Asi es la Vida: Costarica

Racconto di viaggio in Costarica

Tutto cominciò un giorno di tanti mesi fa, eravamo fra gennaio e febbraio, in una tipica giornata uggiosa e ghiacciata della pianura padana. Una di quelle giornate che sarebbero state in grado di abbacchiare anche i migliori giullari di corte.

“E’ tempo di iniziare ad imbastire qualche idea per le vacanze estive”: questo il pensiero che fiaccamente prendeva forma mentre oziavo disteso sulla chaise longue, il sax triste di Stan Getz a vagabondare sommesso per la stanza. Atlante alla mano, il dito che percorre centinaia di chilometri ad est e ad ovest dello Stivale: “Qui siamo già stati… Qui fa troppo caldo… Là c’è solo sabbia…“. L’abbiocco e lo sbadiglio, cocktail micidiale di tante cronache del sabato sera, il “geografico” scivola a terra; faccio per raccoglierlo: il Centro America prepotentemente aveva spazzato via i luoghi che stavo scorrendo.

“Uhm…E se…” Già, perché non approfondire?

Fu più o meno così che cominciai a setacciare la rete, leggere siti, newsgroups, porre domande anche in luoghi per nulla domestici. E più memorizzavo tanto più aumentavano l’interesse e la curiosità: ormai avevo accumulato materiale a sufficienza per “andare in giudizio”. Eh sì, perché l’idea, come sempre, andava condivisa e – quel che più conta – votata favorevolmente all’unanimità del ….collegio giudicante (cioè la famiglia).

Il voto, dopo diverse sedute e rinvii di approfondimento (quando cominciano a farvi domande, state pur sicuri che avete catturato la loro attenzione) uscì. E fu positivo.

Costa Rica per caso, Costa Rica sarebbe stato.

Questi i tratti principali della mia vacanza.

Partiamo con il sole e veloci nuvole bianche nel cielo. Durante il tragitto da San Josè non incontriamo molto traffico.

Sosta al ponte sul Rio Grande de Tarcoles, luogo a tutti noto per la abituale permanenza di un branco di coccodrilli: sono beatamente immersi nelle acque tranquille del fiume, sembrano sonnolenti e placidi sotto il sole.
Dopo esserci rifocillati in una soda non lontana in compagnia di un paio di iguana, riprendiamo il cammino verso Quepos lungo una costiera che lascia interessanti scorci sulle spiagge sottostanti; dopo aver rischiato un incidente stradale con una iguana incauta, giungiamo nel tardo pomeriggio (qui per tardo pomeriggio si intendono le 17) sotto un acquazzone. Cittadina caotica con strade in pessime condizioni, offre un buon numero di sistemazioni alberghiere; seguendo le indicazioni della nostra Lonely Planet, prendiamo alloggio alla cabinas Ramace dopo una breve trattativa che ci consente di spuntare 35$Usa per una quadrupla con aria condizionata, tv, frigo, bagno e, quel che più conta, parcheggio chiuso. Dormiremo qui per 2 notti, Manuel Antonio è a pochi km. ma i prezzi sono più salati.
Sono le 19.30, diluvia ma la giornata è stata soddisfacente: è ora di andare a cena.
Arrivati a Manuel Antonio, trovare il parco è facile: basta seguire la strada e si arriva direttamente al parcheggio (custodito). E’ il più piccolo parco del Paese ma attira molti turisti per le bellissime spiagge orlate da foresta tropicale umida nonché per le viste sul Pacifico che si possono avere dal promontorio.
Il primo tratto del sentiero segue la spiaggia piatta e profonda, animata da diversi turisti ed ombrelloni, per poi addentrarsi nella foresta e consegnarci subito un bell’esemplare di bradipo. Dopo circa un paio d’ore di cammino senza vedere alcun animale, salvo i granchi rossi di terra, arriviamo ad una bella spiaggia con un mare trasparentissimo. Siamo dibattuti fra il proseguire (ci sono diversi km. di sentieri fra i quali scegliere) o spiaggiarci. Preferiamo la seconda soluzione, complice anche l’afa che pesa come un macigno.

