Si torna a Cuba

Racconto di viaggio a Cuba

Itinerario: L’Havana – Santa Clara – Trinidad – Ancon – Bayamo – Sierra Maestra – Santiago – Cabo Cruz – Las Tunas – Playa Giron

Mezzi di trasporto: taxi (in L’Havana) – Auto a noleggio
Pernottamenti: case particular
Durata: 16 giorni

Si torna a Cuba! Eh si, per me è la terza volta e per Giò la seconda, ma Cuba è un viaggio a parte, uno di quelli che ripetere è quasi un dovere….Con noi ci saranno anche Davide L e Daniela, e, per i primi 4 giorni, anche Francesco e Silvia. Siamo così tanti perché inizialmente lo scopo del viaggio è quello di partecipare come invitati (per le attività che da anni svolgiamo come gruppo di lavoratori in favore di Cuba) ad una conferenza mondiale sulla presenza delle basi militari Nato e Statunitensi nel mondo, organizzata dal Movimento Por La Paz cubano.

Io sarò il portavoce e leggerò in spagnolo l’intervento che abbiamo preparato da settimane…è un grande onore per me, ma all’idea un po’ mi vengono i brividi…Comunque la conferenza sarà un’ esperienza indimenticabile ed interessantissima, spero l’inizio di una efficace collaborazione internazionale (vedi racconto conferenza). Il tutto si svolge per tre giorni al Memorial Josè Marti’, proprio in Plaza de la Revolucion. Comunque, sia il primo giorno che i tardi pomeriggi dopo la conferenza, abbiamo modo di girare L’Havana, in compagnia di Francesco e Silvia, che dall’alto della loro esperienza degli scorsi viaggi a Cuba e delle collaborazioni che sono seguite, ci fanno oltrechè da ottimi compagni di viaggio, anche da guida!

Havana Vieja

Io e Giò pernottiamo nel quartiere storico de L’Havana Vieja, nella casa particular (ovvero case private autorizzate dallo stato ad accogliere turisti) del gentilissimo Nelson (Calle Merced 14 – email nelsonsarduy@enet.cu tel.053 07 8603987), che ci prepara ricchissime colazioni e (su nostra richiesta) una cena da mille e una notte! Nei giorni a L’Havana bazzichiamo per le vie strette e acciottolate di L’Havana Vieja, piene di gente e ricchissime di fascino. La piazzetta della Cattedrale merita una foto, ma ci sono troppi turisti, così ci rintaniamo nella piazzetta de Armas, dove abbiamo i primi contatti con la popolazione: un anziano poeta ci allieta facendo due chiacchere e alla fine scrive sul momento una poesia dedicata a noi. Qui la gente è sempre cordiale, ha voglia di chiacchierare, per il semplice gusto di relazionarsi col prossimo, cosa che da noi è impensabile….Facciamo una puntatina alla storica Bodeguita del Medio, e Davide L non si fa scappare l’occasione di un mojito vero! I palazzi sono molto vecchi, con un’aria di sontuosa decadenza, e conservano un indiscutibile fascino, tanto che l’intera zona è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Ma la zona che io e Giò amiamo di più è il Malecon, il fantastico lungomare di L’Havana….indescrivibile! Bisogna solo passeggiare su e giù, sedersi sul muretto, chiacchierare con la gente…e godersi la vita! Qui si fa così…in quello che viene considerato come il più grande centro sociale al mondo, aperto 24 h su 24! Davide L improvvisa un bagno, aiutato da alcuni ragazzi (non è facile muoversi con la loro disinvoltura fra gli scogli) e rimedia anche un taglio sotto il piede, ma nulla di grave. Visitiamo il Museo della Revolucion, ricco di storia, tappa fondamentale per meglio conoscere il cuore autentico di questo paese. Per le strade sono tante le macchine che noi consideriamo “d’epoca”, per intenderci quei macchinoni grossi anni 50, che qui continuano a girare da allora, con qualche acciacco ma sempre funzionanti…uno spettacolo anche per i non appassionati! E pensare che da noi dopo 7/8 anni al massimo le auto sono già da rottamare… Poi c’è Plaza de la Revolucion, con l’imponente effige del Che e il Memorial Martì, che abbiamo modo di goderci a lungo durante i giorni della Conferenza. Infine le passeggiate nel bel quartiere del Vedano e lungo il Prado. A L’Havana non ci si stanca mai di girare! Comunque, finita la Conferenza, salutati Francesco, Silvia e gli altri compagni cubani del Movimento por la Paz, si parte per l’itinerario studiato da tempo! Al mattino del quinto giorno ritiriamo l’auto, una Hunday Accent, e partiamo alla volta di Santa Clara. Le indicazioni stradali sono un po’ carenti qui, e l’ ideale è sempre chiedere ai gentilissimi passanti, cosa che diventerà una costante obbligata del nostro viaggio. Lasciamo L’Havana e ci immettiamo nell’autopista, la più grande arteria stradale del paese, tra verdi paesaggi e mezzi di tutti i tipi: auto, camion, carretti trainati da buoi o cavalli, biciclette, pedoni…e tanta gente ferma ad aspettare un passaggio, che prima o poi arriva sempre! Arriviamo a Santa Clara sotto un cielo che minaccia di pioggia.

