Capo Nord: un sogno

Racconto di Viaggio a Capo Nord

Capo Nord: la realizzazione di un sogno

Dopo mesi e mesi di preparativi del gruppo www.motoxtutti.it finalmente siamo riusciti a realizzare il sogno di ogni motociclista.

11 agosto 2005 Latina – Verona

Ore 8.30: finalmente siamo pronti!!!! Inizia con una veloce colazione al nostro bar di fiducia e con un saluto alle fidanzate di Riccardo e Luca la nostra avventura verso il tetto d’Europa.

Dopo le foto di rito e qualche abbraccio velato da un po’ di dispiacere la Vodafone, invece, rideva eccome!!!) siamo già per strada, ognuno nel proprio casco, ognuno con i propri pensieri ma tutti con la voglia di ingoiare nel più breve tempo possibile la strada che ci separa dal traguardo: Nordkapp!!!

Che sarà un viaggio in “umido” lo si capisce dopo poche ore: tra Firenze e Bologna si scatena un temporale che ci costringe subito a indossare il materiale anti-pioggia e a constatarne la funzionalità. Ne fa subito le spese Luca che intuisce i problemi che dovrà risolvere nei giorni seguenti: i suoi guanti proprio non ce la fanno a tenerlo all’asciutto e così si ritrova a dover utilizzare soluzioni alternative come buste di plastica e guanti di riserva degli altri compagni di viaggio. All’arrivo a Verona non è esattamente contento ma al momento lui e tutti noi abbiamo ben altri pensieri….. Partire!!!! Sì, perché in fondo non riusciamo a sentirci in viaggio finché, caricate le moto sul treno non saliamo a bordo e vediamo il paesaggio alpino lasciarsi attraversare placidamente fino al confine di Stato; siamo in Austria e tutti ci sentiamo un po’ diversi, un po’ in viaggio, un po’ mototuristi!!!! Dopo una lauta cena si va tutti a nanna, domani la giornata sarà abbastanza impegnativa. Buonanotte…..

12 agosto 2005 Amburgo – Malmo 450 km

La sveglia suona presto, alle 7.45 ma non ci pesa affatto; alle 8.00, infatti, arriva puntuale la colazione offerta da DB che somiglia molto a quelle servite sugli aerei. Ci viene anche servito una brodaglia nera che all’inizio stentiamo a riconoscere… ma sì!!! è caffè!! O almeno lo chiamano così….

La giornata prosegue placida a bordo del treno anche perché scopriamo ben presto di avere equivocato circa l’ora di arrivo: scendiamo dal treno alle 17.00 con SOLO 4 ORE di ritardo rispetto a quanto avevamo preventivato….. bell’inizio!!!! Per fortuna capiamo subito che il problema è rimediabile dal momento che per il giorno successivo era prevista una mezza tappa da 250 km.

Divoriamo tutto d’un fiato i 150 km che separano Amburgo da Puttgarden saliamo al volo sul primo traghetto per la Danimarca e alle 19 mettiamo piede (e ruote) a Rodbyhaven. La Danimaca si trasforma in una sottile striscia di terra che percorriamo velocemente da sud a nord e poco dopo le 21 i cartelli autostradali preannunciano l’arrivo nella capitale Copenhagen. Noi, però, che avevamo programmato di dormire in Svezia, non resistiamo, il ponte è una tentazione troppo grande e 15 minuti più tardi siamo nei pressi di Malmo, in Svezia, pronti a mettere la tecnologia al nostro servizio (Con il gps troviamo un campeggio) e un morbido cuscino sotto alla testa…..

13 agosto 2005 Malmo – Stoccolma 630Km

la sveglia alle 7.00 ci consente di apprezzare subito il tipico tempo della penisola scandinava: piove, anzi, a tratti cade anche qualche secchio, di quelli utilizzati dagli gnomi delle nuvole nere per evitare che i nostri eroi giungano alla meta anche solo vagamente asciutti. Lavorano alacremente, gli gnomi, e così passiamo i primi due pieni di benzina (al secolo 350 km circa) sotto una pioggia battente. Il paesaggio non è proprio un gran che, anche perché percorriamo qualcosa di simile a un’autostrada; la monotonia dei dintorni ci consente almeno di concentrarci alla guidasulla strada resa impegnativa dai lavori in corso mal segnalati e da alcune deviazioni avventurose. Magra consolazione….. Per fortuna quando ci fermiamo per pranzo in un autogrill la situazione è migliorata e addirittura riusciamo a vedere un pallido sole all’orizzonte. Niente illusioni però, il nostro arrivo nella capitale è salutato dalla o­nnipresente pioggerella che non ci abbandona neppure durante i brevi spostamenti in città per procacciarci il cibo per la cena. Fatichiamo un po’ a trovare un supermercato aperto anche perché è sabato pomeriggio….. Alla fine passiamo 2 ore a vagare per la periferia di Stoccolma e 1 ora a bighellonare per il supermercato da cui usciamo con una spesa in grado di saziare noi e tutti gli altri ospiti del Best Western in cui passeremo la notte. Purtroppo la situazione del materiale tecnico che abbiamo al seguito peggiora ulteriormente: la tuta antipioggia di Daniela si è strappata in vari punti e a poco è servita rattopparla con lo scotch; dobbiamo trovarne una nuova ma a questo penseremo domani. La pancia piena e la giornata di viaggio, infatti, spengono definitivamente i nostri ardori, alle 23.00 in punto le luci si spengono. Sotto le lenzuola penso che a volte capita di andare a letto presto. Ignoro che, in certe situazioni, ciò capita abbastanza di frequente (e i prossimi giorni lo dimostreranno)…..

