Il Reno andata e ritorno

Racconto di viaggio in Germania

Ciao a tutti,
siamo Eva e Andrea, una giovane coppia di coniugi che quest’anno ha deciso di fare di una passione domenicale il centro della propria vacanza estiva: per la prima volta abbiamo pensato di fare una vacanza itinerante, non abbiamo voluto accontentarci di andare in un luogo e girarlo con le bici, ma di portarci tutto appresso e di percorrere un pezzo del Reno, partendo da Strasburgo, lungo la costa tedesca, e arrivando a Mainz.

Dato che i giorni a disposizione e le forze lo consentivano, abbiamo anche pensato di percorrere una parte del ritorno, sulla riva opposta a quella dell’andata: avevamo pensato di continuare da Mainz a Koblenz, ma le condizioni meteorologiche non troppo favorevoli, unite al pensiero di un ritorno in treno di oltre 10 ore ci hanno fatto sul momento optare per il ritorno fino a Karlsruhe.

Speriamo che il no stro racconto possa essere per voi motivazione a seguire questa o altre vie in bici (per noi è stata una bellissima scoperta il trekking in bici!), e che vi diverta.

Qualche info:

Mappa e guida utilizzata: Rhein-Radweg vol 2 (Basel-Mainz), casa editrice: Esterbauer, sito www.esterbauer.de
Non lasciatevi spaventare dal fatto che il libro è solo in tedesco (se conoscete la lingua, ovviamente, meglio!): le mappe (quello che è l’essenziale!) sono ottime, mai visto nulla di così preciso: le distanze sono accuratissime, e tutte le indicazion sono davvero molto accurate. Tra l’altro spesso sono proposti percorsi alternativi, ad esempio se si trova sulla va principale uno sterrato. Inoltre sono indicati i recapiti di diverse sistemazioni per la notte, con indicazione approssimativa del prezzo. Per le descrizioni delle città…ok, per quelle prima di partire abbiamo visitato qualche sito internet, ma soprattutto abbiamo cercato di capire dalla nostra guida quando valesse la pena di deviare per visitare paesi e cittadine, o cercato informazioni negli uffici turistici direttamente in loco.

Questi gli hotel dove abbiamo dormito, ma ne troverete molti altri sulla guida. Inoltre, non essendo una zona ad alta densità turistica, a meno che non vi troviate nelle grandi città è sufficiente entrare negli hotel e chiedere la disponibilità di una stanza: non abbiamo mai avuto problemi in questo senso, a differenza di quanto abbiamo invece letto riguardo altre ciclabili (la Passau-Vienna ad esempio).
Heimlingen, Rheinau, 10 agosto. http://www.landgasthof-ratz.de
Karlsruhe, 11 agosto. http://www.hotel-greif-ka.de
Schwetzingen, 12 agosto: Hotel Berlin No sito web
Lemperheim, 13 agosto. http://www.hotel-darmstaedterhof.de
Nierestein, 14 agosto. http://www.rhein-hotel.com
Riedstadt – Leeheim, 15 agosto. http://www.hotel-bett-und-fruehstueck.de
Altrip, 16 agosto: Pension Casa Rosa, no sito web

Nota pratica
Andrea ed io parliamo solo l’inglese, e non è affatto scontato trovare lungo i paesi che abbiamo attraversato, gente che lo parli. Ma anche questo per noi è stato fonte di arricchimento, dato che comunque abbiamo sempre incontrato persone gentilissime e disponibili: tra una parola in tedesco, una in inglese, un mimo, abbiamo sviluppato grandi capacità comunicative, e non ci è mancato davvero nulla!

Il nostro viaggio
Premessa: si tratta di un viaggio piuttosto disorganizzato, nel senso che abbiamo volutamente lasciato alla scelta giorno per giorno del tratto da percorrere, del luogo in cui fermarci a dormire, sapendo che si tratta di regioni molto belle, ma sicuramente non meta di turismo di massa. Solo per la prima notte ho prenotato una stanza in un gasthof, per il resto, anche data l’incertezza delle condizioni atmosferiche, decidiamo di non decidere. Si tratta inoltre della nostra prima esperienza di trekking in bici, per cui ancora non sappiamo valutare quanto ogni sera saremo stanchi, e il giorno dopo quanto saremo in grado di pedare…

