Diario di un’allegra scampagnata

Racconto di viaggio in Germania

di Federico Crescenzi

29 Dicembre 2005.
Essendo una persona alquanto metereopatica, una giornata all’insegna del freddo e della pioggia come quella odierna dovrebbe provocarmi un diffuso senso di disagio…ma in realtà neanche mi accorgo della fine pioggerellina che martella inesorabilmente il tettuccio della mia macchina, diretta all’aeroporto di Roma-Fiumicino. Fra meno di due ore, infatti, sarò “comodamente” seduto sulle poltroncine di un aereo diretto niente di meno che a…a…a Monaco di Baviera!!!beh, in realtà, fino all’ultimo ho cercato disperatamente un’offerta per Vienna, ma davanti alla concreta prospettiva di festeggiare a casa con i miei, ho visto la Germania come la terra promessa.
Ah, dimenticavo, devo ancora specificare chi saranno i miei compagni di viaggio: oltre a me e Daniela (la mia ragazza), ci sono anche Gianluca&Desirèe (una coppia di colleghi della mia ragazza) e Alessio&Alessandra (miei antichi colleghi di studio).

Sempre 29 Dicembre 2005 ma un po’ più tardi.
Mamma mia, non ricordavo un dolore così acuto alle orecchie mentre l’aereo prende quota, addirittura peggio delle telefonate con la mia ragazza!A proposito di Daniela, dopo aver comprato i cerotti del Milan…mah!!!nel duty shop dell’aeroporto, e dopo aver intavolato un discorso sulle possibilità (scarse, secondo lei) dell’aereo di giungere a destinazione, mi ha teneramente stretto la mano nella fase di accensione dei motori del veicolo, confessandomi di essere un po’ preoccupata. Allora io, sensibilmente angosciato, gli ho consigliato di rilassarsi e non pensare a niente…oh, non ci si crede, ma gli è riuscito talmente bene che ancor prima del decollo vero e proprio lei già dormiva!!!
Appena atterrati a Monaco un contagiosissimo senso di euforia si è impossessato di noi, tanto che neanche il fatto di trovare solo scritte in tedesco ci ha minimamente scoraggiato.
Dopo aver passato non poco tempo davanti a quelle dannate macchinette automatiche sputa-biglietti, siamo riusciti a prendere la metropolitana che collega l’aeroporto F.J.Strauss alla stazione centrale di Hauptbahnhof.
Ora, di fronte al gran numero di persone che affollavano la fermata della metro alla stazione centrale, abbiamo incontrato “leggerissime” difficoltà nello scendere prima che le porte della carrozza si richiudessero. Ma fortunatamente ce l’abbiamo fatta tutti…o quasi.
Appena ci siamo voltati in direzione dei binari, infatti, la scena si è rivelata subito in tutta la sua comicità: al di là delle portiere chiuse e con la carrozza ormai irrimediabilmente in movimento, c’era Daniela che, con la sua manina, ci salutava sconsolata.
Lasciando da parte l’ilarità della stazione intera e l’attesa del ritorno della nostra compagna di viaggio, si può passare direttamente al successivo viaggio metropolitano: da Hauptbahnhof a Maillingerstrasse:questa è la fermata più vicina al nostro hotel. Appena scesi abbiamo subito controllato sulla guida se quella fosse effettivamente la fermata giusta, ma all’improvviso Desirèe e Alessandra hanno lanciato un grido di terrore: “Abbiamo sbagliato direzione!”. Su di un cartello, infatti, non avevano letto Maillingerstrasse ma AUSGANG (in tedesco: uscita)…cominciamo proprio bene!!!
Chiarito l’ennesimo equivoco siamo finalmente saliti in superficie, e ci siamo trovati circondati da un metro scarso di neve…non è una bella esperienza trascinare la valigia nella neve, ve lo assicuro!
Vabbè, l’importante è che siamo giunti al nostro albergo, il “Nymphenburg hotel” situato in Nymphenburger Strasse. E qui devo ammettere che le cose hanno cominciato a prendere una bella piega: l’albergo è, infatti, molto carino e confortevole. Stanze colorate, ben pulite e riscaldate. E abbiamo anche trovato un cioccolatino sopra il guanciale del letto.
Giusto il tempo di darci una lavata e siamo subito partiti (rigorosamente a piedi) verso il centro città. La prima sosta è avvenuta dopo aver superato l’antica porta della cinta muraria di Karlstor, in Karlsplatz, dove avevano allestito una pista per pattinare sul ghiaccio. Da questa incantevole piazza abbiamo preso la Neuhauser Strasse, una strada ricca di bei negozi di oggettistica e design. Arrivati alla fine della via Condotti di Monaco siamo sbucati direttamente in Marienplatz…siamo rimasti senza fiato per la sua bellezza: al centro dello spiazzo svetta la bella colonna di Mariensaule, obelisco alla cui base si trova una targa commemorativa della visita di Papa Giovanni Paolo II, e sulla cui sommità si erge la statua della Madonna, che dà anche il nome alla sottostante piazza dal lontano 1854 (quando