14 agosto 2005 Stoccolma – Ornskoldsvik 530 km

Il nostro risveglio è allietato da una bella giornata di sole e (soprattutto) da una colazione a buffet (o all’abbuffet che dir si voglia…). Abbiamo modo di visitare la città per tutta la mattina, tentiamo di trovare un negozio di abbigliamento da moto per acquistare i guanti per Luca e una tuta antipioggia per Daniela ma oggi è domenica e rassegnati ci avviamo per strada. Bastano pochi chilometri per capire che stiamo andando incontro alla Natura in tutta la sua magnificenza. Ci troviamo ben presto immersi tra due schiere di foreste di pini e betulle che ci accompagneranno per tutto il giorno. Ci fermiamo speso a fare delle foto, inconsapevoli che ritroveremo lo stesso scenario per tutta la Svezia: infatti siamo di fronte a enormi piantagioni di alberi che servono a produrre legname, di cui la Svezia è uno dei maggiori produttori. Nel tardo pomeriggio giungiamo a Ornskoldsvik, in regola con il programma di viaggio. Dopo qualche difficoltà riusciamo a trovare una sistemazione per la notte in un bungalow. Anche oggi un supermercato ci aiuta nella ricerca di cibo e “delizie” locali. Cominciamo un po’ a sentire la fatica, infatti siamo tutti un po’ nervosi e ci sforziamo di trovare un pretesto per discutere. Ma sono motivi così stupidi che accomiatiamo il diverbio insieme al tramonto; il sonno, poi, congeda i nostri bollenti spiriti poco dopo le 22.30……

15 agosto 2005 Ornskoldsvik – Luosto (Finlandia) 750 Km

Appena alzati decidiamo di dare una registrata alla catena di Luca che appare un po’ lenta. Super Marco sfodera allora le sue competenze e in breve la situazione sembra tornare alla normalità. Ci rendiamo conto però, che saremo costretti a occuparci nuovamente del problema dal momento che le maglie (della catena) risultano usurate e il peso dei bagagli non aiuta certo. Partiamo comunque e ancora una volta l’ago delle nostre bussole segna inesorabilmente direzione nord. Il paesaggio comincia a cambiare in prossimità del confine con la Finlandia. I boschi assumono un aspetto più selvatico e l’alternanza con i laghi diventa via via più intrigante. Il passaggio in Finlandia è contraddistinto dalla scomparsa dei rilievi montuosi; un paesaggio insolitamente piatto si staglia all’orizzonte anche se noi all’inizio non ci facciamo molto caso presi come siamo dall’attesa per l’arrivo a Rovaniemi e per l’attraversamento del Circolo polare artico. Giungiamo sul posto alle 19.00 ma ci ricordiamo subito che in Finlandia si deve spostare l’orologi un’ora avanti; siamo un po’ in ritardo ma l’emozione e l’orgoglio per aver varcato quel traguardo caro a ogni motociclista ci trattengono sul posto in contemplazione di quel posto non bello ma così significativo Le foto di rito sulla linea del Napapijri lasciano presto il posto alla strada che dobbiamo ancora percorrere per giungere al traguardo. A pochi chilometri da Luosto il nostro spirito infreddolito dall’immancabile pioggia e dall’imbrunire viene rinfrancato dall’apparizione improvvisa di una giovane renna nella scarna vegetazione. Arriviamo sul posto giusto in tempo per infilarci in un ristorante tipico (e carissimo) del paese. Dopo cena riusciamo finalmente a conquistare la baita prenotata via internet dall’Italia; è una vera chicca e meriterebbe una sosta ben più lunga delle poche ore che ci separano dalla partenza. Siamo così stanchi che non riusciamo neanche ad accendere la sauna privata a nostra disposizione. Sul momento tutti noi avvertiamo un solo bisogno, quello del solito caro vecchio cuscino. Per noi è notte fonda anche se sono solo le 23.30….

16 agosto 2005 Luosto – Nordkapp 650 km

La mattina ci alziamo tutti con un sorriso speciale, sappiamo che è il giorno in cui realizzeremo il nostro sogno ed entreremo nell’olimpo dei Motociclisti che fanno turismo con la “T” maiuscola. Prepariamo le valigie, carichiamo le moto e diamo un’ultima occhiata a questa baita da sogno e…. scopriamo che la sauna è perfettamente funzionante e pronta all’uso…. Sperando che alla nostra partenza l’ira divina si scateni sulla baita e la punisca per il tiro mancino tiratoci con la sauna, rimettiamo le ruote sulla strada e dopo avere ritrovato il nord, così familiare per noi negli ultimi giorni, divoriamo letteralmente l’ultimo tratto di strada che ci separa da Caponord. Non ci ferma né il freddo né la pioggia né il gruppo di ubriachi che vuole venderci stivali da moto sul confine tra Finlandia e Norvegia. Sono le 18.00 circa quando le nostre valigie si ammassano disordinatamente nel tipico Rorbu che abbiamo prenotato via internet. Il colpo d’occhio è così bello che, se possibile avvertiamo delle sensazioni ancora più intense di quelle provate nei mesi scorsi mentre sognavamo ad occhi aperti fissando nello schermo del pc le foto pubblicate sul sito. L’accoglienza da parte del proprietario è semplice ma affettuosa, il paesaggio a dir poco mozzafiato ma a noi adesso interessano due cose: mangiare qualcosa e….. i 30 km che ci separano dalla Meta. Alle 19.00 siamo a cena, renna e baccalà cucinati con gusto che noi consumiamo con la calma dei partecipanti a un rito iniziatico. Si pasteggia in abbondanza e si brinda con la grappa che Romina (la fidanzata di Luca) ci ha regalato a sorpresa per festeggiare questo momento. Una strana tensione ci anima, sentiamo che il momento si avvicina. Alle 21.00 siamo di nuovo in sella alle nostre moto e quando stacchiamo i piedi da terra sappiamo che non ci sono altre tappe intermedie, le curve che percorriamo tagliando nubi dense come panna montata sono quelle che avvolgono in un abbraccio la scogliera più famosa e ambita da tutti i motociclisti. All’arrivo nessuno di noi sta più nella pelle, sembriamo 4 astronauti appena sbarcati sulla luna e, a dire il vero, il tempo da lupi che ci accoglie conferisce alla brulla scogliera che ospita il famoso monumento a forma di globo un aspetto lunare. Nulla di tutto questo però ci distoglie dall’obbiettivo; gli ultimi metri percorsi a piedi verso “la palla” sono allietati dalla sinfonia dolce e tagliente del vento che spira con una certa intensità e trasporta la pioggerella fine che nel frattempo ha iniziato a cadere. Finalmente ci siamo, possiamo affacciarci anche noi da quella ringhiera che guarda verso Nord e pensare che dopo tanti anni quel nord, sinonimo di libertà è lì sotto i nostri piedi e ci rimarrà un po’ addosso, un po’ nell’anima, quando la nostra rotta ritroverà inesorabilmente la direzione opposta…. Il ritorno verso la nostra sistemazione è funestato dalla pioggia battente e dal buio pesto che ci obbligano a procedere con estrema cautela. Ci prepariamo per la notte alla luce delle candele e delle lampade a petrolio in un atmosfera surreale; esco fuori nuovamente per contemplare il panorama mentre il chiarore di queste latitudini e due gabbiani appollaiati sul pontile fuori dal rorbu mi fanno compagnia e mi danno il senso di un legame intimo con la natura. Travolto da tante sensazioni sento il bisogno di condividerle e dò ancora da bere a mamma Vodafone che oltretutto devo anche ringraziare perché è l’unico filo che mi tiene legato a Francesca che nel frattempo è a Colonia per la GMG. Le telefono ed è come tenerla sulle mie ginocchia mentre contemplo l’orizzonte, questa sera non c’è stanchezza che mi impedisca di godere in pieno di questo spettacolo meraviglioso.

