Odissea nella Scandinavia

Racconto di viaggio in Norvegia

Racconto breve di un sogno di una notte d’estate

Roma, venerdì 12 Agosto 2005. E’ di nuovo tutto ancora una volta così normale; il ritorno, o il risveglio hanno però reso indelebili i ricordi di quattro vite che si sono incrociate.
Nella mente le immagini si sovrappongono, i ricordi si mescolano nei discorsi che hanno preceduto un volo verso l’infinito.
Anni spesi a parlare di un viaggio, del Viaggio. Sogni fatti con un atlante della Touring Club davanti gli occhi. Il desiderio di raggiungere la vetta del continente.
Poi Giugno, un parlare quasi scherzando, frasi buttate, un nome sussurrato…Capo Nord.
La mente che inizia a spaziare. Due mesi a fantasticare sul nostro prossimo ed eterno futuro. I giorni che sembrano non passare mai, che scorrono lenti.
Agosto!!!! Le parole ora non bastano più. Come si può descrivere l’emozione più grande mai vissuta?
Valentina, Lucia, Mirko, ed io, Fabio…! A Stoccolma si aggiunge il quinto elemento…la mitica Ford Mondeo SW 2.0 16 V senza il cui contributo non avremmo mai realizzato la nostra Storia Infinita..
Si parte.
La natura si mescola subito con l’animo umano. Negli occhi la meraviglia di spazi immensi. Silenziosi. Quasi mistici.
Ora capisco perché terre così lontane abbiano visto nascere elfi, trolls, folletti, e Sua Santità Babbo Natale su tutti!…gli Scritti Hedda del resto parlano di una storia millenaria, parallela a quella del genere umano..ma fatta di magia.
Mi ritornano così in mente i libri della saga di Terry Brooks. Siamo noi ora gli eredi di Shannara, in cerca del Druido, guidati da Shamani.
Ci spostiamo velocemente lungo una strada che taglia foreste secolari. Alberi che svettano fieri; custodi di segreti, parole, emozioni.
Basta socchiudere le palpebre per volare ancora.
La marcia è dura. Quasi senza soste. La voglia di percorrere questa nostra Odissea però rende possibile l’inimmaginabile.. e i km attimi. Arriviamo così velocemente al confine che divide la Svezia dalla Finlandia; è una corsa continua sull’autostrada verso il Paradiso.
L’Autoban che non scorderemo mai.

Rovaniemi

In breve ci troviamo nella città santa; Rovaniemi. Dove facciamo visita al simpatico vecchietto che da bambini avremmo voluto incontrare nelle nostre case…Babbo Natale, Santa Claus per le genti del nord, Joulupukki per i finlandesi. L’emozione è tanta, siamo quattro piccole creature al cospetto di una leggenda. Quasi verrebbe d’inginocchiarsi.
Nel frattempo siamo diventati Elfi, ma questo è un segreto che custodiremo per tutta la vita.
Il cammino riprende.
Si corre verso l’eterna luce delle nordiche notti estive.

