La Germania tra sport, cultura e folklore

Racconto di viaggio in Germania

1° giorno
Claudio, Layla, Denis: un trio perfetto per una vacanza perfetta! Partenza da Padova alle 3.30 del 7 agosto. Prima tappa: le miniere di sale di Berchtesgaden, al confine tra Austria e Germania! Il biglietto costa 12,90 € (con la visita alla vecchia salina di Bad Reichenhall fanno 14,90 €). A bordo di un trenino e vestiti da minatori, si entra per 700 metri all’interno della montagna. Tra cunicoli e discese su scivoli di legno, si arriva ad un lago salato sotterraneo che si attraversa a bordo di una grossa zattera. Al termine del percorso (1 h circa) si viene omaggiati di un piccolo barattolino di sale iodato (se si dà una piccola mancetta è meglio… 1 euro è più che sufficiente…).
Per pranzo ci siamo spostati a Prien, sul lago Chiemsee, raggiungibile anche con un simpatico trenino a carbone! Da lì si può prendere un battello e raggiungere l’isola in mezzo al lago, dove si trova lo Schloss Herrenchiemsee, detto anche “la piccola Versailles”.
Poi nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto Pitzling, vicino a Landsberg am Lech. Abbiamo pernottato in un bell’albergo in posizione tranquilla e circondato dal verde (doppia 55 €, singola 40 €).

2° giorno
Per colazione non aspettatevi cornetti alla crema e cappuccino con panna, ma caffè annacquato, uova sode, wurstel e affettati di ogni genere! Noi ce la siamo cavata con pane, marmellata e tè alla frutta. Siamo quindi partiti alla volta di Fussen (70 km circa), dove abbiamo visitato i meravigliosi castelli Neuschwanstein e Hohenschwangau. Il parcheggio per tutta la giornata costa 4 €, il biglietto cumulativo 17 €. Il primo castello si può raggiungere in tre modi: a piedi (circa 40 min.), in carrozza (andata 5 €, ritorno 2,50 €) o in pullman (andata 1,80 €, ritorno 1 €). Il secondo invece solo a piedi (circa 20 min.) o in carrozza (andata 3,50 €, ritorno 1,50 €). 
Il castello Neuschwanstein, detto anche “castello delle favole”, è stato preso come modello da Walt Disney per i suoi più celebri film d’animazione. Molto interessanti i suoi interni, dalla sala da pranzo alla camera da letto, dalla grotta di stalattiti al soggiorno reale. Consigliamo una passeggiata fino al Marien Brucke (raggiungibile anche in pullman), un ponte che attraversa un dirupo e dal quale si può ammirare il castello in tutto il suo splendore. Il castello Hohenschwangau è meno famoso, ma secondo noi vale comunque la pena di essere visitato.
Una veloce visita a Fussen, cittadina affacciata sul fiume Lech e con il centro medievale dai caratteristici tetti spioventi, e poi abbiamo imboccato la Romantische Strasse. Da non perdere la Wieskirche, un importante santuario dichiarato dall’Unesco bene culturale di interesse mondiale, al cui interno si può ammirare una bellissima statua in legno raffigurante Cristo flagellato. Poi tappa a Schongau, la cui piazza principale (Marienplatz) era occupata dalla festa in costume “I veneziani”, che si svolge ogni anno in agosto e rammenta il grande passato di commerci della città con l’Italia. Oltre ai soliti wurstel, abbiamo potuto gustare la pasta con crauti e pancetta. Sarà perché eravamo affamatissimi, ma ci è sembrata molto buona! Un’avvertenza: quando si ordina da mangiare ad uno stand, si paga anche una cauzione per i piatti e i bicchieri, che viene restituita quando vengono riportati indietro. Hanno chiuso la serata delle buonissime crepes alla nutella e alla banana!

