In viaggio con bambini

Racconto di viaggio in Croazia

Sfogliando guide e riviste di viaggi, e navigando trai più disparati siti internet, ho notato che raramente viene dato spazio ai viaggi di famiglie con bambini, se non nei classici tour organizzati ed ovviamente nei villaggi e nei parchi a tema.
Sin da giovanissimi mia moglie ed io abbiamo sempre fatto lunghi viaggi con zaino in spalla, e sempre all’avventura, tentando ogni volta di cogliere per quanto possibile il vero spirito del luogo, e cercando, escluse rarissime eccezioni, il contatto con i locali.

Nata Federica che ora ha circa due anni e tre mesi (finiamola con questi 27 mesi che confondono soltanto le idee), abbiamo provato a cambiare il meno possibile e, se pur limitando per ora la nostra sfera all’Europa, rinunciando magari talvolta agli zaini, siamo riusciti a fare un bellissimo viaggio in Normandia e Bretagna, una settimana a Londra, una nel Chianti, ed una quindicina di giorni in Croazia arrivando quasi fino alla Dalmazia del nord. Comincerò da quest’ultimo viaggio a raccontare, senza alcuna pretesa di voler fare da guida, anzi lascio a queste ultime il compito di fornire indicazioni di carattere storico – geografico dei luoghi, l’unica mia pretesa, oltre a quella di raccontare il viaggio, è quella di poter dare consigli e suggerimenti utili, spesso prettamente pratici, alcuni dei quali spero validi in linea di principio per qualunque viaggio con i bimbi al seguito; perciò chiedo sin d’ora perdono se a volte sarò estremamente schematico, ed altre volte mi dilungherò invece troppo su un luogo od un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Personalmente ci tengo a dire che tengo sempre un diario di tutti o quasi i miei viaggi, in cui annoto tutto, soprattutto mie riflessioni personali, cercando in continuazione di cogliere anche gli aspetti romantici dell’evento, questa premessa la ritengo necessaria per non dover essere additato come eccessivo materialista.
IL VIAGGIO

Le aspettative del viaggio erano le seguenti: far godere un po’ di bel mare a Federica (e perché non anche a noi?), visitare un minimo di siti storici, seguendo le orme dei tanti popoli che qui sono passati, spendere poco e possibilmente mangiare decentemente sano.
Devo dire che se pur con qualche imprevisto, ed un po’ di stress (immancabile con i bimbi), le nostre aspettative non sono per niente state disattese.
1° giorno ROMA- POREC partenza ore 9,30 arrivo 18,30
Fedeli alla tradizione, abbiamo finito di preparare le valigie a notte inoltrata, pertanto la sveglia alle sei e trenta non è stata proprio un toccasana, pranzo al sacco da me preparato comprensivo di caffè e via.
Il primo giorno è in auto, Roma Porec (PARENZO) 750 km circa 31 euro di autostrada e circa 50 di gasolio, tappe giusto per il pranzo e per le pipì di Federica (le stiamo togliendo il pannolino).
Giunti nei pressi di VRSAR abbiamo cominciato a cercare un alloggio, trovato alla fine in casa di una gentilissima signora che ci ha addirittura ceduto la sua stanza da letto per 30euro, unico inconveniente dividere il bagno con la famiglia ed una coppia di simpatici coniugi austriaci. Non lascerò comunque questo riferimento in quanto si è trattato di una sistemazione se pur dignitosa, abbastanza di fortuna dovuta all’estrema difficoltà di trovare un posto per la notte in pieno agosto, ed abbiamo dovuto ricorre alla vecchia e dopotutto sempre buona tecnica di parlare con i locali per poter trovare alloggio.In compenso abbiamo mangiato del buonissimo pesce, spendendo in tre persone circa 24 euro, in un ottimo ristorante.Sfortunatamente ho perso lo scontrino, per tanto non potrò fornire indicazioni in merito, e di questo me ne dolgo, in quanto è forse stato il miglior locale di tutta la vacanza, ricordo purtroppo soltanto che era situato all’interno di una zona popolare del paese, ma questo non ritengo possa essere di grande aiuto.
2° giorno VRSAR-PULA (Stinjan)
Socializzato un po’ con la gentile signora che ci ha ospitato offrendoci anche un caffè italiano per colazione. Partiti di buon ora ci siamo diretti verso Pula e lungo la strada abbiamo contattato uno degli infiniti tourist point disseminati in tutta la Croazia, per trovare una sistemazione per qualche giorno, visto che qui il mare dovrebbe essere molto bello, ed il tempo, in barba alle previsioni, sembra clemente..
Non è stato facile, ma alla fine si è presentata una signora dall’accento tipicamente veneto, ma ovviamente croata, che per 30 euro ci ha offerto una bella camera con l’uso esclusivo del bagno, in realtà con 40 avremmo potuto prendere l’appartamento, ma non c’interessava e sarebbe stato troppo grande per noi.
Così spogliatici di tutto siamo corsi al mare che qui è veramente bellissimo, anche se nei giorni seguenti scopriremo che ci sono posti migliori della “spiaggetta” (si fa per dire visto che qui sono soltanto ciottoli, scogli e cemento) sotto casa.
Nel pomeriggio tardo abbiamo visitato Pula, ricca di storia con le sue rovine romane tra cui spicca il maestoso anfiteatro (un piccolo Colosseo).
Giusto il tempo per prendere una fregatura mangiando in un posto chiaramente troppo turistico in centro, di fare qualche foto, e siamo tornati nel nostro tranquillo anonimo paesino.

