Indimenticabile Bahamas

Racconto di viaggio alle Bahamas

Dopo aver trascorso due giorni nella decisamente poco entusiasmante Miami ed una intensa settimana in giro in macchina per la Florida, ci godiamo gli ultimi giorni della nostra vacanza alle isole Bahamas.
Il contratto con la National Car Rental prevede che l’auto che ci è stata noleggiata venga riconsegnata entro le 9 del mattino presso gli uffici dell’aeroporto . Per essere sicuri di arrivare in tempo, la notte precedente decidiamo di dormire (si fa per dire visto che gli aerei non smetteranno mai di decollare sopra alle nostre teste) al Days Inn nelle vicinanze dell’aeroporto. Nonostante ciò arriviamo appena in tempo perché come al solito le indicazioni sono assolutamente incomprensibili e rendono incasinate anche le situazioni più semplici.

Una apposita navetta ci conduce sino all’aeroporto e da qui ci apprestiamo a partire con un piccolo aereo della Bahamas Airlines che peraltro avrà un ritardo di circa un’ora sulla tabella di marcia. La partenza fissata per le ore 11.40 slitterà infatti alle 12.30 ma non ce la prendiamo neppure troppo e inganniamo l’attesa chiacchierando con una coppia di italiani (i primi a dire il vero dopo quasi 10 giorni di vacanza) diretti ad Eleuthera.

Nassau

Dopo neppure un ‘ora di volo ecco che atterriamo all’aeroporto di Nassau e qui, mentre siamo in fila per il controllo dei documenti, una simpatica orchestrina che intona musica locale ci intrattiene piacevolmente introducendoci alla grande nella magica atmosfera caraibica.
Recuperati i bagagli saliamo sull’autobus della Majestic Tours che ci condurrà al nostro albergo a Paradise Island.

Lungo il tragitto veniamo “intortati” dal simpatico autista il quale si ostina a parlare a tutti i costi l’italiano e in cambio di qualche dritta sulla pronuncia di alcune parole ci mostra gli angoli più caratteristici di Nassau e ci indica anche alcuni ristoranti nei quali si può mangiare discretamente e a prezzi modici . Comunque, ciò che maggiormente colpisce la nostra attenzione è lo strano modo di guidare di questa gente : hanno adottato dagli inglesi la guida a sinistra ma acquistano dall’America auto di seconda mano con il volante a sinistra . Incredibile !

Finalmente arriviamo a destinazione. Ci viene assegnata una magnifica stanza vista oceano all’undicesimo piano . Non ci sembra vero dormire ben due notti consecutive nello stesso letto e soprattutto nel letto dello Sheraton dopo aver provato tutte le varie catene di motel americani della classe economica.
La vista che si gode dalla camera è davvero meravigliosa : mare di un azzurro incredibilmente trasparente e sabbia bianchissima contornata da splendide palme. L’atmosfera che si respira è decisamente serena e spensierata : musichetta tipica sempre come sottofondo, gente che ha voglia di divertirsi con moto d’acqua , sci d’acqua e paracadute, gente che ha voglia di rilassarsi in riva al mare o ai bordi della piscina. Scendiamo ad informarci sulle varie cose da fare durante il nostro purtroppo breve soggiorno a Nassau e ci viene proposta per la giornata di domani una “crociera” ad una piccola isola vicina alla nostra con possibilità di fare snorkeling e rilassarsi su una splendida spiaggia di sabbia bianchissima. Accettiamo visto che il prezzo di $ 45 per persona non ci sembra neppure esagerato considerando che sono inclusi il tragitto in autobus sino all’imbarcadero, l’attrezzatura per lo snorkeling e il pranzo . Raggiungiamo a piedi il centro di Nassau. Lungo il tragitto ne approfittiamo per fare qualche ripresa dal ponte che collega Paradise Island al resto dell’isola . In centro i negozi sono tutti aperti e troviamo tantissimi turisti che evidentemente sono stati scaricati dalle bellissime navi da crociera ancorate nel porto. Entriamo all’Hard Rock Cafè per acquistare t-shirt e spilletta, dopodiché ci fermiamo a bere in un caratteristico locale tipicamente caraibico situato proprio in riva la mare. Non possiamo fare a meno di visitare il caratteristico mercatino locale che propone numerosi oggetti di paglia ricamati con la rafia.

