Un mese in Centro America

Viaggio in Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costarica

GIOVEDI’ 30 GIUGNO 2005
Alle 3 di notte, accompagnati da Luca e Stefania, inizia il nostro viaggio in Centro America. Primo volo Bologna – Amsterdam. Attesa di 5 ore in aeroporto. Interrogatorio prima della partenza per Huston: “lo zaino è tuo?”, “l’avete fatto voi?” oltre alle solite se abbiamo mai organizzato un colpo di stato e se abbiamo delle bombe a bordo (vedere modulo nella sezione STRANEZZE). Arrivo a Huston dopo un volo interminabile ricco di beef marinara e brasato americano. 30 minuti per fare check in, questionari, impronte digitali e foto segnaletiche e ci imbarchiamo per Guatemala City. Visione notturna dall’aereo di Guatemala City tra luci e caos. L’aeroporto denota uno standard qualitativamente basso. Attendiamo lo zaino di Nicola che arriverà il giorno seguente; all’uscita un rassicurante cartello “Nicola y Valentina” ci conduce dal driver che ci porterà fino ad Antigua. Arriviamo in albergo (carino e colorato con un bel giardino interno) dopo una giornata di 32 ore!

VENERDI’ 1 LUGLIO
Partiamo alla visita di Antigua dopo un cappuccino ristoratore (buonissimo) nella piazza centrale. Visitiamo il Palacio de los Capitanes, la Catedral de Santiago, ammiriamo gli splendidi vulcani che circondano la città. Passeggiamo per Antigua che subito ci accoglie calorosa, visitando numerose chiese e calle. Spacciandoci per ricconi, visitiamo il monastero di Santo Domingo, oggi lussuoso hotel a 5 stelle. Poche ore in Guatemala e primi segni di cedimento agli acquisti al mercado de artisania. Regreso in hotel, dove, alle 15, arriva lo zaino di Nicola e partenza alle 16 per Panajachel sulle sponde del lago Atitlan. Buona cena a base di verdura e a letto presto.

SABATO 2 LUGLIO
Sveglia all’alba visto che non esistono tende per coprire la luce! Colazione a base di hueva revueltas e partenza alle 8:30 per il lago Atitlan. Visiteremo i paesi di San Pedro Laguna, Santiago Atitlan e San Antonio Palopò, ma ciò che ci colpisce è la bellezza del lago circondato da tre imponenti vulcani. A San Pedro mercado “moscoso” con carne, pesce e spezie. Esperienza a Santiago alla vista del “dio” Maximones: statua di legno con sigaro in bocca che gradisce offerte a base di rum e sigarette; ci conduce in questo tempio-garage, una piccola guida di 7 anni. Ultimo paese piccolo ma molto vero. Alle 15 la lluvia ci ricorda che siamo nel periodo delle piogge. Ultima buonissima cena a Pana con servizio impeccabile.

DOMENICA 3 LUGLIO
Dopo un picnic con cappuccino e brioche, siamo pronti per partire (ore 8) per il mercato di Chichicastenango. Raccogliamo per la città un’altra decina di turisti e dopo un’ora di viaggio tra valli e montagne verdi arriviamo ai 2030 metri di Chichi. Subito appare la miscela di colori, di profumi, di gente di questo grande mercato: un caos. Ci sono donne che vendono tessuti e vasi, uomini che riparano le scarpe con vecchi copertoni d’auto, donne che preparano cibo a base di pollo e papas in quantità industriale, venditori di carni appese a cielo aperto nelle loro bancarelle. La cosa che maggiormente ci colpisce è la gente all’interno della chiesa: in un clima mistico-magico, tra il fumo delle piccole candele, il vocio dei vecchi indios in preghiera. Sulla gradinata della chiesa arde il fuoco e i capi spirituali raccolgono le braci per riscaldare l’incenso. Presto però il cielo si copre e dopo un panino veloce, cerchiamo 1 bus per Quichè. Dopo tre tentativi, finalmente saliamo e dopo 30 secondi un grido “Agua, agua” ci coglie di sorpresa da dietro: impariamo così che i chicken bus hanno una entrata posteriore che scopriremo poi, essere molto utilizzata dagli uomini-ragno porta bagagli. Siamo bagnati e con gli zaini immensi disturbiamo tutto il bus, ma i guatemaltechi ci accolgono sorridenti e divertiti. 3 ore di strada sterrata, poco ammortizzata dalle sospensioni del bus, conclusi dal guado del Rio Negro e siamo a Uspantan. Da ricordare i bagni di Sacapulas città di cambio bus, un’esperienza che ha messo a dura prova i nostri anticorpi! Dopo un’affannosa ricerca concludiamo questa avventurosa giornata con una buonissima pizza servita da una giovane bambina.