3° giorno visita alle isole Brijuni (residenza estiva di Tito).
A dire il vero c’eravamo recati a Faenza, soltanto per passare una bella giornata al mare ed approfittare per chiedere informazioni per i traghetti che da qui partono per le isole Brijoni, la giornata è splendida, e appena capiamo che ci sono ancora posti liberi per la gita, decidiamo di approfittarne, vista l’incertezza meteorologica dei successivi giorni.
Purtroppo sulle isole si va soltanto con tour organizzati, anzi, addirittura è soltanto un’ agenzia che ha l’esclusiva per l’approdo, comprensivo di un giro in trenino nel quale si fa una sorta di safari trai sopravvissuti dei vari animali esotici che venivano regalati a Tito. Pensando di fare cosa gradita a Federica dandole la possibilità di poter vedere qualche animale, paghiamo le nostre 180 kuna a persona, e attendendo la barca ci andiamo a far preparare degli ottimi panini dal vicino alimentari, cosa che consiglio vivamente poiché sull’isola è presente un solo bar, anche se di ottimo livello.
L’idea di fare un giro così eccessivamente turistico mi da molto fastidio, la motivazione ufficiale per cui non ti lasciano andare da solo, è quella forse anche giusta, della salvaguardia del parco naturale, in realtà appena arrivati non si fatica molto a rendersi conto che questa è meta di un turismo esclusivo, dove i pochi eletti approdano con i loro yacht (quasi tutti italiani) direttamente nei moli dei grandi alberghi, e non apprezzano il fatto che orde di turisti passeggino per i loro bei campi da golf.
La brava guida che parla italiano contribuisce a far sbollire la mia celata rabbia, insieme ai meravigliosi scenari ed agli interessanti musei che mi fanno capire molto di più di questo controverso statista.
Decisi a qualunque costo a godere il più possibile di questo meraviglioso posto, strappiamo alla guida il permesso di rientrare con l’ultimo tour, concedendoci due “ore d’aria” su una meravigliosa spiaggia da milionari, praticamente soli.
Nel pomeriggio inoltrato, ritornati sul continente, ripercorriamo i caratteristici vicoli di Faenza che altro non è che un piccolo villaggio di pescatori, e cerco di immaginarne la cruda bellezza del posto durante l’inverno, quando spariti tutti turisti, ritorna tale.
Doccia ristoratrice e su consiglio della signora Marisa (la proprietaria della stanza), andiamo a mangiare nel ristorante del vicino campeggio (PUNTIZELA CAMPING), un posto spartanamente bellissimo sul mare, dove a parte la simpatica inefficienza dei camerieri e di una impacciatissima metre, che ci fanno attendere più di un ora per un pasto, si mangia benissimo e si spende pochissimo, ma soprattutto, essendoci un duo che suona dal vivo anche canzoni italiane purtroppo (ci fanno sentire due emigranti), riusciamo quasi a cenare in pace, mentre Federica balla con altri bimbi divertendosi un mondo.

