NordKapp e i paesi Scandinavi

Racconto di viaggio in Norvegia

26 maggio – 13 giugno 2005

Prologo
L’avventura ha inizio a febbraio, quando Claudio che non si lascia sfuggire occasioni del genere per girare il mondo, David che già da gennaio sopportava le mie cantilene al grido “capo nord, capo nord” ed io, che da tempo sognavo di visitare quei luoghi, abbiamo prenotato il camper senza avere ben chiaro chi sarebbero stati i nostri compagni di viaggio.
A dispetto di tutti i nostri amici che per svariati motivi hanno rifiutato il gentile invito, le più coraggiose ed intrepide si sono rivelate due ragazze, Laura ed Elena, due persone caratterialmente molto diverse ma che avrebbero di certo aggiunto un po’ di sale alla spedizione.
Con la squadra al completo si è potuto tranquillamente passare alla fase di pianificazione che, per un viaggio così lungo, richiede tempo e disponibilità. L’incontro era fissato una volta a settimana e la prima cosa da fare è stata quella di cercare e raccogliere più informazioni possibili sui tre stati oggetto del nostro viaggio: Norvegia, Finlandia e Svezia. Visitare tutti i luoghi interessanti trovati però sarebbe stato impossibile: urgeva una mappa dettagliata da seguire che ci fornisse un punto di partenza e una visione concreta del viaggio.
Sicuramente la sua stesura è stata la parte più impegnativa: bisognava mediare tra la voglia di fare e vedere mille posti con il tempo tecnico necessario per raggiungerli.
Le settimane passavano, il giorno della partenza si avvicinava e la voglia di partire cominciava a togliere il sonno!
La sera prima della partenza ci ritroviamo per caricare sul camper le provviste acquistate il sabato precedente e i vestiti pesanti necessari per quelle latitudini: a Brescia invece fa caldo, non tanto per il clima però. La mattina successiva dopo aver fatto gli ultimo acquisti (lo spazio per il cibo sul camper sembrava tanto piccolo, invece…), carichiamo le ultime cose e per le 14, con un ora di ritardo rispetto al previsto, (incominciamo bene!) siamo pronti alla partenza: alla guida Pier, non poteva essere altrimenti come primo promotore del viaggio il tratto iniziale dovevo farlo io per forza!.
26 maggio
Si parte finalmente! Il nord Europa e soprattutto Nordkapp ci aspettano.
Per raggiungere la Danimarca abbiamo scelto di passare per l’Austria invece che per la Svizzera, quindi raggiungiamo il passo del Brennero (i primi costi del viaggio sono proprio la vignetta per le autostrade austriache e il pedaggio per il ponte Europa), Innsbruck e Monaco.
Un cenno particolare merita la prima cena del viaggio, consumata alle porte di Monaco a base di riso freddo preparato per l’occasione la sera precedente. Il tavolo del camper, non è proprio grande, in cinque a tavola lo spazio scarseggia, ma meglio abituarsi in fretta.
Verso le 21.30 il viaggio riprende lungo le trafficate autostrade tedesche dove spesso incontriamo dei lavori di manutenzione che rallentano la nostra marcia.

27 maggio
Sono le 10 del mattino, siamo appena entrati in Danimarca e già l’aria si fa un po’ più fresca. Il cielo è velato da un sottile strato di nubi, mentre la nebbia mattutina ancora c’impedisce di vedere in lontananza.
Il paesaggio danese non è esaltante, tantissimi prati con le prime casupole di legno rosse, pochi alberi e niente più: ci stupiscono invece i tanti uccelli neri che “passeggiano” ai bordi dell’autostrada.
Dall’alto del maestoso ponte che collega Odense a Copenhagen (a pagamento) vediamo per la prima volta il mare: avrei già voglia di farci un tuffo! Manca poco a Nordkapp e i paesi Scandinavi

Copenhagen 
Copenhagen e decidiamo di trovare un campeggio per la notte: il viaggio è stato lungo e faticoso, una bella doccia è proprio quello che ci serve.
Arriviamo al campeggio verso le 14, sistemiamo il camper, pranzo a base di pasta e doccia: nel tardo pomeriggio siamo già alla fermata della metropolitana per raggiungere il centro città.
Merito della giornata limpida e della temperatura gradevolissima, Copenhagen ci sembrata subito una città bella, vivace e meritevole di una visita più approfondita.
La via principale è affollatissima, tantissimi ragazzi sono fermi nelle piazze o lungo le strade a chiacchierare.
Il culmine dell’happy hour è sicuramente il vecchio porto con le sue case coloratissime che ospitano tanti localini dove poter bere una birra fresca o cenare.
Non c’è che dire, un ottimo modo per passare la serata.
Proseguiamo la camminata verso il parco che ci ruba ancora qualche scatto prima di dirigerci verso la famosissima ma altrettanto insignificante sirenetta, simbolo della città.
Il sole lascia il posto all’oscurità (ma sono già le 22.30): giusto il tempo di mangiare qualcosa al volo e rientrare in campeggio prima che sia troppo tardi.

