I Pesci di Stara Baska

Racconto di viaggio in Croazia

Non saranno i famosi e smaglianti pesci del Mar Rosso. Ma luminosi SI, come una cometa e sfuggenti SI, come i sogni e compatti SI, come la Via Lattea. Sono un piacere, un simpatico incontro.
Girano in branchi questi semplici pesciolini, argentei, come appena lucidati.
Stanno subito sotto il pelo dell’acqua e riflettono la luce come piccoli specchi.

Quando pensi di poterli toccare, tutti, incredibilmente – quasi fossero un unico corpo – improvvisamente cambiano direzione e ti trovi solo.
Il mare di Stara Baska è così: trasparente e pieno di vita. Anche volubile, come tutti i mari. Basta un po’ di vento che subito si arriccia e poi si raffredda.
Ma quando è liscio e caldo si può giocare a fare i pesci. Non certo disinvolti come i pesci veri e magari anche un po’ ridicoli, così combinati con pinne, maschera e boccaglio. Ma è un gioco appunto e magari i pesci si divertono pure.
E quali opportunità danno questi semplici strumenti! La maschera apre un mondo, svela quello che una superficie più o meno blu, più o meno liscia nasconde.
Non solo pesci quindi, ma molluschi, alghe, riflessi e giochi di luce, e colori e forme e silenzio.
Una seppia, un polpo e le loro strategie di fuga. Il mimetismo di un granchio. L’impassibilità di un riccio. Conchiglie madreperlacee ammiccanti sul fondo.
Come tutti i giochi, anche quello di fare il pesce finisce. Recuperata terra e la più familiare condizione eretta, non tardano a manifestarsi nuove curiosità.
Dalla nostra posizione in riva al mare, all’interno di una baia, tanti sono i motivi di curiosità: che scopo avranno tutti quei muretti a secco? che alberi saranno quelli lassù? come sarà il tramonto dalla cima di quel monte? cosa ci sarà dopo la punta?
C’è da dire che in piena estate anche i più curiosi devono aspettare le ultime ore del pomeriggio per poter affrontare visite o escursioni. Il sole e il caldo sono fortissimi e irrefrenabili, in questa parte dell’isola gli alberi sono una rarità. La vegetazione, quando c’è, è bassa e spinosa. Raramente, prodigiosi minuscoli prati. Un ristoro per gli occhi dopo tanta pietra.
Oltre al mare appunto, l’altro elemento predominate è la roccia. Il calcare di questi bassi monti (raggiungono al massimo i 500 metri) è forgiato, corroso, dalla forza della Bora, che nasce proprio qui nel Quarnaro. Questa è la prima terra che incontra e qui la sua forza è ancora intatta e devastante. Gli effetti sono vistosissimi: aridità, profondi solchi nella roccia, i pochi alberi implacabilmente piegati.
Nei pendii più esposti la roccia è completamente a nudo, affilata e tagliente come rasoi. Camminarci sopra, richiede un buon esercizio di equilibrismo e suole robuste.
I monti sono divisi da profonde valli che, quando c’è, portano l’acqua piovana al mare. In questi casi si formano bellissime baie sabbiose dove ci si può sdraiare senza dover subire le asperità degli scogli e dove fare un bagno non significa dover subito affrontare le acque profonde. Altrettanto belle e ricercate sono anche le piccole insenature piene di ciottoli, con relativa scogliera, preferibilmente deserte.
Ma per chi non dispone di una barca come fare a raggiungerle? Be! una soluzione si può sempre trovare e ognuno può cercare quella più adatta: a nuoto (se la baia è vicina e se si ha fisico); con materassino gonfiabile (che può essere caricato con tutto il necessario per star fuori una giornata); sfidando la sorte (abbiamo ripetutamente visto un piccolo gommone stracarico – contate fino a 13 persone + ombrelloni e viveri). Oppure con la canoa. O a piedi, per chi è disposto ad affrontare lunghe e scomode camminate su ruvidi sentieri, costruiti per altri scopi, in tempi diversi da questi. Il panorama ripaga della fatica, ecco allargarsi l’orizzonte, nuovo mare, altre coste e lontani profili di monti. Sentieri che ora sanno di vuoto e di abbandono, come il rudere di quella chiesetta, là, sulla punta. Testimoni di un passato denso di vicende, di fatica e di umana sopportazione. Muretti a secco dividono i pendii e gli stentati pascoli per pecore e capre, che più che a vederle se ne avverte l’odore, le tracce, i belati. Poi basta, silenzio e vento. E qualche grido di gabbiano.
BUONO A SAPERSI
Itinerario in auto : Trieste per autostrada A4, poi a Fiume per statale n. 12 con attraversamento della Slovenia, proseguire lungo la costa verso sud per circa 35 km, quindi deviazione per l’isola di KRK, collegata alla terraferma con un ponte (pedaggio).
Stara Baska è sul lato sud-ovest dell’isola.