4° giorno MARE

In attesa del brutto tempo che dovrebbe arrivare, e gustato il caffè-latte offertoci da Bruno, il rude ma buono e gentile marito della signora Marisa, orgoglioso dei suoi funghi appena raccolti (avremo modo in seguito di conoscerlo meglio), decidiamo di passare l’intera giornata al mare su una splendida spiaggia di piccoli ciottoli a Puntizela, in un parco vicino al camping. Satolli per le ottime cene, vorremmo mangiare soltanto frutta, ma i nostri buoni propositi vengono infranti da un venditore di brioches calde che gira sulla spiaggia (a proposito i dolci qui, soprattutto lo strudel di mele sono eccezionali).
Federica si diverte da pazzi, e tra un bagno e l’altro, la porto a saltare su dei gonfiabili, dove con circa un euro le faccio fare un giro, e le compro anche le pop corn. Intanto la ragazza delle giostre che non parla altre lingue, mi fa vedere che sta lessando delle pannocchie, cosa che qui molti croati mangiano stando sulla spiaggia….Paese che vai…..!
Nel pomeriggio ne approfitto per sgattaiolare a fare il mio consueto footing e ancora una volta mi convinco che il camminare nei luoghi sia l’unico vero modo per apprezzarli appieno, dando ai nostri sensi la possibilità di lavorare collettivamente, e riempiendo i miei ricordi anche di profumi da associare ai vari posti e momenti.
Rimango esterefatto dall’enorme quantità e varietà di uccelli che popolano questi posti.
Alla sera solita abbondante lunga cena nel ristorante del camping con danze finali di Federica ed un’ottima pinta di birra Karlovacho.
Alla fine, addormentatomi tra il cantar di grilli e cicale, nella silenziosa notte della campagna, mi sono svegliato in piena notte tra tuoni e lampi e, per nulla scoraggiato, ne ho approfittato per fare alcune foto, respirando la fresca caratteristica aria che precede un temporale.
5°Giorno Rovigno
Svegliatici sotto una pioggia torrenziale, decidiamo ovviamente di dedicare la giornata alle visite culturali ed allo shopping.
La signora Marisa offrendoci il caffè ci consiglia di andare alla Getro, l’equivalente della nostra Metro, ma qui la vendita non è riservata ai soli grossisti.
Non contenta ci promette risotto con le cozze per stasera.
Alla Getro comperiamo un po’ di souvenir tipici come maraschino, e dell’ottimo Cherry brandy.
Nel mentre, il tempo, leggermente migliorato, ci permette di andare a visitare Rovigno dove ci attende addirittura un pallido sole.Arriviamo per l’ora di pranzo e facciamo subito mangiare Federica; per lei spaghetti al pomodoro preparati da me stamattina, e per noi degli ottimi panini al prosciutto e formaggio, anche questi eccezionali in questi luoghi, confezionati espressamente dai soliti alimentari.
Fortunatamente dopo il pranzo Federica si addormenta nel passeggino e noi la “schekeriamo” per un paio d’ore in giro, passando tra meravigliose strade piene di caratteristici e carissimi negozietti, arrivando fino alla chiesa di Sant’ Eufemia e ridiscendendo per le tortuose vie medievali.
Quando la bimba si sveglia, c’è uno splendido sole che ci fa’ apprezzare un buon gelato, e così riprendiamo la via del ritorno, cercando di un fantomatico paese dove, abbiamo sentito per radio esserci una giostra medievale, ma le indicazioni sono pessime, ed il paese scopriremo poi essere molto più a sud, praticamente fuori della nostra immediata portata.
Nel frattempo la pioggia è ricominciata a cadere incessantemente, ed abbiamo giusto il tempo di fermarci a comperare un pensierino per i nostri gentili padroni di casa.
Al nostro arrivo con estrema sorpresa capiamo che l’assaggio del riso era un vero e proprio invito a cena, e troviamo una tavola apparecchiata soltanto per noi tre con al centro una eccezionale insalatona dell’orto di casa, ed un pentolone pieno di riso e cozze, raccolte dall’enorme Bruno che io avevo soprannominato Zorba il greco.
Laura ha un po’ paura a dare le cozze a Federica, io che invece ci sono cresciuto e che sono in un vero brodo di giuggiole (vivo per queste gesti), non me ne curo affatto, vista anche la qualità del mare, così pur scansando le cozze, Federica si mangia il risotto. Durante la cena parliamo di un po’ di tutto, dalla politica ai bambini, all’economia, e Bruno mi mostra il suo diploma di pugile professionista rilasciatogli nel 1971; in realtà guardando il suo naso, i suoi ancora tonici muscoli tatuati, ed il suo modo di muoversi, avevo intuito qualcosa del genere, così parliamo anche di boxe, ma io con la mia modesta esperienza mi sento piccolo piccolo di fronte ad un pugile vero, professionista tra l’altro nell’anno in cui nascevo!
Ridono di noi perché non mangiamo l’insalata insieme al risotto, vorrebbero offrirci un caffè che rifiutiamo, ma chiediamo invece di poter fare qualche foto con loro promettendo di spedirgliele, ed avendo deciso per il giorno dopo di spostarci, rimandiamo i saluti all’indomani mattina.

6° Giorno Stinjan-Karlobag
Notte infernale tra pioggia scrosciante, e Laura che si è sentita male, lei dice a causa delle cozze, a me sembra strano visto che Federica ed io stiamo bene, forse si è un po’ lasciata suggestionare.
La mattina fatte le valigie e caricata la macchina alla meglio compresi i panni bagnati stesi sul lunotto, abbiamo saldato i nostri conti con Marisa (30 euro a notte per quattro notti), la quale ci ha offerto aranciata ed un contenitore di fichi freschi… gentile fino all’ultimo.
Così sotto l’acqua che non accennava a smettere, e con un po’ di nervosismo dovuto anche dall’essere costretti a far mangiare Federica in auto, ci siamo spinti parecchio più a sud fino ad arrivare a karlobag nella regione di Zara, da qui tempo permettendo, vorremmo approfittare per andare a vedere qualche parco e, se possibile, fare ovviamente un po’ di buon mare.
Il posto è buonissimo, non eccessivamente turistico, tanto che i vari privati ed affittacamere, fanno a gara per accaparrarsi i turisti attendendoli lungo la strada, e questo fa sì che noi possiamo prendere una buona camera con bagno, a soli 25 euro.
Uscito un pallido sole, lo sfruttiamo per un oretta di mare, e dopo la doccia, ce ne andiamo a cena, previa richiesta di indicazioni ai residenti, in un bel ristorantino sotto l’ hotel Zagabria, sul mare, dove con un servizio inusitatamente rapido gustiamo oltre a piatti tipici, anche una buonissima pizza che qui fanno bene praticamente quasi ovunque, e dopo la mia consueta birretta, ce ne andiamo a letto.