i monacensi chiesero a Maria Vergine di proteggerli da un’epidemia di colera).
Davanti alla colonna si trova la Peterskirche, fondata nel 1181 e caratterizzata dalla stupenda torre centrale in stile gotico. Gli interni della chiesa, invece, sono in stile rococò, con opere di artisti importanti come la “Sacra Famiglia” dello scultore Ignaz Gunther.

La piazza ospita, poi, un altro edificio dalle belle guglie in stile neogotico: il Neues Rathaus (Nuovo Municipio), la cui facciata è caratterizzata da sculture che raccontano storie e leggende bavaresi e che rappresentano personaggi locali o figure allegoriche; il tutto è dominato da un alto campanile da cui si può godere uno splendido panorama sulla piazza e sulla città. Sull’ingresso si trova la figura del Munchner Kindl (il bimbo di Monaco) emblema della capitale bavarese.

Dopo esserci ripresi dallo spettacolo che avevamo visto, anche il nostro stomaco ha reclamato la sua parte, e così ci siamo messi a cercare quella che viene universalmente riconosciuta come la birreria più antica d’Europa: la Hofbrauhaus. La ricerca si è rivelata meno complicata del previsto; infatti la birreria non dista molto dalla piazza.
Appena entrato me ne ero già innamorato: lunghe panchine di legno piene di gente da ogni parte del mondo, decorazioni in stile bavarese, birra che scorreva a fiumi, musica folkloristica e popolare…una cosa davvero fantastica!come se ciò non bastasse, tutti i camerieri indossavano il Trachten (il tipico vestito bavarese), e portavano solamente boccali di birra da un litro…per me un vero paradiso…anche se la prima sera mi sono accontentato di due pinte soltanto!

Finito di mangiare dell’ottimo stinco di maiale (Schweinshaxe, una sorta di piatto nazionale) accompagnato dalle immancabili kartoffel (patate) lesse, siamo rimasti ancora un po’ a gustarci quell’allegra compagnia e poi siamo rientrati in albergo.
Sono un po’ stanco (e anche un po’ cotto) ma la scelta di andare a Monaco si sta rivelando felice.

30 Dicembre 2005
Porca paletta che freddo che fa stamattina! Siamo usciti dall’albergo alle 8 in punto perché abbiamo deciso di andare a visitare il castello di Neuschwanstein, immerso nelle montagne bavaresi. Per raggiungere quello che è più noto come “castello delle fiabe” abbiamo dovuto prendere il treno per la cittadina tedesca di Fussen (patria del curling tedesco)…anzi, abbiamo dovuto aspettare un’ora questo maledetto treno (poi dicono delle ferrovie italiane). Ma il bello ancora doveva arrivare. Più o meno a metà del viaggio, infatti, il treno si è improvvisamente fermato e una voce gracchiante, rigorosamente in tedesco e solo in tedesco, ha intimato a tutti i passeggeri di scendere, perché il treno era impossibilitato a continuare, causa l’eccessiva quantità di neve che ricopriva i binari. Per fortuna che accanto a noi c’era una ragazza di Milano che aveva studiato tedesco e ci ha riassunto gentilmente il succo del discorso. Vabbè, armati di santa pazienza siamo scesi…in aperta campagna, senza vedere nemmeno l’ombra di una casa. Così dopo aver nuotato in un campo interamente sepolto sotto la neve, siamo arrivati sulla strada e siamo stati raccolti da un pullman che ci ha accompagnato fino a Fussen. Da lì, abbiamo dovuto prendere un altro autobus che ci ha portato nelle vicinanze del castello. Per l’esattezza ci ha lasciato in uno spiazzo pieno di Hotel, ristoranti e negozi, dove dovevamo acquistare i biglietti per entrare nel castello. Il primo problema da risolvere, però, è stato un altro: come ripararsi adeguatamente quando il termometro segna -20? La risposta è semplice: non ci si ripara, ma ci si caga sotto dal freddo!!!

