Nel paese del bianco e dell’azzurro

Racconto di viaggio in Grecia

di Maurizio Fortunato

Ci sono luoghi che più di altri rimangono incisi nella memoria della nostra vita, che sanno svelarci ogni volta una parte diversa della loro anima, incantandoci con una storia sempre uguale eppure sempre cosi diversa. Ci sono luoghi in cui non ti stancheresti mai di tornare e dove ogni volta non riesci mai a sentirti completamente straniero. Qual è il luogo della vostra memoria? Quello in cui vi siete sentiti veramente a casa pur essendo lontani mille miglia? Creta è l’isola dei miei ricordi, il luogo incantato dalle mille meraviglie, crocevia tra oriente e occidente proteso in un lungo respiro verso sapori africani. Adagiata al centro del mediterraneo, come un’antica ninfa marina nata dalla spuma di un’onda, lei saprà accarezzarvi con un vento caldo avvolgendovi in un leggero turbinio di sabbia dorata, stordirà i vostri occhi con l’azzurro intenso del suo mare riflesso sul bianco candore di piccole case, inebrierà i vostri sensi con i profumi di una cucina semplice ed antica, vi guiderà attraverso stretti sentieri alla scoperta delle rovine di una grande civiltà scomparsa, dentro silenziosi monasteri ortodossi orgogliosamente aggrappati alla roccia, in una corsa senza respiro attraverso verdi foreste, interminabili gole e giù lungo pareti vertiginose fino ad aprirvi la porta del suo mare che gelosamente custodisce piccole spiagge incantate.

Siete mai stati in un posto così? Avete mai toccato con mano l’eterea bellezza di un paesaggio rimasto da sempre immutato? Siete pronti a lasciarvi ammaliare da un dolce incanto che non vi abbandonerà mai più? Io ho avuto la ventura di visitarla due volte a distanza di molti anni, nel 1991 e nel 2003, ed ogni volta mi ha sorpreso in una continua scoperta di piccoli angoli fiabeschi e di panorami senza confini, anche se ogni volta e per motivi diversi non sono mai riuscito a visitarla come meriterebbe. Ed è per questo che qui non troverete indicazioni su dove dormire, su dove costi meno mangiare o in quale punto del vostro cammino dovete girare a destra o a sinistra ( per questo vi consiglio di consultare il diario di viaggio a Creta di Maurizio Fabbri, provvido di consigli in merito ), ma solo piccoli ricordi su quello che i miei occhi hanno visto e sulle emozioni che quei luoghi sono riusciti a trasmettermi. Nel 1991 ho soggiornato nella cittadina di Hersonissos, una piccola località situata nei pressi della capitale Iraklio, con una bella spiaggia battuta però da un vento forse un po’ troppo eccessivo, mentre nel 2003 ho trascorso un periodo più lungo nel Bravo Club Creta Paradise situato nei pressi della località di Platanias a pochi chilometri dalla città di Chania, l’antica città veneziana chiamata La Canea. Per quelli interessati a conoscere opinioni e giudizi sulla struttura del Bravo Club ( indirizzo del sito ufficiale www.bravoclub.it ) posso aggiungere che come tutti i villaggi del genere è strutturato per fornire il massimo confort, con le tutte le inevitabili disfunzioni che ciò può comportare, per un soggiorno prettamente stanziale e da quello che fino ad ora potete aver capito non è questo il modo migliore per visitare Creta, senza doversi poi sobbarcare l’onere giornaliero di molti chilometri avanti e indietro.

Il villaggio è stato ricavato ampliando un albergo preesistente e dotandolo di tutti quegli spazi che normalmente si trovano in un villaggio vacanze. Gli alloggi sono strutturati sostanzialmente in tre grandi aree, la prima più vicina al mare, ma non direttamente sulla spiaggia che rimane distante poche decine di metri, ricostruisce un tipico villaggio greco con piccole casette bianche. La seconda, che consta di camere standard più o meno spaziose, fa parte del blocco dove sono situati tutti i servizi comuni come la hall, la reception, il ristorante, vari bar, negozi, discoteca, ecc. La terza area è retrostante alle altre due e separata da queste dalla strada di accesso al villaggio, utilizzata anche per il normale traffico veicolare della zona, per cui, e considerando anche che la differenza di prezzo è applicata solo per la zona tipica, vi consiglio vivamente di accertarvi in partenza, soprattutto se del vostro gruppo fanno parte anche bambini piccoli, che non vi diano camere in questa zona, più lontana dal mare e dai servizi comuni. La spiaggia, di sabbia piuttosto grossa e senza quel particolare fascino che è invece possibile ritrovare in altre zone, è inserita nella lunga baia che parte dalla città di Chania e su cui si affacciano piccoli paesini uno attaccato all’altro. Oltrepassato il villaggio non vi sono altre strutture e la spiaggia è praticamente deserta. Anche la cucina del villaggio non lascia particolari ricordi e soprattutto la sera, in particolar modo nei periodi di alta stagione, potreste avere qualche problema a trovare tavoli liberi ( chissà perché noi italiani abbiamo il brutto vizio di mangiare tutti più o meno alla stessa ora!). Un altro ristorante si trova nella zona retrostante del villaggio, qui si può cenare decisamente meglio, serviti al tavolo e senza spese aggiuntive, essendo però di dimensioni più ridotte è necessario prenotarsi ogni mattina presso il desk dell’animazione. Una menzione a parte meritano i fantastici cestini da viaggio, che senza dubbio avrebbero fatto la felicità del nostro mitico Rag. Fantozzi e a cui avrete diritto nel caso decidiate di andarvene in giro per l’isola senza far rientro per il pranzo. Ora…, capisco tutto, ma con quello che si spende potrebbero sforzarsi un po’ di più che elargire invece un semplice panino di gomma prosciutto e formaggio, una mela o una banana, una bottiglietta d’acqua e una fetta di plum cake, e il tutto da prenotare rigidamente entro le 18.00 ( se non ricordo male ) del giorno precedente. Per arrivare poi all’assurdo, di vederselo sfilare da sotto il naso da qualcuno che si è dimenticato di prenotarlo e che dichiara a caso il vostro nome carpendolo dalla lista dei fortunati ( ahi che furbi gli italiani in vacanza, spendono milioni e litigano per un panino). Prendetelo una volta per sfizio, lasciandovi poi solleticare il palato, le volte successive, da una delle innumerevoli taverne greche che incontrerete lungo la strada. E cosa aggiungere per i patiti dell’animazione, simpatica, come in tutti i villaggi in cui c’è sempre anche qualcuno veramente bravo, ma quant’altro ci sarebbe da dire su questi ragazzi, quasi sempre sottopagati per essere gli “amici” di una o due settimane da sogno, che stanno in piedi fino alle tre di notte per provare lo spettacolo serale del giorno dopo ( stanchi morti per quello appena rappresentato ), che si alzano per primi al mattino con il compito di sorridere appena svegli, con un sonno arretrato che neanche il giorno di libertà riesce a colmare e che insieme alle coperte devono tirar su anche tutte le loro emozioni, per essere sempre come l’ospite si aspetta di vederli. Per certi versi mi ricordano le piccole jineteras cubane, condannate a fare le fidanzate settimanali di turisti in cerca di qualcuno che dia loro, più che sesso, anche solo un po’ di finta considerazione. Ed ora, esaurite le formalità, veniamo a quello per cui vale veramente la pena venire a visitare quest’isola.

