nostro ozio ci pensano le scimmie che una mattina decidono di occupare il nostro bungalow. Sono in una decina sedute sul nostro tetto, una di loro gioca soddisfatta con una maglietta della signora di Bologna, ormai rassegnata a non rivederla più. Non ci fanno avvicinare, ci tengono a debita distanza mostrandoci i dentini e, quando le infastidiamo con la nostra presenza, il capo branco salta giù dal tetto e noi ce la diamo a gambe! Per oggi forse è meglio starcene in spiaggia tutto il giorno!
Le scimmie non sono gli unici animali a tenerci compagnia. In camera abbiamo un geco di cui vediamo solo il testone, ogni tanto ci guarda e poi si rintana in una fessura. E’ simpatico ci tiene lontani gli insetti e ogni tanto di notte emette un suono che mi fa sobbalzare!….a giudicare dalla testona credo sia bello grosso!
In spiaggia c’è un piccolo banchetto dove una ragazza malesiana prepara al momento banane fritte, involtini primavera, bocconcini di polpa di granchio, di pollo e anche un dolce per i bimbi : Ais Kacang o ABC,non resistiamo alla tentazione e ce ne facciamo preparare uno.
Per prima cosa la ragazza mette in una ciotolina fagioli rossi, mais, palline gelatinose fucsia, verdi, e delle caramelle bianche gommosine. Poi prende un blocco di ghiaccio e con un trita ghiaccio manuale lo riduce a scagliette, quindi unisce il tutto e lo ricopre di sciroppo verde, latte condensato e nel mezzo un bel biscotto!….il tempo di portarlo al tavolino e si è già in gran parte sciolto : l’aspetto non è di certo invitante, ma il sapore è fatto proprio per i bambini: è stra dolcissimo!
La sera non abbiamo molto da fare, gironzoliamo lungo la spiaggia e andiamo a trovare i nostri amici cinesi e giapponesi che invece sembrano avere una passione irrefrenabile per il Karaoke……alla fine ritorniamo nella nostra veranda a bere e parlare.
Ecco su questa isola io ci rimmarei un’infinità di tempo….sabbia color perla, mare cristallo, palme che sembrano infrangersi sull’azzurro intenso del cielo e riflettersi sull’azzurro del mare….sembra tutto talmente irreale!
Purtroppo anche questa settimana trascorre velocemente e riprendiamo il nostro viaggio per l’aeroporto di Terengganu da dove prenderemo l’aereo che ci riporterà a Kuala Lumpur.

Kuala Lumpur

Dopo un’ora di volo siamo arrivati e prendiamo un pullmino taxi per raggiungere il centro della città. Sono ormai le 20.00 quando entriamo in città ormai è calata la notte, ma qui è tutto illuminato da luci, lucine, insegne luminose, e su tutto regna l’imponenza delle Petronas Tower, le torri gemelle alte 452m, sono illuminate da luci bianche che le fanno apparire come delle enormi stalagmiti di ghiaccio.
Fondata nella seconda metà del secolo scorso da cercatori di stagno, nel punto di confluenza dei fiumi Kelang e Gombak, Kuala Lumpur o semplicemente KL, come la chiamano i suoi abitanti, ci accoglie con un traffico pazzesco. Raggiungiamo il nostro albergo e capiamo subito che è molto, ma molto lussuoso, e quasi quasi ci dispiace sfruttarlo solo per dormire!
Siamo elettrizzati dalla città e una volta rinfrescati usciamo immediatamente alla scoperta di KL.
La nostra prima meta sono i mercatini notturni di Chinatown.
La sera l’area compresa tra la Jalan Sultan, la Jalan Cheng Lock e la Jalan Sultan Mohammed, chiude al traffico diventando un enorme “pasar malam”, ovvero un mercato notturno dove, tra traffici più meno leciti, è possibile comprare dalle erbe medicinali cinesi, ai software pirata, orologi importanti ovviamente tarocchi, borse, magliette firmate….e chi più ne ha, più ne metta. Camminiamo incuriositi ed a stretto contatto tra di noi per paura di perderci, tra le viuzze delimitate dai banchetti del mercato. Riusciamo anche a fare dello shopping!
