Peloponneso Tour

Racconto di viaggio in Grecia

Come la maggior parte dei viaggiatori che parte alla scoperta del Peloponneso siamo sbarcati a Patrasso, da cui abbiamo subito proseguito per la prima meta da visitare da noi scelta: l’isola di Zante, o Zacinto. Quest’isola, infatti si trova a solo un’ora e un quarto di traghetto dal porto di Killini, a 80 Km da Patrasso (imboccare la strada giusta non è semplice, quindi una volta usciti dal porto girate a destra e andate sempre dritto seguendo le indicazioni per la National Road, poi troverete i cartelli per le varie città). I traghetti partono ogni due ore e fino alle 22 di sera. Le guide dicono che nel periodo estivo è quasi impossibile imbarcarsi senza prenotazione: noi eravamo due dei pochi passeggeri. Fate voi… Una volta sbarcati a Zacinto, capitale dell’isola, ci siamo diretti a Kalamaki, sulla costa meridionale. La zona, comunque, è “attrezzata” per i turisti e non è difficile trovare buone sistemazioni a prezzi ridotti.

La costa meridionale dell’isola, ovvero la baia di Laganàs, è la più adatta al soggiorno, sia per quanto riguarda i servizi offerti ai viaggiatori che per le bellissime spiagge sabbiose dal colore dell’oro e dalla trasparente e verde acqua marina. Queste spiagge fanno parte di un parco nazionale protetto in quanto utilizzate dalle tartarughe Caretta-Caretta per deporre le uova di notte. Una distesa di 14 Km è stata appositamente recintata e vietata ai turisti per proteggerle. Le tartarughe depongono le uova tra giugno e agosto ed è possibile vederle ma solo mentre nuotano in mare, tramite le gite in barca che gli isolani organizzano per i turisti.
Un’altra escursione tra le più gettonate è il giro dell’isola in barca. Durante tutto l’arco della giornata si possono ammirare gli splendidi panorami che l’isola offre grazie alle sue coste rocciose che s’immergono nel mare formando grotte e giochi di colore.

Da non perdere le grotte blu, così chiamate per il colore che assume il mare nelle loro vicinanze, la grotta dei delfini, così denominata perché se si urla all’interno della grotta l’urlo viene trasformato in un suono simile a quello prodotto dai delfini, e un paio di spiagge in cui la barca si ferma per concedere un bagno ristoratore agli ospiti, tra cui la “spiaggia del relitto”. Su questa spiaggia di sassolini, infatti si trova il relitto di una barca in passato utilizzata da commercianti di prodotti illegali. Durante un tentativo di fuga in piena tempesta, seguito all’avvistamento da parte delle autorità, il capitano è riuscito a far approdare la nave in questa spiaggia e a portare in salvo l’equipaggio e parte della mercanzia. Questo tratto di mare normalmente viene evitato, per superstizione, dai marinai ma la spiaggia del relitto viene invece presa d’assalto dalle barche di turisti. Solo recandosi sul posto è possibile rendersi conto del motivo, in quanto è impossibile spiegare la sua bellezza. Il mare, infatti, in quel punto assume improvvisamente un colore azzurro elettrico. Questo è dato dalla presenza di grotte sulfuree che liberano grandi quantità di zolfo.

Dopo aver lasciato la bellissima Zacinto abbiamo proseguito il nostro viaggio verso una delle mete storiche del Peloponneso: Olimpia, nell’Elide.

Olimpia

Abbiamo trovato la città stranamente vuota di turisti nonostante fossero i primi giorni di agosto. Il centro è molto carino, fatto di viuzze e negozietti di souvenir. Il sito archeologico è decisamente l’aspetto più interessante del luogo. Da non perdere una corsa nello stadio in cui si svolgevano le olimpiadi dopo aver fatto un’entrata trionfante passando sotto l’arco che ne dà l’accesso. Molto interessanti anche il museo dei giochi olimpici che mostra curiosi oggetti utilizzati nelle gare e il museo archeologico, con le statue della Nike e dell’Hermés.
Da Olimpia ci siamo diretti a sud e prima di giungere alla nostra meta successiva, Pilos (in Messenia), ci siamo fermati in una delle spiagge più belle del Peloponneso: la spiaggia di Voidokilia. Non è facile da trovare ma noi abbiamo avuto fortuna ed ecco come l’abbiamo raggiunta: sulla strada che va a Pilos, a soli 4 chilometri dalla città abbiamo imboccato una strada sulla destra. Poco prima c’è un piccolo segnale con scritto 0,5 sulla destra mentre sulla sinistra c’è un distributore di benzina. E’ l’unico, quindi non si sbaglia! Una volta imboccata la strada abbiamo voltato di nuovo a destra e proseguito sempre dritto fino all’arrivo alla spiaggia. La strada da percorrere è interamente sterrata e costeggiata da campi coltivati all’inizio, quindi non spaventatevi se pensate di essere in un luogo sperduto e di aver sbagliato! Racchiusa sui lati dalle scogliere la spiaggia assume le caratteristiche di un atollo ed è veramente meravigliosa.