Per nostra fortuna, la salita al castello poteva essere fatta “comodamente” seduti in una carrozza…scoperta ovviamente (e pagandola, altrettanto ovviamente). Non è che faceva meno freddo, ma almeno potevi controllare se avevi ancora mani e piedi!

Oh però, arrivati in cima, il castello è veramente molto bello. Totalmente immerso nel silenzio del bosco che lo circonda tutt’intorno, riporta con la mente ai tempi passati. La visita è durata poco, almeno rispetto alle nostre aspettative dopo aver ammirato la vastità del complesso architettonico (30 euro per 30 minuti di visita guidata…)
Terminata la visita siamo ritornati (a piedi questa volta) nello spiazzo dove abbiamo ripreso il pullman per Fussen. Alle 18 eravamo sul treno che in un’ora doveva essere a Monaco…doveva, perché ha piazzato quell’ora e trenta di ritardo che mi ha fatto sinceramente rimpiangere la tratta Nettuno-Roma.
Comunque, eravamo troppo stanchi per arrabbiarci, così ne abbiamo approfittato tutti per farci un sonnellino. Un momento veramente romantico: io ho poggiato la testa sulla spalla di Daniela, e lei la sua testa su di me…al risveglio ho constatato di persona quanto mi era costato quel gesto affettuoso! Stirandomi dopo la bella dormita, ho notato che avevo la testa bagnata, e ho dato immediatamente la colpa alla manutenzione del vagone, pensando che si trattasse di una crepa nel tettuccio che aveva filtrato la neve che si scioglieva.
Sciocco! In effetti, di perdita si trattava, ma riguardava la mia dolce metà, che non era riuscita a controllare “l’effetto bauscetta” (volgarmente detto “filo di bava”) che un sonno profondo può provocare.
Sfiniti dalla lunga giornata, siamo arrivati a Monaco alle 19:30 e, guida alla mano, ci siamo messi subito in cerca di una birreria dove cenare. Mentre attraversavamo il quartiere turco (bella esperienza, la consiglio a tutti, specie se deboli di cuore) pensavo: “Degna conclusione di questa giornata di m…a!!!” ma poi, svoltando verso la piccola piazza di Kapuzinerplatz, si è presentato un elegante edificio di mattoni rossi, sede della Paulaner Brauhaus, una birreria più elegante e tranquilla di quella della sera precedente, con gli interni in stile bavarese Art decò e dove ho mangiato un Biergulasch (gulasch cotto nella birra) fantastico. Al ritorno, onde evitare di finire i nostri giorni per mano di qualche fanatico di Maometto, siamo tornati in hotel con la metro.

31 Dicembre 2005
Avevamo già deciso che l’orario della colazione sarebbe stato moooolto libero, ma scendere nella sala da pranzo alle 10:30 e non trovare ancora nessuno è stato un po’ uno choc…dopo un’abbondante prima colazione e una bella doccia, cioè verso le 11:30, siamo partiti per tornare in Marienplatz per gustarci una delle maggiori attrazioni turistiche cittadine: ogni giorno, dopo che tutti i campanili delle altre chiese hanno battuto i 12 rintocchi del mezzogiorno, in una nicchia sulla torre centrale del Neues Rathaus, al suono di un melodioso carillon, iniziano a danzare delle marionette in rame smaltato che rappresentano due momenti della vita cittadina: la scena del torneo in occasione delle nozze del duca Guglielmo V; e la danza dei bottai che rievocano la fine della pestilenza del 1515-17.

Appena finita questa giostra locale, abbiamo deciso di andare a vedere le tre pinacoteche cittadine: la Neue Pinakothek (espone opere che vanno dalla fine del diciottesimo secolo al postimpressionismo e al liberty); la Alte Pinakothek (espone opere di Giotto, Tiziano, Leonardo, Raffaello, Rembrandt, Rubens); la Pinakothek der Moderne, che riunisce 4 importanti collezioni: la pittura è rappresentata da capolavori di Picasso, De Chirico, Kandiskij, Warhol. La collezione di grafica raccoglie disegni di Leonardo e Cézanne. La parte dedicata all’architettura comprende disegni, fotografie e modelli che vanno da Le Corbusier a Ban. Infine, il settore del design moderno. Così, dopo un frugale pranzo a base di arrosto di maiale e pinta di birra, ci siamo diretti verso il primo museo; sennonché, appena giunti nelle vicinanze dell’edificio, abbiamo notato immediatamente la totale assenza di turisti…e, quando un biglietto affisso all’entrata, ricordava ai signori visitatori che tutti i musei cittadini sarebbero rimasti chiusi il giorno 31, non abbiamo trovato niente di meglio da fare che gettarci anima e corpo in una violenta guerra a base di palle di neve.