Capo Nord

Qualche piccola sosta e siamo al centro dei nostri pensieri più profondi..Capo Nord!!!! La via per raggiungerlo è tortuosa, ma l’abilità dei piloti..Mirko ed io..è più che mai visibile. Sarebbe doveroso quindi aprire un discorso che vedrebbe descritti alcuni fra i momenti più belli del panorama automobilistico di sempre…ma forse il non scrivere delle omeriche gesta renderà ancor più leggendaria la storia. Certo una cosa va detta…Mirko c’è; Fabio c’è!!!!!!!!
Finalmente facciamo il nostro ingresso trionfale nella terra dei sogni. Ora siamo veramente vivi. Il vento turba il momento di commozione, fa molto freddo..quasi si gela. Ma la maestosità del posto ci rende impassibili, almeno mentalmente, a quello strano freddo estivo. Il corpo ne risente, mani e piedi sono compromessi; fortunatamente il più classico caffè, lungo e caldo che ti ustiona il palato, ci rimette a nuovo, pronti per riuscire e fotografare il nostro caro amico George, eroe del palcoscenico della musica elettronica a Roma; almeno per quel che riguarda il martedì sera all’Akab.
Capo Nord: meta di una vita di sogni e viaggi pindarici è sotto i nostri piedi gelati. Viene quasi da piangere.
Infreddoliti ci rimettiamo in macchina; destinazione isole Lofoten ed il loro ultimo avamposto..il villaggio di ?. Cento abitanti e un nemico-amico comune; l’eroico merluzzo.
Cime innevate, ghiacciai perenni, renne (che ti passano davanti come se nulla fosse, ignare del pericolo…basterebbe così poco per farne un banchetto…), un verde che ti riempie gli occhi e ti fa desiderare di poter non tornare più nel caos della frenesia della nostra movimentata vita italiana.
Km dopo km sembra essere passata un’eternità dal giorno della partenza..ed invece siamo solo all’inizio.
Una strada che corre lungo l’oceano, una costa frastagliata…un’acqua che mai avremmo immaginato di trovare nel profondo Nord..sembra la Sardegna. Ancora una sosta, siamo esausti.
Tende e baite ci fanno da casa.
La sera poi è il momento più bello; finalmente riusciamo a sedere faccia a faccia, e a riconoscere negli occhi di ciascuno la nostra stessa eccitazione “naturalistica”.
Valentina che si mette alla regia visiva del viaggio con la sua telecamera.
Lucia che con la guida della Norvegia (unica presente) ci parla delle meraviglie di ogni città, paese, o villaggio sia sulla nostra rotta.
Mirko “piè’ veloce”; uomo dal sorpasso facile; lo ferma solo l’atavica fame.
Fabio, io, “piedone il nordico”; uno stile di guida alla Villeneuve padre.
Come non parlare poi del Diario di bordo; scrupoloso compito di Lucia, che ogni sera lo aggiorna, per poi rileggere il bollettino della giornata, facendoci rivivere ogni attimo.
Fedele compagno di viaggio è anche il tricolore, fatto sventolare ovunque; sempre presente sul nostro cruscotto…
Il sole non tramonta mai, ed è così strano addormentarsi in quelle notti senza notte.
Si parla del sole di mezzanotte, ma il vero spettacolo è svegliarsi in macchina alle tre di mattina e vedere intorno un paesaggio illuminato di una luce rosata, che rende unica ogni immagine rubata alla natura. Le foto sono una routine continua.
La realtà è che dormiamo per poche ore, e così ci troviamo a partire ancora, ancora e ancora…; siamo nelle Vesteralen, e qui inizia il tormento degli autovelox segnato dalla prima multa…ma ce ne sbattiamo.
Sempre più uniti ci dirigiamo verso le Lofoten, una delle tappe più belle del nostro Tour.
E’ uno spettacolo continuo. Non ci sono parole per descrivere le sensazioni, che sono un crescendo. Nessuno potrà mai capire. Nessuno se non Noi.
E’ impossibile descrivere la contemplazione della Natura.
E’ impossibile spiegare come in certi momenti ti venga di pensare a cosa ci sia al di là di tutte quelle nuvole.
Poi torni a terra, e ti accorgi che in quel preciso momento di eterno non c’è nulla…soprattutto la benzina sembra essere molto labile e spesso abbiamo rischiato di rimanere li a piedi; sarebbe stato un male?
Benzinaio dopo benzinaio arriviamo ad ?.
Le tipiche abitazioni rosse; case di pescatori affittate ai turisti nel periodo estivo. La mattanza del merluzzo. La nostra prima vera cena in casa. Il salmone mangiato crudo, tagliato da Valentina. Il salame d’alce. Il museo dello stoccafisso. Steiner, che lo gestisce, laureato a Perugia. Una bandiera italiana che si erge fra le mura coperte da questi eroici pesci. Il nostro Rorbu, con accanto la fabbrica dove si produce da cento anni il famoso olio tratto dal fegato del re di quei mari.
Un’altra notte senza tramonto, un’altra mattina senz’alba…e il mare visto e ammirato ci porta ad immergerci –ma non tutti- nelle artiche acque dei fiordi. Ricorderemo anche quel freddo gelido rotto da una piccola corsa sulla spiaggia fra supermaschi.
Si fa ritorno ad ?; per poi dirigerci nel paesino che lo precede: Reine.
Qui il panorama è pittoresco. Sono attimi che rimarranno per sempre. Vivere questo spettacolo fumando ad ogni sosta la sigaretta della vita, almeno io e di tanto in tanto Mirko, è stato irripetibile..
Il giro delle Lofoten dura però relativamente poco, e così giunge il momento di imbarcarsi per il continente. Unico grande rimpianto il non aver anche per quest’anno, potuto vedere e mangiare il mitico Puffin, meglio conosciuto in Italia con il nome di Pulcinella di mare.

