Islanda Giugno 2002

Racconto di viaggio in Islanda

C’è un posto sulla terra dove è ancora possibile ascoltare la voce del vento, dove il silenzio regna, e nessuna voce o rumore lo può interrompere, c’è un posto dove la terra vive, dove ci si sente liberi….Questo posto è l’Islanda! Giugno 2002, io e Giò partiamo per questa nuova avventura nordica: arriviamo all’aeroporto di Reykjavik in piena notte, saranno le tre, ma c’è una luce incredibile, sembra giorno! Ritiriamo il nostro pick-up 4×4 cabinato, che oltre a portarci in giro, ci farà anche da casetta: un paio di mosse e la cabina retro diventa un confortevole rifugio con tanto di tavolo, divanetto, cucina attrezzatissima e due letti! Lo battezziamo subito “il nostro lumacone”, per via della forma! Una bella invenzione questa per viaggiare in assoluta autonomia e in libertà! Possiamo così decidere di volta in volta dove fermarci a mangiare (parte del cibo l’abbiamo portata dall’Italia, soprattutto paste e risotti liofilizzati, biscotti, buste di tonno ecc) e a dormire!

Dopo un breve riposo, visitiamo la piccola capitale più settentrionale del pianeta. Reykjavik ha il fascino delle città nordiche, poco caotiche, ordinate e tranquille. Qui nessuno si sognerebbe mai di rubare nulla, tant’è che è facile vedere biciclette e addirittura passeggini con tanto di borse lasciati tranquillamente fuori dai negozi! E’ molto carino il lago Tjorn attorno al quale si è sviluppata la città vecchia. Nel pomeriggio cominciamo il nostro giro dell’isola, partendo dal Parco naturale di Pingvellir: qui tra cascate e torrenti, è chiaramente visibile la frattura tra la zolla terrestre europea e quella americana. Un’importante premessa: tutti i luoghi naturali d’Islanda sono lasciati al libero arbitrio della natura, senza ingressi, cartelli, recinzioni né presenze umane…qui comanda dappertutto lei, Madre Natura! Infatti proseguendo lungo la strada raggiungiamo quasi per caso la zona geotermica di Gaysir: ce ne accorgiamo solo perché improvvisamente sentiamo un boato e vediamo un enorme getto d’acqua salire verso il cielo!