28 maggio
Claudio ed io ci svegliamo presto, i km non sono tantissimi (650 km) ma la nostra tabella di marcia è un po’ generosa con i tempi, dunque è meglio prevenire; velocemente riempiano le taniche d’acqua e partiamo alla volta di Oslo.
Il menu paesaggistico odierno è comunque molto interessante: attraversamento del lunghissimo ponte Öresund che collega Danimarca e Svezia (64 euro) e primo assaggio di quest’ultima. Il biglietto da visita svedese è però indimenticabile e per pochi eletti (Elena ed io che eravamo alla guida): la prima renna non si scorda mai! Per chi non l’ha vista dilaga la fobia dell’avvistamento ignari di quello che ci sarebbe successo solo qualche giorno più tardi.
Attraversiamo il confine norvegese sotto un violento acquazzone, il cielo è plumbeo e fa decisamente freddo: speriamo di arrivare velocemente a destinazione, magari in campeggio! Ad Oslo ci sono due campeggi, ma la nostra attenzione cade sul Ekeberg Camping, posizionato su di una collina che sovrasta la città e che vanta la migliore vista su Oslo; peccato che apre il 1 di giugno!
Dopo lo sconforto iniziale decidiamo di passare la notte in un parcheggio li vicino in compagnia di altri camper, così abbiamo il tempo per fare una passeggiata lungo il sentiero che scende la collina, da cui si può godere di un’ottima vista sulla città sminuita però dalla presenza del porto in primo piano. La vegetazione intorno ad Oslo è molto varia, alberi d’ogni tipo e dimensione sovrastano un ricco sottobosco interrotto solo da qualche prato verdissimo e molto curato (del resto qui l’acqua non manca).
Si sa, camminare mette appetito: un’ottima cena a base di petto di pollo, zucchine e dolce finale è proprio quello che ci vuole!

29 maggio
La mattinata fredda e nuvolosa non sembra presagire niente di buono, quasi a ricordarci la latitudine cui ci troviamo: pazienza, sveglia presto e pronti per visitare la capitale.

Con l’aiuto del navigatore, troviamo un buon parcheggio nelle vicinanze del porto per lasciare il camper e raggiungere a piedi il centro città. E’ domenica, le vie di Oslo sono pressoché deserte, ma guarda caso le uniche persone che incontriamo sono due ragazzi italiani in viaggio di nozze che ci indicano la strada più veloce per raggiungere Karl Johans Gate, la strada principale.
In lontananza alla fine della strada, sopra una collinetta, vediamo il grande palazzo reale, mentre ai lati sorgono edifici di colori forti (rosso, giallo, azzurro). Quello che più colpisce però sono le loro forme, un po’ tondeggianti, molto morbide, diverse da quelle a cui siamo abituati.
Lungo la via incontriamo il teatro dell’opera (tutto giallo, ricoperto da un curioso rivestimento tutto appuntito) e l’università che sorge proprio a fianco del palazzo reale.
E’ quasi mezzogiorno e finalmente compare un timido sole mentre stiamo raggiungendo il porto, sovrastato dall’imponente municipio in mattoni scuri post seconda guerra mondiale e dalle sue due torri gemelle.
Dopo un ottimo pranzo in un pub del centro (consigliato proprio dai due ragazzi italiani), raggiungiamo il camper e ci dirigiamo verso il Vigeland Park, il grande parco alle porte di Oslo che ospita le statue particolarissime e qualche volta un po’ forti di Gustav Vigeland.
Le statue rappresentano l’uomo e la donna nei loro diversi periodi della vita: da bambini, da adulti e da anziani, quando poi il ciclo della vita ricomincia, in atteggiamenti di vita quotidiana e non.
E’ tempo di ripartire, prossima destinazione Bergen, seconda città della Norvegia a circa 500 km a ovest di Oslo. Il programma prevede di abbandonare l’autostrada E06 e percorrere la Rv7 o strada panoramica dell’Hardanger: famosa per i panorami che si possono ammirare. Sono già le 15.30, partiamo scortati da un timido sole e una temperatura gradevole che ci permette di gustare a pieno il paesaggio: tante montagne perlopiù innevate fanno da sfondo a dolci colline verdissime.
La Rv7 costeggia anche molti laghi, piccoli e grandi che ci danno un assaggio di quello che sono i fiordi norvegesi, tanto famosi e ormai così vicini!
Con qualche difficoltà (già le autostrade norvegesi sono strette e poco curate, figuriamoci le strade statali!) raggiungiamo Hagafoss e il bivio che ci permette di scegliere di giungere a Bergen ancora sulla Rv7 più 10 min di traghetto, oppure abbandonarla e dirigerci verso l’autostrada evitando così il mare. Purtroppo a niente sono serviti i miei sforzi pro-traghetto che ci avrebbero anche fatto risparmiare 30 km: Claudio e David sono rimasti immobili sulla scelta più conservativa!
Abbandonata la Rv7, la strada comincia a salire arrampicandosi velocemente sul pendio della montagna percorso da mille corsi d’acqua generati dalla neve ancora abbondante che ricopre il ciglio della strada.
Il passo a quota 1000 m è un lunghissimo altipiano spoglio da alberi, ma che ospita un grande lago ancora tutto ghiacciato che ci lascia completamente senza fiato.
Il sole è ormai a pelo delle cime innevate e colora tutto d’arancio, come le nuvole in contrasto con l’azzurro del cielo che si rispecchiano sull’acqua ghiacciata del lago. Rimaniamo ad ammirare quest’incanto fino a

