Una Settimana in Corsica

Racconto di viaggio in Francia

di Gianni Giatti

L’idea di trascorrere una settimana in Corsica era nata per caso durante il pranzo di Natale. Successivamente, nel corso delle festività pasquali, ritornando sul discorso è maturata la decisione di non lasciar passare troppo tempo; ecco quindi che verso la metà di giugno, quando il clima non ha ancora raggiunto l’ elevata temperatura estiva, siamo pronti per questa breve vacanza che ci porterà alla scoperta dell’isola.

Alle dieci, lasciati gli ormeggi dal porto di Livorno, ci troviamo a navigare verso Bastia in una splendida giornata di fine primavera. Durante le quattro ore della traversata, abbiamo giusto il tempo di prendere confidenza con le strutture del grosso traghetto, e una volta superata l’isola di Capraia, scrutando all’orizzonte notiamo già delinearsi i contorni dell’isola corsa.
Man mano che ci avviciniamo il colpo d’occhio viene messo sempre più a fuoco, mentre la pilotina con l’ufficiale francese che viene verso di noi per condurre la nave in porto, ipotizza lo sbarco imminente.
Sono le due in punto quando la nave attracca alla banchina e subito dopo lo sbarco, con ancora tutto il pomeriggio a disposizione, ci troviamo a percorrere il lungomare che subito fuori città lasceremo per proseguire verso l’interno in direzione di Corte.
L’idea che mi ero fatto di un’isola pietrosa, mi riporta alla realtà notando il verde che incontriamo durante questi primi chilometri, mentre le strade da questo lato dell’isola sono decisamente buone.
In poco più di un’ora raggiungiamo la nostra meta, e parcheggiato il camper fuori città ci incamminiamo verso il centro.
Salendo lungo le ripide scalinate abbiamo il primo approccio con la vecchia città che sebbene non sia una delle mete favorite dai turisti, in quanto situata nell’interno, è comunque una città pittoresca e molto amata dal popolo corso, in quanto, custodisce i ricordi del passato nella struttura medievale e nelle costruzioni militari quali la Cittadella, che si erge sulla vetta del monte che domina la città, e che gli originari del luogo declamano: come un nido d’aquila.
Corte, eletta capitale della Corsica nel breve periodo della sua indipendenza, può definirsi la frontiera naturale tra la Corsica del Nord e quella del Sud, dove regna e veglia dall’alto dai suoi picchi rocciosi, sulle vallate e sulle gole sottostanti.
La temperatura è molto più alta di quella che abbiamo lasciato nel continente questa mattina, e durante il percorso di ritorno verso il camper, imitiamo alcuni turisti soffermandoci sul greto di un torrente per un rinfrescante pediluvio all’ombra di grossi platani.
Come prima di ogni viaggio, anche questa volta abbiamo pianificato un itinerario di massima, ma una volta sul posto, viste le brevi distanze che ci separano tra un punto e l’altro, decidiamo di scendere verso il mare e di accamparci in uno dei numerosi camping lungo la litoranea.
Prima di cena c’è il tempo per un bagno rilassante nelle tepide acque del Mediterraneo, mentre quando ci mettiamo a tavola, un impareggiabile tramonto fa da cornice al termine di questo nostro primo giorno sull’isola.
Al mattino dopo aver percorso un centinaio di chilometri verso sud, privi di interesse turistico in quanto, lungo una litoranea semideserta interrotta di tanto in tanto da qualche grosso campeggio, il paesaggio cambia a poco a poco mentre la strada restringendosi notevolmente, comincia a serpeggiare tra anse e saliscendi, fra costoni di roccia e piccole spiaggette.
In una di queste a metà mattina, ci fermiamo giusto il tempo di fare un bagno rinfrescante prima di proseguire per Bonifacio, in un attraente paesaggio punteggiato da eucalipti, citronelle, clementini, kiwi, e vigneti vicinissimi alle lagune, nelle quali acque calme si è evoluta la coltura di vongole ed ostriche.
