La mia “Cuba”: 10 anni dopo

Racconto di viaggio a Cuba

Come scriveva il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca: “ Se mi perdo, cercami a Cuba”. E se Cuba diventerà la meta di uno dei vostri viaggi, capirete subito il perché. Cuba è uno di quei luoghi in cui ci si perde volentieri per poi ritrovarsi improvvisamente. Un luogo, dove il superfluo diventa immediatamente inutile e l’utile essenziale.

Ritorno a Cuba dopo 10 anni con la “paura” di chi teme di rimanere deluso, dai “ricordi”.
Questo viaggio non programmato, ma voluto. All’improvviso, questa “piccola” isola al centro del Mar dei Carabi, ci attira verso di sé come una calamita, come se fossimo il “polo negativo”.
In pochi giorni, nel mese di aprile, come in uno stato di “trans”, si è prenotato aereo e “casa particular”. Tutto su internet, con tutti i “pro” e i “contro”. Improvvisamente, mi rendo conto che passerò tre settimane a Cuba in agosto, senza sapere bene il come e il perché. Lo scoprirò più avanti.
Il volo KLM fa scalo ad Amsterdam, ma l’importante è partire e non passare per gli Stati Uniti. L’esperienza insegna.

Domenica 06 Agosto 2006
Finalmente, dopo mesi d’attesa, arriva il tempo di partire. La valigia è pronta e la sveglia è programmata per le 03.30 circa. Il volo per Amsterdam alle 06.20 e due nostri amici ci passeranno a prendere per portarci all’aeroporto verso le 04.00.
La radio-sveglia suona, ma io sono già praticamente vestita: per l’emozione ho dormito solo qualche ora. Il tempo di chiudere le valigie e i nostri amici sono sotto casa. E’ quasi l’alba, fuori è ancora buio e l’aria è fresca. Salendo in macchina penso che tra circa 15 ore potrò “assaporare” l’aria calda e umida dell’Avana, intrisa dei suoi profumi floreali.
Arriviamo all’aeroporto, che per fortuna è quasi deserto. Abbiamo fatto il check-in on-line e questo ci permette di evitare le interminabili code passando per una corsia “preferenziale. Questo è uno dei “pro” del prenotare tramite internet.
Sono quasi le 05.00. L’ hostess, che è di fronte a noi e ci sorride, ci chiede i passaporti e i biglietti. Tutto a posto. Ci chiede inoltre: “… ovviamente avete anche la tarjeta de turismo?”. Il “panico”. Non l’abbiamo. L’ hostess ci informa che senza la tarjeta non può farci partire. Può assicurarci il volo solo fino ad Amsterdam poi sarebbero solo “fatti nostri” perché all’ arrivo all’Avana sicuramente ci “rispedirebbero” indietro. In compenso, per eccesso di zelo, l’ hostess decide di cancellarci anche dal volo per Amsterdam: abbiamo fatto il check-in on-line per niente.Sono furiosa, con me stessa e con l’ hostess. Cerco, comunque, di mantenere la calma. Probabilmente, siamo stati sprovveduti, ma sono passati 10 anni e nella nostra memoria qualcosa è andato perduto o qualcosa è cambiato. Questo è uno dei “contro” del fare troppo affidamento su internet. Su internet trovi tutto o quasi, ma devi cercare e saper cercare. Forse, noi, non abbiamo cercato bene. Questo è il prezzo che dobbiamo pagare. Inoltre, anche i nostri amici cubani si sono dimenticati di comunicarci questo piccolo particolare.
Ormai sono le 05.00 e decidiamo in ogni caso di partire, soprattutto dopo tanti mesi d’attesa. Andiamo alla ricerca di questo benedetto “visto” dal modico costo di 23€ cad. L’ hostess ci informa che forse riusciremo a trovarli all’area “gruppi” a Malpensa 2. Noi, invece, siamo a Malpensa 1 da dove partono i voli di linea. Io e la mia amica Carmen attendiamo qui, mentre gli altri “due” andranno con l’auto alla “ricerca”. Ormai sono quasi le 05.30 e l’attesa è snervante. All’improvviso vedo arrivare 2 facce sorridenti. Sono riusciti a trovarli: si parte!
