Vietnam da Nord a Sud

Racconto di viaggio in Vietnam

LA SENSAZIONE CHE CI HA DATO IL VIETNAM IN DUE PAROLE È:
IL VIETNAM DA NORD A SUD, DUE RELTÁ DIVERSE!

“La caotica Hanoi, con il suo traffico disordinato, i cyclo che ti inseguono, i venditori ambulanti che sbucano dappertutto, i negozi disordinati con le merci esposte direttamente sui marciapiedi e la bella Saigon, questa città cosí moderna, classica ed elegante, con ristoranti e locali all’altezza dell’occidente. Questa città brulicante di gente cosí viva, attiva, vestita bene. Gente dai cui sorrisi trapela una cultura multiforme, semi occidentalizzata. Persone che hanno voglia di comunicare.. Quanta differenza fra Saigon ed Hanoi. Ad Hanoi si respira molto di piú l’aria del regime comunista. A Saigon c’è invece un capitalismo latente, lo si nota riflesso nelle vetrine luccicanti dei negozi di abbigliamento alla moda, nella gente ben vestita, nei moderni supermercati ricchi di prodotti occidentali e nelle salumerie in stile francese. Si nota anche nelle famiglie che vanno a pre-festeggiare il Natale con i bambini, nel primo hotel della loro città, o nei gruppi di giovani vietnamiti che abbiamo incontrato al disco-bar dell’8. piano del Majestic. E lo si “soffre” davanti alle baraccopoli sui canali del Fiume Saigon.”

Giovedì 2 Dicembre 2004 (Budapest – Istambul)
Ore 14:10 siamo sul taxi per l’aeroporto dove alle 16:45 ci aspetta il ns. volo per Istambul.
Per essere belli freschi, riposati e pronti per le prossime 24 ore di viaggio (se va bene!)… stanotte abbiamo dormito nel ns. appartamentino di Budapest. Stamattina Matteo e Carlotta sono stati svegliati dal suono della ns. furibonda lite…. causata dal fatto che „io” ho dimenticato a casa la felpa e la giacca impermeabile che Giampaolo aveva scelto per il viaggio. Alla fine tutto si placa e (come sempre) ci si arrangia con quello che c’é e….. nota positiva (c’é sempre una nota positiva in tutte le cose): partiamo più leggeri!

Venerdì 3 Dicembre 2004 (Istambul – Bangkok – Hanoi)
Dopo un bellissimo viaggio con la Turkish Airline, che ha offerto un buon servizio oltre ad un’apprezzabile cucina senza tante spezie e sapori strani (insalatine fresche e per la gioia dei miei figli stamattina anche gli spinaci!), siamo arrivati a Bangkok alle 13:10 (le nostre 07:00). Piacevole é stata anche l’attesa all’aeroporto internazionale di Istambul che, devo dire, si é rivelato una sorpresa per il modernismo, l’ambiente elegante ma nel medesimo tempo allegro (stile terminale 3 di Londra) e con tanti pub, musica, luci, negozi scintillanti ecc..
Atterrati a Bangkok automaticamente ci dirigiamo verso la consegna bagagli (e lì ci siamo fatti il primo paio di chilometri a piedi…) ma giunti nei pressi ci rendiamo conto che per ritirare i bagagli dobbiamo passare il controllo passaporti. Però noi siamo in transito e se passiamo il controllo passaporti per rientrare dobbiamo spendere 10 euro a testa (tasse d’imbarco Tailandesi) inoltre anche l’agenzia di Bangkok dalla quale ho acquistato via internet i biglietti aerei per Hanoi (costavano un 40% in meno rispetto ai prezzi reperibili in Europa) mi ha raccomandato di non uscire… Quindi preoccupiamoci prima di ritirare i biglietti.
Appuntamento al terminale „A” – Partenze Internazionali – Ufficio Postale – chiedere sig. Jack – …… chissà dov’é? L’Aeroporto di Bangkok é enorme. Passa un’automobilina elettrica di servizio….. approfitto per chiedere informazioni e CHE BELLO!!! Ci danno un passaggio. Dopo un altro paio di chilometri all’indietro (stavolta per fortuna motorizzati) ci scaricano davanti ad un ascensore: Ufficio Postale al Piano di Sotto!
Arriviamo all’Ufficio Postale (ormai sono quasi le 14:30)…. il sig. Jack non c’é… é andato via. Bene e i ns. biglietti? Inoltre strana usanza che un’agenzia consegni i biglietti in un ufficio postale, no?! Tutti ormai si aspettano qualche problema. Solo io sono fiduciosa. Matteo ride! Dopo un paio di telefonate l’impiegata ci dirotta in un altro ufficio postale…….altro chilometro a piedi con la mia gamba zoppicante (causa rovinosa caduta dalle scale 2 settimane prima di partire..).
Ritiriamo (con mia gran soddisfazione) i biglietti per Hanoi e quindi ci rechiamo agli uffici della Thai (chissà i ns. bagagli dove sono finiti e quale sarà la prassi per recuperarli?).
Gli Uffici della Thai sono esattamente da dove siamo venuti prima (altra scarpinata all’indietro). Ci fanno il Check In e ci assicurano che per i bagagli pensano a tutto loro. CHE BELLO!
L’aereo parte alle 17:45 e il Gate é il 33… indovina dov’é???? Un paio di chilometri indietro… praticamente dove eravamo stamattina! Ore 15:30 ci sediamo in un ristorantino senza infamia e senza lode a bere e mangiare qualcosa nell’attesa della partenza. Alle 17:00 osserviamo il perfetto e lunghissimo imbarco di bagagli (speriamo ci siano anche i nostri) containers, etc. sull’aereo. Carlotta ed Io facciamo anche una bella foto del Boeing della Thai.
Ore 17:45 l’aereo piano piano si porta verso la pista di decollo. Il comandante fa i soliti saluti dopo di che accende i motori al massimo ma…. qualche secondo dopo tutto tace e si torna indietro. Il comandante si scusa e ci avverte che l’aereo non funziona bene e che quindi faremo un cambio d’aeromobile! Meno male se n’è accorto prima di decollare. Mentre trasferiscono i bagagli, containers, etc. da un aereo all’altro ci servono la cena!
Alle 19:40 ci trasferiscono sull’altro aereo il quale ha anche dei piccoli uccellini decorativi cartacei (tipo Origani) appesi al soffitto.. BELLO..
Alle 20:00 si rolla di nuovo verso la pista (speriamo questo funzioni bene)… ma si odono sordi rumori da sotto l’aereo…. tanto che un passeggero tailandese chiama la hostess… la quale dopo una lunga consultazione pare riesca a confortarlo. Carlotta ed io preferiamo sposare l’ipotesi che l’operaio intento al controllo del motore sia rimasto attaccato al carrello e stia bussando disperatamente. Si ride. Anche su questo aereo ci serviranno un piccolo pasto.
Ore 21:40 (siamo già oltre le 24 ore!!!) atterriamo – un po’ bruscamente – ma in ogni caso atterriamo a Hanoi! Non piove e questa é già una cosa positiva (le solite cose positive). Il controllo passaporti é abbastanza veloce (a parte il visto di Matteo che ha qualche problema che non capiamo ma il mistero si risolve subito, solo un errore da parte dell’Ambasciata sulla data di uscita). Fuori c’é ad attenderci il taxi inviato dal Hotel Camellia (compreso nel prezzo) con tanto di cartello riportante il nostro nome!! Il tragitto dall’aeroporto al centro di Hanoi è lungo una strada a doppia corsia con traffico scarsissimo. Notiamo alcuni palazzi ai lati della strada molto alti (quattro cinque piani) ma strettissimi (al massimo la larghezza di una stanza), tipica architettura Vietnamita, abitudine causata (pare) da una sorta di tassa comunale che viene calcolata in base ai metri d’occupazione frontale del suolo stradale.
L’Hotel non é male ma le parti comuni sono squallide nel senso che manca un posto carino dove sedersi, chiacchierare, bere qualcosa…….. Inoltre la mia prenotazione non corrisponde, nel senso che le due doppie deluxe non sono disponibili (quelle a 20 usd l’una col balcone) ci sono rimaste 2 doppie standard (a 15 dollari) io protesto quindi mi fanno vedere una deluxe disponibile… Orrore!!! Praticamente identica ma con il bagno molto peggio… Dato che è assurdo pagare 5 dollari in più per una schifezza simile, ci teniamo le 2 doppie standard cosi risparmiamo pure. Una al secondo ed una al terzo piano con scale ripidissime fatte apposta per il mio ginocchio invalido!
Sistemati (o meglio mollati!!!) gli zaini nelle rispettive stanze ci facciamo una doccia (con la quale il ns. bagno si allaga subito) … poi dopo aver fatto due o tre volte le scale su e giù per chiedere degli asciugamani, per avvisare dell’allagamento, ecc…. Matteo e Carlotta dormono e noi andiamo a cercare un localino per bere qualcosa… ed anche per vedere qualcosa… é più di 26 ore che siamo in giro e abbiamo visto solo aeroporti! L’impatto é strano ma simpatico. Siamo nella città vecchia di Hanoi e la ns. strada – poco illuminata – é piena di barettini … più per locali che per turisti… con seggiolini alti 20 cm e tavolinetti proporzionati (rasoterra)! Per stasera é eccessivo… quindi scegliamo un barettino per turisti… Carino ed anche gestito da un ragazzo simpatico (diventerà il ns. barettino serale per tutta la permanenza a Hanoi). Qui impattiamo con un problema che avevamo già notato sul taxi dall’aeroporto. Nessuno parla inglese……… o per lo meno non a livello di conversazione. Verso mezzanotte e dieci i proprietari si animano … uno esce a controllare… l’altro chiude la saracinesca… Noi pensiamo ci vogliano mandare via…
Poi invece ci spiegano… la polizia controlla gli orari di chiusura e … (quest’ultima cosa abbiamo fatto veramente fatica a capirla) se sgarrano.. come punizione gli sequestrano delle sedie… ieri sera gliene hanno sequestrate due.. ?! Strano tipo di multe…

Hanoi

4 Dicembre 2004 Sabato (Hanoi)
Dopo una sana dormita! (5 ore..) ore 7:30 colazione… Buffet ottimo!!! Ripaga l’allagamento del bagno. Io mi mangio i tagliolini!! Lasciamo riposare i bimbi distrutti e Giampaolo ed io ci facciamo un giro… Andiamo prima all’agenzia trovata via Internet (guarda caso é proprio dietro l’angolo) dove dobbiamo confermare e pagare (sob… sob….) il tour sul Mekong – unico tour per il quale ci siamo appoggiati ad un’agenzia sia per motivi di tempo sia perché costava molto meno! -Ma l’agenzia é ancora chiusa… apre alle 9:30…
Andiamo quindi alla stazione Centrale per prenotare le cuccette sul treno di domani sera per Lao Cai. Troviamo la stazione ed anche lo sportello giusto… solo che – piccolo particolare – io non ho né prelevato né cambiato i soldi ancora… perciò DIETRO FRONT! Si ritorna in albergo… Svegliamo i pargoletti che fanno un’abbondante colazione poi l’allegra famiglia s’incammina a piedi; prima a cercare un Bancomat (essenziale), poi all’agenzia del “Mekong” dove colgo l’occasione per prenotare anche un’auto con autista per la giornata di domani (30 usd). Poi in taxi torniamo alla stazione per fare i biglietti (in 4 persone il taxi è il mezzo più economico oltre che privo di sorprese…).
In stazione approfitto per chiedere come si fa a prenotare le cuccette per Hué che dovremo prendere fra 5/6 giorni (ma non da Hanoi… da Ninh Binh). Dopo una coda allo sportello di dieci minuti iniziano a passarmi tutti davanti.. io mi arrabbio ma m’ignorano (carini… molto galanti!) arriva Giampaolo (che era fuori a mangiare baguette con i bambini) e mi dice “Sei ancora lì?”. Gli spiego… interviene e lo fanno passare… BELLO! Alta considerazione per il genere femminile e pensare che qui in Vietnam sembra lavorino solo le donne, dovrebbero avere un altissimo senso di rispetto nei loro confronti!. Comunque per la prenotazione ci annunciano che é impossibile… si può prenotare solo dalle varie stazioni di partenza. In effetti, anche per Lao Cai ci hanno venduto solo i biglietti di andata. Ma come fai a rischiare di non trovare posto se arrivi a Nihn Binh solo qualche ora prima della partenza del treno??… Va bhé.. andremo in agenzia nel pomeriggio.
ore 11:30 (ritardo pauroso sul programma) andiamo a vedere il Tempio della Letteratura. Il giardino è molto rilassante. Alla terza fotografia effettuata… l’esposimetro smette di funzionare (strano abbiamo cambiato la batteria stamattina!)… Poi andiamo a pranzare al ristorante “Bar Koto”. È un ristorante gestito da un organizzazione non governativa che si occupa di togliere i bambini dalla strada, insegnarli un mestiere e poi trovargli anche dei buoni posti di lavoro (c’è persino una foto di un ragazzo davanti al ristorante del Hotel Sofitel). BRAVI. E qui per lo meno parlano anche inglese, sono tutti gentili e si danno molto da fare.
Giampaolo ordina subito un piatto a base di NUOC MAM (Quella salsina dall’odore acre, a base di pesce fermentato, che su noi europei fa un effetto orribile!)… così ne facciamo subito conoscenza! Dopo pranzo prendiamo due cyclo (uno per me e Carlotta e uno per Giampaolo e Matteo). Facciamo un piccolo giro per il centro, in mezzo al caotico traffico di motorini, moto e biciclette. Molti girano per la città con delle mascherine sulla faccia, tipo quelle che si usano in sala operatoria. Chissà se fossero nello smog di alcune città occidentali……?!! Poi ci facciamo lasciare sul lago Hoan Kiem, laghetto posto nel cuore di Hanoi da dove iniziamo l’itinerario del centro a piedi. La telecamera comincia a fare le bizze! Praticamente ogni tanto si blocca….
Vediamo il Museo della Casa Cinese (una casa di vecchi mercanti cinesi completamente ristrutturata) e moltissime altre cose… Fra queste un mercato rionale interessantissimo dove c’è di tutto, frutta verdura, anatre, spezie, pesce secco…, dove ti uccidono persino le galline davanti agli occhi, le gettano nell’acqua bollente e poi le preparano per la vendita… Per concludere passiamo per la Via delle SCARPE (il centro storico di Hanoi ha 36 vie ognuna delle quali specializzata in un tipo d’artigianato).
Nella via delle scarpe ci passiamo mezz’ora nella scelta di scarpe di possibile acquisizione… Puma Adidas Nike… Alla fine non compriamo nulla riproponendoci di tornare domani…
Adesso andiamo di corsa perché dobbiamo ancora passare dall’agenzia per i treni e poi alle 18:30 dobbiamo andare al teatro delle Marionette sull’acqua per il quale abbiamo già ordinato i biglietti in hotel stamattina.
Biglietti del treno in agenzia… fregatura (costano il 50% in più!)
Al teatro delle marionette sull’acqua (che io pensavo fosse effettuato sul lago, invece è all’interno di un teatro vero e proprio solo che al posto del palco c’è una grande vasca con l’acqua) quasi quasi ci addormentiamo e sbadigliamo molto (fuso orario?). Ci dispiace perché penseranno che lo spettacolo non è piacevole invece è molto bello e merita sicuramente di essere visto! C’è anche musica tipica dal vivo con degli strumenti particolarissimi di cui uno sembra un’arpa, ma con una sola corda!
Per cena abbiamo deciso di andare al ristorante Soho (uno dei migliori ristoranti di pesce della capitale che in effetti non deluderà le aspettative!) Abbiamo però la malaugurata idea di prendere dei cyclo per un dollaro l’uno…. Arrivati al ristorante paghiamo i ns. due dollari, loro ci chiedono se devono aspettarci e noi li diciamo no grazie… non sappiamo neppure quanto rimaniamo…
Dopo un’abbondante cena, con bottiglia di vino, usciamo e fuori troviamo i due cyclo di prima…
Ci facciamo portare in albergo. Quando arriviamo gli diamo altri 2 dollari…. al ché scoppia il problema… ne vogliono il doppio perché affermano che ci hanno aspettato… (ma chi ve lo ha detto?) e poi che era più lontano (distanza perfettamente identica!). Poi uno dei 2 inizia ad urlare scagliando a terra i ns. 2 dollari….. poi li raccoglie e ci segue fino dentro l’albergo (altra cosa strana… ti lasciano sempre una ventina di metri prima di qualsiasi destinazione…)
In hotel scoppia la lite… questo tizio (secondo me ex guerrigliero vietcong) urla, sbraita, dice parolacce (almeno così supponiamo). Noi siamo ormai ferrei nel non volergli dare nulla di più (è diventata una questione di principio). Ad un certo punto questo tizio prende in mano un enorme vaso di ceramica e minaccia di lanciarlo addosso a Giampaolo. Io chiedo a quelli del Hotel di chiamare la polizia… ma quelli se ne stanno lì inerti… Alla fine la cosa si conclude quando io estraggo il cellulare dal marsupio e dichiaro che chiamo la polizia. Il pazzo sparisce immediatamente e, a quel punto, quelli dell’albergo ci confortano e ci danno piena ragione… Boh??
Dopo tutto questo pandemonio Matteo e Carlotta vanno in camera e noi andiamo al ns. barettino a berci una vodka per concludere l’animata serata sperando che il “vietcong guerrigliero” di prima non ci aspetti per strada! Stasera proviamo a conversare con il ns. amico del bar ma è complicatissimo… ad esempio per capire se esistono monetine (e non solo banconote in carta) ci lanciamo in una serie di disegni che riproducono le banconote e poi disegniamo dei cerchietti con il punto interrogativo a fianco.. Non capiscono… Facciamo vedere le ns. monete locali tipo paragone ma… Niente!
Finalmente un avventore locale ha un’illuminazione, capisce! E… ci regala pure le prime due monetine! Il valore, in effetti, è irrisorio e forse per questo non le usano.
Quando arriviamo in albergo troviamo i bambini in camera nostra. Si sono spaventati quindi hanno deciso di dormire con noi…
In effetti, i due letti singoli delle camere sono in pratica letti ad una piazza e mezza abbondante quindi ci stiamo benissimo (potevamo risparmiare 15 dollari a notte…)

