Irish tour

Racconto di viaggio in Irlanda

Dire che questo viaggio è stato bellissimo vuol dire tentare di sminuirlo.
L’Irlanda è veramente un posto fantastico, da visitare almeno una volta nella vita.
Siamo partiti da Brescia quasi all’alba per giungere in tempo all’aeroporto di Malpensa per il volo Alitalia delle 9 e 40 e realizzare questo viaggio di cui avevamo cominciato a parlare quasi per scherzo ancor prima di Natale.

Adelmo, Alessandro, Marco e Maurizio, colleghi più o meno quarantenni in cerca di nuovi orizzonti.
Adelmo, a dire il vero, l’abbiamo letteralmente trascinato creandogli pure qualche problema famigliare.
Dublino ci ha accolti con una giornata di sole che di questi tempi deve essere un’autentica rarità.
Il tempo di scaricare le valigie all’albergo (North Star Hotel, Amiens Street 1, vicino alla fermata del bus dall’aeroporto e al centro città, dignitoso e funzionale) ed eravamo già in strada.
Non c’è tantissimo da visitare, gli edifici di particolare valore sono tutti in una zona abbastanza ristretta.

E’ una capitale che sfigura a confronto delle più importanti colleghe europee, d’altro canto non è molto grande (900.000 abitanti), e lo è solo dai primi del novecento quando la repubblica d’Irlanda è diventata indipendente dagli inglesi.
La cosa più bella è l’atmosfera che si respira.
Si respira aria di cambiamento, cambiamento già iniziato ma che deve dare ancora il meglio di se.
Dublino è in rinnovamento, si sta costruendo un tunnel sotterraneo che collegherà direttamente il porto con le tangenziali, i quartieri più fatiscenti pullulano di gru e cantieri. Le strade sono piene di giovani, questo è il paese UE con l’età media più bassa in assoluto: il 40% ha meno di 25 anni, ed il 25% meno di 15.

Da terra di grandi emigrazioni e carestie (nell’ottocento per questi due fenomeni la popolazione quasi si dimezzò!!) si è trasformata, grazie a politiche che hanno favorito investimenti di aziende straniere, nella celtic tiger con crescite record dell’economia. Ormai quasi tutte le aziende di informatica mondiali hanno la loro base europea in Irlanda.

Siamo stati al Trinity College, l’antica università nel cuore della città, dove tantissimi ragazzi si godevano il sole seduti ai bordi di prati verdissimi (sarà una costante di tutta l’isola) dove giocatori in bianchissime divise giocavano a cricket.
l’Irlanda è uno dei regni del rugby, lo stadio dove gioca la nazionale – Landsdowne Road – è il più antico del mondo.
Anche il golf è diffusissimo (si dice che un terzo dei campi da golf nel mondo si trovi qui) ma la vera passione sportiva pulsa per due sport tipicamente locali, l’hurling (una specie di hockey su prato) e il football gaelico (misto tra rugby e calcio giocato con una palla rotonda e dove gli scontri anche violenti non mancano).

Temple Bar è il quartiere più caratteristico, dove si concentra la vita notturna. Una volta bassifondi ed ora recuperato al turismo, è un susseguirsi di pub e ristoranti attraverso stradine di ciottolato su cui si esibiscono artisti di strade più o meno bizzarri, dai mangiafuoco ai suonatori di cucchiai.
Era venerdì sera e quindi tutti i locali straboccavano di persone, abbiamo trascorso la serata in un locale con musica dal vivo dove – dopo una lunga attesa – abbiamo trovato posto.
Tutte le guide che avevamo consultato suggerivano di scappare quanto prima da Dublino per conoscere la vera Irlanda. E mai consiglio fu più vero.

