Viaggio in Thailandia

RACCONTO DI VIAGGIO IN THAILANDIA

Io e mio marito eravamo pronti a partire per la Thailandia già a fine dicembre 2004: la data della partenza era vicina, fino a quando… in TV vediamo le immagini della immane tragedia chiamata con un nome mai sentito prima: tzunami. Era il 26 dicembre, e mancavano 11 giorno al nostro volo per Bangkok.
Molto dispiaciuti per le popolazioni colpite, non ce la sentivamo proprio di partire per il viaggio che ci avrebbe portato anche sulle spiagge devastate, con la possibilità di prendere il sole accanto ai soccorritori intenti ad estrarre cadaveri dalle macerie. Non era per noi rispettoso e ci pareva un gesto troppo menefreghista, far finta che niente fosse successo. Decidiamo così di cambiare la meta del nostro viaggio, scegliendo il Messico, ma facendo una “promessa” alla Thailandia: di andare a visitare quei luoghi al più presto. E così è stato, visto che il 22 gennaio 2006 siamo effettivamente saliti sul volo Francoforte/Bangkok.

Inutile raccontare le tappe di un viaggio che ha toccato il Paese in lungo ed in largo, sarebbe solo un diario fine a se stesso. Molto più interessante, invece, fornire la nostra “esperienza sul campo”, cioè come noi ci siamo trovati in questo paese che per cultura, tradizioni, gastronomia, religione e molto altro, è tanto lontano dall’Italia.
Non è stato un viaggio totalmente faidate, ma ci siamo affidati all’agenzia di un ragazzo italiano, che offre servizi turistici agli italiani in visita in Thailandia, tramite guide turistiche thai, che parlano italiano, ed offrono una visione ricca e completa del Paese.

Bangkok

L’arrivo a Bangkok, come tante volte avevamo letto nei diari di viaggio su internet, ha un impatto abbastanza forte: per noi che venivamo dal freddo dell’inverno italiano, dall’atmosfera ovattata e asettica dell’aereo, atterrare in un aeroporto tanto rumoroso, pieno di smog, di gente, di traffico e di caos è un’esperienza che vorremmo finisse subito. Vorremmo ritrovarci immediatamente nella calma, tanto decantata dai viaggiatori, dei cortili dei templi buddisti. E invece c’è da recuperare le valigie, da trovare il nostro transfer per l’albergo e da… togliere un po’ di strati di vestiti, perché fa veramente caldissimo, e c’è un’afa che toglie il respiro!
L’impatto avuto con l’aeroporto è poi lo stesso che si ha con tutta la città: questa immensa metropoli, infatti, in alcuni momenti fa davvero desiderare di essere altrove, per quanto è invadente con i suoi visitatori, con il trambusto del traffico perennemente bloccato, lo smog che inevitabilmente si respira da mattina a sera, gli odori del cibo cucinato sui marciapiedi che alla lunga disgustano anche gli stomaci più forti. Vivendo la città, però, si viene a contatto anche con il suo lato bello: principalmente il sorriso e la gentilezza dei suoi abitanti, la misticità dei tanti templi buddisti dislocati nei punti più impensabili delle strade e sempre gremiti di persone in preghiera, pure se con le autovetture che sfrecciano a 2 metri dagli incensi e dai fiori di loto donati dai fedeli, la tranquillità della vita che scorre secondo antiche tradizioni e usanze. Riguardo quest’ultimo aspetto, c’è un episodio che abbiamo vissuto e che ci ha lasciato davvero interdetti: camminavamo sul marciapiede, quando ci siamo imbattuti in due ragazzi che decoravano attentamente, con fregi color oro, una bara bianca, appoggiata su cavalletti, all’esterno del negozio. Da noi la morte è quasi tabù e si sprecano gli scongiuri al passaggio di un corteo funebre, mentre loro la affrontano con naturalezza, tanto da mettersi a decorare una bara sul marciapiede, accanto alle bancarelle di frutta.
A volte bisogna andare contro le apparenze, e magari mangiare dove non si penserebbe mai di assaggiare un solo boccone (tipo i ristoranti di pesce che di sera compaiono dal nulla sui marciapiedi di China Town e dove noi abbiamo mangiato benissimo! o le bancarelle di cibo vario e sconosciuto che si trovano ovunque: basta saper scegliere e in questo ci è stata d’aiuto la nostra guida che ci ha fatto assaggiare un buon dolce di cocco cotto sulla brace dentro una strana foglia – v. immagine), o non dare fiducia ai procacciatori d’affari travestiti da umili, gentili e innocui omini, che ti inchiodano agli angoli delle strade per dirti che il posto che tu vorresti vedere è chiuso, ma che se vai con loro c’è un negozio che offre forti sconti proprio quel giorno e a quell’ora, per poi scoprire che il monumento è aperto e lui ti voleva solo portare nel negozio del suo amico a spendere qualche Bath.