7° giorno Mare

Quasi pronti per una gita a Zara, abbiamo invece indossato immediatamente i costumi non appena è uscito il sole, ed abbiamo così passato una bella giornata al mare.
Allontanandosi un po’ con il materassino si può guardare questa piccola cittadina da un altro punto di vista, ed è carinissima stretta com’è tra il mare ed i monti in un insenatura, con di fronte l’isola di Pag.
Nel pomeriggio ho fatto una meravigliosa corsa di sei o sette chilometri su queste scogliere a strapiombo in solitudine, godendo di panorami mozzafiato ad ogni curva, e riempiendo i miei polmoni di pura brezza marina.
Cena al solito ristorante sotto l’Hotel Zagabria, poi dopo un po’ di nervosismi, passeggiata sul porticciolo fino al faro, con Federica che è talmente eccezionale da riuscire a strapparci un sorriso anche nei momenti più tesi.
Domani, tenteremo di andare a visitare l’isola di Pag.
Piccola nota, i nostri vicini ed i proprietari delle camere sono gentili ma un po’ freddini, senza la benché minima spinta a socializzare, cosa che riscontreremo poi spesso negli affittacamere di professione.

8° giorno Isola di Pag

Soliti preparativi di pappe varie e partenza con il traghetto da Prizna a circa tredici km dalla nostra attuale dimora.
Traghetto per l’isola 216 kuna (a/r auto e due persone).
L’aspetto dell’isola come si intravede dalla costa è desertico, quasi lunare, eppure tra queste sporadiche erbe aromatiche, pascolano delle sparute pecorelle aggirandosi senza sosta trai numerosi caratteristici muretti a secco, pecore che danno un latte quasi aromatico anch’esso, da cui si ricava il famoso pecorino, venduto a caro prezzo, ma che noi non ci esimeremo comunque dall’assaggiare.
Cambia invece lo scenario sull’altro versante dove la vegetazione è più rigogliosa, e raggiunto il paese di Pag, abbiamo passato la giornata su una sua bellissima spiaggia, in verità un po’ troppo affollata forse, ma sicuramente caratteristica, con l’acqua che diventa immediatamente fonda, ma di un colore cristallino.
Nel pomeriggio dormendo Federica, ne ho approfittato per andare a fare qualche foto aggirandomi per il paese, a quella calda ora quasi deserto, e gustandomelo nei particolari, con le sue caratteristiche vecchiette che espongo i famosi centrini su improvvisati banchetti o sui davanzali delle proprie abitazioni; il lavoro che fanno in realtà è terribile ed alla lunga porta ad avere molti problemi di carattere fisico.
Tornato in spiaggia per altri bagni abbiamo poi ripetuto la visita tutti insieme, ed alla fine, con Federica stanchissima abbiamo ripreso il traghetto e siamo tornati a casa. A malapena siamo riusciti a cenare, la nostra bimba era un po’ troppo stanca, e facendole saltare la consueta passeggiata, siamo andati a letto.
E’ incredibile le cose che questi giorni sta’ assimilando, è sottoposta a tanti di quegli stimoli, e cose nuove che alcune volte si fissa a ripetere ciò che ha imparato all’infinito come per farlo più suo, per accertarsene e convincersene, e vediamo che fa’ degli enormi sforzi e contemporaneamente degli enormi progressi.
Sono veramente orgoglioso di lei! La mia piccola intrepida viaggiatrice!

