Il sogno di una vita da motociclista

Racconto di viaggio a NordKapp (Capo Nord)

di gviron[at]libero.it

VIAGGIO A NORDKAPP – LUGLIO 2002 (in 28 giorni)

(Giovedì 11 luglio)-12° Giorno- Inari/Nord Kapp
Sole di mezzanotte aspettaci!!!, che arriviamo. Gasatissimo mi sveglio, pronto a realizzare il mio sogno di motociclista, (forse sono riuscito a contagiare anche Anna, non so, comunque non si lamenta delle sgroppate che le faccio fare; spirito di sacrificio). Ma quale sole di mezzanotte!!, le premesse sono delle più tragiche; tanti progetti e speranze in fumo; no forse dovrei dire più correttamente, in pioggia e nebbia. Si perché questa mattina, ahimè tanto sospirata, oltre alla pioggia ci si è messa anche la nebbia. Accompagnati da questo magnifico tempo, partiamo alle 9,30. Il traffico è quasi inesistente, come pure la presenza umana, ah no, ma cosa ci fa un poliziotto con tanto di rilevatore di velocità in questi posti desolati, forse vorrà prendere un po’ di fresco; strada sterrata, ciottoli, il massimo per la guida con 512 kg da condurre, speriamo che la cosa finisca qua, no di nuovo, e poi ancora, fino al bivio per Capo Nord. Il paesaggio muta, se prima eravamo circondati da pini e betulle, ora quello che si presenta davanti a noi è una landa deserta, arbusti, pianori brulli, case zero, così per più di novanta km. E i brutti pensieri si fanno strada nella mente, che cosa faccio se mi succede qualche inconveniente meccanico, se foro, se manca la benzina (previdente sono partito con il pieno, come sempre), così fino al confine, ma quale, e d’improvviso ci troviamo in Norvegia. Linea netta di demarcazione!!; (siamo sempre nella stessa regione dei Sami), ma cosa ci fa questo cielo azzurro, questo sole. Sole!!!, cosa vedono i miei occhi, non è possibile, forse qualcuno lassù pensa a noi, e preso da compassione, rimuginando su tutti i km che abbiamo fatto per soddisfare un nostro desiderio ci vuole ripagare con una giornata abbagliante. E così è. L’incubo mattutino si trasforma in sogno, man mano che ci avviciniamo alla meta, la giornata si fa chiara e splendente, le nuvole lasciano il cielo, e primi raggi di un caldo sole ci riscaldano ed asciugano.

Il paesaggio è completamente diverso, sali e scendi, curve a destra e sinistra, ed ancora sali scendi, curve, restringimenti, asfalto che è carta vetro; povere gomme. La guida si fa molto più impegnativa, e stancante. Ci fermiamo per rifocillarci insieme a orde di turisti, che vanno, o vengono da Capo Nord, sono stipati su quei pullman peggio delle sardine; sono le prime avvisaglie di cosa ci aspetterà. Intanto ci aspettano le prime salassate norvegesi. Arriviamo al famoso tunnel sottomarino, sostitutivo del traghetto per Honningsvag, moto con due persone, 109 NOK (circa 15 _) per la sola andata!!. Pieno a Honningsvag, altra salassata, e finalmente arriviamo a Kamøyvær, 24 km dalla meta, prendiamo possesso della nostra camera nel B&B Havstua (palafitta sul mare con stridere di gabbiani sulla testa, e pesce che aspetta solo di essere preso all’amo), rapido scarico dei bagagli, e via. Capo Nord aspettaci!!!. Deserto artico; questo è il paesaggio che ci accompagna su questo tortuoso pianoro, vegetazione inesistente, solo leggero strato di erba in mezzo a pozze di neve ed acqua, ciclisti che arrancano, riparano forature e riprendono ad arrancare. Eccoci Capo Nord. E no, se vuoi vedermi, (ed oggi è possibile) “dare filus” (vedere cammello, vecchio detto arabo), altri 50_ per entrare e parcheggiare (valido per due giorni, con uscite ed entrate), e finalmente scattiamo le foto di rito, sotto il famoso mappamondo a 71° 10′ 21″ latitudine nord. Visitiamo il centro, ci soffermiamo nella cappella ricavata dalla nuda roccia, e contempliamo lo spazio infinito che si estende di fronte a noi, con un non so che di mistico che ti avvinghia. Forse Capo Nord non è soltanto una meta avventurosa, penso invece, che sia più un richiamo spirituale, un ritrovare se stessi, so soltanto che ti lascia dentro qualcosa che è soltanto tuo, che non riesci ad esprimere con le parole. Ritorniamo dentro al centro turistico, e rinati dall’esperienza appena passata, siamo pronti a farci dissanguare; 25 cartoline, 3 adesivi, un ditale da cucito ed un porta chiavi per la belva, altri 65_, e così via con i gelati, la cena al self service, fino all’approssimarsi del sole sull’orizzonte del mare. (Intanto, girovagando per il centro, ci imbattiamo in una gasatissima tuta di pelle, targata Varese, la quale è riuscita ad arrivare qui con una vecchissima (dell’85) BMW K 100 RT, il tipo non è accompagnato dalla moglie, né dalla fidanzata, ma bensì dalla “sua tipa” (definizione che non avevo mai sentito). E’ troppo gasato per legare, così espletati i convenevoli di una rapida conoscenza, ognuno riprende la propria strada). Ma quale approssimarsi del sole all’orizzonte, sono le 22.00 ed è ancora alto (paragonabile alle 16.00 in Italia); vedrai che scende, fino a toccare il mare e poi risale, devi anche considerare l’ora legale, dico ad Anna; intanto visto che il vento è un po’ calato, perché non facciamo due passi fuori, a girovagare per il pianoro.

Miriade di piramidine costruite con sassi, non siamo riusciti a comprenderne il significato (pensiamo sia religioso), fiori e bacche, ad altezza massima di 5 cm, renne al pascolo, ed in lontananza il richiamo continuo di un alce. Rientriamo al centro, ci sediamo su sgabelli in attesa di mezzanotte. Anna si appoggia al bancone, reclina la testa sulle braccia, sovviene il sonno, (è dalle 15,00 che siamo al centro). Non vorrai per caso dormire, mentre il sole incontra il blu del mare e poi risale; ma sei proprio convinto che a mezzanotte tocchi il mare, non vedi come è ancora alto, certo si è spostato a destra, ma non vedi che è sempre alla stessa altezza!, blatera lei, con la bocca leggermente impastata dal sonno. Tenace nei miei convincimenti, accenno all’ora legale! Non vorrai per caso fermarti fino all’una. No, no a mezzanotte e dieci al massimo andiamo via, non voglio fare la gara con il centinaio di pullman, che, nel frattempo hanno riempito il piazzale del parcheggio; intanto il sole continua il suo inesauribile traslare verso destra, senza spostarsi di un millimetro verso il basso, forse ha proprio ragione Anna. Ormai, anch’io convinto che non raggiungerà mai il mare (solo verso fine luglio, agosto), ci riversiamo al di fuori del centro turistico per le foto di rito, contro sole, a mezzanotte in punto. L’evento viene segnalato dal postale (traghetto) laggiù in fondo, sul calmo mare. L’esperienza è indimenticabile. E poi via di corsa, a guidare, verso il nostro rifugio notturno. Occhiali da sole!!, la nostra ombra sulla strada che ci accompagna!!, ma sono le 0,45, che effetto e che strana sensazione. Ecco laggiù la nostra palafitta, guarda c’è un po’ di buio, (è in una baia, in fondo alla valle), ed un lieve imbrunire ci accompagna a riposare le stanche membra, forse per mezz’ora al massimo; il tempo necessario affinché il nostro amico sole riprenda a fare capolino dalle cime dei monti. Anche questa notte mascherina copri occhi. Ripagati dalle nostre emozioni, ci lasciamo cullare dalle braccia di Morfeo.

NordKapp

(Venerdì 12 luglio)-13° Giorno- Nord Kapp/Moen
Lo stridere dei gabbiani ci sveglia verso le 8,00, ed ancora pieni dell’esperienza passata, ci appropinquiamo a riempire in modo adeguato anche gli stomaci, cosa leggermente tralasciata il giorno precedente. Un locale in stile marinaresco (la palafitta non è altro che una ex casa di pescatori) ci accoglie; reti, nasse, remi contornano il soffitto, mentre una succulenta tavola imbandita ci aspetta. Consumiamo una eccellente colazione norvegese a base di salmone, uova, bacon, marmellate varie, tra cui la famosa di lamponi artici, caffè, etc. Così rifocillati, ci prepariamo alla tappa odierna, veramente molto breve, infatti la destinazione prevista è Hammerfest, a soli 180 km di distanza. La giornata è molto bella, il sole di ieri non ci abbandona, così in tutta tranquillità partiamo. Ci fermiamo quasi subito, circa un km dopo a scattare alcune fotografie per far vedere a parenti ed amici le bellezze del luogo, monti ricoperti di neve che si tuffano direttamente nel mare, e poi via. Altra fermata, questa volta un po’ meno idilliaca, sei voluto andare a Capo Nord, beh, ora per andartene devi pagare di nuovo (altri 109 NOK per il tunnel). Così spennati lasciamo l’isola Magerøya, e ci dirigiamo verso la nostra meta. Perché vuoi andare ad Hammerfest e domani a Tromsø chiede Anna.