TORTUGUERO

Sveglia alle 6.30’, colazione a base di frutta e partenza con Mitour (il tour operator scelto, sicuramente consigliabile) per l’unica escursione organizzata dell’intero soggiorno.

L’avvicinamento al parco vero e proprio e al lodge nel quale avremmo poi pernottato (Ilan – Ilan,valido e consigliabile) è avvenuto a bordo di un battello con una traversata di circa 1 ora. Questo ci ha consentito di prendere i primi contatti con alcuni abitanti del luogo come i coccodrilli, i fenicotteri rosa e numerose specie di uccelli.

All’interno, diverse sono le occasioni per avvistare animali: numerose specie di uccelli, scimmie, coccodrilli, caimani, rettili, anfibi….. dicono che ci vivano anche formichieri, bradipi e vari felini. Ma non così in prossimità dei percorsi turistici.

I due giorni trascorsi al parco sono stati impiegati in escursioni in boat lungo i canali e per i sentieri della foresta circostante a “caccia” di animali; il fondo dei sentieri è quasi sempre pantano ed acquitrino: fortunatamente al lodge riforniscono di stivali di gomma: diversamente qualsiasi tipo di calzatura sarebbe inadatta, così come è stato necessario indossare calzoni lunghi per via degli insetti e dello sfregamento dello stivale sulla pelle. Indescrivibile la quantità di piante e l’intrico, con un verde dalle tante tonalità.
Dopo cena, ancorché stanchi per le attività del giorno e per il clima molto pesante, escursione notturna (obbligatoriamente guidata) sulla spiaggia per cercare di osservare le tartarughe che salgono dal mare per depositare le uova. Non è stagione ma non ne mancano mai.

ARENAL

Il sole ci accompagna ma non siamo ottimisti: mano a mano che procediamo verso nord, l’orizzonte si carica sempre più di stratificazioni scure che avanzano e non lasciano presagire nulla di buono. A San Ramon, dove inizia il tratto di montagna vero e proprio, è ormai una coltre uniforme, la brezza del mattino è cessata e la cappa incombe. Brutto presagio, ma non importa il programma di oggi non ne risentirà.
Le piantagioni di caffè si distendono su entrambi i lati della strada, peccato che non sia periodo di raccolto. Ora la pioggia e la nebbia si sono alleate: tutto si ovatta e si fa – se fosse mai possibile – ancora più silenzioso.
Ora, la nebbia si è diradata e in lontananza si distingue la massa imponente del vulcano Arenal: anche senza averlo mai visto non ci si può sbagliare osservando la perfetta conicità del rilievo che svetta fino a quasi 2.800 metri.
Gli ultimi 10 km. sono su uno sterrato stile Camel Trophy per arrivare all’Arenal Observatory Lodge, sulle prime pendici del vulcano. Solo il tempo di registrarsi ed è ora di cena.
Il vulcano Arenal è tuttora attivo, anche se l’ultimo vero disastro lo causò nel 1968 quando persero la vita 87 persone, e L’Arenal Observatory Lodge, in origine venne costruito per l’osservazione dei fenomeni da parte degli studiosi di vulcanologia.
La mattina successiva è trascorsa interamente all’interno della foresta secondaria e sulle pendici del vulcano con la guida del Lodge; non ci sono stati avvistamenti particolari salvo alcune oziose scimmie, comunque è servito per imparare la vita di questa flora e per ammirare il non lontano lago Arenal. Il programma del pomeriggio però salta causa pioggia torrenziale. Quindi relax totale, giocando a carte in famiglia mentre lo spettacolo del vulcano sotto il diluvio e con il pennacchio fumante ci distrae attraverso l’enorme vetrata della camera.
Il secondo giorno va meglio e consente di fare una parte di quanto si era programmato: solo una parte perchè c’è altro da fare, Monteverde ci aspetta.