5 Dicembre 2004 Domenica (Hanoi – Dintorni di Hanoi – Treno per Sapa)
ore 7:00 sveglia. Bagagli veloci pagamento del conto e deposito bagagli in hotel. Ore 8:30 arriva il ns. autista con auto puntualissimo! Prima di dirigerci all’esterno di Hanoi proviamo ad andar al Mausoleo di Ho Chi Min (Ieri pomeriggio era già chiuso)… ma purtroppo è chiuso anche stamattina… ci accontentiamo di vedere il cambio della guardia. Poi ci dirigiamo 30 km. a Ovest. Prima tappa la Pagoda Thai. Seconda tappa Tay Phoung. Tanti scalini ripidissimi ma bellissimi templi ed uno stupendo panorama sulle risaie sottostanti. Dopo ci rechiamo al villaggio So, villaggio artigiano dove fabbricano i tagliolini di riso. Vediamo le varie fasi di lavorazione di casa in casa… Qui non ci sono turisti né persone che ti abbordano. È tutto molto tranquillo, incontriamo solo un ragazzo gentilissimo (ma anche lui non parla inglese quindi niente comunicazione) ci conduce a gesti in una piccola fabbrica artigianale dove risultiamo più noi una curiosità per loro che non il loro laboratorio per noi. Nella mia mente già pregustavo un pranzo a base di tagliolini di produzione locale villaggio ma rimaniamo delusi… nel villaggio non c’è nemmeno un ristorantino. Non è un luogo turistico organizzato ma semplicemente un villaggio artigiano. Comunichiamo al ns. autista che prima di andare al villaggio della seta ci piacerebbe mangiare qualcosa… Apriti cielo. Ci porta in un ristorante Vietnamita al 100% dove non esiste né una lista in inglese né alcuno che parli qualche parola…
Ci portano in cucina (lasciamo stare la descrizione della cucina) e ci fanno vedere quello che hanno. Gli indichiamo un pollo e delle verdure… Speriamo bene… Mezz’ora dopo ci portano sul tavolo un pollo mezzo crudo, fatto a pezzi con pelle ossa zampe unghie testa ed interiora tutto insieme… verdure crude (quelle non erano male) salsine varie e riso… Mangiamo quasi niente. Al bar dell’ingresso collezione completa di liquori vietnamiti (li vendono a decilitri, estraendoli da grossi contenitori in vetro che all’interno, come ingredienti aromatizzanti contengono: serpenti, cobra, scorpioni, iguana, giganteschi gechi, oppure un misto di tutto….) Noi optiamo per un semplice bicchierino di Vodka di Hanoi. Poi arriva il proprietario che tutto contento di vedere dei turisti nel suo locale, comincia a fotografarci con il suo modernissimo cellulare! Noi lo filmiamo! La telecamera funziona meglio… bisogna solo tenere schiacciata la batteria mentre si filma perché altrimenti si spegne. Molto COMODO! Paghiamo 8 dollari in quattro compreso il pasto dell’autista e la mancia e partiamo. Dopo una sosta al Museo del Sentiero di Ho chi Min (chiuso perché è domenica), proseguiamo verso il villaggio della seta (Van Puch). Quest’ultimo è molto più turistico di So, ci sono tanti barettini, bei ristoranti, case e strade ben restaurate e soprattutto molti negozi. Visitiamo un paio di laboratori e dei work shop dove lavorano al telaio. I telai sono motorizzati ma la preparazione per la tessitura è ancora tutta manuale. Compriamo i primi regalini da portare ad amici e parenti. I prezzi sono molto buoni.
Il ns. autista ci riporta in albergo. Lasciamo i souvenir al deposito bagagli e ci dirigiamo alla via delle scarpe dove Matteo e Carlotta finalmente fanno i loro acquisti! Andiamo a prendere un aperitivo sul lago e poi cerchiamo un ristorante per rifocillarsi prima di prendere il treno. Troviamo un simpaticissimo ristorantino con terrazza al primo piano in una delle vie del centro vicino al ns. albergo. Non elegante ma mangiamo benissimo e parecchio (dopo il pasto di oggi ci voleva proprio) e spendiamo 15 euro in 4! Inoltre, cosa non da poco, la proprietaria parla perfettamente inglese! Dopo cena di corsa in albergo a ritirare i bagagli e taxi diretto in stazione!
Ore 22:30 Siamo sul treno per Lao Cai (Sapa). Il treno è divertentissimo. Ha anche il vagone ristorante (e noi che ci siamo portati beveraggi e cose varie…) Turisti sempre molto pochi. Italiani zero.
Abbiamo salutato Hanoi da qualche minuto ed è giunto il momento di fare dei commenti:.
“Ci è sembrata una città moderna, molto più di quanto ci aspettassimo, ed anche pulita. Ovviamente collocata nel contesto asiatico. Il caotico traffico delle strade a modo loro è ordinato. Se si riesce a dimenticare il ns. codice stradale si può affermare che esiste una normativa stradale organizzata. I semafori sono un optional come le precedenze ma se tu impari ad affrontare il traffico a modo loro funziona. Quando attraversi le strade ad esempio non sei tu che ti devi preoccupare se arriva qualcuno a destra. o a sinistra (anche perché in questo caso non attraverseresti fino a tarda sera) ma sono loro a darsi da fare per scansarti. Tu devi solo attraversare con calma e con un’andatura costante. È sicuro che arrivi dall’altra parte illeso. Quello che non abbiamo capito è il metro del costo della vita e del potere d’acquisto. Sappiamo che uno stipendio minimo è intorno ai 25 euro al mese ed abbiamo notato che i Bancomat forniscono anche solo l’equivalente di 50 cent di euro ma, nello stesso tempo, per due etti di lichies vogliono un euro e se provi a trattare piuttosto non te li vendono. Al tempo stesso in Hanoi e dintorni non abbiamo ancora notato molta povertà, non almeno a livello del Sud America o dello Sri Lanka. Non abbiamo visto bambini sporchi o malvestiti girovagare per le strade. Mendicanti pochissimi, nemmeno fuori dai templi. La prostituzione non è evidente ma sicuramente esiste, come il problema della droga, altrimenti non avrebbe senso l’esistenza di tutte quelle organizzazioni che si battono per i diritti dei minori. Noi però non dobbiamo dimenticare che siamo una famiglia e che quindi è difficile che ci approccino per motivi strani. Anche la Carlotta si è accorta che qui lavorano solo le donne o meglio che i lavori piú pesanti e piú evidenti sono svolti dalle donne. Abbiamo letto che anche durante la guerra del Vietnam si sono distinte come soldatesse, peccato che poi nessuno abbia mai dato loro i giusti riconoscimenti. E che dire della gente?! Rispetto alle altre nostre esperienze in Asia, le persone qui in Vietnam (ad Hanoi per lo meno), sono molto dure, sorridono poco. Non che siano scostanti ma… Forse sono gli anni della guerra non così tanto lontani… o forse più semplicemente sono caratterialmente più simili al popolo cinese.”
Ore 23:30 Giampaolo ed io siamo nel vagone ristorante. Matteo e Carlotta già dormono. Li capisco. In due giorni abbiamo fatto e visto talmente tante cose che persino a me sembra una settimana che siamo qui! Lo scompartimento è bellino. L’aria condizionata (per mia fortuna) non c’è e comunque non serve… I materassi sono discretamente morbidi, i letti sono larghi. C’è lenzuolo di sotto, copertina e cuscino! Oltre ad abatjour, portabagagli e tavolino! Nel vagone ristorante, a parte noi e due ragazze australiane che incontreremo nel corso del ns. viaggio più di una volta, non ci sono turisti ma solo vietnamiti (o cinesi?), d’altronde la linea ferroviaria è quella che va in Cina.

6 Dicembre 2004 Lunedì (Lao Cai – Sapa)
ore 7:30 siamo sulla Jeep che ci porta a Sapa!
La mattinata si è già rivelata sufficientemente caotica e stressante. Per prima cosa alle 5:50 ci hanno svegliato bussando sulla porta e urlando LAO CAI LAO CAI… Io, che mi ero addormentata convinta che il treno proseguisse per la Cina, sono andata in panico (facendo la mia bella figuraccia!) per cui per prima cosa ho provato a chiedere al controllore per quanto tempo si fermava (ma non capiva nulla) quindi, per non perdere altro tempo, ho cominciato ad agitarmi gridando a tutta la mia famiglia…” sbrigateviii… dobbiamo scenderee… velociiii…” Solo dopo aver praticamente buttato Matteo giù dal treno con una scarpa in mano ho osservato che nei vari scompartimenti del nostro vagone tutti si stavano tranquillamente infilandosi calze, scarpe, ecc. …BELLA FIGURA! (mi è venuta in mente la vecchia pubblicità No Alpitur Ahi Ahi Ahi Ahi). Intanto nella foga di tirare giù i bagagli la telecamera è caduta rompendosi definitivamente (s’è rott’)! Comunque siamo arrivati a Lao Cai.
Dato poi che eravamo stati svegliati improvvisamente e scesi di corsa, senza il tempo di andare alla toilette, io avevo urgente bisogno di fare pipì per cui, nonostante l’incaricato del Mountain View (hotel prenotato via Internet) – che era venuto a prenderci – insisteva nel dirci di seguirlo, io mi sono precipitata nel primo bar a disposizione… E siccome avevo addosso zainetti, giubbotto fotografico e mega marsupio e dato che c’era la classica turca, per mantenere l’equilibrio, mi sono semi slogata un’anca e quindi sono uscita dal bagno zoppicando.
Dopodiché ci si presenta un altro problema… L’albergo Mountain View, cui avevo ordinato la jeep privata per andare a Sapa (essendo in quattro ci costava poco di più del minibus), non l’ha procurata… un incaricato ci comunica che c’è il bus! Io mi arrabbio (oltretutto li ho chiamati anche ieri sera per confermare…)! Con la mia testardaggine mi impunto: voglio la mia macchina! Dopo varie discussioni con diverse persone alla fine arriva la jeep. Una vecchia jeep (russa?). L’autista è anche simpatico. È lo stesso che ci dovrà portare a zonzo più tardi. E parla anche qualcosina di inglese.
Alle 9:00, dopo nemmeno un’ora di strada SUPER ASFALTATA (ci chiediamo a cosa serviva una jeep?), arriviamo a Sapa, cittadina che subito ci appare discretamente elegante e turisticamente ben organizzata. Nella piazza centrale, dove si trova il ns. albergo, ci accoglie un gruppo di ragazzine ‘hmong’ (tribù del nord). Alla reception altra sorpresa: Non ci sono le ns. stanze (dejá vu)… Comunque ci mandano nel hotel a fianco (il Royal) per lo stesso prezzo (nota positiva: abbiamo un albergo migliore ad una cifra inferiore). Facciamo colazione, posiamo i bagagli in camera, ci rinfreschiamo velocemente e poi partiamo con la ns. jeep alle volte della cascata di Thac Bac e del passo di Tram Ton. Sulla strada del ritorno, il nostro autista ci porta a visitare un vivaio locale con serre; niente di particolarmente interessante per noi, ma capiamo che per loro è importante, in questa zona c’è un clima tale che riescono anche a coltivare le prugne, quel vivaio è uno dei maggiori produttori di piante d’appartamento esportate in tutto il mondo. Il Fansipan, come da manuale, è ricoperto da nuvole spesse. Però non piove (nota positiva!) Al ritorno visitiamo il mercato di Sapa e veniamo letteralmente circondati ed assaltati dalle varie venditrici Hmong, vendono di tutto e con un’insistenza incredibile. Compriamo due oggettini da alcune bambine. Per il tessuto tipico che mi piace molto, invece noto purtroppo che all’interno del mercato, nelle bancarelle, è venduto a meno della metà. Pertanto non compro nulla né da loro né alle bancarelle. Andiamo a pranzo in un ristorantino e ci sediamo sulla terrazza. C’è un bel sole e quindi ne approfittiamo. Ma dopo tre minuti siamo nuovamente circondati dalle venditrici quindi ci spostiamo all’interno (ecco perché tutti i turisti erano a mangiare dentro!). Al pomeriggio la parte maschile della ns. famiglia va in albergo a riposarsi mentre la parte femminile (Carlotta ed io) decide di andare in giro per Sapa. Visitiamo una chiesetta cattolica, mangiamo le caldarroste nelle bancarelle (ce le sbucciano pure!), chiacchieriamo un po’ con la gente del posto e con due ragazzine, ci facciamo spiegare un po’ di cose dalla proprietaria di una “pseudo farmacia” dove vendono tutti questi prodotti curativi per noi inconsueti.. giganteschi funghi secchi, alghe, spezie ed erbe sconosciute, vari distillati “aromatizzati” al serpente, scorpione, ecc.
Compriamo anche un maglioncino per Carlotta e facciamo riparare il mio marsupio che si è scucito.
Poi rientriamo in albergo e tutti insieme decidiamo di andare a prendere l’aperitivo al Victoria Sapa Hotel (4-stelle) ……ma non ci piace! Non è un ambiente genuino. Sono tutti supereleganti… assurdo. Poi costa una cifra! Quindi si va via.
Per cena cambiamo ristorante (anche perché quello di oggi è già chiuso) e ci troviamo benissimo! Ci mettono anche dei bracieri vicino ai piedi per scaldarci. Di sera fa abbastanza freddo. Ci scambiamo i commenti del giorno e su un fatto siamo tutti d’accordo: “Le ragazze delle tribù sono molto più aperte gioviali e simpatiche delle Vietnamite. Parlano un discreto inglese ed alcune anche il francese. Vanno a scuola come le altre ma probabilmente hanno più interesse ad apprendere”.
Oltre ai commenti giornalieri, Giampaolo ci racconta che anche lui ha fatto una “figuraccia” sul treno ieri sera. Quando è andato in bagno, mentre noi già dormivano, al rientro ha sbagliato scompartimento (facile perché da fuori sono tutti uguali) ma non solo… si è pure seduto sul letto di qualcun altro.. al che si è accorto che non poteva essere il suo. Ha detto SORRY… ed è uscito. Noi ridiamo come pazzi… Poi accompagniamo i bambini a nanna ma, giacché noi non abbiamo sonno, torniamo al ristorante di prima a bere qualcosa. Lì chiacchieriamo con una giovane coppia di francesi che ci dicono che per andare e tornare da Cat Cat (villaggio delle tribù Hmong che visiteremo domattina) ci vogliono al massimo 3 ore! Quindi domani niente sveglia.