10/08/2005
MILANO-STRASBOURG (treno)
STRASBOURG-KHEL (bici) 38 km
Finalmente decidiamo di partire per la vacanza che vogliamo fare da tanto. Purtroppo le previsioni per i giorni seguenti non sono le migliori, ma decidiamo ugualmente di avventurarci in bici lungo il Reno, nel tratto Strasbourg-Mainz, sul lato destro, principalmente.
Le FS hanno da qualche tempo tolto il treno diretto del mattino da Milano a Strasburgo, così, per non prendere il diretto notturno dobbiamo affrontare 3 cambi: Chiasso, Zurigo, Basilea. Grazie alla precisione dei treni svizzeri a Basilea riusciamo a prendere la coincidenza di 4 minuti, il treno è sulla stessa banchina, occorre solo essere veloci nella manovra di passaggio di bici e borse.
Alle 15:30, come previsto, siamo a Strasbourg, dove non ci fermiamo in quanto già l’avevamo vista di recente, ma attraversarla è sempre un piacere, con le sue casette antiche coloratissime, e quell’atmosfera particolare di rilassatezza che mette di buon umore. Gente ovunque seduta ai tavolini o che passeggia per strada, gerani alle finestre e balconi curatissimi: una città crocevia d’Europa, dove sembrano incontrarsi e miscelarsi nord, sud, est e ovest del Vecchio Continente.
Attraversiamo un bellissimo parco dal quale parte il ponte solo ciclabile e pedonale che attraversa il Reno e porta quindi in Germania, a Kehl, cittadina piccolissima attorniata da una grande zona artigianale.
La strada ciclabile scorre lungo il fiume, bello, vasto e imponente, e ora capisco perché sia stato in passato oggetto di tante fiabe, racconti, leggende, e infine di uno dei capolavori dell’opera del XIX secolo. Lungo questo tratto di una ventina di chilometri ci fa compagnia una simpatica brezza, che, generoso, Andrea si prende in carico, e io, dietro, a ruota. La strada non è asfaltata in questo tratto, ma è uno sterrato perfettamente liscio, l’unico problema è l’accumulo di polvere sulle bici e sulle sacche.
Lasciata la sponda del fiume, sostiamo in un paese minuscolo a una decina di chilometri dalla nostra meta, il primo di una serie di paesini minuscoli e graziosi: in un piccolo biergarten un paio di avventori brilli e scherzosi ci accolgono con battute simpatiche, ma che non capiamo, dato che sono in tedesco.
In breve arriviamo al nostro Gasthof in mezzo ai campi di granoturco, ai margini del piccolo borgo di Heimlingen: inutilmente cerchiamo un posto per cenare, torniamo quindi all’albergo, che ha anche un carinissiom biergarten, dove ci viene servita un’ottima cena a base di funghi.
Stanchi dal viaggio, crolliamo alle 22:30 nella nostra camera, su uno degli assurdi letti tedeschi: non capiamo perché, ma i letti sono sempre divisi, e l’unica coperta è un pesante piumino, così o si gela o si fa la sauna…..

11/08/2005
RHEINAU-KARLSRUHE (72 km)
Ci accoglie una bella mattinata di sole e, dopo una robusta colazione a base di pane, formaggio, salumi e marmellata partiamo verso le 10 per la nostra prima meta, la cittadina di Rastatt, sulla strada per Karlsruhe. Il programma prevede di arrivare entro le 17 a Karlsruhe, andare all’ufficio informazioni dove poter trovare un hotel per la notte.
La mattinata è limpida e la strada è quasi completamente asfaltata, e corre in parte sulla sponda del Reno, in parte è in comune con una strada locale immersa in una ricca e verde vegetazione. Dopo circa 25 chilometri lasciamo la sponda per raggiungere Rastatt, a circa 5 chilometri nell’interno. Dopo una breve visita arriviamo casualmente alla piazza del mercato verso le 12:30, e pranziamo su dei gradoni in piazza: io con un classicissimo panino con wurstel acquistato da un furgoncino del mercato, mentre Andrea sceglie banane e mezzo chilo di pane di segale (quello tipico tedesco con i semini, ottimo!): ci piacciono molto i mercati, e questo è capitato proprio al momento giusto! La visita prosegue al castello (palazzo barocco, residenza del Margravio del Baden): un bell’esempio di barocco tedesco, di colore rosa antico (come del resto moltissimi palazzi che vedremo poi), con un bellissimo giardino all’italiana sul retro, e una vasta piazza sulla facciata, che guarda la città.
Ci rimettiamo quindi in marcia verso Karlsruhe, tornando sulla nostra ciclabile non asfaltata: stavolta non segue la sponda del Reno, in quanto in questo tratto il fiume è costeggiato da laghetti e fiumiciattoli, ma siamo in una zona molto verde e rigogliosa, di ottimo umore, finalmente lontani dalla città, liberi di scorrazzare su queste bellissime ciclabili.
Arriviamo a Karlsruhe attraversando un parco infinito, che costeggia tutta la città: un enorme giardino cittadino con giochi per bambini, panchine, vialetti per passeggiare, ponticelli, prati e boschetti. Molte persone passeggiano a piedi o in bici, molti fanno jogging, insomma tutti sembrano godersi appieno questo bel pomeriggio di sole come se la città non esistesse nemmeno, tanto sembra lontana.
Dopo almeno mezz’ora di pedalata in questo parco invece arriviamo, accompagnati da un’anziana coppia in bici (ci stavamo perdendo tra i sentierini del parco!), alla stazione dei treni, dove si trova l’ufficio informazioni. Troviamo una stanza all’hotel Grief, vicino alla stazione, una bella stanza ariosa e luminosa. La prima cosa da fare è un piccolo bucato: per limitare i bagagli abbiamo deciso di portarci pochi indumenti, di materiale tecnico, e di lavarli la sera: la mattina è pressochè tutto asciutto, le due magliette e la biancheria.
Dopo il bucato ci aspetta ancora qualche ora di luce, riprendiamo le bici (senza bagagli!!) per un giretto in città prima di cena, e raggiungiamo il castello, bellissimo e vasto, anch’esso circondato da un enorme parco. Ceniamo in uno spartano e divertente ristorantino per universitari, dove si cena bene e a prezzi decisamente popolari (una specie di pub, dove però si mangiano piatti ricchissimi).
Decisamente stanchi, ci addormentiamo prestissimo….lasciamo la vita mondana di Karlsruhe a chi non ha pedalato tutto il giorno.