Sai, Hammerfest è la prima città con una certa importanza più a nord d’Europa, gli rispondo; ma sono solo città, più o meno tutte uguali, che non ci portano niente di nuovo, replica lei, così su due piedi modifichiamo l’itinerario previsto, decidendo di abbandonare le visite previste alle città (ad esclusione di Bergen) e di gustarci questa meravigliosa natura, che ti fa sentire veramente appagato. Così la tappa prevista di 180 km si trasforma in 620 km, in questo modo abbiamo a disposizione due giorni da gestirci come vogliamo. Mentre percorriamo le tortuose strade norvegesi, tra cascate, monti, valli, foreste, fiumi (che devono essere pieni di pesci, visto le macchine parcheggiate ai bordi degli stessi), il tempo così splendido che ci aveva dato il buongiorno incomincia ad imbronciarsi, le prime avvisaglie del cambiamento si prospettano sotto forma di ragnatele che striano il cielo azzurro, seguite a breve dalle prime nuvole, che poco a poco si impadroniscono di tutto il territorio, per fortuna non piove ancora, ma comunque è sempre lì appesa. Maciniamo km, con le solite fermate per pieno benzina, pranzo, caffè, pissing, ancora benzina, ed intanto il tempo trascorre, così ci ritroviamo alle 18.00, stanchi presso un distributore di benzina a Moen. Scendono le prime gocce di pioggia, e poiché questo distributore è provvisto di hytte (cottages), decidiamo di fermarci. Dopo una tirata simile, cosa c’è di meglio del solito doccione ristoratore, di un buon piatto di baccalà, e di un sano riposo in un letto (a castello). Oggi è stata solo una giornata di trasferimento, senza niente di particolare, se non la tranquillità interiore data dalla bellezza della natura che ci circonda. Con oggi, siamo a circa metà del percorso previsto, infatti, abbiamo già macinato 5000 km.

(Sabato 13 luglio)-14° Giorno- Moen/Kleppstad (Isole Lofoten)
Sveglia con la prima vera acqua norvegese, ancora ci mancava, basta solo aspettare che sarai accontentato!!! Colazione, caricamento bagagli sotto l’acqua (riparato dalla mia capotte, comunque è sempre un’operazione di cac…), e partenza alla volta delle isole Lofoten. Siamo sempre in mezzo ai monti, con il loro sali e scendi, in cima ai passi e giù nelle valli, tra innumerevoli cartelli “attenti alle alci”, ed intento continua a piovere; neri nuvoloni sovrastano le nostre teste; il percorso è di quelli che necessitano la massima attenzione, molto stancante, ma anche molto divertente, se fosse fatto con una moto priva delle appendici che ci portiamo dietro. Alla nostra sinistra, in lontananza si intravede Narvik; destra per altri 200 km, verso Melbu, verso l’imbarco delle isole Lofoten. Stop per rifornimenti alimentari, pane, salume, birra, e poi ripartenza. E’ quasi l’una, lo stomaco brontola, siamo vicini a Melbu, e guarda le nuvole si diradano!!. Com’è bella quell’area di parcheggio, con tavolini, servizi, e stupendi fiori rossi, merita una fermata. Disponiamo le vivande sulla nostra tovaglia!!! (un asciugamani adibito allo scopo), coltellino svizzero al nostro servizio, panini e birra. Mentre addentiamo con passione le nostre opere, due camper decidono di approfittare della stessa area di parcheggio. Oh!! Oh!! concittadini, no, solo il camper è targato Genova, loro sono toscani, facciamo conoscenza, e massimo della libidine, dopo 15 giorni di astinenza, ci offrono un caffè italiano. La moglie declina l’offerta, ormai è abituata alla brodaglia quotidiana (dice che la preferisce!, degustibus), allora, doppio per me. Mi sembra di rinascere. Trascorriamo più di un’ora in loro compagnia, mentre preparano un barbecue a base di aringhe, pescate in attesa del traghetto!!!, basta buttare giù l’amo, e lo recuperi sempre con il pranzo attaccato!!!. Aspettiamo il traghetto deliziando il palato con fragole.

Siamo sulle isole Lofoten, domani riposo, e poi ripartenza alla volta di Bodø. I componenti del nostro incontro, parlando delle isole, avevano elogiato la bellezza di Henningsvær (la Venezia del Nord), così ci dirigiamo subito lì; tutto pieno, neanche un posto in una hytte, alberghi troppo cari, pazienza, era veramente molto bella, con le sue rastrelliere per produrre lo stoccafisso. Pochi km dopo intravediamo un cartello “campeggio e hytte”, non è molto distante da Henningsvær, così se avessero posto, potremo tornare a visitarla. Detto e fatto, troviamo posto nell’ultima camera a disposizione, ricavata da un vecchio cascinale. I servizi sono in comune, comunque abbiamo a disposizione un’ampia cucina, sala e salotto; danesi, norvegesi, francesi, e noi italiani. Cucina a disposizione!!, via per rifornimenti al Rema di Svolvær, capoluogo delle isole, e poi di nuovo a girare (per le calle?) della Venezia del Nord. Trascorriamo circa un’ora, girovagando tra gli anfratti del posto, sul molo, guardando ragazzotte in costume norvegese tradizionale, munite di martello, che con notevole destrezza riducono in briciole lo stoccafisso, e lo offrono ai turisti (chiaramente non gratis, ma dietro obolo minimo di 10 NOK). Ritorniamo al nostro fienile, scatto alcune fotografie ad Anna, immersa in mezzo ad un campo di quei fiori rossi che le piacciono tanto, passeggiamo in riva al mare, in mezzo ad oche e galline, e ci abbuffiamo con una deliziosa cenetta. Dopo cena, stravaccati sul divano (gli altri ospiti non si vedono), leggiamo i resoconti dei viaggi degli ospiti precedenti, tante lingue e nazionalità; italiani, polacchi, estoni, francesi, inglesi, finlandesi, norvegesi, etc.; il fattore comune è l’acqua che più o meno ha accompagnato tutti. Dimenticavo, l’acqua ci ha abbandonato a Melbu, ed ora una splendida giornata, con il solito sole alto nel cielo, ci accompagna (sono le 23.00). Con la compagna mascherina paraocchi, mi addormento sognando gli anfratti ed i panorami che ci riempiranno gli occhi domani. Ah! come è diversa, a volte, la realtà!!!

Isole Lofoten

(Domenica 14 luglio)-15° Giorno- Isole Lofoten
La realtà si chiama “bianco pullman danese”. Sole, una bellissima giornata ci attende!! Colazione in compagnia di due famiglie danesi, noi caffè e latte, loro facendo fuori un intero salmone affumicato, tradizioni diverse! Verifica olio motore, tutto ok. Finalmente non vestiti da marziani, ma con jeans, giubbottino, e scarpe da ginnastica ci apprestiamo a passare una splendida giornata, visitando tutta l’isola. Prima cosa da fare, è verificare quanto tempo ci occorre per raggiungere Moskenes, luogo di imbarco per Bodø, gli orari dei traghetti, visto che è a circa 100 km da dove siamo alloggiati. E’ domenica mattina, abbastanza presto, circa le 9,30, il traffico è ancora scarso, così spingo la belva, finalmente priva di bagagli, tra le tortuose e strette strade isolane, facendo attenzione ogni qualvolta si incoccia un centro abitato (anche per due case, limite 60 km/h, se poi sono tre, il limite si riduce a 50, ma questo è un altro discorso, che farò in seguito). Attraversiamo tunnel (a pagamento), maestosi ponti, che sembrano piegati dal vento (non ho ancora capito molto bene perché sono costruiti in questo modo); sono quasi le 11,00, e siamo quasi in fondo all’isola, mancano pochissimi km alla cittadina di Moskenes, una volta verificato il tempo necessario per raggiungerla, ci dirigeremo verso Å, ultimo avamposto delle isole, con il suo museo dello stoccafisso (riportato in italiano, sui cartelli stradali, in onore dei maggiori importatori mondiali del prodotto). Il traffico, in vicinanza di Moskenes si fa più intenso, macchine, camper, roulotte, pullman!! tutte dirette all’imbarco; c’è coda, la strada è stretta, salvo alcune eccezioni, con piazzole dislocate circa ogni 200 metri, per permettere lo scorrere alternativo dei mezzi (a volte ci passa a mala pena un veicolo), ma per noi, con la moto non c’è alcun problema; poco alla volta sorpasso tutti i veicoli, fino a piazzarmi dietro al pullman danese, in attesa dell’opportunità per passarlo. Procediamo così incolonnati ad una velocità di circa 30, 40 km/h, quando alla sommità di un dosso (in un raro caso di strada larghissima), si ferma improvvisamente.