Rifacciamo il check-in e l’ hostess di prima ci sorride di nuovo, ma i posti prenotati on-line non ci sono più. Abbiamo 2 posti orrendi sul volo per Amsterdam (poco male) mentre sul volo per l’Avana sono buoni. Arriviamo al gate, giusto in tempo per l’imbarco.
Giungiamo ad Amsterdam e lì scopriamo che all’imbarco per il volo per l’Avana ci sono molte persone nella nostra situazione di Malpensa: non hanno il visto. Lo stanno comprando direttamente al gate d’imbarco per l’Avana senza nessuna difficoltà. Incredibile: anche questa è un’esperienza da mettere nel nostro bagaglio. Si parte per l’Avana!
Partiamo in ritardo, ma avremo modo di recuperare. Il viaggio è lungo, ma per fortuna io riesco a dormire la maggiorparte del tempo. Finalmente siamo arrivati. L’aereo atterra e noto con rammarico che il cielo è coperto. Non mi dispero perché ai caraibi succede: un momento piove e dopo 20 minuti c’è il sole. Scendiamo con gioia dall’aereo anche se sappiamo che ci aspetta l’immigrazione. Mi rendo conto che anche a Cuba i controlli sono di gran lunga aumentati. Non mi sorprende e non mi lamento più di tanto, ma l’attesa è lunga e siamo un poco stanchi.
Finalmente siamo fuori dell’aeroporto e il tempo è veramente pessimo: sta piovendo! Qualcuno ci rassicura che, per il giorno dopo e in base alle “sue” previsioni metereologiche, era previsto bel tempo. Sarà così e il panorama cambierà notevolmente.
Arriviamo a Casa Nora e ci accorgiamo con gioia che è molto meglio di come ce l’eravamo immaginata. Ci piace molto! È molto pulita (pulizia giornaliera) e l’accoglienza è ottima, tipicamente cubana. La signora Nora sembra svizzera più che cubana! Si fa per dire! Voto iniziale: 10! La casa si trova nella zona Playa, molto tranquilla, ma un poco distante dal centro. Comunque, vale la pena spendere qualche soldo in più per il taxi per avere questo genere di servizio.
Resteremo all’Avana per qualche giorno per organizzare la nostra vacanza a Cuba. N’approfittiamo per visitarla un po’ meglio. Con l’aiuto di Jorge, il figlio della signora Nora, preziosissimo, organizziamo il viaggio per Santiago de Cuba e poi a Cayo Levisa (sconsigliato nel 1996 perché ricco di zanzare …ma?). Jorge è un cubano “anomalo”. Ha 38 anni, anche se non li dimostra, non è sposato e quindi senza figli. Parla e capisce l’italiano, meglio l’inglese, portoghese e anche un po’ di turco, ma niente francese (pazienza!). E’ appassionato di storia, poesia, cinema, documentari del National Geographic, viaggi “virtuali” (gli unici concessigli), ma con un grande senso di appartenenza alla sua terra. Una “mosca bianca”, per Cuba e per qualsiasi altro luogo del mondo. Nonostante la sua “aria e natura” intellettuale, dietro i suoi occhiali da miope (bruttissimi per sua stessa ammissione ma è il meglio che si riesce a trovare a Cuba), conseguenza delle nottate passate a leggere, ma che non riescono a nascondere occhi acuti, Jorge è una persona energica, dinamica, che non disdegna i lavori “manuali”, come si può intuire dai muscoli che si intravedono sotto la t-shirt che indossa. Infatti, credo di non averlo mai visto indossare la tipica camicia cubana.

