Viaggio in Siria

Racconto di viaggio in Siria

Dalla Cattedrale di Reggio Emilia verso la Siria alla ricerca di…..

E’ notte fonda, un pullman raccoglie quarantotto pellegrini assonnati a Reggio Emilia nel parcheggio di via Cecati; sono guidati da un condottiero sveglissimo: Mons. Gianfranco Gazzotti.
Destinazione….Milano Malpensa, volo leggermente in ritardo.
In orario Vienna-Damasco.
E arrivati a Damasco, i pellegrini incominciano a chiedersi…che ore sono.
Superato il problema dell’ora, realizzano una sensazione di calore; che felicità in Siria è estate!

Damasco

Avvolti dal calore iniziano iniziano il loro cammino in Terra siriana; il loro pellegrinaggio è quello di Abramo, ma al contrario.
Mentre sbrigano le ultime formalità in aereoporto si guardano intorno e vedono passare begli “emiri” dalle lunghe vesti bianche e lo sguardo arrogante, accompagnati da figure tutte vestite di nero dai grandi e liquidi occhi scuri.
Si intuiscono donne belle e giovani; osservando bene dal nero spuntano sandali con tacco a spillo; sì eccone una: ha i sandali rosa-fucsia.
Leggendaria Damasco, (5 milioni di abitanti) al primo impatto, caotica, moderna, grigia.
L’inizio del loro pellegrinaggio li introduce a una forte spiritualità, Santuario di San Paolo!
Sono accolti da un frate francescano.
Tutti raccolgono petali di rosa, il giardino ne è pieno, sono rose profumatissime. Ad un lato del giardino un tratto della vecchia via dove San Paolo ebbe la sua folgorazione.
Qui, in questo luogo magico, il Don celebra la Messa e parla del tema della conversione.
Questa oasi di pace sarà per i pellegrini il “regalo finale “ oppure rappresenta una delle “buone” pause del cammino?
Il Don conduce poi il suo gregge sui colli circostanti. Sono davanti ad un panorama mozzafiato. Ora la città appare ai loro occhi bellissima; rocce brulle, qualche macchia verde e più lontano una montagna innevata; si sente profumo di buono.
Sono di nuovo sul pullman e tutti osservano il via vai di gente e i negozietti di pezzi di ricambio per auto (probabilmente già usati), poi serre, bar e ristoranti; mentre Nassu, la loro guida, li informa che la corona di lodi araba ha novantanove grani e tutti pensano, perché non cento?
Dormono a Damasco, il viaggio e le forti emozioni, hanno dato loro il sonno dei giusti.

GIOVEDI’ 21 APRILE

Natale di Maometto.
Un fragoroso battimani scuote il pullman: è per il Dott. Vito che compie gli anni.
Si stanno dirigendo a SAYDNAYA (nostra Signora), a 1400 mt. Sulle catene dell’Antilibano.
Il Monastero è del 500 e ha un basso ingresso in pietra, si tolgono tutti e quarantotto le scarpe e si abbassano, come ad inchinarsi, per poter entrare e una volta entrati, rimangono stupefatti davanti ad un Cristo in oro; per non parlare della suggestiva cappella dedicata alla Vergine Maria (icona attribuita a San Luca).
Tutti porgono ad una suora un obolo in cambio di un batuffolo di cotone imbevuto in olio benedetto.
Enrico, il fotografo “ufficiale” del gruppo, sta riprendendo con la cinepresa Giannina, Maddalena e Adriana che scrivono di continuo….ma che cosa?
Ripartono sollecitati dal Don a salire sul pullman.
Destinazione?
Monastero di San Sergio e Bacco a MALULA, dove vengono accolti dai monaci cattolici di rito greco. Il Don ha celebrato la Messa in una saletta al primo piano alle undici precise e l’ha dedicata all’unità della Chiesa.
Proseguono per il convento di Santa Tecla e dopo un’arrampicata per scale e scalini raggiungono la tomba della Santa davanti alla quale spuntano dalla roccia belle piante contorte, Toh guarda…un albicocco.
Poi percorrono a piedi lo stretto canyon che ha permesso alla Santa di sfuggire ai suoi inseguitori. Nassu, la guida, una volta saliti sul pullman parla, parla e dice che novantanove è il numero dei giorni della loro corona di lodi….ma vengono distratti dal panorama, il villaggio di MALULA è davanti a loro.
Nel villaggio si parla ancora l’aramaico, tramandato dal primo millennio a.C. di padre in figlio; è incredibile i bambini che ci circondano parlano la lingua di Gesù!
Ad un tratto il panorama cambia, diventa più verde con rocce appuntite che escono dalla vegetazione a corona di Re.
Il pullman dondola, la salita è erta, la strada polverosa e piena di sassi, sono le 14,30 e hanno tutti e quarantotto una gran fame.
Aiuto! Il pullman ha sbagliato strada. Dopo una mezza oretta, pericolo scampato, entrano nel ristorante a fianco di un imponente Castello e si buttano sul cibo, pollo allo spiedo buonissimo!
Per il Don la salita che li porterà al Castello sarà il digestivo.
Il Castello dei Cavalieri o (krac dei Cavalieri) prende il nome dai mercenari curdi (AKRAD) ivi insediati.
Krak (Castello fortificato) in lingua curda, è una maestosa fortezza medievale color ocra su di una collina del medesimo colore. Dagli arabi la fortezza passa ai Crociati e quindi ad un Sultano mamelucco.
I Crociati arrivano per la prima volta nel 1096 e vengono cacciati da Saladino; ritornano e vi rimangono cento anni; vengono poi ricacciati definitivamente da un discendente della dinastia di Saladino.
Lì nel Castello i pellegrini hanno vissuto un momento di grande emozione quando hanno cantano un alleluia al Signore al centro della Cappella; era giusto l’ora del muezzin!
Sul pullman, al canto di “quante stelle, quante stelle” fanno tutti il bilancio della giornata.
A LATAKYA li attende un buon letto, sono pecore di un pastore che le fa trottare.
Arrivano così al mare, LATAKYA è il principale porto siriano.