tardi, senza risparmiare le nostre macchine fotografiche: del resto ne vale proprio la pena!
Ripartiamo per Bergen quando ormai è già tardi, con il chiarore del tramonto ad illuminarci la strada ripida e stretta che scende verso il fondo valle. La natura ci stupisce ancora una volta quando oltre il dirupo che delimita la strada, qualche decina di metri più in basso, intravediamo l’oceano che ha portato i suoi tentacoli a più di 200 km dalla costa e che s’ insinua calmo e piatto tra le alte montagne che caratterizzano tutta questa regione.
Tutte queste emozioni mettono una gran voglia di pasta e visto che sono già passate anche le 22.30, urge un luogo degno della giornata per fermarci a cena. Dobbiamo ammettere che non è stato difficile trovarlo: una piazzola di sosta in riva al mare lungo un ramo del fiordo più lungo di Norvegia può tranquillamente competere come miglior paesaggio della giornata. La cena a base di pasta al pesto si prolunga un po’, tra le nostre chiacchiere divertite e la bevanda di mastro birraio Claudio, tanto da decidere all’unanimità di fermarci in questo meraviglioso posto anche per la notte (si fa per dire ovviamente: il cielo è già illuminato dal chiarore dell’alba quando è solo l’una del mattino).

30 maggio

Bergen
Secondo la tabella di marcia dovevamo già essere arrivati a Bergen, invece ci troviamo ancora a 180 km, quindi per me e per Claudio sveglia presto e partenza immediata.
Il cielo è nuvoloso, fa piuttosto freddo, ma per fortuna non piove: questa si che è una notizia, dato che qui a Bergen piove 275 giorni l’anno! Troviamo un parcheggio vicino al nuovo porto, dove lasciare il camper e ci dirigiamo a piedi verso il centro.
Bergen è famosa per il vecchio porto con le sue case di legno coloratissime e per il mercato del pesce proprio adiacente. Ci perdiamo tra le bancarelle curiosando qua e la e assaggiando qualche specialità locale: del salmone affumicato e un po’ incuriositi, la carne di balena affumicata. Claudio ed io siamo unanimi nel dire che proprio buona non era: un po’ asciutta e poco saporita, caratteristiche che non la rendono certo indimenticabile!
Tra le tante bancarelle di souvenir, quelle più originali vendevano pelli d’ogni genere e forma, compreso quelle di renna, grigie e morbidissime e corna (alcune enormi!).
Lasciamo il porto ed entriamo nel centro storico, caratterizzato da case di legno sempre coloratissime (forse per smorzare il grigio del cielo!) e poco altro. Compriamo del pane e ci avviamo verso il camper per pranzare velocemente e poi ripartire alla volta di Lom (a 400 km circa), costeggiando il Sojfield sulla Rv55, altra strada panoramica.
Ripercorriamo un tratto della strada fatta il giorno prima fino a raggiungere “Ambdal”, il tunnel più lungo del mondo con i suoi 24,5 km che porta direttamente a Songdal: attraversiamo più volte laghi e corsi d`acqua scattando decine di fotografie. Fortunatamente il sole ci accompagna e ci permette di apprezzare i colori e i contorni di questa terra ancora incontaminata.
Viaggiamo tutto il pomeriggio costeggiando sempre il Songfjeld, lungo una strada stretta e molto tortuosa: è tardi non riusciamo ad
arrivare a Lom come previsto e dobbiamo fermarci prima.
Lungo la strada incontriamo molti campeggi, quasi ogni paesino ne possiede uno, piccolissimi, ma molto organizzati. Ci fermiamo a Skjolden ultimo paesino in riva al fiordo, che possiede un campeggio nell’entroterra in riva al fiume distante qualche centinaio di metri dal mare.
Lo spettacolo è come sempre da mozzare il fiato: sullo sfondo le solite alte montagne innevate sfiorate dalla fredda luce solare tipica di queste parti, mentre in primo piano il piccolo paese e le sue case dai vivaci colori che si rispecchiano nella fredda acqua del fiordo.
Finiamo di cenare poco prima della mezzanotte (tutto questo chiarore sfalsa non poco le abitudini cui siamo avvezzi), giusto il tempo di fare una passeggiata fino al fiordo, e immortalare questo paesaggio quando il tramonto si confonde con l’alba del giorno successivo.

31 maggio

 Isole Lofoten
Oggi ci aspetta una lunga giornata di viaggio verso il nord, destinazione Bodø dove ci imbarcheremo per le isole Lofoten.
Claudio ed io ci svegliamo presto, per recuperare sulla tabella di marcia e subito dopo pochi km incontriamo la prima difficoltà: l’ascesa verso il passo a quota 1440 m. La salita è lunga e ripida e presto la vegetazione folta e rigogliosa lascia il posto ai cespugli bassi e alle rocce nude e levigate dalla neve. Già la neve, in alcuni punti c’è ne talmente tanta da superare in altezza il camper!
Dopo qualche foto di rito, proseguiamo il viaggio per Lom; da qui in poi l’obiettivo è Bodø e l’imbarco per le Lofoten: mancano ancora 1100 km.
In questi luoghi il tempo può cambiare in pochi istanti: piove e grandina violentemente, poi arriva la nevicata, infine la nebbia lascia il posto al sole, davvero incredibile, non ci possiamo annoiare.
Il paesaggio attorno a noi non cambia significativamente: le grandi foreste sono interrotte con tratti di vegetazione assente, dove fanno bella mostra le cascine tutte nere con le finestre contornate di giallo e rosso e la terra con l’erba sopra il tetto; al centro dell’aia si erge un grande Troll a controllare il passaggio.
Intanto il viaggio prosegue tranquillamente, sempre alla luce fioca ma costante della lunga notte polare.