Faccio altrettanto, spostandomi leggermente sulla sinistra, per vedere se posso passarlo, poso in terra i piedi, e luci di retromarcia si accendono!!!!!, cosa vedono i nostri occhi, una montagna bianca che ci viene addosso; veramente è Anna che la vede e che la sognerà per altri due giorni, io sono impegnato a retrocedere, non riesco a trovare il clacson; retrocedo, retrocedo, anche così nuda, sono sempre 290 kg da gestire, e in una situazione simile, non è certo una bicicletta. Contatto!! Inclinazione moto, gamba tra moto e paraurti, trascinamento all’indietro con moto inclinata, capriola di Anna, rovesciamento moto, visione di Anna dallo specchietto retrovisore, capriola di Giorgio, fermata del pullman. Cretino, zoppicando, gli grido, avvicinandomi al posto di guida. Conseguenze: fanalini rotti, specchietto rotto, borse rigate, ed altri inconvenienti vari; escoriazioni varie, la gamba mi fa male, ma mi reggo in piedi, niente di rotto per fortuna, sarebbe stato un bel casino; controllo la moto, sembra in grado di continuare il viaggio; pratiche assicurative, ed ognuno per la propria strada, o, quasi. Ormai la giornata è rovinata, così conciati raggiungiamo Å, ma la gamba mi fa troppo male, per cui decidiamo di ritornare alla base. Per strada ci fermiamo a fare due foto ricordo, per l’esattezza Anna, preferisco non sforzare la gamba. Alle due pranziamo, tutti i progetti pomeridiani sono andati a pallino, mi distendo sul letto; intanto un palloncino variopinto di giallo, marrone tendente al blu, a forma di gamba sta crescendo, sarà un bel problema domani! Zoppico vistosamente, spazio tra letto e divano, con qualche rara puntatina esterna (a fumare), sedendomi su poltrone varie. Attacco bottone con due ospiti del fienile, danesi!! Lei è infermiera, ma purtroppo non ha niente a disposizione per alleviare il gonfiore, è domenica, ed i negozi sono chiusi, non me la sento di prendere la moto ed andare alla ricerca di una farmacia, così trascorriamo il resto di una giornata, che doveva essere leggermente diversa. Alla sera Anna cerca di alleviarmi il dolore, preparando una cenetta veramente squisita, che consumiamo tête a tête. Mi sembra di avere un po’ di febbre, così mi caccio in gola una bustina di antinfiammatorio. La gamba mi fa sempre più male, ed è sempre più gonfia, Anna suggerisce di fermarci ancora un giorno, intanto siamo in anticipo sul programma; vedremo come mi sento domani. Ciao buonanotte.

(Lunedì 15 luglio)-16° Giorno- Kleppstad (Isole Lofoten)/Fauske
La gamba entra nello stivale, così chiusa ed immobilizzata mi fa meno male, partiamo. Il traghetto è alle 13.30, comunque visto la coda di ieri, è meglio che ci facciamo trovare sulla banchina per le 11.30 al massimo. Sveglia alle 8.00, colazione con i rimasugli della spesa fatta due giorni prima, preparazione dei panini per il pranzo, e su e giù per le scale (questa volta Anna) con i bagagli. Partiamo alle 9,15, con bel tempo, abbiamo tutto il tempo per arrivare a destinazione all’ora prevista. Attento ai pullman bianchi, e non starci così attaccato, la moglie raccomanda. L’esperienza insegna!! Alle 11.00 siamo al botteghino del traghetto, pronti ad acquistare i biglietti per la traversata di tre ore, che ci porterà a Bodø. Sorpresa!!. Forse su quello dell’una non c’è posto!!. Ma come? Domando io, ieri sono venuto qui per prenotare, ed il tuo collega mi ha detto che non servono prenotazioni, perché per le moto non ci sono problemi. Ed ora tu mi dici che forse devo aspettare fino alle 20.00 per traghettare!! Ma che caz… dici (incominciando ad alterarmi). Candidamente mi risponde che hanno cambiato capitano, e siccome ci sono troppi passeggeri a causa dei pullman, non vuole caricarne un numero superiore al consentito. Ma come, io arrivo qui due ore prima, quegli altri quando vogliono, e loro possono prendere il traghetto ed io no.

Pranziamo, senza gustare (almeno io) il contenuto dei panini, fatti con tanta dedizione da Anna, vado avanti ed indietro, zoppicando, tra tavolino e botteghino, ma la situazione non cambia. Incominciano ad arrivare i stramaledetti pullman, 1,2,…6, orde di turisti si riversano al botteghino, ma come, non hanno il biglietto, ed ora lo acquistano, sarà meglio che mi metta in coda anch’io. Turisti appiedati, (non scesi dai pullman) si mettono in coda e ritirano il biglietto. Ma siamo fuori di testa; questi sono arrivati adesso, e salgono!!! Visibilmente alterato, mi piazzo di fronte all’incaricato, il quale incomincia a sentire l’alito dei presenti sul collo, non sa più che pesci pigliare, intanto il traghetto arriva. Il pivello chiede delucidazioni al capitano, seguito da una miriade di persone con coltelli sguaiati, incomincia a segnare nomi sulla lista, uno, due, … dieci; battibecco con turista camminatore, tu hai la moto, puoi anche aspettare quello dopo, tu sei arrivato adesso, io due ore fa, e tu vuoi salire ed io no? Fair play italiano!!!, strappo di mano la lista al pivello, scrivo il nome mio e di Anna, e con gli occhi iniettati di sangue lo obbligo a darci i biglietti. Sono sopra, ma che avventura, è stata l’unica volta che vengo a contatto con un po’ di disorganizzazione scandinava. Tre ore di un tranquillissimo viaggio, e siamo a Bodø, che ci lasciamo subito alle spalle. Siamo a Fauske, e ci fermiamo in una hytte, in campeggio dotato di ristorante. Al ritorno dal solito doccione, ed in attesa del bucato, vicino alla nostra moto, vedo una Honda con targa tedesca ed una tuta Dainese uguale alle nostre, che guarda caso mi sembrava di aver salutato al mattino, mentre mi dirigevo all’imbarco. E’ proprio lui. Parliamo, e vengo a scoprire che non si è imbarcato, ma ha raggiunto lo stesso posto, facendo il giro al rovescio, era già stato nello stesso campeggio due giorni prima. Gli racconto dell’incidente, scrolla la testa e mi dice che sono stato fortunato a cavarmela con così poco. Dopo cena, ci ritiriamo nella nostra hytte a riposare il corpo, la mente e la mia gamba, nel caratteristico letto a castello. Anna continua a dormire di sopra, anche se come al solito per scendere, è tutta una commedia, da pisciarsi addosso dal ridere!!!!

(Martedì 16 luglio)-17° Giorno- Fauske/Steinkjer
Mi fa sempre male, ci vogliono circa 10 minuti per carburare al mattino, devo stare attento a come appoggio la gamba, è sempre gonfia, ed assomiglia ad una tavolozza da pittore, speriamo bene. Oggi non è previsto niente di eccezionale, solo una tappa di avvicinamento a Trondheim ed ai fiordi, dove inizierà la seconda parte del viaggio. Ah! no dimenticavo, oggi riattraversiamo il Circolo Polare Artico, questa volta dalla parte norvegese. Ed eccolo, non molto distante da Fauske, su un pianoro deserto, con neve e un forte vento trasversale che ci accompagna, si scorge il centro turistico del Polarsirkel in lingua natia; non è così caratteristico come la sua controparte finlandese, comunque è sempre il luogo di incontro delle sorelle (italiane) della nostra fedele compagna. Questa volta marito e moglie di Ravenna, che guarda caso erano a Capo Nord lo stesso nostro giorno, e guarda caso sono stati accalappiati anche loro dal “Tipo e Tipa”. Ci era infatti sembrato di avere visto due tute nere, verso le 23,45, parlare con quei due, ma ci siamo guardati bene dal partecipare alla riunione; ci era bastato il pomeriggio. Purtroppo non possiamo proseguire assieme, poiché loro devono rientrare prima in Italia. Ci chiedono informazioni sulla Trollstiggen, ma purtroppo al momento non siamo in grado di fornire le informazioni richieste, so che è dalle parti di Strin, fuori dal nostro percorso programmato. Comunque “Trollstiggen” incomincia a farsi strada nella mente. Ma è vero!!, ci troviamo nel paese dei Troll, infatti, eccone uno!!!, è anche simpatico (o simpatica), così Anna decide di farsi fotografare in sua compagnia. Il paesaggio continua ad essere molto bello e vario, anche se alla sera le mie spalle ne risentono. Il tempo intanto peggiora, e qualche goccia ci accompagna, niente di trascendentale, ma pur sempre fastidioso, non per l’acqua, ma piuttosto per l’impegno e l’attenzione richiesta nella guida. Maciniamo km, e dopo 564, alle 18.00 ci ritroviamo a Steinkjer, a circa 100 km da Trondheim, dove ci fermiamo, montiamo la tenda sotto un cielo minaccioso; decidiamo di mettere il telone, senza montare la struttura da me progettata e costruita (facevo meglio a lasciarla a casa, visto che mi sono “camallato” (termine genovese = trasportato) per quasi 11000 km un sacco e peso inutile). Un buon pollo fritto con curry, patatine fritte, e birra (se pur cara, costa meno di una bottiglia di acqua minerale) allieta la serata.