L’Avana è veramente una delle poche città al mondo che conservano ancora un fascino caratteristico e unico. Essa rappresenta un accattivante contrasto ironico tra storia e circostanze. Circa la maggiorparte della capitale mantiene ancora oggi un aspetto immutato che la rende unica in confronto alle altre capitali caraibiche e latinoamericane. Potrete vedere ancora oggi auto Chevrolet degli anni 50 e altri veicoli d’epoca transitare affianco a Volgas e Ladas sovietici, oltre agli autobus inventati (Camellos), il tutto fuso con sporadiche auto moderne, cocotaxi (inesistenti 10 anni fa) e bicitaxi. Potrete vedere edifici e hotel moderni circondati da vecchie strutture e case coloniali. Il tutto strangolato dal fumo nero di camion e vari altri veicoli. Parecchi slogan scritti in lettere capitali dal governo e molta, molta musica salsa.
L’aria che sembra asfissiante, il caldo che sembra implacabile e lo stile di vita tra l’ottusamente protocollare-formale e l’eccessivamente négligé danno a tutto l’insieme un fascino singolare, che sorprende sempre il nuovo turista.
E’ veramente difficile trovare a questo mondo qualcosa che rappresenti più dell’Avana il trionfo definitivo dell’essenza sull’apparenza. E visitare questa città è qualcosa che chiunque dovrebbe sperimentare, almeno una volta, nella vita.
L’Avana racchiude in sé un senso di allegria e divertimento tipicamente caraibici e la città risplende e stride a tutte le ore del giorno. Arrivando all’Avana, la vibranza del popolo è una delle prime cose notevoli.La ricca storia storia di Cuba e specialmente dell’Avana è riflessa nel volto del popolo che discende principalmente dai conquistadores spagnoli e dagli schiavi africani che furono introdotti nel lavoro delle piantagioni di tabacco e zucchero.
L’Avana è un luogo dinamico. A prima vista, sembra scolorita, poco pitturata e con edifici consumati, però una passeggiata per l’Avana Vecchia non tarda a rilevare la gloriosa architettura coloniale in tutto il suo incanto, molta della quale restaurata. Girovagando per le strade del centro storico avrete l’impressione di muovervi in un museo vivente.
L’Avana, essendo una delle città più antiche dell’America latina, costruita intorno a un profondo porto, vanta una deliziosa architettura coloniale spagnola, con abbondanza di architetture eterogenee ma soprattutto coloniali che includono anche strutture di esuberante stile barocco. Porte nascoste portano a incantevoli patios e le facciate degli edifici sono frequentemente munite di balconi, dove spesso le famiglie guardano i passanti. Molte delle costruzioni avanere sono vecchissime e alcune zone (Avana Vecchia) sono in eterna fase di restaurazione. Nel 1982, l’importanza della città è stata riconosciuta dall’UNESCO e dichiarata come patrimonio mondiale. L’Avana Vecchia, che non è altro che il Centro Storico della città, è stata anch’essa dichiarata dall’UNESCO come patrimonio mondiale. Con l’aiuto dell’UNESCO, un capitale iberico privato, e la contribuzione di vari hotel, il governo di Cuba ha già restaurato la maggior parte dei siti storici e stima di concludere il progetto nel corso di questa decade.
Per la prima sera all’Avana è d’obbligo una puntata alla Bodeguita del Medio e mi rendo conto che non è cambiata affatto. Come non è cambiata l’Habana Vieja, attualmente ed eternamente in restauro. Il suo fascino è rimasto inalterato e scopro che la si può apprezzare meglio la sera, nella sua essenza, quasi deserta, svuotata dai turisti che ne riempiono le strade durante il giorno. E’ particolarmente suggestiva la la Plaza de la Catedral de San Cristobal. Questa piazza è una delle più belle e preservate dell’Avana, circondata da edifici quasi tutti ristrutturati nello scopo di mantenere il loro splendore originario. La Catedral de San Cristobal è un’attraente costruzione barocca del XVIII secolo, che domina la parte nord della piazza. A piedi si può arrivare alla Plaza de Armas, di fronte al Palacio de los Capitanes Generales, la cui particolare pavimentazione è in legno, perché le carrozze facessero meno rumore, dove sicuramente qualcuno vorrà vendervi un libro sulla storia di Cuba.
Ma l’Avana Vecchia è veramente il cuore della città come il Malecon è la sua arteria pulsante, dove i quasi fatiscenti edifici in stile coloniale fanno da cornice ad un mondo che forse non vedremo mai più. Il Vedado è la parte forse più bella della città, sede di ambasciate e consolati e con la Plaza de la Revolucion, con il monumento a José Martì e il profilo di Ché Guevara, culla della rivoluzione castrista e di dei suoi lunghissimi discorsi. L’Avana è una città, non solo bellissima, ma di enorme fascino. E’ una città folgorante. E’ il centro di Cuba, dove il tempo scorre lento e la gente è socievole fino al punto d’apparire eccessivamente familiare (tutti ti danno del tu) e ti sorride sempre.
Probabilmente Fidel Castro e soprattutto il Chè sognavano una Cuba “rivoluzionaria” diversa da quella che è oggi. Il Chè è morto e Fidel Castro ha dovuto fare i conti con una realtà oggettiva molto diversa da quella immaginata nei suoi progetti.
E’ evidente che oggi Cuba è un paese dalle mille contraddizioni (come tanti). Non si giustifica la politica di Fidel Castro, ma sicuramente l’embargo americano, che strozza l’economia locale, non aiuta nessuno.
Forse Cuba ha le più belle città dell’america latina. L’Avana è la sua regina. Affascinante, coinvolgente, caotica, dove non ti senti mai solo anche lungo il Malecon e la malinconia ti assale.

