Una Calda Mattina d’Estate

Racconto di viaggio in Irlanda

Il nostro viaggio in Irlanda comincia una calda mattina d’estate. In cinque, partiamo dalla rovente Puglia, con un golfino e un impermeabile in valigia e, dopo uno scalo londinese, ci ritroviamo a sorvolare il cielo d’Irlanda, dolce e romantico nella luce del tramonto.

La prima serata a Dublino scorre all’insegna del Temple Bar, il quartiere più vivo della città nelle ore notturne, con fiumi di persone (spesso turisti) che affollano strade e locali.
Ma basta poco, svoltare un angolo, scendere giù per una stradina buia e scoprire che c’è dell’altro. I pub più belli sono nascosti, ma li scopri facilmente perché hanno un richiamo speciale: musica e applausi, risate e canti ti trascinano dentro. E’ buona abitudine, ci spiegano, non rifiutare mai una pinta di birra e partecipare, ballando o tenendo il ritmo con le mani, all’esibizione dei musicisti. Non ce lo facciamo ripeter due volte e trascorriamo così la nostra prima, vera, serata irlandese.
Al mattino, dopo un indimenticabile e sostanzioso Irish breakfast, siamo pronti per le nostre prime escursioni nella campagna tutto intorno alla città.

Dicono che bisognerebbe visitare l’Irlanda a bordo di un’auto, noleggiata sul posto. E certo deve avere un certo fascino percorrere da soli quelle strade interminabili. Ma, statene certi, la vera Irlanda è quella che conosci a bordo dei tantissimi autobus che ogni giorno partono da Dublino. E’ su questi veicoli, stracolmi di gente di ogni età, che puoi incontrare bizzarre guide locali, capaci di illustrarti storie e aneddoti del loro Paese, di intonare sul momento malinconiche ballate o di portarti, sul ciglio di una strada, ad assaggiare quei dolcissimi biscotti al burro e cioccolato di cui avrai nostalgia appena arrivato a casa.

E poi, il paesaggio oltre i finestrini. E’ la campagna irlandese che ti rapisce e ti fa innamorare di questa terra. Lontano dalla città, le villette ordinate lasciano il posto ai tradizionali cottage di un tempo, con le pietre intonacate di bianco e quei tetti di paglia che forse un lupo cattivo un giorno soffierà via. I prati sono splendidi, illuminati da fiori di ogni genere e forma, con l’erba ancora intrisa di pioggia, attraversati da pigre mucche e docili pecore. Ogni tanto spunta un rudere, i resti di un’antica chiesetta di campagna, di cui immagini le vetrate colorate e il profumo d’incenso. O ti imbatti nelle famose tombe a tumulo, nascoste nel silenzio della campagna, che puoi visitare ancora, percorrendo stretti corridoi fatti di pietre neolitiche. Tutto è magico, tutto è avvolto da quello spirito da fiaba che ti fa sognare, guardando un arcobaleno appena apparso nel cielo, di poter davvero trovare la pentola colma d’ora lasciata li da un lepricano generoso.

Perché l’Irlanda è così, come te l’aspetti, come sognavi che fosse.
E’ fatta di terra, antica, scura, umida. E’ fatta di luce, magica, calda, malinconica. E’ fatta di gente, sorridente, allegra, disponibile.
E allora non importa dover tornare indietro, vedere volare via questi cinque giorni da sogno, sapere di dovere affrontare, una volta a Londra, interminabili controlli aereopotuali.
Intanto sai, ed ora con certezza, che un altro mondo esiste e continuerà ad accoglierti a braccia aperte ogni volta che lo vorrai.