…..ormai sono le 23.15…..abbiamo proprio molta fame e riusciamo a scovare un ristorantino Tailandese, molto carino dove apprezziamo questo inconsueto tipo di cucina. Dopo aver cenato gironzoliamo in questa zona, che deduco sia la zona ricca della città. Sembra la fabbrica delle discoteche e dei pub, Rimini non ne è assolutamente all’altezza!..i locali sono stracolmi di gente, la musica è a palla…infatti mi vibra tutto dentro…ci sono pure dei maxi schermi sulle facciate dei palazzi che trasmettono video musicali…i bar con i tavolini fuori hanno addirittura l’aria condizionata da esterno….la gente fa le vasche a piedi e in macchina….da qualche parte ci deve pure essere una discoteca con all’esterno un mega acquario con gli squali, ma non la trovo….sono un po’ disorientata….se fossi nella mia vita normale, tutto sto casino mi sarebbe piaciuto da morire, ma dopo aver trascorso due settimane di meditazione e fuori dalla realtà, l’unica cosa che rimane da fare è scappare!
Prendiamo un taxi e ci facciamo portare a Merdeka square.
E’ un ‘enorme piazza costituita dal solito “Padang” ereditato dagli inglesi, sul quale da un pennone alto 95 metri, sventola orgogliosa la bandiera nazionale, rappresenta l’indipendenza della Malaysia dal colonialismo britannico. Il prossimo 31 agosto questa nazione festeggerà il 44° anniversario della propria indipendenza e tutti si stanno preparando per i festeggiamenti. Su un lato della piazza spicca il palazzo del sultano Tunkul Abdul Samad .Questo splendido e lungo edificio adibito ora a Corte di giustizia, è caratterizzato da alcune magnifiche cupole laterali color rame e dalla centrale torre dell’orologio alta 43 metri. Di fronte al palazzo si estende un immacolato prato erboso, che sembra totalmente fuori luogo!
Rimaniamo ad ammirare la piazza completamente illuminata da lucine: è proprio da mille e una notte! A completare lo spettacolo luminoso c’è un grattacielo che ogni 7 secondi cambia il colore della facciata, passando dal viola, verde, blu, giallo…ecc.
Prima di tornare in albergo andiamo a tastare con mano l’imponenza delle Petronas Tower. Sono proprio gigantesche, altissime e impressionanti, è difficile persino riuscire a inquadrarle nel tele della macchina fotografica! Rimaniamo seduti sul marciapiede e ci sentiamo delle formichine minuscole davanti a questo colosso illuminato.
Siamo cotti e torniamo all’hotel Istana per dormire e caricarci per il giorno dopo.
Questa mattina la sveglia è puntata presto, alle 7.30 suona e ci trasciniamo ancora addormentati a colazione. Subito dopo siamo catapultati dentro una gelida Proton Saga adibita a taxi, alla volta della prima tappa: il Pudu Market. Letteralmente significa mercato bagnato e la guida Lonely planet mi consiglia di mettere delle scarpe chiuse…mmm…vista l’affidabilità dimostrata finora dalla guida, mi conviene mettere le mie belle Nike chiuse!…appena arriviamo ci rendiamo conto che mezza popolazione di KL si è riversata in questo mercato, c’è veramente tantissima gente, per entrare nel giro dei banchi basta scivolare dentro e farsi trasportare del fiume di gente. Altra cosa che notiamo è che siamo gli unici turisti e gli avventori e i venditori sembrano gradire particolarmente la nostra presenza facendoci sorrisi e offrendoci assaggi di frutta, carne e pesce…Ahia….siam messi bene! I venditori espongono ordinatamente le loro mercanzie, che variano dai comuni ortaggi ai durian, dai peperoncini stipati in grossi mucchi alle banane di vario genere, dal pesce essiccato al ginger fresco, dal pollame ai germogli di fiore di loto. Capiamo che il mercato è diviso in zone…zona frutta e verdura…zona carne…zona pesce…zona…zona…bhoooo!!!!!