7 Dicembre 2004 Martedì (Sapa – Cat Cat – Lao Cai – Treno per Hanoi)
Prima dormita colossale in Vietnam (si vede che il clima di montagna favorisce…)! Colazione alle ore 9:00! Stamattina provo la colazione alla vietnamita, a base di zuppa di tagliolini (completamente insapore). Carlotta fuori dall’albergo fa amicizia con delle ragazzine Hmong… si scambiano qualche parola nelle varie lingue, e se le scrivono pure sui quadernetti! Partiamo per Cat Cat a piedi! C’è il sole. Il villaggio di Cat Cat può tranquillamente essere definito un TOURIST ATTRACTION POINT….. Altro che trekking! Noi, che già eravamo preparati ad una scarpinata su sentieri dissestati, siamo rimasti sorpresi. Praticamente i primi 4 km sono asfaltati (ci vanno anche i bus!) i successivi 3 km. di tour sono su un tracciato turistico con tanto di vialetto e scale in pietra molto ben realizzato e comodo (mancano solo i lampioncini ai lati per eventuali passeggiate notturne). Vedremo se nel pomeriggio l’altro villaggio si rivelerà più “originale”. Il paesaggio comunque è splendido con cascate, ruscelli, risaie. Il loro villaggio, con semplici capanne in legno, è molto colorato: la biancheria appesa lungo le strade, i bambini nei loro vestiti tradizionali che giocano nei cortili. Compriamo due decorazioni da due signore “Dao” (la tribù dai turbanti rossi) che vendono i loro souvenir per strada… Ne volevamo una sola ma alla fine una delle due ci ha convinto che non era giusto comprare solo da lei e non dalla sua amica… “And my friend ?”…
Ore 13:00 breve riposo sulla strada del ritorno. Beviamo qualcosa in un bar, seduti fra enormi contenitori in vetro pieni di vino di riso e serpenti di tutte le taglie. Stamattina abbiamo buttato via la telecamera ormai inutilizzabile. Adesso abbiamo 5 cassette vergini nuove di pacca!
Dopo un buon pranzetto ci avviamo in hotel per pagare il conto e per recuperare il ns. nuovo taxista (organizzato presso l’Hotel Royal) che prima di portarci a Lao Cai in stazione (con breve tappa a vedere il confine cinese) ci deve portare nel villaggio tribale di Tha Pinh per una breve tappa (un paio d’ore?). Questa gita la ho organizzata ieri nel ns. hotel perché mi sono lasciata convincere che era più economico del ns. taxista di ieri. Ma comincia male… Al posto di una jeep o di una macchina normale arriva un super-scassato pulmino… va bhé, passi. Poi lungo la strada l’autista comincia a far salire varie persone locali, amici, parenti.. ad un certo punto siamo in dieci! Una ragazza (l’unica che parla inglese) ci spiega che lei e i suoi famigliari devono andare a LaoCai e non c’è più il bus. Va bene! Questo per noi non è neanche un grosso problema (è pure folcloristico).. Il grosso problema subentra quando arriviamo all’ingresso del Villaggio di Tha Pinh, dopo una deviazione di 8 km. dalla strada principale. Ci dicono che non possiamo entrare perché servono dei permessi che dovevamo procurarci precedentemente a Sapa! Io vado su tutte le furie perché la richiesta di un transfer privato era stata fatta per avere l’opportunità di visitare il villaggio tribale di Tha Pihn, lungo il percorso; quindi era l’organizzazione del hotel che avrebbe dovuto procurarmi i permessi oppure dirmi dove potevo procurarmeli! A quel punto, dopo varie discussioni, l’autista ci dice che in tutti i casi non c’è tempo quindi meglio dirigerci direttamente a Lao Cai. La cosa mi puzza un po’ di truffa quindi: ESIGO DI TORNARE A SAPA perché pretendo anche i miei soldi indietro! (… ma perché non mi sono rivolta al mio taxista di ieri???)
Dopo mezz’ora noi, con tutti i passeggeri che man mano riscendono alle varie tappe…, arriviamo in hotel e lì facciamo casino. I want back my money!! Si solleva un putiferio. Uno della reception ci strappa la ricevuta e la butta a pezzetti sotto il banco della reception… Un paio di turisti francesi seduti al tavolinetto del hotel che stanno organizzando un’escursione ci guardano con stupore (secondo me cambieranno agenzia). Alla fine facciamo intervenire la figlia della proprietaria del Mountain View (in fondo è lei che mi ha dirottato al hotel Royal) e dopo l’intervento suo, della sua mamma, e di non so chi altro, finalmente ci ridanno i soldi (22 usd). Ormai purtroppo non c’è più tempo per il villaggio tribale né per approfondire la storia dei “permessi d’ingresso”, vera o falsa? Pazienza. Comunque l’ingresso del villaggio era molto simile a Cat Cat, le strade super-asfaltate e di conseguenza supponiamo fosse stato sulla falsariga del precedente. Considerazioni: “Credo che per vedere qualcosa di particolare si dovrebbe poter stare in zona almeno 4 o 5 giorni ed organizzare un’escursione più allargata, scendendo al di là del Passo di Ta Throm e rientrando dal lato nord. La vicinanza ad una cittadina così turistica come Sapa probabilmente ha ormai cambiato la genuinità di questi popoli. Solo i costumi sono rimasti tradizionali ma sotto il costume indossano le scarpe da ginnastica, della Puma o dell’Adidas!”
Tramite il Mountain View, recuperiamo il ns. tassista affidato per farci condurre a Lao Cai.
Al confine cinese scattiamo qualche fotografia. Qui solo un canale del fiume Rosso separa la Cina dal Vietnam. Ormai è buio si vedono solo le insegne pubblicitarie multicolore ed i vari palazzi illuminati. Il ponte pedonale è già chiuso.
In attesa della partenza del treno, ceniamo in un locale di fronte alla stazione dove beviamo anche qualcosa con il ns. autista e ci scambiamo gli indirizzi. Stasera abbiamo prenotato un vagone-letto “speciale”. Non costava nemmeno molto più degli altri: 12 usd contro gli 8 pagati all’andata e – considerato che comunque negli alberghi e nelle agenzie i biglietti dei treni ti costano un 50% in più – il prezzo mi è sembrato buono. Però…. Resta il problema di averli comprati al Hotel Royal e, dopo l’esperienza pomeridiana.. ci aspettiamo di tutto……
Invece no.. il vagone è come quello dell’andata ma all’interno ci sono anche i “piumoni” con i copri-piumoni colorati e poi tendine alle finestre…. inoltre la porta dello scompartimento ha anche il vetro (quella dell’andata era a grata aperta). Stasera abbiamo comprato una bottiglia di “whisky e cognac” locale… Nel senso che da un lato c’è scritto Whisky e dall’altro Cognac. SIMPATICO. (così fanno contenti tutti). Ci assicuriamo che la stazione dove dobbiamo scendere sia l’ultima tappa e quindi andiamo a nanna tranquilli.

Baia di Halong

8 Dicembre Mercoledì (Hanoi – Hai Pong – Cat Ba -baia di Halong- )
Ore 5:15 siamo seduti in un barettino – uno di quelli con i seggiolini e i tavolinetti bassi bassi che non avevamo ancora provato – appena fuori dalla Stazione di Hanoi, a sorseggiare del the. Quello Vietnamita è stranissimo, amaro, pare più una tisana che un the però a loro piace, quindi lo assaggiamo anche noi. Matteo e Carlotta rimangono sul Lipton. Stiamo aspettando il treno delle 6:00 per Hai Pong che dovrebbe impiegare un paio di ore scarse. La stazione è già piena di gente.
Il viaggio da Lao Cai si è rivelato peggiore dell’andata poiché, vero è che lo scompartimento era più bellino dell’altro, ma molto più stretto…. poi aveva l’aria condizionata al massimo e si gelava (così ci siamo spiegati l’utilità dei piumoni!). Ho provato a chiamare il personale in servizio sul treno: sono arrivati in tre. Prima hanno constatato che l’interruttore dello scompartimento era fuori uso, quindi hanno provato a mettere un lenzuolo sopra la grata di fuoriuscita dell’aria fredda (operazione rivelatasi impossibile) ed infine hanno deciso di abbassare il termostato generale del vagone! BRAVI! Anche se durante la notte sicuramente devono averlo rimesso a manetta poiché ci siamo svegliati al gelo.
6:30 Siamo sul treno per Haipong, stiamo uscendo dalla città di Hanoi e sta nascendo il sole. BELLO. È anche molto bello il passaggio del treno nel centro di Hanoi. È interessante osservare il suo percorso in mezzo alle case. È come essere in uno stretto corridoio che si insinua fra due file di condomini… ti sembra di prendere il the con i Vietnamiti seduti all’ingresso delle loro abitazioni. C’è gente che fa colazione fuor dalla porta… la puoi quasi toccare. Alle sei del mattino Hanoi é già animatissima, strade piene di gente, mercati rionali affollatissimi, biciclette e motociclette stracariche di merci, già perché quello che i Vietnamiti riescono a caricare su una bicicletta non ce lo possiamo nemmeno immaginare.
Sul treno c’è un ottimo servizio, the caffè, bibite, cose non meglio identificate da mangiare (una aveva un profumino…! Gnamm..).
Ore 9:30: dopo l’ennesima animatissima discussione fuori della stazione di Haipong con un procacciatore d’affari (li troviamo tutti noi?) che spacciandosi per una guida turistica insiste sul fatto che, al taxi che ci porta al molo bisogna dare almeno tre dollari e che il taxametro qui non lo usano… cediamo (perché siamo anche stanchi di discutere per un paio di dollari) e saliamo su un taxi che ci porta al porto. Lì veniamo assaltati da altri procacciatori d’affari che già cercano di venderti le camere a Cat Ba… Saliamo sul primo battello (loro lo chiamano aliscafo) disponibile e partiamo per l’isola. Arriviamo dopo un’oretta. Il tempo é splendido. Fronteggiamo la moltitudine di venditori di camere… diamo ascolto a tutti e raccogliamo i bigliettini da visita… Poi entriamo in un bar a far colazione… intanto consultiamo la Lonely Planet ed analizziamo i bigliettini raccolti… Visitiamo quattro o cinque guesthouse sul lungo mare (presso la terza guesthouse io cado rovinosamente dalle scale sempre sullo stesso ginocchio dolente); e alla quinta guesthouse ci fermiamo. Due camere doppie con terrazzo sul mare a 5 usd l’una! Con Tv, bagno, frigorifero, abat-jour, comodini, …. Tutto! IL My Ngoc Hotel é anche un indirizzo calorosamente consigliato dalla Lonely Planet e difatti non ci pentiremo della scelta. Ci facciamo procurare delle mountainbike e verso le 12:00 partiamo…. Poffarbacco… le salite non si sprecano… arriviamo al ristorante distrutti. Il ristorante però promette bene…. È il ristorante galleggiante Xyan Hong. Ci portano sul retro dove ci mostrano tutti i pesci, crostacei e molluschi disponibili… belli, vivi nelle vasche! Anche qui non parlano inglese quindi scegliamo il ns. pranzo indicando le varie vasche! Loro li pesano poi li portano in cucina. Dopo un pranzo da re (Matteo si è mangiato un pesce da oltre un chilo alla griglia…, Carlotta 2 granchi reali, noi i gamberi, vongoloni incredibilmente buoni, con contorni vari, riso, tagliolini, ecc etc.), io estraggo la mia Lonely Planet e cerco di comunicare con la proprietaria, che è anche la cuoca! Riesco a dirle in “perfetto” vietnamita ‘mi piace’ (Tói Thich)! Lei capisce ed è così contenta che quasi m’abbraccia…. Poi… sempre in vietnamita cerchiamo di prenotare un tavolo per domani sera… ma non ci riusciamo… nel frattempo però arriva il marito, che parla inglese, e così risolviamo il problema… I loro figli intanto provano le ns. mountainbike sullo stretto ponticello pensile (che noi abbiamo fatto a piedi… ah ah). Dopo un paio di bicchierini di whisky ripartiamo…. e subito ci attende una pendenza di 14 gradi! … io la faccio a piedi… Andiamo a vedere la spiaggia di Cat Co… lavori in corso anche qui. Sembra prevedano un notevolissimo sviluppo turistico… noi però fino ad ora di turisti ne abbiamo visti ben pochi anche se il tempo é bello. Non fa caldo, ma nemmeno freddo. Visitiamo il porto ed il villaggio di Cat Ba poi, dopo un meraviglioso tramonto, torniamo in albergo.
Ceniamo lì stasera, così poi ci riposiamo un po’…
Mentre Giampaolo prende l’aperitivo sul lungomare Matteo Carlotta ed io giochiamo dal balcone…. abbiamo una lucina laser e la facciamo guizzare per terra davanti alle persone che camminano… é uno spasso!. Cé chi cerca di schiacciarla col piede… c’é chi si allontana correndo ma c’é anche chi alza lo sguardo e….. ci coglie in flagrante! Cena con finale a base di ottima vodka vietnamita (non la troveremo più in tutto il viaggio N.D.R.) e nanna!

