Biciclettando su e giù per il Portogallo

Racconto di viaggio in Portogallo

Questo è il resoconto del mio viaggio con tre amici in bicicletta per il Portogallo. Premetto che non consiglio questa avventura senza un’adeguata preparazione sia fisica che organizzativa (cartine dettagliate, piano di viaggio, ricambi e attrezzi del mestiere) e che bisogna avere molto tempo a disposizione per portare a termine tale giro; noi siamo stati un mese in Portogallo e abbiamo percorso circa 1600 Km con tappe lunghe al massimo 100 km. Fatte queste premesse quello che segue non sarà un classico elenco di posti da vedere e di dove mangiare o dormire, questo ritengo faccia parte della scoperta che ognuno di noi deve fare quando parte per un viaggio; io il viaggio lo interpreto un po’ come avventura e molto come scoperta quindi i suggerimenti sono ben accetti ma la parte migliore viene data dall’immergersi nella realtà in cui ci si troverà.
Il giro ha inizio da Porto, nel nord del paese.

PORTO

Dopo essere sbarcati all’aeroporto ed aver recuperato i nostri mezzi ci portiamo in città. Oporto è una grande città, ricca di saliscendi e forse poco adatta a chi vuole girare in bici a causa del suo famoso vino! E’ spettacolare assaporarlo con la luce del tramonto stando seduti sulle sponde del fiume Douro da dove scendevano le tipiche imbarcazioni che portavano le uve alle cantine di Vilanova de Gaia. Di Porto si dice che o si ama o si odia… effettivamente i contrasti sono molti, una città moderna e ancora tradizionale, dove ad edifici nuovissimi trovi affiancati altri fatiscenti e che paiono abbandonati. Tanto per fare un esempio entrati in un negozietto per comprare una bibita abbiamo trovato un anziano signore che ci ha fatto lo scontrino con un registratore di cassa a manovella!!! Perdersi per i mille vicoletti della Ribeira ammirando gli azulejos decorativi e le balconate in ferro battuto aiuta molto a capire lo stile di vita di questa città che lavora duro e si sporca le mani. A noi è piaciuta ed ha dato subito una lezione importante sul traffico ed i guidatori portoghesi. Da li siamo risaliti verso Braga, bellissima e assolutamente da vedere con calma. E’ la capitale religiosa del paese e si sente. Vi si gira tranquillamente e si respira come un’aria di pacatezza, molto differente dalle altre città portoghesi. Appena fuori Braga è da vedere il complesso della basilica di Bom Jesus do Monte con la straordinaria scalinata barocca, ben 1200 gradini, ma c’è anche la funicolare o la strada che arriva fin su, quella scelta da noi per improvvisare un gran premio della montagna sprint lungo il chilometro di ampi tornanti.

Da qui abbiamo iniziato la nostra discesa verso sud attraverso il verde paesaggio montano del Minho passando prima da Guimaraes e poi da Amarante. La meta era Coimbra ma prima c’è stata un’altra tappa a Viseu. Durante questo tragitto è stato molto bello l’attraversamento del fiume Douro, su di un pittoresco ponte di pietra, dopo averlo fiancheggiato per alcuni chilometri. In questa regione chiamata Beira l’han fatta da padrone i tristi paesaggi bruciati a causa dei tanti incendi e le strade più tortuose ma comunque piacevoli da percorrere.

Coimbra

A Coimbra ci ha accolto una particolare manifestazione di studenti universitari, molto colorita, che ci ha sottolineato come siano loro i veri protagonisti della città. Qui ha sede la più antica ed importante università del paese ed in effetti una visita alle sue strutture la consiglio caldamente, soprattutto la ricca biblioteca barocca con intagli laminati in oro. Molto piacevole anche il giardino botanico e in generale tutta la città alta piena di memorie del suo passato da capitale. Ad una quindicina di Km da Coimbra siamo passati a vedere le rovine romane di Conimbriga e poi abbiamo proseguito verso Tomar, la casa madre dei templari. Il complesso del convento dei templari (poi Ordine di Cristo) è veramente imponente e seppur più volte modificato e ampliato a seconda che fosse utilizzato da questi, dal re o da monaci, mantiene un fascino indiscutibile. Se siete fortunati come noi e non trovate molti turisti, il silenzio di alcune celle o dei chiostri vi porteranno col pensiero a quei tempi così lontani ma di cui sono ancora pregne le mura e ogni pietra che è li. Tomar mi ha lasciato ricordi molto piacevoli, uno dei posti che mi è piaciuto in assoluto di più.