3° giorno
Di buon mattino ci siamo diretti verso Monaco, destinazione Olympiapark. Non ci sono problemi per l’auto, c’è un parcheggio immenso. Dapprima abbiamo visitato il museo della BMW (entrata 2 €), che ospita macchine e moto d’epoca, auto sportive, bolidi di formula uno e prototipi. Una visita guidata (5 €) ci ha poi consentito di ammirare l’Olympiastadion (77.000 spettatori) sia dentro che fuori. Abbiamo potuto passeggiare sulle gradinate, vedere gli spogliatoi e anche calpestare il terreno di gioco! Per noi, che siamo appassionati di calcio, è stata una grande emozione! Nell’Olympiapark c’era un luna park e vari stand gastronomici, dove ci siamo rifocillati con wurstel e birra da litro!
In dieci minuti abbiamo raggiunto la stazione della metropolitana U3, con la quale ci siamo diretti in centro (corsa singola 1,10 €). Una bella passeggiata per le numerose vie pedonali (quante gente!) e poi tutti in Marienplatz con il naso all’insù verso il Neues Rathaus. La sua torre ospita un carillon con 43 campane, che ogni giorno alle 11, 12 e d’estate anche alle 17, si anima con i movimenti di 32 figure in rame a grandezza naturale (niente di particolarmente eclatante, ma visto che ci siete…). Poi ci siamo diretti verso Orlando Strasse, dove abbiamo fatto un po’ di shopping nei negozi ufficiali del Bayern Monaco e del Monaco 1860. Sulla stessa via è d’obbligo una tappa all’Hard Rock Café, ma soprattutto all’Hofbrauhaus, la più grande e antica birreria di Monaco! Durante tutta la giornata si può degustare ogni tipo di birra, magari accompagnata dal brezel, del buonissimo pane a forma di salatino gigante! Il tutto con il sottofondo di musica tirolese suonata da una folkloristica orchestrina! Infine ritorno all’Olympiapark, dove abbiamo cenato con wurstel, crauti e patatine fritte!

4° giorno
Non poteva mancare una visita all’Allianz Arena (66.000 spettatori), il nuovo avveniristico stadio di Monaco! L’impatto visivo è incredibile: lo stadio è completamente “avvolto” da palloni di plastica bianchi, tenuti sempre gonfi con aria compressa. Al loro interno ci sono diversi neon, che possono così illuminare lo stadio con i colori delle squadre che vi giocano. Anche qui c’è la visita guidata (8 €) che vi porta sulle gradinate, negli spogliatoi e in sala stampa (purtroppo non sul terreno di gioco). All’interno dello stadio si trovano anche i negozi ufficiali delle due squadre di Monaco, dove abbiamo fatto incetta di sciarpe, palloni e quant’altro!
Poco lontano c’è una stazione della metropolitana, con la quale ci siamo recati in centro. Abbiamo visitato la Residenz (entrata 9 €), uno dei palazzi reali più grandi d’Europa, i cui interni colpiscono per lo sfarzo e la raffinatezza. Merita un’occhiata anche il giardino reale (Hofgarten), al cui centro si trova il tempietto dedicato a Diana, luogo di ritrovo per i musicisti. In serata siamo tornati a Landsberg, pittoresca cittadina con impronta medioevale adagiata sulle rive del fiume Lech. Volevamo mangiare qualcosa di italiano, quindi siamo andati in un bar all’aperto che aveva panini, piadine e pizze. Scelta infelice, visto che le piadine erano fatte con il pan carré e le pizze potevano stare comodamente su un piattino da dolce… Un fatto simpatico: visto che cominciava a fare fresco ed eravamo tutti in tenuta estiva, la cameriera ci ha portato delle copertine di paille per scaldarci!