Attraversiamo così deliziose località e piccoli sobborghi quali: Solenzara, Santa Giulia, Cala Rossa, Rondinara, intervallate da estese piantagioni di sugheri, sino a giungere ancora una volta in riva al mare sulla spiaggia di Pinarello, di fronte ad un vasto e panoramico camposanto, circondato da pini. Scopriremo in seguito che in tutta la Corsica, i punti di maggiore interesse paesaggistico sono dominati da bianchi e assolati cimiteri.
Proseguiamo quindi verso Portovecchio lungo uno splendido litorale costellato di piccoli Golfi e spiaggette. Notiamo però, che a causa delle strette strade non è possibile fermarsi, e ovunque i cartelli vietano la sosta ai camper là, dove vengono individuate rarissime piazzole.
Ma il nostro scopo è quello di arrivare a Bonifacio, che raggiungiamo subito dopo la pausa pranzo effettuata sotto un grosso eucalipto a qualche chilometro di distanza, e che andremo a visitare subito dopo aver sistemato il camper nel campeggio.
Il piccolo campeggio vicino al porto è affollatissimo, pertanto dobbiamo ritornare indietro sulla statale e accamparci a circa tre chilometri. Dopo un bagno nella piscina del campeggio, con un taxi ci dirigiamo verso il promontorio per la visita della città.
Bonifacio, capolavoro di architettura racchiuso in una fortezza, la pennellata finale dell’artista per esaltare la sua opera, sembra onorare la punta dell’estremo sud dell’isola con questa impresa che assume l’aspetto di un imponente vascello in posizione di puntare verso il largo.
Prima di addentrarci nel centro storico, percorriamo il camminamento lungo i bastioni che offrono delle vedute a strapiombo sul porto e lungo il canale che porta in mare aperto, sul fondo del quale le rocce e le insenature si rispecchiano nell’acqua dall’azzurro intenso.
Quando arriviamo dalla parte opposta del promontorio occupato in gran parte dalla cittadella militare, l’impressione è quella di trovarci di fronte alla costa inglese con le “White Cliffs” illuminate dal caldo sole.
Scendendo ripide scalinate che portano all’estremità delle pareti rocciose, si ha un’idea di quanto fosse ben difesa e inespugnabile la fortificazione dall’assalto degli aggressori.
Anche da questa sommità sulla punta estrema del fiordo, troviamo un cimitero che domina sulla baia. Per abbreviare la distanza che ci separa dal centro, imitando altre persone del posto, lo attraversiamo quasi fosse un quartiere cittadino notando che la necropoli è totalmente pavimentata e formata da cappelle familiari sul fronte delle quali spiccano tantissimi nomi di italiani.
Ci addentriamo quindi nel fascino di questa vecchia città splendente di candore per le stradine del paese che quasi all’ora del tramonto, non più avvolta dal caldo soffocante, cominciano ad affollarsi di turisti in cerca di qualche locale tipico per una cena intima, o semplicemente per una passeggiata.
Quando lasciamo la fortezza attraverso la porta del ponte-levis, la vecchia città dove il linguaggio curiosamente è genovese e non corso, si richiude alle nostre spalle, e lungo una serie di scalinate che zigzagando scendono fino al porto, ci troviamo di fronte allo spettacolo delle falesie che emergono prorompenti dal mare.
Lungo la banchina del porto fan da cornice i ristoranti più raffinati che espongono le pregiate qualità di pesce pronte ad essere servite ad una clientela riservata, in quanto i prezzi esposti non sono certo alla portata di tutti.
La mattina del secondo giorno della nostra permanenza a Bonifacio, la dedichiamo ad una escursione in motobarca circumnavigando lo sperone antistante la Sardegna che dista poco più di mezz’ora dalla Corsica.
Uscendo dal porto percorriamo per tutta la sua lunghezza il piccolo fiordo dal quale possiamo ammirare la roccaforte in tutto il suo splendore.
Notiamo la stratificazione della roccia calcarea che determina l’esistenza dell’isola nel corso dei secoli, lungo un percorso caratterizzato da numerosi anfratti che celano alcune grotte talvolta di dimensioni gigantesche, dei veri e propri antri atti ad ospitare ciclopi di mitologica memoria.