17 agosto 2005 Nordkapp – Nordkjosbotn 580 km

La mattinata trascorre placida tra la preparazione alla partenza e un’ulteriore visita alla Rupe, un po’ per sfruttare il carissimo biglietto pagato la sera prima per l’ingresso (20 € circa per 2 giorni e due notti), un po’ per fare qualche foto decente. Non siamo molto fortunati dal momento che le nubi continuano ad avvolgere il paesaggio circostante e la vista del tratto di mare che porta verso il Nord assoluto resta per noi poco più che un desiderio irrealizzato. Per fortuna riusciamo nell’intento di realizzare i tipici scatti ai piedi del globo metallico simbolo della meta raggiunta e, alle 11.30 circa, pieni di orgoglio iniziamo a muoverci verso Ovest. La giornata uggiosa, il traffico scarso e un po’ di fortuna ci consentono di ammirare da vicino nutriti gruppi di renne. A un tratto, addirittura, siamo costretti a fermarci e a procedere facendo una sorta di slalom tra una decina di esemplari che avevano deciso di utilizzare la viabilità ordinaria per i loro spostamenti. Ben presto capiamo che la tappa che ci aspetta non è noiosa come tutti noi ci aspettavamo nonostante serva solo per coprire parte del tragitto necessario per giungere alle isole Lofoten. Un manto stradale perfetto e ampi curvoni che superano d’un fiato dislivelli di una certa importanza danno da bere alla nostra voglia di guida “allegra” e così passiamo tre o quattro ore di puro divertimento, intervallate da soste obbligatorie in corrispondenza di punti panoramici mozzafiato. L’alternanza boschi – mare – laghi è qui notevolmente più variegata che non in Svezia e le foto fatte non bastano mai a testimoniare la bellezza di questi posti. Un particolare negativo è rappresentato senz’altro dalla temperatura che per tutta la giornata rimane piuttosto rigida, soprattutto per noi che passiamo ore e ore in moto. Nel pomeriggio cominciamo ad avvertire un po’ di stanchezza; decidiamo allora di accorciare di circa 70 km il percorso previsto per la giornata e ci fermiamo nel primo campeggio che ci capita. Stavolta non siamo molto fortunati dal momento che i bungalow sono piccoli e vecchi e i servizi igienici in comune con gli altri ospiti non hanno i livelli di pulizia delle altre strutture. Per fortuna a pochi chilometri troviamo un supermercato ben fornito: inutile dire che affoghiamo nel cibo la delusione per la sistemazione non eccezionale (ma anche molto economica). Notevole anche il panorama, dal momento che la struttura si trova adagiata sul fondo di una valle circondata da montagne verdissime e ricche di piccole cascate che conferiscono al paesaggio un’atmosfera quasi magica. Dopo cena crolliamo esausti ed è difficile anche restare svegli per i 10 minuti necessari a dare vita al “momento di socializzazione” ideato appositamente da Riccardo per tentare di rinviare il momento della buonanotte che ormai comincia a rasentare pericolosamente la “zona cena”. Alle 22.30, quando siamo tutti a letto da mezz’ora dormiamo già: a parte Marco che a causa di un po’ di mal di pancia è a letto dalle 21.00 e ronfa dalle 21.15. Disdicevole……( ma lo dico per invidia).

