A Cuba prima che…

Racconto di viaggio a Cuba

…prima della scomparsa di Fidel e che quella particolarissima realtà – nel bene e nel male – cambi, che inevitabilmente venga travolta dalla globalizzazione, che ridiventi terra di conquista.
Ma si fa presto a dire Cuba, quale Cuba? Quella abusata? dei villaggi turistici, del mare bello e caldo a tutte le stagioni? quella del sesso dagli incontri facili per tutti i gusti? Quella delle belle città coloniali? Quella entusiasmante della Rivoluzione? Quella impoverita dall’embargo, dei villaggi sperduti, della gente sorridente e gentile?
L’elenco diventerebbe lungo o incompleto, certo che Cuba è un paese controverso e tra chi la visita, c’è chi la ama, chi la detesta, chi la usa.

Cattedral de San Cristobal, Havana

A noi è piaciuta tanto, anzi moltissimo, prima però c’è voluto un po’ di tempo, è stato necessario adattarvisi, immergersi ed esserne fatalmente catturati.
Il primo ricordo è una scena di natura, il lento volo roteante di una decina di avvoltoi sopra una distesa di sconosciuti alberi tropicali.
Il secondo, la lattiginosa deliziosa freschezza di una piña colada, latte e polpa di cocco giovane, ananas, la giusta dose di rum, una bella frullata e giù, a piccoli sorsi, ammirando il panorama sull’ardito ponte Bacunayagua.
Poi dritti a l’Avana, Habana, Havana, comunque la si chiami, bella e speciale.
Non vediamo l’ora di arrivare e, anche se è ormai notte fonda e siamo stanchi, niente ci trattiene dal buttarci in strada per il primo contatto, per annusarle l’aria.
Siamo alloggiati in un bell’edificio del XVII secolo, l’ex Convento Santa Clara, in piena Habana Vieja, il cuore storico della città, dal 1982 inserito dall’Unesco nella lista “patrimonio mondiale dell’umanità”.
Due passi e siamo davanti alla Cattedral de San Cristobal, una visione straordinaria. La piazza è silenziosa, le luci soffuse, e la chiesa, con quel suo caldo colore rosso-dorato e la ruvida consistenza della pietra con cui è costruita, sembra un corpo assopito nella notte.
Giunge una musica, seguiamo il suono, in strada alcuni suonano e altri ballano. Sul marciapiede, un po’ in disparte, un vecchietto solo è preso dal ritmo e si muove con disinvoltura e armonia. Per i cubani ballare è vitale ed irresistibile pare. I balli sono un intrico di passi, di braccia e gambe che si intrecciano, di contatto di corpi, sensuale e spesso molto audace.
Anche se i piedi fremono e i fianchi si muovono non è facile lanciarsi sulla pista, la nostra rigidezza ci inchioda davanti a tanta scioltezza ed eleganza, meglio continuare a girare per le stradine silenziose e buie, la totale assenza di auto e di illuminazione ci “stordisce” un po’. E’ l’ora della seguitissima puntata della telenovela e le strade sono deserte, poi la gente esce e davanti ai portoni gruppetti di persone sostano a parlare, altri stanno semplicemente a guardare. Tutto è tranquillo. E’ quasi mezzanotte, un uomo con un carrettino lancia una richiamo, è un venditore di pane. Le profumate e soffici pagnottelle, vengono consegnate senza carta, a Cuba non si può sprecare nulla e anche in questo caso la carta sarebbe un inutile lusso. E’ un pane molto buono, può essere di farina bianca o semi integrale, ottimo con burro e miele, come usano servirlo per colazione.
Colazioni ricche e abbondanti, con veri succhi di frutta, formaggio, salumi, uova, frutta di stagione e caffè cubano denso e forte. Una vera iniezione di energia, necessaria per affrontare la visita alla città, l’Habana non scherza con tutta la quantità di musei, chiese, edifici e piazze da visitare, per non parlare dell’interesse per la gente, per le loro abitudini di vita, i posti che frequentano, la musica, le case, le automobili.
Chrysler, Cadillac, Studebaker, Buick, Ford, Mercury, bellissime automobili americane degli anni ’50 ancora miracolosamente funzionanti, gigantesche, colorate, ben tenute da sembrare nuove, oppure cadenti e rabberciate, ma tutte altamente inquinanti.
Per questioni economiche il traffico automobilistico è molto ridotto ma ciò nonostante in alcune vie l’aria è irrespirabile, soprattutto al sopraggiungere di vetusti camion o autobus che al loro passaggio seminano una cortina di denso fumo nero. Ognuno gira con quello che ha e in piena città non è raro vedere carretti trainati da pazienti cavalli, ma gran parte del traffico è composto da biciclette, sidecar e da una miriade di taxi di tutti i tipi: auto, tricicli coperti a motore o a pedali, carrozze a cavallo.
Tutto questo variegato movimento si aggira nelle strette strade dei cadenti e scortecciati quartieri coloniali. L’Avana ha una lunga e ricca storia alle spalle, che comincia nei primi anni del 1500. Fu una delle sette città fondate a Cuba da Diego Velazquez, ma all’epoca non era la più importante, lo divenne quando gli spagnoli conquistarono anche Messico e Perù, ed ecco che la sua posizione diventa strategica, tutte le navi da e per la Spagna facevano scalo nel suo porto. Nel 1556 il governatore spagnolo da Santiago de Cuba venne trasferito a l’Avana e nel 1607 divenne la capitale della colonia. Oggi l’Avana è la città coloniale più grande e più integra dell’America del Sud e una delle più vecchie delle Americhe visto che Cuba fu la prima terra ad essere toccata da Cristoforo Colombo nel 1492.
Di tutto questo ricco passato rimane un patrimonio architettonico eccezionale, ma molto degradato. Un “patrimonio dell’umanità” in buona parte ancora da recuperare, molto è stato fatto ma tantissimo resta ancora da risanare, troppi gli edifici ancora malmessi se non addirittura pericolanti. Palazzi puntellati o semi diroccati, crepe e sbrecciature, finestre e persiane rattoppate, sugli imponenti e lussuosi balconi ora si stende la biancheria, si tiene un gallo o uno stereo con musica a tutto volume. La città ha un aspetto decadente e tragicamente affascinante, un’amalgama di vite stentate, povertà, dignità, gioia di vivere, inventiva, inserite in un’armoniosa baraonda di stili: spagnolo, moresco, liberty, barocco, neoclassico, arricchiti da una altrettanto eclettica varietà di decorazioni, vetrate e intonaci colorati, stucchi, grate in legno, inferriate, piastrelle, legno scolpito, colonne.