Come ho già avuto modo di dire non ho percorso un vero e proprio itinerario, ma solo delle escursioni giornaliere che partendo dal villaggio mi hanno portato, insieme ai miei amici, a visitare alcuni dei più bei luoghi dell’isola. Ci sono molte compagnie presso cui si può affittare un auto a noleggio e come al solito le più care sono quelle internazionali, dopo varie indagini e analisi condotte su internet abbiamo scoperto che una delle più convenienti era proprio quella che fa parte della proprietà del villaggio e che si trova di fronte all’ingresso sull’altro lato della strada, d’obbligo prenderne una con l’aria condizionata anche se il clima sull’isola, persino in Agosto, non è mai particolarmente umido ed afoso potendo godere della costante presenza dei venti. Nel 1991, durante la mia prima visita, mi ero dedicato in particolare alla scoperta della metà orientale dell’isola, tralasciando quasi completamente la parte ad ovest. Non si trattò all’epoca di una scelta ponderata, quanto piuttosto una conseguenza dettata dalla ristrettezza di tempo e dal fatto, essendo appassionato di archeologia, che i più importanti siti storici si trovano appunto nella parte centro-orientale dell’isola. Con quest’ultima visita sono riuscito a colmare la lacuna, scoprendo nella parte occidentale di Creta angoli veramente incantevoli e affascinanti. Prendendo come punto di partenza la zona di Platanias, dove si trova il villaggio del Bravo Club, e considerando escursioni da poter effettuare in giornata, potete prendere spunto dalle nostre, che ci hanno visto visitare in ordine di tempo la punta più a sud-ovest dell’isola con la stupenda Baia di Elafonissos ed il Monastero di Hrissokalitissa, la città di Iráklion con l’imperdibile Museo Archeologico ed i resti dell’antica città di Knosso, la penisola di Akrotiri con i Monasteri di Moni Agía Triáda , Moni Gouvernéto, Moni Katoliko e la spiaggia di Stavros, la zona sud con il castello veneziano di Frangokastelo, il monastero di Moní Préveli e la sua stupenda spiaggia, la discesa lungo le Gole di Samariá, che con i loro 16 Km sono le più lunghe d’Europa, le antiche città di Górtina, Festos e Agía Triáda con la spiaggia di Matala, il nord-ovest di Creta con l’isola di Gramvousa e l’incredibile laguna di Balos, ed infine le città di Chaniá ( l’antica La Canea veneziana ) e di Réthimnon. Certo con questo non avrete visto tutta l’isola, ma almeno ve ne sarete fatti una bella idea.

Escursioni a Creta

La baia di Elafonissos e il monastero di Hrissokalitissa

Le mete di questa escursione sono la baia di Elefonisi ed il monastero di Moni Hrissokalitissa, situate entrambe nell’estrema parte sud-occidentale di Creta. Esistono due strade per raggiungere la zona, una segue la costa occidentale dell’isola, mentre l’altra passa più internamente. La seconda soluzione è a mio avviso quella più diretta e cosi prima di raggiungere Kissamos, in direzione ovest sulla superstrada che attraversa tutta l’isola nella parte nord, si svolta in direzione di Topolina, superato il paese si iniziano a vedere le indicazioni per la baia di Elafonisi ( o Elafonissos ). Consiglio di partire presto per arrivare nella baia alle prime ore del mattino e poter godere cosi, quasi in perfetta solitudine, di questo piccolo angolo incantato prima che i tour organizzati scarichino, verso mezzogiorno, frotte di turisti. Alla fine della strada troverete un parcheggio libero dove lasciare la macchina ( possibilmente all’ombra di una pianta ). La baia si apre come una piccola mezzaluna, separata da stretto braccio di mare, poco profondo, da una piccola isola di sabbia. Attraversato a piedi il canale potete sistemarvi sull’isolotto, prestando però attenzione perché in prossimità della riva la sabbia trasuda acqua e tutto quello che vi appoggerete sarà in breve tempo zuppo. L’isola e la spiaggia formano una piccola laguna protetta in cui l’acqua trasparente e calma invita a immergersi in un bagno rilassante, sdraiati su un bagnasciuga che assume colorazioni rosate. Si può facilmente percorre a piedi il periplo dell’isola e scoprire altre piccole spiagge isolate affacciate verso il mare aperto. Purtroppo l’arrivo dei pullman Gran Turismo, giusto verso il mezzodì, ha l’effetto di rompere l’incanto, come quando una bolla di sapone esplode d’un tratto con un sonoro flop. E’ il segnale che è arrivato il momento di togliere le tende e ripartire. Sulla strada del ritorno incontrerete a poca distanza il piccolo e delizioso monastero di Moni Hrissoskalitissa ( o Moni Chrisoskalitissas ) Il monastero sorge sulla cima di una piccola collina a strapiombo sul mare e crea un effetto d’insieme stupefacente, stagliandosi con il suo bianco candore tra l’azzurro intenso del cielo e le trasparenze di un mare incontaminato. Attualmente viene custodito da due monaci ortodossi dopo aver versato per anni in stato di completo abbandono, i due tra i vari precetti religiosi osservano scrupolosamente l’orario della siesta, per cui cercate di arrivare prima delle 15.00 se volete accedere all’interno. Una tradizione popolare vuole che uno dei settantadue scalini, su cui occorre versare più d’una goccia di sudore prima di attraversare la porta d’ingresso, sia interamente d’oro e che solo chi ha fede a sufficienza riesca a vederlo; inutile aggiungere che nessuno di noi, per quanti sforzi abbia profuso, sia riuscito a rimanere accecato dalla magica visione, anche se poi alla fine siamo stati ampiamente ripagati dalla vista di tutto il resto.