18 agosto Nordkjosbotn – Svolvaer (Isole Lofoten) 390 km

L’alba del nuovo giorno ci coglie svegli e pimpanti già di buon ora tant’è vero che alle 9.00 siamo già in strada diretti alle isole Lofoten. Siamo particolarmente emozionati perché le atmosfere magiche e la bellezza dei paesaggi di quei posti ci erano note fin dall’Italia. La tappa non è lunga, infatti arriviamo sul posto alle 17.00 circa. Purtroppo la giornata è funestata dal maltempo che giunge puntuale quando stiamo per giungere a destinazione. Già bagnati come pulcini ci portiamo a Svolvaer, la città principale, per incontrare Roberto e Sonia, due amici di Latina con cui ceniamo in un bel locale chiamato Bacalao. La serata trascorre in allegria e tutti noi ci sentiamo un po’ parte del quadro meraviglioso all’interno del quale ci muoviamo. La cena a base di pesce è ottima e a fine serata torniamo al rorbu prenotato via internet sazi e pieni di emozioni (oltre che bagnati come pulcini…). Una nota speciale va fatta anche in questo caso per la sistemazione; trattasi in questo caso di una tipica abitazione di pescatori posizionata fronte mare, con tanto di pontile, barche ormeggiate e tutto quanto necessario per farci sentire in un contesto assolutamente peculiare. Notevole è anche il fenomeno dell’alta marea che giunge puntuale verso le 20.00 andando a occupare progressivamente ampi spazi di quello che fino a poche ore prima poteva sembrare una spiaggia ghiaiosa e ricca di alghe. A proposito, tanto per cambiare alle 22.30 siamo gia tutti sotto le coperte, anche perché il giorno dopo abbiamo progettato un giro fino all’estremo sud dell’isola su cui ci troviamo.

19 agosto Svolvaer – A – Svolvaer 240 km

La giornata non si prospetta per niente bene; infatti piove maledettamente e nonostante una lunga colazione (con un buon cappuccino) alle 11.15 ci incamminiamo sotto una pioggia insistente che in breve tempo diventa a dir poco torrenziale. I paesaggi lasciano senza fiato anche se la strada stretta e resa viscida dalla pioggia non asseconda la nostra curiosità; ciò non ci impedisce, tuttavia, di ammirare gli scorci di questo pezzo di mondo che sembra essere fuori dal tempo e non risentire per nulla del processo di industrializzazione e urbanizzazione selvaggia che avvelena l’Europa continentale. Attraversiamo diversi villaggi più o meno grandi e in tutti possiamo ammirare le strutture utilizzate per il processo di essiccazione del merluzzo. Purtroppo le condizioni meterologiche sono impietose e dopo 40 kmcominciamo a discutere sull’opportunità di proseguire o tornare indietro. Alla fine decidiamo di puntare comunque verso la città di A anche se ciò provoca qualche malumore in qualcuno di noi che preferirebbe rientrare a causa delle infiltrazioni di acqua che rendono il viaggio assai poco confortevole. Riusciamoa rientrare a Svolvaer alle 18.00 e mentre Luca e Daniela tornano al rorbu Marco e Riccardo si fermano al supermercato per fare la spesa. Evidentemente sentiamo il bisogno di rifocillarci con qualcosa di buono e il risultato è che torniamo verso la nostra dimora mettendo a dura prova i principi della fisica. Le nostre moto sono cariche all’inverosimile con carichi sporgenti e assicurati assai precariamente. Una doccia calda e una tazza di tè bollente e siamo di nuovo carichi per preparare la cena. Il nostro pasto è frugale: 3,4 kg di salmone fresco intero cucinati alla brace e divisi in quattro, oltre a una bistecca di balena a testa e salumi e formaggi in abbondanza. A fine pasto siamo così sazi che il salmone da pietanza prelibata si trasforma in un’immagine sinistra che si dimena nei nostri incubi notturni. Ad oggi, nessuno di noi ne ha più mangiato da quella sera. Viste le condizioni del tempo e i tempi di percorrenza decidiamo di cambiare il programma e invece di prendere il traghetto da A ripieghiamo su Svolvaer. In questo modo percorreremo qualche decina di chilometri in più ma su una strada principale e quindi a scorrimento (abbastanza) veloce.

20 agosto Svolvaer

Al risveglio il morale è già alto dal momento che constatiamo che il sole riesce addirittura a fare capolino da dietro le nuvole. Mentre siamo in fila in attesa dell’imbarco facciamo la conoscenza di Andreas e sua moglie, due biker tedeschi sulla cinquantina che stanno facendo il nostro stesso itinerario a bordo della loro Harley Davidson Electra Glide. Scambiamo alcune informazioni e punti di vista sul viaggio e tra una cosa e l’altra scopriamo che prenderemo la stessa nave per tornare in Germania. All’arrivo a Skutvik, alle 13.00, ci salutiamo e siamo già pronti per spingere le nostre ruote verso Sud. La strada è veloce ma molto piacevole; constatiamo che da queste parti i panorami sono molto più belli che non sul versante svedese e cominciamo a capire che probabilmente avremmo fatto meglio a invertire il percorso. Discendiamo la costa assecondandone spesso il profilo sinuoso e frastagliato con il risultato di passare da paesaggi collinari a meravigliosi scorci sui fiordi. Attraverso ampi altopiani transitiamo nuovamente per il Circolo Polare Artico e per la prima volta dopo 5 giorni ci troviamo di nuovo a Sud di questa linea che per noi e per tutti coloro che viaggiano è sinonimo di leggenda. Ora siamo certi: sarebbe stato meglio affrontare il viaggio d’andata passando per questa via dal momento che intuiamo le forti sensazioni che prova il viaggiatore che varchi la linea immaginaria inerpicandosi per questi altopiani brulli e a tratti perennemente innevati. La variazione di itinerario e i tempi di navigazione più lunghi del previsto ci impediscono di arrivare dove avevamo programmato e alle 18.00 circa piantiamo le tende (per modo di dire) in uno dei numerosissimi campeggi che si incontrano per strada. Anche stanotte si dorme in un bungalow piccolo ma accogliente mentre i servizi igienici stavolta accolgono più che degnamente i nostri regali fondoschiena. Chicca della serata la cena da Maria. No….. è inutile che cercate questo ristorante sulla guida Michelin. Maria è solamente il primo nome attribuito da Riccardo alla proprietaria – cuoca – cameriera – cassiera della pensione in cui abbiamo mangiato (bene!!) e con cui siamo stati in grado di comunicare solo….. a gesti!!! Anche se, a dire il vero, non ci ha fatto mancare niente saziandoci adeguatamente.