Superato il faro della Madonetta, non trovandoci più al riparo del fiordo la barca comincia a ondeggiare mentre si porta sotto la parete esposta ad ovest. Da questo lato possiamo notare le abitazioni costruite perfettamente a picco sul mare.
La vista di Bonifacio dal mare è una delle più apprezzate. La barca oscilla lungo gli immensi muri bianchi sbalzati che si protraggono su di noi. Mentre la città sembra guardarci dall’alto, si percepisce quasi una leggera angoscia di veder cadere i suoi edifici sopra le nostre teste.
Quando infine siamo sulla rotta del rientro verso il porto, ascoltiamo il capitano della motobarca mentre ci illustra la vita fino a qualche decennio fa nella rocca, e di quella che gli abitanti del luogo chiamavano “la processione degli asini” o “il metrò di Bonifacio”, per via delle centinaia di somarelli che all’alba, incolonnati salivano i ripidi pendii per rifornire di acqua e vettovaglie gli abitanti, e i cui ragli svegliavano la popolazione che imbestialita li insultava a gran voce amplificando così il baccano delle bestie.
Rientriamo al campeggio verso mezzogiorno. C’è il tempo per un bagno in piscina prima di proseguire verso nord, mentre per il pranzo ci fermeremo lungo la strada non appena avremo individuato una bella zona panoramica.
La montagna dentro il mare: così è stata definita la Corsica da uno scrittore francese, e mentre percorriamo questo tratto di costa, l’appellativo ci appare appropriato.
La scelta per la breve pausa del pranzo cade dopo 30 km. da Bonifacio, quando superato il Golfo di Roccapina, ci fermiamo su un punto panoramico dal quale possiamo ammirare la sottostante baia omonima, e provando una certa invidia per quei ciclisti che arrivati al culmine della loro fatica si apprestano ad affrontare la lunga discesa.
Proseguiamo per qualche chilometro fino ad attraversare il grosso centro di Sartene, per poi cominciare a discendere verso il golfo di Propriano, dove una volta parcheggiato il camper al di là della strada di fronte alla spiaggia, dedicheremo il resto del pomeriggio al relax e ad un bagno di sole.
La spiaggia di Propriano che parte dal grazioso centro di pescatori e si estende per un lungo tratto, è intervallata da grossi scogli che affiorano dall’acqua e sulla sabbia, raffiguranti strane forme a seconda dell’interpretazione alle quali si vuol dare.
Per l’ora di cena, è giunto il momento di provare le tanto esaltate bistecche di manzo dei bovini dell’isola tenuti allo stato brado negli alti pascoli, e che si riveleranno rispondenti alle aspettative, mentre una passeggiata sulla spiaggia quando in lontananza si accendono le prime luci, concluderà la serata.
Per passare da un Golfo all’altro, da una spiaggia all’altra, lungo la sponda occidentale della Corsica bisogna superare dei notevoli dislivelli in quanto la strada non scorre sempre lungo la costa, ma si inerpica fino a superare a volte i 500 metri.
Il caso di oggi vuole che per raggiungere la nostra meta: Porto, uno dei luoghi più incantevoli dell’isola, si debba salire per ben due volte; la prima delle quali per arrivare al golfo di Ajaccio.
In città e nelle vicinanze, i parcheggi sono sovraffollati. Del resto essendo una città moderna la nostra guida non ne esalta la visita se non per la casa natale di Napoleone Bonaparte, e quindi dopo un breve giro nelle adiacenze del porto proseguiamo verso nord.
Lasciato il traffico caotico di Ajaccio dove per qualche istante ci era parso di essere rientrati dalle vacanze, percorsi pochi chilometri ci fermiamo in un’ampia insenatura del golfo per il pranzo, in un incantevole silenzio, interrotto dal fruscio del venticello caldo e dall’infrangersi delle onde sugli scogli qualche metro più in basso.