Iraklion, il museo Archeologico e il sito di Knosso

Le mete di questa escursione sono la capitale Iráklio, con il Museo Archeologico e la città vecchia con il porto veneziano, e il più importante sito archeologico della cultura minoica, l’antico insediamento di Cnosso, situato a pochi chilometri di distanza. Partendo da Chania si percorre la nuova superstrada in direzione est e in circa 3 ore si arriva a Iraklio, ci sono diverse uscite che conducono in città seguite quella in cui si fa riferimento al centro ed arriverete cosi in breve in piazza Eleftherias, principale punto di riferimento della città. Su un angolo della piazza si trova il Museo Archeologico, una tappa che non dovete assolutamente mancare per poter ammirare i magnifici reperti della civiltà minoica, troverete l’indicazione per un comodo parcheggio a pagamento poco lontano dalla piazza, girando in discesa verso la strada che porta in direzione dell’aeroporto. All’epoca della civiltà minoica Iraklio era un centro secondario, satellite della più importante città di Cnosso, con l’avvento della dominazione greca mutò il nome in Heraklea, probabilmente in onore del dio Heracles che una leggenda racconta sbarcare sull’isola per combattere contro il Minotauro, iniziando cosi ad assumere un maggior peso politico. Oggi Iraklio si presenta come una città moderna in gran parte ricostruita dopo il rovinoso terremoto del 1933, la parte più interessante da visitare si trova racchiusa all’interno del perimetro delimitato dagli antichi bastioni veneziani. Per visitare con calma il museo e poter ammirare le opere d’arte tramandate fino a noi dalla civiltà minoica occorrono almeno due ore, per cui è la prima tappa che conviene affrontare. Terminata la visita del museo potete continuare a piedi il giro della città dirigendovi verso Platia Nikiphoros Phokas, da qui prendendo a sinistra per l’ Odos 1821 si arriva alla cattedrale di Agios Minas ed alla più piccola chiesa di Agia Ekaterini, in una piazzetta d’angolo sul sagrato della cattedrale stessa, mentre girando a destra si arriva in una piazzetta laterale dove è collocata la bella fontana Morosini costruita nel 1628 durante la dominazione veneziana, con dei bei leoni alati che sorreggono la vasca superiore di epoca più tarda. Platia Nikiphoros Phokas è un punto di ritrovo molto frequentato e i camerieri dei vari ristoranti e bar faranno a gara nell’invitarvi ad entrare, da qui partono varie strade che portano in direzione del mare, l’ Odos 25 Augoustou è la più diretta per raggiungere il porto, sul cui panorama si staglia inconfondibile la grande mole della fortezza veneziana costruita nella prima metà del XVI secolo, tre leoni di Venezia incastrati nei muri su tre lati ne ricordano l’antica dominazione. Ho visitato due volte il Museo Archeologico di Iraklio, mentore della bellezza e dell’ingegno della cultura minoica, che nell’arte, prima ancora dei greci e dei romani, raggiunse uno splendore ed una raffinatezza senza pari. Purtroppo tutte e due le volte, a distanza di molti anni, mi si sono dovuto rincrescere di come simili opere d’arte vengano tenute in così poca considerazione. Già nel 1991 la disposizione dei reperti e dei manufatti minoici mi era sembrata priva di una qualsiasi valorizzazione espositiva, racchiusi com’erano in spazi angusti e polverosi, senza pannelli didattici e storici esplicativi, illuminati da una luce non adeguata dietro teche sporche. Nel 2003, durante la seconda visita, ho potuto constatare come a volte il tempo passi invano lasciando tutto immutato, ma tant’è se dovessi scegliere tra qualche anno cosa rivedere questo sarebbe il primo posto che mi verrebbe in mente e pazienza se come ora non ci sarà uno straccio di etichetta in italiano ( e si che di turisti del bel paese ne passano di qui!). Le prime XII sale sono ordinate per periodo temporale e tutte contengono opere d’arte che meritano di essere viste. Per citarne alcune, il misterioso disco di Festos ( Sala III, periodo protopalaziale 2000-1700 a. C.) su cui sono incisi, a spirale, geroglifici il cui significato rimane ancora oscuro, le due statuette delle dee dei serpenti ( Sala IV, periodo neopalaziale 1700-1450 a. C., palazzi di Cnosso Festos e Malia ) provenienti dal santuario centrale di Cnosso, lo splendido rytón in cristallo di roccia il cui manico è formato da perle di cristallo infilate su un filo di rame ( Sala VIII, periodo neopalaziale 1700-1450 a.C. , palazzo di Káto Zákros ), un’anfora decorata con un polipo in stile naturalistico ( Sala IX, periodo neopalaziale 1700-1450 a.C. , Creta orientale ) e molti altri piccoli capolavori. La Sala XIII contiene invece sarcofagi minoici tutti appartenenti al periodo postpalaziale ( 1400-1100 a.C. ) a forma a vasca o a guisa di bauli con coperchio. La visita prosegue al piano superiore nella sala XIV dove sono esposti gli affreschi originali che ornava i palazzi minoici, tra i più belli e meglio conservati si trovano quello dei delfini, rinvenuto nella sala da bagno della regina nel palazzo di Cnosso, e quello che rappresenta la tauromachia, rituale a metà strada tra simbolismo religioso e dimostrazione di coraggio che vedeva un acrobata compiere un doppio salto mortale sulla schiena di un toro. Proseguendo si trova la Sala XVII che raccoglie una collezione privata di gioielli e sigilli in oro d’epoca minoica. Terminata la visita della città potete recarvi, a circa 5 Km di distanza, ad ammirare a Cnosso il sito archeologico più interessante e visitato dell’isola. Le ore migliori per goderne appieno sono agli antipodi della giornata, per cui mettetelo in programma nelle prime ore o nel tardo pomeriggio, eviterete così l’eccessivo affollamento e sopratutto d’estate il caldo soffocante. Il primo insediamento minoico è datato tra il 2000 e il 1900 a.C. , ma la struttura del palazzo che si può ammirare oggi è di epoca più recente e viene fatta risalire a circa il 1600 a.C. dopo che probabilmente il primo palazzo venne distrutto in seguito ad un terremoto. Il sito prosperò per poco tempo perché in seguito ad un altro evento drammatico ( forse il grande cataclisma che colpì la vicina isola di Santorini e che ne determino il parziale inabissamento ) anche questo secondo palazzo risultò distrutto. La riscoperta dell’insediamento si deve alla felice intuizione dell’architetto inglese, nonché archeologo dilettante, Sir. Arthur Evans che iniziò gli scavi, attivi ancora oggi, agli inizi del ‘900. Evans volle però andare oltre la scoperta e secondo concetti oggi fortemente avversati si mise in testa di ricostruire parte della struttura del palazzo e degli ambienti attigui. Così tutto quello che oggi sembra si sia miracolosamente conservato non è che il frutto della meticolosa opera di ricostruzione avviata dal novello archeologo. Questo comunque non toglie nulla al fascino che suscita la visita del sito archeologico ( anche se le classiche colonne, anticamente in legno, sono ora di puro cemento e con una bella mano di vernice rossa ) e anche solo girare tra le antiche strade lastricate riesce a rendere bene l’idea di come doveva essere la città nel suo periodo di maggior splendore. Purtroppo nel 2003 gli interni del palazzo si trovavano in ristrutturazione e diversamente dalla mia prima visita del 1991 non mi è stato possibile accedervi, ma solo dare una sbirciatina da dietro le transenne. Ricordo che una delle cose più particolari ed ingegnose era situata nella stanza da bagno della regina, quella dove fu rinvenuto l’affresco dei delfini il cui originale è ora nel museo Archeologico, in cui era stato studiato un sistema di canalizzazione d’acqua corrente che consentiva tra le altre cose l’immediato smaltimento dei prodotti della digestione della sua nobile fruitrice. All’ingresso del sito archeologico troverete delle guide autorizzate e non ( alcune parlano italiano ) pronte dietro compenso ad offrirvi i loro servigi, a voi la scelta, ma se avete a disposizione una buona guida cartacea non vi sarà certo difficile districarvi da soli nell’articolata struttura del sito stesso.