VENERDI’ 22 APRILE

Dopo un buon giorno assonnato, riprendono il viaggio verso Nord, UGARIT, zona archeologica, III millennio a.C. è la loro prima fermata. Qui sono state rinvenute migliaia di tavolette scritte nella più antica lingua alfabetica del mondo decifrata negli anni trenta.
Si tratta di interi testi, trattati, accordi commerciali e matrimoniali relativi agli avvenimenti dei secoli dal XV al XII a.C., testi antecedenti ai poemi dell’Iliade e dell’Odissea.
I resti archeologici sono invasi da fiori coloratissimi e da tanti bambini in gita scolastica che scorrazzano liberi e felici tra le rovine; fuori, i loro autobus sono vecchi e colorati, divertenti come loro.
Seconda fermata, APAMEA, esempio di arte ellenistico-romana in Medio Oriente, qui gli scavi avvengono solo due mesi all’anno, quando i professori di archeologia terminano le lezioni universitarie e si portano come aiutanti i ragazzi che preparano la tesi di laurea.
Hanno rimesso in piedi quasi tutte le imponenti colonne, l’effetto è cinematografico, scenografia pura!
Bastano poche ore di pullman per arrivare nella fertile valle dell’Oronte punteggiata di tende e greggi che i nomadi hanno portato al pascolo (qui hanno strane pecore senza coda).
Nassu li informa che i nomadi vivono del loro lavoro….”gli zingari invece non fanno nulla”. Proprio come da noi ribadiscono tutti!
Breve pausa per il pranzo poi proseguono per ALEPPO, ma con tappa a EBLA.
EBLA città fortificata, il palazzo reale tutto intonacato di bianco ha una scalinata incantevole in pietra. Le migliaia di tavolette di argilla qui rinvenute che illustrano la realtà politica ed economica del III e II millennio a.C., si sono ben conservate per merito della cottura dovuta al fuoco nemico.
Le guerre intestine hanno lasciato miseri resti.
Mons. Gianfranco sul pullman fa l’appello come sempre, le sue pecore ci sono tutte!
In serata arrivano ad ALEPPO, città dai grandi viale alberati ed eleganti edifici chiari.

ALEPPO

E’ nella chiesa dei Missionari Salesiani che il Don celebra la Messa, questa volta in onore di Maria, venerata da tutti i cristiani.

Il padre missionario è veneto e resterà con il gruppo per le due serate di permanenza nella città. Ha un carattere positivo e solare come ben si addice ad un sacerdote. Una sera durante l’ora di cena, da un passaparola che coinvolge tutti, si dice che all’ultimo piano dell’albergo ci sia una festa di fidanzamento.
Accorrono numerosi ma non si possono scattare fotografie; il salone è pieno di ragazze senza burka, sono stupende con eleganti abiti, lunghi o corti ma europei, trucco e pettinatura perfetti, livello sociale elevato.
L’unico uomo ammesso alla festa è il futuro sposo (24 anni; la sposa 20).
Rientrano nelle loro camere compiaciuti per l’insolito e inatteso spettacolo, un ultimo pensiero….e i novantanove grani?