LUNEDI’ 4 LUGLIO
La giornata comincia prestissimo… alle 5 (!) siamo già sul pulmino che da Uspantan ci porterà a Coban. Nonostante la strada, il viaggio è comodo ma dopo un’ora siamo fermi: la pioggia della notte ha creato nella strada sterrata un tranello per un camion che ci precedeva. Non si sa come, ma spuntano una decina di badili e gli uomini si mettono al lavoro; dopo 30 minuti il camion è liberato dal fango e con un po’ di aiuto, ad uno ad uno, passano tutti i mezzi. Giungiamo alle 9 a Coban, che subito ci sembra moderna e ben organizzata. La mattina, dopo una colazione a base di uova fagioli e banane cotte, visitiamo Finca Santa Margherita, un’azienda che coltiva, raccoglie e tosta il caffè: didattica ma assolutamente interessante. Il pomeriggio, nonostante le avversità di trasporto e pioggia, andiamo al Vivero Verapaz, dove, il padrone di casa, ci illustra la sua collezione di 400 orchidee, arricchita con descrizioni sulla vita dei guatemaltechi. Spesa al Despensa Familiar, cena e a letto per lo spostamento di domani.

MARTEDI’ 5 LUGLIO
Il viaggio per Flores è meno semplice del previsto: i due bus diretti sono partiti alle 5 e alle 6 e questa volta abbiamo proprio rinunciato all’ennesima sveglia all’alba… già sappiamo che ci tocca domani! Prendiamo un bus alle 11 dopo aver declinato l’invito di un sicuro bravo camionista che ci avrebbe portato a Flores e ci dirigiamo a Sayaxchè, città di scambio bus. Il lungo viaggio è sicuramente “folcloristico”: un medico è pronto a visitare la Vale alla sua richiesta dei “sanitarios” mentre il driver ogni 500m distribuisce il “Diario”, quotidiano nazionale guatemalteco, a tantissimi bambini dei villaggi sperduti nella vegetazione, una dimostrazione del bisogno di cultura che ci ha piacevolmente stupito. Passiamo in barca il Rio de la Pasion e dopo 6 ore giungiamo finalmente alla deliziosa Flores, isola sul lago Peten Itzà. Ceniamo nel locale più guatemalteco tra tutti quelli confezionati per turisti con una coscia di pollo esagerata e una grigliata di pomodori finita in salsa.

MERCOLEDI’ 6 LUGLIO
È la mattina di Tikal, e come letto e consigliato da tutti ci si va alle 5! L’alzataccia vale sicuramente la tranquillità che si gode di mattina presto. Nella splendida Gran Plaza, siamo in sei e oltre ai due splendidi templi ci accoglie un animale strano (piziote?). Saliamo sui ripidi templi IV e V. Tikal deve sicuramente parte del suo fascino alla splendida foresta verde e rigogliosa che ne cela le architetture. Ammiriamo i picchi, i tucani e le scimmie, non senza rischiare di essere colpiti dalle loro necessità. La giornata è bella: il clima misto sole-nubi ci consente di non schiattare e di arrivare alle 14 giusti per il pulmino e per evitare l’acquazzone che in preciso orario si scatena alle 15. Rientriamo, scopriamo che in una zona così turistica non si cambiano i $ ma solo i travel check (alla faccia di tutte le banche di Rovigo) e visitiamo chiesa e biblioteca di Flores. Concludiamo la giornata con il nostro tanto atteso piatto di pollo e verdure grigliate con molto pollo e poche verdure (ai guatemaltechi proprio non piace la nostra idea!)

GIOVEDI’ 7 LUGLIO
È il giorno della pastiglia antimalarica; prima però colazione sul marciapiede in attesa dell’apertura della banca: non abbiamo più quetzales, gli ultimi li spendiamo per il nostro primo tuk-tuk, un ape-taxi. Viaggio di lusso con bus di II° classe ma con ammortizzatori di I°! Non mancano però galline insacchettate impotenti di fronte alle curve e gli immancabili pollo e tortillas venduti da mujeres di passaggio. Prima della partenza però, riceviamo la benedizione di un carpentiere divenuto predicatore della parola di Cristo. Arriviamo a Rio Dulce, dove pranziamo con melone e bibite fresche di fronte allo spettacolare lago Izabal. La giornata scorre tranquilla passeggiando per la città. Facciamo la doccia nella nostra stanza molto compartida più che privada visto che a dividere bagni e docce sono pannelli di legno terminati da zanzariere prive di tende. Cena sul pontile dell’hotel con tutte le verdure agognate negli ultimi giorni.