Abbiamo puntato a sud, verso il centro dell’isola, a Kilkenny bellissima cittadina medioevale.
Qui la giornata, era sabato, è stata decisamente brutta, ha piovuto per quasi tutto il tempo.
Ma solitamente il tempo in Irlanda va sotto il cartello di variabile, in continuazione.
Nella stessa giornata, a distanza di pochi minuti, puoi passare dal sole alla pioggia e ritrovarti poco dopo nuovamente con il sole.
A volte, alzando lo sguardo, puoi ritrovare nello stesso cielo sole, nuvoloni bianchi da sembrar cotone e nuvole grigie cariche di pioggia.
La mancanza di montagne alte ed i forti venti che soffiano dall’oceano alimentano questo continuo mutar del tempo.
Abbiamo dormito a Cashel (c’è una bellissima rocca) in una piccola fattoria – College View – di una famiglia con cinque figli maschi ed altrettante mucche che ci avrebbero dato la sveglia.
La scelta dei bed & breakfast è il modo migliore per conoscere gli irlandesi: ogni notte dormi in una casa diversa, a volte nuova a volte vecchia, e conosci persone diverse. Loro sono molto attenti a rispettare la tua privacy (spesso ti danno persino la chiave di casa) ma sono altrettanto pronti a darti una mano a risolvere
ogni problema. La colazione è sempre servita con il servizio buono e le tovagliette carine, a volte puoi persino scegliere tra vari menù anche se decisamente diversi dalla nostra (uova, bacon, salsicce, salmone, frittelle). Qui il padrone di casa, che ci ha servito la colazione con la moglie, ci ha salutato con un “Hallo boys” e una forte stretta di mano.

Gli irlandesi sono molto affabili, sempre pronti ad attaccare bottone superando la barriera linguistica, quando poi capiscono che sei italiano non mancano mai di dirti “I love Italy” e non ti mollano più.
La serata – dopo una buonissima bistecca da 8 once – l’abbiamo finita in un pub col camino acceso, il juke box e tantissime foto vecchie appese al muro.
C’era persino una foto della squadra di calcio del paese del 1938 (!!!) alle finali regionali con migliaia di spettatori sulle tribune di legno e intorno al campo.
I pub sono un’autentica istituzione, quasi come la birra Guinness che è decisamente parte del patrimonio nazionale, la puoi trovare dappertutto.
Non ci si va solo per bere, ma soprattutto per stare insieme agli altri, chiacchierare, ascoltare, discutere, cantare: è il centro della vita sociale, specie nei paesini dove ancora la gente ti saluta con la mano quanto ti incrocia con l’auto.

L’ultima scena al pub non la dimenticherò mai più, quando – capito che stavamo per andarcene – quattro ragazze (molto carine) si sono fiondate al nostro tavolo per accaparrarselo. Uno di noi non ha capito che era giunta l’ora di alzarsi ed ha giudicato il tutto come un abbordaggio bello e buono delle quattro: abbiamo dovuto trascinarlo fuori letteralmente di peso mentre ripeteva supplicante “non capisco perché dobbiamo andarcene proprio adesso” ed ha continuato a rimuginarlo per tutto il viaggio. L’indomani partenza per la costa oceanica, soprattutto con meta le Scogliere della Rovina (Cliffs of Moher) a strapiombo sul mare. Siam arrivati con tre gradi di temperatura e vento fortissimo: ci siamo imbacuccati per bene e siamo saliti. Le scogliere sono bellissime, rifugio irraggiungibile per migliaia di uccelli marini e giusto di fronte alle tre isole Aran, poste come sentinelle davanti alla baia di Galway.

Connemara

Ripartiti abbiamo attraversato forse la zona più bella di tutte, il Connemara, dove chilometri di prati verdissimi punteggiati da bianchissime pecore si alternano in continuazione a laghi e a lingue di mare che penetrano nella costa. Uno spettacolo che cambia continuamente di colore secondo l’intensità della luce.

In serata siamo giunti a Cliffden Connemara dove il nostro b&b – Seafield House – si trovava sulla sky road a picco sull’oceano. Stavolta una casa nuovissima con una famiglia giovane, due bimbe piccole, una che gattonava ed una più grandicella che lunedì mattina era bella pronta in divisa con la cravatta per andare a scuola.
Oltre che un posto bellissimo i padroni di casa – Kevin & Sinead Conroy – ci hanno lasciato dormire in tre stanze anziché due per star più comodi senza farci pagare nulla in più. Consigliamo vivamente questo posto a tutti coloro che si fermeranno da queste parti per fare escursioni lungo le scogliere o sulle montagne del parco nazionale del Connemara.
Cena ad uno dei tanti pub del paese a base di salmone e granchio, specialità della zona.
All’alba abbiamo puntato ancora più a nord risalendo la costa per giungere a Sligo, nel Donegal meno turistico ed ancora un po’ selvaggio.