(Mercoledì 17 luglio)-18° Giorno- Steinkjer/Kristiansund
Non accenna a smettere di piovere, smontare la tenda sotto l’acqua è un bell’affare; così ritardiamo la partenza fino a quando non smette, intanto oggi non dobbiamo fare molti km. Alle 10.30, “colazionati”, partiamo. Verso mezzogiorno, pur senza volerlo ci ritroviamo nel centro di Trondheim, città molto caratteristica (la parte vecchia), ed in moto l’attraversiamo (meriterebbe una visita più approfondita, ma come copione modificato, tralasciamo le città). C’è qualche schiarita, ma è sempre appesa (l’acqua naturalmente). Ponti, tunnel (tutti rigorosamente in curva, umidi, e , molto bui) ci fanno compagnia, siamo in viaggio da quasi 7000 km, sarà meglio controllare l’olio, questa sera. La tappa si esaurisce a Kristiansund alle 16.00, senza alcun particolare degno di nota, se non quello che è la prima volta che ci fermiamo così presto, sarà forse l’inizio di una certa stanchezza che si fa strada nei nostri corpi? No, è che siamo giunti alla destinazione programmata, e dobbiamo prepararci moralmente alle tappe tra fiordi, traghetti, Atlanterhavsveien, Trollstiggen (eh! si abbiamo deciso di farla), Bergen, e tutto il resto (forse anche la Prekeistolen (da noi detto “Pulpito”), se la gamba lo permette). La famosa casetta, in mezzo al bosco, dei nani di Biancaneve, ci aspetta. Questa però è dotata di bagno, cucina, e finalmente un letto non a castello. Facciamo asciugare la tenda. Andiamo nel paese vicino a fare shopping gastronomico, dove acquisto anche una pomata per la mia famosa gamba (tra tutti i medicinali che Anna ha preparato, manca il Lasonil). Cena nel bosco (visto dove si trova la hytte), con sottofondo di pale rotanti e turbine di aerei (siamo dietro all’aeroporto), speriamo che non siano previsti voli notturni, altrimenti tutta questa bella atmosfera svanisce. Controllo l’olio, e finalmente si vede il livello, deduco che né ho consumato circa 0,8 litri. D’ora in poi devo controllarlo giornalmente. A nanna presto, domani, anche se dobbiamo fare pochi km, sono di quelli super impegnativi.

(Giovedì 18 luglio)-19° Giorno- Kristiansund/Loen
Tra le 7 e le 8.00 del mattino, non più tardi!!, questo è il consiglio che vi do. Ma per fare cosa? La Trollstiggen naturalmente. Ora vi spiego. Raggiungiamo il centro di Kristiansund alle 10.00, pronti all’imbarco (il primo di una lunga serie) per Bremsnes, questa mattina ci aspetta la Atlanterhavsveien, con i suoi 8 ponti sull’Atlantico, interessante, la veduta aerea però rende meglio, percorrendola, non si riesce a percepirne le caratteristiche, ed il lavoro fatto per realizzarla. Alle 12,30 ci fermiamo al centro di Andalsnes, posto ideale dove fare base per percorrere la Trollstiggen, domani, privi di tutti i bagagli. Anna mi dice, ma perché ti vuoi fermare?, è presto, facciamo questa famosa strada, e ci avviciniamo a Bergen. Le do retta (questa volta avrei fatto meglio a mettere in pratica la mia testardaggine). Superiamo Andalsnes, e ci fermiamo a pranzare in un parcheggio, appena prima del bivio della Trollstiggen. Per fortuna il tempo è bello, altrimenti sarebbe stata una brutta avventura. Ci dirigiamo verso le strettoie che portano ai famosi 11 tornarti mozzafiato.

Purtroppo siamo preceduti da pullman (non capisco perché lasciano percorrere questa strada a questi mezzi), camper, macchine; risultato, è stato un tormento e non una goduria. L’inerpicarsi della strada, il paesaggio mozzafiato, gli strapiombi crescenti ad ogni tornante, anche paurosi possiamo dire, la totale mancanza di protezioni laterali, solo massi acuminati ogni metro come guard-rail, fanno si che questa strada debba essere percorsa tutta in un fiato, senza bagagli che impediscono i movimenti, e soprattutto senza mezzi ingombranti che ti fanno fermare ad ogni momento. Non riesci a gustarti il percorso, devi sempre prestare la massima attenzione alle manovre che esegui, a come imposti le curve, e, purtroppo in una di queste, a causa di una fermata improvvisa dell’autobus che ci precedeva, mi vedevo costretto a fermarmi improvvisamente a metà curva, con la moto leggermente inclinata; per non finire a terra, ho dovuto posare pesantemente a terra la gamba infortunata, (ah! che riacutizzarsi del dolore) sfrizionando in modo bestiale, fino a surriscaldare la frizione. Non è questo il modo di percorrere questa strada; inoltre, a causa sempre di questi bestioni, e dei loro occupanti, non ci siamo potuti fermare nel posto più caratteristico del percorso, ovvero la piazzola ai piedi della stupenda cascata che sovrasta l’intera valle. Ci siamo dovuti fermare oltre, superato il tornante successivo, lungo la strada (per fortuna che avevamo la moto), Anna è scesa e ha scattato foto indimenticabili; peccato che io non abbia potuto lasciare la moto, e che la gamba mi faccia un male tremendo. Se avrò la possibilità di ripetere questa esperienza, questa volta metterò in pratica gli insegnamenti ricevuti. Costeggiamo il Norddalsfjord, superiamo Stranda, Geiranger, Stryn, fino a raggiungere Loen, dove ci fermiamo, perché non sono più in grado di guidare, male alle spalle, alle braccia e specialmente alla gamba. Prendiamo possesso di una hytte in riva al fiordo, anche questa è dotata di cucina, così solita gita in città per spesa, e classica cenetta. Si spende un po’ di più per dormire, ma si risparmia notevolmente sulle cibarie, e poi soprattutto mangi come sei abituato. Non male come soluzione!

Bergen

(Venerdì 19 luglio)- 20° Giorno- Loen/Bergen
Oggi ci aspetta il passo più alto della Norvegia, con i suoi 1450 metri, e soprattutto la neve perennemente ai bordi della strada (in estate, figuriamoci in inverno), e poi giù verso Bergen. Costeggeremo anche una parte del famoso Sognefjord. Il tempo è un po’ nuvoloso, ma per fortuna non c’è minaccia di pioggia, così verso le 9.20 lasciamo la nostra hytte; anche oggi tunnel e traghetti ci faranno compagnia. Il Sognefjord è veramente molto bello, bisognerebbe fermarsi almeno una settimana, costeggiarlo tutto, è un continuo sali e scendi, innumerevoli cascate contornano il paesaggio. Verso le 12.00 arriviamo quasi in fondo al fiordo, all’imbarco per Lærdal, dove, poco prima imboccheremo la strada per Aurlands, attraversando il passo. Seguo le indicazioni per Bergen, e mi ritrovo all’imbocco di un tunnel riportante la scritta “lunghezza 25.4 km”; che fare, mentre incomincio a dubitare che riuscirò a percorrere il passo!!! Entriamo, finalmente una galleria che non dà patemi d’animo, larga, bene illuminata, asfalto asciutto, ed ogni 6 km un’illuminazione bluette rompe la monotonia della stessa. Avrei dovuto seguire l’indicazione “statale 50″, ma siccome era alla mia sinistra, verso il fiordo e non verso i monti, non le ho dato importanza. Primo target programmato, perso. All’uscita del tunnel, per compensare la perdita del passo con neve perenne ai bordi, un bellissimo ghiacciaio ci saluta. E’ tanto vicino, che sembra possibile toccarlo allungando una mano, è veramente maestoso. Posteggio al bordo della strada, scattando due foto, ed aspettando Anna che si era avventurata (a me fa ancora molto male la gamba, dopo la brutta avventura di ieri sulla Trollstiggen) verso il ghiacciaio per vederlo da vicino. Riprendiamo il nostro viaggio, abbastanza tortuoso alla volta di Bergen, superando la deviazione per Flam (da dove parte un famoso trenino, per un viaggio incantevole tra suggestivi paesaggi e cascate, da tenere in considerazione per un ritorno futuro), e verso le 16,30 ci troviamo alle porte di Bergen, con il sole sulle nostre teste. Consultiamo le varie cartine ed appunti presi, alla ricerca di un campeggio; comunque qui in Norvegia non c’è alcuna difficoltà, se c’è una cosa che non manca sono le indicazioni stradali, e, soprattutto quelle dei campeggi. Verissimo, ad esclusione di Bergen; il campeggio che cercavo devo ancora trovarlo ora, come pure la località dove dovrebbe essere. Così dopo aver girato come una trottola, mi ritrovo alla periferia della città, dove sorpresa (ma lo sapevo) devo pagare 10 NOK per entrarci. Giriamo in moto per la città, alla ricerca di indicazioni per campeggi, ostelli o quanto altro dove soggiornare per due giorni, tralasciando gli hotel (inavvicinabili), e ci ritroviamo fuori della città; di nuovo alla ricerca di un altro campeggio, gira, gira, siamo di fronte ad un altro casello, altri 10 NOK, gira, gira, di nuovo fuori; proviamo a ricercare il primo campeggio, giriamo per 45 minuti, niente, e di nuovo al primo casello, altri 10 NOK (non c’è santo che tenga, devi sempre pagare; ma non potrebbero mettere delle indicazioni chiare; forse è proprio voluto, per fare pagare più volte a turisti sprovveduti, come noi), decidiamo di fermarci vicino al mercato del pesce, e richiedere indicazioni più precise.