SABATO 23 APRILE

La stanchezza è sul volto di tutti, ma non su quella del don. Partono con 10 minuti di ritardo. La guida parla, parla…del matrimonio, delle quattro mogli, ascoltano distratti; ci pensa il Don a salvarli parlando di monaci e anacoreti, in particolare di Simeone lo Stilita, dal momento che stanno raggiungendo la zona dove è vissuto l’eremita che scelse di vivere su di una colonna (pare fosse alta quindici metri).
Magnifico posto, imponente complesso bizantino, capitelli ovunque. Il cuore del complesso è costituito dalla Basilica (formata da quattro chiese a tre navate che partono da un centro comune ottagonale). Nel mezzo si trova ciò che resta della colonna, ridotta ad un masso alto poco più di due metri. Il Battistero ha un prezioso mosaico bizantino.
Il Don celebra la messa all’aperto e la Chiara legge la vita di San Simeone.
Ecco piove! Pioverà per tutto il tragitto che li porterà ad ALEPPO. Nassu, la guida, raccoglie gli ordini per l’acquisto di biscotti siriani, buonissimi.
ALEPPO città bella e caotica; taxi gialli, vecchi tram sempre gialli e autobus variopinti la rendono anche piacevole.
Le strade pullulano di gente, tante le donne con il fitto velo nero a coprire anche gli occhi.
La visita del museo, piccolo, ordinato nel materiale, ma polveroso, è veloce.
La Cittadella è circondata da un fossato, sull’ingresso lo stemma del feroce Saladino la dice lunga “due leoni sbranano un giglio”.
I venditori davanti al portone vendono corone di lodi, ancora quei novantanove grani….
Il Suk è vastissimo. Tutto il gruppo fa acquisti.
Ad Aleppo oggi si vota il rappresentante degli agricoltori; lunghe file ovunque.
Nella zona vecchia della città le case hanno verandine in legno chiuse da gelosie e tutto appare precario: fili elettrici penzoloni e molto altro fanno pensare che la normativa relativa alla regolarità degli impianti sia piuttosto particolare.
Sonno agitato per tutti: il maltempo è una scocciatura.

DOMENICA 24 APRILE

Giorno lavorativo, ricorrenza del massacro degli armeni.
Colazione caotica.
Partono con un ritardo di quindici minuti.
Piove e i loro costumi da bagno sono sempre in attesa del sole.
Li attende la Diga di ASSAD sull’Eufrate.
Passando davanti ad un cimitero Nassu li informa che i morti in Siria vengono sepolti nella nuda terra, senza sarcofago.
Alla Diga la pioggia si è intensificata, c’è acqua dappertutto!
Sergiopoli, la loro meta successiva, è ancora lontana….
Il panorama offre pozzi di petrolio e deserto.
Ecco Sergiopoli, città morta nel deserto; completamente circondata da mura, lucente gioiello, tutta in marmo. Fascino raro, con il sole deve essere spettacolare. Di Rasafa-Sergiopoli (RESEF) si parla già nella Bibbia e qui San Sergio subì il martirio intorno al 300 d.C.
Il sig. Enrico cade nel tentativo di scattare una foto e per il resto del viaggio porterà un foulard leopardato a sostegno della spalla contusa. Il Don non può celebrare la Messa, piove!
Risalgono sul pullman per raggiungere il ristorante e si imbattono in beduini davanti alle loro tende.
I beduini si ritengono discendenti di Ismaele, figlio di Abramo e della schiava AGAR.
RAQQAH sarà il paese dove pranzeranno, il ristorante si chiama “AL RASHEED”. Non avrebbero mai pensato di mangiare pesce fritto nel deserto! Qui Letizia (13 anni) ha un successo strepitoso, un giovane cameriere le dona una rosa rossa.
Il viaggio prosegue e dopo un paio di ore raggiungono HALABIYAH. I suoi resti sembrano sentinelle a protezione del deserto. La bella fortificazione è situata a fianco dell’Eufrate; l’acqua di questo fiume è verde smeraldo. Il premio per Margherita, che tocca per prima le verdi acque scendendo da un sentiero scosceso, sarà un battimani.
Una grande tenda di nomadi con il fuoco acceso e tanti bambini sarà l’ultima immagine per il loro obiettivo e il rosso tramonto sulle montagne di sale promette finalmente sole.
La Messa viene officiata in albergo e la Betty deve sostenere una lunga lettura, il caldo è soffocante.

LUNEDI’ 25 APRILE

Oggi è San Marco Evangelista.
Partenza per PALMIRA trafficata, non arrivano le valigie dai piani.
Passaggio veloce sull’ardito ponte sospeso sull’Eufrate.
Palmira dista 205 km.

In pullman il Don mette tutti al corrente che il saluto islamico tradotto è “tu che vieni in questa terra, sentiti fra di noi” e Nassu informa che i beduini hanno case anche in città
Dopo le lodi mattutine all’improvviso il sole, il deserto diventa una distesa dorata e il cielo color cobalto. In questo fantastico deserto gli Emiri organizzano spedizioni di caccia con il falco.