Quando nel pomeriggio ci ritroviamo in viaggio, notando le spiagge semideserte, la tentazione è di fermarci per un bagno, poi, pensando che siamo già al quarto giorno di escursione e con tanto ancora da vedere nei rimanenti tre a disposizione, tiriamo diritto.
Con la complicità di qualche nuvola di passaggio e dell’aria decisamente più fresca, ci concediamo una pausa quando raggiungiamo Cargese, conosciuto anche come il villaggio delle due chiese disposte una di fronte all’altra, delle quali una di professione di fede cattolica mentre l’altra protestante.
La strada prosegue in salita addentrandosi in una zona montagnosa, attraversando qualche piccolo paese sullo sfondo del quale già si intravedono “i calanchi di Piana”, o comunemente dette: le calanche, uno scenario naturale particolarmente spettacolare.
La strada si fa all’improvviso più stretta, larga poco più di una corsia, che non permette il passaggio di due mezzi se non quando uno dei due si ferma in appositi rientri dal lato della parete rocciosa.
La calanca, piccola ma profonda insenatura quasi sempre inaccessibile, è un intreccio di rocce dal colore rossastro e dalle forme scenografiche, un’immagine rappresentativa del mondo naturale dell’isola: la roccia, le scogliere a picco sul mare, la macchia mediterranea, l’azzurro intenso dell’acqua marina, uniti in un affascinante combinazione.
Quando ci troviamo a passare rasente il muretto che delimita la carreggiata, non sappiamo se tratteniamo il respiro davanti alla bellezza di questi scorci suggestivi su questi particolari cumuli rocciosi e sul mare in lontananza, o per il baratro che sta sotto di noi, mentre veniamo colti dal dubbio che incrociando i pullman di turisti, questi scendano non per passeggiare ma perché camminando si sentano più sicuri.
Inutile dire che la strada verso Porto è meravigliosa. Paesaggi selvaggi e frastagliati, montagne rocciose di granito rosso infuocate dal sole, vegetazione lussureggiante, punti panoramici a strapiombo sul mare si alternano lasciandoci davvero senza parole.
Superati i 5 chilometri critici, la strada torna ad allargarsi e a discendere. In lontananza cominciamo a distinguere il Golfo di Porto, la spiaggia e una enorme torre che troneggia fra le rocce, mentre all’interno dell’insenatura notiamo seminascosto dalla vegetazione un campeggio.
Il posto sembra incantevole e ci andiamo a sistemare in una piazzola, ma quando il nostro interprete addetto alle pubbliche relazioni torna dalla reception, ci comunica che il campeggio è comunale, che dista 3 km. dal paese e che non c’è possibilità di fare acquisti all’interno, ma se vogliamo possiamo anche spostarci in un campeggio vicino al paese.
Lasciare il bello per l’incerto non ci sembra il caso, piuttosto se vogliamo mangiare, bisogna andare a fare la spesa prima che chiudano i negozi e fatti i calcoli 3 ad andare e 3 a tornare, i 6 chilometri ci impegneranno almeno un paio d’ore, per cui se non vogliamo fare notte è meglio incamminarsi.
Ciò che divide il campeggio dal paese è un rigagnolo che se non fosse per le signore che si sono cambiate si potrebbe anche guadare. Probabilmente penso, per lasciare la natura incontaminata, questi francesi hanno rinunciato a costruire un ponticello.
Dopo un’ora di strada con una pendenza del 12%, in uno scenario da incantesimo, sudati arriviamo al paese, e una volta rassicurati che i negozi chiuderanno molto tardi, ci lasciamo catturare dal paesaggio che ci circonda.
Notando infine la grossa mole della Torre genovese, visto che siamo ancora in tempo, decidiamo di andare a goderci il tramonto da uno dei suoi merli.
Dall’alto della torre godiamo di un panorama irreale, il mare, la montagna, il golfo, la spiaggia, gli scogli, proprio sotto di noi vediamo anche il campeggio, e…………meraviglia, un ponticello che lo unisce al paese.