1 giugno
Mancano 200 km a Bodø e incominciamo la salita verso l’ennesimo passo da oltrepassare; il cielo è nuvoloso e molto cupo, la pioggia e la neve colpiscono il parabrezza del camper.
L’altipiano, a quota 700 m, è spoglio e desolato, interamente coperto della neve conservata dalla temperatura pungente: questi
luoghi a notte fonda non trasmettono molta sicurezza (ma un motivo c’è)!
Finalmente un cartello ci comunica la nostra posizione: 66° e 33’ nord, ovvero la coordinata del circolo polare artico! Non eravamo pronti all’avvenimento, (forse perché sono le 2 e trenta del mattino?!?!) con qualche difficoltà raggiungiamo l’ampio parcheggio e scendiamo per l’immancabile foto di rito: velocemente però, il vento gelido non ci dà tregua. Qui in Norvegia il circolo polare artico non è molto pubblicizzato: soltanto un cartello e due colonne che sorreggono i mappamondi ai bordi della strada e un negozio di souvenir a testimoniarne l’attraversamento.
Proseguiamo il viaggio e arriviamo a Bodø alle 6 del mattino, stanchissimi e affamati, convinti di poterci imbarcare per le Lofoten alle 10. Il nostro desiderio naufraga inesorabilmente quando consultiamo l’orario delle partenze scoprendo che fino alle 15 non si salpa (in effetti un traghetto alle 10 c’è, ma solo in stagione estiva che inizia guarda caso il 2 giugno!).
Peccato, accumuliamo altre cinque ore di ritardo, che però ci permettono di riposare un po’ per arrivare in forma su queste isole.
Con un leggero ritardo salpiamo da Bodø su un piccolo traghetto mezzo vuoto al costo di circa 1300 Kr per 5 persone più il camper. Il traghetto comincia a muoversi mentre la costa norvegese si assottiglia sempre più illuminata da un magnifico sole primaverile.
La traversata è piacevole e vola via velocemente: già in lontananza scorgiamo la forma delle Lofoten che si staglia imponente contro il cielo azzurro di questa giornata meravigliosa. Man mano che ci avviciniamo la sagoma sfumata delle isole si fa sempre più dettagliata lasciandoci intravedere le alte cime innevate e la folta vegetazione che ricopre i piedi delle montagne.
Tra una foto e l’altra, carpiamo qualche parola della guida del gruppo di italiani a bordo con noi, e ci colpisce quando afferma di avere visto anche otto arcobaleni tutti insieme ma di non stupirsi quando gli hanno raccontato di averne contati ben quattordici! Proprio su queste parole nasce un arcobaleno vicino al traghetto che ci accompagna fino al porto di Moskenes.
Le isole viste dal traghetto sono incantevoli ed incantate:sembra di essere arrivati sull’isola che non c’è di Peter Pan. Tra la folta vegetazione, ora si scorgono le case rosse dei paesini dei pescatori, i minuscoli pescherecci tutti colorati e le assi di legno dove vengono messi a essiccare i salmoni.
Sbarchiamo verso le 19 e prima di cercare un campeggio andiamo a visitare Å che dista solo 5 km. La strada è stretta e tortuosa, il camper ci passa a malapena, ma lo scenario è indimenticabile… Sullo sfondo le alte montagne ancora innevate fanno da contrasto alle casupole rosse bordate d’azzurro dei pescatori, sui cui tetti rimangono appollaiati decine di rumorosi gabbiani: infine, le grandi pergole di legno dove vengono messi ad essiccare i salmoni, la principale fonte economica di questa gente. Qui, infatti, il turismo non è radicato, solo da qualche anno sono nati i primi alberghi, ancora molto rudimentali e invisibili agli occhi dei turisti.
Lasciamo Å e ci dirigiamo verso il campeggio a Moskenes che avevamo notato appena scesi dal traghetto: piccolo, molto essenziale, ma perfetto per quanto riguarda i servizi: non ci resta che trovare del pane e cambiare i soldi per fare una doccia calda (e si, in tutti i campeggi fin qui visitati solo l’acqua calda nelle docce era a pagamento, cira un euro, mentre negli altri servizi era gratis).
Laura ed io smontiamo le biciclette e scendiamo fino al piccolo supermercato distante un paio di km, ripercorrendo la strada fatta nel pomeriggio. Non c’è che dire: pedalare su queste strade ed ammirare il paesaggio a cavallo di una bici rende ancora più forte l’emozione di trovarci qui…
Finiamo di cenare tardissimo come al solito, giusto il tempo di fare qualche foto al paesaggio illuminato dal chiarore della notte polare e di andare a dormire: è l’una e mezza e domani dobbiamo percorrere molti km, destinazione Nordkapp.