9 Dicembre 2004 Giovedì (Bahia di Halong)
ore 10:00: siamo sul barcone in legno (tipo Giunca) prenotato ieri al ns. hotel per la gita nella Baia di Halong. Barca riservata solo alla ns. famiglia, per tutta la giornata e compreso il pranzo….. a soli 40 usd totali… Non ci é nemmeno saltato in mente di trattare..! Sono venuti a prenderci in albergo alle 8:30 con quattro moto-bike e ci hanno condotto all’imbarco. La giornata é splendida. Il mare é smeraldo… il panorama é mozzafiato! Ormai ci é rimasta solo la ns. vecchia reflex e la foto-camera digitale di Matteo… ma ci scateniamo ugualmente. All’uscita del porto passiamo nel villaggio galleggiante dei pescatori (cosa non citata dalla Lonely Planet). Fenomenale. Sono vere e proprie case poste su galleggianti, con balconi, finestre, piante e fiori, antenne televisive ed anche animali domestici (cani per lo più)… l’unica differenza é che al posto delle strade fuori dalla porta c’é il mare e per andare da qualche parte bisogna prendere la barca. Nell’escursione di oggi avremo modo di passare attraverso altri villaggi galleggianti, ce ne sono molti intorno all’isola di Cat Ba. Ci sono anche le scuole galleggianti, in effetti non bisogna dimenticare che il Vietnam é uno dei paesi con il più alto indice di scolarizzazione dell’Asia (siamo intorno al 92%).L’escursione ci porta attraverso gli scorci più belli della baia, sotto gallerie naturalmente scavate negli immensi faraglioni che scendono a picco nelle acque immobili. Sotto una di queste gallerie ci addentriamo con una piccola canoa ed alla fine di essa ci sorprende un paesaggio meraviglioso… c’é come un piccolo lago interno racchiuso tra le rocce altissime. Al ns. rientro sulla barca ci attende il pranzo! Caspita, a prua ci hanno preparato, bene allineati su una stuoia, tutta una serie di piattini e ciotoline contenenti riso, verdure alla soia, insalata fresca, pesci arrosto, calamaretti… e VAIII! Altro che pranzo al sacco. Dopo aver mangiato, ci mettiamo tutti in costume, poiché é venuto anche caldo. Sulla strada del ritorno infatti, passando dalla Bahia di Lan Ha ci fermiamo sull’Isola dell’Ananas, alla spiaggia delle scimmie, dove facciamo anche il bagno! Le scimmie sono molto carine ma ce n’é un paio discretamente aggressive infatti un gruppetto di turisti é già in fuga.
Al tramonto, mentre rientriamo in porto con la barca, il villaggio galleggiante vicino al porto di Cat Ba ci appare ancora più bello e pittoresco.
Ore 19:00 siamo al ristorante galleggiante di ieri… stavolta però siamo venuti in taxi! Altra luculliana mangiata e per concludere, Matteo ed io ci lanciamo nell’assaggio del vino al geco! Non male.. e, dato che te lo portano a tavola nei bicchierini, basta non pensare che tale liquorino proviene da quel vaso di vetro con dentro quattro o cinque enormi gechi, che é lì esposto sul banco del bar. Con un apribottiglie rimasto sul tavolo ci mettiamo poi a giocare al „gioco della bottiglia” …- dire o fare – … fatto sta che a me tocca andare sul retro (che poi é un’altra terrazza galleggiante) ad aiutare a lavare i piatti, ovviamente alla loro maniera e quindi accovacciata per terra come una perfetta Vietnamita! Ma coloro che si sono divertiti di più sono senza dubbio quelli del ristorante che, sicuramente ci hanno presi per matti, ma ridevano di gusto!
Alle 21:20 siamo già in albergo e ci sediamo un po’ al bar. Facciamo due chiacchiere con il proprietario che parla bene inglese ed inoltre é la persona più corretta che abbiamo incontrato in Vietnam fin’ora! Quasi esageratamente corretta, tanto da consigliarci di spostarci domani a Nihn Binh in bus perché lui stesso sostiene che il trasporto privato é troppo caro! Ci ha comprato anche i biglietti dell’aliscafo senza nessuna maggiorazione di prezzo… Siamo contenti di aver conosciuto una persona come lui perché purtroppo le esperienze vissute fino ad oggi ci avevano fatto diventare molto diffidenti! A Cat Ba in effetti tutte le persone che abbiamo conosciuto erano molto gentili, disponibili, amichevoli e persino sorridenti. Persone speciali insomma. Viva Cat Ba! Giochiamo ancora con la lucina laser… stavolta gioca anche Giampaolo (che invece ieri sera ci aveva criticato!)… adesso però la maggior parte della gente del posto, che passeggia sul lungo mare, ci conosce già e quindi diventa un gioco di gruppo! Ore 21:45 arriva al bar un massaggiatore… perché no… proviamo col mio ginocchio.. un successo! Tanto che riesco a fare anche i piegamenti. Poi prova anche con Giampaolo ma lui soffre, povero….

10 Dicembre 2004 Venerdí (Cat Ba – Haipong – Nin Bihn – Tam Coc – treno S3)
ore 7:15 prendiamo il bus davanti al ns. albergo che ci porta al molo dall’altra parte dell’isola. Lì saliamo su un aliscafo che, dopo aver sbattuto in fase di manovra (per ben due volte) su un molo all’uscita del porto, riesce finalmente a partire e a condurci sani e salvi ad Haipong in venti minuti. Oggi il tempo é nebbioso meno male che ieri era bello! Ad Haipong sbarchiamo presso un altro porto dal quale però parte un minibus (che prosegue poi direttamente per Hanoi) che ci porta in centro. Arriviamo alla stazione dei bus nazionali e prendiamo i biglietti per Nihn Bihn, via Nam Dihn, dove dobbiamo cambiare. Il bus parte alle 10:00.
Carlotta ed io andiamo un attimo alla toilette della stazione. C’é la solita serie di turche con porticina ma sulla destra c’é una specie di vasca – lunghezza un paio di metri, altezza 15-20 cm, larghezza 40-50 cm – all’interno della quale scorre dell’acqua. Chissà a che serve? La risposta non tarda ad arrivare! Mentre aspetto Carlotta infatti entra una signora che, completamente incurante della mia presenza, sale sul gradino, si tira su le gonne, abbassa le mutande, si accovaccia sulla vasca e fa pipì…
Sul bus, il conducente in attesa della partenza, sta guardando la televisione – appesa proprio sopra il posto di guida. Certo che i Vietnamiti senza televisione non sanno stare! Assistiamo al carico merci, perché i bus in Vietnam servono anche per trasportare le cose. Caricano di tutto, pacchi, sacchi di riso, biciclette, mobili… alcune cose all’interno sotto i sedili, altre sul tetto. Ore 10:15 siamo in viaggio. Siamo gli unici turisti e destiamo parecchia curiosità. Tanto che dopo qualche minuto un paio di persone vengono a sedersi vicino a noi e un po’ in inglese un po’ con l’aiuto di schizzi e disegni… ci scambiamo varie informazioni. Prima domanda: Quanti anni abbiamo… Alla risposta si consultano fra loro e ridono… (mi piacerebbe sapere perché ridono? Ai loro occhi appariremo più giovani o più vecchi?). Sull’età di Matteo (13) fanno cenno di dissenso… in effetti per loro é così alto (1,78) che é difficile convincerli. Poi un signore prende la mano di Matteo la scruta da un lato e dall’altro e poi dice „beautiful”! Un altro signore ci racconta che é capitano della marina Vietnamita, ci fa vedere anche la tessera… con lui comunichiamo in inglese, per iscritto. Stranamente a parole non ci capiamo. Intanto il bus va per la sua strada… i viaggiatori locali salgono e scendono dal bus „in corsa”…. in pratica il bus rallenta soltanto… c’é in ogni caso un addetto che li afferra per la mano e li aiuta a salire.. in certi casi li „tira letteralmente su”. Meno male che noi scendiamo al capolinea. Anche i vari pacchi subiscono lo stesso trattamento. Funziona così: il bus arriva nelle vicinanze del luogo di consegna, inizia a suonare il clacson all’impazzata, a quel punto arriva sulla strada qualcuno di corsa e, dopo un breve scambio di parole, gli buttano il pacco! A Nam Dihn si cambia bus e si finisce su un bus ancora più carico del precedente! Il tetto trabocca di merci e l’interno anche, tanto che i ns. figli sono seduti su sacchi di granaglie. Su questo bus ci sono anche molti televisori ed impianti hi-fi… speriamo non li scarichino con la stessa tecnica del bus precedente….
Arrivati a Nihn Bin con un taxi andiamo all’albergo indicatoci dall’agenzia di Hanoi, dove dobbiamo ritirare i biglietti per il treno di stasera e dove lasceremo anche i bagagli in deposito! Con lo stesso taxi ci facciamo portare a Tam Coc, lui ci chiede se deve aspettarci… ma va?? Chissà quanti taxi ci saranno in una località così turistica… Pranziamo velocemente e malissimo (per la prima volta in Vietnam) e poi ci prepariamo all’escursione sui canali. Tam Coc é una località in mezzo alle risaie, da dove partono una serie di canali naturali che si inoltrano in un paesaggio molto simile alla baia di Halong. Altissimi faraglioni rocciosi, pareti a picco, grotte. Lungo questo splendido paesaggio vieni portato con delle piccole barche a remi condotte da donne che, remano anche con i piedi. Carlotta ed io eravamo con una „nonna” e sua nipote di 15 anni. Anche Carlotta ha provato a remare con i piedi…. ma é stato un insuccesso…. Al ritorno ci mostrano i loro prodotti (che vendono), ricami su seta per lo più… così acquistiamo qualche souvenir… La „nonna” é molto cordiale, sorride molto e parla francese. Certo che remare tutto il giorno…. Assistiamo poi ad una scena che conferma i ns. dubbi sul valore e potere d’acquisto della moneta vietnamita. Infatti quando lasciamo la mancia alla „nonna” lei da l’equivalente di 6-7 centesimi di euro alla nipote, che fa i salti di gioia. (Sicuramente i prezzi che abbiamo pagato fino ad ora, compreso l’acqua, sono prezzi tacitamente concordati solo per i turisti!). Non si spiega diversamente anche perché sono tutti vestiti bene, i loro ristorantini o bar sono sempre pieni di gente… come farebbero se pagassero una bottiglietta d’acqua 50 cent. o a volte anche 1 euro? … sarà tipo a Cuba?!
Al ritorno dall’escursione il piazzale é deserto, né bus, né taxi, ne auto, né rompiscatole…! Si ma… come torniamo in città? Ci incamminiamo a piedi, convinti che entro breve e, come sempre, arriveranno taxi e motociclette a decine…. ma ci sbagliamo. Quindi ritorniamo sui ns. passi e chiediamo in un negozio… dopo mezz’ora di contrattazione arrivano 4 moto che, per 8 dollari complessivi, ci riporteranno in città.
Facciamo un giretto per Nihn Bin (niente di particolare) poi ceniamo nel hotel dove abbiamo lasciato i bagagli. Dopo cena facciamo due chiacchiere con la proprietaria del Hotel che ci mostra orgogliosa le foto di quando ha ospitato un gruppo politico ed il Primo Ministro. Carlotta ride perché il primo Ministro é grasso ed in Vietnam le persone grasse sono rarissime (si vede che i ministri mangiano bene anche in Vietnam). Anche la proprietaria ride. Alle 23:15 abbiamo il treno per Hué! Alla stazione vediamo il primo gattino vietnamita… lo porta legato al guinzaglio un bambino (?!?). Il treno arriva puntuale. Nanna.

11 Dicembre 2004 – Sabato (Hué – Cittadella)
ore 9:10 stiamo per arrivare alla stazione di Hué. Abbiamo appena bevuto un the vietnamita che abbiamo pagato una cifra!! D’altronde quando la venditrice mi ha chiesto 40.000 dong (l’equivalente di 2 euro) la sottoscritta che era ancora mezza addormentata ha pagato senza battere ciglio… ma Giampaolo, che era più sveglio di me, le dice „Cosa??? 40.000 dong per questa schifezza?! Very expansive! Non la voglio… „ così la venditrice gli rende 10.000 dong, ma é comunque molto…. dato che ad esempio ieri alla stazione dei bus di Haipong abbiamo comprato con la stessa cifra un panino, due birre, un pacco di biscotti, tre the ed un pacchettino di caramelle… Va bhé. Stanotte abbiamo dormito benissimo. Materassi comodi ed aria condizionata regolabile Stamattina ci hanno svegliato con largo anticipo… ci hanno anche dato 4 bottigliette d’acqua e la colazione che consisteva in un panino che Giampaolo ha divorato subito! Non so come ha fatto, perché era immangiabile – il pane era dolce e l’interno salato – solo l’ovetto di quaglia all’interno era buono! Ad Hué non abbiamo ancora l’albergo ma lo troveremo, analizzano la Lonely Planet ne scegliamo uno all’interno della città vecchia. L’hotel Than Noi. Ci facciamo portare con un taxi. Le camere non sono proprio a buon mercato ma l’albergo é bello, ha dei grandi spazi comuni, un bel ristorante, un ampio giardino dove rilassarsi, ha anche la piscina, che adesso non serve proprio… perché fa quasi freddo ed é nuvolo. Pranziamo in hotel ed anche molto bene. Poi compriamo una bottiglietta di digestivo Vietnamita (tipo Unicum) che é anche molto carina… la bottiglietta é in ceramica cinese corredata da due bicchierini sempre stile cinese con i disegni azzurri. Dopo pranzo noleggiamo delle biciclette:1 usd al giorno e per mezza giornata ½ dollaro… alla fine però avremo da discutere come d’abitudine, perché ci provano sempre… é più forte di loro. Facciamo tutto il giro della cittadella e per strada notiamo una casa con giardinetto piena di gente, tutta vestita di bianco e con delle fasce nere sulla testa… sarà un funerale? Bevono birra a tutto spiano. Qualcuno successivamente ci dice che sono locali dove ancora giocano alla roulette russa ma preferiamo non crederci. Dopo il primo giro perlustrativo all’immensa zona della cittadella andiamo a visitare la città imperiale. Bellissima, anche se purtroppo i segni della distruzione provocata dalla guerra si notano ancora. Nel tardo pomeriggio riconsegniamo le biciclette. In albergo prenotiamo la gita per domani per andare a visitare con la barca le tombe Imperiali lungo il Fiume dei Profumi. 15 usd per un barcone, escluso il pranzo che si paga direttamente ai proprietari. Alla sera ci spostiamo nel centro, dalla parte nuova della città (al di là del fiume). É passeggiando lungo il fiume che ci rendiamo immediatamente conto che, se venivamo qui direttamente, la barca per domani la trovavamo alla metà del prezzo pagato in hotel! Si cena al caffè Good and Stay, gestito da un pittore vietnamita un po’ particolare… lunghi capelli bianchi fermati a coda di cavallo. Si mangiano snack fra cui degli involtini primavera alla griglia buonissimi che, avvolti nella carta di riso, si immergono poi in una salsina di arachidi. Carlotta ordina i soliti tagliolini. Poi facciamo due passi nella città. È qui che scorgiamo i primi topi nottambuli che girovagano sui marciapiedi… É sabato sera ed i locali vietnamiti sono pieni di gente, per lo più si tratta di bar, karaoke e Video-bar, con enormi schermi televisivi dove proiettano film in DVD. Ore 23:00 nanna, domattina si parte presto!

12 Dicembre 2004 – Domenica (Escursione sul Fiume dei Profumi – Tombe Imperiali)
Alle 8:00 vengono a prenderci e ci accompagnano all’imbarcadero! Il barcone é bellissimo, a forma di Drago molto variopinto. Sulla barca prenotata c’é l’intera famiglia: il barcaiolo, la moglie e i due bambini; forse su questo barcone ci vivono anche. Il tempo é coperto ma – nota positiva – non piove. Siamo già fortunati perché la zona di Hué a Dicembre é stagione di pioggia. Prima tappa: La pagoda di Thien Mui, torre ottagonale simbolo del Vietnam. Peccato che sia in ristrutturazione pertanto circondata dalle impalcature. Al tempio vicino c’é il Buddah che ride.