21 agosto 2005 Lom 580 km

Il nostro risveglio, caratterizzato dalla ricerca sistematica del posto in cui fare colazione a buffet, è allietato dall’idea di tornare da “Maria” per iniziare la giornata laddove l’avevamo conclusa la sera prima: a tavola…. Satolli ci mettiamo in movimento ma presto la bellezza del paesaggio rapisce nuovamente la nostra attenzione e ci fa dimenticare i nostri eccessi alimentari. Scegliamo di effettuare una sosta intermedia a Trondheim dove arriviamo all’ora di pranzo. Parcheggiate le moto a ridosso della zona centrale proseguiamo a piedi tentando anche in questo viaggio di convincere Marco ad allontanarsi dalla sua moto più dei soliti 50 metri (scarsi). Ci riusciamo a fatica ma solo perché lui si distrae rapito dalle decine di bellezze locali che incontriamo per strada e che quasi fanno passare in secondo piano le meraviglie architettoniche della città, in primis la meravigliosa e mastodontica cattedrale, meta per secoli di pellegrinaggi, ai tempi in cui Trondheim era la città più importante della Norvegia. Ripartiti, incontriamo nuovamente il tipico paesaggio collinare che ci guida placidamente fino a Lom, la nostra meta di oggi e, in inverno, rinomata località sciistica. Qui prendiamo posto in un delizioso bungalow un po’ più caro di quelli occupati nei giorni precedenti ma con bagno privato e zona giorno piccola ma ben attrezzata con divani e angolo cottura. Qui riusciamo anche ad asciugare la biancheria che alcuni di noi ancora aveva bagnata da un paio di giorni, oltre che a divorare con la consueta voracità ogni sorta di pietanza che arriva sul nostro tavolo. Dopo cena scoviamo all’interno del campeggio uno scorcio meraviglioso con un torrente in piena che scorre impetuoso mentre sullo sfondo si staglia inconfondibile la sagoma di una delle chiese di legno più grandi di tutta la Norvegia

22 agosto 2005 Lom – Bergen 360 km

Appena alzati, Luca decide di anticipare tutti nella preparazione dei bagagli per tentare di trovare un pneumatico adatto per il suo CBF; da un paio di giorni dalla gomma fanno capolino brandelli di tela il che gli suggerisce di porre rimedio alla situazione prima che accada qualcosa di spiacevole come un’improvvisa foratura. La fortuna, almeno oggi, lo assiste e riesce a trovare un 160/70 che a dispetto della spalla leggermente più alta di quanto sarebbe necessario (il CBF monta un 160/60), si adatta perfettamente alle sue esigenze. Curiosamente il gommista a cui si rivolge monta il pneumatico sul cerchio ma ci obbliga a smontare e rimontare il tutto per conto nostro. Al momento del conto però chiede una somma inverosimile, almeno in relazione al tipo di pneumatico venduto e al fatto che con quei soldi ci avrebbe dovuto quantomeno invitare a casa sua per pranzo…… Ripartiamo alla volta di Bergen solo dopo aver visitato la chiesa in legno che troviamo molto carina anche se, ben presto, capiamo di trovarci di fronte a qualcosa che nel tempo ha subito profondi lavori di ristrutturazione;di originale, infatti, non è rimasto pressoché nulla a parte una colonna portante che noi riusciamo a identificare a stento. Appena lasciata la città ci imbattiamo nel solito cantiere stradale che ci tiene bloccati per almeno mezz’ora. L’attesa viene però ripagata dal meraviglioso scenario che troviamo pochissimi chilometri più avanti e che ci conduce attraverso una valle fin nel cuore di un paesaggio tipicamente alpino, ricco di nevi perenni e che ci dà l’impressione di essere ad alta quota. Peccato che saremo solo a 600 – 700 mt. sopra il livello del mare!!! Ci fermiamo anche a contemplare quello che ci sembra un bel lago alpino anche se alla fine constatiamo che si tratta di uno specchio d’acqua di origine artificiale: un’ampia diga si intravede infatti sullo sfondo ma lo spettacolo è ugualmente impareggiabile. Nel ripartire notiamo anche i pali di legno posizionati ai lati della strada per indicarne i margini in caso di neve: sono alti almeno 4 metri!!!!! Qualcosa di assolutamente inedito per noi abitanti del bacino del Mediterraneo.

Facciamo appena in tempo a riprendere la strada principale che si scatena l’ennesimo acquazzone del viaggio; in queste condizioni prendiamo anche un paio di traghetti che in pochi minuti ci portano da una parte all’altra dei fiordi. Alla fine arriviamo a Bergen in assetto “pulcino” e dopo un po’ di attesa in coda all’Ufficio del turismo troviamo una sistemazione in una pensione della catena City Hotel. Ci avevano promesso una stanza da quattro ma ci ritroviamo costretti in un locale angusto in cui a stento riusciamo a muoverci dopo aver ammucchiato i bagagli alla meno peggio. La cosa più caratteristica è il bagno in cui la tazza è posizionata curiosamente al centro della stanza con le spalle al lavandino. Considerando che City Hotel è una catena cinese pensiamo che ciò sia dovuto a qualche particolare perversione del lontano Oriente…. Dopo aver constatato che ormai si è fatto troppo tardi per una visita alla città, la pioggia battente e un certo languorino ci spingono fino a un pub consigliatoci da alcuni studenti incontrati per strada. Qui mangiamo bene e riusciamo addirittura a consumare della birra con gradazione alcolica superiore (di poco) a canonici 3° locali.

Ci sdraiamo a letto e siamo tutti vicini vicini; la pubblicità di SKY del bambino e dell’elefante Fufi è un parallelo troppo scontato per non venirci in mente nel mentre prendiamo sonno.