Sfogata in questo modo tutta la nostra frustrazione, ci siamo incamminati verso il centro città per visitare i giardini della Residenz, la sfarzosa reggia dei Wittelsbach attualmente costituita da tre edifici principali e dieci cortili interni con stili molto diversi: da quello rinascimentale al barocco, fino al neoclassico.
Il Konigsbau, con la sua facciata in stile neorinascimentale fiorentino ricalcato da quello di Palazzo Pitti, si affaccia direttamente su Max Joseph Platz. Oggi custodisce il Residenzmuseum. Dalla Residenzstrasse si può entrare nella Alte Residenz (vecchia residenza) con una bella facciata rinascimentale. Peccato per il vento gelido che affettava il viso come fosse la lama di un rasoio, altrimenti ci saremmo soffermati per molto più tempo.

Durante il tempo del tragitto, tre sono state le cose che hanno catturato la mia attenzione: 1) a Monaco le statue a grandezza naturale dei leoni (simbolo della città) sono veramente dappertutto. Non c’è piazza, giardino privato e persino qualche negozio, che non ne abbia uno o anche più d’uno; 2) a Monaco il 90% del turismo proviene dall’Italia: non c’e via, luogo, monumento, bar dove non senti parlare romano, milanese o napoletano; 3) a Monaco quella sera stava per scoppiare una vera e propria guerriglia urbana: donne, vecchi, bambini, nessuno si aggirava per le strade senza avere con sé almeno una busta strapiena di petardi, miccette, bengala e chissà cos’altro. A noi, però, fu proprio quest’ultimo particolare a ricordarci che dovevamo trovare un posto dove riparaci (e mangiare…e bere) oppure dovevamo scavarci una trincea per l’imminente battaglia.

Così dopo aver girato un po’ per ristoranti, è bastato uno sguardo per capire che tutti avevamo già scelto dove andare: HOFBRAUHAUS!!!
Purtroppo, una scelta che già in tanti avevano fatto prima di noi: alle 21, la fila per entrare arrivava già sull’altro lato della strada. Però, dopo aver atteso fino alle 22:30, finalmente ci hanno fatto entrare…e una volta dentro, dopo essere stati accolti da una coltre di fumo manco fossimo all’interno di una ciminiera, ci siamo sparpagliati per trovare un piccolo pertugio di tavolino dove accalcarci per non dover andare via. In extremis il nostro sogno si è avverato: abbiamo trovato un “pezzo” di tavolo in coabitazione con un gruppo di bolognesi prima, due olandesi poi; e, verso fine serata, un tizio di Bergamo, tale Eros, veramente speciale: fuso come un tacchino, ciucco come un cammello, cazzaro come Berlusconi…un vero scherzo della natura.
E così, tra birra, maiale, kartoffel e gnocca (tutto in abbondanza), siamo arrivati alle 24.
Allo scoccare della mezzanotte, si è scatenato l’inferno: tutti sopra i tavoli a cantare l’inno di Mameli (tanto il 99% degli avventori era italiano), brindisi e abbracci con perfetti sconosciuti, cori alternati contro Berlusconi e contro il comunismo, violente raffiche di molliche di pane (e altri oggetti non meglio identificati) che saettavano sopra le nostre teste, boccali colmi di birra che si rovesciavano o si rompevano causa tentativi approssimativi di brindisi fra 30 e più persone. Insomma, regnava costantemente un’atmosfera da Oktoberfest.

Alle 2 di notte, mentre la festa stava cominciando a scemare abbiamo deciso di tentare il ritorno in albergo…è stato difficile ma alla fine ce l’abbiamo fatta. L’atmosfera di quella birreria credo che non la potrò mai dimenticare, vale da sola il prezzo del biglietto.

01 Gennaio 2006
Non ho avuto il coraggio, stamattina, di guardare la mia faccia allo specchio. Più che un cerchio, alla testa sentivo i cinque anelli olimpici!!!scesi giù per fare colazione, ho capito, però, che non ero l’unico a versare in quelle drammatiche condizioni…anche gli altri non è che fossero freschi come rose.

Dopo una doccia ristoratrice, ci siamo trovati nella hall dell’albergo per decidere la meta della giornata.