Posteggio la moto (in divieto), lascio Anna a custodia della stessa, e mi avvio verso il centro informazioni turistiche, neanche un addetto, solo depliant, esco, e leggermente incavolato della situazione mi appropinquo a consultare tutta la documentazione in mio possesso. “Italiani?” (voce esterna), “Alfio?” (Anna). E’ così che ho incontrato Alfio, collega di lavoro e di tennis. Quando dici il caso!!! Questa primavera, parlando con Alfio, ed esponendogli i progetti vacanzieri, vengo a conoscenza che anche lui vorrebbe andare a Capo Nord, con amici, in camper. Purtroppo la tempistica non collima, così lancio l’idea di tenerci in contatto con il telefonino, non si sa mai, potremmo incontrarci per strada, noi scendendo, loro salendo. Durante il viaggio, provo più volte a contattarlo, senza successo, e poi senza alcun preavviso lo incontro nel centro di Bergen; anche loro appena arrivati. Sono alla ricerca di un campeggio, ma le informazioni che hanno, sono come le nostre, dettagliate, ma di un campeggio, neanche l’ombra. Cerchiamolo assieme. Nei meandri cittadini, ci riperdiamo, ognuno per la propria strada, così, incavolato, nella mia testa si fa strada il pensiero di mandare al diavolo Bergen, e dirigerci verso Stavanger. Mentre metto in pratica l’idea, con la coda dell’occhio vedo l’indicazione “Wergeland Gjestehus”. Sono camere in una casa (per l’esattezza una villa). Blocco la moto, scendo al volo, e zoppicando mi dirigo verso l’ingresso. Si, abbiamo camere a disposizione, 600 NOK a notte. OK, due notti, ma come faccio ad arrivare qui con la moto, visto che questo è solo un passaggio pedonale? No problem, I show you how. Lascio Anna davanti alla porta, mentre io mi metto alla ricerca dell’ingresso principale seguendo le indicazioni, ha le palpitazioni, venti minuti per trovare l’ingresso stradale!!! (per meno di un km). Siamo a Minde, periferia di Bergen, camera con bagno privato e cucina a disposizione, veramente tutto molto bello (tutto nuovo, è in fase di ristrutturazione). Rema di fronte a noi, cucina a disposizione, lascio a voi le conclusioni. TV di fronte al letto, film in inglese (per fortuna), veneziane alla finestra (le prime), finalmente questa sera niente mascherina, si dormirà normalmente. Telefono ad Alfio, finalmente anche loro sono riusciti a raggiungere il campeggio, è per soli camper, per fortuna che non li abbiamo seguiti, altrimenti saremo ancora ora alla ricerca di uno per tende. Gli domando che progammi hanno per il giorno successivo. Partenza per il Grande Nord. Domani, noi, a Bergen con autobus.

(Sabato 20 luglio)- 21° Giorno- Bergen
Uhmmm! Ahhhhh! Stiramento braccia e gambe, sbadiglio. Che bella dormita in questo super letto. Veramente avevo un po’ caldo, si lamenta Anna, per forza, qui il lenzuolo superiore e la coperta non esistono, è un tutt’uno con il solito piumino. In estate!! Ricca colazione alla finestra, guardando scorrere l’inesistente traffico mattutino, e giù in strada, ad aspettare l’autobus per il centro. Questa volta riusciamo ad ottenere delle informazioni chiare, da una persona, la quale ci conferma che girare in macchina, o moto per Bergen è veramente difficile, perché le indicazioni non sono chiare. Ce ne eravamo accorti!! Discesa di fronte al mercato del pesce. Alla faccia se costa viaggiare in autobus in Norvegia!!! Distese di granchi, gamberoni, salmoni, caviale artico, pesce di ogni genere, con il loro intenso profumo, ci accolgono; bancarelle di souvenir fanno contorno. E’ molto caratteristico, per questo che non abbiamo cassato questa città dal nostro itinerario. Ma che cosa è quel colore rosso intenso che vediamo altre al mercato del pesce? Il mercato della frutta! Tappeto di fragole e lamponi. Non esiste altra frutta in Norvegia che non sia fragole e lamponi; a bizzeffe; sapevamo che era una loro caratteristica, ma non fino a questo punto (conferma in seguito). Visitiamo Bryggen, quartiere caratteristico in riva al molo, con le sue case di legno (ex magazzini) che sembrano inclinate verso il centro della strada, girovaghiamo per i quartieri a ridosso del mercato, visitando chiese, monumenti, ect. Altra caratteristica di Bergen sono le funicolari (due), che ti portano sulle colline circostanti, dandoti la possibilità di vedere tutta la città dall’alto. Anche noi ne approfittiamo. Altra foto con un super Troll, questa volta non vivente, sguardo sulla città, foto con super scudo vichingo, tutte immagini di una realtà vissuta, che sicuramente farà nascere un po’ di invidia ai non partecipanti.

E’ quasi mezzogiorno, la mia maledetta gamba incomincia a risentirne della sgroppata odierna, così scendiamo a valle a gustarci un favoloso panino con il pesce, messo a disposizione (manco a dirlo, pagando profumatamente) dai vari gestori delle bancarelle (altra caratteristica di Bergen). Ma che ci fai qui di nuovo? (Alfio e combriccola). Non dovevi partire per Capo Nord questa mattina? Prima vogliamo riempire il frigo, in previsione dei tempi difficili (economicamente) che ci aspettano!! Il caso proprio non guarda in faccia a nessuno, ci siamo incontrati due volte in due giorni, senza preavviso!!! Tralasciamo il gustoso panino, per un più gustosissimo piatto di pesce vario, consumato comodamente seduti ad una bancarella. Forza della iniziativa privata, non solo più panini ambulanti, ma piatti semi ambulanti. Visitiamo ancora il centro, e ci ritroviamo dentro una enorme piazza, piena di vita e musica, bimbi che giocano e schiamazzano, il complesso intrattiene (questa volta gratis) i turisti, e sul fondo una bellissima chiesa si erge. Un colpo d’occhi eccezionale. Sono le 15,00, il tormento aumenta, così decidiamo di ritornare alla base; con un po’ di difficoltà ritroviamo la fermata dell’autobus, che ci scarica (per colpa mia) alla fermata successiva alla meta. 800 metri a piedi, zoppicando vistosamente. Avete mai visto un palloncino, legato ad un bastone? Questa era la mia gamba, dopo che al mattino, avevo avuto la malaugurata idea di indossare i calzini corti da tennis. Riposo assoluto, e nel giro di due ore ritorna più o meno normale (sempre gonfia ma uniforme), mi sa tanto che dovrò rinunciare al secondo e più importante target (dopo Nord Kapp), ovvero la gita a piedi sul “Pulpito”. Oggi siamo stati fortunati, nel nostro girovagare, il sole ci ha sempre accompagnato. Altra ottima cena casalinga, e poi a nanna, domani inizia l’ultima settimana del viaggio, siamo ormai sulla via del ritorno.