VENERDI’ 8 LUGLIO
Colazione sul pontile dell’hotel e dopo qualche minuto di esitazione arriva la lancha che ci condurrà a Livingston, attraverso la navigazione delle verdi acque del lago Izabal. Vediamo El Castillo, il biotopo (con le lucertole che fan “roda alta” e, dai suoni, sicuramente uno spaventoso tapiro) e i primi pellicani. A Livingston, i primi garifuna ci accolgono al porto e poi ce li porteremo dietro tutto il giorno… sono simpatici ma un po’ fumati… vero stile Jamaica… la musica di Bob si spreca. Passiamo il pomeriggio guardando il mare e i bambini che giocano e mangiano frutti raccolti in acqua. Dopo aver cambiato tre stanze per riuscire a fare una doccia, ceniamo al Mc Tropic dove un dolcissssimo cameriere ci propone un buonissimo pesce con verdure… 70 quetzales per due filetti che non stanno nel piatto. Momento di cedimento al hielo di Nicola e a letto… anche domani sveglia alle 6.30.

SABATO 9 LUGLIO
Oggi si parte per l’Honduras. Alle 7.30 la lancha ci porta a Puerto Barrios, dove conosciamo Anna Sara, una spòsa svedesona che farà buona parte del viaggio con noi. Prima del confine rischiamo lo scontro politico con l’autista del nostro pulmino quando proponiamo uno scambio quetzales-lempiras a tassi diversi dai suoi. Il confine è caotico, disordinato e con strade in terra battuta. Sbrighiamo con disinvoltura le formalità d’ingresso e dopo 4 bus, su consiglio e disputa di una venditrice di bibite, giungiamo a Tela piccola cittadina in riva al Mar del Caribe. Ci scaricano insieme agli zaini in malo modo in mezzo alla carrettera, giungiamo ad un osceno albergo Mar Azul ed optiamo per un più decoroso Mango Hotel ($18… mai spesi!). Ci dirigiamo immediatamente in spiaggia e primo bagno nell’Oceano Atlantico: l’agua caliente è un toccasana per le nostre stanche membra. Doccia, cena (con difficoltosa ricerca) e tentativo di ritirare soldi dal Bancomat senza esito.

DOMENICA 10 LUGLIO
Risveglio presto nonostante il clima di relax e la domenica visto che la Vale non riesce tanto a dormire per il frastuono… è tre notti che dorme poco… Nicola dorme senza problemi! Giornata dedicata al nulla: dopo una veloce spesa al Despensa Familiar, ci dirigiamo in spiaggia che oggi è stracolma di honduregni. Ci troviamo la palma che ci salverà dal caldo per tutta la giornata, mangiamo frutta e poi ci dirigiamo alla stazione dove scopriamo, da un simpatico vecchio che canta canzoni italiane, che la ferrovia è in disuso per mancanza di soldi. Delusi, andiamo alla ricerca del bus di domani sotto il sole a picco (pieno spirito kusi) e ci imbattiamo nel villaggio per ricconi honduregni. Rientriamo e concludiamo la giornata con l’ultimo caldo bagno. Questa Tela è bella ma ha ancora molta strada da fare per diventare un centro turistico, primo fra tutti, ridurre il numero degli ubriaconi della domenica.

LUNEDI’ 11 LUGLIO
Partenza con comodo per San Pedro Sula… prendiamo il bus quando arriverà in pieno stile centro americano. A SPS pranzo al Mc Donald’s e poi tour delle numerose banche per risolvere il problema soldi, ma il cajero automatico non ne vuole sapere e qui l’Euro è incambiabile… l’unica speranza al Banco Ficohsa viene stroncato dalla necessità di essere clienti; ce ne andiamo senza risolvere la questione in puntuale orario per Copan… il giornale Honduras Tips si dimostra già molto utile. Il bus è di I° classe, ma la gente vomita lo stesso per i tornanti. Il paesaggio cambia nuovamente: tornano le montagne e la pioggia, i colori guatemaltechi e qualche viso indios. A Copan appena scesi dal bus, ci accoglie una frotta di procacciatori d’albergo insistenti, ma per la verità utili a spuntare un decoroso albergo per $9. Copan Ruinas ci piace subito: pulita e ordinata, piena di servizi turistici, ma al tempo stesso molto semplice. Ormai senza speranze, ci avviciniamo nuovamente al bancomat che incredibilmente ci concede 2000 Lempiras. Cena in un locale tipico hondurengno con la tanto sospirata grigliata di verdure.