Weekend Market

A Bangkok abbiamo visitato anche il Weekend Market, che è, stando a quanto scritto sulle guide, il più grande mercato del sud est asiatico. Effettivamente è grande quanto un quartiere e stracolmo di bancarelle che vendono ogni ben di Dio. Dalle bancarelle di cibo cotto a frutta e verdura locali, dalle bellissime sciarpe di seta agli incensi profumati, dagli oggetti di legno intagliato a scarpe e borse contraffatte, si può trovare davvero di tutto in questo mercato, perfino animali di ogni tipo, compresi, si dice, cuccioli di tigre. Noi abbiamo visto interi reparti di quel labirinto che è il mercato, pieni di vasche con pesci multicolori, cuccioli di cane e gatto, e strani topolini tenuti al guinzaglio. E poi, girava per il mercato un signore con un carretto sul quale era adagiato un grosso pentolone di acciaio, con sopra un coperchio bucherellato dal quale spuntavano tanti bastoncini. E la nostra fantasia galoppava per indovinare cosa ci fosse sotto ai bastoncini… dopo un po’ siamo riusciti a vedere una ragazza tailandese comprare un ghiacciolo rosa ed estrarlo tirandolo per il bastoncino! Ecco cos’erano! E sotto al coperchio era pieno di ghiaccio per preservare i ghiaccioli dal caldo asfissiante. Già, che caldo, quel giorno! Anche per una come me che adora i mercati, quel mercato è davvero troppo: troppo caldo, troppo claustrofobico con le bancarelle tutte appiccicate e corridoi minuscoli in cui camminare, troppi odori strani di cibi sconosciuti…. Ho resistito solo 3 ore e mio marito non voleva crederci!

Damnern Saduak

Una cosa della Thailandia che tutti i turisti vorrebbero vedere, perché è nell’immaginario collettivo, è il mercato galleggiante, e noi abbiamo visto quello di Damnern Saduak, non lontano da Bangkok, ma bisogna dire che per quanto sia pittoresco, si capisce benissimo che è ancora in attività principalmente per i turisti. Infatti è pieno di viaggiatori che ad orari cadenzati smontano da grossi pullman e si intrufolano nelle viuzze d’acqua del mercato, fino a giungere nella “piazza principale” del mercato, dove delle stupende signore col tipico cappello a cono guidano le loro piccole barchette offrendo prodotti locali (frutta e verdura) o cibi cotti in diretta davanti agli occhi dei visitatori. Ricorderemo per sempre l’odore dell’olio di cocco in cui venivano fritte le banane, sulle barchette provviste di bombole di gas per alimentare la fiamma sotto al calderone d’olio. Vicino al mercato, c’è una specie di fattoria in cui si può vedere come si fa a fare lo zucchero di cocco: è incredibile sapere, per noi turisti, che i thailandesi non mangiano il cocco come facciamo noi, che usiamo la polpa, ma loro invece la grattano e facendola poi bollire per parecchio tempo, ne ricavano delle zollette che usano come zucchero.

Il mare della Thailandia ci ha riservato la piacevole sorpresa di essere davvero “selvaggio”, almeno nella zona dove noi avevamo deciso di andare, e cioè Ao-Nang, vicino Krabi. Essendo parco naturale, le spiagge sono sprovviste di servizi ai bagnanti: non ci sono bar, sdraio, ombrelloni o bagni. Si arriva in spiaggia contrattando con i pescatori il prezzo della traversata in mare e una volta arrivati ci si gode la vista del mare turchese e la pace della spiaggia poco affollata.
La costa in questo tratto di mare è particolarmente bella perché presenta pareti a strapiombo dietro le spiagge, e ci sono enormi roccioni che si ergono dal mare, proprio di fronte alla spiaggia. Sono pareti adatte ai numerosi arrampicatori che qui si recano.
Ma ovviamente gli intraprendenti thailandesi non lasciano il turista privo di cibo! Ci sono barche che giungono a riva, con a bordo signore che preparano panini o arrostiscono pannocchie di mais. Hanno poi anche frutta fresca e bevande. Si può così pranzare in spiaggia spendendo pochi Bath.

Per concludere, abbiamo visitato questo paese così diverso da quelli da noi visti in precedenza e siamo stati benissimo perché è un luogo accogliente, in cui il turista ha un valore importante e per questo viene trattato bene.
La religione buddista ci ha colpito molto per la sua apertura e la sua saggezza del quieto vivere, quasi fosse una filosofia di vita per i fedeli, tra i quali anche la nostra guida, che ci ha spiegato tante cose dei loro rituali e delle loro credenze popolari.

…alla prossima partenza!

Idanna e Antonio

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