Due settimane in Thailandia

Racconto di viaggio in Thailandia

Abbiamo scelto di andare in Thailandia perché per la nostra destinazione di partenza (Florida) non abbiamo trovato voli in economy (a tre settimane dalla partenza), e l’agenzia ci ha proposto un’offerta per un volo A/R da Bologna, più due notti a Bangkok, a € 560.
A quel punto ci siamo fatti tentare dall’idea e abbiamo cominciato a divorare le guide e a leggere le esperienze di chi aveva già fatto questo viaggio su questo fantastico sito.
La compagnia aerea, Blue Panorama, fornisce un servizio sicuramente soddisfacente, con il vantaggio di poter fare un volo diretto di 11 ore (solo per dormire i sedili non lasciavano troppo spazio, per cui non era effettivamente comodissimo, però ci si adatta, soprattutto se sei appena partito e sei ancora pieno di aspettative – e poi non è che con Alitalia le cose sarebbero andate meglio…)

Bangkok

Partiamo da Bologna la sera del sabato e domenica mattina siamo a Bangkok, in una cappa umidissima e con un caldo da ferragosto. Il tour operator che aveva organizzato il pacchetto ci viene a prendere e ci accompagna all’hotel (con noi ci sono anche molte persone che avevano comprato il pacchetto turistico completo); la guida che ci da il benvenuto in Thailandia si chiama Pim, ed è proprio la stessa con cui Siusy è andata in giro a Bangkok (lei stessa ce lo fa notare con un certo orgoglio). Così decidiamo di fare l’escursione al Palazzo reale e al Wat Po per giorno dopo, visto che la guida sarà lei (e abbiamo fatto bene, perché comunque se devi visitare dei monumenti storici o che appartengono alla cultura del paese, avere la possibilità di farseli spiegare da chi li conosce bene non è come guardare inebetiti cose meravigliose di cui non capiamo nulla!).

Bangkok è veramente una città caoticissima, dove il traffico è frenetico e lo smog è indescrivibile (manca proprio l’ossigeno!!), e quando non c’è lo smog ci sono le puzze che qui hanno delle connotazioni incredibilmente persistenti e penetranti; oltre a questo, però, ci sono degli angoli meravigliosi, come gli scorci sul Chao Phaya, i monumenti dalla bellezza mozzafiato, e i templi decoratissimi immersi nella quiete assoluta; e poi ci sono gli odori e i colori degli affollatissimi mercati come quello di Chinatown (prevalentemente fatto di “roba da magiare” cucinata sul momento, in strada) o l’imperdibile mercato dei fiori. La città si gira in tranquillità (ci siamo trovati anche in posti poco affollati e ancora meno illuminati di notte, forse abbiamo esagerato, ma non ci siamo mai sentiti veramente in pericolo) e se ti perdi da qualche parte il modo più rapido per tornare in zone conosciute è quello di fermare il primo tuk–tuk che passa; attenzione, ma molta attenzione a taxi-meter!!

E’ vero che costano poco, che devono mettere il tassametro e se non lo fanno puoi anche rifiutarti di salire, e sono auto con l’aria condizionata, ma tutte le volte che abbiamo preso questo mezzo (quattro per la precisione), il tassista non sapeva come portarci a destinazione; la verità è che non conoscono la città…addirittura uno di questi (che non capiva una sillaba di inglese né di italiano né di francese) dopo che gli ho chiesto di portarci in albergo e chiaramente non capisce di che albergo stiamo parlando, chiama al cellulare un suo amico che parla tre parole in inglese, e me lo passa perché io dia le indicazioni a questo; che non capisce a sua volta, per cui gli ho messo una mano sulla spalla e gli ho chiesto di fermarci dove eravamo; così abbiamo preso un tuk-tuk, come sempre guidato da un ragazzino piuttosto spericolato che però non ha mai avuto problemi a trovare le strade giuste per la destinazione giusta.