La penisola di Akrotiri con i monasteri di Moni Agia Triada, Moni Gouverneto, Moni Katoliko e la spiaggia di Stravos

La meta di questa escursione è la bella penisola di Akrotiri, poco distante dalla città di Chania, con i suoi antichi monasteri ortodossi ricchi di storia, Moni Agia Triada, Moni Gouvernéto e Moni KatoliKo, la grotta di San Giovanni l’Eremita e la spiaggia di Stravos. E’ una delle escursioni più belle ed interessanti che si possono effettuare sull’isola, sia per i luoghi che si visitano che per la natura in cui sono inserirti. Merita senza dubbio dedicarvi l’intera giornata, anche perché alla parte culturale si riesce ad abbinare facilmente qualche ora di relax al mare senza fare molta strada. Seguendo la vecchia litoranea dovrete attraversare tutta la città di Chaina e con un po’ di fatica, le indicazioni stradali per la penisola non sono molto precise, imboccare la provinciale giusta, noi infatti ci siamo persi due volte. Con la nuova super strada potrete invece evitare di entrare nella città di Chania pur allungando di poco il percorso. Seguendo le indicazioni per l’aeroporto arriverete facilmente ad un bivio in cui è segnalato il monastero di Moni Agia Triada ( indicato anche come Moni Tzagaraliou ), il quale si staglia in tutta la sua grandezza alla fine di un viale alberato. Il monastero fondato nel XVII secolo è stato per molto tempo uno dei più conosciuti ed importanti dell’isola, attualmente ospita una scuola di teologia ed una piccola comunità di monaci, che in particolar modo non gradiscono rimanere immortalati in un vostra foto ricordo. A mio avviso è senza dubbio uno dei più bei monasteri che abbiamo visitato sull’isola. Il portale monumentale ed il campanile sono d’influenza veneziana, ma è soprattutto quando si entra e si inizia ad intravedere la facciata ocra della chiesa principale, incorniciata nell’arco d’ingresso, che si riesce ad apprezzarne appieno tutta la bellezza. Dietro il monastero la strada prosegue, inerpicandosi su stretti tornati dal fondo acciottolato, all’interno di scenari aridi e quasi lunari. Al termine, dopo circa un’ora di viaggio, si arriva al monastero di Moni Gouvernéto, costruito nel 1548 in cima ad una stretta gola che lascia intravedere in lontananza il mare. Il monastero è più piccolo di quello di Agia Triada, ma conserva allo stesso modo un fascino antico e discreto. Dietro la chiesa c’è un piccolo museo dove sono conservati arredi sacri ed altre cose, il custode è un giovane che parla molto bene l’italiano ed udite, udite è un appassionato sfegatato della marca d’automobili Fiat ( valli a capire questi greci ). Lasciata la macchina si può proseguire a piedi, scendendo verso il mare, su un sentiero ben segnato che parte poco distante dal monastero. Dopo un quarto d’ora circa di cammino si arriva alla grotta Katoliko dove visse solitario san Giovanni l’Eremita, nella grotta si trova una piccola cappella a lui dedicata. Proseguendo la discesa il sentiero si restringe ed in alcuni punti si confonde in più tracce, ma non dovreste avere difficoltà, dopo altri quindici minuti circa, a trovare sulla sinistra la scala che porta al terzo monastero ortodosso della penisola di Akrotiri, Moni Katoliko. La chiesetta del monastero del XVI sec. ha la particolarità di essere scavata interamente nella roccia, anche se purtroppo riversa oggi in uno stato di semi abbandono. Arrivati fino a questo punto la distanza dal mare sembra davvero poca e verrebbe la voglia di proseguire alla scoperta di qualche caletta nascosta, ma non c’è nessun tipo di indicazione e con il sentiero cosi poco visibile c’è il rischio di andare a perdersi, preferiamo cosi tornare indietro. Dopo essere tornati alla macchina riprendiamo la stessa strada dell’andata, passato il primo monastero sulla destra si trova l’indicazione che porta alla spiaggia di Stravos. E’ un posto tranquillo con alcune taverne e piccoli alberghi, la spiaggia di sabbia forma una piccola baia chiusa dalla parete scoscesa della montagna, mentre l’acqua calda è calma invita a un bagno rinfrescante.