Paradise Island

Per il ritorno prendiamo un autobus locale (il costo del biglietto è di $ 1) che ci scarica appena prima del ponte. I mezzi pubblici infatti non percorrono mai questo ponte il cui pedaggio oltretutto è a pagamento. Ciò comporta che i clienti degli alberghi di Paradise Island siano isolati dal mondo (soprattutto di sera quando avventurarsi a piedi non sembra essere particolarmente sicuro) e quindi siano costretti ad usufruire dei bar e dei ristoranti limitrofi peraltro carissimi, salvo salire su un taxi che per il tragitto albergo-downtown Nassau chiede la bellezza di 8 dollari.

La scelta del locale per la cena è davvero molto ristretta. Evitiamo a priori i ristoranti dell’hotel (uno peraltro è anche italiano) e proviamo il locale messicano “Anthony’s” che ci è stato segnalato dal nostro amico autista. Io opto per un piatto a base di filetto di salmone alla griglia con contorno di verdure mentre il Nini si precipita in un piatto tipico con tortillas e intrugli piccantissimi di formaggio, carne e verdure . Il conto è decisamente alto rispetto ai parametri della Florida ai quali ci eravamo ultimamente abituati ma a dire il vero eravamo preparati.

Dopo cena decidiamo di fare lo yacth tour nella piccola baia che circonda l’ Atlantis, un magnifico hotel destinato ovviamente ad una clientela d’èlite con casinò, preziose sculture in vetro ed un gigantesco acquario al suo interno.
Gli yacht ancorati nella baia non sono davvero niente male e ci divertiamo a pensare alla giornata tipo di questi ricconi americani in vacanza sbirciando quando possibile all’interno delle lussuose cabine illuminate. E poi dicono che i soldi non fanno la felicità … !!!
Torniamo umilmente al nostro Sheraton che al confronto ci sembra il più squallido albergo presente sulla faccia della terra e ci addormentiamo lasciandoci cullare dal piacevole rumore delle onde dell’Oceano che si infrangono sulla riva.

4 GENNAIO 2004, DOMENICA
Ci svegliamo di buonora per prepararci con calma alla nostra mitica gita in barca intorno all’isola.
Consumiamo la colazione nel baretto che si trova accanto al ristorante di ieri sera (il padrone è lo stesso e a quanto pare è il vero boss di Paradise Island). Caffè, tè, muffin e ciambella ci vengono a costare circa 6 dollari, esattamente il doppio di quello che avremmo pagato dalla nostra catena preferita per la colazione, ovvero Dunkin Donut’s.
Una famiglia di quattro persone in coda alla cassa dopo di noi paga la bellezza di $ 50 per aver osato chiedere marmellata e burro da spalmare sulla ciambella altrimenti insipida.

Siamo in netto anticipo sulla tabella di marcia e ci concediamo una mezz’ora di relax sulle comode poltrone situate nella hall dell’albergo mentre attendiamo l’autobus che ci condurrà sino all’imbarco localizzato proprio accanto alla spiaggia dell’Holiday Inn. La barca sulla quale ci fanno salire si chiama Robinson Crusoe ed è il tipico barcone che da noi viene utilizzato per le gite sul Po . Ovviamente i posti migliori, ovvero i lettini sui quali sdraiarsi a prendere il sole, sono già tutti occupati , così ci accontentiamo di un angolino che sembra anche un po’ riparato dal vento. Dopo circa mezz’ora di attesa finalmente si parte. Il vento è davvero molto forte e fastidioso, cerchiamo di coprirci con tutto quello che abbiamo a disposizione, salviette comprese e , mentre ci godiamo un magnifico panorama caraibico siamo intrattenuti da una simpatica orchestrina locale (forse la stessa che ci ha accolti ieri all’aeroporto ?).