(Domenica 21 luglio)- 22° Giorno- Bergen/Lyngdal
Giornata clou di traghetti e tunnel, tre traghetti, ed un numero incommensurabile di tunnel. Il sole splende, ed incominciamo la nostra avventura con Caronte abbastanza presto, pochi km dopo Bergen; poi strade che costeggiano fiordi, se si può chiamare ancora fiordo, siamo ormai a ridosso del mare aperto, traghetti, enormi ponti, la strada si fa più larga e scorrevole, ed in meno di due ore siamo alle porte di Stavanger, passando in mezzo a fattorie, pecore che pascolano (o forse prendono la tintarella) su scogli, in riva al mare, ma no, sono più evolute, non vedi che stanno aspettando l’autobus!!! Stavanger, meta della nostra fermata, se un beduino danese si fosse comportato da persona civile e non da incosciente! Devo proprio rinunciare alla mia ” Prekeistolen”, non sono in grado di sobbarcarmi 4 o 5 ore di cammino abbastanza impegnativo (Anna non piange più di tanto, anzi quasi sorride, non è che fosse molto entusiasta della mia pensata), così deviamo sull’altro progetto, ovvero visitare le tre spade di roccia, monumento gigantesco, vicino a Stavanger. Dove? A Stavanger! Forse sarà anche vero, ma io devo vederlo ancora oggi. Non una indicazione, eh si che è riportato su tutti i depliant che avevo consultato. Questa parte della Norvegia, come indicazioni turistiche lascia un po’ a desiderare. E così sono tre gli obiettivi previsti che ho perso (passo, Prekeistolen, spade), pazienza, sarà per la prossima volta, forse. Per completare l’opera, ci si mette anche il tempo. Cupi nuvoloni e lampi si affacciano in cielo, soprastivali (Anna) e sopraguanti, (siamo ritornati ai guanti estivi), e doccione immediato, questa volta proprio a gogò. Ma questi passi montani non finiscono mai? Siamo in riva al mare; lasciando un accenno di passaggio per noi mortali, i pini, si tuffano dentro, si rispecchiano, rendendo surreale il paesaggio, e se tu, che sei impegnato nella guida, non puoi alzare la testa per vedere le bellezze che ti circondano, basta che guardi in basso, e puoi carpirne l’immagine rovesciata; si perché qui è tutto calmo, anche il mare. Alle 18.00 arriviamo a Lyngdal, prendiamo possesso della solita hytte in riva al mare, e seguiamo la classica procedura serale.

(Lunedì 22 luglio)- 23° Giorno- Lyngdal/Horten
Solo distese di fragole, fino all’inverosimile, non avevo mai visto uno spettacolo simile, avete presenti le mondine di una volta, miriade di ragazze in mezzo a campi di riso, ok, sostituite il riso con le fragole, e lo spettacolo è lo stesso. Ora capisco perché la fragola è il frutto nazionale della Norvegia!! Questo è quanto si è presentato ai nostri occhi in questa giornata, con la dimostrazione aggiuntiva di disciplinarità (o indisciplinarità? stradale) del popolo norvegese. In questo tratto di strada, tra campi, fattorie; il susseguirsi di centri abitati (due case) è continuo, come pure continuo il cartello 60 km/h. Il Norvegese, culturalmente, non rallenta, per arrivare nel centro a 60 km/h, si blocca sotto il cartello!!!, e poi procede per tutto il tratto a 60 o 50 km/h, a seconda dei casi. Si sposta sul bordo della strada, quasi fino ad uscirne, per farti passare, ma si blocca al cartello, sai che bello in macchina o con un camper, non riuscirai mai a sorpassarlo!!. Ma che fa quello là? Sta arrivando una macchina, e si immette tranquillamente davanti, senza darle la precedenza! E quello di nuovo! Sono matti? Non insegnano il codice stradale? Ah, no, siamo in Norvegia e tu stai andando a 60 km/h, ed io posso immettermi con non chalanche, intanto tu ti puoi fermare con tutta tranquillità! Forse non sanno che in estate in Norvegia ci sono anche gli italiani, che quando vedono 60 km/h, come minimo stanno andando a 80 o 90 km/h! Bisogna prestare molta attenzione se si vogliono mantenere le proprie caratteristiche (con elevato rischio si sborso money, qui la polizia non perdona, se si incontra, ma dove?), oppure bisogna mettersi l’anima in pace ed adeguarsi al loro modo di guida. Non vogliamo mancare all’ultimo appuntamento della terra scandinava, ovvero la visita alla più vecchia “Stavkirke” della Norvegia, a Heddal.

Procedendo sulla 353 (il numero della strada sta già ad indicare che è secondaria, molto), passando paesini dormienti su verdeggianti colline, sotto una pioggerella insistente (tanto per cambiare), finalmente verso le 16,30 raggiungiamo Heddal; appena fuori dal centro, questa volta chiaramente indicato, si trova questa opera d’arte del 1300. E’ totalmente in legno, con una costruzione maniacale dei particolari, (è in fase di ristrutturazione), ma ciò non toglie che quello che vedi è veramente bello. L’ultimo target programmato, in terra norvegese, non l’abbiamo mancato! Anziché andare a Oslo, e poi giù verso la Svezia, abbiamo visto che possiamo imbarcarci ad Horten, per Moss, così risparmiamo un po’ di gomme, che incominciano ad assottigliarsi, e soprattutto ad appiattirsi. Se sei su una strada principale, la destinazione cercata la trovi senza alcun problema, ma quando sei su una secondaria, e conosci solo la destinazione finale, senza i vari pezzi intermedi, sono cavoli tuoi. Così, anziché ritrovarci ad Horten, ci ritroviamo a Drammen, pochi km da Oslo, non vogliamo fare questo inutile giro, per cui ritorniamo sui nostri passi. Così dopo 10 ore di guida, alle 19,20 siamo ad Horten (non sto a dilungarmi su tutti i giri che abbiamo dovuto fare per raggiungerla). Oggi sono veramente cotto, è l’ultima sera in Norvegia, un hotel questa volta è d’obbligo. Salassata di 810 NOK (per un buon hotel di fronte all’imbarco, inclusa colazione), ma non importa, dobbiamo chiudere l’avventura norvegese in grande stile, e cosa c’è di meglio se non coronarla in un ristorante vero. Gente elegante, Anna in jeans, io in pantaloni a mezz’asta (per via della gamba), ma intanto qui è come in America, tutti si fanno i fatti propri, e non guardano come ti vesti, sei libero di metterti quello che vuoi. Sorpresa dello chef, vari tipi di pesci, su un letto di fettuccine (non stracotte), gourmet di gelato per Anna, (circa 1/2 kg), torta di riso ai lamponi per me, presentati con decorazioni, che i nostri migliori pittori contemporanei neanche si sognano, concludono la serata e l’avventura in terra norvegese.

(Martedì 23 luglio)- 24° Giorno- Horten/Ishoj (København)
Alle 9.15 abbiamo il traghetto (l’ultimo, in terra di Norvegia, ma non in assoluto) per Moss, poi confine con la Svezia, e giù in Danimarca, a København, meta odierna. Di nuovo sulla terra ferma, consumiamo gli ultimi spiccioli facendo il pieno all’amica. Anche qui il confine tra questi due stati è una pura linea immaginaria, proprio in tutti i sensi; immerso nel verde, in cima ad una collina, lo attraversiamo, senza il minimo interessamento di alcuno. Siamo in Svezia. I limiti di velocità sono superiori, intanto qui, nessuno li rispetta, forse sono più permissivi, le strade più scorrevoli. Lasciando le nuvole alle spalle, ci dirigiamo con sollecitudine verso sud; sud vuol dire sole, ed eccolo, ma anche una leggera brezza si fa strada. Strade statali, intervallate da pezzi di autostrada si distendono di fronte a noi, la velocità è abbastanza sostenuta. Ci fermiamo ad un autogrill a comperare il nostro pranzo, e mentre lo consumiamo tranquillamente, all’esterno dello stesso, sopraggiungono due BMW, modello precedente al mio, completamente anonime, con sopra, guarda caso, due poliziotti. Oh! Oh! Devo stare attento, qui viaggiano in incognito! Riprendiamo il nostro viaggio, e dopo un po’ ho già scordato i buoni propositi di attenzione alla velocità, sono mediamente sui 140 km/h, quando improvvisamente mi ritrovo sulla corsia opposta, spostato come un fuscello (512 kg) dal vento; riduco la velocità, ma questo imperterrito ci sposta a dritta e a manca, le nostre teste non riescono a stare ferme, scrollate in continuazione. Anna si appoggia alla mia schiena perché si sente trascinare via. Alzo (elettricamente, beata tecnologia tedesca) completamente il parabrezza, mi distendo tipo Gran Prix sul serbatoio, suggerendo ad Anna si schiacciarsi sulla mia schiena, e così “comodamente” procediamo verso Goteborg. Abbiamo si ridotto lo scuotimento laterale, ma che sia comodo viaggiare così, proprio no. Superato Goteborg, ci dirigiamo verso Malmö, vogliamo fare il nuovo ponte che collega la Svezia alla Danimarca. Il vento non ci abbandona mentre superiamo la deviazione per Helsinborg (sembra solo ieri che eravamo lì, ed è passato quasi un mese, ritornerei al punto di partenza), e giù verso Malmö. In lontananza, forse un 40, 50 km, si intravede la maestosa costruzione, è là che dovremo passare (a pagamento), speriamo che questo vento molli un po’, altrimenti sarà un bel guaio.