23 agosto 2005 Bergen – Qualche parte a 200 km da Oslo 320 km

La mattina il sole bacia i belli e anche quelli che fino ad ora sono stati un po’ sfigati e hanno anche preso tanta acqua (indovinate un po’ a chi mi riferisco!?). Visitiamo la città per bene senza disdegnare il balcone panoramico da cui si domina tutta Bergen e il famoso mercato del pesce. Qui, mentre siamo intenti a scegliere i “pensierini” da riportare a casa, incontriamo in rapida sequenza: Loris, pescatore di Gaeta (provincia di Latina), che divide il suo tempo tra Bergen e il Messico dove sta allestendo un villaggio turistico; mentre ci racconta la sua storia siamo così impietositi che gli spezzeremmo entrambe le ginocchia, giusto per il gusto di punire uno che della ricerca del bello assoluto ha fatto il motivo centrale della sua esistenza. Non riusciamo neanche a provare tutta l’invidia che merita la scelta di vita di questo ragazzo che veniamo avvicinati da una giovincella di circa 78 anni di origine italiana, sposata da qualche decennio con un norvegese e ormai trapiantata qui. Non facciamo in tempo ad accomiatarci dalla signora che mi giro e vedo davanti a me Davide, anche lui di Latina, in vacanza qui con la fidanzata. In breve diamo vitaa un meeting di pontini in terra scandinava facendo probabilmente più confusione dei venditori di pesce dell’intero mercato. D’altronde se uno è italiano è italiano!!! Quando si avvicinano le 11.00 siamo di nuovo pronti a partire. Anche oggi usiamo per tre volte i traghetti per attraversare i fiordi. Sull’ultimo di questi la nostra straordinaria predisposizione a chiacchierare con chiunque ci fa guadagnare almeno due ore. Un rappresentante di mobili per ufficio ci spiega infatti che da pochissimo è stata aperta una galleria e seguendo le sue indicazioni riusciamo agilmente ad aggirare una formazione montuosa imponente e che ci avrebbe costretto a un’ampia circumnavigazione. Non vogliamo tirare troppo la corda e così ci sistemiamo nel primo campeggio che troviamo per strada quando siamo a circa 200 km da Oslo. Al nostro arrivo, troviamo un cartello attaccato alla porta della reception che ci invita a telefonare per contattare i gestori. Dal tono della conversazione capiamo subito che loro non hanno nessuna intenzione di venire a ritirare la nostra quota; ci indicano infatti come trovare le chiavi per aprire il bungalow e dicono che arriveranno l’indomani mattina alle 9.00…… “A buon intenditor poche parole!!”

24 agosto 2005 Qualche parte a 200 km da Oslo – Oslo 200 km

Neanche a dirlo, alle 8.05 siamo già per strada!!! Però abbiamo anche bussato varie volte alla porta della reception (chiusa….) e nel lasciare il camping abbiamo sofferto tremendamente per il GRANDE rimorso di coscienza causato dall’aver dormito gratis in un comodo e accogliente bungalow. Contriti e mesti divoriamo gli ultimi 200 (freddissimi) km che ci separano dalla capitale norvegese. Per strada troviamo anche il solito distributore di carburante che ci sfama con maffin di veri gusti e sostiene la nostra temperatura corporea con una brodaglia nera che da queste parti hanno anche il coraggio di chiamare caffè . Giungiamo all’obbiettivo in mattinata e dopo aver trovato una buona sistemazione in un ottimo ostello in zona centrale ci tuffiamo nel quotidiano della città decisi come siamo a decifrarne lo spirito e carpirne i segreti più intimi. Il primo segreto lo scopriamo non appena, spalle al Palazzo reale, ci accingiamo a percorrere la via principale; nostro malgrado siamo costretti a fronteggiare orde di donne dalla bellezza mitologica impegnate nel rito della festa di inizio anno scolastico (e accademico). In particolare ci rattristiamo perché la maggior parte di esse appaiono vistosamente deformi, con gambe lunghissime e gobbe rilevanti all’altezza del petto e del fondo schiena. Con vera solidarietà tipicamente italiana vorremmo offrire loro il nostro “contributo” per dare una “svolta” alle loro vite (da vespa) ma il frustone di Daniela ci riconduce all’ordine; con impeccabile assetto formale ci dirigiamo verso un ristorantino dove divoriamo carne a volontà, tentiamo di dimenticare le vichinghe con l’alcool e, non riuscendovi, ci godiamo il via vai di gente.

Nel pomeriggio ci rechiamo a visitare il trampolino utilizzato per il salto con gli sci e l’annesso museo; inoltre, visto che i soldi non sappiamo proprio come spenderli, ci tuffiamo dentro al solito simulatore e per pochi minuti ci sentiamo con la tuta da sci indosso mentre ci lanciamo a 120 km/h per poi effettuare un salto di circa 100 metri. Niente male….

A sera, Luca e Riccardo hanno la forza per un ultimo giretto in città mentre Marco e Daniela rimangono in camera. La nostalgia per l’imminente ritorno a casa è grande, solo in parte temperata dal fatto che ognuno di noi si accinge a riabbracciare chi di più caro ha salutato due settimane prima a Latina.

25 agosto 2005 Oslo – Kiel in nave

La mattinata è dedicata ad approntare i bagagli e a fare un po’ di spesa per i due giorni di viaggio che ci attendono. Credendo di andare incontro a due giorni di “carestia” acquistiamo generi alimentari in quantità sufficiente per sfamare un reggimento. Attraverso un delicato procedimento chimico riusciamo a far entrare tutto nei bauli e alle 12.00 circa siamo già in fila per l’imbarco. Con sommo piacere incontriamo di nuovo Andreas, la moglie e la loro fidata Electra Glide, oltre a una trentina di motociclisti, quasi tutti tedeschi, che attendono comodamente l’ingresso nella pancia della nave sotto l’immancabile pioggerellina. Una volta a bordo, giusto il tempo di depositare i bagagli in una cabina molto accogliente e già siamo in giro per i 15 piani della nave. L’impatto è impressionante; ammiriamo estasiati i lunghi corridoi abbelliti da marmi, specchi e ricchi di negozi, pub e quant’altro necessario per trascorrere quasi 24 ore in mare. Dopo 30 minuti Riccardo decide di tornare alla moto per adeguare l’abbigliamento: in effetti pantaloni sopra il ginocchio e sandali alla tedesca sembrano non proprio adatti al night club….