L’impatto è forte, ecco PALMIRA: incantevole, sono tutti d’accordo. Imponente ed elegante allo stesso tempo; l’arco monumentale apre la via colonnata, mille e cento metri di colonne.
Sono ottimamente conservati anche il Teatro a l’Agorà. Al centro del teatro, dove l’acustica è perfetta, Giannina con bella voce canta una lode al Signore, ha una voce stupenda.
Palmira….bellissima come la sua regina Zenobia, trascinata verso Roma in catene d’oro…
Pranzano in una tenda beduina che profuma di pane caldo cotto sulla pietra: riso, agnello, verdura e dolce vengono gustati da tutti.

E’ un peccato partire, PALMIRA in lontananza è illuminata dal sole, sarà difficile dimenticarla.
Oggi i 99 grani sono in un cassetto della memoria chiuso. Troppe emozioni.
Alle 17,00 arrivano nel fantastico tempio di BAAL dove Monsignore celebra la Messa che – al tramonto – sarà unica, speciale, indimenticabile; si sentono tutti più buoni.
Il Tempio, consacrato nel 32 d.C., fu utilizzato come fortezza dagli Arabi, come Chiesa in epoca Bizantina e poi come Moschea.

L’ultima visita è alla Fortezza Araba e, al canto “al cader della giornata”, l’emozione si legge su ogni volto.

MARTEDI’ 26 APRILE

Colazione e carico valigie da film: caricano le valigie da un lato del pullman e…cadono dal lato opposto che è aperto.

Risolto il problema partono per Damasco; nella zona industriale l’aria è irrespirabile anche in pieno deserto.

La Messa viene celebrata nella Chiesa di ANANIA.

Poi attraversano la via RECTA, la PORTA di SAN PAOLO e, prima di pranzo, si scatenano nei negozi di souvenirs e di antiquariato: dallo spirito alla materia!

Nel pomeriggio si recano nella Moschea degli OMAYYADI, del VIII secolo, costruita sulla Chiesa cristiana di San Giovanni Battista, davanti alla tomba del quale pregano cristiani e mussulmani. Un momento di intensa spiritualità.

Sono tutti molto stanchi, ma non Mons. Gianfranco.
Le ultime energie le spendono per la visita al mercato dell’artigianato.

Questa sera a letto presto, la sveglia è alle 6,30.

MERCOLEDI’ 27 APRILE

Dopo la colazione il Don celebra la Messa nella Cappella di S. Paolo, sorta sul luogo dove il Santo sfuggì alla cattura calandosi da una finestra fuori dalle mura, dentro ad una cesta (si dice sostenuta dall’Arcangelo Gabriele).
Durante la Messa le coppie Cristina e Giuseppe, Adriana e Nero, dopo quaranta anni di matrimonio, rinnovano la promessa con la benedizione delle fedi.
Si emozionano tutti, fuorché gli sposi. Foto ricordo e partenza per una troppo breve visita al Museo.
E tra un rapido attraversamento e l’altro, colpisce la bellezza e raffinatezza della Sinagoga di Dura con gli intensi affreschi che illustrano episodi della Bibbia (Esodo con l’apertura e la chiusura del Mar Rosso, per fare un esempio).
Intorno al Museo scorre il fiume BARADA’ e pulsa la vita.
La pausa per il pranzo è in un bel cortile arabo.
Poi, sempre di corsa, giù per strade e stradine, arrivano al Patriarcato di Damasco dove l’Arcivescovo siriano Isidoro, patriarca della Chiesa greco-ortodossa, li accoglie in Chiesa e li benedice.
Lo ringraziano con un canto di lode e lo salutano.
Aeroporto – confusione, Adriana perde i biscotti che doveva regalare alle amiche.

L’aereo è in orario e su questo volo il Don sorprende tutti facendo arrivare un bicchiere di frizzantino per gli sposi, coinvolgendo un’“aeroplanata” di persone.
Grazie Don per averli anche coccolati.
Addio Damasco, addio Siria: Abramo ha attraversato questa terra in cammino verso la terra di Caanan, Paolo ha trovato la fede, e loro….avranno trovato quello che cercavano?
Questo è il momento per aprire il cassetto della memoria che contiene i 99 grani.

Tutti chiedono “Don perché 99 grani e non 100?”
“Perché la centesima lode il musulmano dovrà dirla davanti al suo Signore quando lo incontrerà dopo il trapasso”, risponde il Don.
“O mio Dio!…e noi Don cosa diremo al Nostro Signore quando lo incontreremo? Sarà contento se gli diremo che in Siria abbiamo cantato per Lui un Alleluia, nella Cappella del Krak dei Cavalieri?”.

Era giusto l’ora del muezzin!

Adriana e Maddalena ringraziano Mons. Gianfranco Gazzotti per questa esperienza spirituale unica e chiedono scusa per aver colto anche momenti di quotidianità con innocente ironia.

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