La tradizione vuole che i fedeli vengano in questo tempio il primo giorno dell’anno per trarre un buon auspicio di felicità (chi ride il primo dell’anno ride tutto l’anno….). In questo complesso di templi incontriamo i primi turisti italiani, con guida privata che… parla addirittura la nostra lingua.

La signora della barca, per chiederci se volevamo il pranzo, ci ha mostrato una serie di foto di turisti che mangiavano e poi su una vecchia copia della Lonely Planet c’indicava i vari tipi di cibo. Acconsentiamo ma senza chiedere il prezzo…. ahimè. Ore 10:00 Esce un po’ di sole. Durante la navigazione d’andata, la signora apre enormi borsoni ed inizia a spargere sul pavimento una serie infinita di mercanzie, souvenir, ceramiche, quadretti, oggetti in legno, capi d’abbigliamento in seta… OK. Carlotta adocchia un bel completino in seta nera (classici pantaloni alla vietnamita e camicetta a kimono). Li prova anche. Io scelgo una vestaglia. Per il tutto vuole 30 dollari. Si prova a trattare ma niente da fare. In ogni modo, poiché sono molto gentili, se al posto di dar loro la mancia acquistiamo questi oggetti, facciamo ugualmente qualcosa di buono. Seconda tappa: Nom Chen Temple (sulla Lonly Planet non c’é), che non era nulla di speciale e per andarci ci siamo infangati tutti. Però ci siamo divertiti poiché Carlotta ed io abbiamo nascosto le scarpe di papà e Matteo fuori dal tempio e poi abbiamo aspettato un buon quarto d’ora sulla barca…. prima che arrivassero! Terza tappa: la splendida Tomba di Mihn Mang. Verso le 13:30 pranziamo e molto bene. La signora ci ha preparato un menù veramente ottimo! Dopo pranzo, prima novità: ci sconsigliano di andare alla Tomba di Khal Din perché affermano che ci sono da fare tre km. a piedi e purtroppo é cominciato a diluviare. Allora ne aggiungo io una al programma, la tomba di Thien Tri. Non ci crederete…. ma non siamo riusciti a trovarla. Ci siamo trovati anche in una situazione molto strana perché, dopo aver girovagato a destra e a sinistra in aperta campagna (arrivando quasi a piedi alla tomba di TuDoc a causa di informazioni sbagliate che ci avevano dato delle ragazze), siamo finiti su una strada principale. É stato deludente. Abbiamo provato a fare dei segni a dei motociclisti affinché si fermassero per chiedere loro la direzione del tempio. Purtroppo a piedi non c’era nessuno. Abbiamo provato anche a fermare delle persone in bicicletta. In tutti i casi, nonostante il ns. stupore, non si é fermato nessuno. Alcuni ci hanno anche fatto anche dei gestacci e un ciclista ci ha urlato dietro qualcosa. Forse se non hanno un motivo di interesse non sono disponibili ad aiutarti? É brutto pensarlo. Ultima tappa: La Tomba di Tu Duc. Questa é veramente splendida, sarà perché immersa nella natura o sarà perché apparteneva all’imperatore Tu Duc, famoso per i suoi sfarzi, per le sue 104 mogli e per aver ufficiato la città di Hué del titolo di patria della gastronomia Vietnamita, grazie ai suoi 50 cuochi di corte che ogni giorno dovevano cucinargli 50 piatti diversi. Continua a piovigginare ma pazienza, sempre meglio del diluvio. Nell’immenso parco si trovano vari tempi e tombe. É enorme. Nel palazzo dell’imperatore – che lì aveva anche una riserva di caccia e si recava con le sue concubine – Carlotta si fa pure fotografare vestita da imperatrice. Successivamente rientriamo a Hué. Arrivati al molo ci presentano il conto del pranzo: ben 450.000 dong. M’innervosisco perché a Cat Ba in un bellissimo ristorante con molto meno abbiamo mangiato ostriche, enormi pesci alla griglia, gamberi, ecc.. Insomma… ci provano sempre?! Così alla fine rinuncio all’acquisto dei capi in seta. Torniamo in Hotel a piedi. Matteo va a dormire e noi tre andiamo al mercato centrale di Hué. É enorme e tutto diviso a settori: settore scarpe, settore cappelli, settore vestiti, ecc.. Al settore vestiti troviamo gli stessi capi che erano in barca. Qui vogliono addirittura 75 dollari. Inizia una contrattazione incredibile… alla cifra di 30 dollari ce n’andiamo. A 27 dollari ci corrono dietro. A 25 acquistiamo. Compriamo anche un paio d’occhiali da sole ed un orologino per Carlotta. Torniamo in albergo un po’ stanchi. Doccia e via. Stasera abbiamo scelto di cenere al ristorante Tinh Gia Vien, vicino al nostro albergo. É famoso per riprodurre la cucina nel vecchio stile imperiale. Si trova in un bel giardino. Stranamente non c’é nessuno, anche se il servizio, la coreografia ed i gusti sono impeccabili. La presentazione dei piatti e le loro decorazioni sono qualcosa che raramente si ha l’occasione di vedere. Un menù così, in occidente, potrebbe costare anche oltre i 100 euro a testa, qui invece con una buona bottiglia di Vino francese spendiamo 585.000 dong (29 euro) in tutto. Passando da Hué sicuramente é un posto da non perdere! In hotel prepariamo gli zaini e poi beviamo un whisky al bar. Questo giardino é così bello e rilassante…… Domattina sveglia alle 5:30 (massimo 6:00)!

13 Dicembre 2004 – Lunedì (Hué – Danag – Hoi An)
Ore 7:00 andiamo in stazione dopo aver fatto colazione e pagato il conto! (meno male che ci sono le carte di credito). Ore 8:10 il treno verso Danang é già in viaggio. Una signora vietnamita molto simpatica ci offre dei frutti marroncini secchi… Mentre li sbucciamo lei e il figlio ci guardano e ridono. Ma sono veramente buoni; credo che siano lichies seccati. L’arrivo a Danag é previsto fra 2 ore e mezza. Alle 10:00 passiamo sul passo che separa le province di Hué e Danang. In teoria dovrebbe anche segnare il cambiamento del clima cioè da nuvolo a soleggiato. Ma purtroppo non é così. Sul treno passa una signora che vende dei vasetti che sembrano quelli dello yogurt. Io (ovviamente) mi offro di assaggiarne uno… buonissimo! Così ne compriamo altri sei. A Danang dovrebbe venirci a prendere un autista mandato dall’albergo di Hoi An, così lungo la strada avremo la possibilità di fare delle tappe: la prima a China Beach, dove pranzeremo, la seconda alle Montagne di Marmo.
Quando arriviamo a Danang l’autista c’é e parla anche inglese! Bene. Facciamo due passi sulla China Beach, é un po’ nuvoloso ma non é bruttissimo. Scegliamo un ristorantino fra i tanti e ci arrampichiamo per le ripide scale. Questi ristoranti sono tutti su palafitte molto molto alte… sicuramente le maree della stagione delle piogge non devono essere uno scherzo. Facciamo una mangiata colossale (che novità…) a base di ostriche, granchi, conchiglie in salsa piccante, aragosta pesce e gamberi. Qui vediamo il secondo gatto vietnamita, una bella gattina e anche incinta! Carlotta la coccola per la gioia di papà (che non si può dire ami moltissimo i gatti). Conosciamo una coppia di vietnamiti che parla un inglese perfetto! Capiamo subito perché: vivono in Canada, lui é un ex dissidente. Ora sono qui per le vacanze di Natale. Mi piacerebbe fargli un sacco di domande ma non possiamo approfittare più di tanto. Dopo pranzo riprendiamo la ns. auto ed andiamo alle Montagne di Marmo. Sono molto belle anche se un po’ faticose, soprattutto dopo il nostro pranzo di oggi! Gradini, gradini e ancora gradini. Riusciamo in ogni caso a fare il percorso completo e a vedere tutti i templi e tutte le grotte (tranne una). Scattiamo un rullino completo che, però…. purtroppo, la sera dopo ci accorgeremo, con gran dispiacere, che non era agganciato. Ai piedi di queste colline marmoree ci sono moltissimi laboratori artigianali che vendono sculture di marmo ma non solo piccoline, ce ne sono di dimensioni enormi. Ci raccontano che le esportano anche… e che il costo di spedizione via nave non é poi così alto… siamo tentati di comprare due bei leoni da mettere all’ingresso di casa nostra ma poi desistiamo. Arriviamo al Hotel Van Loi, trovato su Internet e prenotato già da diverse settimane. É molto molto bello. Al primo piano c’è anche una grande piscina ed il bar-ristorante si trova all’ultimo piano in una terrazza panoramica con splendida vista sul fiume e su Hoi An. Sistemati i bagagli ci cambiamo e partiamo all’esplorazione della cittadina ma è già buio. Subito troviamo gli stessi pantaloni di seta che ieri sono stati oggetto di estenuanti contrattazioni. Qui li vendono a 5 dollari prima della contrattazione. Questa è la città dei sarti! Giampaolo ordina un paio di pantaloni sportivi che si fa confezionare su misura, saranno pronti domani sera per 7 dollari. Passeggiamo un po’ per il centro storico che ci appare molto bello, elegante, ricco di ristoranti, locali e piacevoli guest-house.

È la prima volta che vediamo tanti turisti e tanta vita in Vietnam ma questa cittadina è, in effetti, molto piacevole. Verso le 20:00 ci fermiamo a mangiare in un ristorante galleggiante, sul fiume, vicino al ponte Giapponese. Mangiamo bene e beviamo dell’ottimo vino ungherese (non potevamo non prenderlo…). Poi si rientra in albergo.

14 Dicembre 2004 – Martedí (Hoi An – My Son – Hoi An)
Alle 7: 30 siamo già su un taxi (sempre quello dell’albergo poiché é discretamente economico!) che ci porterà a My Son. Stamattina non ci hanno svegliato al solito modo così gentile tipo: “Good morning, it’s six o clock”, bensì con un imperativo “please wake up!”. Ma mi è venuto in mente che il proprietario è un ex soldato Vietnamita in pensione. È uno di quelli che hanno combattuto contro gli americani. Abbiamo letto anche una sua intervista, in cui dichiara che, per prima cosa lui si sente un militare!… con ciò si spiega anche la tecnica della sveglia!
La colazione di stamattina è stata piuttosto magra, vuoi perché era presto o vuoi perché in tutto l’hotel siamo soltanto una decina di ospiti! …. Meno male che la Lonely Planet affermava che a Hoi An bisogna prenotare con largo anticipo perché è sempre tutto pieno…
Ore 7:50 siamo appena riusciti a superare un tratto di “fuori strada” fra fango, enormi buche e dossi incredibili – causa lavori in corso – e sta uscendo anche il sole! Così almeno Giampaolo la smette di lamentarsi del tempo, anche se il cielo coperto l’abbiamo avuto solo per due giorni e la pioggia solo per mezza giornata…. C’è stato di molto di peggio nei nostri viaggi (alluvione in Cile dove non vedevano una goccia d’acqua da 70 anni… diluvio in Bahia California dove non pioveva dal 1884… persino a Hurgada ha piovuto). Bisogna sempre saper cogliere il lato positivo delle cose (e vi assicuro che c’è sempre, se non altro per il fatto che in tutti i casi esiste qualcosa di peggio!). Arrivati a My Son (altro sito dichiarato patrimonio dell’Unesco dopo la Baia di Halong, Hué e Hoi An) acquistiamo i biglietti e saliamo sulla jeep che ci porta al centro visitatori, da cui parte il percorso. My Son è il sito archeologico del regno dei Champa più famoso del Vietnam. My Son fu al massimo del suo splendore tra il IV e il XIII secolo, e se non fosse per i bombardamenti americani che hanno gravemente danneggiato la maggior parte delle strutture, My Son sarebbe uno dei siti meglio conservati in Vietnam! Perlustriamo i vari settori (il B ed il C sono quelli in condizioni migliore, nonché i più interessanti). My Son ha il suo fascino anche per merito della sua posizione fra verdi colline e il torrente che lo attraversa. Il settore “A” non è ancora stato ristrutturato e forse non lo sarà mai, sembra essere stato lasciato in quelle condizioni a testimonianza delle devastazioni causate dai bombardamenti americani. Alle 11: 00 termina già la ns. visita. Il passaggio in jeep verso l’uscita è più folcloristico del primo perché l’autista ama cantare e ci allieta con l’inno a Ho Chi Min e, per concludere, con Bella Ciao! Alle 12: 00 siamo già di ritorno a Hoi An e quindi abbiamo tutto il tempo per visitare la città antica. Facciamo i ns. biglietti e seguiamo il percorso circolare, vediamo alcuni templi, sale riunioni, case cinesi del 700, ecc… Hoi An è molto ben mantenuta.
In un negozio nelle vie del centro troviamo anche dei pantaloni uguali a quelli di Carlotta, ma a solo un dollaro!!! …. Ma è una signora anziana che ce l’ha detto, infatti, dopo un secondo accorre trafelato un tizio che parla inglese ed il prezzo si tramuta come per incanto in 8 dollari…. Pranziamo in un piccolo ristorante consigliato dalla Lonely Planet e mangiamo molto bene spendendo circa 8 euro in quattro. Al ristorante litighiamo perché Giampaolo (come sempre) vuole assaggiare le pietanze di tutti mentre noi, che ce le scegliamo molto accuratamente, le vorremmo mangiare da soli… Morale… si offende.. ragione per cui verso sera la famiglia si divide! Io e i bambini continuiamo il ns. giro e visitiamo una casa “museo”, sempre cinese, ma dove tuttora ci abita una famiglia. Questa casa è bellissima, apparteneva a dei mercanti molto importanti. Ha dei favolosi intagli in madreperla sulle colonne di legno. Provo a fotografarli ma non ho il flash…. Chissà? Qui ci offrono anche il the (vietnamita) e Matteo, che vuole essere gentile, lo beve tutto di un fiato… per cui gliene versano dell’altro…. Sulla strada di rientro verso l’hotel incontriamo in un bar le due turiste australiane incontrate a sul treno e a Cat Ba! Ci scambiamo un saluto e qualche parola e poi rientriamo. Il contatore della reflex è già arrivato oltre la 38° foto… e avanza ancora. E’ qui che scopriamo che non era agganciato il rullino… quindi Montagne di marmo, Hoi An e My Son……… ADDIO! E pensare che giusto a Tam Coc aveva cominciato a riifunzionare l’esposimetro.
Giampaolo è ancora arrabbiato per cui decide di non venire con noi in città …. E quindi noi ci avviamo soli soli. Per strada troviamo un negozietto di CD (copiati) e ne compriamo cinque o sei, non senza averli ascoltati tutti prima! Attraversando il ponte scorgiamo sul lato opposto un grazioso ristorante con terrazza sul fiume… ci dirigiamo lì ma i prezzi sono altissimi, quindi proseguiamo per il centro della cittadina. Ci fermiamo in due Internet Café per leggere la posta elettronica ma, sia il primo, sia il secondo hanno delle connessioni talmente lente che l’operazione risulta impossibile! Ci fermiamo in un ristorantino con una bella terrazza che da sulla via centrale di fronte al mercato e ceniamo. All’uscita compriamo della frutta (non ricordo il nome… tipo lichies ma più grossi e rossi..) e poi ci avviamo verso l’albergo, ma non desistiamo dal fermarci in un bar a fare una partitina a biliardo. Domattina si parte verso il Sud e ci attende lo spostamento in treno piú lungo! Abbiamo deciso, di comune accordo, di saltare Na Trang. Tutte le notizie date dai viaggiatori lette su Internet concordavano sul fatto che non fosse una località molto interessante. Se a questo poi ci aggiungi che a Dicembre è stagione di pioggia, ovviamente la si evita.