2 giugno
Come d’abitudine sveglia alle 6 per me e Claudio: siamo in ritardo come al solito! Facciamo rifornimento al camper e ripartiamo con destinazione Nordkapp (circa 1100 km più a nord): forse il motivo principale di questo viaggio!
Le isole Lofoten e Vestalen sono lunghe complessivamente 380 km, collegate da innumerevoli ponti e strade strettissime: bisogna anche fare un breve tratto con il traghetto (25 minuti al costo di circa 200 Kr).
La magia di queste isole però è indimenticabile e ci lasciamo rapire più e più volte lungo la strada prima di arrivare al bivio per la E06, l’autostrada artica che ci porterà a capo nord. La strada costeggia per tanti chilometri il mare che rispecchia un cielo in continua evoluzione, ma ormai siamo abituati, non ci stupiamo più.
La strada è tanta e le mete intermedie non sembrano arrivare mai: finalmente un cartello che indica Alta (sono le 22.30), un paesone a 70° nord di latitudine: mancano ancora 200 km a Nordkapp, difficilmente arriveremo per gustarci il tanto acclamato sole di mezzanotte, peccato!
L’atmosfera sul camper comincia a scaldarsi, l’emozione è tanta e l’attesa ancora di più: nordkapp è solo un punto sulla terra, ma porta con se il fascino misterioso e inarrivabile dei posti più sperduti.
Più saliamo verso nord, più la vegetazione diventa rada e bassa, lasciando il posto a muschi e licheni; cominciamo ad incontrare anche qualche renna ai lati della strada: alcune sono indifferenti al nostro passaggio, mentre altre ci guardano incuriosite.
Spesso le renne adulte sono seguite dai cuccioli, tutti marroni con le orecchie basse e lo sguardo furbo: inutile descrivere le urla delle ragazze!
Il tempo passa, la mezzanotte si avvicina inesorabile e scocca quando stiamo oltrepassando l’ennesimo passo: il sole fa capolino tra le cime innevate e le nuvole, ma l’emozione è comunque da attimo fuggente.
I raggi aranciati illuminano le nuvole blu e viola cariche di pioggia che ci rincorrono, mentre verso nord il cielo azzurro e chiaro come se fosse mattino ci fa ben sperare per il proseguo.
Scattiamo molte foto, non capita spesso di assistere a spettacoli del genere con tutti questi colori; ma non c’è tempo da perdere: caponord dista ancora 120 km (orario d’arrivo previsto 1.30).

3 giugno
Cominciamo finalmente a costeggiare l’ampio fiordo di Porsanger colorato di azzurro e rosa con il vento a pelo d’acqua che ne modula l’intensità, mentre sullo sfondo le cime innevate ci precludono la vista… come al solito la natura supera sempre la nostra immaginazione, peccato che ce n’accorgiamo sempre poco!
I gruppi di renne sono sempre di più e più numerosi: alcune strappano la poca erba verde rimasta, altre sono sdraiate con il piccolo accomodato sul dorso. Facciamo molta attenzione e proseguiamo lentamente perché questi animali sono proprio imprevedibili e attraversano la strada sempre nel momento meno opportuno. Questi contrattempi ci fanno perdere molto tempo, ma ormai non è più importante: vogliamo raggiungere Nordkapp e gustarci lo spettacolo.
Arriviamo al tunnel sottomarino (8 km) che collega il continente all’isola di Magerøya che ospita Caponord: paghiamo il pedaggio mentre il casellante ci guarda un po’ incuriosito… forse perché sono le 2 del mattino?
Qui la foresta è completamente assente e i pochi spazi non coperti dalla neve sono occupati da rocce o piccoli arbusti. Mancano orami veramente pochi km a Nordkapp e noi siamo decisamente stanchi, ma l’emozione è tanta: incontriamo ancora tanti gruppi di renne che ci rallentano, ma va bene così, la mezzanotte è passata e il sole è alto sull’orizzonte. I suoi raggi aranciati colorano il paesaggio e inondano il camper illuminando i nostri visi radiosi!
Raggiungiamo l’ultimo paese e rimaniamo esterrefatti quando vediamo immensi container cilindrici per il petrolio, case di mattoni (fino ad ora sempre costruite con il legno) e una città costruita solo per questi interessi… Senza parole!