Sabato 12 agosto 2006
Partiamo con un volo della Aero Caribbean per Santiago. Con un ora di ritardo … tempi caraibici!
Nora ci aveva avvisato: a Santiago sembra di stare all’inferno tale è il calore.
Infatti, appena scesi dall’aereo, immediatamente l’aria calda ci avvolge come una coperta. A confronto, all’Avana l’aria sembra quasi “fresca”. A dicembre ci sono 30° di giorno, mentre all’avana ce ne sono circa 25°. È la stessa differenza che c’è tra Milano e Catania … quasi la stessa!?!
Anche a Santiago alloggiamo in una casa particolar, anche se non ha niente a che vedere con quella dell’Avana, ma anche qui la cortesia è di rigore. Arriviamo comunque presto e decidiamo di fare un giro in centro. Pensando che non sia troppo lontano decidiamo di farlo a piedi … ma il centro non è così vicino e il sole è veramente cocente! Durante il tragitto veniamo avvicinati da decine di persone che vogliono farci mangiare l’aragosta, ma non siamo venuti qui per questo e neanche per le jineteras. Purtroppo qui ne è pieno: non mi ricordavo tanto turismo sessuale a Santiago. Forse la città è piccola e risulta più evidente. Ma non tutti vengono a cuba per questo! Nonostante tutto arriviamo al Parque Céspedes dove vi è il celeberrimo Hotel Casagranda. Ne approfittiamo per dissetarci: dopo una camminata sotto il sole ci vuole proprio. Siamo anche alla ricerca del tipico ron di Santiago (anche per il quale la città è famosa), il Matusalem, e che ora si chiama semplicemente Santiago. Per il rientro a casa decidiamo di prendere un taxi. Troviamo un “privato” onesto, cioè un cubano che ha la fortuna di avere una macchina anche se scassata e che ha deciso di “arrotondare” portando in giro i turisti e con lui ci accordiamo per andare al Castillo de el Morro l’indomani e il giorno successivo a El Cobre.
Dove andare a mangiare per la cena? Tiro fuori la mia vecchia “Guida blu” di 10 anni fa e decidiamo di andare nel primo ristorante indicato a Santiago: il “1900”. Immaginiamo che sia molto turistico e costoso. Invece, sorpresa è un ristorante dove si può mangiare all’interno con aria condizionata o all’esterno su una terrazza, si mangia bene e si spende poco. Lo consiglio vivamente. Inoltre, sono riuscita a bere l’unica “Hatuey” di tutta la vacanza (tipica birra cubana che mi dicevano non più disponibile per cessata attività).
Per il dopocena, per chi piace ballare o solo ascoltare la salsa consiglio la Casa della Trova , culla delle melodie dei trovatori che si riuniscono per improvvisati concerti di alto livello e intensità. Potete anche solo bervi una birra o un mojito e fare conoscenza. Noi, infatti, conosciamo tale Riccardo di Biella, in vacanza da solo e ballerino eccezionale. E’ utile per scambiare opinioni su Cuba, anche se spesso contrastanti. Lui sosteneva che si era stufato dell’Avana perché troppo turistica (anche se il Malecon …?) io invece non sono d’accordo. Santiago è troppo “soffocante”, me la ricordavo diversamente.