9° giorno Karlobag-Plitvicka national park
Impacchettato tutto riusciamo a partire da Karlobag verso le 9,20.
Dalla costa il parco si raggiunge attraverso una strada un po’ impegnativa per i numerosi tornanti (sconsigliabile percorrerla di notte), ma senz’altro spettacolare, e dopo le scogliere con panorami spettacolari, ci si addentra in paesaggi molto simili a quelli austriaci, pieni di verdi prati e caratteristiche casette, che man mano lasciano spazio ad una natura sempre più viva ed incontaminata, tanto che abbiamo rischiato di finire fuori strada a causa di un falco, il quale levatosi in volo dal ciglio della strada, ha sfiorato il nostro parabrezza, oscurando per un attimo la luce di questa splendida giornata.
Il parco andrebbe forse goduto in più giorni, ma bastano già poche ore per poterne apprezzare la sua spettacolare bellezza, data in particolar modo da una serie di laghi degradanti collegati tra loro da infinite cascate, il tutto in uno scenario di colori veramente surreali.. se il paradiso realmente esiste, credo che debba avere dei colori come questi!….
L’ingresso al parco è di 95 kuna (11,50 euro circa), ed oltre alla salvaguardia del parco stesso, comprende anche un breve giro in barca (rigorosamente elettrica) e la possibilità di avvalersi di una serie di trenini che facilitano i vari percorsi, che fanno di questo posto un vero ritrovo per le famiglie con bimbi di tutte le età.
Come la maggior parte di queste, scegliamo uno dei percorsi meno impegnativi (come sono lontani i fangosi e solitari sentieri nelle foreste del Costa Rica! Sigh!) che dura dalle quattro alle sei ore, giro in barca incluso, con tre ore di effettivo cammino, senza dubbio veramente spettacolare.
Assolutamente sconsiglio l’uso del passeggino che la nostra esperienza ci ha fatto saggiamente lasciare in auto, sarebbe invece stato comodissimo lo zainetto”portabimbi”, visto che anche se Federica ha camminato tantissimo, alla fine esausta, ha degnamente sostituito il mio zaino da montagna sulle mie spalle.
Il posto è talmente suggestivo che penso anche un principiante farebbe delle bellissime foto, ed io mi sono un po’ lasciato prendere la mano, riuscendo a scattare persino con Federica che dormiva appollaiata sulla mia testa.
Scambiata qualche esperienza con altre coppie con bambini, abbiamo raggiunto l’auto che era oramai quasi buio, cosa che francamente non amo quando si è in montagna.
Affamati, ci siamo fermati a mangiare in un ristorante lungo la strada (credo francamente che siano tutti buoni), e qui dopo mesi che non toccavo carne, per puro amore della cultura, non ho saputo resistere al tipico maialino allo spiedo, e mentre Laura e Federica terminavano i loro piatti di carne, io mi concedevo da vero “antropologo culinario” un bis del grasso mammifero. Costo dell’intera cena: circa 22 euro.
Satolli ed un po’ incoscienti vista la tarda ora (22.00), abbiamo imboccato la buia strada per “Osic”, fermandoci in una delle tante case che espongono i cartelli con su scritto “zimmer”, dove con circa 200kn abbiamo preso una camera arredata in stile anni 60 con l’uso del bagno, (esclusivo in quanto siamo gli unici ospiti), calorosamente accolti da una gentilissima giovane signora.
La cosa più bella è che ora sto scrivendo senza avere la più pallida idea del posto esatto dove siamo, in una casa su una buia strada in qualche parte di questo paese che, devo ammettere, avevo sempre sottovalutato.
10° giorno Verso l’isola di Rab
Passata la notte alquanto insonne (un solo letto comincia ad essere piccolo per tutti e tre), ci alziamo di buon’ora.
La gentile signora essendo andata al lavoro molto presto, ci ha lasciato la sua intera casa a disposizione fidandosi ciecamente di due sconosciuti (esistono ancora queste mentalità così pure, non corrotte dalla politica del sospetto dovuta al vivere nelle grandi ed insicure metropoli?).
Cerchiamo di preparare latte e pappa sporcando il meno possibile, l’unica ad approfittare sfrontatamente della situazione è Federica, che ha scoperto i pochi giochi del figlio dei nostri ospiti, e per lei sembra la mattina di Natale.
Sul divano notiamo una caratteristica divisa da guardaparco, probabilmente del marito, e sono rimasto un po’ lì ad osservarla, pensando a come queste persone un po’in tutto il paese cerchino di vivere dignitosamente cercando di arrangiarsi, coltivando un orticello, affittando camere, vendendo miele, e facendo i più disparati lavori pur di sbarcare il lunario, eppure hanno spesso una serenità che sempre più difficilmente trovo nel nostro modo di vivere, e questo mi fa’ pensare ed un po’ commuovere, ma questa è un’altra storia.
Lungo la strada per 50kn abbiamo comperato un barattolo di eccellente miele, da una vecchia signora che mi ci ha fatto anche assaggiare una profumatissima grappa di mele, che non potrò però comperare, temendo problemi alla dogana, in quanto ho già raggiunto il limite con il brandy e devo ancora prendere del maraschino; così gettando un triste sguardo verso i caserecci formaggi che rimarranno nei miei sogni di buongustaio, riprendiamo la via per Signa.
Giunti di passaggio nella cittadina che non è però la nostra meta, ci è praticamente impossibile non fermarci a visitare almeno la fortezza che troneggia sulla strada dall’alto di una collina.
L’edificio se pur conservato e curato benissimo, non è forse trai più spettacolari (trasformato poi per metà in un ristorante), ma contribuisce notevolmente ad allargare la nostra conoscenza sulla travagliata storia di questo popolo, fornendo in particolare preziosi ed interessanti elementi sulla vita dei terribili Uscocchi defraudati della loro vera patria.Ovviamente nel museo Federica non impazzisce di gioia, e dopo essersi un po’ innervosita si addormenta in macchina saltando il pranzo, e svegliandosi praticamente sul traghetto dell’isola di Rab (100kn solo andata per due persone e l’auto).
Seguendo le indicazioni della guida evitiamo Rab paese per il momento, e ci dirigiamo verso Lotar quasi dalla parte opposta, dove sembrerebbero esserci delle belle spiagge di sabbia.
La guida non sbagliava, ma le spiagge sono affollatissime anche da alcuni italiani il comportamento dei quali mi fa vergognare di appartenere alla stessa nazione.Penso sempre che andando in un posto da ospiti bisogna rispettare oltre all’ambiente, la cultura, le tradizioni ed il modo di pensare del luogo purchè questo non vada contro i fondamentali principi umani.Ostentare atteggiamenti di sprezzante superiorità e maleducazione in un paese solo perché più povero, è sintomo di inciviltà ed arretratezza mentale e questo io non riesco ad accettarlo, tanto che ce ne andiamo dalla spiaggia quasi disgustati.
Per fortuna trattando un pochino sul prezzo (cosa che, raccomandata anche dalle guide, qui è consuetudine fare) riusciamo ad avere una bella camera con bagno, tre letti, un balconcino e l’uso della cucina per soli 30euro anziché 37.
Dopo la doccia, usciamo per mangiare un’ottima pizza ed una bella bistecca per Federica, in uno dei tanti localini lungo la strada, piena anche di negozietti e bancarelle che non riusciremo però mai a vedere, in quanto è obbligatorio passare d’avanti a delle giostre, irresistibile richiamo per ogni bimbo.
Le giostre in realtà si riveleranno carissime 10 kuna a giro, dandoci i primi segni dell’estremizzazione turistica del luogo, confermataci in seguito in molti atteggiamenti poco carini dei vari gestori di locali.
Per fortuna a salvare un po’ le nostre finanze, c’è un trio che suona dal vivo e sulla pista insieme ad orde di altri bimbi, Federica può fare i suoi buffi balli sotto i nostri sguardi divertiti, dopodiché abbastanza stanchi ce ne andiamo nella nostra cameretta.
11° Giorno visita di Rab paese