Da lontano intravediamo finalmente le imponenti scogliere che si alzano a picco sull’oceano: ormai siamo arrivati.
Spegniamo il camper all’interno del parcheggio di Nordkapp alle 2 e 50 del 3/6/05 dopo 5306 km: con noi un’altra decina di camper tutti in silenzio.
Non possiamo aspettare ancora, non siamo ancora fermi che ci dirigiamo verso il famoso mappamondo, simbolo di questo luogo. Con noi le macchine fotografiche che immortalano il paesaggio desolato e crudo che ci circonda, illuminato da un sole che fa capolino tra le nuvole sopra di noi.
Sembra non fare molto freddo, ma vengo smentito prontamente dalla neve che comincia a cadere e che rende ancora più indimenticabile questo momento già unico.
Questo luogo va festeggiato a dovere: una bottiglia di spumante e qualche dolce sono già pronti sul camper anche se sono le 4 del mattino e tutti intorno a noi dormono.
Claudio ed io ci alziamo verso le 10, per ammirare ancora un po’ il paesaggio e per fare una passeggiata lungo la scogliera imponente a picco sull’oceano. Dall’alto si vedono distintamente i minuscoli pescherecci coloratissimi attorniati da uno stormo enorme di gabbiani mentre navigano in queste acque fascinose: davanti a noi non c’è più nulla, solo l’oceano e la sua grandiosità.
Rimarrei volentieri ancora un po’ qui, ma la partenza è prevista per il primo pomeriggio per darci il tempo di fare la camminata di 5 km verso il vero punto più a nord d’Europa: Knivskjellodden. Purtroppo il percorso, che inizia 9 km prima sempre sulla strada che porta a Nordkapp, era ancora sommerso sotto una cospicua coltre di neve: peccato ci tenevamo particolarmente a raggiungerlo… vorrà dire che dovremo ritornare in questi posti, che sfortuna..!
Partiamo alle 17.30, sul camper regna la malinconia ed io percorro la strada del ritorno a non più di 20 km/h: non abbiamo voglia di salutare questo posto. La prossima meta è Helsinki, in Finlandia, a circa 1700 km da qui e 7° più a sud.
Decidiamo all’unanimità di cenare per l’ultima volta in Norvegia (ottimo riso con i funghi di chef David): attraversiamo il confine finlandese verso le 24, entriamo in Lapponia.

4 giugno
Il tempo è ancora clemente, ci permette di gustare ancora una volta il sole di mezzanotte. Il paesaggio però è decisamente cambiato: le alte montagne norvegesi hanno lasciato il posto a dolci colline ricoperte da immense foreste di pini. Incontriamo tante, tantissime renne, ma anche volpi, lepri e scoiattoli che imprudentemente attraversano la strada mentre sopraggiungiamo noi.
La scenetta più carina è accaduta con una renna come al solito ferma in mezzo alla strada che ci guardava arrivare. Prima di perdersi nella boscaglia a fianco, ci ha preceduto lentamente e goffamente per quasi 100 m seguendo la linea tratteggiata di mezzo alla strada.
Fin’ora abbiamo visto molti arcobaleni, ma sinceramente quello di oggi è degno di nota: un arco completo che collegava la terra al mare e i sette colori ben marcati! Uno spettacolo a cui non avevo ancora assistito.
Attraversiamo tutta la Lapponia ed entriamo nella zona dei laghi: dolcissime colline ricoperte da una folta vegetazione variegata
delimitano i laghi, sulle cui sponde decine di barche pittoresche e variopinte fanno da contrasto con l’acqua azzurra. La temperatura gradevole, quasi 20°, ci permette di liberarci dei maglioni e proseguire per Helsinki che dista ancora 400 km.
Arriviamo nella capitale finlandese verso le 21.00 sotto un tremendo acquazzone: fa freddo ed è buio, che malinconia! Seguiamo le indicazioni per il campeggio (Rastilla), l’unico nelle vicinanze della capitale, un po’ piccolo ma mantenuto molto bene con le piazzole stranamente asfaltate. Ci guardiamo un po’ attorno per scoprire quali vicini abbiamo e troviamo tanti olandesi e tedeschi ma nessun italiano… Veramente strano!
Come nostra abitudine ormai ceniamo tardissimo, quattro chiacchere e poi a letto, domani dedicheremo l’intera giornata alla città.

5 giugno
La mattina fredda e uggiosa di Helsinki non è un invito a visitarla, ma lentamente riusciamo a raggiungere la metropolitana a 50 m dal campeggio e arrivare al centro cittadino.
Raggiungiamo il porto ed il mercato del pesce: poche bancarelle disseminate qua e la senza un’anima propria ci lasciano un po’ perplessi… Proseguiamo verso la piazza principale e la chiesa Luterana che la domina.
L’interno è spoglio, essenziale, molto diverso dalle chiese cattoliche, anche se l’organo all’ingresso è veramente maestoso.
Proseguiamo la passeggiata lungo le strade della città senza però trovare la vita e la personalità che mi aspettavo… Probabilmente sul giudizio ha pesato la fredda e buia giornata tipicamente invernale.

6 giugno
La giornata si preannuncia fredda e buia come quella che l’ha preceduta e anche se i km da percorrere oggi sono tanti, fissiamo la partenza per le 8, un po’ più tardi del solito, per permetterci di arrivare a Turku (180 km a ovest di Helsinki) nella prima mattinata.
La giornata comincia nel peggiore dei modi: il camper fermo nella piazzola senza l’intenzione di sbloccare il freno a mano.
Lo spavento iniziale di dover rinunciare ad una parte di viaggio si diffonde nel gruppo, fino a quando, con una dritta del nostro meccanico di fiducia (sbrandato per l’occasione!), riusciamo a risolvere il problema: probabilmente il camper si sarà offeso rimanendo fermo un intero giorno!
Finalmente lasciamo il campeggio anche se con una buona ora di ritardo, ma questo non ci impedisce di visitare il grande castello medioevale simbolo della città di Turku.
L’interno ospita oggetti, vestiti e storia del passato e del presente, ma personalmente non apprezzo questi accostamenti, soprattutto
quando in una teca vengono proposti eroi di quando ero bambino io. La visita è comunque piacevole dato che l’edificio e la sua costruzione sono molto diverse dai canoni dei nostri castelli a cui siamo abituati: piccole finestre irregolari illuminano grandi stanze spoglie e perfettamente (anche troppo) ristrutturate.
Terminiamo la visita nel primo pomeriggio, un veloce pranzo consumato sul camper e partiamo per il nord, verso Rovaniemi (circa 1000 km) dove ci attende Babbo Natale.
Il tempo tende al bello (finalmente, da quando siamo in Finlandia abbiamo sempre trovato brutto) e optiamo per passare per Jyvaskyla, nella zona dei laghi, per rivisitare queste località. Veniamo ampiamente ripagati con dei paesaggi mozzafiato e una delle cene più suggestive fin qui consumate.
Ripartiamo per Oulu, dove ci fermiamo a dormire per riposarci un po’, ripromettendoci di ripartire il mattino successivo di buon ora.