5° giorno
Giovedì 11 agosto ci siamo recati a Dachau, dove si trova un famoso campo di concentramento. Sul cancello d’ingresso la famosa frase “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi. Il parcheggio costa 2 €, mentre l’ingresso è assolutamente gratuito. E’ difficile esprimere a parole quello che si prova visitando un luogo del genere. E’ un’esperienza che si può solo vivere.
Un panino veloce e poi via in macchina verso l’ex Germania Est. Dopo circa 550 km siamo arrivati a Lubbenau, una ridente cittadina ai piedi della foresta Spreewald, che viene chiamata la “Venezia verde” per i numerosissimi corsi d’acqua che la attraversano. Da segnalare la possibilità di suggestive escursioni su piccole barche in legno che raggiungono il cuore della foresta. Abbiamo pernottato in un piccolo albergo fuori città (doppia 40 €, singola 25 €), con tanto di laghetto e nani in giardino! Se vi piacciono i cetrioli, siete arrivati nel vostro paradiso: nella Spreewald si coltivano i più saporiti della Germania!

6° giorno
Siamo andati a Berlino, circa 100 km da Lubbenau. Prima tappa l’Olympiastadion, facilmente raggiungibile in auto (c’è un ampio parcheggio proprio sul piazzale antistante). In alternativa si può arrivare con la S75 o la U2. L’entrata allo stadio costa 3 €. Non essendoci visita guidata, abbiamo chiesto un’audioguida, ma per darcela il ragazzone in biglietteria ci ha chiesto in “pegno” il passaporto! Peccato che nessuno di noi l’avesse. Risposta: “no passport, no audioguide…”. Presentato il biglietto all’entrata, l’addetto ci ha attaccato un adesivo sulla mano, non si sa perché… La visione dello stadio, e di tutta l’area olimpica circostante, ci ha fatto fare un balzo indietro nel tempo di circa 70 anni! Tutto è stato costruito con pietra grigia, secondo un’architettura severa e austera. Nonostante tutti i simboli del Reich siano stati rimossi, basta guardarsi un po’ intorno per capire di trovarsi in un luogo fatto costruire appositamente da Hitler. Tanto che Layla si aspettava, prima o poi, di veder spuntare fuori qualche soldato delle SS! J L’interno dello stadio invece è assolutamente normale. L’unica particolarità è che dietro una delle porte c’è un’apertura nelle gradinate, dove trova posto la fiaccola olimpica e dalla quale si può vedere il famoso campanile (Glockenturm). Dal 1° aprile al 31 ottobre si può salire in cima e vedere Berlino dall’alto (entrata 2,50 €). In questo stadio, durante le olimpiadi del 1936, l’Italia ha vinto l’oro olimpico. C’è anche il negozio ufficiale dell’Hertha Berlino, dove abbiamo comprato non pochi gadgets…
Ci siamo muniti della Tageskarte Regeltarif (5,80 €), biglietto giornaliero per la metropolitana, e ci siamo recati alla Porta di Brandeburgo. Non nascondiamo di aver provato una certa emozione nel trovarci in un luogo diventato il simbolo di una svolta epocale. Poco lontano abbiamo visto il Reichstag, dal 1999 tornato sede del parlamento tedesco. Per entrare c’era una lunghissima fila, e abbiamo desistito. Peccato, perché ci sarebbe piaciuto entrare nella cupola in acciaio e vetro eretta sul tetto, dalla quale si può godere un bellissimo panorama della città. Ci siamo poi diretti verso il Duomo, il cui interno e la cupola sono visitabili pagando 5 €. Lì vicino abbiamo notato una macchina per cartoline “fai da te”: basta posizionarsi davanti all’obiettivo, farsi la foto, scegliere i monumenti da inserire, ed ecco pronta una bella cartolina con le proprie facce da spedire in Italia (costo 3 €)! Passeggiando sulla Unter den Linden, il grande viale che arriva fino alla Porta di Brandeburgo, ci siamo imbattuti nella Berliner Gauklerfest, una grande area (entrata 2,50 €) piena di bancarelle, palchi per gli spettacoli e stands gastronomici, dove abbiamo gustato un’enorme pagnotta piena di panna e funghi, difficilmente mangiabile da una sola persona! Poi, siccome non ne avevamo ancora abbastanza, ci siamo sbafati delle crepes alla Nutella e all’Amaretto di Saronno! Inutile dire che abbiamo digerito questa cena dopo due giorni…