Lunedì 14 Agosto 2006
Il nostro amico tassista ci porta a visitare il santuario della Vergine del Cobre, che dista circa 15 km. da Santiago per la modica cifra di 15 cuc. E’ solo una chiesa, ma sorge su un suggestivo paesaggio montano verdeggiante e vale la pena una visita solo per questa “vista”. In realtà, per l’escursione è necessario molto meno tempo del previsto e ci piacerebbe visitare il Parco Baconao, ma il nostro amico ci informa che è piuttosto lontano e ci vorrebbe più tempo e più denaro. Che fare? Decidiamo sui due piedi che la nostra visita a Santiago sarebbe finita se riusciamo ad anticipare il volo di rientro per l’Avana dal 16/08 al 15/08. Quindi, passiamo il pomeriggio “caldissimo” alla ricerca di un’agenzia di viaggio per anticipare il volo. Al secondo tentativo una persona molto gentile e di buona volontà ci informa che la Aero Caribbean ha l’ufficio proprio di fianco all’ hotel Casagranda (qualcuno ci aveva consigliato di andare direttamente all’aeroporto!). Ci precipitiamo. Siamo fortunati: ci sono 2 posti sullo stesso volo, ma il giorno precedente! Evviva! Si torna all’Avana! Avvisiamo per telefono “Casa Nora” del nostro rientro anticipato e Jorge ci domanda come mai? Noi rispondiamo: ci manca troppo l’Avana!!!
Passiamo, quindi, l’ultima serata al “1900” e alla “Casa della Trova” dove rincontriamo il “ballerino biellese” con cui passiamo la maggiorparte della serata. Lui è diretto a Guantanamo e poi chissà… Il mondo è proprio piccolo: rincontriamo tre ragazzi romani che avevamo conosciuto sul volo di andata Amsterdam/Avana. Lì attendeva una macchina per Trinidad, Holguin … dicono vacanza molto bella e interessante. Il giorno successivo ritorneranno all’Avana, tappa finale, dove staranno per qualche giorno perché poi li attende il volo di rientro per Roma. Forse, li rincontreremo all’Avana … ma chissà…

Martedì 15 Agosto 2006
Rientriamo all’Avana. Solita ora di ritardo e perquisizione. Per colpa di una bottiglia di rom (comprato alla fabbrica del Rom) dobbiamo spedire parte del bagaglio, unico e solo, a mano. Il problema è che all’arrivo abbiamo dovuto aspettare circa mezz’ora per ritirarlo: si era incastrato non so dove. Va bè pazienza, siamo arrivati all’Avana. Arriviamo a Casa Nora e sono ormai le 17,00. La prima cosa che Jorge dice vedendoci arrivare, è : “Pensavo che non vi avrei visto fino a domani conoscendo i tempi cubani” … spiritoso…siamo partiti alle 10,30 e arrivati alle 17,00 … non c’è male!
Telefono in Italia e mia madre mi ricorda che è ferragosto: che strano non mi passava neanche per l’anticamera del cervello!!!
Il giorno successivo è perso: non stiamo molto bene entrambi e l’unica cosa positiva è che ha piovuto un po’ ed il cielo dopo era l’ideale per fare foto al tramonto. Decidiamo di passare la serata in casa. Domani è un altro giorno.

Giovedì 17 Agosto 2006
Decidiamo di passare la giornata a Playa de l’Este. Tanto domani si parte per il paradiso: Cayo Levisa. Playa de l’Este è la spiaggia dell’Avana. Non è un cayo, ma è comunque molto bella, il mare pulito, le cui tonalità vanno dall’azzurro al blu, e molto ben custodita. Sicuramente meglio di Varadero, dove la sabbia è riportata.