La zona sud con Frangokastelo e il monastero di Moni Preveli

Le mete di questa escursione sono il castello veneziano di Frangokastelo, il monastero ortodosso di Moni Preveli, con la sua incantevole spiaggia, ed in generale la zona costiera che si affaccia sul Mar Libico nella parte compresa tra le Gole di Samaria e la strada che da Rethimnon taglia l’isola per la sua larghezza collegando idealmente le sponde a nord con quelle a sud. Su questo lato dell’isola la costa è particolarmente frastagliata e battuta da un vento che lascia ben impresso il suo ricordo, ma che nasconde al contempo piccole calette di sabbia veramente incantevoli. E’ un giro piuttosto lungo e vi porterà via l’intera giornata, lasciandovi comunque il tempo di godere appieno del sole e del mare greco prima di rientrare alla base. Passata la città di Chania, sulla super strada che attraversa per lungo il nord, seguite le indicazioni per il paese di Hora Sfakion, il porto dove approdano i traghetti che provengono da Agia Romueli, il punto d’arrivo dell’escursione alle Gole di Samaria. La strada si dipana attraverso un paesaggio che dapprima arido, con le alte cime di roccia chiara che sembrano bucare un cielo di un sorprendente blu cobalto, si fa via, via sempre più verde mentre ci si avvicina alla costa. Arrivati in prossimità del mare la strada, che nell’ultimo tratto segue il profilo di una gola che si getta a capofitto in acqua, si biforca. A destra conduce al paese di Hora Sfakion, dove poco dopo termina, mentre invece a sinistra prosegue lungo il crinale verso le mete della nostra escursione. Dopo pochi chilometri si arriva in vista della fortezza veneziana di Frangokastelo. Costruita nel 1371 come baluardo difensivo contro le possibili invasioni saracene su quel tratto di costa, non venne in effetti mai utilizzata allo scopo, subendo un definitivo abbandono al proprio destino nel giro di poco tempo. Non è difficile intuirne il motivo tanto sembra costruita quasi solo a scopo scenografico, in una posizione a ridosso del mare chiaramente poco difendibile. Nei suoi pressi si trova una spiaggia di sabbia fine molto carina e poco frequentata. Dopo la fortezza la strada inizia a salire, permettendo così di poter ammirare da una visuale privilegiata la bellezza di questo tratto selvaggio di costa, fate attenzione a scendere dall’auto perché in certi momenti la forza del vento rischia di farvi ritrovare con la portiera in mano. Passato il paese di Plakias, uno dei maggiori centri di villeggiatura della zona, che sinceramente mi sentirei di sconsigliare data la presenza del forte vento, si arriva ad una deviazione che in breve tempo, inerpicandosi su una collina, porta in vista del monastero ortodosso di Moni Preveli, uno dei più affascinanti e venerati di tutta l’isola. Terminata la visita del monastero, che come altri luoghi religiosi dell’isola osserva un rigido orario di chiusura durante le prime ore pomeridiane, potete recarvi poco lontano a visitare la bella spiaggia. Lasciata la macchina in un parcheggio a pagamento dovrete scendere a piedi lungo la collina seguendo una stradina tracciata nella roccia, dato che la spiaggia, incastonata come una piccola gemma dorata alla foce di un torrente, non ha per fortuna strade d’accesso per le auto. D’obbligo fermarsi lungo la discesa ad ammirare l’incantevole panorama dall’alto prima di tuffarsi nelle acque incontaminate. La strada del ritorno prevede per completare il giro di risalire verso nord in direzione di Rethimnon e di riprendere poi la superstrada in direzione di Chania.