La zona ortofrutticola è la più colorata, ci sono ceste di peperoncini rossi intensi, melanzane enormi, zucchine, cipolle….frutta …frutta di tutti i tipi….e scopriamo anche il durian. Il durian è un infame frutto ovale dall’odore terribile, è veramente puzzolente ….sa proprio di fogna, è persino proibito portarlo negli alberghi e sembra impossibile che un frutto dall’odore ripugnante e dal sapore di gelato alla cipolla, possa essere afrodisiaco….strani sti malesiani. Comunque sia compriamo anche un po’ di rambutan e di mangosteen da portare in Italia.
Attraversiamo la zona del pesce…è uno spettacolo! Il pesce è accatastato in mucchi, ci sono montagne di pesciolini essiccati, dei banchi hanno il pesce vivo che si dimena sui tavoli….il tutto è un po’ puzzoso, ma credo che le mie narici si siano anestetizzate, con tutti sti odori!!!
La zona della carne è ancora più insolita rispetto alla prime due. La carne è esposta sui banchi e appesa ai ganci. Alcuni la vendono cruda, altri cotta. E’un po’ macabro….tutta sta carne rossa appesa e il sangue un po’ ovunque e ringrazio la mia guida per avermi indicato che scarpe mettere!

Ci sono anche dei banchi che vendono il pollame ed espongono enormi quantità di polli, galline, galli spennati. Alcuni venditori hanno proprio le gabbie con le galline vive. Assistiamo incuriositi a una contrattazione. Il cliente sceglie la sua gallina, se la fa pesare e contrattano il prezzo. Poi la signora consegna la gallina al marito che con un gesto veloce secca la sventurata gallina, la immerge in un bidone di acqua bollente e la passa alla figlia che la spenna per poi ridurla in pezzi e impacchettarla al cliente!
Lo stesso tipo di servizio viene reso ai clienti anche nella bancarella delle rane e dei rospi. Questo banco mi impressiona un pochino….dalle fessure della gabbia escono le zampine delle rane, e proprio accanto alla gabbia, ci sono tutte le budella…e per terra ci sono tutti i pezzettini di rana….mi fa un certo effetto!
Vediamo anche delle cose che non riusciamo a capire; per esempio non capiamo cosa diavolo sta impastando l’omino, con tanta caparbietà, non capiamo che budella vende la ragazza laggiù, non capiamo da dove arrivano così tanti tipi di odore (puzze)!Giriamo ancora un pochino tra le bancarelle con le narici costantemente sollecitate dal pungente odore sprigionato dai durian e dal cibo. Infatti la tipica usanza asiatica di mangiare sui banchetti degli ambulanti, trova qui l’apoteosi. Restiamo letteralmente stravolti da un turbinio di colori, odori, suoni, parole incomprensibili, frutti e cibi inimmaginabili. Quando però il sudore diventa incessante, gli odori più aspri e le spinte della folla insopportabili, decidiamo di lasciare il Pudu market. Appena fuori dal mercato ci imbattiamo in un gruppettino di persone che fa ressa intorno a un omino che vende niente po po di meno che antidoti per i morsi di serpenti, con tanto di ceste con serpenti!!!….ci viene il sospetto che a Kuala potremmo incontrare un serpentone!….o marò!