12/08/2005
KARLSRUHE-SCHWETZINGEM (78 KM)

Ancora una mattina di sole! Prima delle 10 siamo sulle bici, dopo aver deciso che la meta della giornata sarà la cittadina di Scwellienger, e aver telefonato ad uno degli alberghi di cui abbiamo trovato i nominativi sulla nostra guida. Abbiamo così ora prenotato una stanza, e possiamo permetterci di arrivare con comodo, senza passare dall’ufficio turistico.
Attraversiamo il ponte a Karlsruhe per passare alla riva sinistra: questa periferia di Karlsruhe, che dobbiamo percorrere per passare la città verso nord, è davvero brutta: una sterminata pianura cosparsa di magazzini di container, tra i quali, tra l’altro ci perdiamo dopo aver seguito una indicazione errata che una coppia anziana in bici ci ha spontaneamente fornito. Boh…. Tornare sulla via giusta diventa complicato e faticoso a causa del vento abbastanza forte che, ovviamente, soffia sempre nella direzione contraria (ma chissà perché???), comunque alla fine troviamo la nostra cara ciclabile sull’argine che per pranzo ci condurrà alla bella Germersheim. Nella tarda mattinata ci fermiamo per una sosta (meritatissima, dati i 30 km già percorsi!) in un bellissimo biergarten di un enorme centro sportivo nei pressi di Leimersheim, quindi riprendiamo la nostra strada, e per le 13 siamo a Germersheim, dove ci infiliamo in una Beckerei (panetteria) e acquistiamo torta, brezel e pane per rinfrancare spirito e fisico: la deviazione del mattino mi ha molto stancata.
La cittadina merita davvero una deviazione, anche se non c’è nulla di particolare: un distaccamento dell’università di Mannheim fa sì che sia abbastanza ricca di giovani studenti che la rendono vivace, e la fortificazione medievale la rende interessante dal punto di vista storico.
Riprendiamo a pedalare lungo il Reno per fermarci a Speyer, importante cittadina barocca. Nel frattempo incontriamo diverse piantagioni di verdure, tra cui distinguiamo chiaramente le zucche e ancor più i cavolfiori, a causa del forte “odore di cavolo” che dai campi emana sulla strada.
Osservo che siamo in un clima ideale per sole e temperatura, e dopo una curva mi accorgo che qualche nuvola scura si sta avvicinando minacciosa…..i temporali in Germania sono straordinariamente lenti ad arrivare: abbiamo tutto il tempo di arrivare a Speyer (6 km), la cui via principale troviamo accoglie adorna e costegguata di stand gastronomici. La popolazione infatti ricorda un’antica usanza per cui il reggente della città una volta l’anno offriva il pasto al popolo, e ora i ristoranti (uno per nazionalità) del paese allestiscono stand e panche per offrire (a modiche cifre) le loro specialità. Peccato…..sono solo le 16:30, a malincuore dobbiamo lasciare la festa, anche perché il tempo è davvero minaccioso. Si mette a piovere non appena lasciamo la cittadina, ma riusciamo a trovare riparo al caffè del museo, affollato da clienti eleganti che ci guardano come rifugiati di guerra.
Dato che non accenna a cessare dopo un’ora, decidiamo di affrontare il maltempo e, attrezzate le bici e noi stessi con mantelle e coprisacche attraversiamo nuovamente il fiume per tornare al lato destro e raggiungere Schwetzingem. A ¾ di strada smette di piovere, il che ci consente di arrivare alla cittadina e all’hotel in condizioni non proprio pietose. Attraversiamo la cittadina, che dà subito l’impressione di essere molto accogliente e curata, mentre l’hotel ci si presenta qualcosa di inaspettato: un arredamento buio e pesante, stile anni 60 con tanto di moquette marrone alle pareti e porta imbottita in finta pelle….nonostante stia spuntando il sole ci sentiamo intristiti (forse anche a causa della stanchezza e della pioggia presa). Cerchiamo di lavare e mettere ad asciugare la roba bagnata nel minor tempo possibile e di lasciare l’albergo per una passeggiata e per cercare un ristorantino. Troviamo un simpaticissimo pub in stile “lounge” con divanetti, piante, molto moderno insomma, che propone qualcosa che sembrano bruschette…d’altra parte la scelta della città non è varia, si va dall’italiano al greco, e noi vogliamo mangiare tedesco, non siamo qui per cercare l’Italia! Entriamo e scopriamo che l’idea tedesca di bruschette non ha nulla a che fare con la nostra: una sorta di barca di pane nero (ottimo) grande quanto un piatto piena di verdure e salsa di formaggio (la mia),e di funghi e ragù (quella di Andrea)…a metà siamo sazi! La birra, una discreta Weizen, è prodotta dal birrificio a 50 metri dal pub!
Un conto più che economico, e tutti contenti usciamo per una breve passeggiata, e come al solito ci addormentiamo di sasso.