Dopo esserci guardati in viso scoppiati in una fragorosa risata, acquistiamo alcuni generi e valicato il ponte in 5 minuti siamo di nuovo nel campeggio.
Dopo cena dopo una breve passeggiata lungo il molo, ritorniamo nel paese illuminato, dove da una terrazza sul mare ci godiamo la frescura che arriva dalle cime adombrate, e fino a poco fa infuocate.
Il risveglio nella piccola oasi sorvegliata dalle “Tre signore” (come sono così chiamate le cime che sovrastano il campeggio), è indice di un’altra bellissima giornata.
Il tratto da Porto a Calvì, è tra i più entusiasmanti dell’isola, non c’è in pratica un momento di noia, ad ogni curva il paesaggio si propone con i colori saturi dei contrasti tra mare, scogliere e vegetazione.
Subito dopo aver lasciato la splendente località turistica la strada si inerpica rapidamente, e costeggiando la montagna, si rivela più adatta ad un particolare tipo di turismo itinerante: quello con le moto o dei grossi scooter dell’ultima generazione.
Ne consegue che chi come noi viaggia su queste “mulattiere asfaltate” in camper, deve stare completamente sul lato sinistro della carreggiata per non rischiare di spigolare la parte alta del mezzo sulla roccia sporgente e tagliente, soprattutto nelle curve cieche dove si deve avanzare con la massima cautela.
Ma il procedere diventa un’impresa, quando all’improvviso ci si trova di fronte un camion o qualche pullman di turisti, cosa assai frequente.
Da parte nostra non appena possibile, ci fermiamo per far passare la lunga fila che si forma per l’impossibilità di sorpasso, e dai componenti della quale veniamo ringraziati, non appena superati.
Viaggiamo così per un paio d’ore tra fermate e partenze ad una media intorno ai 20 chilometri orari, fino a quando giunti in fondo ad una interminabile coda, ci blocchiamo del tutto.
Succede che qualche centinaio di metri davanti a noi, un grande autobus polacco che viaggia sul nostro senso di marcia, è in enorme difficoltà su questa strada per via degli spuntoni di roccia e prosegue a passo d’uomo seguendo uno dei due autisti che procedendo a piedi gli fa strada, tra le imprecazioni delle centinaia di autisti incolonnati nei due sensi.
Rimasti immobili per una buona mezz’ora, spazientiti, la situazione viene presa di petto da Biagio che portatosi all’altezza del pullman, dopo aver urlato qualche parolaccia in francese all’autista polacco, riscattandosi così per la storia del ponticello di ieri, lo blocca ai bordi della carreggiata, e lentamente fa defluire l’ingorgo alternando le vetture nei due sensi fino a quando il nostro camper riesce a superare l’ostacolo tra gli applausi degli automobilisti.
Tutto questo trambusto ci occupa l’intera mattinata, poi una volta ritornata la normalità, superato il passo notiamo in lontananza ancora una volta il mare e la nostra prossima meta, la cittadina di Calvì che raggiungeremo nel tardo pomeriggio.
La sistemazione del camper, un bagno nella piscina del campeggio un breve riposo e ci ritroviamo a sera inoltrata in direzione del centro cittadino per una boccata d’aria dopo un pomeriggio molto caldo sebbene ventilato.
Ci limitiamo a fare quattro passi lungo la banchina del porto turistico lanciando lo sguardo su alcune imbarcazioni ormeggiate, tralasciando volutamente ogni altra visita che effettueremo domani.
Oggi dedicheremo la prima parte della giornata con le ore più fresche alla visita della cittadina mentre il pomeriggio lo trascorreremo in spiaggia. Fin dalle prime ore la temperatura si preannuncia canicolare nonostante la leggera brezza che spira ogni tanto.
La città è formata dalla parte alta, la Cittadella con l’antico bastione genovese, e dalla parte bassa, con le case affacciate sul porticciolo e l’animazione tipica delle città turistiche.
La nostra visita inizia dalla promenade, lungo la banchina del porto turistico, fatta di locali notturni e ristoranti tipici, per poi risalire i gradini che portano nella cittadella fortificata, dominata dal torrione del Palazzo dei Governatori.