Tomar – Fatima – Batalha

Tomar – Fatima – Batalha è stata una delle tappe più stressanti non per la lunghezza ma a causa del traffico di camion e auto lungo l’unica strada obbligata. Se aggiungiamo che il Portogallo è lo stato europeo con il maggior numero d’incidenti automobilistici, capirete che per i ciclisti come noi la vita non è facile. Di Tomar ho già detto, su Fatima tralascio e per Batalha mi sento di poter spezzare una lancia visto che le “cappelle incompiute”, sul retro della enorme abbazia che sorge sullo spiazzo dove avrebbe dovuto conficcarsi la lancia scagliata da re Joao I durante l’importante battaglia di Aljubarrota (in realtà svoltasi 15 km più a sud!), sono un eccezionale esempio di architettura gotica con elementi di stile manuelino, semplicemente imperdibili.
Per addentrarci completamente in Estremadura ed arrivare ad Obidos abbiamo percorso la strada più diretta, passando da Alcobaca dove i lavori di rifacimento della piazza davanti la chiesa hanno un po’ rovinato la maestosità di quest’ultima e la sua avvenenza. Probabilmente ora che saranno terminati farà tutt’altra figura. Obidos è un incanto di paesino, tutto cinto da mura medioevali ancora percorribili a piedi e con le case bianche e gialle. Vi consiglierei di farvi una passeggiata di sera perché durante il giorno è assalito da frotte di turisti. La sera invece è tutto tranquillo e poche persone sono in giro; qui abbiamo fatto una memorabile bevuta di ginjinha (liquore locale alla ciliegia) offertaci dal proprietario di un piccolo ristorantino a conduzione familiare dove avevamo cenato e che ci ha costretto a ritardare la partenza del giorno dopo causa alcuni effetti collaterali non previsti. E qui faccio un piccolo excursus sui portoghesi; non so voi come li immaginiate o li abbiate trovati ma noi abbiamo incontrato lungo tutto il tragitto sempre persone disponibili e gentili, pronte a darci una mano (vedi forature a ripetizione nell’Alentejo) e a spiegarti la storia del posto dove vivono.
Il nostro viaggio è proseguito verso Sintra.

Sintra

Sintra è il posto dove troverete il castello delle fiabe che vi han raccontato da piccoli e tante altre ville ed edifici particolari. E’ immersa nel verde e ricca di suggestivi panorami; non stupisce quindi che qui tutti i ricconi del Portogallo (re in primis) e non abbiano chiesto di costruire una residenza estiva. Tra le cose particolari vi segnalo il Palacio Nacional de Sintra con gli enormi camini conici e la Quinta da Regaleira dove il proprietario si è fato costruire un giardino ispirato alla divina commedia con tanto di discesa negli inferi; da visitare! Dopo Sintra tappa immancabile è un passaggio a Cabo da Roca, il punto più occidentale d’Europa.

Cabo da Roca

Questo ultimo lembo di terra che si sporge nell’oceano Atlantico e da cui vedi il mare 140 metri sotto di te dovrebbe incutere un po’ di timore. Dico dovrebbe perché mi aspettavo di trovare un mare impetuoso che si scaglia violentemente sulla scogliera e ti rende tutto il senso della sua potenza. Invece sarà per la bella giornata, sarà per l’inusuale assenza di vento, sarà perché viste da la su le onde sembrano piccole e il loro fragore è attutito, ma Cabo da Roca mi ha dato una sensazione di tranquillità inaspettata. Da li, passando per Cascais siamo giunti a Lisboa. La capitale è una città molto bella con tantissime cose da vedere e altrettante da godere. Vi parlerò più delle seconde perché credo che più o meno tutti conoscano Lisbona. Noi consigliamo le passeggiate per l’arroccata Alfama, quartiere di origine moresca non proprio raccomandato la sera ma molto “verace”, le viste d’insieme dall’alto dei miradouros, i suonatori di fado Miriam e Jorge che troverete agli angoli della strada nella Baixa, il giro sul tram 15, i fuochi d’artificio che si riflettono sul Tago accanto alla torre di Belem in occasione della festa di non mi ricordo più cosa (comunque il 18 settembre), l’oceanario e i pasteis de Belem (dolci talmente buoni da aver fatto fare indigestione a due di noi) presi caldi e con la cannella rigorosamente nella pastelaria de Belem (non fermatevi al bancone ed entrate, ha talmente tanti locali da perdersi e poi l’arredamento da inizio secolo è uno spettacolo). Anche in questa città il contrasto nuovo-vecchio è molto forte e visibile. La giunta comunale mostrava con orgoglio un gigante cartellone, su di uno dei mille palazzi in rifacimento, con su scritto che Lisbona è la capitale degli edifici ristrutturati; non so quanto sia giusto vantarsene, a me ha fatto subito pensare all’altra faccia della medaglia, l’abbandono a cui sono lasciate molte cose.
Per andar via da Lisbona abbiamo deciso di attraversare il più grande ponte sospeso d’Europa e vi assicuro che è stato veramente emozionante scendere dalla bici a metà corsa e guardare la maestosità del fiume Tago sotto di noi.
La meta seguente era Cabo Espichel che ci ha riservarto un’accoglienza ben più selvaggia di Cabo da Roca; e poi il nulla della spianata polverosa attorno a noi, la mancanza di turisti (non credo vengano in molti qui) e la presenza di una chiesa e una specie di ostello per l’accoglienza dei pellegrini, entrambi abbandonati, han fatto il resto, sembrava un paesaggio messicano da film western. Arrivati a Setubal abbiamo fatto il primo ed unico incontro con altri cicloturisti francesi.
Spostandoci verso l’interno e cominciando a scendere verso sud attraverso l’Alentejo tra pianure senza fine e i bianchi villaggi, siamo arrivati nella città museo di Evora.

