In barca alle Azzorre

Racconto di viaggio alle Azzorre, Portogallo

Dopo mesi di preparazione io e Alfredo abbiamo mollato gli ormeggi per sei mesi, per un lungo viaggo in barca a vela che dal porto di Livorno ci ha portato, lungo le coste francesi e spagnole, fino al grande salto in Atlantico e infine alle Azzorre.
Non ci sono parole per descrivere la meraviglia di queste nove isole sperdute in mezzo all’Atlantico e divise in tre gruppi: São Miguel e Santa Maria, Terceira, Graciosa, São Jorge, Pico e Faial e infine Flores e Corvo.
Gli abitanti del luogo amano ripetere che le nove isole sono tutte diverse l’una dall’altra, ed è proprio così.
Ad un primo sguardo si presentano tutte con caratteristiche analoghe: la stessa origine vulcanica, l’esuberanza della vegetazione, il rigido frazionamento in pascoli per l’allevamento delle mucche da latte, fonte principale della loro economia, i filari a perdita d’occhio di ortensie, che con il loro blu intenso spartiscono e ingentiliscono il paesaggio, i numerosi laghi di origine vulcanica circondati da paesaggi ancora incontaminati, dove incontrare qualcuno è veramente raro. Ciascuna isola, tuttavia, conserva un carattere particolare, un’atmosfera unica e irripetibile.

São Miguel

I primi diciotto giorni li abbiamo trascorsi a São Miguel, facendo meravigliose passeggiate intorno alla Lagoa do Fogo, la Lagoa das Sete Cidades, i geyser di Furnas, le terme, le piantagioni di tabacco, le coltivazioni di ananas e i prati verdi su cui le mucche pascolano placidamente.
Nel momento di trasferirci nel gruppo centrale, pensavamo che il resto dell’arcipelago non avrebbe più potuto riservarci sorprese.

E invece ci siamo accorti subito che avevamo ancora molto da scoprire: Terceria, l’architettura della sua capitale Angra do Heroismo, patrimonio mondiale dell’Unesco, fatta di muri bianchi profilati con pietra lavica scura, i tipici imperios e la ahimè tradizionale toreada, in cui un intero villaggio ammira i più temerari che si divertono a infastidire e a farsi inseguire da un toro inferocito (e anche molto spaventato); São Jorge, con il suo profilo lungo e stretto, la sua costa frastagliata a picco sul mare, la cresta montagnosa centrale costellata di crateri e sullo sfondo la vetta di Pico immersa fra le nuvole; Graciosa con la dolcezza del suo paesaggio; Faial con il mitico molo del marina di Horta, letteralmente tappezzato dai murales lasciati come ricordo da tutte le barche di passaggio, alcuni dei quali veri e propri capolavori, e il paesaggio lunare del vulcano di Capelinhos, vecchio solo di una cinquantina d’anni.

Flores

Ma forse l’isola che ci è più rimasta nel cuore è stata Flores, l’ultimo baluardo occidentale europeo, un concentrato di tutto ciò che di bello si può trovare alle Azzorre: la vegetazione lì cresce ancora più rigogliosa che altrove, le coste, con le loro pareti rocciose quasi scultoree, si stagliano alte sul mare, solcate da numerose cascate, mentre l’interno è quasi interamente occupato da un vasto altipiano costellato da laghi di origine vulcanica. Questo e l’assenza quasi totale di strutture turistiche conferiscono all’isola un’atmosfera magica e quasi surreale. Abbiamo trascorso i nostri dieci giorni di permanenza ripercorrendo i vecchi sentieri municipali, anteriori alla costruzione delle strade asfaltate, seguendo gli itinerari tracciati in una guida da un giovane italiano trapiantato alle Azzorre da ormai dieci anni.
Nei due mesi e mezzo di permanenza alle Azzorre abbiamo conosciuto tantissime persone, sia fra i navigatori incalliti di ritorno dai Caraibi, sia fra la gente del posto. Sarà forse la posizione in mezzo all’Oceano che li porta a vivere isolati per la maggior parte dell’anno, o forse la vita in fondo semplice che conducono, ma gli azzorriani hanno una disponibilità e un trasporto nei confronti dei visitatori veramente speciali.
È per loro un punto di orgoglio accoglierti nel migliore dei modi, portarti ad ammirare le loro isole e aiutarti per quanto è possibile.
Sono forse isole un po’ difficili per il turista frettoloso e desideroso di aggiungere nuovi nomi all’elenco dei luoghi visitati: i collegamenti con i mezzi pubblici sono difficili, le strutture turistiche carenti e non molto organizzate.
In compenso spostarsi in autostop non solo è facile, ma è anche un’esperienza umana molto bella: grazie ai passaggi abbiamo conosciuto ed esplorato luoghi fuori dalle normali rotte turistiche, abbiamo trascorso ore piacevoli e ci siamo fatti nuovi amici.

di Federica (federica.lehmann[at]libero.it)