Le Gole di Samaria

La discesa lungo le Gole di Samaria, tutelate dall’Unesco come patrimonio mondiale da preservare, è un’altra delle affascinanti e varie escursioni che si possono effettuare a Creta. Migliaia di persone ogni anno si cimentano scendendo lungo i 16 Km del sentiero, che partendo da quota 1220 arriva fino al livello del mare, all’interno di una natura incontaminata tra pini sempre verdi e pareti scoscese, costeggiando e attraversando per alcuni tratti un torrente che sembra giocare a nascondersi nel sottosuolo per poi ricomparire più a valle. Si rimane stupefatti di come a cosi poca distanza dalle coste africane ci si possa ritrovare all’interno di un paesaggio che sembra mutuato da una delle nostre vallate alpine. La stazione di partenza di Xyloskalo si trova a 1229 Mt. di altitudine al termine della strada asfaltata che arriva dal paese di Omalos. Dopo aver lasciato l’auto e aver pagato il biglietto d’ingresso ( ricordatevi di conservarlo perché vi verrà controllato all’uscita ), si può proseguire a piedi lungo le gole e dopo circa 16 Km approdare al punto d’arrivo, la spiaggia del paesino di Agia Romueli, da qui è possibile ritornare via mare per Loutro-Hora Sfakion o Sourgia-Paleochora per ritrovare una strada asfaltata. Per questo motivo ed evitare di dover ripercorre il sentiero in salita per riprende l’auto lasciata al parcheggio è caldamente consigliabile effettuare quest’escursione con un’agenzia organizzata in modo da non dover passare il resto della vacanza sdraiati a letto dalla stanchezza. ( alcune agenzie organizzano escursioni di due giorni con pernottamento e rientro fino al vostro luogo di soggiorno via mare ). La discesa lungo le gole di Samaria, le più lunghe d’Europa, non è particolarmente faticosa anche se nei prima 4 Km, in cui si scende velocemente dai 1229 ai 700 Mt. di altitudine, occorre prestare un minimo di attenzione. Il tempo medio di percorrenza è stimato tra le 5’30”-6’00”, noi senza forzare particolarmente l’andatura ce la siamo cavata in circa 4’30”. Lungo il percorso segnato, da cui non è permesso uscire essendo inserito in un parco naturale sottoposto a rigide norme di protezione, ci sono numerose aree di sosta attrezzate per fare rifornimento d’acqua, poter usufruire dei servizi igienici e pronto soccorso di prima necessità. Il primo che si incontra è in località Nerroutsiko ( 870 mt. ) dopo 2 Km di cammino, il secondo è dopo 4 Km a Agios Nikolaos dove c’è anche una piccola chiesetta. A circa metà del percorso, dopo 7 Km ed a un’altitudine di 400 Mt., si arriva alla stazione centrale di Samaria, un antico paesino abbandonato. Una grande pianta offre un po’ d’ombra per un attimo di riposo. Da questo punto le pareti alte 300 Mt. iniziano ad avvicinarsi sempre di più, arrivando nel punto più stretto a lasciare un passaggio largo appena 3 Mt., in località Sideroportes poco dopo il punto di sosta di Afentis Christos dove c’è una piccola e graziosa chiesetta. Siamo quasi alla fine delle gole e superata la parte più antica del paese di Agia Roumeli si inizia ad intravedere il mare con la spiaggia di Agia Roumeli nuova. Non ricordo un altro luogo dove con più piacere ho messo i piedi a bagno. Il resto del nostro gruppo è arrivato alla spicciolata con la guida locale, partito dopo averci dato un’ora di vantaggio, in coda a chiudere la fila. Alle 18.00 ci incamminiamo per il rientro usufruendo del traghetto per Hora Sfakion dove ci attende il pulmann dell’agenzia che la mattina ci aveva portato alla stazione di partenza delle Gole. Prima di arrivare la nave effettua una sosta a Loutro, un paesino incantato con piccole case bianche disposte a semicerchio sul mare.

Le rovine di Gortina , Agia Triada , Festos e la spiaggia di Matala

La meta di questa escursione è la zona meridionale di Creta nella parte centrale dell’isola, qui è possibile visitare il sito archeologico dorico-romano di Gortina, i siti minoici di Festos ( il secondo per importanza dopo quello di Cnosso ) e di Agia Triada, per arrivare infine nella bella spiaggia di Matala con le sue caratteristiche grotte abitate fin dall’epoca preistorica. Partendo da Chania il viaggio è piuttosto lungo e vi porterà via, visite comprese, l’intera giornata, ma è un’escursione che merita veramente. Si percorre la superstrada che taglia il nord dell’isola e una volta arrivati all’altezza della città di Rethimnon si può scegliere se rimanere sulla strada principale fino ad Iraklion, oppure imboccare a destra una strada secondaria che piega verso sud ed attraversando il paese di Spili arriva in zona. Noi optiamo per la prima soluzione, a nostro avviso più diretta, e continuiamo sulla superstrada fino ad Iraklion, per imboccare successivamente la secondaria che porta verso sud. Partiamo di mattina presto e dopo circa 3′ ore abbondanti di macchina arriviamo in prossimità della nostra prima meta, il sito dorico-romano di Gortina. La città fondata dai dori divenne in epoca romana, con il nome di Gortis, la capitale della provincia formata da Creta e dalla Cirenaica. La parte più visitata delle rovine si trova subito dopo l’ingresso sul lato destro della strada che proviene da Iraklion. I resti della Basilica di Agios Titos appartengono al primo complesso che si incontra entrando nel sito. Della struttura sono rimaste in piedi le 3 absidi, quella a sinistra è utilizzata ancora oggi come santuario ortodosso. Proseguendo nella visita si incontra un piccolo teatro ben conservato con le gradinate disposte a semicerchio, l’Odeon, subito dietro c’è un piccolo portico chiuso che racchiude la parte archeologicamente più rilevante del sito perché sui grandi blocchi di pietra che ne formano il muro perimetrale sono incise le famose Leggi di Gortina. Scritte in dialetto dorico del VI sec. a.C. regolavano la vita dell’antica città greca, rappresentano una delle più antiche testimonianze di leggi tramandate fino ai nostri giorni. Proseguendo a piedi verso nord si incontrano altre rovine di minor importanza, come di minor importanza sono anche i resti romani di Gortina che si trovano sul lato sinistro della strada asfaltata che vi ha condotti qui, dispersi in un campo di olivi senza precise indicazioni per rintracciarli. Riprendiamo la strada e poco dopo arriviamo nei pressi del più importante dei siti archeologici minoici della zona, Festos. Qui a differenza di Cnosso non sono state apportate quelle opere di ricostruzione così tanto criticate e il luogo si presenta come all’epoca del ritrovamento. Il sito domina dalla sommità di un piccola altura la pianura circostante, offrendo un buon punto di vista per ammirare il panorama della zona, che da qui consente di estendere lo sguardo fino alla costa ed al mare, lasciando così facilmente intuire la posizione strategica di cui godeva la città. L’ingresso dal cortile Nord domina le costruzioni sottostanti di cui bisogna intuire lo sviluppo verticale. Scendendo dalle scale si arriva in una zona identificata come il teatro cittadino, adibito all’uso anche per scopi religiosi, come attesterebbe la vicina presenza di piccole sale di culto. Scendendo ancora si entra nel palazzo vero e proprio, accedendo all’interno di un grande cortile centrale su cui si affacciavano i vari ambienti, tra cui portici e appartamenti privati della famiglia reale. Adiacente al teatro sono visibili i caratteristici magazzini in cui venivano conservate, all’interno di grandi orci di terracotta per ripararli dalla calura, i vari tipi di derrate alimentari. Poco distante da Festos, con una piccola deviazione, si può visitare il sito archeologico di Agia Triada, un altro interessante esempio di insediamento minoico dove spiccano le rovine di un palazzo. Qui nel 1991, durante il mio primo viaggio a Creta, ho avuto la ventura di conoscere il venditore di flauti che era raffigurato nella foto di copertina della guida che avevo acquistato allora e che riconoscendosi aveva esclamato orgoglioso in uno stentato francese “ce moi”,”ce moi”. Certo non mi aspettavo, essendo all’epoca già avanti con gli anni, di ritrovarlo dodici anni dopo ancora li al suo posto, con il suo cesto di frutta fresca e di flauti intagliati artigianalmente, ma mi piace pensare che se ne stia da qualche parte sull’isola, nella sua piccola casa bianca affacciata sul mare, a godersi il meritato riposo al fresco dell’ombra di un grande sicomoro mosso dalla leggera brezza del vento. All’interno del sito archeologico si trova anche la piccola chiesetta ortodossa di Agios Georgios. Terminate le visite potrete riprendere la strada che in breve tempo vi condurrà nella bella spiaggia di Matala a godere della bellezza del mare greco, prestando però attenzione al vento, che qui a volte è un po’ di più che una semplice brezza. La scogliera sopra la spiaggia è punteggiata di grotte naturali una volta utilizzate anche come abitazioni di fortuna.