MARTEDI’ 12 LUGLIO
Dopo una doppia colazione ci incamminiamo per il sentiero che ci conduce al sito di Copan. Il sito, immerso nel verde, è molto curato e ordinato e presenta una serie di stele riccamente decorate. È sicuramente meno imponente di Tikal ma è raffinato e accogliente. Bello il campo del juego de la pelota e splendida la scalinata dei jeroglificos alla quale dedichiamo mezz’ora di contemplazione (per la verità eravamo all’ombra). Vediamo diverse coppie di Ara Macao dai colori sgargianti. Usciamo alle 15 dal sito dove riceviamo l’ennesima benedizione da un ragazzo honduregno che vive negli USA è che è tornato per evangelizzare. Camminata di ritorno sotto il cielo minaccioso e visita al museo Casa Maya, uno splendido esempio di cultura per bambini (ma anche i grandi giocano e imparano). La pioggia ci confina per un’ora in un Internet point. Alle 19 cena gustosa con carne cipolla e fagioli… chissà stanotte! Il tutto è condito dal clima festoso degli honduregni intenti a guardare la partita di calcio Honduras – Panama (per la cronaca 1 – 0 e Honduras prima del girone). Al rientro in albergo la brutta sorpresa: tra tutti i pullman che vanno a Santa Rosa, solo quello delle 7 è diretto e impiega un’ora invece di due… altra alzataccia!

MERCOLEDI’ 13 LUGLIO
Puntuale partenza alle 7 dopo aver recuperato tutte le maglie lavate. Arriviamo alla graziosa cittadina coloniale di Santa Rosa di Coban dove ci concediamo la colazione nell’albergo più lussuoso della città. Passeggiamo per le vie, visitiamo la chiesa e la piazza e notiamo una certa pulizia e una serie di cantieri volti ad abbellire Santa Rosa. Siamo in Honduras da poco, ma sembra ci sia maggiore ricchezza e maggiore attenzione all’estetica rispetto al Guatemala… la gente è vestita meglio, le strade più buone e anche i bus sono più vicini al “nostro” concetto di bus. Unica nota stonata l’impossibilità di vedere l’azienda del tabacco che ha solo due orari di visita, contrariamente a quanto scrive Honduras Tips! Partenza alle 12.30 per Gracias dopo aver recuperato i nostri zaini in precedenza affidati all’ufficio dei bus. La prima impressione di Gracias è bruttissima: sarà la pioggia, saranno le strade infangate, ma decidiamo un cambio di programma, di visitarla un paio d’ore e di non dormirci. La città per la verità non è male (sarà che ha smesso di piovere) ma appare come un cantiere: scopriamo poi che il comune sta rifacendo tutte le strade ed inoltre si sta allestendo il centro per la fiera della prossima settimana. Vediamo alcune chiese coloniali (molto bella la Merced), il centro, ma alle 15.30 ripartiamo per Santa Rosa dove alle 17 (incredibilmente tardi!) prendiamo il bus per Nuova Ocotepeque. Due ore di scenari stupendi e siamo in città. Siamo senza alcuna informazione ma troviamo un bell’albergo e ceniamo in un buon ristorante.

GIOVEDI’ 14 LUGLIO
Sveglia con calma, doccia calda in camera d’altri, cappuccino e partenza per El Salvador. Alla frontiera tutto facile con un impiegato impeccabile e gentile… un’altra cosa rispetto al confine Guate-Honduras. Prima sosta dopo 10 km alla cittadina di La Palma, famoso per l’artigianato del legno colorato: paese carino ma acquisti un po’ difficili. Prendiamo “IL” bus per Aguilares: una vera e propria giostra di gadget da luna park con musica tecno dei primi anni ’80. La pioggia ad Aguilares ci spinge rapidi sul bus per Suchitoto, una distrazione che ci costerà caro! Arrivati, la cittadina si dimostra un vero e proprio gioiello: tutta in stile coloniale, curata e a misura d’uomo. Ma come indica la guida “a Suchitoto si è fermato il tempo” e questo vuol dire che non c’è nemmeno una banca, né altro ente che possa cambiarci i travel cheques. Dopo un lungo peregrinare ci sistemiamo alla Villa Balanza, grazioso ristorante e spartano hotel, d’accordo che la mattina successiva andremo a San Miguel per racimolare i soldi per pagare i nostri debiti. Passeggiamo fin quasi al lago, ceniamo e a letto. Ma stasera non finisce qui: i mosquitos ci costringono ad usare la zanzariera per la prima volta, la pioggia che entra per uno spiraglio, a ripararci i piedi con i K-way e come se non bastasse, 4 simpatici francesi hanno deciso di cantare fino a mattina. Stanchi e consapevoli di dover prendere il bus delle 7 con un “nous devons prendre le bus a 7 heure” mettiamo a tacere i transalpini all’una di notte.