Dopo un rapido consulto, abbiamo optato per una divisione in due gruppi: Gianluca e Desirèe sono andati a visitare le tre pinacoteche; io, Daniela, Alessio e Alessandra siamo andati a visitare il campo di concentramento di Dachau.
Collegato molto bene dalla metropolitana cittadina, Dachau è organizzato come un grande giardino pubblico: l’entrata è libera e anche all’interno ci si può muovere nella più totale libertà. Noi abbiamo speso 2 euro per affittare una audioguida in italiano che ha spiegato in dettaglio quello di orribile che avvenne in quei luoghi. Molto minuziosa anche la visita al museo che si trova all’interno del campo…ma la parte che più colpisce e angoscia è quella relativa agli edifici dei forni crematori. Triste primato condiviso, peraltro, con la visita ad uno dei casermoni che ospitavano i deportati ebrei, fedelmente ricostruito per rendere la giusta dimensione di quelle condizioni di vita inumane.

È stato un pomeriggio lungo, freddo e triste. Non riesco a rendere a parole la strana atmosfera che si respirava all’interno di quell’immenso mausoleo; quel misto di angoscia, impotenza e rabbia che si impossessa dei tuoi sentimenti appena valichi il cancello con la scritta “Arbeict macht frei” (“Il lavoro rende liberi”).

Assolutamente commovente, poi, sentire, nel più assoluto silenzio, il rintocco di una campana che, ogni giorno alle 15, suona un rintocco per commemorare tutte le vittime del campo.
Abbiamo ripreso la metro per Monaco verso le 17:15, e, dopo esserci riuniti con gli altri, abbiamo fatto una passeggiata a piedi per le vie di Monaco. Così, dopo aver costeggiato per un po’ le rive del fiume Isar, abbiamo preso Zweibruckenstrasse fino ad arrivare a Marienplatz, dove abbiamo cercato un posto per mangiare. Alla fine, per nostra sfortuna, ci siamo fatti convincere da Alessandra ad entrare nella birreria Spatenhaus, da lei decantata perché segnalata sulla guida di Monaco. Appena entrati, in effetti, sia l’arredamento (in puro stile bavarese) che l’atmosfera (anche qui i camerieri indossavano il Trachten) promettevano bene…ma era solo un’illusione!!!al nostro tavolo, infatti, è subito arrivata una cameriera di mezza età (e oltre) che incarnava perfettamente lo stereotipo della donna tedesca: grossa, corpulenta, baffuta e perentoria nei comandi. Presi dal panico e incerti se scappare o meno abbiamo invece deciso di ordinare a casaccio pur di levarci di torno quella Hitler in gonnella…mai scelta fu più sciagurata!!!
La palma del peggior piatto è toccata a me: stufato di manzo bollito in salsa di crauti e cipolle! La parte più buona erano le patate lesse…
Anche agli altri, però, è andata piuttosto male. Allora ho pensato di rifarmi con la birra, ma anche in questo caso siamo stati irrisi dalla sorte: ci hanno propinato una birra scura al sapore di coca-cola allungata con almeno tre litri d’acqua per boccale…peggio di una purga. Così, dopo aver attentato svariate volte alla vita di Alessandra, abbiamo deciso di fuggire…e nella fretta di scappare da quel posto, INVOLONTARIAMENTE, bue boccali e tre bicchieri sono finiti nel mio zaino.
Il commento più bello della serata è stato, però, quello di Alessio: “’Sta birreria fa’ cagarissimo!”.
Avviliti e affamati ci siamo diretti verso un venditore ambulante e ci siamo presi un panino con i tipici Weisswurste (wurstel bianchi a base di vitello); poi, non soddisfatti, abbiamo assaggiato anche il brezel, il tipico pane salato bavarese, giurando di non dire a nessuno che cosa avevamo passato quella sera.
Dopo un ultimo giro della zona e qualche altra foto ricordo, siamo tornati in albergo, tristi perché la nostra minivacanza era finita.

02 Gennaio 2006
La foto fatta fuori dall’albergo prima di incamminarci verso la metro è stata, nello stesso tempo, bella e triste. Sulle nostre facce era dipinta la tristezza per la fine della vacanza, aumentata dall’armonia e dalla coesione che aveva sempre regnato fra di noi in quei tre giorni.

Oramai stiamo quasi per atterrare a Roma, e devo dire che Monaco mi ha favorevolmente impressionato. Non mi aspettavo, infatti, una città così carina, con moltissime cose da vedere e con una vita sociale così spiccata. Credo che, per un gruppo di ragazzi come eravamo noi, sia una meta da prendere seriamente in considerazione. Anche perché i prezzi non sono assolutamente proibitivi ed è piena di birrerie e localini caratteristici dove poter trascorrere delle piacevolissime serate.
Ciao diario, al prossimo viaggio.