Assaggi d’Istria

Racconto di viaggio in Croazia

L’Istria non è poi così lontana.
Due ore e si è al confine. Con un’altra ora si può arrivare o nel cuore della regione – in posti remoti e solitari – o in paesetti costieri dove la vita è ancora lenta e tranquilla, almeno fin tanto che non arriverà la massa di turisti estivi.
Dopo Trieste, il confine, anzi i confini. Il primo è Rabuiese, e si è in Slovenia. Il cambiamento è immediato e vistoso. Di qua, Trieste, che prende tutto il golfo, che lo riempie di case e industrie, gru, navi, serbatoi. Di la, l’opposto: tanta terra, poche case. Il paesaggio è bello, mantiene la struttura tradizionale. Campi piccoli delimitati da siepi, intervallati da boschetti, piccoli borghi. Tanto verde e silenzio, e di notte le pochissime luci non guastano il buio profondo.

Abbiamo superato il confine da 10 minuti e sopra di noi volteggia un’aquila. Dalle macchie chiare sotto le ali si capisce che è un esemplare giovane. Sta esplorando il territorio.
La nostra meta è Momiano – Momjan, in Croazia, quindi un secondo confine da superare. Qui i controlli si fanno ancora, e per fortuna che basta la carta d’identità. Si rallenta, ci si ferma quasi, il braccio fuori, proteso, i documenti ben in vista davanti ai vari sportelli, in attesa di un cenno di consenso o di un ulteriore controllo.
Prima di Momiano visitiamo le saline di Sicciole, ancora in terra Slovena, alla foce del fiume Dragogna. Le prime notizie risalgono al XIII secolo e da quell’epoca le saline hanno avuto inevitabili alti e bassi, un po’ come l’acqua che va e viene e le rende produttive. Verso la fine degli anni ’60 del XX secolo una parte delle 850 ha è stata abbandonata e per quell’area è iniziata una fase di naturalizzazione. Sono decine le vecchie case dei salinai, sparse e semi diroccate, un paio di queste sono state restaurate e rese sede museale, per capire come si viveva e come avveniva la lavorazione, la raccolta e lo stoccaggio del sale. Qui, a differenza del sud Italia, il sale veniva riparato all’interno delle case e non lasciato fuori con la tipica copertura di tegole. Nonostante l’ambiente sia difficile, non mancano le piante, quelle tipiche dei terreni salini, le più conosciute: salicornie, salsole, limonio, ma anche tante altre, tra cui 45 rare e tra queste il Giacinto Romano, il più minacciato.
Per quanto riguarda gli uccelli, come sempre le zone umide e ricche di nutrimento sono una vera pacchia per moltissimi volatili, soprattutto d’inverno. In primavera ed in autunno grandi stormi si riposano durante le lunghe migrazioni.
La giornata è fresca e ventosa, per il pranzo al sacco è necessario trovare un posto riparato. A Momiano la chiesetta di San Rocco fa al caso nostro. Appoggiati al muro, di blocchi di arenaria, ci facciamo scaldare dal sole. Tralasciamo le rovine del castello, sede a suo tempo di una importante signoria, perché siamo interessati ad un fenomeno naturale: il più importante affioramento di flysch dell’Istria. La zona è collinosa, qui crescono bene l’ulivo, alberi da frutta, cereali e la vite. Famoso è il moscato momianese, che era gradito anche da Francesco Giuseppe in persona.
Dalla chiesetta, percorriamo un breve tratto della Valle dell’Argilla, poco dopo, ben nascosto, tra colline e boschetti, ecco apparire l’affioramento di flysch, argille cioè, che sotto l’azione dell’acqua vengono messe a nudo e scavate. La zona, che è abbastanza estesa, presenta un paesaggio molto particolare, in alcuni tratti desertico e lunare. Risalire il pendio, liscio e ripido non è facile, in certi punti il passaggio si fa rischioso – nulla più che una breve scivolata ben inteso – ma cadere su un simile terreno, così ruvido e duro potrebbe non essere gradevole e allora conviene tornare indietro. E’ interessantissimo “perdersi” in questo labirinto, alla ricerca di forme, luci, ombre, prospettive, impronte, senza annoiarsi.
In cima alla salita ci aspetta un bel vigneto di moscato che stuzzica la nostra curiosità gastronomica. Cosa c’è di meglio che finire la giornata in bellezza con un buon bicchiere di vino. Siamo sulla Strada del vino del Buiese, e vista l’ora si potrebbe anche assaggiare qualche specialità. E qui la scelta si fa dura: tagliatelle con il tartufo o fusi con la gallina, prosciutto istriano o frittata con gli asparagi selvatici?.
BUONO A SAPERSI
– E’ necessario un documento valido per l’espatrio. E’ sufficiente la carta d’identità
– Sicciole. Le saline di Sicciole per il loro alto valore naturalistico e culturale sono inserite nell’elenco delle località Ramsar (Convenzione Internazionale del 1971, accolta dall’Unesco, per preservare e conservare le zone umide più importanti del mondo).
Museo delle Saline aperto da Aprile a Novembre 9-12, 15-18.
Informazioni: Istituto intercomunale per la tutela dei beni naturali e culturali di Pirano Piazza Fratellanza 1 tel 386 0 66 75676 75968 o Museo del mare 385 0 66 746826
Accesso: superare l’omonimo confine di stato, girare a destra e prima della dogana Croata prendere lo sterrato che conduce al Museo delle Saline