7° giorno
Giornata dedicata alla visita di Dresda, anch’essa a circa 100 km da Lubbenau. L’impatto visivo della città, arrivando dal ponte Augustusbrucke, è davvero notevole. Gli edifici che sono sopravvissuti al pesante bombardamento alleato del ‘45 sono tuttora anneriti dal fumo degli incendi. La città è un immenso cantiere, evidente testimonianza della voglia di ricostruzione che pervade la Germania di oggi. Nella città vecchia, che si trova sulla riva sinistra dell’Elba, vale la pena di vedere le chiese Hofkirche e Frauenkirche. Da non perdere poi il Furstenzurg, un enorme mosaico in piastrelle di porcellana che copre per più di 100 metri una parete esterna dello Schloss. Vi consigliamo infine una visita allo Zwinger, vasta piazza a giardino racchiusa tra padiglioni e gallerie in stile rococò. Ripassando l’Augustusbrucke abbiamo fatto un giro per la zona nuova della città, che ci è piaciuta molto meno della vecchia. Passeggiando per la Hauptstrasse ci sembrava di essere sul vialone di una località balneare… casermoni anonimi e al piano terra negozi con la merce esposta all’esterno. Ma secondo noi non si può andare a Dresda senza fare un giro in battello sull’Elba! Ci sono diversi itinerari possibili, noi abbiamo scelto quello che portava fuori città verso est (10 €). Sul battello c’è anche la possibilità di mangiare.

8° giorno
Siamo tornati a Berlino per visitare lo Schloss Charlottenburg. Il parcheggio è piccolissimo, e i posti lungo la strada pochissimi. Abbiamo girato un po’, poi abbiamo rinunciato e ci siamo diretti verso la Masuren-allee, dove c’è un grande parcheggio gratuito. Nella vicina Theodor-Heuss-Platz abbiamo preso la metropolitana U2, che in un attimo ci ha portati in Sophie-Charlotte-Platz. A noi che abbiamo visto Versailles, lo Schloss non ha impressionato più di tanto, soprattutto perché gli interni, seppur sfarzosi, sono sostanzialmente vuoti. Merita però di essere menzionato il cosiddetto “gabinetto delle porcellane”, che contiene migliaia e migliaia di oggetti in porcellana di tutte le grandezze. Carino anche il giardino all’inglese, con un piccolo laghetto annesso. Una nota di demerito all’organizzazione: le visite guidate partivano ogni 20 minuti in gruppi da 25 persone circa. Se c’è molta gente, si rischia di restare in coda (in piedi) per ore. Non è stato così ai castelli della Baviera, dove sui biglietti era impressa l’ora di inizio della propria visita guidata, così nel frattempo si poteva andare in giro, mangiare, riposarsi, etc.
Nel pomeriggio, con le metropolitane U2 e U6, siamo andati al famoso Checkpoint Charlie, che ai tempi del muro era l’unico passaggio tra i due settori della città. Di fronte alla postazione c’erano due figuranti, vestiti da ufficiali, letteralmente assediati da turisti desiderosi di farsi fotografare insieme. A noi la scena sembrava un po’ ridicola… il ragazzo sembrava Schwarzenegger sgonfio, mentre la ragazza Marilyn Monroe mora… mah… Con le metropolitane U6 e U15 siamo poi andati sulla Muhlenstrasse dove si trova l’East Side Gallery, un tratto del muro di Berlino, lungo circa 1 km, completamente ricoperto di graffiti. Famosi quelli raffiguranti il soldato che scappa dalla zona est e la Trabant che sfonda il muro. Nonostante questo sia stato in gran parte abbattuto, è abbastanza facile intuirne il tracciato guardando gli edifici intorno: l’architettura fredda ed austera della parte est è nettamente in contrasto con lo stile occidentale della parte americana.