Le qualità guerriere di Calvi sono note sin dal V secolo quando la cittadina, affacciata sul porto di origini romane, iniziò ad affrontare invasioni e predomini che si susseguirono sino al medioevo. Oppressi da ogni invasore nel corso dei secoli, Calvi decise che il minore dei mali era mettersi sotto la protezione di Genova e ad essa rimase sempre fedele tanto da conquistarsi il nome di “civitas semper fidelis”. Una fedeltà pagata a caro prezzo quando la flotta dell’ammiraglio Nelson giunse sulle coste dell’isola, nel tentativo di conquistare il porto ritenuto un punto strategico.
Erta sul suo promontorio la cittadella di Calvi ha saputo attraversare i secoli e conservare un notevole patrimonio architettonico e culturale, il cui massimo splendore verrà raggiunto in epoca rinascimentale.
La capitale della Balagne è una delle località turistiche più belle della Corsica, anche grazie alla lunga spiaggia, rinomata e molto frequentata altresì in bassa stagione, poiché posta al riparo dei venti dalle montagne circostanti.
In attesa che Biagio procuri la cena, ci crogioliamo al sole, mettendoci a mollo di tanto in tanto nelle calde acque del golfo.
La giornata è stata davvero molto calda e si preannuncia una notte afosa. Così imitando alcuni giovani riuniti sulla spiaggia, in attesa del bagno di mezzanotte, torniamo al campeggio a prendere i costumi e dopo una leggera esitazione, dovuta soprattutto alla pasta con le sarde della cena, eccoci in acqua sotto le luci sfavillanti della città che si rispecchiano nella baia.
Quando al mattino ci troviamo a percorrere la strada costiera, notiamo che un giorno in più di vacanza sarebbe stato l’ideale per compiere il giro completo dell’isola. La breve esperienza infatti, rimarrà incompleta in quanto, con l’imbarco che avverrà domani, non avremo la possibilità di compiere il giro di Capo Corso la punta più settentrionale della Corsica, o come viene qui chiamato “il dito”.
Decidiamo quindi di raggiungere con tutta calma Bastia, soffermandoci su alcuni luoghi indicati lungo il percorso dalla nostra guida, il primo dei quali: l’Isola rossa, che troviamo dopo circa un’ora di marcia da Calvì.
La località, è un piccolo ma affollato paese estivo di villeggiatura, un porticciolo difeso dall’immancabile torre genovese, una baia riparata con al centro un isolotto, un grosso scoglio il cui colore da il nome al luogo.
Il centro è animato dai caffè all’ombra di gigantesche piante e da un mercatino di prodotti tipici isolani, fra i a quali spiccano formaggi e salumi.
Una volta risaliti in camper, proseguiamo per un’ora ancora lungo la costa, che rende proprio l’idea di una montagna, o meglio ancora di un mastodontico scoglio in mezzo al mare.
Come altre volte poi, la strada punta verso l’interno in forte ascesa per superare una zona rocciosa impraticabile. Una montagna che alterna asprezza e aridità a vaste zone di boschi inviolati, di macchia mediterranea, di cespugli di mirto.
La discesa si affaccia nel golfo S. Florant che offre oltre ad un impagabile colpo d’occhio sull’insenatura, una magnifica spiaggia deserta dove ci fermiamo per un bagno prima del pranzo.
In riva al mare, un minuscolo cimitero di guerra con un manipolo di tombe bianche è stato disposto di fronte all’Africa la terra d’origine, in memoria di un gruppo di soldati musulmani, morti per la liberazione della Corsica.
La strada che da S. Florant risale e ci porterà dalla parte opposta dell’isola viene chiamata “la strada vignaiola” per l’estensione dei vigneti, le numerose case vinicole e le caratteristiche “botteghe del vino e grappa”, che si trovano attraversando i piccoli paesi.