15 Dicembre – Mercoledì (Hoi An – Danang – Treno per Phan Thiet-Mui Né)
Ore 10:00 siamo sul ns. taxi in direzione Danang. Stamattina il pagamento del conto è stato piuttosto complicato in quanto all’inizio mi hanno chiesto il 4% di maggiorazione a fronte del pagamento a mezzo carta di credito. Io mi sono arrabbiata perché normalmente chiedono il 2% e quindi comincia una discussione sfegatata. Alla fine ci accordiamo per il 3%. Successivamente il collegamento della linea non funziona (sarà vero?) per cui mi fanno l’attesa domanda: “perché non pagate in contanti?” – Perché non li ho!
No Problem… un cameriere in motocicletta mi porta in una banca a prelevare (dove mi applicano una commissione del 2,9% che quindi sommata a quella della Visa fa quasi il 5%. Con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, finalmente si parte! A Danang ci facciamo accompagnare in un ristorante sulla riva del fiume Han dove prenotiamo un tavolo per le 13:00 e chiediamo se nel frattempo ci tengono i bagagli! Certo che sí! Cosí scarichiamo gli zaini e ci facciamo accompagnare dal nostro taxista al museo di arte Cham, dove sono custodite le piú importanti sculture salvate dal sito archeologico di My Son.

Visitato il Museo, torniamo al ristorante a piedi, lungo il fiume. Fa discretamente freddo ed è sempre nuvolo. L’Hanakim Din Restaurant è molto elegante ed ha un servizio superbo. In lista ha piatti di tutto il mondo, dalla cucina italiana a quella giapponese. Cosí, fra un assaggio e l’altro (oggi facciamo assaggiare tutto anche a Giampaolo), arriva ben presto l’ora di recarsi in stazione. Il ns. treno parte alle 15:30 circa.
Sul treno ci accorgiamo che ci siamo dimenticati di comprare l’acqua… abbiamo solo della birra, oltre a panini, frutta e varie, ma per i bambini non va bene. Giochiamo un pó a carte e chiacchieriamo. Alle 18:30 (peccato non abbiamo la telecamera) ci portano pure la cena, su vassoietti tipo aereo – quattro portate! A pagamento possibile ordinare anche coscette di pollo arrosto e birre. L’acqua è gratis. Il treno è pieno di Vietnamiti in vacanza! Turisti sempre molto molto pochi. Ore 22:00 scopriamo che la porta del ns. scompartimento non si chiude (non dico a chiave… ma non si accosta neppure, è bloccata). Chiamo un paio di ferrovieri che ovviamente non mi capiscono, ma si fanno tradurre quello che dico da una bambina di 9 anni (fa parte di una famiglia di Vietnamiti che vive a Singapore ed è qui in vacanza). Dopo dieci minuti arrivano in quattro, armati di cacciaviti, tenaglie ecc… e trovano la soluzione. Tolgono la serratura e cosí la porta almeno si accosta! Non si chiude? Pazienza e… buona notte.

16 Dicembre 2004 – Giovedí (Pan thiet – Mui ne)
Circa alle 6: 30 arriviamo alla stazione di Pahn Thiet, con una buona ora di anticipo. Stamattina ci hanno svegliato in tempo ma… niente colazione, la servono dopo! Giusto 4 bottigliette d’acqua per lavarsi i denti. Quando scendiamo alla stazione di Phan Thiet (siamo noi ed una coppia australo-giapponese) rimaniamo sconvolti. Davanti a noi si apre un piazzale di terra battuta e…… nient’altro! La stazione, in effetti, si trova a Muong Mang che è un paesino distante circa 12 km. da Pahn Thiet ma ci aspettavamo un pó piú di vita. Niente bus, niente taxi…. E come ci arriviamo a Mui Ne? In fondo al piazzale si diparte una stradina sterrata leggermente in salita; è l’unica che c’è quindi prendiamo quella… io azzardo anche l’ipotesi che magari dietro la curva ci apparirá il centro del paese (ah ah). Il paese è semplicemente un incrocio di due strade sterrate con quattro o cinque case. BELLO! Nota positiva non c’è traffico! Iniziano ad arrivare i primi motociclisti che, a delle cifre esagerate, si propongono di accompagnarci a Phan Thiet. Ma noi siamo in quattro con gli zaini ed effettuato un rapido calcolo quello che chiedono è follia pura! Quindi chiediamo “NO HAVE CAR TO MUI NE??”… E lì piovono importi folli… 60 dollari… 50… noi intanto continuiamo a camminare (verso dove non sappiamo ma fa niente…), scendono a 45 dollari, poi a 40… etc… Prendiamo tempo e ci sediamo in un localino, a tutti gli effetti è un negozio di alimentari, dove ci sono i soliti tavolinetti bassi con seggiolini. Qui non deve essere passato molto turismo, infatti una bimba, appena ci vede, scroscia in un pianto a dirotto… si è spaventata. Ci avrá scambiati per mostri bianchi e con i capelli chiari. Prendiamo del caffè (buonissimo sa di cacao!), del the e della frutta e aspettiamo. Nel frattempo arriva l’australiana e mi chiede se andiamo a Mui Ne e come ci andiamo. Bella domanda… Ma mi viene un’idea…: dato che vanno anche loro a Mui Ne potremmo chiedere una macchina per 6 persone e dividere i costi, giusto?!
La contrattazione dura una buona mezz’ora ma alla fine riusciamo ad accordarci per 24 dollari. Dopo mezz’ora arriva il fuoristrada e partiamo! Alle 8:20 siamo già al hotel Palmira Resort, precedentemente prenotato via Internet. La camera è molto bella e spaziosa. L’hotel ha una bella spiaggia, una bella piscina in un bel giardino, ping-pong, biliardo insomma tutto quello che ci vuole per rilassarsi un po’! C’è un tempo splendido, il mare è un pó mosso, ma in questa stagione ce lo aspettavamo… peró (nota positiva) la spiaggia, in questo tratto, ha delle dune abbastanza alte pertanto quando si abbassa la marea si formano delle lagune naturali dove si puó nuotare benissimo! Dopo esserci abbronzati (o scottati?!) e fatto qualche bagnetto rilassante, cerchiamo un ristorante e lungo la spiaggia e troviamo un posto eccellente! Non è sulla Lonely Planet ed è pieno esclusivamente di Vietnamiti! Nessuno parla inglese, ma si mangia da Dio!! Anche qui ci sono i vasconi con i pesci da scegliere. Noi ordiniamo vongole, lumache di mare, gamberi, conchiglie ed un pesce da due chili alla griglia! Aperitivo a base di vodka vietnamita con lime e sale (tipo tequila) e birra fresca. E.. VAIII!! Questa si che è vita! Dopo pranzo andiamo a fare una dormitina in piscina.
Ore 20:10 dopo una lite in famiglia perché volevano tutti mangiare la pizza in un ristorante italiano dove ci siamo fermati (per curiosità) a prendere un aperitivo, si passeggia per il paese. Il ristorante era bellino ed il proprietario anche simpatico ma mi sono rifiutata di mangiare lì perché solo per due aperitivi e due acque minerali abbiamo speso piú di un terzo di tutto il godereccio pranzo di oggi! Alla fine finiamo a cena in un modesto ristorante, tanto nessuno di noi ha molta fame. In albergo ci facciamo un paio di partite a biliardo. Matteo vince sempre. Poi andiamo a nanna! Domani ci attende un bel giro in bicicletta.

17 Dicembre 2004 – Venerdí (Mui Ne)
Ore 9: 00 dopo colazione ritiriamo le ns. biciclette prese a noleggio in un negozio appena fuori dall’albergo (in albergo costavano 4 usd mentre qui 2….?!) e partiamo all’esplorazione di questo villaggio, che si sviluppa in lunghezza, per chilometri e chilometri…. Noi siamo quasi all’estremo sud. Sul lato interno si intravedono le famose dune di Mui Ne. Sono molto belle. Ci addentriamo un pó all’interno ma è troppo lontano e troppo in salita. Inoltre c’è un sole cocente, pertanto rinunciamo… ne abbiamo viste tante nel Sahara, in Cile, anche in Sardegna… Continuiamo invece per il lungo mare, attraversiamo tutto il centro città dove, man mano che spariscono i grandi alberghi e resort, si moltiplicano le piccole guest-house. Ci fermiamo in un’agenzia consigliata dalla Lonely Planet per organizzare il trasferimento a Saigon per domani. Lì ci chiedono 45 dollari per un auto privata da hotel a hotel. Mi sembra un’ottima cifra (infatti anche il proprietario del ristorante italiano di ieri sera ci chiederá poi l’indirizzo), in fondo sono quasi 200 km.. Inoltre, dato che in hotel ce ne hanno chiesti 58… lo prenotiamo! Arriviamo fino al villaggio dei pescatori. Lì il panorama è meraviglioso. Scattiamo un sacco di foto, poi prendiamo la strada del ritorno. Siamo mezzi bruciacchiati dal sole tranne la Carlotta che si è direttamente abbronzata! Verso mezzogiorno lasciamo le biciclette al negozio e la signora insiste che dobbiamo tenerle ancora perché le abbiamo pagate per tutto il giorno… Vero, ma avremmo già fatto 40 chilometri e siamo sufficientemente distrutti… poi oggi è venerdì 17 quindi meglio non esagerare!
Indovinate dove si va a pranzo? Ovvio… al ristorante di ieri! Ci scateniamo in un’altra colossale mangiata e bevuta. Il cielo si è coperto… meglio dato che siamo tutti rossi come gamberi! Oggi scriviamo le prime 32 cartoline dato che, da domani ricomincia il “tour de force” e non avremo piú tutto questo tempo libero. Al pomeriggio riposino in spiaggia e alle 17:00 ultimo bagno nel mare del Vietnam! Conosciamo due signore Vietnamite che noi, data la particolare eleganza – cappellini, copricostume, etc. – avevamo scambiato per Giapponesi. Sono di Saigon, sono in vacanza e domani andranno alle terme (?!? sulle terme non avevo letto nulla!), in direzione Dalat. Ceniamo alle 21:30 in un ristorantino dove incontriamo i primi italiani “zaino in spalla”… sono due giovani di Torino simpatici e stanno facendo il ns. giro al contrario (ma hanno anche molti piú giorni di tempo…. Beati loro!). Turisti comunque ne abbiamo visti per ora molto molto pochi. Forse sono tutti concentrati nel periodo Natale- Capodanno… perché anche il ns. albergo è praticamente vuoto, ma a giudicare dalle strutture esistenti e dai preparativi che si vedono in paese, dovrebbero attendere parecchio turismo. Dopo cena andiamo a nanna anche perché la sveglia è alle 6: 00!

18 Dicembre – Sabato (Mui Né – Saigon)
Alle 7:30 arriva puntuale il ns. autista che ci condurrá a Saigon. Abbiamo già saldato il conto, fatto colazione e quindi si parte subito! Appena partiti gli faccio subito spegnere l’aria condizionata (in macchina saranno stati almeno due gradi sotto zero…) e lui pare anche contento! Oggi il tempo è splendido. Sulla strada per Saigon l’odore di MUOC MNON (la salsina puzzolente a base di pesce fermentato) è tremendo! Ci saranno le fabbriche concentrate da queste parti. Comunque ieri anche noi l’abbiamo mangiata con la carta di riso… si vede che dopo un po’ ti abitui…
Verso le 11:00 arriviamo a Saigon, entriamo in città per mezzo di una modernissima superstrada a quattro corsie, a tratti sopraelevata, che attraversa una modernissima zona industriale. All’ingresso del centro urbano iniziano ad apparire su ambo i lati moderni condomini. Il traffico sembra molto piú regolare che ad Hanoi (peró c’è da considerare che oggi è sabato…). Arriviamo nel centro. Stupendo. La città inizia alquanto a meravigliarci. Ci aspettavamo qualcosa di completamente diverso. Dalla lettura della Lonely Planet, ma anche di alcuni diari di viaggio pubblicati su Internet, ci eravamo fatti un idea di una città caotica, sporca, infestata da topi che passeggiano per le strade alla notte, mendicanti, bambini che ti scippano, baraccopoli.… Addirittura alcune persone parlavano di shock ed orrore subito all’arrivo a Saigon….. Siamo senza parole. Per caritá, di gente povera in giro se ne vede, siamo pur sempre in Asia, ma da qui all’orrore….
Arriviamo al Hotel Majestic. A Saigon abbiamo scelto un hotel di lusso. Qui in Asia possiamo permettercelo. Lo ho prenotato via Internet e ci hanno dato una splendida suite per 98 dollari!! L’hotel è stupendo, non tanto per il lusso e l’eleganza ma quanto per l’imponenza dell’architettura di questo antico palazzo in stile coloniale francese. Lasciamo i bagagli alla reception (anche perché la camera non è ancora pronta) e ci lanciamo alla scoperta di Saigon. Fa molto caldo. Giriamo tutto il giorno a piedi (ci sono gli insistenti cyclo anche qui ma non sono cosí ossessivi come a Hanoi). Andiamo fino alla Cattedrale di Notre Dame poi cerchiamo un ristorante consigliato dalla Lonely Placet, vicino al Museo dei residuati bellici, ma è chiuso… optiamo quindi per una trattoria lì vicina. Mangiamo un ottimo piccione arrosto! Poi andiamo al Museo, a cui forse meglio si addiceva il la vecchia denominazione di “Museo dei crimini di guerra americana”. In tutti i casi la maggior parte delle foto qui esposte, provengono dagli archivi americani. Il museo è sconvolgente, soprattutto la parte dedicata alle devastazioni provocate dalle bombe chimiche, dal Napalm e dai diserbanti. C’è una sala dove addirittura sono esposti sotto vetro embrioni deformati di bambini che suppongo siano nati morti. E foto di persone sfigurate dalle ustioni, corpi deflagrati dalle bombe, volti deturpati dai gas… E’ orribile.
C’è anche la foto di un soldato americano che sta in posa tenendo con la mano destra i brandelli (dico proprio i brandelli) di un soldato Vietnamita. E tutto poi per una guerra rivelatasi inutile.
Ci distraiamo un pó guardando i cannoni e le bombe da 7 tonnellate esposti in cortile. Fanno meno impressione. L’ultima sala del museo è dedicata alla stampa e ci sono le foto di tutte le manifestazioni di protesta sulla guerra del Vietnam avvenute nel mondo, dal 1966 al 1969. C’è anche la foto di una manifestazione a Roma, e persino da Budapest! Quando usciamo è già tardi ed il Palazzo della Runificazione è già chiuso. Cosa in piú da fare domani! Ci dirigiamo verso il mercato centrale, passeggiando piacevolmente fra questi bei viali in stile coloniale, in mezzo a vecchi palazzi per la maggior parte molto ben ristrutturati. Anche il mercato centrale si rivela una piacevole sorpresa.. E’ pulitissimo, luminosissimo. I banchi sono tutti ben allineati ed ordinati. La merce è ben esposta e (inaudito!!) per la prima volta in Vietnam ci sono anche i cartellini col prezzo! Tornando in albergo passiamo in una strada piena di negozi direi abbastanza lussuosi… Certo ad Hanoi non abbiamo visto nulla del genere. Ci sono negozi di abbigliamento internazionali ma anche supermercati all’occidentale. Troviamo anche un negozio specializzato in formaggi francesi, enoteche e una salumeria con prodotti italiani tipici: prosciutto di Parma, salumi e persino il culatello! Notiamo anche che dai tendoni posti sopra le vetrine esce una specie di gas… pensiamo a qualche disinfettante invece è aria condizionata per rinfrescare quelli che si fermano a guardare le merci esposte! In Hotel prendiamo possesso della suite, che è molto bella. Mentre i bambini si lanciano sul vassoio di frutta omaggio e la divorano, noi andiamo a perlustrare l’hotel. All’8. piano c’è un bar con una vista mozzafiato sul Fiume Saigon. È il tramonto ed è bellissimo. Poi c’è un altro bar al 7. piano dall’altro lato del Hotel ed un ristorante al 6.. C’è anche un altro ristorante al 4. piano ma è troppo elegante… non sapremmo nemmeno cosa metterci…. Alla fine decidiamo di mangiare al ristorante centrale a pian terreno. Stasera c’è un buffet a prezzo fisso cosí ognuno si sceglie ció che vuole e nessuno si stressa. Poi disfiamo gli zaini, ci facciamo una doccia e siamo già pronti per scendere. Io ho un pó di problemi per recuperare un auto con autista per domani ad un prezzo decente. Vogliamo andare a vedere i cunicoli di guerra di Cu Chi… non possiamo andare con un tour organizzato perché dobbiamo vedere ancora un sacco di cose ed i tour tornano nel tardo pomeriggio. In hotel, per un auto per mezza giornata, mi hanno chiesto 60 dollari… Allora provo a chiamare quelli dell’agenzia a cui abbiamo prenotato il tour sul Mekong, cosí approfitto per confermare l’orario e il luogo del pick up.. ma anche loro mi chiedono 60 dollari. Poi mi richiamano e mi fanno un’offerta di 50.. ma nel frattempo, non so come, sono riuscita tramite un impiegato della reception a trovare un auto a 40 dollari!!!! L’auto è confermata per domattina alle 8:00. Ceniamo con calma, poi proviamo a salire al 8. piano per bere qualcosa ma c’è una festa privata (di inizio vacanze scolastiche invernali) per cui niente…. I bambini vanno a dormire e noi andiamo nell’altro bar (quello al 7. piano). Lo spettacolo che si gode sul fiume, anche di sera, con tutte le luci accesse è una meraviglia. Nel viale sotto di noi transitano tanti motorini. Qui a Saigon ci sono comunque piú automobili. Un sacco di gente è per le strade stasera… bhé è sabato sera anche per loro. Verso le 22:30 proviamo a vedere se la festa privata è terminata, infatti il bar è aperto. Ci sono solo clienti vietnamiti e c’è musica dal vivo. C’è anche una signora che canta canzoni americane anni ’70, anche di Gloria Gaynor, ed é veramente brava! Sicuramente in tempo di guerra faceva degli spettacoli per gli americani, del resto è qui al Sud del Vietnam che avevano le basi.