Visto il tempo abbastanza incerto, abbandonati i propositi di una sana giornata al mare, abbiamo optato per una visita del paese, ovviamente appena arrivati è uscito un meraviglioso sole che ci ha fatto un po’ rimpiangere la nostra scelta.
Il nostro rammarico per fortuna è stato completamente cancellato dall’autentica bellezza del paese, crogiolo dell’esteta, senza dubbio il più caratteristico, pulito e ben tenuto, di tutti i luoghi sin ora visitati.
Lascio alle guide i resoconti storici, ampiamente illustrati in più lingue per altro, dai numerosi cartelli informativi posti nei siti di maggior interesse; consiglio vivamente (fin quando si potrà ancora farlo) di godere della spettacolare vista da uno dei quattro quasi allineati campanili.
Anche il mare sembra essere più pulito ed esclusivo dell’affollata Lotar, e seppur ovviamente qui non esistono spiagge, ci ripromettiamo di ritornare l’indomani (tempo permettendo) per una giornata balneare.
Rientrati nel pomeriggio a Lotar dopo un’accurata bellissima visita di Rab, ci siamo concessi un paio d’ore in spiaggia scegliendone una più bruttina ma meno affollata; nel frattempo ovviamente erano tornate le nubi, ma Federica si è divertita un mondo a farsi i fanghi, in quanto abbiamo piacevolmente scoperto di essere su una spiaggia di creta.
In serata abbiamo cenato in un ristorante dove il cibo era discreto dal nome “Inka”, ma che consiglio vivamente di evitare per i camerieri scorbutici e maleducati dove si percepisce unicamente la forte volontà di spillare soldi ai turisti fregandosene altamente della qualità e della passione del lavoro che si svolge. Questa impressione sarà poi a malincuore confermata, se non in rare eccezioni, in quasi tutti i posti dove ci recheremo in quest’isola la cui economia sembra evidentemente reggersi quasi unicamente sugli introiti della stagione estiva, ma questa è una storia abbastanza comune anche da noi se non erro.
12° Giorno: breve visita dell’isola, riflessioni, letture e relax (relativo con un peste di due anni che ti salta addosso)
La mattinata di pioggia torrenziale fa’ saltare tutti i nostri piani per il mare, tentiamo così di fare un breve giro dell’isola in auto, ma la pioggia è veramente troppa e per non rischiare di far saltare anche i nostri nervi, decidiamo di ritornarcene in camera e dedicarci alla lettura.Uscito un pallido sole nel pomeriggio ritentiamo di andare a vedere qualcosa, ma la costa non è facilmente accessibile in auto per la carenza di strade ed indicazioni, e così optiamo per un giro di Rab paese che, visto di sera non perde nulla del suo fascino medioevale.
Lungo la strada del ritorno, ci concediamo una bella cena ed io provo una specialità di cui purtroppo non ricordo l’indecifrabile nome, ma che è facilmente identificabile, in quanto è una grande e squisita polpetta schiacciata ripiena di buon formaggio.
13° Giorno giornata intera di meraviglioso mare a Rab.
Finalmente il sole,
Oggi giornata al mare sotto le antiche mura del paese; suggestivo…la storia alle spalle ed uno splendido, pulito, cristallino mare! Anche qui con il canottino di Federica, allontanandosi qualche metro nelle calme acque, ho potuto avere un punto di vista diverso e senz’altro molto pittoresco del paese.
Approfittando del pisolino post-pranzo di Federica nel primo caldo, assolato pomeriggio, presa la mia pesante attrezzatura fotografica, mi sono aggirato solo per i vicoli della minuscola cittadina gustandone appieno lo spirito ed ascoltando quello che i “sassi” avevano da dirmi, tentando di apprezzare tutti quei dettagli che mi erano sfuggiti.
Ho scattato un po’ di foto anche in bianco e nero che tanto amo, cercando di riabituare (dopo tanto che non usavo questo tipo di pellicola) il mio occhio e la mia mente a vedere il mondo in due colori (anzi tre).
Non ho volutamente usato filtri per non snaturalizzare nulla, vorrei dare l’idea (anticamente reale forse) del classico paesaggio un po’ desolato (magari non in agosto), pieno di sole, pietre, mare, capperi, macchia mediterranea e cicale che cantano….vedremo..
Vi risparmio altre considerazioni di carattere tecnico dal mio diario che credo annoierebbero i non amanti della fotografia.
Abbronzantissimi finalmente, in tarda serata siamo rientrati in camera.
Decisi a non cenare fuori per la prima volta, abbiamo comperato tutto l’occorrente per fare una bella insalata greca, godendo del pane che qui come in tutta la Croazia credo, sia buonissimo.
Prima di andare al letto però Laura ed io ci siamo accorti di avere un gran mal di gola, per fortuna soltanto io però ho qualche linea di febbre, presa così un’aspirina rimandiamo ogni eventuale decisione sul da farsi all’indomani.
14° Giorno: rocambolesco rientro a Roma
Ho passato una notte terribile con le placche in gola e la febbre alta, temendo che anche Federica potesse avere la febbre poiché sembrava scottare, ma il suo leggero aumento di temperatura forse era soltanto dovuto al sole preso durante il giorno.
Io sto abbastanza male ed anche Laura ha qualche linea, decidiamo pertanto almeno di riavvicinarci al confine, e per fortuna facendo uso della “Tachipirina” di mia figlia, riesco a tenere la febbre intorno ai 38°C. Lungo la strada capendo che non sarei guarito in un giorno, decidiamo di anticipare il rientro, riusciamo anche a fermarci al confine per spendere le ultime Kune in generi alimentari, io resto in auto tentando anche di scrivere il mio diario.
Federica, sembra al solito che capisca e si fa circa tredici ore di viaggio filato nel suo seggiolino, con pause soltanto per la pipì e per il pranzo, è eccezionale!
Alla fine stremato e con la febbre a quaranta, lascio la guida a Laura che aveva già guidato per un bel pezzo, ed alle 21,30 siamo a casa abbastanza distrutti ma contenti.
Conclusioni:
E’ stato un viaggio al solito impegnativo con una bimba, anche un po’ mal preparato dal punto di vista culturale, ma per una serie di circostanze ci siamo trovati entrambi con le ferie nel mese in cui più odiamo viaggiare, e per tanto abbiamo dovuto fare di necessità virtù!
Ce la siamo comunque cavata al solito benissimo, e qui spero di non peccare di immodestia dicendo che l’esperienza dei numerosi viaggi dei tanti passati anni (in posti anche abbastanza infimi), ci ha al solito aiutato, anche se mai si finisce di imparare, che poi, a ben pensarci è uno dei primi scopi di un viaggio: scoprire, esperire ed imparare!
Abbiamo cercato come sempre di vivere quanto più possibile lo spirito del luogo, anche se spostandoci in continuazione il contatto con i locali non è sempre stato dei più facili, ed il popolo croato (non tutti ovviamente) ci è sembrato a volte un po’ chiuso e freddino, ma forse questa è soltanto una nostra impressione; gli Italiani in ogni caso sembrano abbastanza benvoluti ovunque, e questo è senz’altro positivo.
Certo avremmo forse voluto fare un po’ più di mare, per Federica soprattutto, ma penso che pochi giorni qui valgono molto più che un mese sul litorale romano che io tanto amavo, ma che la nostra scellerataggine ha ridotto a poco più che una cloaca.Le guide sostengono che i croati si ispirano molto al modello occidentale come filosofia di vita, io spero francamente che ne prendano soltanto le cose migliori, e capiscano che il non rispettare l’ambiente in cui si vive è come sputare per terra nella propria casa.
Avremmo poi voluto fare sicuramente qualche visita culturale e vedere qualche posto in più, è chiaro, ma nella vita di un genitore non c’è spazio per il rammarico, basta capire che il vero viaggio alla fine è quello che stai compiendo giorno dopo giorno con la tua famiglia e con tua figlia, vedendola crescere ad ogni minuto sotto i tuoi occhi, e questa sensazione non c’è guida che possa descriverla e non c’è luogo che possa dartela!