Da tenere presente, se si arriva come noi subito a Bangkok, che la vita in Thailandia costa molto poco: per una mega cena in un bel ristorante al Palazzo Zen del WTC, per esempio, difficilmente andrete a spendere più di 15 euro in due; una mezzora di taxi non supera l’euro, e tutto è proporzionato; anche i Tuk tuk, che costano più del taxi, vanno di 50 cent fino all’euro per corsa (mediamente), me se siete di notte a Patpong e volete tornare all’albergo, potranno chiedervene anche 2 o 3. Per noi sono spiccioli, è vero, ma con quelli spiccioli nel resto del paese ci mangiano per un mese, soprattutto al nord, per cui è bene tenerlo presente; qui si contratta tutto, e Bangkok è la città più feroce da questo punto di vista, per cui state al gioco, ma sappiate che lì trovate i più scaltri di tutto il paese. A Chiang Mai, un tuk-tuk lo paghi 30 bath all’ora (60 cent), ti porta dove ti pare e ti aspetta anche ore fuori dai mercati o dai megozi!! I Thailandesi sono qualcosa di meraviglioso, sono persone gentilissime, disponibilissime, solari; non muoiono di fame, ma sono piuttosto poveri, soprattutto in alcune zone, però hanno una serenità che ti colpisce, e quello che ti coinvolge di questo paese (almeno questa è stata la nostra esperienza) è la sensazione di essere trattato come se fossi a casa tua, anzi meglio. A Bangkok, questo avviene un po’ meno, più che altro cercano di spillarti i quattrini, ma te ne puoi accorgere solo se prima visiti il resto del paese, perché comunque per noi italiani, abituati come siamo ai nostri standard, anche a Bangkok la gente è meravigliosa.

Ayuttatya

Un’escursione che consiglio vivamente è quella ad Ayuttatya, la vecchia capitale a nord di Bangkok; noi abbiamo dovuto scegliere per questioni di tempo tra questa e il mercato galleggiante, ma non ce ne siamo affatto pentiti: ci siamo anche fermati all’andata in un antico tempio con moltissime statue di Buddha, tutte vestite con un velo giallo (qui si usa così con i buddha) e in una residenza reale (non ricordo i nomi); al ritorno abbiamo preso il battello e siamo rientrati per il fiume di Bangkok, molto suggestivo.

Chiang Mai

La sera stessa siamo partiti col treno per Chiang Mai: 1^ classe, che corrisponde ad una seconda nostra, anche meno, ma almeno hai la cuccetta per due e ti chiudi dentro; attenzione perché è meglio prenotare in anticipo di 2 giorni, perché la carrozza di prima classe è una sola e ha solo 10 cuccette!
Abbiamo preso posto alla Lai Thai Guest House (vuol dire stile Thai), 660 Bath a notte; la colazione costa 80 bath a testa; è molto caratteristica, pulita e accogliente; non è molto lontana dal Night Bazar, per cui la sera ci si può andare a piedi. Chiang Mai è una cittadina tranquilla, quasi a misura d’uomo, e dopo il caos infernale di Bangkok è un vero toccasana; si presta a calme passeggiate in cerca di cose curiose da vedere, o da comprare, o a prolungate pause nei numerosissimi templi della città; qui non c’è solo il night bazar, che merita più di una sera di visita; c’è un mercato molto interessante appena fuori dal quadrilatero, in un centro commerciale con delle fatiscenti scale mobili non funzionanti, dove si comprano le sete al metro (vale la pena), e anche le caramelle gommose a forma di prisma triangolare, che sono buonissime (ve le consiglio!); e poi intorno alla città ci sono un po’ di farm che producono e vendono prodotti dell’artigianato, come ombrelli di carta, ventagli, e i laboratori dove intagliano le pietre preziose. Da notare che qui trovate tutto quello che c’è a Bangkok e anche di più, ma i prezzi sono molto inferiori, non c’è paragone; per cui tenete a freno l’irresistibile febbre da shopping che vi colpirà nei vari mercatini di Bangkok, e andate a fare tutti gli acquisti al nord. Se poi volete comprare pietre, andate soli, non con i tour organizzati e non ve ne pentirete: se vi porta il tour operator, dovete pensare che il prezzo cresce dieci volte tanto.