13/8/2005
SCHWETZINGEM – HEIDELBERG – LAMPERTHEIM (93 KM)
Lasciamo l’hotel in una mattinata di sole che ci dà buone speranze per la giornata: per oggi abbiamo (già da tempo) programmato una deviazione dalla ciclabile del Reno per raggiungere Heidelberg, una delle città tedesche in cui hanno insegnato e scritto i maggiori filosofi del XIX e XX secolo. Da ex studentessa di filosofia non posso perdere l’occasione per andare a visitare una delle culle del pensiero occidentale!
Chiediamo in albergo se conoscono una strada ciclabile per arrivare ad Heidelberg e ci accorgiamo che la domanda è mal posta: in Germania qualsiasi strada è costeggiata da una ciclabile, spesso addirittura una per senso di marcia: ce ne accorgeremo meglio proseguendo nelle nostre tappe. Ci avviamo quindi per la strada principale e abbiamo una certa difficoltà a trovare la giusta strada solo in un punto, quando la ciclabile oltrepassa un ponte sull’autostrada ed entra dritta in una zona militare… le guardie ci avvertono che siamo sbagliando strada, ma non sono molto sicuri di quale sia quella giusta. Ad ogni modo, dopo meno di un’ora siamo in città, diretti verso l’Università (che è poi nella piazza principale), e verso il castello. Rifornimento di cibo per il pranzo al mercato, passeggiata nel centro e foto davanti all’Università: ci accorgiamo immediatamente che questa città attira, a differenza delle altre dove siamo stati e dove saremo nei giorni successivi, una gran quantità di turisti da ogni parte del mondo: l’unico posto in cui abbiamo incontrato giapponesi, italiani, persone dall’est europeo…moltissimi pullman, e per le strade negozietti di souvenir (che tanto non possiamo comperare per ovvi problemi logistici, meglio così!).
Saliamo al castello per una ripida e piuttosto lunga salita: ad ogni curva mi illudo che dietro ci sarà il castello…e invece non arriva mai! Ma la fatica è appagata da un panorama bellissimo, e dalla passeggiata che si può fare all’nterno del parco.
Dopo una sosta per il pranzo cominciamo a cercare la strada per arrivare a Mannheim, e dopo esserci orientati utilizzando le mappe nel punto informazioni della stazione, ci avviamo lungo una ciclabile che segue una strada secondaria, la quale ha per panorama il Meno sulla destra, e una serie di paesini inframmezzadi dalla campagna sulla sinistra. Raggiungiamo Mannheim dopo averne attraversato una grande periferia (non pensate alle periferie delle città lombarde, qui sono soprattutto paesini residenziali, e poi grandi strade di accesso costeggiate da condomini di 6-7 piani al massimo). Visitiamo il centro in bici, fermandoci di tanto in tanto: il grandioso Wassertour, monumentale fontana barocca, le vie commerciali pedonali….
Nel frattempo cerchiamo un punto informazioni per prenotare un albergo a Lampertheim (a una ventina di chilometri), ma gli uffici sono chiusi, dato che è sabato pomeriggio. Tento con i recapiti che ho sulla guida, ma l’unico che risponde è un albergo che capisco essere in una zona artigianale molto fuori dal paese: prenoto, ma ci ripromettiamo di passare dal paese per cercare qualcosa di migliore.
Riprendiamo il cammino, e pur essendo stanchi riusciamo a mantenere un buon ritmo…ma è ora di fare una sosta pomeridiana, per una birretta e per andare in bagno. In un paesino troviamo un bar aperto, dove una coppia sta allegramente festeggiando il 50esimo anniversario di matrimonio, accompagnati da un coro, una chitarra e una fisarmonica, che canta canzoni popolari. Ci divertiamo ad ascoltare per un po’, quindi ripartiamo. Non appena arrivati in paese troviamo un delizioso Gasthof, dove decidiamo di fermarci. Passeggiata nel paese e cena ottima in un ristorante che occupa una di quelle casette tradizionali bianche con le travi di legno scuro, e all’interno decorata con legno e piante. E’ stata una giornata lunga, anche stasera siamo sfiniti.