Mausoleo del Chè

La tappa obbligata qui è il Mausoleo del Che: Plaza de la Revolucion, dove è sito, è immensa e silenziosa, quasi in segno di rispetto per il guerrigliero eroico. C’è un’enorme statua che sovrasta il complesso e altre sculture che ripercorrono la storia della Rivoluzione. All’interno un piccolo museo che racconta la vita del Che, dalla nascita in Argentina, fino alla morte in Bolivia, con oggetti a lui appartenuti come la giacca da lavoro e l’immancabile fucile; e poi c’è il Memorial, una buia stanza dove giacciono le ceneri del Che e quelle di altri 17 eroi rivoluzionari della spedizione boliviana, accanto ad una fiamma perpetua accesa dal Comandante Fidel Castro nel 1997, anno del ritrovamento dei resti e del rimpatrio delle ceneri. L’emozione è grande e toccante…Tutt’attorno solo silenzio: ci si sente piccoli, vulnerabili, commossi dall’aura di profondo rispetto che regna in questo luogo, onorati dall’esempio che quest’uomo ha dato, da e darà ad intere generazioni, a popoli che ancora oggi seguendo quell’esempio lottano per la propria dignità e libertà… La storia poi parla da sola, superfluo aggiungere altro. Ci dirigiamo poi per una breve visita al Treno Blindado, ovvero i resti dei vagoni carichi di armi (oggi adibiti a piccoli musei) fatti deragliare dal gruppo di guerriglieri guidati dal Che nel dicembre del 1958, mossa che diede la spinta decisiva alla vittoria Rivoluzionaria contro l’esercito del dittatore Batista. Non abbiamo molto tempo, dobbiamo essere a Trinidad prima di sera e il tempo stringe. E’ infatti da tutti vivamente sconsigliato guidare al buio per la totale mancanza di illuminazione lungo le strade, che rende impossibile, per chi non è abituato, accorgersi di animali, buche o pedoni…e così ripartiamo, diretti verso la costa sud. Attraversiamo la Sierra del Escambray, la seconda catena montuosa dell’isola, sotto una pioggia torrenziale, fra verdi paesaggi mozzafiato! La ripidità delle strade di montagna ci induce a guidare con prudenza, e ci mettiamo tre ore a fare poco più di 150 km, ma prima di sera riusciamo ad arrivare a Trinidad. Ci fermeremo tre giorni, per fare anche un po’ di mare. Pernottiamo nella casa particular “la China”, in calle Frank Paìs 209, (casa opzionata dall’Italia attraverso il sito www.casecuba.com). Trinidad è una cittadina coloniale tutta fatta di casette basse e colorate e strade acciottolate, trafficate di carretti, biciclette e animali, dove il tempo sembra essersi fermato. La gente è ospitale e chiacchiera volentieri: nei nostri giorni di permanenza, parleremo con diverse persone di tutte le età, che ci raccontano le loro storie e ci parlano della loro terra, orgogliosi e fieri del loro modo di vivere. Quanto alla nostra parte di racconto…stentano a crederci…non capiscono come sia possibile che la gente non si fidi del prossimo, che chi è in difficoltà non venga aiutato senza scopo di lucro, che lo stato non soddisfi gratuitamente per tutti i bisogni primari, che non ci si aiuti l’uno con l’altro….e non conoscono il significato della parola stress! Siamo molto curiosi anche noi, e ci facciamo raccontare della “libreta”, della sanità, dell’istruzione. Ci raccontano un po’ come funzionano le cose qui: lo Stato attraverso la libreta, garantisce a tutti i cittadini di tutte le età una quantità di beni di prima necessità come zucchero, farina, carne, latte, caffè, riso, distribuendo le quantità a seconda dell’età, di particolari patologie e del ceto di appartenenza: ai più poveri viene dato di più, in modo da cercare di mantenere un equilibrio tra salari e beni consumati. La sanità è totalmente gratis per tutti i cittadini cubani, e altamente qualificata! Cuba infatti gode della migliore sanità al mondo, pur nella carenza di macchinari, proprio per l’alta specializzazione dei propri medici, che spesso lavorano nei più grandi ospedali del mondo, anche da noi, cosa riconosciuta da numerosi primari. Non è un caso che molti personaggi importanti abbiano curato malattie difficilmente guaribili proprio a Cuba! Qui nessun bambino è denutrito o vive per strada. L’istruzione è garantita per tutti (il tasso di analfabetismo è vicino allo 0!), e in ogni villaggio, anche il più sperduto, c’è una scuola, anche solo per due bambini. Tutto il materiale scolastico è gratuito, così come l’università!