MONTEVERDE

Lasciato l’Arenal e procedendo verso nord, la strada si sviluppa sinuosa lungo l’omonimo lago di origine artificiale creato nel 1974 con la costruzione di una diga. Oltre agli aspetti turistici (pesca, vela e un certo numero di alberghi) questo invaso deve la sua importanza anche al fatto che produce l’energia idroelettrica per tutta la regione.
Questo tragitto è spettacolare per le numerose viste che offre sia sul lago sia sul vulcano, ma è anche alquanto disagevole per le pessimo condizioni stradali che costringono ad una guida molto attenta. Peccato, l’intenso verde e l’azzurro del cielo sul lago in compagnia del vulcano ci avrebbero sicuramente dato occasioni di scatto irripetibili. Le tracce di civiltà delle poche costruzioni cessano completamente appena dopo l’abitato di Tilaran, quando, addentrandoci nella cordigliera omonima, anche la strada si trasforma in una difficile e pericolosa (per l’auto) pista sterrata. Qui per spostarsi è vitale il fuoristrada o la moto a 4 ruote come avremo modo di verificare. La natura è selvaggia, si alternano zone a prato con zone di foresta, le tracce dell’uomo sono limitate a qualche rara finca isolata ma ciò che più colpisce è l’antenna tv che spicca immancabilmente su ognuna di esse. Poveri ma informati o quantomeno a contatto con la realtà meno reale.
Selvaggia, incontaminata e difficile da raggiungere, l’area di Monteverde e Santa Elena è forse uno dei posti più belli del Costa Rica ed offre anche numerose opportunità di visita. La foresta nebbiosa ed i suoi numerosi sentieri, il natural tram per osservarla dall’alto delle chiome, le riserve biologiche, il serpentario, il ranario, il giardino delle farfalle, canopy tour e il concorrente sky trek (che vi descrivo più avanti), cavalcate, oltre ad aspetti artigianali come la lavorazione del caffè e del formaggio. Occorrerebbe una settimana di permanenza per mettere a fuoco tutto questo, ma il tempo ci è tiranno.
Dopo l’abituale sveglia alle 7, la mattinata, luminosa come poche, decidiamo di passarla …… all’adrenalina!
Lo sky trek di Santa Elena è un’esperienza come poche: una serie di 11 tratte con funi d’acciaio che passano sopra e all’interno della foresta, appesi alle quali si corre ad altezze considerevoli (fino a 130 metri da terra!) o per lunghe distanze, anche 700-800 metri, e ci si tuffa nelle chiome degli alberi sfiorandone i tronchi. L’intero percorso è alternato da oltre 2 km di sentiero nella foresta.
Giungere alla reserva Bosque Nuboso è facile, basta arrivare fin dove finisce la strada e parcheggiare. Ottima organizzazione con tanto di piantina e opuscolo di commento ai sentieri che vi vengono consegnati alla biglietteria.
Molto diversi fra loro i sentieri, pur essendo entrambi facili da percorrere, che abbiamo scelto: il primo, il Sendero Bosque Nuboso, cupo, con una foresta intricata che ti incombe sulla testa, con paesaggi spettrali (proprio come in certe favole) squarciati da rare lame di luce. L’altro, il Sendero El Camino, aperto, luminoso e più fiorito. Alcuni km. di vera e silenziosa natura con il brusio della foresta a sovrastare tutto. Rari gli avvistamenti di animali, ma la foresta nebbiosa di Monteverde è già affascinante per il suo habitat naturale.

Questa è solo una sintesi del mio racconto di viaggio: per questioni di spazio, non posso pubblicarlo interamente. Se vieni qui www.diariovacanze.it troverai il resoconto completo e molto altro come la descrizione dei percorsi stradali e vari tips.
Se ti serve altro, scrivimi!
Ciao
Giorgio

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