9° giorno
In mattinata ci siamo messi in viaggio per tornare in Baviera, stavolta nella parte più settentrionale. Percorsi 440 km siamo arrivati a Nordheim, un piccolo paese a circa 30 km da Wurzburg, in una zona piena di vigneti che hanno una particolarità: sui pendii non sono disposti in senso orizzontale, ma verticale! Le colline in lontananza sembravano letteralmente “pettinate”! Abbiamo pernottato in un albergo molto carino (doppia 38 €, singola 24 €) gestito da una simpatica famiglia. Questo albergo, come probabilmente altri della zona, aveva annessa una piccola azienda vinicola che vendeva vini e grappe fruttate di propria produzione. Alla sera abbiamo fatto un giro per il centro di Wurzburg e abbiamo cenato in un McDonald’s, dopo giorni di wurstel, patatine e crauti!

10° giorno
La giornata del 16 agosto l’abbiamo dedicata alla Romantische Strasse, che collega Wurzburg a Fussen lungo un percorso (circa 350 km) che tocca tutte le località più belle e caratteristiche della Baviera. La nostra prima tappa è stata Rothenburg, autentico gioiello dell’arte medioevale. Questa piccola cittadina è famosa nel mondo per l’Alt-Heidelberger-Weihnacht, un enorme negozio di giocattoli e articoli natalizi, al cui interno è stato costruito un piccolo villaggio in miniatura. Occhio ai prezzi, che non sono per nulla abbordabili… Seconda tappa a Dinkelsbuhl, pittoresco paesino dalla tipiche case a graticcio, completamente circondato da una cinta muraria medioevale in gran parte percorribile. Terza tappa a Nordlingen, cittadina adagiata sulla pianura circolare del Ries, un enorme cratere creato da un grosso meteorite milioni di anni fa. Si tratta dell’unica cittadina tedesca dotata di una cinta muraria interamente percorribile. Era ormai sera quando siamo arrivati ad Augusta, terza città più grande della Baviera. Da segnalare il Duomo, con le due torri campanarie gemelle, e la Rathausplatz.

11° giorno
Un’oretta e mezza di autostrada ed eravamo a Francoforte, capitale finanziaria della Germania e dell’Europa. I suoi altissimi grattacieli ospitano le sedi della Banca Centrale Europea e delle più importanti banche d’Europa. Abbiamo seguito le indicazioni per il parcheggio sotterraneo in centro. Lasciata la macchina, siamo sbucati proprio in mezzo alla Romerberg, la piazza principale della città, dove si trova il vecchio Municipio (Romer) e la Fontana della Giustizia.
Ma quei grattacieli sullo sfondo ci attiravano troppo… così ci siamo diretti verso il cuore finanziario della città. Qui è un’altra Germania rispetto a quella dei piccoli paesi alpini… Centinaia di persone in giacca e cravatta che corrono di qua e di là, impeccabili donne in tailleur, auto di grossa cilindrata che sfrecciano incuranti dei poveri pedoni, insomma era un po’ come essere a casa nostra… L’unico grattacielo visitabile è la Main Tower, che ha una piattaforma panoramica situata a 200 metri d’altezza! Si sale con un ascensore che, in meno di un minuto, brucia i quasi 60 piani dell’edificio! A quell’altezza la vista è assolutamente mozzafiato, ma la sconsigliamo a chi soffre di vertigini…
Dopo una bella passeggiata tra i grattacieli, ci siamo diretti su Bethmannstrasse, dove si trova il negozio ufficiale dell’Eintracht Francoforte. Non vi diciamo quanta roba abbiamo comprato… Siamo poi tornati in centro, dove abbiamo visto la Nikolaikirche, il Dom, il vecchio Teatro dell’Opera, i giardini archeologici, la casa di Goethe. Dopo aver pranzato con gli immancabili wurstel e crauti, abbiamo fatto una passeggiata sulla Zeil, un grande vialone pedonale pieno di negozi e grandi magazzini, che si diparte dalla Opernplatz per più di 1 km.
Ma se si vuole vedere un pezzo della vecchia Francoforte, bisogna andare ad Alt-Sachsenhausen, un quartiere sull’altra riva del Meno. Fa una certa impressione il contrasto tra questo angolo della città così caratteristico e i grattacieli dello skyline. Le belle case a graticcio ospitano moltissimi ristoranti, pub, pizzerie e soprattutto le Apfelweinwirtschaften, i locali dove si beve il sidro, bevanda tipica di Francoforte, che qui chiamano Apfelwein o Ebbelwei. Da segnalare, in una delle vie pedonali, il monumento di Frau Rauscher, che accoglie il visitatore con un getto d’acqua! Questo quartiere si anima solo dal tardo pomeriggio. Dalle facce che si vedono in giro, la sensazione è che qui di sera bisogna fare un attimo di attenzione… Con una bella passeggiata sulla “riva dei musei” (sponda sinistra del Meno) siamo infine tornati in centro, dove abbiamo cenato con pizza e spaghetti alla bolognese, sui quali però vorremmo stendere un velo di silenzio…