Dopo un’ora abbondante di navigazione approdiamo ad una spiaggia opportunamente attrezzata ad accogliere turisti. Prima di lasciarci scendere dalla nave, il Capitano ci informa circa gli orari per il pranzo e per il ritorno . Una volta sbarcati ci addentriamo tra la vegetazione per raggiungere la spiaggia che si trova dall’altra parte del promontorio e qui riusciamo miracolosamente a trovare due lettini in pessime condizioni sui quali in qualche modo riusciamo a sdraiarci e a schiacciare anche un sonnellino . Come temperatura non ci si può certo lamentare : non mi sembra vero di indossare un costume il 4 di Gennaio mentre a casa staranno combattendo con il freddo e con la nebbia. L’unico neo è il vento che nelle isole non manca mai e che in estate probabilmente aiuta questa gente a sopravvivere alle alte temperature.
Ci svegliamo appena in tempo per renderci conto che manca poco alle ore 13, ovvero all’inizio del pranzo. Ci avviciniamo al grazioso buffet che ci propone cosce di pollo alla griglia, verdura, riso con fagioli, hot dog , pane e salse a volontà e per finire un enorme cesto contenente frutta : arance, banane e mele buonissime. Il tutto innaffiato da una limonata fresca gustosissima e dissetante.Ci accomodiamo su tavoli di legno assai rustici collocati su una terrazza con una meravigliosa vista mare e ci godiamo questo pranzetto davvero delizioso.

Dopo pranzo facciamo due passi a piedi giusto per fare qualche ripresa e per scattare qualche foto nelle varie spiaggette, dopodiché torniamo a sdraiarci su questa magnifica sabbia incredibilmente bianca e ci godiamo una splendida vista su un mare cristallino. Vicino a noi si è accampata una simpatica compagnia di ragazzi americani poco più che ventenni che ci fanno divertire con i loro continui scherzi. Altri personaggi divertenti sono una coppia di mezza età che non perde occasione per farsi scattare foto da tutti e il trio mamma, figlia e amica della mamma che si divertono come matte e si buttano in acqua vestite tenendo in mano i bicchieri pieni di limonata.

Purtroppo è già ora di riprendere posto sulla barca per il ritorno. L’ultimo a salire è ovviamente il mitico trio che , ubriaco di limonata, non si preoccupa neppure troppo dei vestiti bagnati e fino all’ultimo non ha intenzione di mollare il bicchiere. Lungo il tragitto siamo sempre intrattenuti dalla piacevole orchestrina che esegue anche brani famosi su gentile richiesta. Il gruppo dei ragazzi americani (a giudicare dall’aspetto fisico sembrano texani) inganna il tempo con un partitone a carte mentre il trio e altre due o tre coppie si divertono ballando a piedi nudi e bevendo birra.
Attracchiamo di nuovo al molo di Paradise Island alle 16.30 e troviamo ad attenderci il fotografo che ci ha scattato le foto stamattina al momento dell’imbarco. Il costo della fotografia, formato 10 x 15, è di $ 10. Non è difficile immaginare che ci rinunciamo anche perché non è davvero nulla di speciale e ci dirigiamo all’autobus che ci riconduce allo Sheraton. Tempo di depositare zaini e salviette in camera ed eccoci pronti a raggiungere a piedi il centro di Nassau per gli ultimi acquisti.

Ci fermiamo ancora una volta ad osservare il meraviglioso panorama che si gode dal ponte e notiamo che le navi da crociera che ieri affollavano il porto sono tutte salpate probabilmente verso altre magnifiche isole caraibiche. Senza i turisti e con i negozi chiusi (oggi è domenica) il paese è davvero molto squallido e quasi irriconoscibile rispetto a ieri. Anche il folkloristico mercatino ha ormai chiuso i battenti ma, seppure con grande difficoltà, riusciamo a recuperare ancora qualche souvenir . Terminati gli acquisti, prendiamo un autobus fino al ponte e poi a piedi raggiungiamo l’albergo.
Non abbiamo molte alternative per la cena, così finiamo di nuovo nel locale di ieri sera. No comment sulle razioni e sul conto, per fortuna il pranzo di oggi è stato più che discreto sotto tutti i punti di vista. Ci alziamo da tavola con un languorino e optiamo per la gelateria dell’Atlantis che non si rivelerà certo a buon mercato ma almeno soddisferà pienamente la nostra voglia di dolce. Ripetiamo lo yacht’s tour di ieri sera che si rivelerà sempre molto avvincente, dopodiché proviamo ad avvicinarci al magnifico Atlantis per visitarlo al suo interno. Dall’entrata principale raggiungiamo l’enorme casinò che ci ricorda molto gli alberghi di Las Vegas. Splendide sono le sculture in vetro che lo ornano, una all’ingresso e altre sparse nelle varie sale da gioco. Non possiamo fare a meno di fermarci ad osservare i curiosi personaggi che animano i vari tavoli da gioco, la maggior parte dei quali peraltro giovanissimi. Dalle mazzette di dollaroni che estraggono dalle loro tasche comprendiamo che probabilmente sono i padroni dei vari yacths ancorati nella baia di fronte .