Ingresso al ponte, è un’opera veramente unica, immensa, di altissima tecnologia, paghiamo il nostro biglietto (circa 15 _, neanche poi tanto, per una cosa simile), ed iniziamo ad avvicinarci (tra circa 4 km) al punto di massima altezza, dove, sostenuto da tiranti, il ponte sovrasta il mare aperto. L’inizio è abbastanza protetto, per cui viaggiamo a circa 80, 90 km/h, senza risentirne eccessivamente del vento trasversale, ma quando iniziamo la parte centrale, la musica cambia. Dall’alto vedi l’incresparsi delle onde, e d’improvviso ti trovi su un’altra corsia, per fortuna che in quel momento non sopraggiungeva nessuno, riduco drasticamente la velocità a 40 km/h, ed anche così ho avuto i miei problemi a tenerla allineata; penso che in quel punto, pochi giorni all’anno siano privi di vento. Arriviamo alle porte di København, è assurdo pretendere di andare in città, intanto sono già le 16,00. Consultiamo le solite cartine, e vediamo che sulla strada per Køge ci sono vari campeggi. La seguiamo, e ci ritroviamo a Ishoj, in uno dei campeggi meglio attrezzati della Danimarca (l’avevo letto durante la preparazione); non c’è un buco disponibile, così ripieghiamo in uno vicino, abbastanza discreto. Sotto un cielo che sta rapidamente cambiando, e promette pioggia, il vento è perenne (adesso capisco il perché di tutti quei mulini), montiamo la tenda, ed io ho la malaugurata idea di montare almeno una volta la famosa struttura (voglio immortalarla in foto, per farla vedere a Massimo, che con grande dedizione mi ha aiutato a realizzarla). Anna è completamente contraria, non vedi che vento che c’è, non ci riuscirai. Comunque mi lascia fare. Ci devo picchiare di naso, mi aiuta; incomincio a spazientirmi perché, dopo circa 1/2 ora spesa a montare tutta la struttura in acciaio, non riusciamo a fissare il telone, mi altero, le rispondo male, sembro incolparla dell’insuccesso, e dopo che un velo di lacrime le lucida gli occhi (forse più di rabbia per la mia cocciutaggine, che per altro), la smonto, capisco che come al solito aveva ragione lei, le chiedo scusa a mio modo, che solo lei, dopo 25 anni di vita assieme, comprende; e di questa famosa struttura non ne voglio più sentire parlare, forse potrò utilizzarla per costruire una serra. Una volta montato il telone direttamente sopra alla tenda, fissato nel modo più opportuno per non farlo sbattere (cosa che continuerà a fare lo stesso per tutta la notte), ci dirigiamo a piedi al ristorante, in riva al molo, dove ci sono centinaia di barche in vendita; telefonatina a Massimo, gli suggeriamo di raggiungerci per acquisti (vuole cambiare la sua pilotina), e cena in ristorante “prima ordini, paghi, poi ti serviamo, e tu sparecchi”; originale, ma in questo modo, i prezzi sono abbastanza contenuti e le porzioni superabbondanti. Ritorniamo alla nostra tenda, è ancora chiaro, meno rispetto ai giorni precedenti, ci corichiamo, e cullati dal “dolce sbattimento telone” cerchiamo di addormentarci.

(Mercoledì 24 luglio)- 25° Giorno- (København)
Rispetto delle programmazioni, oggi visita a København; ma non avevate detto “niente città”. Va beh, però non ci andiamo tutti i giorni a København; moto fino alla stazione ferroviaria, parcheggio, e sano treno, non mi voglio incasinare in città con strade, parcheggi, e via dicendo. E’ tanto comodo il treno, c’è né uno ogni dieci minuti; pulitissimo, e bellissimo. Passeggiamo per il centro, immensi palazzi stile barocco, piazze enormi, miriade di teste che camminano; città viva; sfrecciare di biciclette, ma sono di più delle macchine!!, hanno la loro corsia, i loro semafori (più piccoli, tra quello delle macchine e quello dei pedoni), e tu pedone devi fare attenzione, perché ti fanno il pelo ad una velocità incredibile. Acquistiamo una macchina fotografica “usa e getta”, la nostra, nella fretta mattutina l’abbiamo dimenticata in tenda, souvenir per amici e parenti, piccole cose, in moto non è possibile portare tutto quello che vorresti, passione di Anna di fronte al miglior negozio di ambra di København; ci sono gioielli che, definirli splendidi è dir poco. Il tempo è molto variabile, nuvole, sole, caldo, ma sempre sto maledetto vento. Sono rimasto affascinato dalle centinaia di maglioni norvegesi esposti in un negozio. Sono favolosi, anche, purtroppo i prezzi!! Visitina esterna al Tivoli, peccato che per entrare, anche solo a passeggiare e visitarlo, bisogna pagare una barcata di soldi (l’ingresso vale anche per il parco divertimenti); foto di Anna appoggiata ad Andersen, scalata ai 400 gradini della chiesa del “Nostro Salvatore”, parte interni, gli altri esterni, su per il torciglione della cupola, molto interessante, si domina la città, e all’interno di questa chiesa si possono ammirare due cose; la prima è il meccanismo dell’orologio, antichissimo, la seconda è lo splendido organo che sovrasta l’ingresso, non avevo mai visto un dettaglio così spinto nelle incisioni del legno (sono un appassionato delle lavorazioni in legno). Superiamo ponti mobili, costeggiamo canali, fotografiamo palazzi storti, si proprio storti, ovvero costruiti con due lati obliqui, e verso le 16.00 decidiamo (ovvero la mia gamba, che purtroppo e sempre gonfia) di far rientro alla base. Doccione rinfrescante, e riposino sui nostri dolci materassini, che ogni tanto nella notte ne sgonfio una sezione (devo ancora capire come ci riesco!!). Poi per cena, replichiamo la procedura della sera precedente, e a nanna presto, domani ci aspetta una bella sgroppata.

(Giovedì 25 luglio)- 26° Giorno- Ishoj/Heidelberg
Oggi super tappone, 904 km, non il mio record, che appartiene al tragitto Parigi/Casella dell’anno scorso, con moto precedente, 947 km in 12 ore, ma comunque una tappa di quelle dove ci vogliono i c…, anche per Anna (che ne è “solo” anatomicamente priva). Tutto di un fiato arriviamo a Rodbyhavn per l’ultimo imbarco, superando centinaia, se non migliaia di macchine, camper, roulotte, tutte rigorosamente in coda!! (grazie moto), e ci presentiamo al botteghino. Tutto di un fiato non è propriamente vero, perché ci siamo fermati a fare colazione, benzina, e a vedere come i danesi “bagnano le siepi” all’autogrill!!!! Beh!!, tutto il mondo è paese. A mezzogiorno mettiamo piede, pardon, gomme, ormai completamente piatte, ma ancora con un notevole spessore (buone queste Michelin Pilot Road, si sono comportate proprio bene, se non fossero per la piattezza raggiunta, son convinto di poter percorrere ancora tranquillamente 4000 o 5000 km, dopo più di 9000 km), sul suolo germanico; mancano “soltanto” più o meno 800 km alla meta!

E’ una tappa di trasferimento verso casa, con fermata programmata durante il viaggio di andata, per cui viene trattata come tale; non risparmio la fedele compagna, che quando gira oltre i 150 km/h si sente felice, così dopo fermate varie per pranzo, benzina, caffè ed immancabile pissing, alle 18,30 ci presentiamo alle porte di Heidelberg, decisi a stendere le stanche membra, ed oggi con ragione, in un buon letto. Tutto pieno, prezzi astronomici, ci riportano al nostro campeggio in riva al Neckar, ormai il proprietario ci conosce, e ci trova un buco, tra una moltitudine di tende e roulotte. Sono le 20,30 quando finiamo di montare la tenda; non è che siamo molto allettati a risalire in moto per andare a mangiare, così acquistiamo wustel, panini e birra allo spaccio del campeggio, e a lume di candela, pardon, di zampirone anti elicotteri con pungiglione, consumiamo la nostra lauta cena!!! Domani devo andare alla ricerca di olio per l’amica, quello che avevo come scorta (1 litro), l’ho consumato tutto, ed il livello è al minimo, ci aspettano ancora 700 km, e voglio farli senza alcun problema, come fino ad ora. Questa volta, traffico, barconi, schiamazzi non ci disturbano più di tanto, stanchi come siamo, e, finalmente con il buio, chiudiamo gli occhi e ci addormentiamo subito. Siamo alla fine del viaggio, dobbiamo dormire in tenda una notte ancora, ed anche se piove, chi se ne frega.