7 giugno
Mancano ancora 230 km a Rovaniemi, fa freddo ed è buio, il cielo è oscurato da grandi nuvoloni carichi di pioggia. Il menu della giornata prevede la visita del museo Artikum di Rovaniemi e il Santa Claus Village a 8 km a nord dalla città, proprio a cavallo dal Napapiiri, il nome finlandese del circolo polare artico.
Arriviamo al Santa Claus Village con la pioggia mista neve, tipica di una giornata invernale: il termometro segna 5°.
Tra le vie dei negozi di souvenir non c’è molta gente, incontriamo qualche tedesco e molti asiatici: il villaggio è sicuramente poco caratteristico, costruito apposta per i turisti, anche se fa un certo effetto essere ancora a cavallo del circolo polare artico. Siamo tutti d’accordo però nell’affermare che è stato molto più emozionante attraversarlo in Norvegia a notte inoltrata su quel altipiano innevato.
Troviamo facilmente l’ufficio di Babbo Natale, Elena è qui per questo, e da bravi turisti ancora un po’ bambini ci concediamo una foto ricordo con il padrone di casa. La cosa curiosa è che la foto la scatta un “Elfo” alla modica cifra di 17 euro, qui è Natale tutto l’anno! Ovviamente non possiamo non spedire le cartoline con il timbro dell’ufficio postale più famoso al mondo.
Il tempo non cambia, uno sguardo ai negozietti, un pranzo veloce e ripartiamo per Rovaniemi per visitare il museo Artikum, flora e fauna artiche.
A dispetto del suo nome e della sua fama, il museo ci ha molto deluso, dato che gli oggetti in mostra erano un mix tra il passato recente ed il presente: alcune canoe e kayak, coltelli , tanti animali imbalsamati ed in ultimo la storia della terra. Il prezzo di 11 euro però ci sembra decisamente esagerato!
Ormai è già sera (polare s’intende) e partiamo per il sud, Stoccolma e la Svezia ci attendono, a quasi 1100 km di distanza.
Verso le 20 attraversiamo il confine svedese, mentre un caldo sole illumina le colline e il mar Baltico riscaldando un po’ l’atmosfera , cosa importante noi.
La Svezia si presenta con un ottimo biglietto da visita: dolci colline come in Finlandia ricoperte da una folta vegetazione variegata che spesso lascia il posto ad ampi spazi verdeggianti, il tutto movimentato da fiordi ed insenature. Il sole scende lentamente, ci concediamo una magnifica cena a base di pasta in riva al lago e ripartiamo in direzione Stoccolma.

8 giugno
Arriviamo nella capitale svedese a mezzogiorno e cerchiamo velocemente un campeggio, meglio se vicino alla metropolitana. Il campeggio Ängby si trova vicino al lago Mälaren, sulle pendici di una collina, è piuttosto piccolo, ma non manca nulla e cosa più importante ha la fermata della metropolitana a 500 m.
La giornata è splendida e la spiaggia è invasa da molti ragazzini che incuranti della temperatura dell’acqua si tuffano divertiti nelle acque del lago. Invogliati dalla scena e il bel sole ci incoraggiano a prendere il costume per fare un tuffo anche noi, perché senza un tuffo nel mare che vacanza è! La giornata non è caldissima ed infatti gli unici temerari che si presentano sulla riva in costume siamo David ed io, coscienti che l’acqua non è della temperatura ideale.
Facciamo qualche passo dentro l’acqua e possiamo tranquillamente affermare che non è affatto calda, neanche tiepida, ma gelida a tal punto da perdere la sensibilità dei piedi. Non importa, un tuffo a Stoccolma aggiunge la ciliegina (ghiacciata) alla vacanza. Con difficoltà entriamo nell’acqua, il tempo di fare due nuotate brevissime e riuscire subito… non credo di avere mai fatto il bagno in un’acqua così fredda.
Dopo pranzo, nel tardo pomeriggio, siamo pronti per partire alla volta della città, per una visita notturna. Fa piuttosto freddo, e il chiarore del tramonto ci guida verso la fermata della metropolitana a qualche centinaio di metri dal camping.
Stoccolma ci impressiona subito, è proprio bella viva e movimentata: per le strade c’è tantissima gente. Facciamo una veloce passeggiata per la grande via principale strabordante di negozi e c’infiliamo in un bar per la cena: ordiniamo del salmone, un po’ caro, ma il cibo è ottimo e sicuramente particolare.
Rientriamo in campeggio con l’ultima metropolitana disponibile (circa l’una), pregustando la visita della città.