19 Dicembre 2004 – Domenica (Saigon – Cu Chi – Saigon)
Facciamo tardi a colazione per cui partiamo verso le 8:30. L’autista procuratoci dal receptionista è simpatico e parla anche abbastanza bene inglese (era ora). Scopriamo poi che Mr. Trung, cosí si chiama, in tempo di guerra combatteva con gli americani. Ci spiega anche che quasi tutti i guidatori di risciò sono persone che combatterono con gli americani. Alla riunificazione del Paese il governo di Ho Chi Min non permetté piú a questa gente di tornare alle loro mansioni (insegnamento, politica, uffici pubblici) ma li lasció solo questa possibilitá… pedalare! Alle 9:45 siamo quasi arrivati. Le strade sono in ottime condizioni. Siamo in campagna ma tutto è molto ordinato. Le casette sono tutte molto dignitose e dipinte a colori pastello, hanno tetti in tegole e recinzioni. Vicino a Cu Chi notiamo che c’è anche un Acqua-park! Arriviamo ai cunicoli dove, prima ci fanno vedere un filmato, e poi cominciamo il percorso nella giungla, fra ricostruzioni di cucine da campo, dormitori, sale varie e cunicoli… Questi, che per un tratto di 50 metri sono aperti al pubblico, sono anche illuminati (noi ci eravamo portati le torce elettriche…). Nel primo cunicolo Giampaolo si sente quasi male (attacco di claustrofobia) e noi non sappiamo che fare perché tornare indietro non si puó… ma dopo qualche metro c’è un’uscita (meno male) cosí continuiamo da soli – io a gattoni! Il secondo cunicolo lo lascio ai bambini. C’è molto caldo lì sotto… e pensare che loro all’interno correvano con anche le armi in spalla. Dato che noi non abbiamo preso la guida.. ci accodiamo ad un gruppo francese, cosí capiamo qualcosa. Dopo un pó peró cambiamo gruppo perché c’è un’altra guida, che parla inglese e che è troppo forte! Secondo noi è un ex soldato Vietcong ed è talmente preso dai ricordi della guerra contro gli americani che spiega al gruppo come funzionavano le trappole anti uomo con un cinismo ed un fervore da brivido…. Dopo aver bevuto un thé, offerto dalla direzione del Museo, in una sala che è la ricostruzione delle sale da pranzo sotterranee, ci avviamo all’uscita. Fine del giro. Si rientra a Saigon giusto in tempo per andare al Palazzo della Riunificazione (che chiude alle 14:00). Al rientro passiamo da un’altra strada, che costeggia il fiume. Lì è pieno di baracche, palafitte in precario equilibrio, con tetti di latta, terrazze che danno direttamente sulle rive di un fiume sporco e maleodorante. Questa è la zona povera di Saigon. Perché se non passi di qui non ti rendi conto come il Vietnam possa essere considerato uno dei paesi piú poveri al mondo… soprattutto qui a Saigon. Il Palazzo della Riunificazione è molto interessante soprattutto a livello architettonico. Oggi è anche particolare poiché c’è una manifestazione militare con parate e banda musicale. Dopo la visita, sempre rigorosamente a piedi, ci avviamo verso il quartiere di Pham Ngu Lao, quartiere delle guest-house piú economiche, ma anche questo quartiere è ben tenuto, ordinato. L’unica cosa è che non troviamo il ristorante che cercavamo. C’è un grosso centro commerciale in costruzione. Siccome è tardi (quasi le 15:00) ed abbiamo anche fame, prendiamo un taxi e ci facciamo portare ad un altro indirizzo nel quartiere di Cholon. Ma anche quel ristorante è chiuso. Ma ne troviamo un altro poco piú in lá, accogliente e con una terrazza con tante piante. Gli avventori sono tutti vietnamiti. BENE. È un ristorante di specialitá di Saigon. Il menú è solo parzialmente anche in inglese (nel senso che le cose che non sapevano tradurre le hanno lasciate in vietnamita) ma ci sono i disegni che aiutano. E, guarda un po’, c’è anche il topo delle risaie… alla griglia, in salsa o fritto!? Fra le righe scorgiamo anche il disegnino dello scorpione… questo lo fanno solo fritto! Noi ordiniamo del riso, dei tagliolini, un pesce alla griglia (che si rivelerá una carpa di fiume al cartoccio: meglio soprassedere sul luogo di pesca) ed anche un pollo alla griglia. Anche il pollo secondo noi non era un pollo ma probabilmente un piccione (molto buono) e Giampaolo mi sventolava le ossicina davanti agli occhi dicendomi “Hai mai visto un pollo con le ossa cosí piccine?” Dei clienti Vietnamiti ci offrono una birra e vogliono brindare con noi ALE’! Fumiamo due sigarette per l’ira dei ns. figli… poi a piedi ci incamminiamo verso la via delle erboristerie. Lungo il percorso ci fermiamo a visitare due pagode cinesi . La prima molto bella la seconda un pó particolare… dentro ci avevano parcheggiato anche due moto ed alcune persone stavano pranzando nel tempio(??!). La via delle erboristerie è incredibile… oltre alle solite erbe, funghi secchi e spezie varie, qui si vendono anche enormi iguane sotto spirito, serpenti di tutte le taglie, ma anche cavallucci marini… Poi Giampaolo avvista un cesto con dei piccoli scarafaggi neri e chiede “questi si mangiano?” La signora, gentile, gli risponde che si, ma sono cose per gli uomini… noi ridiamo… Poi torniamo in albergo. Stasera, al Majestic, ci sono ancora piú vietnamiti di ieri, famiglie intere con i bambini che, al bar dell’8., ma anche al ristorante del piano terra, stanno pre-festeggiando il Natale. Andiamo in camera a cambiarci e poi al 6. piano a prendere l’aperitivo. Giampaolo mi aveva preceduto e, quando arrivo al sesto piano, fuori dall’ascensore mi accoglie un mare di luci, stelline colorate, musica… CHE BELLO! Stasera c’è un altro matrimonio e veramente molto sfarzoso…. C’è anche una Super-Star che canta…. Telecamere, macchine fotografiche, flash che si sprecano. Gli sposi non siedono al tavolo. Solo gli invitati mangiano. Anche da noi spesso gli sposi non mangiano molto ma il posto a tavola è sempre previsto. Qui invece è un lavoro. La sposa continua a cambiarsi d’abito (è già il terzo) Il secondo lo ha cambiato per lo scambio degli anelli. Il pranzo sarà già arrivato all’ottava portata. Quando ci raggiungono i bambini, beviamo ancora qualcosa con loro e poi decidiamo di andare a cena fuori! C’è un bel ristorante appena dietro l’albergo, anche molto elegante. Io mangio l’anguilla! Ci beviamo anche un ottimo vino francese ed in totale spediamo 45 dollari (35 euro..?). Il cameriere era molto professionale e parlava un inglese molto buono. E’ l’ultima serata a Saigon.
Saigon, questa città cosí moderna, classica ed elegante con ristoranti e locali all’altezza dell’occidente. Questa città brulicante di gente cosí viva, attiva, vestita bene. Gente dai cui sorrisi trapela una cultura multiforme, semi occidentalizzata. Persone che hanno voglia di comunicare.. Quanta differenza fra Saigon ed Hanoi. Ad Hanoi si respira molto di piú l’aria del regime comunista. A Saigon c’è invece un capitalismo latente, lo si nota riflesso nelle vetrine luccicanti dei negozi di abbigliamento alla moda, nella gente ben vestita, nei moderni supermercati ricchi di prodotti occidentali e nelle salumerie in stile francese. Si nota anche nelle famiglie che vanno a pre-festeggiare il Natale con i bambini, nel primo hotel della loro città, o nei gruppi di giovani vietnamiti che abbiamo incontrato al disco-bar dell’8. piano del Majestic. E lo si “soffre” davanti alle baraccopoli sui canali del Fiume Saigon.
Dopo cena saliamo al bar dell’8. piano a sentire la “Gloria Gaynor” vietnamita che canta, ma quando arriviamo è all’ultima canzone. Beviamo qualcosa e andiamo a letto… domattina sveglia presto. Partiamo per il tour sul Mekong!

20 Dicembre 2004 – Lunedì (Saigon – Cai Be – Vihn Long – CanTho)
ore 5:00: veniamo svegliati da un chiasso infernale proveniente dalla strada! Auto, biciclette, motorini… la città si è svegliata! Oggi è Lunedì. Poi, come se non bastasse, qualcuno comincia a vociare come in un comizio politico e va avanti per oltre mezz’ora … Da dove arrivi questa voce e cosa dica non ce lo immaginiamo proprio. Ore 9:00: siamo sulla strada per Vihn Long. Stamani il ns. autista e la ns. guida (in lingua francese cosí finalmente capiremo tutto) sono arrivati puntualissimi con pulmino a 11 posti e noi in tutto siamo 6! Abbiamo due giorni di tempo per chiedere tutte le informazioni e le cose che non abbiamo ancora capito sul Vietnam! L’aria condizionata l’ho fatta abbassare subito… ma ogni tanto la alzano di nascosto…. Siamo già parecchio fuori Saigon, ma le strade sono sempre in perfette condizioni e la campagna è molto ordinata.. Ci siamo già fermati lungo la strada per un caffè poiché la nostra guida doveva fare colazione… In quel complesso di bar e ristoranti c’era anche un piccolo zoo e nella gabbia delle scimmie ce ne era una piccolina che riusciva a passare attraverso i fori della rete… cosí ridendo e scherzando me la sono ritrovata sulla spalla! In macchina cominciamo a chiacchierare con la nostra guida. Si chiama Tó Hiép ed é simpatico. Ci racconta la storia della sua vita. Viet Mihn, nasce nella zona del Delta del Melkong nel 1950. Diventa insegnante e si trasferisce a Saigon. Al tempo della guerra non combatte, proprio perché dedito all’insegnamento. Ma dopo la riunificazione, il governo di HoChi Min toglie dalle posizioni pubbliche tutti i dipendenti messi dal precedente governo e li confina nella zona del Delta a lavorare i campi. Dopo qualche anno di vere difficoltà, il Sig Tó riesce a ragranellare i soldi per comprarsi un risciò, cosí lavora a Saigon per 7 anni. Nelle attese dei clienti, seduto sul suo risciò, studia il francese. Adesso fa la guida già da diversi anni!.. Approfittiamo anche per chiedergli perché in Vietnam abbiamo visto cosí pochi gatti…? Ci spiega che il gatto, a differenza del cane, è un animale considerato di malaugurio, pertanto molti Vietnamiti non lo amano. La Carlotta allora subito vuole sapere perché qui vendono, oltre al balsamo di tigre, anche il balsamo di gatto! Ma rimane un mistero! Alle 11:00 arriviamo all’imbarcadero di Cai Be da dove partiamo con una barca lunga e affusolata, noi quattro e la guida. L’autista ci attenderá con il pulmino a Vihn Long! Sul Mekong passiamo prima dal mercato di Cai Be… ma ormai è tardi e sono rimaste solo una decina di barche-bancarelle! Scendiamo poi in un piccolo villaggio artigianale sulle rive del Mekong. Qui le persone vivono in capanne molto molto semplici ma i bambini, con le loro divise scolastiche, non hanno l’aria né sofferente né triste. Parlano un pó inglese, ti sorridono. Regaliamo loro delle penne-biro che ci siamo portati apposta. Nel villaggio ci sono laboratori artigianali di caramelle (tipo mou) e di croccanti. Seguiamo le varie fasi di lavorazione. La piú interessante è quella del riso soffiato… Mettono i chicchi di riso in un calderone, mischiati a sabbia nera di fiume e quando il tutto raggiunge l’alta temperatura i chicchi cominciano a scoppiare e si gonfiano! Poi setacciano via la sabbia e sono pronti! Compriamo un pó di dolci di loro produzione (soprattutto i croccanti di vario tipo) e poi anche un cappellino conico alla Vietnamita. Qui costa meno della metá di tutti quelli visti fino ad ora. Alle 13:40 ci fermiamo in un ristorante sulla riva del Mekong veramente molto bello. Sicuramente é solo per turisti (ci arrivi solamente in barca) ma è immerso nel verde, con un prato pieno di fiori e la vista sul Mekong. Persino l’acqua del Mekong oggi sembra azzurra! Sará anche merito del tempo che è stupendo. Il servizio lascia un pó a desiderare ma la cucina è ottima! E… sorpresa…. Spendiamo 5 euro e mezzo in quattro..?! Che siamo arrivati in una realtà diversa? Forse qui constateremo qual’è il loro reale potere d’acquisto? Dopo pranzo riprendiamo la navigazione sul Mekong. La mia famiglia oggi è molto contenta perché la nostra guida è molto meno stressante di me. Non va di fretta e spesso si ferma per bere qualcosa, riposarsi, etc. Anche se c’è il sole cocente, la brezza che si avverte sulla ns. barca è piú che piacevole. La navigazione prosegue fra i pittoreschi canali del Mekong, in mezzo alla natura, alle isolette e alle capanne a palafitta. Ogni tanto si incrociano barche di locali che rientrano dai mercati. Vediamo anche tanti barconi che trasportano qualcosa che ci sembrano dei semi… sono le bucce dei chicchi di riso che utilizzano al posto della legna, per cucinare. Le semplici capanne di questa zona sono comunque piú dignitose del ghetto che abbiamo visto l’altro giorno a Saigon, sarà anche merito dell’inserimento in un ambiente naturale quasi paradisiaco. Il ns. giro in barca si conclude alle 16:00 a Vihn Long. Sbarchiamo dove c’è il mercato al quale facciamo subito una visitina. Incredibile! Vendono di tutto, dai serpenti ai maiali, e le rane?! Te le ammazzano li davanti agli occhi poi le spellano d’un colpo solo e già sono pronte per la vendita. Mancano solo i topi delle risaie che cosí non riesco a vedere nemmeno oggi. Il mercato è veramente molto variopinto, frutta, verdura, spezie. Da un lato si apre sulla strada e dall’altro sul fiume. La maggior parte della merce infatti arriva e parte via fiume. Compriamo dei lime. Al mercato di Vihn Long per 1000 dong me ne danno sei! (fino ad ora li ho sempre pagati 1000 dong l’uno!).