Insomma, lo stato è presente in ogni settore, attraverso i CDR (Comitati Difesa della Rivoluzione), organismi fatti da cittadini, presenti in tutti i quartieri. E da qui vengono promosse o bocciate le varie iniziative statali, una sorta di referendum continuo che fa della popolazione la vera protagonista della vita politica. Certo, non mancano i problemi, sia chiaro….problemi soprattutto dovuti al criminale blocco o embargo da parte degli Stati Uniti, evidentemente terrorizzati che un sistema sociale diverso dal proprio possa essere da esempio, non si spiega altrimenti tanto accanimento nei confronti di una piccola isola che non è davvero una minaccia militare per nessuno! Ultimamente le cose per fortuna vano un po’ meglio, da quando in Venezuela è andato al potere Chavez, bolivariano e amico della Rivoluzione Cubana. Il Venezuela è un paese ricco, e a Cuba è ricominciato ad arrivare il petrolio, fondamentale per l’economia di qualsiasi paese! Ma la strada da fare è ancora tanta…e comunque Cuba resiste nonostante quasi 50 anni di isolamento, sempre fiera, unita e sorridente! E’ la gente ad affermarlo, con orgoglio e semplicità, davvero con il cuore il mano e un amore infinito per il proprio paese e la propria gente. Non vediamo traccia di manifestazioni di dissenso represse dalla polizia, talvolta si critica ma in modo costruttivo, propositivo, attivo dall’anziano che ha visto nascere l’indipendenza cubana al ragazzino che gioca nel parco dopo la scuola, nello sforzo costante di migliorare ciò che è già incredibilmente avanzato e progredito. Ecco l’aria che si respira da queste parti! Nei nostri tre giorni di permanenza nella zona, abbiamo modo di fare un po’ di mare, andando di mattina a fare un tuffo nelle acque turchesi di Playa Ancon, che dista solo 12 km dalla cittadina. Veri Caraibi, non c’è che dire! Inoltre è facile trovare angoli di spiaggia solitari, il che rende tutto più rilassante. Mi diverto a fare foto ai riflessi del sole sul bagnasciuga mentre gli altri si divertono in acqua. Il secondo giorno io e Giò facciamo un giro in catamarano per vedere e nuotare tra la barriera corallina…il pesce Giò non poteva perdersi questa occasione! A parte una sera in cui ci ingozziamo di pesce a casa di Carmen, le altre sere ceniamo ad un ristorantino all’aperto davvero carino ed economico, il Sol y Son.

Qui un Daiquiri o un Mojto come si deve, costano circa un euro e mezzo (1,5 pesos). Dopo tre giorni lasciamo Trinidad e partiamo per un lungo tratto di strada fino ad arrivare a Bayamo, verso oriente. Lungo la strada incrociamo diversi cartelli che inneggiano ai principi della Rivoluzione, a Fidel, al Che, a Camilo, e sono tante anche le scritte sui muri delle case. Arriviamo a Bayamo, anche qui ospiti di una casa particular. Da vedere non c’è molto, eccetto la bella piazza centrale dove è nato l’inno nazionale di Cuba, e dedicata all’eroe nazionale Carlos Cèspedes, che abolì la schiavitù sull’isola e cominciò la lotta contro la dominazione coloniale spagnola nel 1868. La sera ceniamo in un ristorante dello Stato, non per turisti: spendiamo in quattro un totale di 9 pesos (circa 9 euro) per una ricca e gustosa cena criolla. Siamo ai piedi della Sierra Maestra, e l’indomani, di buon mattino, partiamo in direzione Santo Domingo: da qui partono i sentieri che portano dentro la Sierra, là dove alla fine degli anni 50 il gruppo di ribelli guidati dal giovane Fidel Castro, iniziò la lotta rivoluzionaria contro il regime batistiano. Per arrivare fino al Salto de Naranjo, è obbligatorio essere accompagnati da una guida. Svuotiamo l’auto dei bagagli per alleggerirla (li lasciamo in una capanna presidiata dalle guide) e in 5 partiamo per i 5 km che ci separano dal punto di partenza: in così breve spazio, passiamo da 250 metri di altitudine fino a 950!!! Una salita mozzafiato da fare obbligatoriamente in prima e con l’acceleratore a manetta!!!! Che brividi! In più ci sono massi di una recente frana lungo i bordi della carreggiata…