Nel nostro girovagare ci imbattiamo nel ristorante con menù a buffet, prezzo fisso e formula “all you can eat” nel quale ci infiliamo senza pensarci troppo. Ne usciamo dopo circa 1 ora sazzi, stanchi e tendenzialmente ubriachi e solo la nostra proverbiale curiosità ci trascina ancora per ore su e giù per la nave. Saltiamo la cena per assoluta impossibilità di ingerire alcunché ma ciò non ci impedisce di tuffarci mani e piedi nella programmazione delle attività serali e notturne; assistiamo così allo spettacolo di cabaret, al concerto di musica anni ’60, a orde di tedeschi ubriachi che in impeccabile completo con cravatta si rovesciano addosso pinte e pinte di birra per poi tuffarsi in terra e percorrere metri e metri sulla pancia.

La situazione si fa sempre più interessante con il passare delle ore. Verso le 01.00 si tiene il convegno degli etilisti all’interno del night club. Anche noi, benché in possesso delle nostre facoltà mentali, ci lasciamo trascinare e ci scateniamo in pista come mai ci era mai capitato prima. Balliamo circondati da uomini e donne che ormai non sanno neanche chi sono e cosa ci fanno su quella nave. Alle 03.30 rientriamo in noi e ci ricordiamo che la sveglia è già fissata per le 06.45. È giunto il momento di seppellire l’ascia di guerra e abbandonarsi tra le braccia di Morfeo.

26 agosto 2005 Kiel – Amburgo 100 km e treno per Livorno

La sveglia suona impietosa alle 06.45 e ci ricorda che l’alba del giorno dopo arriva sempre troppo presto dopo una notte di divertimento sfrenato. Ci ricomponiamo e, riconquistate le moto, ci lanciamo decisi verso l’ultima meta da raggiungere oltreconfine: Amburgo. Arriviamo in stazione troppo presto; troppo presto, là dove questo viaggio da sogno è iniziato, troppo presto, perché le lunghe attese sono preludio di inevitabili nostalgie e riflessioni su quanto di bello si è visto e fatto di recente. Saliamo sul treno tutti con un senso di vuoto, un po’ perché capiamo che adesso il viaggio volge ineluttabilmente al termine, un po’ perché passare dai fasti della nave ai loculi del vagone ferroviario ci spiazza un po’. La giornata trascorre tranquilla, tra una lettura e un sonnellino, fino a sera. Le ferrovie tedesche ci coccolano con la disponibilità del loro personale e un servizio veramente perfetto. Dopo cena, stanchi per i bagordi della notte precedente, cadiamo in un sonno profondissimo. Sappiamo tutti che ci risveglieremo in territorio italiano…..

27 agosto 2005 Ultimo giorno Livorno – Latina 340 km

Ci siamo, manca veramente poco e ripiomberemo nella quotidianità, sicuramente più ricchi di esperienze e di voglia di vivere ma pur sempre di nuovo nella mischia. A Livorno ci saluta un caldo terribile che ci mette a dura prova anche perché noi continuiamo a indossare le pesanti tute in pelle, obolo irrinunciabile per chi, come noi, è determinato a celebrare fino in fondo il viaggio appena compiuto. Ore 12.00: si parte. C’è tutto: i bagagli, le corna di renna ben salde dietro alla moto di Marco, la bandiera della Norvegia issata sul bauletto di Riccardo e la lunga lingua di asfalto che ospiterà i nostri pneumatici (o quello che ne resta) fino a casa. Il viaggio trascorre sereno senza alcun problema, se si esclude che Riccardo è costretto a percorrere gli ultimi 80 km a velocità ridotta a causa dell’usura dei pneumatici molto pronunciata. All’arrivo a Latina effettuiamo con orgoglio un rapido attraversamento del centro con sosta al Caffè Zicarelli per un aperitivo e quattro chiacchere tra di noi. È finita un’avventura meravigliosa ma la nostra immaginazione e il nostro desiderio di scoprire è troppo grande per non immaginare già i prossimi traguardi da raggiungere.

NORDKAPP: istruzioni per l’uso.
Per tutto quello che nessuno ti dirà su “Capo Nord” c’e’ questo sito, per tutto quello che sapete già c’e’ internet con i numerosi motori di ricerca, per tutto il resto c’e’ Master Card…….

In questo articolo troverete alcuni consigli per
organizzare al meglio il viaggio a Capo Nord.

Per tutto quello che nessuno ti dirà su “Capo Nord” c’e’
questo sito, per tutto quello che sapete già c’e’ internet
con i numerosi motori di ricerca, per tutto il resto c’e’ Master Card…….

Questo è il primo aspetto da non sottovalutare. La carta di credito (meglio
due per evitare problemi di smagnetizzazione banda) è assolutamente
indispensabile per mangiare, dormine e fare benzina (i benzinai li troverete
spesso chiusi e il selfservice da loro NON accetta contanti).
In secondo luogo è indispensabile partire con la giusta attrezzatura e abbigliamento, vediamo le cose da non dimenticare e come orientarsi nella scelta anche degli acquisti.