Chiang Mai è il centro di partenza di un’infinità di escursioni, tanto che ogni 4 negozi uno è un’agenzia che vende escursioni; di fronte a tanta scelta, siamo andati al tourist office per chiedere quali agenzie meritassero più di altre; infatti, se le escursioni si assomigliano molto tra di loro tra un’agenzia e un’altra, quello che fa la differenza è come vengono organizzate e con quali mezzi di trasporto: si va dal pulmino che porta fino a dieci persone, con aria condizionata (molto diffusi), fino al camioncino stile Arizona, con i turisti in piedi dietro, e c’è molto smog anche nelle strade fuori Chiang Mai, e molta polvere….
Consiglio assolutamente di fare il giro fino al triangolo d’oro, visitare un villaggio di Akkha e le donne giraffa. Non è necessario andare a Mae Hong Sorn per vedere queste ultime, perché c’è un villaggio anche a nord vicino a Chiang Rai, e alcune agenzie ben organizzate fanno questo giro anche in giornata.
Divertente è il trekking a dorso di elefante, e il bamboo rafting; questa è un’escursione che anche se è organizzata un po’ alla garibaldina aggiunge un po’ di avventura al tutto; può capitare che la zattera si ribalti, ne abbiamo viste ben due cappottate lungo il percorso, con i turisti immersi nel torrente che aiutavano gli imperiti capitani di bordo a rimettere in piedi l’imbarcazione! Poi ci sono le snake farm, per gli amanti del genere, dove oltre a vedere molti esemplari striscianti in gabbia, potrete assistere anche agli spettacoli dal vivo con incantatori e impavidi manipolatori di serpenti. Non dimenticate il Wat doi Suthep prima di partire.

Phuket

Da Chiang Mai abbiamo preso un volo con la Thai per Phuket, 4800 bath a testa (90 €), e la compagnia aerea nazionale è una delle migliori che abbia mai visto, a livello e forse meglio dell’Emirates (ed era solo un volo nazionale!)
L’aeroporto di Phuket è un po’ lontano da Patong, circa un’ora di taxi, dove avevamo prenotato telefonicamente il giorno prima da Chiang Mai all’Andatel Hotel ;1.000 Bath a notte per una luminosa e ampia matrimoniale, molto pulita, con TV e aria condizionata.
Phuket è un posto che mi ha realmente stregato, un po’ alla volta, giorno dopo giorno. Girare per le isole intorno è molto semplice, come al nord, e anche qui tutti vendono escursioni in barca. Le Pee Pee Island sono molto belle, e il mare è di un colore verde smeraldo o turchese a seconda dei riflessi del sole; la Maya Bay è un bluff, perché è affollatissima di barche, tanto che devi fare la fila per attraccare a riva. La Coral Island ha una bella spiaggia per passare una giornata un po’ diversa, e i siti di snorkelling intorno all’isola sono molto belli, però non sono inclusi nell’escursione, per cui bisogna chiedere se sono disponibili a portartici con la barca (è difficile che ti mandino a quel paese, come faremmo noi in Italia); La Phang gha Bay è da vedere: si esce dalla foresta di mangrovie con la long tail boat, si fa un percorso tra queste isole che appaiono semi nascoste dalla nebbia e sembrano quasi un miraggio; si vede la James Bond Island (va beh, è carina e io sono un fan di 007, ma basterebbero 5 minuti, non 1 ora); si pranza, sotto la media, in un villaggio galleggiante di zingari mussulmani (quasi incredibile! Zingari mussulmani!) e poi si sale in coppia a bordo di canoe guidate da un giovane rematore, con le quali si entra dentro le grotte degli isolotti (praticamente distesi orizzontali con le rocce che ti sfiorano il naso!).
Anche l’idea di restare a Phuket, prendere uno scooter a nolo e girare le spiagge bellissime dell’isola è stata molto riuscita: Kamala, Kata e Karen beach non hanno nulla da invidiare a Patong, anzi sono molto più tranquille, meno affollate e indicate per il relax. Merita un tramonto a Cape South o in una qualsiasi delle spiagge.
Da Phuket siamo tornati a Bangkok sempre con la Thai (2.800 Bath) e poi un’ultima notte a Patpong per gli ultimi acquisti-regalo (qualche Mont Blanc a 1 euro l’una).

CIBO
In tutta la Thailandia abbiamo mangiato molto bene, dal Thai all’Indiano, per cui abbiamo una predilezione. A Phuket finalmente mi sono potuto sfogare con il pesce! Praticamente ho cenato tre volte su cinque al Family Seafood, un ristorantino a conduzione familiare, di quelli con il banchetto del pesce in esposizione: scegli in pesce, lo pesano, specifichi come lo vuoi cucinato e poi svieni dalla libidine. Abbiamo mangiato scampi come banane! Qui ci sono gli scampi reali, che sono grandi come astici; al barbecue sono la fine del mondo. Una sera con un’aragosta da 2 kg ci hanno preparato gli spaghetti con un sugo al pomodoro veramente delizioso (ci siamo cascati, da bravi italiani! ma ormai avevamo fatto amicizia e Tang, la proprietaria, ci aveva giurato che gli spaghetti li facevano bene; e aveva ragione!). Tutto ciò mi manca da morire!!