Lungo la strada ci siamo fermati a Westport, dove nella piazzetta con obelisco abbiamo comprato degli scialli in lana morbidissima in un negozietto dove i due anziani proprietari – marito e moglie – ci hanno salutato con “Good bye gentlemen”,
La gente resta comunque sempre molto cordiale ed abbiamo trascorso forse la serata più bella di tutte.
Prima però nel pomeriggio abbiam giocato a pallone (che ora troneggia con tutte le firme dei partecipanti nel nostro ufficio) sulla spiaggia di Rosses Point, riempiendoci di sabbia fin nelle orecchie.
Un po’ come nel film “Marrakesch Express” o “Tre uomini ed una gamba”.
Cena in un ristorante sul mare dove abbiamo allietato una tavolata di vecchie signore irlandesi con esibizione al piano di Marco e relative canzoni del repertorio italiano più classico, da O sole mio a Caruso passando per La vita adesso di Baglioni.

Poi ci siamo trasferiti per l’ultima pinta di Guinness da Harry’s – sempre a Rosses Point – un piccolo pub pieno di oggetti marinari, con le tavolate di legno grezzo tutte rovinate e i bagni all’esterno ( in Irlanda dal 1° aprile non si può più fumare in alcun luogo pubblico chiuso, sembrava un terremoto per i pub invece tutti lo rispettano ed escono ogni tanto a farsi una fumatina lasciando la birra ad aspettarli). Qui abbiamo fatto comunella con il proprietario e Captain Morgan un pappagallo di dieci anni che vive nel pub e che – ormai abituato agli uomini – ti sale lungo il braccio e si sistema sulla spalla. Nell’acquario c’erano due grossi pesci neri che quando litigano fanno persino uscire l’acqua dalla vasca, cosa a cui abbiamo in effetti assistito.

Il proprietario ci ha raccontato che nel 1967 era stato a Milano allo stadio San Siro per seguire la sua squadra del cuore, il Celtic in trasferta per la coppa dei campioni contro l’Inter. Abbiamo brindato proprio alla sua squadra che la domenica precedente aveva giusto vinto il campionato scozzese.
Il mattino seguente abbiamo imboccato d buon ora la strada per Dublino ed abbiamo letteralmente tagliato l’Irlanda in tre ore giungendo puntuali per la restituzione dell’auto. Ultimi regalini nei negozi dell’aeroporto (carissimi) dove abbiamo conosciuto delle ragazze di una scuola dell’arte di Macerata di ritorno da una gita scolastica di sette giorni trascorsi tutti a Dublino e ci siamo chiesti come avranno fatto a riempirli??

In questi giorni di ritorno faticoso alla vita normale sono andato a rileggermi le parole della canzone di Fiorella Mannoia “Il cielo d’Irlanda”, credo che non ci sia modo migliore per chiudere questo racconto.

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce
il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
ti annega di verde e ti copre di blu
ti copre di verde e ti annega di blu
Il cielo d’Irlanda si sfama di muschio e di lana
il cielo d’Irlanda si spulcia i capelli alla luna
il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo
si ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero
si ubriaca di stelle e il mattino è leggero
Dal Donegal alle isole Aran
e da Dublino fino al Connemara
dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
il cielo d’Irlanda si muove con te
il cielo d’Irlanda è dentro di te
Il cielo d’Irlanda è un enorme cappello di pioggia
il cielo d’Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
il cielo d’Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
ma dopo un momento li fa brillare più del vero
Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore
il cielo d’Irlanda è una gonna che gira nel sole
il cielo d’Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
si apre e si chiude con il ritmo della musica
si apre e si chiude con il ritmo della musica
Dal Donegal alle isole Aran
e da Dublino fino al Connemara
dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
il cielo d’Irlanda si muove con te
il cielo d’Irlanda è dentro di te
Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
il cielo d’Irlanda è dentro di te
il cielo d’Irlanda è dentro di te