Bodø

Tre ore e un quarto di traghetto ed eccoci quindi a Bodø; è domenica mattina; ed è tutto drammaticamente chiuso!
Siamo così giunti al giro di boa del nostro viaggio. Il Tour si trasferisce dai grandi paesaggi, immense foreste, laghi sconfinati, fiordi, ghiacciai..alla corsa verso le due capitali del Nord toccate dal percorso scelto. Oslo e Stoccolma.
Così da Bodø ci mettiamo in marcia verso Trondheim. Il paesaggio inizia a cambiare, la strada che prima tagliava foreste ora passa in vasti spazi senza alberi. Arriviamo e, nello stupore, troviamo gente…vita. Almeno nel termine di “vita umana”. Ma del resto ci troviamo nella terza città norvegese per importanza. La visita dura quasi una giornata e nel tardo pomeriggio incontriamo lungo la strada per Oslo due nostri amici..ovviamente non è casuale.
La strada per Oslo: molto ci sarebbe da dire…pessima, lenta, con salite da Tour Malè. Un dramma per chi soffre il mal d’auto…Ed in questo Valentina e Lucia sono stoiche. Le curve sono tante, probabilmente anche la nausea lo è. Purtroppo è la strada più “veloce” per raggiungere la capitale norvegese. Finalmente arriviamo.