L’isola di Gramvousa e la Laguna di Balos

Le mete di questa escursione sono l’isola di Gramvousa con la sua fortezza veneziana, uno dei punti più ad ovest di Creta, e la splendida laguna di Balos, raggiungibile anche in macchina su una strada sterrata che parte dal paese di Kaliviani, con un ultimo tratto percorribile solo a piedi. Sulla strada del ritorno è possibile fare una deviazione verso la costa ovest per visitare la Baia di Falassarna. Da Kissamos partono le escursioni in battello che abbinano la visita dell’isola a quella della laguna, poco dopo il paese seguite le indicazioni per il piccolo porto di Kavonisou. Sono tre le compagnie che organizzano la gita, tutte praticano lo stesso prezzo di circa 20 €, ma le due che dispongono dei battelli più grandi fanno scalo prima sull’isola e poi sulla laguna, mentre invece la terza inverte il giro. La partenza è per le 10.00 circa , non arrivate all’ultimo momento per evitare di non riuscire a trovare posto.
Il programma prevede:

ore 10:05 Partenza dal porto di Kavonisou e navigazione sul golfo
Durante la navigazione si costeggia la penisola di Gramvousa, sulla parete di roccia scoscesa si può osservare il fenomeno geologico avvenuto quasi 2000 anni fa e che determinò l’innalzamento della piattaforma dove poggia l’isola nella parte ovest, da 6 a 9 metri s.l.m., con il relativo sprofondamento della parte est verso la Turchia.
ore 10:50-11:00 Arrivo sull’isola di Imeri Gramvousa
Arrivati sull’isola avete due alternative, potete visitare l’antica fortezza veneziana ed ammirare dall’alto i magnifici scorci panoramici sul mare e sulla prospiciente laguna di Balos, oppure fermarvi per un bagno nella piccola spiaggia dell’isola. Io consiglio di lasciar perdere il bagno, riservandolo per quando sarete nella laguna, e di salire quindi per il ripido sentiero che porta ai 137 metri d’altezza dove è situata la fortezza, la vista che si può ammirare è veramente notevole. La fortezza veneziana, una delle più grandi di Creta, è stata costruita tra il 1579 ed il 1584 per difendere l’isola dai turchi, la sua forma è vagamente triangolare con ogni lato lungo circa 1 km. Storicamente è stato il primo pezzo di suolo cretese a essere stato liberato dalla dominazione ottomana, quando nel 1825 un gruppo di patrioti greci riuscì a penetrare con l’inganno nel castello indossando uniforme turche. Oggi l’isola fa parte di un’oasi naturale ospitando alcuni tipi di piante endemiche, come un particolare tipo di margherita, e diverse decine di specie di uccelli che vi fanno tappa sulle loro rotte migratorie. Dagli spalti della fortezza si possono ammirare stupendi scorci ed apprezzare le sfumature verdi e turchesi dell’acqua sottostante.

ore 13:15-13:30 Partenza per la laguna di Balos
Pranzo a bordo ( si paga a parte per chi ne vuole usufruire, noi ci siamo organizzati a panini ), e in meno di mezz’ora di navigazione si arriva nella laguna di Balos. Data la scarsa profondità di questo tratto di mare le navi non possono attraccare sulla costa e per scendere a terra occorre traghettare su barche più piccole, a meno che non preferiate tuffarvi direttamente da bordo. La laguna è formata da un banco di sabbia che nella parte centrale crea un avallamento poco profondo in cui il mare si insinua facilmente, fate attenzione a dove posate le cose se non volete ritrovarle zuppe dato che la sabbia trasuda. La temperatura dell’acqua è godibilissima, la confusione un po’ meno, ma è il prezzo da pagare per la comodità di non dover arrivare a piedi percorrendo un sentiero che risale il pendio della collina.
ore 16:30 Partenza per il viaggio di ritorno
Un altra ora di navigazione e si rientra nel porto di Kavonisou riportando indietro,senza dubbio, un bel ricordo della giornata.