Nonostante tutto però l’Avana è una città orgogliosa, aperta e senza pudori. Tutti sono curati e puliti, amano vestire di bianco che è sempre candido. In strada c’è molta vita, commerci, conversazioni, giochi. Tra una macchina e l’altra i ragazzi giocano a baseball o, appena in disparte, con un tavolino e alcune sedie, gruppi di uomini si impegnano in appassionate partite di domino. Anche le case non fanno mistero dei loro interni e dalla strada è facile intravedere un ampio soggiorno con ricca mobilia, una semplice stanzetta con due sedie a dondolo o un monolocale con le poche indispensabili cose per vivere.

La giornata lavorativa comincia presto e finisce verso le 17-18. A quell’ora la città si ferma e si svuota, rimangono aperti solo i bar e i locali per ballare e ascoltare musica. Con musei e negozi chiusi non ci resta che visitare il Malecon, il tramonto è l’ora giusta. L’ora in cui il lungomare si riempie di gente, c’è chi pesca, chi guarda il mare, chi suona o vende fiori.
In lontananza i grattacieli e i grandi alberghi del Vedado, il quartiere edificato negli anni ’50 dagli americani a immagine e somiglianza delle loro città.
La nostra passeggiata finisce alla gelateria Coppelia, un luogo frequentatissimo dagli habaneri, dove per un gelato sono disposti a fare code lunghissime. E finisce anche la nostra breve visita all’Avana, quasi un assaggio, tante altre sono le cose che avremmo potuto vedere ma il resto dell’isola ci aspetta e forte è il desiderio di partire.

NOTE
Per l’ingresso a Cuba è necessario avere compilata la “carta turistica” (acquistabile in agenzia di viaggio) dove è necessario indicare nome e indirizzo dell’alloggio.
Per l’alloggio all’Avana abbiamo scelto l’albergo Convento Santa Clara per la sua storicità ed essendo in pieno centro storico ci siamo sempre mossi a piedi. Conveniente la stanza da 6 letti ma non molto pratica essendoci un unico bagno.
Conveniente portare Euro essendo il cambio in Dollari tassato.
L’organizzazione e l’itinerario del viaggio sono stati realizzati autonomamente. Per altre informazioni mariagrazia@arcam-mirano.it
di Brusegan Maria

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