VENERDI’ 15 LUGLIO
Con la testa pesante per la notte trascorsa, andiamo a San Miguel, luogo più vicino dove trovare una banca a quasi 1 ora di bus ! Cambiare il travel non è poi così facile, ma dopo quasi mezz’ora riusciamo ad ottenere quasi $94 con un sacrificio in tasse e commissioni di più di $6! Altra ora di bus, colazione sostanziosa e nuovamente sullo stesso pullman che ci porterà a San Salvador passando ancora per San Miguel. Taxi fino in centro, dove un gentile signore, uno dei tanti che stanno sulla piazza a far nulla, ci indica un bell’hotel appena aperto, pulito e pieno di optionals. Giro per il centro, che per la verità non ha nulla da dire, sosta sulla tomba di padre Romero (prete ucciso nel 1980 perché difendeva i poveri), ritiro bancomat (questa volta facile facile) e tuffo nel mercato d’artigianato dove compaiono i primi souvenir da portare a casa. Cena e ritorno in albergo.

SABATO 16 LUGLIO
La giornata non inizia bene per Nicola: la pancia condizionerà todo el dia. Colazione al sacco in albergo. Decidiamo a malincuore di non visitare il sito di Joya de Cerén e di rimanere in albergo a riposare sfruttando il tardo check out. Alle 12, dopo un ritorno allo stesso bancomat, con lo stesso poliziotto elettrico, partiamo ingenui in direzione Playa Icacal. Bus super confortevole per San Miguel, con film american-catastrofic a bordo. A San Miguel ci dicono che non esistono collegamenti per la nostra playa sperduta (se non facendo 6 km di strada a piedi) e ci consigliano Playa Las Tunas che si dice di aver più attrezzature turistiche. Arrivati non ci sembra proprio una Rimini: la spiaggia è sterminata e bella, ma circondata da povere case e povera gente. Gli hotel sono due: il primo, spartano, ci propone una cama per $25, il secondo, bello, in riva al mare e con piscina, ci spara $55 a notte! Siamo sorpresi e sconcertati ma cediamo al fascino del luogo e dopo abile contrattazione chiudiamo per $40 colazione inclusa di fronte ad una esterrefatta cameriera. Ci gettiamo subito in piscina appagati anche dalla vista del Pacifico che si infrange sugli scogli (ma perché lo chiamano pacifico?). A memoria dell’inizio giornata, concludiamo con un caldo brodo di verdure.

DOMENICA 17 LUGLIO
Nonostante lo stomaco non ancora perfetto in questo albergo molto ‘mmericano l’unica possibilità a colazione sono uova con farciture varie: azzardiamo e la pancia dà confortevoli risultati. In mattinata andiamo in passeggiata e ritroviamo la povertà di ieri, ma anche tanti visi stupefatti ad accoglierci. Il posto, anche se non turistico, resta bello, tuttavia l’alta marea ci impedisce di godere a pieno dell’oceano. Torniamo in albergo dove inizia la nostra giornata di relax tra piscina e sole, inframmezzata da istanti di contemplazione delle alte onde oceaniche e a momenti meno celestiali di lavaggio vestiti (che con gran faccia tosta chiediamo di stendere tra gli asciugamani dell’hotel). Al tramonto attimi di vero riposo spirituale. Ci godiamo la piscina fino a tardi e concludiamo con una cena leggermente più sostanziosa di ieri che vorrebbe esser fatta passare per $21 invece di $14.

LUNEDI’ 18 LUGLIO
Oggi lasceremo questo splendido posto, ma decidiamo di usufruirne al massimo. Sveglia presto (tanto che cogliamo impreparati i camerieri) e subito tra scogli e piscina. Alle 14 siamo in partenza per il confine ignari di dove arriveremo: sembra tardi, ma noi siamo fiduciosi dei salvadoregni. Ed infatti tutto si combina: dopo 5 minuti passa il bus per Puerto La Union e di più la coincidenza per il confine ce la procura l’autista del pullman che, molto gentilmente, fa fermare il bus d’incontro utile per la nostra meta; stupefatti e grati prendiamo il bus che alle 16.40 è già in frontiera. Un ragazzo con il suo risciò ci accompagna dall’altra parte. Pullman finale che ci porta a Jicaro Galan, punto di collegamento per la capitale e Comayagua dove andremo domani. Non abbiamo troppe alternative alla camera spartana e al comedor mooolto familiare. Ci accontentiamo di tutto per 400 Lempiras… non pochi per quello che ci offrono.