A bordo di un gelido taxi raggiungiamo il tempio hindù di Sri Mahamariamman, la cui torre d’ingresso (gopuram), è decorata da ben settantadue divinità, e sul cui tetto spiccano due enormi vacche. All’interno c’è un grande carro cerimoniale in argento dedicato al signore Muruga e durante le festa viene portato in processione. La religione hindù considera il quadrato la forma perfetta per eccellenza e i loro templi si sviluppano sempre su pianta quadrata. Norme estremamente complesse e ispirate alla numerologia, all’astronomia, all’astrologia e ai precetti religiosi, regolano la scelta del luogo e della forma e la costruzione del tempio. Queste norme sono così complicate e importanti che ogni centro religioso considera, per tradizione, tutto l’insieme dei calcoli necessari per la costruzione come un vero e proprio testo sacro. Fuori dal tempio ci sono delle piccole bancarelle dove preparano e vendono corone bellissime e coloratissime di fiori, candele, incensi, da portare in dono alle divinità. Le corone sono favolose e profumatissime. Ci fanno lasciare le scarpe all’esterno e in silenzio possiamo entrare a visitarlo. All’interno ci sono molte cappelle con le statue degli dei con tutti i doni che i fedeli portano, c’è persino il formaggio! La gente è riservata e in completa adorazione, tutti pregano, meditano e con uno strano rito girano intono alle statue. Indossano tutti dei lunghi abiti colorati e le donne portano i capelli raccolti in grosse trecce. E’ veramente bello questo tempio e mi colpisce molto la devozione che osserva la gente.

Una volta usciti da qui, decidiamo di andare a visitare la Masjid Jame, la moschea del venerdì. Si erge alla confluenza dei fiumi Kelang e Gombak ed è un edificio molto pittoresco con cupole, minareti dai mattoni color rosa e crema. Trovandoci in un paese che ha adottato come propria religione l’islam, per poter visitare questa moschea siamo inevitabilmente costretti a coprirci il corpo con degli indumenti prestatici all’entrata. Ci aggiriamo silenziosi tra le alte palme del giardino attiguo a questa splendida moschea edificata nel 1907, la quale presenta la sala di preghiera, dove non possiamo accedere, attorniata da un’ ampia fila di sottili colonne. L’islam praticato in Malaysia è meno ossessivo di quello professato dagli arabi. Certo, valgono le stesse regole, ma c’è più tolleranza verso i non mussulmani, le donne occupano posti di prestigio e, ad esempio, la carne di maiale vietatissima per i malesi mussulmani, viene normalmente venduta e consumata dai cinesi. Così abbigliata vengo colta da un attimo di sconforto, non riesco immaginare di vivere con questi abiti pesantoni in un posto così caldo e anche l’idea di dover portare il chador mi mette a disagio….meglio abbandonare in fretta questo luogo prima di venire presa da una crisi depressiva!!!

Ci dirigiamo di gran passo verso la stazione ferroviaria, attraversando di corsa Merdeka square….tanto per dare un ‘occhiata di giorno, e , sebbene sia incantevole, di notte aveva un altro fascino!
La stazione ferroviaria è un edificio ricco di suggestioni orientaleggianti, è una fantasia moresca di guglie, minareti, torri, cupole e archi potrebbe benissimo essere concepita per il set di qualche stravagante spettacolo hollywoodiano!
Ormai siamo provati, sono le 13.00 e decidiamo di dedicarci allo shopping e scovare qualcosa di particolare da portare in Italia. Diciamo che non abbiamo particolari difficoltà ed eccoci alle prese con la contrattazione orientale! Sicuramente mi compro almeno un paio di sciarpe di seta grezza,…. qualche stecca si incensi che avevo annusato al tempio hindù… oggettini di legno di chiara fatture malesiana…un copri lampada….riesco anche a scovare un graziosa gonna /songket marrone. Il songket è un tessuto fatto a mano con fili d’oro e d’argento. Gli abiti confezionati con questo splendido tessuto sono di solito indossati in occasioni di feste importanti o cerimonie religiose. Dulcis in fondo andiamo alla caccia di qualche maschera particolare. In una specie di negozietto ne troviamo di tutti i tipi e fattezze…di diversi tipi di legno…con i capelli….con facce mostruose….abbiamo delle serie difficoltà a scegliere quelle da comprare, ma alla fine usciamo dal negozio con il nostro bel bottino di tre maschere bellissime, siamo veramente soddisfatti!
Sono ormai le 15.00….siamo sfiniti…e provati…gironzoliamo ancora per forza d’inerzia…cerchiamo di non farci scappare nulla, nessun particolare…..come se volessimo assorbire tutto di questa bellissima città….ci dispiace tornare in albergo… diciamo che ci trasciniamo in giro!