14/08/2005
LAMPERTHEIM – NIERSTEIN (58 km)
Ci svegliamo e fuori piove….ci coglie lo sconforto, e tristemente ci avviamo a far colazione. La giornata prevedeva di passare sulla riva sinistra a Worms, e di proseguire poi verso Mainz.
Andrea decide di andare a messa qui invece che a Worms: abbiamo fatto bene a temporeggiare, perché la pioggia fortunatamente si attenua, e smette poco dopo la nostra partenza, in tarda mattinata. A mezzogiorno siamo a Worms sotto un cielo plumbeo, e la cattedrale gotica, imponente e chiusa come una fortezza, ha un aspetto quasi sinistro, ma è bellissima. L’interno ci affascina. All’esterno, nel giardino, è stata allestita una festa con tendoni e panche, e, ovviamente, tanto cibo, per cui decidiamo che, dopo un breve giretto per la città, pranzeremo lì, cercando di assicurare le bici al meglio. La città merita davvero una visita, è una delle poche sul percorso, di impianto tardo medievale, mentre la maggior parte risale al XVIII secolo. Posta su un colle, è un continuo, anche se lieve saliscendi.
Per il pranzo…non riusciamo mai a finire di stupirci della convivialità tedesca: ragazzi simpatici e gentili ci servono, per soli 2,50 euro, una insalata e un panino con wurst (dove il wurst è grande circa 3 volte il panino!), e con una fetta di torta (1 euro) siamo entrambi a posto e soddisfatti.
Sotto un cielo decisamente minaccioso partiamo senza una meta precisa: vorremmo arrivare a Oppenheim, ma dipende da quando e quanto si metterà a piovere. Ci accompagna per tutto il tragitto un vento abbastanza forte, peccato non riuscire a godersi appieno questo paesaggio: siamo a qualche chilometro dal corso del Reno, iniziano le dolci colline nelle quali verso Mainz il fiume si incanala, e soprattutto diventano preponderanti i vigneti. Siamo infatti nell’unica regione tedesca produttrice di vino, per cui qui ogni paese ha almeno una enoteca, e sotto il cartello che indica il cambio di comune, molto spesso si trova uno scudo di legno con inciso un tino, o qualcosa che ricordi la produzione di vino.
Arriviamo a Oppenheim e siamo soddisfatti: anche per oggi siamo riusciti ad evitare la pioggia, dobbiamo solo cercare un hotel, ma ne abbiamo una lista di 4 o 5….saliamo la collinetta che porta al borgo e ci troviamo travolti da una folla festante che gira tra una bancarella e l’altra con in mano un bicchiere: è in corso una importante festa del vino in questa che, a quanto pare, è la cittadina più importante della zona per la tradizione enologica (anche qui l’estrema cura per i particolari delle case e dei locali ci fa subito inutire essere una zona turistica). Entro in un hotel a 2 stelle e mi dicono che la notte per due persone costa 150 euro. In una enoteca la proprietaria, gentilissima, telefona per mio conto a 3 alberghi gestiti da suoi conoscenti, e mi dice che nessuno ha posto, sono tutti pieni a causa della sagra. L’unica alternativa sensata è tornare verso il Reno e andare al paese successivo: nel frattempo ci coglie un acquazzone brevissimo ma che in 10 minuti ci bagna come pulcini (nonostante le mantelle!). Arriviamo a Nierstein ed entro nel primo hotel che vedo: mi accoglie una anziana signora in una sala assolutamente imbarazzante: si tratta di un ristorante di categoria superiore con musica classica in sottofondo e camerieri in livrea….nonostante questo una stanza nella depandance (senza colazione) dotata di tutti i comfort, costa 48 euro. Accettiamo immediatamente, sentendoci a disagio per come siamo ridotti.
La nostra stanza viene quasi completamente adibita a stenditoio: calze e scarpe fradice, mantelle, sacche per le bici, guantini….
Ceniamo (non troppo bene) in un ristorante assurdo, tutto dedicato al tema della pesca marina (boh), ma dopotutto non ci facciamo nemmeno tanto caso, speriamo meglio per domani.