12° giorno
Percorso un centinaio di km siamo arrivati a Norimberga, seconda città della Baviera. Passeggiando per la zona pedonale abbiamo visto il Museo Nazionale Germanico, il Duomo, la Frauenkirche, il Rathaus e la chiesa di St. Tebald. Nella Hauptmarkt, la piazza principale della città, ogni anno nel mese di dicembre si svolge il Christkindlesmarkt, il più famoso mercatino natalizio della Germania. Con una passeggiata in salita di 10 minuti circa si arriva al Burg, il più imponente e maestoso monumento della città. Si tratta di una fortezza eretta nel 1039 come residenza degli imperatori, e poi nel ‘400 diventata cittadella militare. Dal suo cortile interno si può ammirare un bel panorama sulla città. Volendo si possono visitare anche gli interni del castello.
Percorrendo circa 60 km, nel pomeriggio ci siamo spostati a Bamberga, una bellissima cittadina dichiarata dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità. Una tappa obbligata, se si è da queste parti. Intorno all’anno 1000 gli imperatori dell’epoca vollero trasformarla nella nuova città santa, visto che (come Roma) è eretta su sette colli ed è bagnata da un fiume (il Regnitz). La storia dei secoli successivi si snoda nel perenne antagonismo, talvolta cruento, tra la città alta, roccaforte del potere religioso, e la parte bassa, abitata da mercanti e borghesi. Proprio in mezzo al fiume sorge il vecchio Municipio (Altes Rathaus), raggiungibile tramite un ponte (Obere Brucke) che sottopassa l’edificio. Sull’estremità a sud da segnalare la casetta Rottmeister, costruzione parzialmente sospesa sull’acqua. Nella parte alta della città meritano una visita il Duomo, con l’inconfondibile profilo delle quattro torri campanarie, e Michaelsberg, antica roccaforte benedettina di cui si può visitare solo la chiesa. Nella parte bassa, invece, vale la pena di fare due passi fino a Klein Venedig, la piccola Venezia, vecchio quartiere di pescatori, completamente ricostruito, da dove partono i battelli che percorrono il Meno. In serata siamo tornati in albergo. Il giorno dopo, mestamente, siamo tornati a casa…