CONSIGLI PRATICI:
1) L’Euro è ben accetto ovunque, anzi in taluni casi addirittura preferito alle Kune, consiglio di portarne un bel po’ ovviamente valutando i rischi. (1eruo=7.30kune)
2) La carta di credito non è invece accettata ovunque, anzi è abbastanza odiata, ovviamente per le commissioni, perciò non meravigliatevi se in alcuni posti storceranno la bocca quando gliela presenterete, od addirittura faranno finta di non essere abilitati (come mi è successo)
3) I prezzi delle camere ed in genere di tutto quello che viene acquistato fuori dai supermercati, sono sempre un minimo trattabili
4) Quasi tutti i market (anche quelli più grandi) preparano panini espressi, gli affettati ed i formaggi oltre alle verdure, sono eccellenti ovunque, sconsiglio pertanto di prepararsi i panini da soli, perché spendereste più o meno la stessa cifra.
5) Soprattutto in Istria, molte radio (es.: radio Pula) hanno notiziari informativi in varie lingue compreso l’italiano, ad orari regolari sulle condizioni meteorologiche e su tutti gli eventi del luogo, tramite i quali si possono acquisire preziose informazioni su sagre, eventi, concerti ecc.
6) Comperare o portarsi un materassino in gomma piuma per sdraiarsi sui ciottoli o le banchine, ne consiglio vivamente anche uno gonfiabile, od un piccolo canotto per rilassanti e suggestivi bagni.
7) Lo strudel nelle sue più diverse versioni è eccezionale (anche nei market)
8) La pizza è fatta alta (alla partenopea), e se non fosse un po’ per la mozzarella, non avrebbe nulla da invidiare alla nostra
9) Il maialino allo spiedo con le patate al forno (tipico del luogo) è uno dei migliori che abbia mai mangiato nella mia vita. In genere la carne ed il pesce sono a buon prezzo e buonissimi ovunque
10) Il formaggio dell’isola di Pag e quello trappista se pur un po’ cari vanno assolutamente testati
11) Le birre sono eccellenti, ed eccezionalmente economiche, la più diffusa è la Karlovacho, ma io ho sempre preferito la Ozujsko sempre chiara ma più corposa e dal sapore più deciso; sui vini non saprei dire, mi hanno detto essere buoni, ma non credo che abbiano ancora una vera cultura di tale nettare, anche se anche per merito degli italiani il campo sembra in rapida espansione, non sono comunque un esperto, per tanto non mi pronuncio più di tanto.
12) L’italiano soprattutto in Istria è parlato praticamente ovunque
PICCOLI SUGGERIMENTI CON I BIMBI MOLTO PICCOLI:
Oltre alle cose più ovvie tipo vestiti, pannolini ecc. il mio consiglio per un viaggio del genere, è quello di portare le seguenti cose:
1) medicinali e quant’altro occorre per le piccole disinfezioni, parlate con il pediatra per un’ antibiotico a largo spettro che potrebbe tornare utile (per tutti) in caso di bisogno e per altri consigli, ovviamente tachipirina, termometro, ghiaccio secco e supposte pediatriche per la stipsi.Io porto sempre tutto anche a livello scaramantico.IMPORTANTISSIMO: andate presso la vostra ASL di zona e fatevi rilasciare il modulo per l’assistenza medica all’estero, potrebbe tornarvi utile in caso di prestazioni mediche ed ospedaliere che dovreste altrimenti pagare, oppure stipulate una piccola assicurazione di viaggio.
2) Lo zainetto portabimbo l’ho sempre sognato.
3) Scaldabiberon elettrico (io l’ ho dimenticato) e fornelletto sia elettrico, (con relativo adattatore universale), che a gas. Qualche volta in caso di bisogno, soprattutto in paesi dove il cibo non era proprio compatibile con le esigenze di un bimbo piccolissimo occidentale, mi sono ritrovato a preparare una pappa in camera, cosa che comunque sconsiglio vivamente, perché oltre ad essere giustamente vietato, scomodo, e pericoloso per incendi, ustioni ed odori; meglio sempre chiedere ai proprietari che difficilmente si rifiuteranno di mettervi a disposizione la cucina quando si tratta di bimbi.
4) Brodi liofilizzati, formaggini, una boccetta (in plastica) con dell’olio d’oliva, sale, parmigiano grattato, un pentolino e posatine varie insomma tutto l’occorrente per una pappa, che si possa conservare anche senza un frigorifero.
5) Un contenitore termico capiente per portare pappe e paste già cucinate.
6) Tanta…..tantissima pazienza, calma e comprensione