OSLO

Oslo ci fa ritrovare di colpo in un clima cittadino che non avevamo più negli occhi. Non c’è il caos della nostra Roma, ma non c’è più neanche quel silenzio introspettivo che domina le Lofoten. La giornata è lunga e la città piccola. In breve riusciamo a scoprirla tutta. E’ molto ordinata, nulla di più. Caratteristici sono gli artisti di strada. Uno in particolare sembra essere molto seguito; ed infatti ci fermiamo anche noi per una mezz’ora. A movimentare la situazione ci pensa poi una “classica” rissa. Attendiamo l’arrivo della polizia per un po’ di sana violenza..sul genere di Violent Cop di T. Kitano..ma che..qui il buonismo la fa da padrone. Un plauso quindi alla Polizia italiana, ai Carabinieri e a quanti si ricordino di avere pur sempre un manganello a portata di mano..o di testa (dipende dai punti di vista).
Anche Oslo merita così un ricordo, se non per quello che ci ha lasciato e per quello che soprattutto abbiamo lasciato noi. Tante Corone. Non resta che uscire dalla città ed imboccare l’autostrada per Stoccolma. Qui ha inizio una delle situazioni più comiche degli ultimi anni.
Usciamo da Oslo seguendo le indicazioni per la E10, ma la direzione indicata non è la nostra…ed è l’unica presente. Stoccolma non viene riportata…speriamo in una biforcazione. Ci fermiamo a chiedere indicazioni e ovviamente tocca tornare indietro.
Si fa inversione..ma non avendo più corone norvegesi decidiamo di non pagare il ticket d’ingresso ad Oslo, anche perché fondamentalmente l’errore è nelle indicazioni sbagliate, o fatte male. Seconda multa, la prima fu alle Vesteralen.
Riusciamo ad oltrepassare questa ormai maledetta città, e tra accelerazioni e frenate dovute agli autovelox arriviamo all’imbocco della E10, direzione Stockolm. Altro casello, stesso problema. La totale assenza di “danaro”…Mirko stizzito caccia la carta di credito e si rimette a dormire..ancora autovelox finchè lo stesso copilota, almeno in quel momento, non si lascia prendere dal nervosismo e mi impone di accelerare di fronte alle scatole grigie che rallentano la nostra corsa..Santa Lucia me lo impedisce..sarebbe stata la seconda multa in 20 minuti.
Inizia la mia sfida personale con l’autoban…500 km tra le due capitali, orario di partenza 01.00 di mattina…solo, come Pantani, veloce, come mai; ricordavo vagamente il gioco Need for Speed. Ore 03.45; Stoccolma dista appena 150 km, ma la stanchezza e Lucia impediscono l’entrata trionfale per le 04.30!!!!
Così si sosta in un McDonald’s dove si fa colazione verso le 07.00! Qui Valentina ci rimette la lingua. Nel suo confronto con una cioccolata calda perde di netto.
Si riparte e si “sbarca” nella capitale per le 09.00; non male lo stesso. Applausi per lui.
Inizia ora la fase più faticosa del viaggio. Camminare per una città enorme, cercando di visitarla tutta in un giorno…Lucia ci guida per vicoli, quartieri nuovi, vecchi e poi ancora nuovi. Ci spiega tutto ciò ci sia da vedere; grazie alla sua imposizione vediamo una città romantica e meravigliosa in breve tempo. Una delle tante Venezie del nord è ormai nostra. Fosse stato per me e Mirko…!!!
E Valentina a riprendere e a combattere con un mal di testa causato dalla lingua svedese. Che abbia avvertito l’eterna rivalità tra popoli nordici?! Lei che per metà è finnica.
La sera siamo decisamente affamati. Ci prepariamo ad una cena tipica svedese, ma non troviamo nulla di aperto, ed infatti sono le nove di sera, e qui mangiano fino le 6.
Ci rifugiamo così in un classico ristorante italiano; e ce ne sono veramente tanti nella via principale della città vecchia. Qui riusciamo a mangiare una pizza, ed è buona. Strano.
E’ buio; a dire il vero è da Oslo che la notte è notte.
Torniamo lentamente a piedi al campeggio. Il percorso non è breve e sbagliamo anche strada. Un po’ di malinconia cresce in ciascuno, è l’ultima sera che passiamo insieme.
Riusciamo ad arrivare in tempo alle tende che scatta un diluvio estivo di proporzioni enormi. Chi ci rimette è Vale; la sua parte di tenda sembra davvero Venezia, è lei l’eroico merluzzo.
E’ giovedì mattina; si dorme un po’ di più stavolta, e alle 12.00 siamo ad Arlanda, dove dovremo riconsegnare la NOSTRA Ford Mondeo. Non nego la commozione; in fondo quella macchina è stata una indimenticabile compagna di viaggio. Per la prima volta così ci spostamo in bus. Il tragitto è breve. In 5 minuti siamo all’aeroporto. Il volo è alle 15.00; la vacanza è davvero finita.
Gli ultimi acquisti, le ultime parole, l’ultimo aggiornamento del diario di bordo.
Saliamo sull’aereo che ci riporterà nel nostro mondo disincantato. Tre ore di volo e siamo a Ciampino. Gli ultimi filmati, gli abbracci.
La sera tutti da Vale, per mangiare le crepes; fatte dalla sorella secondo una ricetta finlandese. E’ un modo per sentirsi a casa, quella che abbiamo lasciato a qualche km di distanza da qui. Nel nostro Nord.
Roma, 12 Agosto 2005; è stato difficile dormire; caldo, zanzare, e tante immagini che scorrevano nella mia mente; ricordi di undici giorni di spettacolari emozioni. Un gioco di forme, di colori e di situazioni degne del Big Fish di Tim Barton. Un viaggio che mi ha rigenerato. Adoro ognuna delle persone che per undici giorni hanno vissuto con me questa Odissea.

Racconto di di fab.zidane[at]gmail.com