Venerdì 18 Agosto 2006
E’ mattino presto: attendiamo il taxi per le 07.00 che ci porterà all’imbarcadero per Cayo Levisa. Ci vogliono almeno 2 ore per arrivarci. Abbiamo la barca alle 10.30.
Puntuale arriva il nostro taxi e salutiamo dall’auto un “assonnato“ Jorge e una sempre attiva Nora, anche alle 07.00 di mattina. Li rivedremo fra una settimana circa.
Attraversiamo parte della città prima di imboccare un percorso secondario e più agreste che ci porterà fino a Palma Rubia. Nonostante il sonno cerco di godermi questo tragitto, il cui panorama non rivedrò tanto presto. La rigogliosissima vegetazione tropicale che ci circonda, è strepitosa.
L’autista ha deciso di portare con sé un’ “amica” e quindi non sarebbe possibile dormire comunque. Non la smetteranno di parlare e cantare per tutto il tragitto.
Arriviamo all’imbarcadero in anticipo e riusciamo a prendere la barca prima del previsto. La navigazione per fortuna è molto breve, circa 20-30 minuti. Finalmente si arriva sul Cayo che ci appare a prima vista molto “selvaggio” e non ancora toccato dal turismo “massificante” di un Cayo Largo o Cayo Coco, ma soprattutto di Varadero. E’ proprio quello di cui abbiamo bisogno. Attraversiamo, con le nostre valigie, un pontile di legno che si erge sopra acqua stagnante e mangrovie. Scopriremo a nostre spese che da temere non sono le zanzare, ma i “mosquitos”, piccoli moscerini che vivono nella sabbia e soprattutto nella battigia ed escono soprattutto al tramonto. Le conseguenze delle loro punture, sensoriali e visive purtroppo rimangono per giorni. Non ci sono molti rimedi ed il principale è quello di non farsi pungere.
Purtroppo il check-in è alle 14.00 e sono solo le 11.00. Lasciamo le valigie alla reception, limitandoci a prelevare da esse un costume da bagno e il telo mare. Quindi, ne approfittiamo per fare un giro perlustrativo del cayo. La prima impressione rimane. Cayo Levisa è un luogo molto selvaggio, lontano dai consueti ritrovi turistici. Scordatevi discoteche e vita mondana: qui c’è solo pace, relax, sole, mare e imperdibili tramonti.
Ci sono ora solo 33 abitazioni perché 7 sono state spazzate via dall’uragano Catrina l’anno scorso. Ci misero un mese per liberare il cayo dalla sabbia prima di cominciare a ricostruire quello che era stato distrutto.
Bungalow molto spartani, un piccolo ristorante, un bar, un piccolo shop e la reception … Cayo Levisa è tutto qua. Naturalmente insieme a una distesa incontaminata di sabbia bianchissima, mare cristallino e tutto ciò che esso può contenere.
Arrivano le ore 14.00 e ci accompagnano al nostro bungalow. Il tempo di sistemare le valige e riprendiamo il nostro giro di perlustrazione. Il tempo è buono e ne approfitto per cominciare a scattare qualche foto. La giornata, ormai, è giunta al termine e ci aspetta una cena frugale.
In genere due o tre giorni di permanenza sono sufficienti, ma noi ci rimarremo per una settimana e a chi ci chiede perché così tanto tempo rispondiamo: “Prova a vivere per 11 mesi l’anno a Milano e poi capirai il perché”.
La popolazione “turistica” di questo cayo è molto variegata: italiani naturalmente, anche se meno numerosi di un tempo, francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi e anche qualche olandese. Coppie, famiglie, fuori dal comune alla ricerca forse di qualcosa di alternativo al solito “turismo”.

Domenica 20 Agosto 2006
Purtroppo oggi il cielo non promette niente di buono: è coperto. Poco dopo comincia a piovere. Continuerà ininterrottamente per ben interminabili 5 ore. Finalmente, nel tardo pomeriggio, la pioggia cessa e il cielo comincia a schiarirsi lasciando intravedere qualche raggio di sole. Non tutti i mali vengono per nuocere. Il tramonto sarà un tripudio di colori, un interminabile susseguirsi di tonalità contrastanti dal grigio all’azzurro al blu, dal giallo all’arancio al rosso. Il cielo, dai colori così intensi e caldi, sembra una tela di Van Gogh. Uno spettacolo impedibile per tutti i fotografi del mondo, anche per quelli come me non particolarmente attratti dai tramonti. Infatti sono rimasta seduta su una barca, con la mia fotocamera, fino a vedere il sole scomparire in un mare color piombo e rame.

Giovedì 24 Agosto 2006
Dopo aver passato una settimana a dedicarci a lunghi bagni, interminabili passeggiate sulla spiaggia, scattare fotografie, ammirare e perderci in interminabili e variegati tramonti, lontano dal rumore ridondante della televisione, dal suono stridente dei cellulari, dall’ultimo scandalo estivo, immersi e avvolti nella pace più assoluta, come nel ventre materno, è arrivato il momento di rinascere e di rientrare nel mondo reale rigenerati. E’ venuto il momento di lasciare Cayo Levisa.
Dopo aver ammirato l’ultimo tramonto e consumato l”ultima” cena frugale sul cayo, torniamo al nostro bungalow e prepariamo frettolosamente le valigie. Ci rendiamo conto che sono rimaste quasi intatte, perché abbiamo passato una settimana quasi senza scarpe e quasi in costume da bagno. Torniamo al piccolo bar per sorseggiare il nostro quotidiano ron serale. Concludiamo la serata chiacchierando con i nostri amici cubani, “animatori” del villaggio.