MARTEDI’ 19 LUGLIO
Sinistri rumori in camera e numerosi galli, ci invitano a prendere il bus delle 6; la musica a bordo è quella americana anni ’80, con Ghostbuster su tutte. Affrontiamo il viaggio in coma e dopo il cambio nella caotica Tegucigalpa siamo a Comayagua, città coloniale, sicuramente all’altezza della sua fama, con una piazzetta centrale e una cattedrale belle e curate. La visitiamo dopo hotel, ristorante, Internet, caffè e ufficio postale (qui la signora delle poste è andata in crisi con il conteggio dei francobolli, circa 30 minuti per 7 cartoline e 180 Lps spesi… come una notte in hotel… ) per gustarla in orario meno caliente. Tutta la giornata vedrà la presenza di Ermes, l’unico poliziotto turistico di Comayagua, che ci spiega le caratteristiche della città e della chiesa, prima di perdersi in una lunga lezione di storia, dal 30.000 A.C. fino ai giorni nostri: ma se non c’eravamo noi, oggi cosa faceva? Passeggiata serale nella splendida piazza illuminata e cena sostituita da un gelato.

MERCOLEDI’ 20 LUGLIO
Abbiamo deciso che oggi si va in Nicaragua… ma prima, colazione con cappuccino e brioche in piazza a Comayagua… un sogno, oltretutto allietato dalla sfilata dei bambini in costume e preceduti dalla banda della scuola per celebrare il giorno di Lempira, l’eroe honduregno che combatté contro gli spagnoli e ora presente nelle banconote da 1 Lempira! Prendiamo un bus per Tegus e un noioso bus di I° classe fino a Danli, dove decidiamo di passare la frontiera in taxi (in bus non ce l’avremmo fatta) sicuramente più emozionante visto che il motore si accende e si spegne in corsa (l’autista dà la colpa alla nuova benzina). Cambiamo i soldi, diamo $1 di propina come suggeritoci dalla signora della frontiera honduregna ed entriamo in Nicaragua. Prendiamo l’ultimo bus (qui in Nicaragua c’è un’ora in più) e arriviamo a Ocotal dove troviamo un albergo bellissimo e una cena gustosa, servita da un simpatico funzionario del governo, che ci intrattiene più di un’ora parlando anche della rivoluzione sandinista.

GIOVEDI’ 21 LUGLIO
Alle 9 prendiamo l’espresso per Managua ma ci fermiamo ad Estelì (con un risparmio notevole di Cordoba) e da qui un minibus per Leon dopo un’estenuante attesa del 15° passeggero (tra l’altro una musona olandese). Dopo una difficoltosa ricerca, troviamo un hotel con bagno semi-privado e vinciamo il premio “colazione in omaggio” come primi italiani nell’albergo. Tuttavia dobbiamo rispettare alcune condizioni: 1) rientrare entro le 23; 2) bussare alla porta prima di entrare in bagno; 3) fare colazione entro le 9; 4) e soprattutto “no alarmarse al pito de los bomberos a le 7 de la manana” (= non spaventarsi alla sirena dei pompieri alle 7 del mattino). Pizza da 8 e 12 pollici e poi visita della città con la bella cattedrale, le iglesie de la Merced e de la recollecion e i murales sparsi per la città. Grazie al desiderio impellente di caffè espresso della Valentina, abbiamo l’occasione di passeggiare nel giardino interno del ristorante “Il Convento”, ex struttura ecclesiastica ed ora lussuoso albergo a 5 stelle e più! Proseguiamo la passeggiata facendo incetta di spezie al supermercato. Doccia in albergo e per la prima volta “vita notturna” in questa città universitaria; unica domanda: “riusciremo a rientrare al nostro hospedaje prima delle 23”? Un po’ controvoglia rientriamo alle 22.30, ma un violento acquazzone ci coglie impreparati e in due quadre passiamo da asciutti a imbevuti d’acqua dalla testa ai piedi e in attesa che la signora dell’albergo ci apra, riempiamo anche i sandali.

VENERDI’ 22 LUGLIO
Facciamo la colazione omaggio e conosciamo il figlio della titolare, grande tifoso dell’Italia e del Milan. Taxi e I° microbus per Managua, dove conosciamo il simpatico Francisco, studente di agronomia accompagnato da un piccolo papagallino verde destinato alla sua novia. Dopo molti suoi consigli arriviamo a Managua e con un secondo microbus siamo a Masaya, città che a primo impatto non ci sembra trasparente. Pranzo e ci tuffiamo nel mercato artigianale, dove Valentina svaligia diversi negozi. A bordo di un taxi ci dirigiamo verso il Malecon, il mirador di Masaya sulle lagune. Decidiamo di andare a Catarina, paese dei fiori, famoso per il suo mirador e accogliamo l’offerta di uno scassatissimo taxi. Anticipiamo i soldi per fare benzina ma rischiamo comunque di non arrivare: solo la spinta del secondo pilota rimette in moto il taxi. La vista dal mirador è mozzafiato: le parole non possono trasmettere la sensazione di essere a strapiombo sul lago vulcanico. Alle 19 rientriamo e questa volta scegliamo un taxi nuovo e bello… ma fatti 100m con la portiera aperta accostiamo: è necessario cambiare una gomma. Comodamente seduti, assistiamo al cambio gomme in meno di 5 minuti in stile pit-stop. La cena al Chegris è servita in maniera rapida da un elettrizzato ristoratore.