Arriviamo e già la spettacolare veduta delle vette ricoperte da fitta vegetazione ci ripaga! Per arrivare alla Comandancia dove venivano dirette le prime operazioni militari c’è troppa strada, e non abbiamo molto tempo…peccato, ma io e Davide L ci accontentiamo di fare un paio d’ore di camminata in compagnia della guida, nei sentieri ricchi di verde che ci portano ad una delle tante comunità di campesinos della zona e ci fanno capire quanto fosse difficile muoversi in questa zona tra arbusti e caldo cocente! Ci togliamo anche lo sfizio di mangiare mandarini e guayabe raccolti direttamente dagli alberi! Dopo aver chiacchierato con la guida un po’ sui nostri rispettivi paesi, stanchi ma soddisfatti torniamo al punto dove abbiamo lasciato Daniela e Giò, che hanno approfittato della sosta per godersi un po’ di fresco all’ombra.

Incredibile, siamo stati anche se per poco là dove si è combattuta la Rivoluzione, un’ emozione unica! Ci riposiamo un po’ e via di nuovo in macchina verso Santo Domingo, a mettere a dura prova i freni della nostra auto, in una continua discesa a picco! Anche questa è avventura! Al ritorno a Santo Domingo lasciamo un sacco pieno di materiale scolastico che abbiamo portato dall’ Italia da donare ad una scuola della Sierra. Preferiamo aiutare così piuttosto che elargire doni a chiunque li chieda, favorendo così l’accattonaggio “turistico”. Infatti non mancherà di incontrare gente che in cambio di una foto o altro chieda un peso. Ci abbiamo riflettuto a lungo, consigliati anche da Francesco e Silvia all’inizio del viaggio. E così meglio un gentile “non tiengo nada” e un sorriso, piuttosto che un peso che potrebbe condurre gente a non lavorare e a vivere di questi espedienti; in fondo qui il mangiare e un tetto non manca a nessuno (garantiti per legge), tutti possiedono la libreta, anche se poi ci sono i casi di gente più povera di altra. Ma l’aiuto, più che dall’elemosina data distrattamente per levarsi di torno i questuanti, spesso può arrivare in altro modo: ascoltando, cercando di capire, raccontando all’esterno ciò che avviene a Cuba, lottando contro il blocco ingiusto. Ripartiamo alla volta di Santiago, la perla dell’oriente! Arrivati in città subito notiamo la gran confusione…vie strette e trafficate di ogni mezzo, gente compresa….e soprattutto salite e discese, un incubo per girare con la sedia a rotelle! Troviamo dove dormire in due case particular diverse stavolta, ma vicine. Io e Giò pernottiamo (2 notti) nella casa particular “Casa Mundo” di Raimundo Ocana e Berta Pena, in calle Heredia 308 (email co8kz@yahoo.es tel. 053 22 624097). L’indomani, lasciata la macchina parcheggiata, ci serviamo di un taxi per girare i luoghi più significativi della città: il Quartel Moncada, sede del primo focolaio di rivolta, quando nel 1953 venne assaltato da un gruppo di ribelli capeggiati da un giovane avvocato di nome Fidel Castro…allora l’esercito soffocò la rivolta nel sangue e Fidel venne arrestato (fu allora che pronunciò la storica autodifesa “La Historia me absolverà”, uno dei più strabilianti e completi testi di diritto); sulle pareti dell’edificio (dove c’è anche un piccolo ma toccante museo) sono ancora visibili i colpi di mortaio risalenti a quei giorni… Poi l’immensa Plaza de la Revolucion, con una grande statua equestre raffigurante Antonio Maceo e nulla più… e infine passiamo qualche ora al Castello del Morro, l’imponente fortezza spagnola risalente al 1643: Giò e Daniela restano a godersi la spettacolare vista del mare mentre io e Davide L ci addentriamo nei bui e tortuosi passaggi che conducono fin quasi in basso al mare. Il resto del tempo nella città lo passiamo ad oziare nel centrale Parque Cèspedes, fulcro vitale del centro antico di Santiago de Cuba. Un gruppetto di anziani fa perfino una serenata a Giò. Il resto è chiacchierare soprattutto con giovani del posto, che ci invitano anche a passare la serata con loro, ma abbiamo già opzionato la cena nella nostra casa particular, e a malincuore dobbiamo rinunciare…è comunque sempre bello sentire sulla pelle questo calore umano!