15/08/2005
NIERSTEIN – MAINZ – LEENHEIM (60 km)
La signora mi aveva detto in inglese stentato che la colazione a buffet costava 2.50 a testa, mentre la sorpresa è che ne costa12,50: considerando che la mia normale colazione è un te e mezzo panino con formaggio e prosciutto decidiamo che cerchiamo una forneria in paese… Nel frattempo continua a piovere, troviamo una forneria, mentre l’unico caffè della zona è chiuso, e ormai tornare in hotel per bere un caffè (a 4,80 euro!!!) ci sembra scortese. Facciamo a meno del caffè e ci portiamo le nostre torte in camera.
Aspettiamo mesti un’oretta, programmando la giornata e la continuazione del viaggio, e non appena smette di piovere leviamo le tende e partiamo per Mainz. Il percorso si snoda a mezza costa lungo le colline coltivate a vite, con un po’ di saliscendi, ma soprattutto, dopo 20 minuti siamo completamente infangati della terra rossa che c’è qui: non piove, ma la stradina è piena di pozzanghere. Dopo 3 km mi accorgo che la mantella non è legata al portapacchi come dovrebbe, e Andrea corre indietro a prendermela, si era sganciata appena fuori dal paese. Nonostante il cielo plumbeo cerchiamo di riempirci di ottimismo, arriviamo a Mainz e ancora non abbiamo deciso se acquistare la mappa per proseguire verso Koblenz (e da lì tornare a Milano in treno) o iniziare a rientrare verso Mannheim sulla sponda opposta, e da qui rientrare a casa. In ogni caso, date le previsioni buone per i 2 giorni successivi, non torneremo prima di mercoledi.
Nel frattempo visitiamo la città: la bella (ma assolutamente ricostruita) cattedrale, il teatro, la piazza e il Rathaus, e ci fermiamo per un rapido pranzo. Decidiamo quindi per la seconda ipotesi (tornare verso Mannheim) e prendo informazioni in stazione: apprendo che dobbiamo obbligatoriamente prenotare, e che l’unico treno disponibile è il notturno. Ci consultiamo e decidiamo di tornare in bici fino a Karlsruhe, prendendo il treno delle 0:45, diretto per Milano. Si rivelerà un’ottima scelta, perché vedremo bellissimi paesaggi (la riva sinistra è più boscosa della destra, fatta all’andata), e due giorni di pieno sole!
Dopo un’ora passata alla biglietteria, durante i quali ci sono stati 2 temporali (le Die Bahn, ferrovie tedesche, hanno un sistema di emissione biglietti alquanto lento e poco efficiente), cominciamo a ridiscendere lungo il Reno: attraversiamo il ponte per iniziare il rientro sulla riva destra (da Worms a Mainz avevamo seguito la sinistra). Una serie di perturbazioni ci passa sopra la testa, ma continua a non piovere, fino a che, a 6 km dalla meta prefissa, non si avvicina un nuvolone minaccioso. Decidiamo quindi di seguire l’indicazione per un bed and breackfast che troviamo sulla strada, che indica di andare a un paesino 3 km nell’interno, Leeheim. Ci accoglie un uomo sulla cinquantina, chiaccherone e gentilissimo, la camera è la più accogliente di quelle viste fino ad ora, con tanto di balcone, che ci torna utilissmo per stendere tutte le cose bagnate dal giorno prima e per il nuovo bucato. Ovviamente nel frattempo è spuntato un simpatico solettino serale. Ceniamo in un bel posticino quasi alla moda, strano per un paesino tanto piccolo, e ci servono dell’ottima carne con verdure. Torniamo in camera e tentiamo di leggere, ma ancora una volta, 3 pagine e siamo addormentati (che vita mondana, eh??)