(Venerdì 26 luglio)- 27° Giorno- Heidelberg
Come volevasi dimostrare. Acqua tutta la notte, non forte, ma bagnante. Sveglia sotto pioggerella, colazione, questa volta stando bene attenti alla brioche scelta, il salato con caffè latte non è proprio il massimo, e via alla visita della città. Girare con l’ombrello non è salutare, così finalmente Anna avrà modo di inaugurare il poncho imprestato da Massimo, che, non ha mai voluto mettere perché dice che è ridicola con quel poncho addosso. Non è vero, assomiglia solo ad una vecchia befana, le manca solo la scopa!!! Scherzo. Comunque, se lei è una befana, io, con la mia capotte e cappuccio, assomiglio ad un vecchio befano, quale sono. Così bardati visitiamo questa bellissima cittadina, stupenda, (la parte vecchia) merita veramente il soggiorno di un giorno, se non due, sede della più vecchia università germanica, con il suo castello che la domina. Prendiamo la funicolare, visitiamo il castello, pochi soldi ben spesi, interessantissimo museo della storia della farmacia, impieghiamo più di due ore, tralasciando i vari parchi che lo contornano, è immenso. Torniamo in città, ci rintaniamo nella cattedrale, e ci immergiamo nel canto di un coro che sta provando; leggiamo che questa sera sarà in esecuzione un concerto. Intanto ha smesso di piovere. Pranziamo in un Mc Donalds, e sorseggiamo un caffè nel più vecchio locale di Heidelberg, quello degli studenti fidanzatini, da cui i famosi baci.

Uscendo ci imbattiamo in 4 furgoni della Jonatan Grand Prix; che ci fanno qui, e ieri che cosa era quella rappresentazione della Bridgeston al Best Western? Boh!! Ora voglio andare sul ponte vecchio (non quello di Firenze ben chiaro, ma quello di questa città), scattare due foto al castello. Guarda che strana scultura che c’è, che strano gatto con la testa forata. Mah! Vai a capire l’arte moderna! Ci sediamo su una panchina lì vicino, riposo un po’ la gamba, nel frattempo un turista (forse conosce il tedesco), utilizza la scultura per quello che rappresenta, ovvero infila la sua testa in quella del gatto. Che visione demoniaca e buffa, non posso esserne da meno, appena libera, replico, con relative foto scattate da Anna. Prima di rientrare, cerco l’olio per la mia fedele compagna. Non è così facile trovarlo , avevo quasi rinunciato, poi nel paese vicino, girando tre distributori, sono riuscito ad accaparrarmi l’ultima bottiglietta da 1/2 litro. Aggiungo 200 ml, così in totale il consumo è stato di 1,2 litri, per tutti i km macinati. Ritorniamo al nostro campeggio, doccia, e pronti a ripartire per il centro, a cenare, questa sera in modo cristiano. Ci precipitiamo in un locale italiano (marcato nel nostro giro pomeridiano), è gestito da calabresi, finalmente si mangerà in modo classico. Ottima pasta asciutta con sugo di mare e calamari alla cosentina, e per finire un vero espresso! Dopo circa un mese, è un sogno! Finalmente a tavola ho scoperto il perché delle difficoltà nel trovare posto negli hotel, domani ad Hochenaim si corre il Gran Prix di formula uno. All’uscita dal ristorante girovaghiamo ancora un po’ per la città, scoprendo usanze serali che meritano di essere vissute in prima persona; chissà forse in un futuro riusciremo a parteciparvi. Ritorniamo per l’ultima volta a distenderci sotto la tenda, che nel frattempo si è asciugata. Domani a casa.

Fine avventura (Sabato 27 luglio)- 28° Giorno- Heidelberg/Nenno (Genova)
Ultimo atto, per l’ennesima volta, ed anche per l’ultima, quest’anno, carico la montagna di bagagli sulla moto, controllo che siamo ben fissati, oggi si camminerà in modo abbastanza sostenuto. Pronti, via, alle 8,50, in leggero anticipo sulla media standard delle partenze, lasciamo il campeggio. Di gran carriera maciniamo km, il traffico è molto sostenuto, non c’è distinzione fra corsia normale e di sorpasso, per fortuna che i tedeschi hanno una mentalità molto elastica, quando vedono sopraggiungere una moto, si spostano, quelli a destra, a destra; quelli a sinistra, a sinistra, così tu puoi passare al centro (a 160 km/h!!!), d’accordo, le prime volte rimani un po’ spiazzato da questo loro comportamento, ma poi ci fai l’abitudine. Siccome è l’ultimo giorno del nostro viaggio, perché non farlo sotto un giornata splendida e con sole caldissimo!!!! Alla frontiera Svizzera, incontriamo i primi rallentamenti, dovuti al controllo del bollino autostradale, niente di particolare per quelli che viaggiano in moto, e ne sono provvisti; per gli altri (quelli nelle scatole di sardine), un po’ più snervante. Oh! Oh! coda al S. Gottardo, riporta un segnale luminoso, appena superata la frontiera, mancano 300 km prima di arrivarci, e poi noi siamo forniti di moto! Supportati da un paesaggio idilliaco, la Svizzera è veramente molto bella, ordinata, tutte le cose sembrano incastrarsi perfettamente, come in un grande puzzle, campi perfettamente coltivati, non un ciuffo di erba ribelle, fa capolino; monti che sembrano dipinti, messi nel posto giusto al momento giusto, laghi, fiumi, ed ancora monti. Anche qui il traffico è sostenuto, continui rallentamenti, code, ed il perenne cartello indicante coda al S. Gottardo.

Ci fermiamo per pranzo, nella parte di lingua tedesca, e verifico in prima persona una sensazione sempre avuta, la poca cordialità di questo popolo, per fortuna non tutto, nella zona italiana sono completamente diversi. Parli inglese, italiano, francese, tedesco, (tutte lingue da loro parlate, ed ufficiali), loro ti rispondono solamente in tedesco, tu fai presente che non capisci, e loro imperterriti continuano a parlanti in tedesco. Ho la conferma che sono un po’ “teste di c…”, come avevo sempre sostenuto; sono lontani i tempi degli incontri con il popolo scandinavo; sarebbe opportuno che tutti noi facessimo un po’ di pratica presso di loro, per capire veramente che cos’è la cordialità e disponibilità verso gli altri. Mancano 30 km al S. Gottardo, il traffico è fermo ed incolonnato, non è possibile! Cartello polizia! Non posso far surriscaldare la moto, e poi non ha senso che una due ruote faccia coda, così, corsia di emergenza, e via a velocità ridotta, rientrando in prossimità delle curve, per non avere cattive sorprese all’uscita delle stesse, e poi di nuovo: Finalmente incontriamo la polizia, ha incolonnato il traffico, per cercare di smaltire la coda successiva. Prime macchine con il cofano aperto, pronte a prepararti un tè, caffè, o qualsiasi altra bevanda calda, visto la temperatura che l’acqua ha raggiunto nel radiatore, continui carri attrezzi, e soprattutto tutti fermi. Questa volta mi incasino anch’io, non ho la prontezza, il colpo d’occhio, per capire il percorso migliore, e mi devo fermare per circa 20 minuti. Imbocco il tunnel, 17 km infernali, smog, temperatura crescente man mano che ti addentri, non è proprio “the best” farlo in moto, la prossima volta sceglierò sicuramente il passo, più lungo e lento, ma sicuramente ne gioveranno i polmoni! Ah! dimenticavo, sul versante sud, la coda era di circa 13 km, in doppia fila, a motore spento!!!! Siamo al confine italiano, superato il quale, guarda caso, incomincia pure a dare obolo!!! Avevamo perso il vizio di pagare per usufruire delle arterie stradali, ma basta entrare in Italia per ricordartene; e poi, come tu sei moto? Aspetta, aspetta che mi sposto per farti passare!, si dalla tua parte, così col piffero che passi! Ah! finalmente, beata educazione del popolo italiano. Senza altri particolari, arriviamo a casa alle 17,40, incontriamo i primi visi noti, ci fermiamo un attimo a parlare, ad esternare le prime sensazioni, i primi commenti. Mi giro, guardo gli occhi di Anna, parlano la stessa lingua. Ricominciamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

(Agosto 2002)- (Genova) – Epilogo
Ricominciamo!!!! Ah! come sarebbe bello poter fermare il tempo. Dissolvere tutti i pensieri in uno qualsiasi dei giorni passati, anche il più snervante, difficile, il più anonimo, ma questo purtroppo non è possibile. Bisogna affrontare la realtà presente, qualsiasi essa sia, anche la più triste, opprimente, ma, non è mai possibile tornare indietro. Del passato ti rimangono solo i ricordi, si quelli, nessuno se ne può impossessare, rimangono solo tuoi e di quelli che li hanno condivisi, vissuti con te, ricordi belli o brutti, ma sempre ricordi. Questo è un bellissimo ricordo. Ma ora devo prepararmi ad un’altra avventura, devo organizzare un altro viaggio; o forse non è un viaggio, comunque speriamo che sia solo un altro ricordo, anche se non bello ed intenso come questo, ma pur sempre un mio ricordo.