Mostar e ricordi

Racconto di viaggio in Bosnia

di Federica federilli@hotmail.com
La nebbia e la foschia avvolgono il ponte Vecchio e la Neretva gli corre veloce sotto…pensi di veder apparire Re Artu’ e i suoi cavalieri da un momento all’altro, invece il canto dei muezzin che risuona da un minareto all’altro ti porta in un’altra realta’.

Il tempo e’ come fermo, a parte il canto delle preghiere c’e’ silenzio, e poca gente in giro. Siamo a Mostar, una mattina di Marzo del 2006. Siamo qui perche’ siamo venuti in visita alla mia amica E., che era stata la mia compagna di avventure a Londra, nei primi anni 90. Io ero qui per scherzo, per divertimento, per scappare da una Napoli insoddisfacente. Lei era qui con la sorella, per forza, per esilio, per sfuggire ad una Mostar in guerra. E’ tornata qui da 5 anni…e oggi siamo anche noi a Mostar per conoscere la sua bambina di 14 mesi, per incontrarci con una cultura diversa, eppure cosi’ vicina. La campagna che circonda Mostar mi ricorda la nostra campagna mediterranea. I colori sono gli stessi…gli alberi carichi di mandarini e le viti, sono dovunque. La pioggia e le montagne mi ricordano l’Abruzzo…e invece, siamo diversi. Non possiamo neanche immaginare cosa abbiano provato le persone che oggi, a Mostar, vivono apparentemente, come se nulla fosse. L’esistenza si svolge in apparenza normale. Ma sotto, ci sono tanti problemi. I nostri ospiti musulmani sono impeccabili. Abbiamo disposizione un appartamento nuovo – sorge nella palazzina dove abitava la nonna, completamente distrutta dalle bombe.

Ci accolgono nel loro appartamento, che e’ situato nella zona ‘croata’ e che porta ovunque i segni dei proiettili nonostante in questa zona di combattimenti se ne siano visti di meno. Ci spiegano come e’ risorta Mostar…ci fanno vedere quella croce, enorme e imponente, messa sul cocuzzolo della montagna come a dire ‘ricordatevi, qui la croce cattolica sovrasta i minareti delle moschee’. Ci spiegano che non ci sono i soldi per ricostruire i numerosi palazzi che ancora mostrano gli sfarzi di un tempo nonostante siano solo vuoti scheletri pericolanti. Gli occhi del papa’ di E. si illuminano quando mi spiega, forse per esorcizzare i fantasmi della guerra, che il Ponte deve rappresentare un momento di incontro tra i popoli, non scontro come e’ stato qui negli anni 90. Ci racconta le sensazioni che ha provato quando, finalmente in grado di passare a Londra per la laurea della figlia che non vedeva da 7 anni, si e’ fermato sul ponte di Waterloo ed e’ rimasto rapito, nel vedere la miriade di etnie che gli passavano attorno, in completa armonia. Ci parla di Mostar, e ovviamente del Ponte. Dipinti di quest’ultimo sono ovunque. E’ ricostruito adesso…la zona tutta attorno e’ stata rimessa in sesto, e’ tornata quasi perfetta, con tanto di numerose botteghe di artigiani e negozietti di souvenir. E’ stato dichiarato patrimonio mondiale e, nonostante la pietra ‘nuova’ contrasti con le pietre antiche attorno, e’ una vista maestosa e bella e struggente allo stesso tempo. In estate ci saranno tanti bar e tavolini ad accogliere i turisti, che stanno tornando numerosi, adesso e’ quasi tutto chiuso ma l’atmosfera non e’ da meno…purtroppo pero’ basta girare l’angolo ed fare due passi per le vie della parte musulmana per vedere la distruzione che la città’ ha subito, e pare sia passato qualche mese, ma sono quasi 10 anni. Palazzi anneriti dal fumo, buchi con proiettili ancora incastrati nei muri, pavimenti con tracce di granate e scoppi, e tante, tante tombe nelle piazze cittadine. E’ un modo per vivere la storia…storia che ricordiamo tutti, magari confusamente, ma qui prende corpo, diventa tangibile e ti stringe il cuore. Soprattutto perche’ in un certo modo l’ho vissuta indirettamente, senza mai rendermene conto davvero fino a questo momento. L’angoscia che E. deve aver provato, non la riesco ad immaginare proprio. E la sensazione che lascia questa visita e’ mista e confusa, tra ottimismo per Mostar che reagisce, la Mostar della bimba di E., del futuro…e la paura per la Mostar che non ha trovato pace, dove conflitti sono ancora possibili e non ancora risolti.

Ma e’ un posto che vale la pena visitare, e apprezzare, e cercare di comprendere.