Piccola ma pittoresca città di pescatori, Pilos o Navarino vanta un panorama mozzafiato dall’alto qualche chilometro prima di raggiungerla: è semichiusa dall’isola Sfaktiria che le sta esattamente davanti e un faraglione. Possiede un centro molto carino con la sua tipica piazzetta greca, un porto degno di nota ed una fortezza costruita dai Turchi nel 1573 sulla cima della montagna a ovest della città. Gli orari di apertura del castello vanno dalle 9 alle 18, quindi non fatevi depistare dagli abitanti del luogo che dicono sia aperto solo al mattino. O perlomeno, andate a controllare di persona come abbiamo fatto noi! Il castello è molto ben conservato e garantisce panorami stupendi.

Areopoli

Il giorno seguente abbiamo proseguito per Areopoli, in Laconia, preparandoci così ad affrontare il giro del Mani, ciò che di più suggestivo offre il Peloponneso. Il Mani è la penisola centrale delle tre che si estendono nell’estremo sud della Grecia. Già il tratto Kardamili-Areopoli è degno di nota: una strada che si inerpica su per le montagne del Mani, che si stagliano a picco nel mare blu della Grecia formando paesaggi indimenticabili. Inoltre, Kardamili è un paesino greco tipico e molto carino in cui suggeriamo vivamente di fare una breve sosta. Qualche chilometro prima di Areopoli il paesaggio muta improvvisamente. Da verdeggiante diventa arido e roccioso, tinto di colori che vanno dal marrone al grigio. Gli antichi greci credevano che proprio nel punto più a sud del Mani si trovasse l’entrata agli Inferi e che la tipologia del paesaggio lo presagiva. In effetti si rimane sbigottiti e intimoriti dall’ambiente circostante ma è necessario proseguire senza remore. Appena giunti all’entrata del paese si ha l’impressione di essere in un posto sperduto: cumuli di polvere sollevati dal vento, che sferza la città di montagna tutti i giorni, invadono la strada deserta durante le ore diurne. Una volta raggiunto il centro pare di tornare indietro nel tempo: una prima piccola piazzetta ospita una chiesetta ortodossa e un paio di negozietti di “vecchio stampo”. Poco più avanti una piazza più grande, circondata da ristoranti, aspetta di essere riempita di tavoli e bambini poche ore dopo mentre tutte le case del paese, in pietra e alla maniera del Mani (le “case-torri” tipiche di questa zona) danno l’impressione che il tempo qui si sia fermato molti anni fa. Dopo aver trovato la nostra sistemazione ci aggiriamo per la città deserta che comunque ha il suo fascino. Qualche ora dopo, verso le 22, l’atmosfera è decisamente diversa e all’improvviso sembra si trasforma in un paesino medioevale, illuminato come a quei tempi e con le piazzette piene di gente che mangia, ride e scherza mentre i piccoli negozi di alimentari fanno bella mostra della propria frutta e verdura.

Il giorno successivo partiamo finalmente per compiere il giro del Mani. L’hotel ci fornisce una mappa dettagliata con indicato il percorso da seguire e i vari punti interessanti da visitare. La prima tappa, 8 Km a sud di Areopoli, sono le Grotte di Diro (Spilia Dirou), visitabili solo con tour organizzati in barca. Qualche chilometro più avanti ci siamo fermati presso il paesino Mezapos per visitare una casa-torre e una minuscola chiesa ortodossa, molto suggestivi non solo perché interamente conservati ma anche per la loro collocazione sulla collina di fronte al mare. Da qui, inoltre, si può vedere la fortezza di Tigani, chiamata Padella per la sua forma, appunto, di padella. Abbiamo proseguito il giro perdendoci per le stradine che attraversano i paesini formati ciascuno da 5 o 6 case-torri ma alla fine, non si sa come, abbiamo ripreso il percorso della mappa. Le strade sono molto piccole e a volte sterrate, ma percorribili. Purtroppo però la mancanza di cartelli stradali con indicazioni non facilita le cose, anzi. Ad ogni modo è stato bello “perdersi” in quei luoghi isolati e deserti perché così abbiamo potuto ammirare il paesaggio incontaminato dalla modernità. La nuova tappa in cui ci siamo fermati è stata Gerolimenas, un paesino di pescatori caratteristico e quella successiva è stata il fantastico paese fantasma Vàthia, il paese con più case torri della regione. Poi abbiamo proseguito per le spiagge di Marmari e da qui ci siamo diretti verso uno dei paesaggi più belli della Grecia: il promontorio di Capo Tenaro. Dalla spiaggia di Marmari bisogna tornare indietro e prendere la terza svolta a destra. Seguire la strada che va su per la montagna e… ammirare dall’alto Capo Tenaro. Poi bisogna tornare nuovamente ad Alika per poter riprendere il percorso. Prima del ritorno ad Areopoli è da notare il paese Flomochori, con le case-torri più alte della regione. La costa su questa parte del Mani si mostra particolarmente frastagliata ma ben più ricca di vegetazione rispetto a quella occidentale.