16/8/2005
LEENHEIM – ALTRIPP (92 km)
La mattina ci accoglie il più bello e buono dei buffet tedeschi, con tanto di insalata di pomodori, mentre il tempo volge decisamente al meglio.
Contenti, saliamo sulle nostre bici verso sud: l’idea è di arrivare Worms, rivederla rapidamente con il sole, attraversare il ponte e visitare Ludwigshafen (di fronte a Mannheim), e pernottare oltre la città. Così facciamo, seguendo la strada che costeggia gli innumerevoli laghetti lungo la riva del Reno: quello che su una strada diretta sarebbe un tragitto di 40 km per noi è molto più lungo, ma decisamente molto bello. Dopo le piogge dei giorni precedenti l’erba è di un verde meraviglioso, e la temperatura è ottimale.
Vorremmo arrivare per pranzo a Worms, ma dopo 40 km è già l’una e la fame si fa sentire…decidiamo di fermarci a cercare qualcosa in un paese 6 o 7 km prima, Hofheim, che sulla carta sembra abbastanza grande. Entriamo e troviamo un paese fantasma: tutti i panettieri chiusi, così come gli unici due biergarten che troviamo sulla strada. Troviamo due ragazzine (unici due passanti nel paese!) e chiediamo loro qualche indicazione, ma non parlano inglese (ma non si dice che i tedescih studiano inglese fin dalle elementari??), e non riescono a spiegarsi. Troviamo un posticino assolutamente improbabile con i prezzi in marchi e la conversione in euro, e decidiamo che va benissimo. Pensiamo di ordinare per due euro a testa un panino con wurst, e invece ci arrivano due doppie fette di pane nero riempite all’inverosimile di formaggio e prosciutto, servite su tavolini sotto un pergolato. Ci rendiamo conto sempre più che a vivere in città a Milano è insensato, anche irrmediabilmente indispensabile per il lavoro…qui sono tutti gentili, i prezzi sono onesti, la gente si fida al punto che negli hotel nemmeno ti chiedono i documenti….e noi viviamo con la fobia della fregatura dietro l’angolo. Beh ci godiamo questo pranzo e la solita weizen sotto questo bel pergolato, prima di entrare a Worms
Rivederla sotto il sole fa un effetto diverso, e Andrea decide che in realtà la cattedrale ha il suo pieno fascino Nibelungico sotto il cielo plumbeo che ci aveva accolto all’andata. In effetti non ha torto, sembra che certi posti siano nati con il brutto tempo e così solo diano il meglio di sé.
Lasciamo questa città che sia all’andata che al ritorno ci ha incantato, e riprendiamo a pedalare stavolta sulla riva sinistra verso Ludwigshafen, città interamente attorniata dalla BASF, la più grande industria chimica europea. Siamo preparati ad una sterminata periferia industriale (presente Rho, Sesto S.Giovanni, Quarto Oggiaro….): no. Non si sa come, ma le periferie di queste città sono comunque dei polmoni verdi, e fino a Oppau non ci rendiamo nemmeno conto di essere in una delle zone più intensamente industrializzate della Germania. Lasciata Oppau si entra nella periferia di Ludwigshafen, città evidentemente cresciuta grazie alla BASF: i ¾ sono costituiti da grandi incroci di stradoni di accesso, e il centro è formato da due o tre vie di negozi, bar e tavolini. Rischiamo di perderci nell’ultimo mega-incrocio tra autostrada, statale e ferrovia, quando troviamo un ragazzo che ci indica la via per il centro. Il palazzo del Rathaus è per tutto il pian terreno un centro commerciale con tanto di MacDonald e Burger King, non più vecchio di 20 anni, in cristallo e acciaio. Non esiste una parte storica, se non, come verremo a sapere più tardi, il porto, che 3 secoli fa era l’unico collegamento con Mannheim, prima che costruissero il ponte.
Dopo la sosta in questa singolare città ripartiamo verso Altripp, dopo una telefonata alla Pension Casa Rosa, dove passeremo la nostra ultima notte della vacanza. Andrea è dubbioso per il fatto che si tratta di una Pension e non di una Gastof, ma lo rassicuro dicendogli che se non ci piace da fuori cercheremo un’altra soluzione. Dopo nemmeno un’ora, intorno alle 19 siamo di fronte alla Casa Rosa, della quale già avevamo visto le insegne pubblicitarie qualche chilometro prima (e Andrea si era rassicurato sul fatto che non fosse una topaia!): ci piace subito, nuova, ben tenuta e con un bel giardino. Passiamo la notte in una bella stanza mansardata, e la proprietaria, gentilissima, parla italiano, forse figlia di italiani immigrati decenni fa.
Purtroppo la maggior parte dei biergarten e dei ristoranti è chiusa, ceniamo in maniera luculliana in un ristorantino in cui badano alla quantità più che alla qualità, ma la proprietaria è molto gentile. Ci accorgiamo che accanto al nostro tavolo c’è la riproduzione di una antica mappa della zona, e Andrea corre a fotografare: da qui apprendiamo il vecchio corso del Reno e l’originale esistenza del porto di Ludwigshafen.
Andiamo a dormire, con un po’ di tristezza per l’imminiente fine della vacanza.