Abbandoniamo il casinò e scendiamo al piano terra per ammirare il magnifico acquario che ha reso famoso questo albergo. Molti sono i curiosi che come noi si fermano a scattare foto ricordo aspettando di veder passare lo squalo o altri esemplari di pesci tropicali coloratissimi. Saliamo al piano superiore dove troviamo eleganti boutiques dalle firme prestigiose e per la maggior parte italiane, dopodiché facciamo ritorno al nostro albergo non prima di aver dato un ultimo sguardo alle luci di Paradise Island. Questa era infatti la nostra ultima sera in questo splendido paradiso che al ritorno a casa ricorderemo con molta nostalgia .

5 GENNAIO 2004, LUNEDI’
Purtroppo è arrivato anche l’ultimo giorno e la nostra vacanza volge al termine.
Colazione con te, caffè, muffin e ciambelle dal nostro amico Anthony’s, breve giro di ricognizione nei vari negozi di souvenirs alla ricerca di un francobollo e ultima passeggiata a piedi nudi su questa spiaggia bianchissima per godere ancora per poco della brezza marina e del calore del sole. Arriviamo sino all’ Atlantis (ormai per noi è come una calamita) per scattare le ultime fotografie con la luce del giorno e scopriamo una piscina artificiale nella quale vivono animali pericolosi come gli squali accanto a numerosi esemplari di pesci tropicali. Questa struttura non finisce mai di stupirci !
Risaliamo in camera a chiudere i bagagli non prima di aver raccolto in una bottiglia di plastica la sabbia finissima delle Bahamas.
L’autobus della Majestic passa a prelevarci poco prima delle undici nella hall dell’albergo per condurci all’aeroporto con un netto anticipo rispetto all’orario di partenza fissato per le 13.45.
Allo sportello della Bahamas Air chiediamo di imbarcare i bagagli con destinazione finale Milano Malpensa e, dopo aver controllato che la sigla MXP che contraddistingue il suddetto aeroporto compaia sulle etichette applicate alle nostre valigie, ci avviamo al rigorosissimo controllo documenti.
Dopo numerosi controlli (la paura degli attentati obbliga gli americani ad essere molto scrupolosi) riusciamo finalmente a passare nella zona imbarchi e qui ci mettiamo in fila all’unico bar per un hot dog e un piatto di riso con i fagioli.

Il volo è puntualissimo : partenza alle ore 13.45 ed arrivo a Miami alle 14.40.
Raggiungiamo immediatamente gli sportelli dell’Alitalia e cerchiamo di capire se a Nassau i nostri bagagli sono stati effettivamente imbarcati con la destinazione da noi richiesta. Ora siamo più tranquilli e da Burger King ci concediamo un ultimo spuntino tipicamente americano in attesa dell’imbarco per il volo Miami-Milano previsto per le 17.15, volo
pieno di italiani che hanno trascorso le vacanze natalizie negli Stati Uniti e che domani probabilmente rientreranno al lavoro (che incubo!).
L’aereo ha solo tre mesi di vita ed è davvero molto bello e confortevole. Ogni passeggero dispone del proprio video collocato sullo schienale della poltrona di fronte ed ha la possibilità di guardare films , ascoltare musica o divertirsi con giochi elettronici. Il tempo in questo modo vola nel vero senso della parola e, tra passatempi vari, la cena, qualche ora di sonno e la colazione alle 8.15 (ora locale) ci ritroviamo a Milano quasi senza esserci accorti di aver volato per circa 9 ore. L’impatto con il rigido inverno italiano ci riporta bruscamente alla realtà e, una volta a casa, saranno proprio gli splendidi ricordi di questi posti meravigliosi ad aiutarci a sopravvivere alla dolce malinconia che accompagna sempre il ritorno.

Laura e Stefano
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