Nella via dove siamo c’è anche un pittoresco negozietto che vende libri rari e usati, con le pareti piene zeppe di articoli, biglietti da visita (ora c’è anche il nostro col sito!), e la casa della Trova, dove per un pesos è possibile assistere a concerti di musica cubana dal vivo! Forse qualche giorno in più qui ci avrebbe permesso di goderci di più l’atmosfera calorosa della città, (non ditelo a Giò e Daniela che non la pensano proprio così…per loro troppo caldo e troppo caos) ma il tempo a disposizione è quello che è, e la strada da fare ancora tanta! Partiamo lungo la Costa Sur, percorrendo la pittoresca strada stretta da un lato dal mare e dall’altro l’altro dalla Sierra Maestra. I paesaggi sono mozzafiato! Attraversiamo piccoli villaggi costieri, tra i quali Uvero, dove l’esercito ribelle vinse la sua prima offensiva (un piccolo monumento ricorda l’evento). Anche qui lungo la strada, così come sulle case, sono molteplici le dimostrazioni di fedeltà alla Rivoluzione. Ci fermiamo anche in una piccola baia per un breve bagno (che fa sempre bene). A un certo punto e per qualche kilometro, la strada praticamente scompare: eh si, ci avevano avvertito che il ciclone Katrina aveva “accarezzato” questa parte dell’isola…ci ritroviamo a percorrere uno sterrato di ghiaia e pietre a pochi metri dal mare, e come se non bastasse, in un tratto di curva strettissimo ci ritroviamo in senso opposto un camion! Bhè, con un po’ di manovre di entrambi, riusciamo infine a passare. Arriviamo fino alla punta occidentale della costa sud, a Cabo Cruz, sede di un antico faro. Pensavamo fosse un luogo disabitato invece tutt’attorno c’è un piccolo villaggio di pescatori.