17/08/2005
ALTRIPP – KARLSRUHE (89 km)
Dal lucernario entra una bella luce di sole: l’ultima tappa del viaggio sarà segnata da un tempo splendido e temperatura estiva.
Ci illudiamo, facendo i conti sulla carta, di avere tutto il giorno per soli 70 km, mentre alla fine saranno 90, tra una sosta e una deviazione, e arriveremo a sera esausti.
La strada è forse la più bella di quelle percorse negli altri giorni: dapprima costeggiamo il fiume (un paio di chilometri fuori Altripp sono decisamente molto sconnessi!), con boschi rigogliosi sul lato opposto; arriviamo nei pressi di Speyer e decidiamo di rivederla brevemente, anche perché dobbiamo attraversare nuovamente il ponte, per tornare sulla riva destra e da qui raggiungere Karlsruhe. Arriviamo a Speyer, dopo aver fatto spese per il pranzo, attraversando un bellissimo parco cittadino, direttamente nella piazza della cattedrale. Rivediamo la via principale sgombra dalle bancarelle della festa e soprattutto sotto uno splendido sole estivo: è davvero bellissima, ariosa e pulita, la piazza principale e la piazza sono circondate di ristorantini e gelaterie, gente che passeggia placida godendosi l’ultimo caldo.
Non possiamo intrattenerci molto però, e proseguiamo verso sud. Pranziamo abbastanza brevemente su una panchina in riva al Reno, dopo aver invano cercato un posto in cui fermarci (sosta bagno!) nel paese di Altussheim: per questo dobbiamo arrivare fino a Philippsburg per trovare aperto il bar di un enorme centro sportivo.
Riprendiamo il nostro cammino: dopo una decina di chilometri si interrompe la Ciclabile del Reno sulla riva destra (o meglio, per continuare occorre andare sulla riva sinistra con un battello, ma è molto più lunga). Continuiamo quindi entrando in Leopoldshafen, dove cerchiamo le indicazioni per Karlsruhe: non le troviamo, per cui procediamo un po’ a tentoni, finchè non ci troviamo in un immenso bosco attraversato da una bellissima e drittissima ciclabile. Chiediamo indicazioni e ci dicono che sempre dritto si arriva in città, per cui capiamo che senza rendercene conto stiamo entrando in città dal punto più bello, l’enorme bosco retrostante il castello: un bosco semicircolare, delimitato appunto a sud dal castello, e tagliato a spicchi dalle piste ciclabili. Ci fermiamo in un centro sportivo per rinfrescarci e cambiarci, dato che ci aspetta una nottata in treno, preceduta da una serata in città: cerchiamo insomma di renderci presentabili…. Dopo una ventina di minuti in cui pedaliamo dritti nel bosco arriviamo al castello, che troviamo pieno di bici, persone a piedi o con i rollerblade, addirittura due atleti si allenano alla scherma: un parco molto vissuto e frequentato dagli abitanti della città, come lo è anche l’altro, quello che circonda la città a sud-est. Pazzesco, questa città, non enorme, è quasi per intero attorniata da enormi parchi, ad eccezione della zona ovest, industriale. Facciamo una passeggiata in centro e torniamo a cena da Kippe, il ristorantino universitario: piatto gigante con schnitzel, insalata e patate, l’ultima cena tedesca, che consumiamo con un po’ di nostalgia. Cerchiamo di far passare un po’il tempo per non andare in stazione subito, ci trasciniamo stancamente per le vie del centro dando un occhio alle vetrine già allestite con la collezione invernale….
Sul treno non abbiamo prenotato le cuccette, ma siamo tanto esausti che ci addormentiamo quasi all’istante: per quanto mi riguarda ho dormito quasi 6 ore filate rannicchiata su due sedili, Andrea, più alto di me, si è dovuto accontentare di accomodarsi in qualche modo, ma anche lui ha dormito parecchio.

Resterà un bellissimo ricordo, con tante foto, e la speranza che questo racconto possa invogliare qualcun altro a intraprendere una vacanza di questo tipo.