CONSIDERAZIONI FINALI
Molte persone, quando hanno saputo che per le vacanze saremmo andati in Germania, ci hanno chiesto: “A vedere cosa?”. Evidentemente non ci sono mai state. Certo, in Europa ci sono mete più allettanti e pubblicizzate, ma se dovessimo tornare indietro rifaremmo 100 volte questo viaggio. Poche città come Berlino danno la sensazione di trovarsi in un luogo in cui la storia recente, anche tragica, letteralmente si respira. Poche città come Berlino sono così piene di contrasti, dall’architettura degli edifici al modo di vestire dei giovani. La nuova capitale tedesca si sta rapidamente modernizzando, ma girando per la città, soprattutto nella parte est, non è difficile imbattersi in qualche gruppo di punk con creste colorate sulla testa o in qualche vecchia Trabant che arranca a fatica nel traffico cittadino. E gli stessi contrasti li abbiamo percepiti, su scala più vasta, tra le due parti della Germania. Nell’ex DDR le autostrade sono quasi tutte ancora in cemento. Bastano cinque minuti per non poterne più del rumore delle gomme che passano sui bordi dei lastroni! E’ evidente poi il diverso tenore di vita: ad est le auto sono per lo più modeste e piuttosto datate, a Monaco l’80% di quelle in circolazione sono di grossa cilindrata, e di queste più della metà sono BMW e Audi.
Questo viaggio ci è servito per sfatare un vecchio luogo comune, e cioè che i tedeschi sono un popolo “freddo” e inospitale. Niente di tutto questo. Gli alberghi in cui abbiamo pernottato erano in paesini fuori città, eppure tutti si sforzavano di parlare qualche parola in italiano o in inglese per farsi capire. L’ospitalità è stata ottima, e le persone molto simpatiche. Anche per la strada abbiamo sempre trovato qualcuno che ci ha dato una mano, magari indicando sulle nostre cartine i luoghi che volevamo raggiungere. Le strutture a servizio dei turisti poi sono ottime. Anche nei più piccoli paesi c’è un ufficio informazioni turistiche, e dappertutto ci sono bagni pubblici. Si deve pagare qualcosa, certo, però qui almeno ci sono…
Per quanto riguarda il cibo, non avrete certo problemi a trovare un posto dove mangiare wurstel e crauti! Nei supermercati poi l’assortimento di affettati e formaggi è molto limitato. I menù dei ristoranti sono solo in tedesco, e quindi può essere difficoltoso capire bene quello che si ordina se non si conosce bene la lingua. In giro ci sono molti ristoranti e pizzerie dai nomi italiani, ma spesso è solo per attirare i nostri connazionali in vacanza. Le pizze e i piatti italiani, a partire dalla pasta, non sono neanche l’ombra di quelli che mangiamo in Italia, quindi occhio… L’acqua costa tantissimo, perché si paga anche il vuoto. Se poi glielo riporti, ti danno indietro una parte del costo. Abbiamo visto un barbone che cercava nei rifiuti delle bottigliette d’acqua vuote, per poterle poi portare al supermercato e farsi dare un po’ di soldi. Se vi trovate in un locale, date un’occhiata ai tavoli dei tedeschi: tutti, ma proprio tutti, bevono birra, dalle persone anziane fino ai ragazzini (ovviamente analcolica!).
In Germania l’auto serve soprattutto per spostarsi da una città all’altra. Nei paesi e nelle piccole città i centri storici sono pedonali, mentre in quelle grandi i servizi pubblici sono efficientissimi. Unica costante: la massiccia presenza di parcheggi. Ce ne sono ovunque e a prezzi assolutamente non proibitivi, quando non sono gratuiti.
Lunghi tratti autostradali non hanno limiti di velocità, e su questi i tedeschi corrono. Ma non appena scorgono in lontananza un cartello con un limite, letteralmente inchiodano! Quando si passa vicino a cantieri, nessuno osa correre più del consentito. Lo stesso dicasi per quei centri abitati, e sono tanti, dove bisogna viaggiare a 30 km/h! Le autostrade sono gratuite, ma quando piove forte e c’è molto traffico, l’asfalto non garantisce una buona visibilità. Ci sono pochissimi autogrill, quindi se dovete fare benzina sarete spesso costretti ad uscire, mentre molto numerose sono le aree di sosta ben organizzate con panchine, aree pic-nic e bagni pubblici.
Un’ultima curiosità: soprattutto a Berlino, abbiamo notato che moltissimi tedeschi usano indossare abiti con il cappuccio. Ma abbiamo capito subito il perché… qui si passa, nel giro di pochi minuti, dal sole alla pioggia battente…
Nel caso voleste ulteriori informazioni, scriveteci pure!

Claudio, Denis, Layla