Infine arriviamo al Parque del Desembarcado del Granma. Qui nel dicembre del 1956 sbarcarono dal Messico un gruppo di ribelli, fra cui Fidel Castro e Che Guevara, con l’intento di rovesciare il regime di Batista…iniziava la vittoriosa Rivoluzione dei Barbudos…un sentiero lungo una passerella porta al luogo dello sbarco, e ci sono pure la prima capanna dove i ribelli ebbero il primo contatto coi campesinos, e il primo pozzo d’acqua dal quale bevvero, oltre ad un piccolo museo chiuso per restauro in seguito ai danni dovuti all’uragano. Il nostro intento era quello di pernottare a Playa Las Coloradas, ma qui ci dicono che non c’è posto, e così puntiamo verso Manzanillo, ma, sorpresa, anche qui le case particular che giriamo sono tutte piene…in effetti ce ne sono poche qui, non essendo zona turistica, e basta davvero poco a riempirle…i nostri piani sono scombussolati e così alla fine ci tocca guidare al buio!!!! 40 all’ora concentratissimo sulla strada per evitare buche, pedoni, animali o quant’altro….non si vede nulla neanche con gli abbaglianti, peggio che la nebbia! Ci mancava anche questa! Schiviamo un cane per un soffio, ma alla fine arriviamo sani e salvi a Las Tunas, dove troviamo da dormire presso la casa particular di Sandra e Jorge, in calle Lico Cruz 82. Io sono distrutto, ho guidato per quasi 12 ore su strade buie e pericolanti e non vedo l’ora di mangiare! Il giorno dopo non abbiamo molto da fare; qui è solo una tappa intermedia, così dopo la solita abbondante colazione ci rimettiamo in viaggio sulla carretera central; passiamo per Camaguey (dove con una gomma finiamo in una profonda buca nascosta, ma in pochi secondi una ventina di passanti senza nemmeno pensarci, ci sollevano di peso l’auto tirandoci fuori!), e arriviamo a Santa Clara, dove stavolta pernotteremo. Rendiamo ancora un veloce ma doveroso omaggio al Memorial del Che, e poi ci rifugiamo alla casa particular della gentilissima signora Olga, che, non avendo posto, ci guida in un’altra casa in calle Bonifacio Martinez 8, dalle signore Mirta e Rosalìa Reyes Gonzales. Le due donne vedendo Giò in carrozzina, e chieste le sue patologie, le consigliano di sentire un medico di loro conoscenza, che lavora a L’Havana. In poche ore si mobilitano e riusciamo a metterci in contatto telefonico col professore che ci fissa un appuntamento al nostro ritorno a L’Havana. Già a margine della conferenza dei primi giorni, i cubani si erano interessati al problema di Giò, certi che nei loro centri specializzati la situazione possa migliorare. Grazie a Silvia abbiamo preso già dei contatti che avranno poi seguito attraverso tutta la documentazione che invieremo dall’Italia…ne riparleremo…Ringraziamo davvero di cuore per questa ennesima dimostrazione di calore umano. Ci facciamo poi un giro a piedi per la città, tranquilla e un po’ sonnolenta. Nella piazza principale, facciamo incetta per pochi pesos di libri usati (tra cui alcuni scritti del Che introvabili in Italia) nella libreria centrale e poi torniamo a cena nella casa particular, dove abbiamo modo di fare due chiacchiere di politica sociale con Mirta e la sua anziana madre, mentre in tv Fidel tiene uno dei suoi interminabili discorsi. Il giorno dopo siamo diretti di nuovo a L’Havana, il nostro giro sta per finire. Avendo però tempo, facciamo una deviazione a sud verso Playa Giron, il luogo dove ebbe luogo il più famoso tentativo di rovesciare il governo rivoluzionario da parte di mercenari esuli cubani sovvenzionati e appoggiati dalla Cia. Qui in meno di una settimana l’esercito ribelle appoggiato da tutto il popolo, rovesciò i piani americani e respinse l’offensiva ottenendo una delle più memorabili vittorie contro l’imperialismo! A ricordo di ciò e delle vittime di quei giorni, c’è un piccolo e interessante museo che ripercorre quelle ore. Ci concediamo poi l’ultimo bagno di questo viaggio, nella solitaria spiaggia. E così facciamo il nostro rientro a L’Havana; lasciamo l’auto, e torniamo nella casa particular di Nelson, in L’Havana Vieja! Abbiamo ancora due giorni e ci vogliamo godere in pieno la splendida città! La mattina seguente abbiamo però l’importante appuntamento col dottore Juan Entenza, contattato da Santa Clara, che, nel suo giorno libero, viene direttamente da Nelson per conoscere Giò e fare due chiacchiere. Ci spiega come viene intesa da loro la sanità. Non ci vuole illudere, è chiaro, ma, e ne siamo convinti, è fiducioso sul fatto che con una buona fisioterapia attenta si possa migliorare. Giò gli racconta tutto molto bene e ci ripromettiamo di sentirci via internet per un quadro più preciso per entrambi…non entro nel merito, ma solo l’approccio avuto e l’interesse e il sentimento mostrato valgono già molto più di tanti bisturi…. Ci ributtiamo poi nelle strade di L’Havana, ci imbattiamo casualmente in una festa di quartiere lungo il Prado, con gente di tutte le età che balla per strada musiche pompate ad alto volume di salsa e merengue, ci beviamo l’ultimo daiquiri lungo il Malecon, e proprio qui ci godiamo l’ultimo grande spettacolo: il mare in tempesta che riversa le sue alte ondate fin in strada…e tanti bambini che giocano a non farsi prendere dall’onda…..per il mio lato di fotografo un’occasione impedibile…sguazzo e mi mescolo insieme a loro per ore, del tutto invisibile ai loro occhi luccicanti di gioia e divertimento…giocano con l’acqua, non per forza con la play station… e il loro sorriso è genuino, autentico, spensierato, come quello degli adulti che li guardano dal muretto, o dei fidanzatini che si coccolano guardando il mare…come quello che solo qui a Cuba si può ancora vedere…Cuba querida….Volveremos….

d.flaco[at]inwind.it www.vagamondi.it

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