SABATO 23 LUGLIO
Colazione a base di gelato jumbo (4 palline di ron con pasas a meno di 1 euro) e bus per Granada. Appreso che non ci saranno barche per l’isola di Ometepe fino a lunedì, decidiamo di visitare la città in giornata e di spostarci a Rivas in serata. Bella e giovane questa città coloniale con un animato parque central e un’imponente cattedrale. Dopo l’azzurra iglesia di San Francisco e un veloce pranzo, ci dirigiamo al mercado central e qui compriamo 7 bottiglie di Ron de Cana che ci peseranno tutta la prossima settimana! D’ora in poi, visto il carico, tutti i nostri spostamenti saranno in taxi. Andiamo a visitare il lago Cocibolca, rientriamo in piazza per l’ultima foto e per recuperare i bagagli e poi partenza per Rivas. Al terminal, per evitare equivoci, Nicola rivendica che Valentina “es il mi amor” sotto gli occhi divertiti del tassista. A Rivas siamo accompagnati da un simpatico ragazzo col suo risciò, all’albergo delle 4 mamy.

DOMENICA 24 LUGLIO
Partenza per San Jorge dove prenderemo il ferry per l’Isla de Ometepe. Non partamo, né alle 10.30, né alle 11.30, ma alle 11.15 e nell’attesa conosciamo Mari Kato, simpatica giapponese in viaggio da 7 mesi per tutto il Sud America e che a 28 anni ha già visto mezzo mondo. Al porto di Moyogalpa contrattiamo un taxi per 100 Cordoba ($5) invece di 200, per arrivare al parco naturale del Charco Verde, dove, si dice, ci sia un discreto alberghetto. All’arrivo rimaniamo estasiati non tanto per le stanze (comunque belle), ma piuttosto per la sfolgorante bellezza equatoriale del lago e della foresta: ben presto maturiamo l’idea che rimarremo più di un giorno. Andiamo subito in giro per il parco dove vediamo aironi e trampolieri, pappagalli, iguana e tartarughe e concludiamo il pomeriggio in spiaggia, dove ritroviamo la nostra amica Mari con la quale passiamo un’ora sulla spiaggia a parlare di America, Europa, Africa e Giappone. Ci affrettiamo per la cena invitati da un cameriere che ci ricorda che la cucina chiude alle 19.30. Un roseo tramonto sul lago prima e un cielo stellato superbo poi, ci rapiscono per tutta la serata. Un giorno speciale vissuto in modo speciale.

LUNEDI’ 25 LUGLIO
Sarebbe il giorno per andare alle cascate ma, aperta la finestra, il sole ci fa decidere di dedicarci un po’ alla nostra abbronzatura e di rimanere un giorno in più, in questo incantevole luogo. A mezzogiorno ci concediamo un’ora di kayak per osservare più da vicino fauna e flora del lago. Pranzo a base di pesci dell’acquario di Nicola e verso le 16 decidiamo di andare in bus ad Altagracia, ma un fragoroso temporale ci riporta in fretta sotto la capanna dell’hotel, per una rinfrescante cerveza Victoria. Passeggiata serale per un altro bel tramonto.

MARTEDI’ 26 LUGLIO
Anche oggi sarebbe il giorno delle cascate, ma questa volta a farci cambiare idea è lo stomaco di Valentina. Dopo aver perso il bus delle 9 per tre minuti, prendiamo quello delle 10 per Altagracia; in paese non c’è molto: facciamo un po’ di Internet che va a singhiozzo, ci informiamo per le cascate (ma ci andremo?) facciamo un po’ di spesa e alle 12 rientriamo in hotel. La Vale decide che il pomeriggio sarà di riposo. Nicola, sarà lo spirito di emulazione, decide che una zuppa di verdure è quello che serve e poi in giro per il parco naturale per ammirare la spiaggetta, il bosco e gli animali (tra cui una scimmia appollaiata sull’albero). Serata tranquilla e cena leggera… per la Vale leggerissima… due carote crude scondite.