EVORA

Città museo è la giusta definizione; è sicuramente molto bella e ricca di storia ma come un museo sembra li in esposizione, un po’ irreale e fuori contesto rispetto alla terra in cui è inserita. Ci ha forse un po’ deluso anche perché a questo punto del viaggio di meraviglie architettoniche ne abbiam viste davvero tante, di gotico ne abbiam fatto una scorpacciata ed essere colpiti oramai rimane più difficile. Lasciamo Evora puntando decisamente a sud e alle spiagge dell’Algarve. Per arrivare a Sagres decidiamo di fare il tour dei laghi e delle località puramente contadine di questa regione così rurale e lontana dal turismo. L’itinerario ci ha visti passare, non senza difficoltà (vedi forature a ripetizione a cui accennavo prima) per i laghi Barragem do Alvito, Barragem do Roxo, Barragem de Santa Clara e Barragem da Bravura. Sono stati giorni ben diversi da quelli nelle città, spostamenti nelle pianure arse fra distese di oliveti o cereali e con i colori monotoni delle sfumature ocra. Paradossalmente questi lunghi tratti piani e con pochissimo traffico invece di agevolarci e permetterci un’andatura regolare e più rapida ci hanno leggermente rallentato per via della monotonia del paesaggio che dava la sensazione di essere sempre nello stesso posto.
Un po’ più arduo è stato raggiungere il Barragem da Bravura, già in Algarve, per via dell’improvviso cambio del tempo che ci ha sorpreso mentre scavallavamo il monte Feia che nonostante non arrivi a mille metri ha delle salite abbastanza impegnative. Tutto ciò nonostante l’Algarve sia la zona del Portogallo meno piovosa. Da qui ci siamo spostati sulla costa ovest fino a scendere a Sagres passando per il suggestivo Cabo de S.Vicente dove abbiamo avuto la possibilità di accedere al faro grazie all’invito del guardiano (ciclista anche lui) incontrato lungo la strada mentre riparavamo la catena.
In questa zona è iniziata la parte meno culturale del giro, dedicata al mare e al sole anche se la tipica abbronzatura a mezze maniche non è stato possibile eliminarla del tutto. Abbiamo percorso tutta la costa dell’Algarve fino a Tavira. Sebbene sia una zona ad altissima vocazione turistica la riviera conserva ancora il suo fascino sereno, nei tramonti stupendi e nelle tinte fiammeggianti che accendono il cielo la sera, in molti angoli costieri, nelle calette appartate, nelle pinete e tra le caratteristiche scogliere. La prima parte della costa, fino a Faro è il roccioso Barlavento con le località marine più ambite dai turisti (Lagos, Portimao, Albufeira) che nonostante si sia a settembre ancora richiamano molte persone, soprattutto inglesi. Noi potendo spostarci agevolmente abbiamo preferito scegliere le spiaggette con le appuntite falesie o le piccole baie incassate nel profilo tormentato della scogliera. Superata Faro si cambia registro e si passa al sabbioso Sotavento (fino alla frontiera spagnola) con la splendida capitale araba di Tavira. Qui le grandi spiagge la fanno da padrone. Molto divertente è stato raggiungere la Ilha de Tavira da Quatro Aguas con un battello che in 10 minuti attraversa la laguna oppure arrivare alla Praia do Barril dove una passerella sopra un braccio di mare ci ha condotto ad un trenino che in 5 minuti ci ha portato fino alla grande spiaggia con il curioso cimitero delle ancore.
Dopo tanto pedalare gli ultimi spostamenti ci hanno visto arrivare all’aeroporto di Faro per prendere il volo che ci ha riportato a casa con non poca malinconia dopo una così bella biciclettata su e giù per le strade lusitane.

In conclusione: se il baccalà vi piace, se il medioevo vi affascina, se il gotico soprattutto in versione manuelina (dal nome del re che commissionò la maggior parte delle opere) vi piace, se amate il vento e adorate i dolci il Portogallo fa per voi.

Maurizio Orsini