Questa notte ci accamperemo proprio qui! Lo spettacolo è incredibile, camminiamo in una zona piena di sorgenti termali dalle acque cristalline, ricche di minerali, e tra i gaysers. Ce ne sono due, uno molto difficile da vedere in attività, e poi lo Strokkur, il più grande e attivo d’Europa, che erutta getti d’acqua misti tra il bollente del sottosuolo e il freddo della superficie, ad intervalli regolari di circa 8 minuti. Lo osserviamo a lungo, guardando il passaggio lento tra la pozza che sembra d’acqua calma, diventare ogni volta sempre più ribollente, fino poi a scendere improvvisamente come risucchiata dal suolo e poi partire improvvisamente verso il cielo! Passiamo quindi la seconda notte islandese proprio qui, parcheggiati non lontano dal geyser, che sentiamo eruttare anche durante la notte…La mattina dopo, dopo esserci sciacquati la faccia in un piccolo torrente, ripartiamo per le vicine cascate Gulfoss. Il fiume Hvìta precipita qui lungo un ampio dislivello di 32 metri, formando due cascate sotto le quali si apre un canyon profondo 70 metri e lungo 2,5 km….ci si può inoltrare quasi fin al bordo, ad ammirarne da vicino la potenza e l’impressionante frastuono. Riprendiamo la strada, tra scenari fantastici, su piste pressoché deserte. Ci aspetta il Landmannalaugar, una delle zone più difficili e belle d’Islanda. Qui il paesaggio diventa lunare…un deserto lavico costellato di macchie verdi di muschi e licheni, dove regna il silenzio, e che solo un 4×4 può percorrere. Presto infatti incontriamo i primi corsi d’acqua da guadare…per noi è la prima volta, e davanti al primo ci fermiamo parecchio a riflettere se rischiare o meno….l’acqua sembra alta e scorre rapida, in più siamo completamente soli in mezzo al nulla….meditiamo parecchio, poi coraggio, incoscienza, fiducia nel mezzo, e voglia di avventura prevalgono…e il fiume resta alle spalle!!!!Che strizza, ma che carica di adrenalina!!!!! Incontriamo numerosi altri corsi d’acqua da guadare, ma ormai siamo spavaldi e l’acqua non ci ferma! Fa breccia anche un timido raggio di sole che dipinge improvvisamente le montagne circostanti di mille tonalità di rosso, giallo, verde…ci inerpichiamo fino al cratere di un vulcano spento, la cui calotta è occupata da un lago color turchese…gli scenari qui sono fantastici, tra i più belli che mai vedremo! Usciamo a tarda sera dalla zona interna del Landmannalaugar, riprendendo la pista circolare e arrivando fino alla cascata Skogafoss, alta oltre 60 metri. Qui si arriva direttamente ai piedi della cascata, e noi pernottiamo proprio qua sotto, soli accanto a spettacoli naturali incredibilmente accessibili. Capiamo che la vacanza sarà un continuo susseguirsi di emozioni: quando e dove capiterà mai di poter dormire senza nessuno accanto nel raggio di km, sotto una cascata o a fianco di un geyser?…. Inoltre le giornate sono lunghissime, il sole sembra non tramontare mai, e fino a mezzanotte c’è luce. Passata la breve notte, riprendiamo a costeggiare la parte meridionale della costa. Arriviamo alla piccola cittadina di Vìk; qui trascorriamo qualche ora di relax nella sua spiaggia fatta di sabbia lavica…nera!! E’ stranissimo vedere il mare che si congiunge con la lava. La vista al largo dei faraglioni di Reynistrandur è magnifica. Proseguiamo e arriviamo a costeggiare il più grande ghiacciaio d’Europa, il Vatnajokull. Lingue di ghiacciai vallivi più piccoli scendono verso la costa dalla calotta principale. Ci avviciniamo fino a toccare il fronte di ghiaccio dello Skaftafell, una di queste lingue glaciali; è la prima volta che siamo così a ridosso di un ghiacciaio perenne! Poco distante raggiungiamo la Laguna Jokulsarlon, dove centinaia di iceberg dalle diverse sfumature di blu e azzurro, e dalle diverse e bizzarre forme, navigano placidi verso il mare: una scena da tipico paesaggio artico, compreso il clima…che ci induce a rifugiarci all’interno del nostro lumacone, per una calda tazza di thè. Questo è l’unico luogo dove c’è una presenza umana: un piccolo bar ristorante che vende anche souvenir, e che ci permette di usufruire di un bagno (troppo freddo per fare all’aperto in questa zona…brrr). Passiamo la notte nel parcheggio di fronte alla laguna glaciale e l’indomani proseguiamo, iniziando a risalire la costa orientale. Costeggiamo altre lingue del Vatnajokull, poi il paesaggio diventa via via più verde; numerose le greggi di pecore e i cavalli bradi lungo i fiordi orientali. E’ una tappa interlocutoria, anche se i paesaggi sono sempre mozzafiato! L’indomani partiamo lungo una pista interna che porta verso nord, alla volta delle cascate Dettifoss: ci arriviamo in tarda mattinata. L’auto va lasciata un po’ distante, purtroppo con la carrozzina di Giò è impossibile percorre i 500 metri di sentiero che portano alle cascate e ci vado solo. Rispetto alle Selfoss, le Dettifoss sono meno spettacolari ma più impressionanti per la portata: con i loro 500 metri cubi di acqua al secondo sono infatti le cascate con la maggior portata d’acqua d’Europa, e gli spruzzi si vedono lontani anche 1 km! Nel pomeriggio tappa a Hverarond, un immenso campo geotermale, anche qui, senza un ingresso o qualcosa che lo delimiti come una meta turistica, solo un piccolo cartello lungo la strada, per parcheggio una spianata naturale del terreno e questa volta uno sparuto gruppo di turisti. Il paesaggio è dantesco: sembra infatti di camminare all’inferno, tra alte e calde fumarole, soffioni, pozze di fango ribollente e sorgenti d’acqua rovente….pare di essere all’inizio dei tempi; l’attività geotermica è impressionante e ininterrotta, ci sono piccoli ammassamenti conici che emettono potenti getti di vapore proveniente direttamente dalle viscere della terra, piccoli crateri in attività….tutto attorno solo fumo e odore di zolfo, davvero impressionante! Poco distante c’è uno degli ammassamenti lavici più grandi del