Venerdì 25 Agosto 2006
Purtroppo il check-out è molto presto e dobbiamo lasciare il bungalow per le 10.00 a.m. Otteniamo una proroga fino alle 14.00 per un ultima doccia, perché abbiamo la barca alle 17.00. E’ arrivato il momento di salutare i nostri amici. Ci avviamo verso la barca che ci riporterà sulla terraferma.
Puntuale il taxi ci attende all’imbarcadero alle 17.30. Prendiamo accordi con il tassista per il tragitto per l’aeroporto per il rientro in Italia.
Arriviamo a Casa Nora molto tardi, ma Nora e Jorge ci aspettano sulla porta di casa. Jorge subito mi domanda: “Allora, com’è Cayo Levisa”? Io rispondo: “Selvaggio…”. Mi guarda dubbioso e dice:” Cioè?” . Replico: “Selvaggio…naturale…il posto di cui avevo bisogno”. Mi risponde semplicemente con un sorriso e capisco che è quello che voleva sentirsi dire.
E’ tardi, siamo stanchi e abbiamo fame. Decidiamo di seguire il consiglio del tassista e andiamo a mangiare al ristorante El Diluvio, molto frequentato da italiani perché il gestore è napoletano e si mangia molto bene. Arriviamo al ristorante e troviamo una fila di taxi fuori. Speriamo di trovare posto. Un ragazzo al cancello ci chiede: “Siete italiani?!” La risposta è scontata. “ Per voi troveremo 2 posti” replica il ragazzo. Ordiniamo fettuccine fatte in casa con ragù e una pizza in due come antipasto. Siamo molto titubanti. Ogni dubbio si dissolverà all’arrivo della pizza. E’ veramente buona, sembra fatta in Italia! Le fettuccine sono veramente fatte in casa e ci vengono servite dal cuoco napoletano. Sono veramente buone e in pochi minuti ci ritroviamo a guardare un piatto vuoto. Dopo una cena così un ron cubano ci stà proprio bene. Voto al ristorante El Diluvio: 10 e lode! Soddisfatti della cena e anche un poco stanchi ritorniamo subito a casa. Il giorno successivo ci aspetta una frenetica “corsa” all’ultimo acquisto al mercatino settimanale all’Avana Vecchia.

Sabato 26 agosto 2006
Sveglia presto e diretti in centro Avana. E’ un tripudio di turisti di tutti i gusti e nazionalità. E’ difficile fare acquisti, contrattando fino all’ultimo peso, con tutta questa gente e questo caldo. A fine giornata ci concediamo un ultimo mojito. Poi torniamo stanchi, ma soddisfatti. Ci aspetta una cena frugale a base di pollo e maiale cucinata da dall’instancabile Senora Nora, e per dessert alcune paste senza latte infornate appositamente per me. Cosa si può volere di più.

Domenica 27 agosto 2006
Questa sera si rientra in Italia. Decidiamo di passare la giornata tranquillamente in casa e finire di preparare le valigie. Ci godiamo queste ultime ore di pace e relax in questa accogliente casa cubana, ammirando l’enorme Ficus davanti alla finestra della nostra stanza, in questa tranquilla calle dell’Avana.
Sono le 15.30 e il taxi puntuale ci aspetta davanti a casa. Nora e Jorge sono davanti al cancello di casa e osservano i nostri volti tristi … rubo un’ultima fotografia a madre, che cerca di sottrarsi, e figlio. Saluto e ringrazio, sperando che resteremo nei loro cuori come loro sono entrati nei nostri. Bacio la Senora Nora e la ringrazio ancora una volta, ma spero non per l’ultima. Cerco di stringere la mano a Jorge, ma lui si esibisce maldestramente in un baciamano e mi dice: “…aspetto che tu ritorni bianca (riferendosi alla mia abbronzatura) … intanto cercherò di comprare una macchina, se voi tornate a cuba …”. Salgo anch’io a malincuore sul taxi e li saluto un’ultima volta. Penso: “E’ stato un onore”.
Arriviamo all’aeroporto e la fila davanti al check-in è interminabile e per fortuna siamo in anticipo.
Ci aspetta un lungo e faticoso viaggio di rientro in Italia con tutto ciò che ne consegue.
Hasta la proxima.

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