Lasciato il Mani e Areopoli siamo ripartiti per giungere alla nuova destinazione da noi scelta: Monemvassia. La città è costituita da due parti: quella moderna, turistica ma carina e quella antica, collocata sulla cima di una montagna che secoli fa si è staccata dalla terraferma diventando così un’isola. E’ stata costruita una strada che la collega nuovamente alla terra ma la città alta è raggiungibile solamente grazie a un comodo bus navetta. Il problema per raggiungerla in auto è che non si trova parcheggio. Una volta giunti davanti all’entrata della città, eh sì, si è conservata l’entrata tra le cinta murarie con tanto di portone in legno, si ha l’impressione di tornare nel Medioevo. Stradine piccole e strette tra le varie case in pietra racchiuse da mura ancora percorribili a picco sul mare creano un’atmosfera particolare. La visita di questo paese è da non perdere.

Il giorno seguente ci siamo diretti nella regione che possiede alcuni dei siti archeologici più importanti del mondo, l’Argolide, e abbiamo utilizzato la città di Nauplia, prima capitale della Grecia, come base. Al contrario di tutti gli altri posti visitati finora Nauplia è una vera e propria città moderna, grande e trafficata. Molto turistica ma bella. Da visitare la Fortezza di Palamiti, di origine veneziana e risalente al XVIII secolo. Da Nauplia ci siamo spostati per visitare prima Epidauro, assolutamente da non evitare per il suo grandissimo teatro greco interamente conservato perfettamente costruito in quanto ad acustica. Provare per credere! Mettetevi al centro del palcoscenico e dite qualcosa: vi sembrerà di parlare ad un microfono! Dopo Epidauro abbiamo visitato Micene, con la suggestiva “tomba di Agamennone” e le impressionanti rovine. Chi vuole può fare un salto anche ad Argo e Tirinto, ma non hanno la stessa risonanza delle città prima citate.

Da Nauplia ci siamo trasferiti a Corinto, che abbiamo utilizzato come base per visitare Atene. A parte il sito archeologico di grande interesse, con il suo famoso tempio di Apollo, Corinto si mostra vecchia e trafficatissima.

Da Corinto quindi siamo andati ad Atene prendendo l’autobus, che consigliamo a tutti. Volevamo andare in treno ma in quei giorni c’erano dei problemi sulla linea ferroviaria di quel tratto e i treni per Atene partivano da altre città. Comunque l’autobus è un’ottima soluzione perché impiega un’ora e mezza per arrivare, parte ogni ora sia all’andata che al ritorno e permette di visitare Atene senza doversi buttare in mezzo al grande traffico o cercare il parcheggio (e non è poco). Il biglietto costa 12 euro andata e ritorno. Consiglio super importantissimo: se andate in autobus ricordate che al ritorno i bus per Corinto partono dalla stazione dei bus di Atene. Per raggiungerla, essendo lontana dal centro, dovete prendere l’autobus 51 in via Menandrou (all’incrocio con via Zinonos, munirsi di cartina!), vicino alla fermata del metro Omonia. Il tragitto dura circa venti minuti senza molto traffico. Non troverete mappe dei bus in giro ad Atene e in pochi sanno darvi queste informazioni. Altra cosa importante: prima di salire sul bus dovete andare in biglietteria a farvi confermare l’orario di partenza, se non è già indicato, perché è necessario prenotare il posto.

Una volta ad Atene è possibile spostarsi in metro, molto comoda, o a piedi. Visita d’obbligo naturalmente è l’Acropoli con il famoso Partendone e il suo interessante museo. Consigliamo anche una visita al Museo Archeologico Nazionale che possiede, tra le altre cose, la famosa statua di Poseidone o Zeus, la maschera di Agamennone e i tesori di Micene. Interessante anche il cambio della guardia di fronte al Parlamento, a ogni ora, in piazza Syntagma e il quartiere Plaka, molto turistico ma carino.

Terminata la visita di Atene e durante il ritorno a Corinto abbiamo avuto al possibilità di vedere il canale di Corinto, su cui suggeriamo di soffermarsi in quanto è impressionante.
Come ultima tappa del nostro viaggio abbiamo scelto Delfi e per raggiungerla abbiamo attraversato il nuovissimo e spettacolare ponte che lega la Tessaglia al Peloponneso tramite le città Rìo e Antirrìo. Comodo ma caro: 10 euro a passaggio per le auto. Tornando a Delfi, la visita del suo sito archeologico è fondamentale, sia per la sua collocazione naturale che per le rovine ritrovate. Da notare lo stadio, raggiungibile tramite una stradina in salita e con tanta buona volontà. Per il pernottamento abbiamo scelto una cittadina di mare, turistica, a pochi chilometri da Patrasso, Nafpaktos. Ideale per raggiungere Patrasso la mattina della partenza per il ritorno in Italia.

Be’, questo è stato il nostro tragitto. Lo consigliamo a tutti perché è davvero fantastico!
Deborah e Daniele