9 giugno
Ci alziamo presto per goderci questa splendida giornata di sole a Stoccolma: fa caldo, finalmente è arrivata l’estate.
Ci dirigiamo subito verso la città vecchia o Glam Stan, costruita su un’isola che ospita il palazzo reale e l’accademia di Svezia. La bellezza però è racchiusa tra le vie e i vecchi palazzi tutti colorati che ospitano negozietti molto particolari. L’atmosfera è gioiosa, poco a poco le strade si affollano di persone e turisti che si perdono tra le mille vie ondulate che si snodano per il piccolo quartiere costruito su un collina.

Nel pomeriggio giriamo un po’ a zonzo per la città nuova e ci concediamo una visita in battello per ammirarla anche dall’acqua.
Stoccolma è proprio bella e viva: tutti i parchi e i giardini sono ricolmi di famiglie e le strade sono affollatissime di persone d’ogni età. Nelle piazze gruppi di ragazzi cantano accompagnati dalla chitarra mentre al centro, su di una grande scacchiera, due signori concentratissimi si sfidano a colpi di pedoni e alfieri… che bello!
A rallegrare ulteriormente l’atmosfera ci pensano gli studenti svedesi che festeggiano la fine degli esami: su dei camion montano casse, striscioni e tanta birra e poi girano per le strade facendo più rumore possibile.
Rientrati in campeggio ci concediamo un meritato riposo in riva al lago e concludiamo la giornata con un’ottima grigliata di carne! (grazie alla griglia usa e getta del mini market interno al campeggio…)

10 giugno
Lasciamo il campeggio verso le 10, in direzione nord, verso Sigtuna, piccolissimo centro a 50 km dalla capitale.
Il cielo nuvoloso e carico di pioggia non ci permette di apprezzare al meglio la strada principale con ai lati tante piccole case di legno tutte colorate di tinte vivaci. Nella piazza principale c’è anche un piccolo mercato di frutta e verdura con tante fragole e ciliegie e verdura d’ogni tipo. Il paese è famoso per ospitare i resti di 10 chiese di pietra, risalenti al tardo medioevo, e alcuni resti archeologici dei primi insediamenti umani nella regione.
Nel pomeriggio, sempre sotto un’acqua incessante riprendiamo il viaggio verso Vadstena, circa 290 km più a sud, sulle rive del lago Vättern.
Arriviamo a Vadstena per le 20, giusto il tempo di entrare in un campeggio, fare una doccia calda e cenare, sempre sotto una pioggia battente: purtroppo in questa seconda parte del viaggio il tempo non è stato clemente.

11 giugno
Arriviamo in città verso le 10.30 e ci sembra una scena già vista: quella del giorno prima. Vadstena e Sigtuna, si assomigliano moltissimo, sia nell’urbanizzazione che nella tinta delle case.
Vadstena però ospita un’imponente chiesa Luterana (Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca sono tutti paesi dediti alla chiesa Luterana) dedicata a santa Brigitta che fondò l’ordine di suore omonimo. Santa Brigitta è anche patrono d’Europa e questo spiega l’enorme risalto che la cittadina dà alla santa.
L’interno della chiesa è spoglio, come tutti gli edifici religiosi luterani, solo l’enorme ed imponente organo aggiunge una punta di sfarzo. Scambiamo qualche parola con il prete locale che ci spiega la differenza tra i luterani e gli anglicani e ci parla della sua visita a Roma di qualche giorno prima: ci tiene anche a sottolineare però che con il papa non ci vuole avere niente a che fare.
Nel pomeriggio riprendiamo la guida in direzione Malmö, 380 km a sud, avvicinandoci inesorabilmente alla partenza per Brescia.

12 giugno
In mattinata era prevista una passeggiata per le vie di Malmö, ma il brutto tempo, la stanchezza e i preparativi per la partenza ci hanno impedito di visitarla. Siamo partiti dal camping a mezzogiorno, quando il contachilometri del camper segnava 9890 km: pochi chilometri e arriviamo all’Öresund (64 euro), maestoso ed imponente e subito i ricordi si fanno pesanti come macigni. La mente va a

18 giorni prima quando Nordkapp era ancora la Meta e il viaggio un grande punto interrogativo: pensavamo ad Oslo, Bergen e i fiordi, l’affascinante Nordkapp, Helsinki e i laghi finlandesi, Stoccolma e la Svezia… che malinconia (ma che bello)!
Superiamo anche Kopenhagen e tocchiamo la quota simbolica di 10000 km: un urlo festoso riecheggia tra le pareti del camper a sottolineare l’evento.
Il viaggio di ritorno è sempre un po’ malinconico, soprattutto questo, sotto la pioggia e dopo aver visto più di 11000 km di paesaggi magnifici! Ripercorriamo la strada dell’andata: Amburgo, Kessel, Numberg, Monaco, Innsbruk, Verona e poi Brescia. Arriviamo al piazzale sotto casa (luogo della partenza e obbligatoriamente luogo d’arrivo), alle 12 e 34 dopo 1791 km da Malmö e 11681 km totali. Siamo stanchi, affamati ma sereni e consapevoli di avere vissuto un’esperienza indimenticabile e invidiabile!
Solo l’epilogo manca, il rientro del camper: l’ultima occasione per sentirci uniti ancora in ferie!
Pabo & Elly