Chaina

La meta di questa escursione è la città di Chania, l’antica La Canea veneziana, capitale dell’isola di Creta fino al 1971. E’ una delle gite più corte che abbiamo intrapreso nel nostro soggiorno, ma non per questo la meno interessante. Data la vicinanza dal Bravo Club Creta Paradise la visita può essere effettuata anche in sola mezza giornata. La città sorge sull’antico insediamento minoico di Kydonia, di cui purtroppo non rimangono tracce. Il primo nucleo storico nasce intorno al 1252 ad opera dei veneziani, i quali tracciano i contorni di quella che successivamente diventerà la loro capitale sull’isola di Creta, la città è un porto naturale e diventa ben presto un punto strategico per i commerci con la madrepatria. I primi dispositivi difensivi risalgono al XIV secolo e furono eretti a protezione della parte centrale della città vecchia che si erge su un piccola collina, il quartiere Kastelo. Due secoli più tardi, sotto la crescente minaccia turca, furono edificati i possenti bastioni che chiusero completamente la città verso l’entroterra, inglobando cosi nelle mura di cinta anche gli altri quartieri storici di Chania. La visita della città non può che iniziare dal porto veneziano, con gli antichi palazzi che si specchiano nelle acque calme disposti a formare un semicerchio quasi perfetto. Ancora oggi è facile riuscire a leggere le fastose tracce del passato, dalle piccole logge alle finestre, agli stucchi e alle decorazioni che abbellivano le facciate, dalle scale esterne, ai portoni scolpiti. All’interno del porto si trova anche la moschea dei Giannizzeri, uno dei maggiori monumenti dell’epoca della dominazione turca , costruita nel 1645 e restaurata di recente ospita la sede del locale ufficio del turismo. Su tutto si staglia la sagoma dell’antico faro veneziano ancora in funzione, mentre proseguendo sulle banchine, in direzione del porto nuovo, si incontrano altre testimonianze della dominazione veneziana come l’antico Palazzo del Rettore, i resti di una loggia ed ancora più avanti ciò che resta degli antichi arsenali dove venivano costruite e riparate le navi che solcavano i mari con le insegne del leone alato. Sopra il porto si trova l’antico quartiere di Kastelo da dove è possibile godere di una bella vista panoramica, qui si trovavano i primi insediamenti minoici come attestano i recenti scavi visibili dalla strada dietro una cancellata in ferro. Dietro il quartiere di Kastelo si estende il quartiere di Evraiki, quello che una volta era il quartiere ebraico. La lunga strada che lo attraversa, l’odos Halidon, è una delle più frequentate e ricche di negozi, vi si trovano inoltre la cattedrale ortodossa e la basilica di San Francesco edificata nel XIV sec. ed utilizzata oggi come sede del locale museo archeologico, dopo essere stata anche adibita a moschea durante la dominazione ottomana. Da qui ogni spunto e buono per girare negli stretti vicoli e lasciarsi trasportare tra colori e profumi in atmosfere tranquille e dal sapore antico.

Rethimnon

La meta di questa escursione è la città di Rethimnon, partendo dalla zona di Chiana occorre circa un’ora e mezza di viaggio percorrendo la super strada che taglia il nord dell’isola. Potete dedicargli l’intera giornata o inserirla come sosta in uno dei viaggi di ritorno da una delle altre gite sull’isola. La città di Rethimnon sorge sull’insediamento dell’antica Rithymna di epoca post minoica, ma è solo con la dominazione veneziana che inizia a godere di un periodo di maggior sviluppo, rivelandosi in breve un importante centro marittimo, commerciale ed amministrativo della zona. Dopo aver vissuto un periodo marginale nella vita sociale dell’isola, all’inizio del XX secolo, la città in tempi più recenti ha visto rifiorire un rinnovato interesse, grazie anche all’incremento della richiesta turistica favorita dalla bella spiaggia di sabbia e dall’atmosfera tranquilla che vi si respira. Entrando in città dalla strada che costeggia il mare la prima cosa interessante che si incontra è il castello medievale. Costruito dai veneziani su un piccolo promontorio roccioso a difesa dell’ingresso del porto venne successivamente occupato dai turchi nel 1646. Con la sua mole la fortezza si protende imponente quasi a volersi tuffare direttamente in acqua, dall’alto delle mura si può godere un bel panorama a 360 gradi sulla città e sul porto sottostanti, ma oltre al perimetro dei bastioni esterni non rimane molto delle costruzioni che occupavano lo spazio interno, vi si trovano una piccola moschea del periodo turco, in fase di restauro durante il periodo della nostra visita, una piccola chiesa ortodossa ed altri edifici in abbandono. Proseguendo lungo la strada che costeggia il mare si arriva all’antico porto veneziano, piccolo, ma ricco di fascino con le numerose taverne che vi s’affacciano e in cui non dovete perdere l’occasione per assaggiare qualche specialità del posto. Appena dietro il porto, nell’interno della città, si trovano a poca distanza l’una dall’altra una bella loggia veneziana, che ospita ora un piccolo museo archeologico, la fontana Arimondi, opera d’arte veneziana del 1629, e la moschea Nerandza, anticamente una chiesa veneziana, adibita ora ad altri usi. Si può salire su quello che era il minareto per vedere la città dall’alto. Per il resto non rimane che girare tra i vicoli della città vecchia per ammirare le facciate e le antiche logge delle finestre.

Diario di Viaggio di Maurizio Fortunato – 2003
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Bibliografia e Fonti Storiche :

– guida di viaggio Grecia – Creta e Rodi ed. Futuro I Paesi del Mondo 1984
– mappe sull’isola di Creta concesse in uso dal portale Crete Tour net www.crete.tournet.gr

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