mondo: la zona di Krafla, è una regione vulcanica atipica, formata da una serie di spaccature nel terreno, e diverse bocche laviche. Camminiamo sulla vasta zona di lava ancora calda in superficie…sembra incredibile essere arrivati fin qua! Proseguiamo e visitiamo la zona del lago Myvatn, profondo solo 2,5 metri, e costellato da pseudocrateri e strane forme laviche solidificate. Il lago in sé rispetto a quanto visto finora, non ci attira granchè. Dopo tanto viaggiare e dormire in posti deserti tra la natura, arriviamo alla graziosa cittadina di Husavìk. Temevamo un po’ l’impatto con la ”civiltà”, invece Husavìk è a misura d’uomo, un tranquillo e pittoresco villaggio di pescatori. Pernotteremo nel nostro lumacone su una collina che sovrasta la città, per due notti. Passiamo il tempo lungo il grazioso porto o facendo qualche spesuccia di souvenir (anche se i prezzi sono altissimi rispetto alla media europea). E’ carina e fotogenica la chiesa, che sembra fatta di marzapane. Husavìk è stato uno dei primi insediamenti nordici, abitato fin dall’ 850 d.c. dai vichinghi. Ci concediamo una escursione su un peschereccio turistico nel tentativo di avvistare le balene: c’è vento forte e mare mosso, Giò mi prende in giro, ma io un po’ di fifa ce l’ho. Purtroppo niente balene avvistate, ma la navigazione ci offre delfini e scorci di paesaggio artico fantastici! Qui al nord poi il sole cala ancora piu’ tardi, e le giornate si allungano; a mezzanotte c’è ancora il sole all’orizzonte. Il viaggio prosegue verso nord. Visitiamo le ampie e belle cascate Godafoss, facilmente raggiungibili dalla strada principale, e le antiche e caratteristiche abitazioni (oggi museo) di Laufas, dal pittoresco tetto d’erba e in torba. Arriviamo quindi alla seconda città più grande d’Islanda, Akureyri; passiamo qualche ora per le vie centrali, ma ormai siamo troppo abituati alla natura, e la città, per quanto graziosa, ci sta stretta, così proseguiamo l’itinerario, attraversando per una breve sosta i caratteristici villaggi di pescatori di Dalvik, Olasfjordur e Siglufjordur. Il giorno seguente siamo alle fattorie dal tetto d’erba di Glaumbaer, risalenti al XVIII secolo, che rappresentano uno dei migliori esempi rimasti delle antiche tecniche di costruzione islandesi: sembra di fare un tuffo nel passato; anche la vicina chiesetta in torba di Vidimyri è molto graziosa. Arriviamo al bivio tra la strada circolare e la pista F35, denominata pista del Kjolur: come il Landmannalaugar, anche qui, per inoltrarsi nel cuore disabitato d’Islanda, ci vuole una buona dose di spirito di avventura! La percorreremo in due giorni, percorrendo strade sterrate in mezzo al nulla. La notte la passiamo a Hveravellir, un area dove c’è solo una baita abitata e un parcheggio. Questo è il nodo centrale della pista, con tutto attorno un’area geotermica attivissima, costellata da fumarole, soffioni, pozze ribollenti di acqua e di fango, il tutto posto tra due ghiacciai e una zona fredda e perennemente ventosa! C’è anche una pozza d’acqua calda naturale…e con un po’ di coraggio ci concediamo un indimenticabile bagno! Spogliarsi con la temperatura vicina allo 0 e vento forte è un’impresa, ma una volta in acqua…che goduria!!!! Roba da non uscire mai più….anche perché l’uscita e il rivestimento infatti sono traumatici visto il freddo! Incredibile cosa la natura ci può regalare!!!! La notte Giò si rintana nel caldo letto, io invece decido di farmi due passi, ben coperto, nella zona circostante, tra ammassi di roccia lavica e deserto! L’indomani proseguiamo lungo la pista, direzione sud….in tutto il giorno non incroceremo nessun altro essere vivente….la sensazione di solitudine è forte, ma resa straordinariamente positiva dall’immensità della natura che ci circonda. Costeggiamo i due grandi ghiacciai di Hofsjokull e Langjokull, nel cuore d’Islanda, e arriviamo nelle paludose praterie che portano all’incustodito rifugio Hvitarness: costruito nel 1930, la leggenda lo vuole infestato dai fantasmi…. In effetti un po’ di suggestione il luogo la fa, tra il forte vento che sbatte le vecchie porte di legno, il posto desolato e silenzioso…non sempre si ha la sensazione di essere del tutto soli….mah! Con l’auto ci spingiamo fin sopra ad una lingua glaciale del Langjokull, e ci concediamo una camminata sul ghiaccio e la neve! La pista finisce proprio là dove avevamo cominciato il viaggio, alle cascate Selfoss, a sud. Da qui è breve il tragitto fino alla zona dei Gaysers… Così passiamo di nuovo una notte tra gli alti spruzzi d’acqua dello Strokkur: per fare una foto notturna al getto, calcolo male la direzione del vento, e così mi concedo una doccia mista d’acqua gelida e bollente fuori programma!!! Per fortuna riesco a riparare in tempo sotto la giacca la macchina fotografica!! Il nostro giro d’Islanda programmato dall’Italia, finisce con qualche giorno d’anticipo sulla tabella di marcia, cosicché abbiamo ancora un po’ di tempo che dedichiamo all’esplorazione della zona a sud di Reykjavik. Visitiamo le cittadine di Eyrarbakkì, Hveragerdi e Grindavik, passeggiamo nella piccola zona geotermale di Reykjanesfolkvangur, di nuovo fra pozze di fango ribollente e fumarole; passiamo un pomeriggio sulla costa ai piedi del faro più antico d’Islanda (1878), alla fine della strada di Reykjanesviti, zona popolata da migliaia uccelli (alquanto aggressivi!); visitiamo anche la penisola di Midnes, il villaggio di Gardur col suo moderno faro, per tornare infine nei pressi di Reykjavik. L’Islanda ci ha regalato paesaggi indimenticabili ed indescrivibili, avventura vera! Una natura padrona di tutto, un tuffo nel cuore della terra che qui è più che mai viva! Un viaggio in assoluta e totale libertà, che ci ha regalato momenti unici in un’ isola che resterà forse il posto più unico mai visto…. Un Viaggio a parte….

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