INDIRIZZI UTILI:
A parte i ristoranti buoni praticamente quasi ovunque, basta evitare i posti troppo turistici, questi sono gli unici indirizzi per le camere che mi sento di lasciare e di cui ho parlato nel mio racconto, il consiglio (ammesso che ne abbiate bisogno) valido ovunque, è sempre quello di chiedere di poter visionare la camera prima di prenderla, anche se può sembrare un po’ scortese, vi salverà da molte notti in anguste topaie:
1)Stinjan (Pula)
Isic Mariza e Bruno Stinjan-Selo, 27 tel.:00385-517239
Hanno due appartamenti ed una camera con uso del bagno, sono puliti se pur arredati in maniera un po’ spartana, ma la gentilezza e la disponibilità dei proprietari che parlano italiano, è ineguagliabile
Costo 30 euro per la camera, 40 per l’appartamento ma ovviamente varia dai periodi e dal numero di notti.
No credit card
2)Karlobag.:
Muhizaba-Karlobag tel.:00385-053694136/ 00389-051-454819
Hanno credo due camere con bagno, sono luminose e pulite.
Prezzo 25 euro
No credit card
3)Lopar (Rab)
Borka i josip Matahlija : Lopar 456-51281 Rab
00385-051-775213
www.lopar.com/456.htm
Camere moderne e pulite con bagno, balconcino e cucina in comune; hanno anche appartamenti con cucina.
Prezzo 37 euro per la camera (noi l’abbiamo avuta a 30)
Buon viaggio!