MASSAGGI
Sono diventato dipendente! Il primo è stato il massaggio tradizionale Thai, che è un’esperienza da provare, almeno 2 ore; non ha niente a che vedere con altri tipi di massaggio, ed è molto rilassante. Poi ci siamo sottoposti alla riflessologia plantare, ai massaggi al viso e infine all’olio; praticamente da Chiang Mai in poi, ogni sera prima di cena mi fermavo per 2 orette di Oil Massage (da 300 a 600 bath, a seconda del posto)

TURISMO SESSUALE
A Patong non si può fare a meno di notarlo: la spiaggia è piena di vecchi europei (in alcuni casi anche meno vecchi) in compagnia di giovani Thailandesi compiacenti; a me personalmente la cosa, in queste dimensioni così ampie, mi ha un po’ disorientato, ma poi ci convivi. Nei locali notturni di PatPong a Bangkok, e in alcuni di Phuket, invece, la trasgressione è molto più spinta; merita comunque una passeggiata di sera intorno a questi locali per vedere il folklore locale fin dove può arrivare. Ci hanno realmente impressionato i trans: infatti, se già le Thailandesi sono donne bellissime (per chi ha passione per le asiatiche), i Lady boy, come li chiamano qui, sono ancora più belli/e, al punto da restare a bocca aperta in più di un’occasione!!

TSUNAMI
Sono rimasto veramente senza parole di fronte alle immagini che abbiamo visto in televisione, e per qualche giorno sono stato shockato dai media. Quando poi sono riuscito a contattare Tang, che credevo morta, e mi ha raccontato la storia dal suo punto di vista, mi sono come svegliato dal torpore e ho capito che siamo sempre nelle mani di peracottai che con l’intento di creare scoop ad ogni costo fanno solo disinformazione. Il problema è che di tragedia si è trattato, e anche gravissima, ma non tutti i paesi sono stati coinvolti nello stesso modo, e soprattutto non tutti hanno risposto nello stesso modo. I Thailandesi, buddhisti (non è un dettaglio), non hanno pianto per giorni, ma si sono tirati su le maniche e hanno cercato di rimettere in piedi tutto al più presto (è gente che lavora 365 giorni l’anno per 10-12 ore al giorno). Vedere per credere il link [http://www.phuket-photos.com/frameme.php?page=phuket-tidal-wave.htm]: in 4 giorni, il 90% di Phuket era a posto, e a capodanno Bangla road era pronta a festeggiare (ovviamente erano solo Thailandesi). Al 5 di gennaio, prima ancora di capire che Banda Aceh era un cimitero a cielo aperto e che le Andamane erano state private di buona parte dei loro abitanti, i nostri TG continuavano a farti vedere le macerie di Phuket (del 10%) oppure le immagini di distruzione di Beruwela, in Sri Lanka, senza dirti che era Beruwela, ma dicendo da Colombo è tutto a voi la linea; e tu a pensare e a non capire come ha fatto l’onda ad arrivare a Colombo che è sull’altra costa, quando invece è il giornalista che non si è potuto muovere da lì e ti manda le immagini della TV cingalese. Questo piccolo sfogo per dire che non vedo nessun motivo per non andare il Thailandia, soprattutto adesso che è passato molto tempo, perché è un paese strutturato intorno al turismo, che da questo ne trae una delle fonti primarie di sostentamento.
Quindi se avete mezza intenzione di andarci, fatelo! Meglio se organizzati da soli, secondo me, perché risparmierete tantissimi soldi: noi in 16 giorni abbiamo speso, volo incluso, 1.200 € a testa, e non ci siamo tenuti a freno per niente; si può anche cavarsela con molto meno, anche 2-3 € a notte, ma abbiamo sempre preferito spendere 10 € per una stanza che qui da noi ne costa 100, piuttosto di risparmiare anche su quello e trovarsi magari in una stamberga con il bagno in comune dove non ti faresti neanche una doccia vestito….

E’ un viaggio che consiglierei a tutti: io ho viaggiato in molti paesi, e anche se sono rimasto profondamente affascinato da più posti, non ho mai pensato di potermi trasferire lì a vivere, perché ho sempre trovato qualche aspetto che non mi convinceva del tutto…finché non ho visto la Thailandia. Ma non aggiungo altro perché per capire bisogna esserci stati.

di di a.menocci[at]libero.it

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