Il tragitto che sale rapidamente, offre degli scorci paesaggistici degni di attenzione su avvallamenti coltivati, fattorie, vegetazione tropicale lungo una strada che a poco a poco lascia intravedere l’ultimo spicchio del mar Mediterraneo, prima di scollinare.
Sul passo, l’ennesimo monumento ai caduti per la libertà, si affaccia sul Tirreno. Sotto di noi, ancora nascosta la città di Bastia che raggiungiamo dopo una ripida discesa che si spegne direttamente nel centro cittadino.
In città non ci sono campeggi, il più vicino si trova a 5 chilometri per cui sistemiamo prima il mezzo, e dopo una doccia rinfrescante ritorniamo in città con l’autobus per una breve visita.
Bastia, è un florido porto e la capitale amministrativa dell’Alta Corsica, e trae il suo nome dalla fortezza “a bastia” che venne eretta dai genovesi.
Il lungomare nella parte centrale della città, è caratterizzato da una lunga zona pedonale dominata dai caffè disposti uno accanto all’altro all’ombra dei platani, dove alcune bande musicali si alternano allietando avventori e i passanti, che approfittando del fine settimana affollano il centro.
Come in tutte le città di mare, la zona più caratteristica è quella del porto con le vecchie case disposte nella zona collinare che si rispecchiano nelle acque del porticciolo turistico, dove i due fari di segnalazione per i pescatori, danno l’idea di due sentinelle poste di guardia all’imboccatura.
Passeggiamo in lungo e in largo per la marina, e dopo l’acquisto di alcuni prodotti locali da portare a casa, rientriamo al campeggio. Vicino alla reception, l’attenzione cade su una pianta di grosse colorite e mature albicocche, che un cartello con un teschio indica intoccabili perché trattate, quasi sicuramente una precauzione del proprietario verso alcuni campeggiatori affinché non la spoglino.
Dopo cena, quattro passi ci portano nel centro del paesino attirati dalla musica che si ode in lontananza. Nella piazzetta del paese al riparo di un antico torrione di avvistamento, alcuni personaggi del luogo intrattengono con le chitarre, i paesani e i turisti di passaggio in occasione della festa del Santo Patrono.
E’ domenica, e con il risveglio in questo giorno festivo, la nostra vacanza volge al termine. La giornata caldissima e priva di un alito di vento, ci induce a stare in ammollo fino alla partenza.
Alle due lasciamo il campeggio, non prima di aver abbondantemente alleggerita la pianta di albicocche, giusto per provare il tipo di terapia riservatale, che sinceramente dobbiamo riconoscere: un trattamento molto dolce.
In poco meno di mezz’ora copriamo il tragitto verso il porto, giusto il tempo di vedere arrivare il traghetto che ci riporterà in Italia.
Dopo aver atteso le varie operazioni di sbarco di automezzi e passeggeri, viene dato l’ordine di imbarcare. Ci muoviamo lentamente verso il capace ventre del traghetto e qualche minuto più tardi siamo già sulla parte alta del ponte per ammirare il distacco dalla banchina che avverrà non appena sistemati gli autoveicoli all’interno.
Mollati gli ormeggi, la nave sollecitata dalla potenza dei motori lascia l’approdo; la città scorre a rilento davanti a noi. Notiamo un camper che appena sbarcato, dopo aver superata la barriera doganale è lanciato verso l’uscita della città, quasi avesse timore di non riuscire a vedere tutto quanto l’isola gli sta per offrire, esattamente il nostro comportamento di una settimana fa.
Mentre un groppo sale alla gola, chissà quali pensieri scorrono nella mente di Noris nel vedere l’isola che si allontana. Chissà cosa sta pensando di quest’isola affascinante e impervia, tanto vicina quanto lontana, che della Francia fa parte solo geograficamente ma dove gli abitanti parlano ancora uno storpiato dialetto italiano.
La mescolanza di paesaggi visti in questi pochi giorni riaffiora in un caotico intreccio di vallate, montagne, golfi selvaggi, orizzonti azzurri, spiagge, falesie, dolci insenature, che si dissolvono e riappaiono con gli spruzzi bianchi che la scia della nave pennella sul mare.