Poi, dopo una birra fresca in un bar, partiamo con il ns. pulmino che è venuto a prenderci. Abbiamo un’ora e mezza di strada, compreso il traghetto sul Mekong perché l’unico ponte che esiste da questo lato del Mekong é molto indietro rispetto alla ns. direzione. Arriviamo a Cantho e ci trasferiamo al Hotel Asia, che non è niente male. Offriamo qualcosa da bere ai ns. accompagnatori e ci diamo appuntamento per domattina. Rinfrescata veloce (adesso la ns. guida non è piú con noi quindi sono io a dettare i tempi!) e poi si esce a perlustrare la cittadina di Canhto. Ci dirigiamo al mercato centrale ma non lo troviamo perché è chiuso… (per forza, sono le 19:30)… quindi facciamo due passi sul lungo fiume. Cantho è una cittadina pulita, il lungo fiume è moderno ed anche illuminato. Facciamo un giro con un risciò (nella zona del Delta anche i risciò sono economici) e poi questo è motorizzato e porta anche quattro persone! Cerchiamo poi il ristorante segnalato dalla Lonely Planet (che guarda caso è lo stesso che ci ha consigliato il nostro autista) e alle 20:30 andiamo a mangiare! Il ristorante ha una terrazza al primo piano lunga e stretta (alla moda vietnamita) che si affaccia sul corso principale. Il servizio è cordiale. Stasera mangio il serpente! Anche Matteo e Carlotta (stranissimo..) lo assaggiano. Al tavolo a fianco c’è una coppia di Italiani (i terzi che incontriamo in tutto il viaggio).Sono di Ancona e stanno facendo una lunga vacanza in Asia. Beati loro. Come digestivo mi bevo un bel liquorino a base di cobra. Poi torniamo in albergo a piedi ma è tutto buio, tutto spento, tutto già chiuso! Meglio poiché domattina la sveglia è alle 6:30.

21 Dicembre – Martedì (Cantho – Mercati Galleggianti – Chau Doc)
Dopo una colazione abbastanza misera (abituati al mega buffet del hotel Majestic…) carichiamo i bagagli sul minibus che ci porta all’imbarcadero dove partiamo per visitare i mercati galleggianti della zona di Cantho. Il primo mercato è quello di Cai Rang, a quest’ora del mattino molto animato. La cosa piú coreografica sono i pennoni issati sulle barche, costituiti da verze, cetrioli, ananas, pomodori oppure altri ortaggi. È l’indicazione, a prova di analfabeta, di ció che si vende su quel barcone. Incontriamo gli italiani di ieri sera (difficile non incontrarsi poiché i tour sono uguali per tutti). Poi si fa una sosta presso un villaggio sulle sponde del Mekong dove producono la carta di riso… ma noi ne abbiamo già visti cosí tanti di questi laboratori che diciamo alla ns. guida di lasciar perdere… allora lui che fa? Ci porta da un signore (sicuramente di origini cambogiane perché é la fotocopia di quello che sta sulla copertina della Lonely Planet Cambogia) che produce distillati di riso tipici. Prima ci mostra le varie fasi di produzione e poi la materia prima, compresa quella nelle vasche, ovvero serpenti, gechi, iguane, etc… Successivamente si passa alla fase della degustazione! Proprio come in una qualsiasi cantina vinicola, ci portano un vassoio con i bicchierini ed un paio di stuzzichini. Lo beve anche Giampaolo (incredibile!). E alla fine compriamo pure una bottiglietta. Si prosegue poi la navigazione fra paperelle e canali circondati dalla giungla. L’acqua è bassissima e stiamo procedendo molto lentamente. Alle 9:30 la barca si incaglia e il ns. barcaiolo scende nel melmoso canale del Mekong a spingere. Io lo aiuto un pó con il remo… chissà se ho fatto bene? La scena comunque si ripeterá. Arriviamo al secondo mercato, quello di Phong Dien, piuttosto deludente, ma probabilmente alle 10:30 ormai è già troppo tardi e sono rimaste solo poche barche. La peculiarità di questo mercato, che è definito uno dei più bei mercati del delta del Mekong, è quella di essere frequentato da barche esclusivamente a remi. Terminata la gita in barca, saliamo sul pulmino e ci dirigiamo verso Chau Doc. Lungo la strada ci fermiamo a mangiare in un posto orribile (ma ho idea che non ci fosse a disposizione molto altro…) il ristorante era squallido, anche un pó sporco, il cameriere dormiva su un’amaca stesa nella sala.. La cucina non era nemmeno male….. tranne il pollo di Matteo che sicuramente (povero ciccio) era stato fatto marinare nel Nuoc Mam. (la salsina descritta all’inizio del diario).
Per strada faccio fermare fermare il pulmino perché dal finestrino ho intravisto un’inquadratura per una diapositiva che non posso perdere! Dal ponte su un canale del Mekong, piuttosto stretto, c’è una vista da cartolina: una fila di palafitte in bambú, altissime, che sembrano stare in bilico su decine di pali che si intersecano disordinatamente e su ogni terrazza biancheria colorata stesa ad asciugare. L’acqua sotto di noi è putrida. La ns. guida ci spiega che il governo Vietnamita, (anche per questioni di igiene) sta provvedendo a costruire nelle varie aree abitative, alcuni condomini per farvi trasferire le famiglie che ancora vivono in queste precarie condizioni ma ci dice anche che, a volte, l’abitudine a vivere sul fiume fa si che non tutti sono disposti a trasferirsi. Arriviamo a Chau Doc al Hotel Thuan Loi alle 15:30. La ns. guida ci dice che possiamo riposarci fino alle 16:30, ora in cui si parte per la salita al monte Sam. Riposarci?.. che novitá é questa? Ma no, dai… cosí andiamo di corsa al mercato centrale (che alla sera altrimenti chiude) a comprare gli ultimi souvenir. Compriamo anche tre amache per il ns. giardino. Rientriamo puntuali in hotel e partiamo per il Monte Sam. E qui raccomando ai lettori di leggere la Lonely Planet che dice che la salita è faticosa ma la discesa meno pertanto chi vuole fare meno fatica puó salire con le moto… MOTO?? Ma quali moto? Qui sono tutti scalini!!
Il tramonto non è un gran che perché c’è un pó di foschia, ma il panorama sulle risaie che si susseguono fino al confine Cambogiano, è fantastico! Ci fermiamo in un barettino a bere qualcosa di fresco e ci godiamo il tramonto. Qui vediamo nuovamente gli italiani di ieri che stanno ansimatamente rincorrendo il loro gruppo, che ci ha già sorpassato almeno 10 minuti fa. Riscendiamo quasi al buio. Visitiamo il tempio posto ai piedi del monte Sam e poi torniamo in albergo. Con la nostra guida ci beviamo una buona bottiglia di vino francese e salutiamo il ns. autista, perché domattina ci vengono a prendere con la barca direttamente qui.. Decidiamo di cenare in albergo perché la terrazza ristorante sul fiume è veramente bella. La Lonely Planet non dice nulla a proposito perché la hanno appena costruita. Il servizio è un pó scadente ma sono tutti simpatici. Giampaolo mangia le cosce di rane fritte. Sono quasi grosse come quelle del pollo! Telefono al hotel Hawaii di Phnom Penh per confermare l’arrivo di domani e l’orario, cosí ci verranno a prendere al molo. Giá…. perché domattina alle 7:30 partiamo via Mekong per la Camgbogia! A cena ci beviamo un’altra bottiglia di vino francese e alle 22:30 andiamo a nanna perché domani la sveglia è alle 5:40!

22 Dicembre 2004 – Venerdì (Chau Doc – Confine Vienam/Cambogia – Phnom Penh)Ore 6:30 colazione sul Mekong, sempre sulla terrazza galleggiante di ieri sera. Scendere il ponticello con tutti gli zaini in spalla è stato piú impegnativo di ieri sera, ma ci siamo riusciati. È molto poetico… Il sole è già sorto ed i suoi raggi disegnano riflessi dorati sulle tranquille acque del Mekong, a volte interrotti dal passaggio delle sagome scure delle barche stagliate contro luce. I profili delle donne con il classico cappello conico, che conducono a remi le loro barche, già cariche di merci, ci resterá cosí, impresso nella mente, come ricordo dell’ultima colazione in Vietnam!
Ore 7:00 si parte col barcone. Non si va subito all’imbarcadero, ci spiega la ns. guida, prima c’è un altro programma…. Altro programma? Io avevo chiesto i biglietti per la barca che partiva alle 7:30?! Va bhé… andiamo a vedere i canali di Chau Doc. Belli, ma ormai di canali ne abbiamo abbastanza. Ad un certo punto peró arriviamo nella zona dove ci sono le case galleggianti (come a Cat Ba) ma questa volta sul fiume. Molto interessante. Ci sono anche delle case molto belle. Alcuni, ci spiega Tó Hiép, affittano anche le camere ai turisti. BELLO! Scattiamo quasi un rullino di diapositive intero. Assistiamo anche allo spettacolo della pesca. Hanno delle strutture, nel fiume, formate da due grosse reti collegate da un trave in legno lungo 3-4 metri e che appaiono come un’altalena ancorata nel centro. Risalgono il trave a piedi fino a che, superato il punto centrale, una rete entra in acqua e dal altro lato emerge la seconda (con i pesci dentro). Con un retino raccolgono i pesci e, dopo qualche minuto, ripetono l’operazione all’inverso.
Ci portano poi a visitare gli “allevamenti di pesce” con annesse “fabbriche” di mangime. Sono grandi case galleggianti con al centro un sistema di grosse vasche che contengono pesci di tutti i generi. Poi sul lato hanno dei calderoni dove cuociono, a fuoco alto (alimentato dalle bucce del riso che abbiamo visto ieri!), una mistura di resti di pesce fino a farla diventare una poltiglia compatta.
Ma il tour mattutino non finisce qui… (quando partiremo???). Andiamo successivamente a visitare un villaggio cham, piccola etnia originaria dell’Indonesia, di religione musulmana. Alle 9:00, finalmente, prendiamo il battello per la Cambogia. È praticamente una barca come quella di ieri solo che su questa siamo in 25.. Salutiamo la ns. guida e partiamo. Non abbiamo capito un gran che di questo sistema di trasferimento … pare che ci abbiano inseriti in un gruppo di turisti di qualche agenzia (ci sono anche gli italiani di ieri) che vengono trasportati al confine Vietnam/Cambogia per prendere poi il battello che va a Phnm Penh. Non è in tutti i casi, il traghetto diretto e forse era meglio se avessimo provveduto direttamente all’acquisto dei biglietti, come facciamo di solito. Le sorprese, infatti, non tardano ad arrivare. La tizia, che sembra essere la guida di questo gruppo di turisti, ci chiede i passaporti e 25 dollari a testa per fare il visto. Io protesto perché sono sicura che mi sta chiedendo troppo (gli uffici governativi cambogiani mi hanno mandato un e-mail prima di partire, che indicava la cifra di 20 dollari). Le faccio anche vedere la copia ma lei dice che è impossibile. In ogni modo io m’impunto e le dico che i visti ce li facciamo da soli! Dopo tre ore di lenta navigazione, arriviamo al confine, ultimo posto di controllo vietnamita. Lì ci dicono che abbiamo un’ora di tempo per mangiare. Meno male che c’è un posto di ristoro perché sulla barca non c’era nessun servizio e stiamo morendo di sete. Le chiedo dove si fanno i visti e mi risponde che ce li fanno sulla barca gialla che arriverà. Mangiamo tranquilli e spendiamo gli ultimi Dong! Alle 13:00 ci fanno segno di salire sul battello. Ancorati ce n’è due. Noi andiamo dove sale la maggior parte delle persone (anche perché sulla barca gialla non sale nessuno e fa anche un pó pena…). Appena partiti ci controllano i biglietti e ci dicono che non è la barca giusta, dovevamo prendere l’altra (quella gialla)… Non potevano controllarli prima i biglietti? Ma… NO PROBLEM! … al confine Cambogiano possiamo scendere ed aspettare l’altra barca. Tanto si fermano tutti per i visti. Già, e noi i visti dobbiamo ancora farli…. Scendiamo quindi con bagagli e bagaglini ed io mi reco agli uffici per i visti ma i visti non si fanno qui! Qui c’è solo il servizio vidimazione! BENE! …e dove si fanno? CHIARO… dove eravamo prima a mangiare.
Subito capisco: la tizia vietnamita si è vendicata!! È terribile. Ora che si fa? Interrogo i doganieri cambogiani con aria abbastanza preoccupata. NO PROBLEM … moto-taxi ONE DOLLAR! Non avendo molto tempo da perdere, urlo a Carlotta di avvisare papà (che è sul molo con i bagagli) che vado in moto a fare i visti e di fare qualcosa per fare aspettare la barca…
Corsa in moto su sentiero sconnesso fino all’ufficio doganale (che era proprio a fianco al ristorante dove abbiamo mangiato). Intanto penso a cosa potrei fare a quella befana se dovessi incontrarla ma, in effetti non sarà neanche colpa sua… È l’agenzia che mi ha fatto questo giochetto! Peccato…. Perché fino ad ora si era dimostrata valida!
In ogni caso, dopo poco tempo, con la stessa moto, torno indietro raggiante – con i ns. visti a 20 dollari l’uno!!
La barca gialla è ancora lì che ci aspetta… un pó scassata ma si è visto di peggio.
Facciamo vidimare i visti e partiamo. SIAMO IN CAMBOGIA!

DI LAURA GIAMPAOLO MATTEO E CARLOTTA GRIGNANI

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