ABBIGLIAMENTO e ANTI-PIOGGIA

Partite dal presupposto che prenderete tanta di quell’acqua che ve lo ricorderete per tutta la vita, detto questo vi serve:
1) tuta antipioggia (preferite la divisibile) di provata qualità il che significa che
siete sull’ordine di grandezza di 150 euro (lasciate perdere quelle economiche).

2) Due paia di guanti uno primaverile/estivo ed uno invernale entrambi i modelli con protezioni in caso di cadute o urti, il paio invernale deve essere in gore-tex 100% antiacqua. Luca (per risparmiare un po’) si è affidato ad un paio della Frank-Thomas ed ha avuto una marea di problemi (freddo, acqua) è stato costretto a mettere sotto i guanti un paio di guanti da cucina, Marco e Riccardo invece, con prodotti della Dainese, si sono trovati bene, logico che per una-due ore di pioggia i guanti reggono dopo di che l’acqua comunque penetra all’interno quindi è indispensabile portare con se i copriguanti in caucciù (costano veramente poco ma fanno miracoli) che vi assicurano impermeabilità al 100% anche in caso di pioggia continua (noi ne abbiamo presa anche per 7 ore e mezzo senza soluzione di continuità).

3) Giubbotto in pelle con protezioni rigide su spalle, gomiti e avambracci, interno
sfoderabile,
4) Pantaloni in pelle con protezioni su ginocchia, stinchi e fianchi.
Meglio se il modello si può unire alla giacca con una zip.
In caso di freddo sotto al pantalone potete mettere una calzamaglia in lana o il pantalone del pigiama.
5) Tartaruga paraschiena preferite il modello lungo dal collo all’ osso sacro.

6) Per quanto riguarda l’abbigliamento e l’intimo portate POCHE cose con voi.
Cosa intendo per “poche cose”? 3 paia di mutande 3 paia di calzini 3 t-shirt 1 jeans 2 maglie a maniche lunghe 1 maglione e 1 pigiama. STOP. Nella parte più fredda dell’itinerario sotto al giubbotto in pelle abbiamo indossato una tshirt e una maglia di cotone a maniche lunghe. Porterete poi una salvietta piccola per viso e mani una più grande per il corpo un doccia-schampoo dentifricio e spazzolino.
Noi (ufficialmente per risparmiare spazio ma in verità per pigrizia) abbiamo lasciato a casa rasoio e schiuma da barba.

7) Gli stivali devono essere in goretex. Marco con il modello Dainese Chinook si è trovato benissimo (e non serve neanche il copri stivale in caucciù) mentre Daniela con il modello Mig-Touring dopo due ore di pioggia aveva acqua negli stivali sicuramente entrata dall’inserto in tessuto presente sul collo del piede. Scegliete quindi stivali tutti in pelle senza inserti di tessuto sul collo del piede.

8) Caschi di ottima qualità e tappi per le orecchie (quelli in gommapiuma gialla vano bene) tre di noi hanno fatto il viaggio con il casco della Shoei modello xr-1000 http://www.shoei-europe.com/it/ che con il sistema anti appannamento visiera si è comportato in modo egregio. I sottocaschi sono utili in particolare noi ci siamo trovati benissimo con quelli della Tucano-Urbano modello 621-n (http://www.tucanourbano.it)
regalati per Natale da Riccardo a tutti noi.

ATTRETTATURA e PREPARAZIONE MOTO

Ovviamente partirete per un viaggio del genere con la moto perfettamente funzionante.
Le gomme devono essere NUOVE (non dovete aver percorso neanche 200km con le gomme con le quali affronterete il viaggio) tagliando globale, pasticche freni
nuove, cambio olio e filtro, filtro aria nuovo, regolazione gioco valvole, carburazione, controllo forcelle e cuscinetti, se la catena ha 20.000 km o più cambiatela prima
di partire.
La moto non deve avere consumi di olio o di liquido di raffreddamento.
Portate con voi uno spray per lubrificare la catena, operazione che dovrete effettuare TUTTI i giorni prima di partire, considerate che percorrerete mediamente 500Km e che spesso pioverà (la pioggia lava la catena e la secca).
Durante il percorso le bombolette spray per catena le abbiamo comprate nei distributori della Shell e ci siamo trovati bene.
Prevedete inoltre una sosta ogni 150km per mettere benzina e per sgranchire le gambe.
In questo modo non vi peserà fare tutti i giorni tanti chilometri.
Come attrezzi per la moto ricordate le chiavi che avete in dotazione (importantissime quelle per smontare i pneumatici e per tirare la catena), la bomboletta per riparare la gomma in caso di foratura (io l’ho attaccata al telaio portaborse con delle fascette da elettricista) cavetti per batteria e tubo x benzina (questo l’ho attaccato sotto la piastra del bauletto centrale).
Se non sapete come si tira la catena andate dal vostro meccanico di fiducia e fatevelo spiegare.
Ci vuole meno a farlo che a spiegarlo. Altro non serve, considerate che andate in paesi molto evoluti.
Una polizza tipo Europassistance http://www.europassistance.it è d’obbligo.
Ricordate inoltre la carta verde e il modello E111 da chiedere alla propria ASL circa un mese prima della partenza.

VARIE ed EVENTUALI

Per quanto riguarda la cartografia vi consigliamo di partire con antenna GPS palmare e software TOMTOM 5.
Noi abbiamo affrontato il viaggio navigando con i cellulari Nokia 6600 e antenna gps bluetooth royaltek rbt1000. www.tomtom.com www.royaltek.com www.nokia.it il telefono è stato fissato ad una staffa sul semimanubrio di destra utilizzando il supporto veicolare della Nokia modello MBC-19 e vi assicuriamo che ha retto il nostro telefono per 8.000km senza problemi.Con questa poca attrezzatura risparmiate in cartine, elenco di campeggi e alberghi e soprattutto siete sicuri di avere la cartografia più aggiornata oggi disponibile.

Racconto di Marco marco[at]motoxtutti.it