MERCOLEDI’ 27 LUGLIO
Alle cascate proprio non ci andiamo; la pioggia ci suggerisce di lasciare l’isola e di dirigerci verso il Costa Rica. Il bus per Moyogalpa arriva preciso all’ora indefinita e siamo in orario anche per il traghetto delle 11.30 che, inspiegabilmente, ci lascia sulla banchina, per una puntualità sconosciuta in tutto il Centro America. Rassegnati, prendiamo il ferry delle 12.30 e giungiamo in taxi alla stazione dei bus. Rinunciamo all’offerta del tassista (130 cordoba per la frontera) e optiamo per il bus (che parte fra 30 minuti). Con spirito d’iniziativa una rassicurante e chiacchierona signora scesa dal bus, organizza un taxi collettivo completo, che per 60 cordoba ci conduce a Pena Blanca in 30 minuti. Lunga trafila burocratica per uscire dal Nica (con un timbro del 38 luglio e uno del 27!) e semplice ingresso nella terra abierta del Costa Rica. Prendiamo il bus, che in 5 ore e mezza ci porterà a San José. In sole 2 ore di luce vediamo una terra più curata e ordinata, così come la gente, forse però un po’ più fredda. In bus c’è UN solo venditore di empanadas e bibite ma è vestito bene, profuma e non urla. Arrivati in stazione dei bus, nonostante le voci del tassista riguardo al nostro hotel (definito albergo per gay), ci rechiamo all’albergo Nuovo Alameda, che più che nuevo è degli anni settanta.

GIOVEDI’ 28 LUGLIO
La giornata è grigia, ma comunque alle 6 la nostra stanza è già bella illuminata. Dopo la colazione, visitiamo San José con grande attenzione a negozi e bancarelle per gli ultimi acquisti. Vediamo il mercado central e quello de artesania (con oggetti più costosi di tutto il Centro America), il parque central, con la cattedrale e il teatro. Facciamo pausa pranzo nella piazza della Cultura, rischiando una multa per una birra (illegale nel parco ma non nella strada!). Nel pomeriggio, acquistiamo spezie e fagioli neri. Cena nella “mejor cocina tipica en San José” con carne cipolla e chile dulce.

VENERDI’ 29 LUGLIO
Alla ricerca di un cappuccino nella Plaza Central, ci imbattiamo in un bar gestito da italiani. Oltre al ritrovato aroma del caffè, abbiamo la testimonianza di persone che hanno cambiato vita: il gestore, ingegnere stressato dai ritmi italiani, partito 13 anni fa con un pacco di soldi e il barista, giovane calabrese, via per due anni e partito senza un soldo. Verso le 14 partiamo per Sarchì, rinomato centro di artigianato della lavorazione del legno. La pausa pranzo si allunga per un temporale di 2 ore ma godiamo dal ristorante della bella veduta delle zone del vulcano Poas. Ripartiamo alle 17 avendo comprato dal fornaio due sacchi per la farina, utili per insacchettare i nostri zaini domani. Siamo stati in Costa Rica solo 2 giorni, per di più nella capitale, ma abbiamo avuto la sensazione di un paese sorprendentemente sviluppato, senza dubbio avanzato rispetto agli altri, più pulito, più colto, più civile ma forse un po’ meno spontaneo, caloroso e genuino. Rientriamo in hotel e tristemente iniziamo a fare i bagagli. È il momento di tirare le somme: il viaggio ci ha sicuramente arricchito di nuove esperienze, nuove sensazioni, ci ha fatto conoscere posti meravigliosi e persone molto accoglienti… ripensando ai giorni passati, non sembra proprio sia trascorso un mese!

SABATO 30 LUGLIO e DOMENICA 31 LUGLIO
Partenza in bus alle 6 per l’aeroporto. Insacchettiamo gli zaini, paghiamo $52 di tasse e siamo in volo per New York. Come sempre cambio volo in tempi rapidi (meno di un’ora) con controllo di scarpe e sandali e volo per Amsterdam, dove arriviamo addirittura in anticipo. Nonostante la pioggia, prendiamo il treno per la visita della città. La sensazione è che la gente sia appena rientrata in casa, le strade sono vuote e sporche, forse per i fasti del sabato sera. La pioggia ci costringe a comprare l’ombrello: al negozio costa €10, ma riceviamo la proposta di uno sfatto, che per €1 ci vende un ombrello grande il doppio sotto gli occhi poco felici del commerciante. Prima titubanti e poi felici, ce ne andiamo per la Dam la piazza principale. Stanchi per la notte insonne, prendiamo la barca che fa il giro della città lungo i caratteristici canali. Dopo un pranzo all’italiano Sbarro, rientriamo all’aeroporto Schipof per un ristoratore riposo sulle comode poltrone “relax-chairs”; volo alle 20 per Bologna e puntuale arrivo in Italia, dove concludiamo questa splendida avventura.