Prima di ritornare in albergo, non possiamo non andare a fare l’ultimo saluto alle Petronas tower. Indiscussi simboli attuali di questa metropoli, si allungano verso il cielo per 452 metri, con 88 piani. Il loro design è unico al mondo e il loro pianterreno si basa su uno schema a stella con otto punte che richiama i motivi ad arabesco dell’arte islamica. L’influenza della cultura araba si fa sentire anche nei 63 pennoni che coronano ciascuna torre e che alludono ai minareti di una moschea e alla stella dell’islam.
Sono le 16.15 e rimaniamo seduti su un muretto ai piedi delle più gigantesche sorelle del mondo in contemplazione e a riposarci, quindi siamo pronti per tornare all’hotel Istana a rinfrescarci.
Forse per l’aria stravolta che abbiamo, il ragazzo della reception, impietosito, ci offre una doccia al fitness center.
Una palestra così bella non l’avevo mai vista neppure a Busto!…gli spogliatoi sono immensi…c’è la sauna, l’idromassaggio e il bagno turco… gli armadietti sono di legno…ci sono delle fontanelle dove posso bere…accanto ai phon ci sono dei cestini per l’aroma terapia e io senza esitazione dopo la doccia mi cospargo di olio profumato: finalmente mi tolgo di dosso l’odoraccio dei mercatini…non mi sembra vero!….sono un po’ inquieta in questo spogliatoio….sono sola…mi sembra debba entrare un killer da un momento all’altro!
Questa doccia ci ha rilassati e ha acceso la fame…effettivamente l’ultimo pasto, risale alle 7.30…tenuto conto che abbiamo camminato come dei dannati senza fermarci e senza mangiare….direi proprio di andare a cercare qualcosa da mangiare!!!
….e la fame ci porta proprio davanti a Sushi King, e considerata la nostra passione per la cucina giapponese ci fiondiamo dentro!…questo locale è divertentissimo…è un self service e i piatti girano su un nastro trasportatore, che da ogni tavolo si possono comodamente prendere stando seduti…i piatti sono colorati e a ogni colore corrisponde il prezzo…il più economico costa L.500 e il più “caro” L.3.000….alla fine del pranzo/merenda/cena una simpatica giapponesina viene a contare i piatti….L.20.000 a testa…..ci siamo proprio straffocati…..ma per una cosa del genere a Milano avremmo speso a testa L.500.000!!!
….con la pancia veramente piena ritorniamo in albergo ad aspettare il pullmino che ci porterà in aeroporto.
Infatti alle 20.00 puntualmente e stranamente arriva l’omino del transfer.
Carichiamo tutti gli zaini e tristemente partiamo. L’omino è abbastanza taciturno, ma ci da un’ informazione stupefacente….ci indica un enorme albergo appena fuori dal centro e ci spiega che nella hall si gira con una barca…proprio così….incredibile ma vero…la hall è una mega piscina coperta e si circola con delle barchette….grandioso….KL non finisce ancora di stupirci!!
Saliamo sull’ aereo…..sono stanchissima…non vedo l’ora di allacciare le cinture di sicurezza e dormire!
….mi riesce molto bene dormire…..non mi accorgo delle hostess che ci portano da mangiare, non mi accorgo del Roby e della Simo che ci vengono a trovare…e mi devono svegliare per l’atterraggio a Francoforte..non mi sembra vero ho dormito per tutto il volo!!!!
A Francoforte prendiamo l’ultimo aereo che segnerà la fine di quest’ avventura…come al solito sono tristissima, e già sto macchinando dove andare il prossimo anno!
Arriviamo in Malpensa, e insieme a noi arrivano tre bagagli….aspettiamo per un po’, fino a quando sul nastro non rimane neppure una valigia…, ma del mio zaino neanche l’ombra…..vi lascio con la suspance…..tornerà il mio zaino a casa..o ha preferito rimanere in Malaysia?

di ruial[@]libero.it

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