Portogallo e Sao Joao

RACCONTO FI VIAGGIO IN PORTOGALLO

Ecco un sunto della nostra esperienza in Portogallo nella settimana di festeggiamenti a São João: il meglio di quello che abbiamo visto e qualche disavventura da non emulare!

21/06/2003
Arriviamo a Lisbona alle 11.45 ora locale (un’ora indietro rispetto all’Italia). Cerchiamo subito una stanza nel quartiere popolare del Bairro Alto, raggiungibile da Piazza Restauradores con l’Elevador da Gloria. La sera la zona è fin troppo animata, se si cerca un posto tranquillo e ben frequentato meglio andare altrove!

Lisbona

Ore 13: a Lisbona c’è caldo, non c’è nessuno in giro (saranno tutti al mare) e scopriamo che il sabato pomeriggio i negozi sono chiusi.
Decidiamo di andare a Sintra, un paese a circa 30 km da Lisbona, definito dalla guida ameno luogo di ritrovo per poeti ed artisti.

Prendiamo al volo il treno dalla Stazione Rossio per Sintra (andata e ritorno 2.50 euro).
Lungo il tragitto, il panorama offre una visione continua di orribili casermoni popolari, ma scese a Sintra ci troviamo in un’oasi verde.
Dalla stazione, è necessario prendere un autobus per raggiungere il Palacio da Pena, a 4 km dal centro, principale attrazione di Sintra, colorato e pittoresco, ma anche un po’ pacchiano.
Torniamo nel centro di Sintra e ci accasciamo davanti al Palacio Real, dove svettano 2 grossi camini conici bianchi, ma non abbiamo la forza di visitarlo.

Elevador de S. Justa

Torniamo a Lisbona e abbiamo ancora tempo per visitare il Rossio e la Baixa. Qui saliamo sull’Elevador de S. Justa, antico ascensore in ghisa, che offre un’ampia vista sul Tago e sull’intera città.
Nel centro di Lisbona incontriamo i caratteristici marciapiedi portoghesi: bianchi e abbacinanti (e scivolosi) tozzetti di pietra alternati a tozzetti neri che formano disegni e decorazioni varie.

Saliamo sul bellissimo Elevador da Bica. Per di più quella sera li intorno festeggiano S. Antonio, patrono della città (anche se il giorno di S. Antonio era il 13) con ragazzi e ragazze in colorati costumi tradizionali, gente che griglia peperoni verdi e sardine di fronte a casa o allestisce tavolate e palchetti per la sera.
Dopo cena, decidiamo di fare un viaggio sul tram 28, perchè permette di attraversare tutto il centro e i quartiere più caratteristici. Assolutamente imperdibile. Ci stupisce un po’ il fatto che alcune strade, per quanto centrali, siano totalmente prive di illuminazione. Alla fine scendiamo al capolinea in Largo Martin Moniz. Il viaggio ci è piaciuto talmente, che lo ripeteremo il pomeriggio dopo con la luce del sole. (N.B.: non si può restare seduti sul tram quando è fermo al capolinea, bisogna scendere per forza, in questo caso per riprenderlo nel senso opposto, oppure si risale quando l’autista mette in moto).

22/06/2003

Belem

La mattina ci dirigiamo a Belem (che vuol dire Betlemme) col tram 15. Appena scese di fronte al Monasteros dos Jeronimos, andiamo a rinfocillarci in un’antica caffetteria, la Confeitaria de Belem del 1837, con pastel (dei dolcetti eccezionali di pasta sfoglia, ripiena di una specie di crema cotta) e bica (il caffè locale, simile all’espresso, non la solita brodaglia che ti propinano all’estero).
Poi, con altri 30000 turisti (ricordiamo che è domenica e la visita è gratuita) raggiungiamo il Monastero dos Jeronimos. La chiesa custodisce la tomba di Magellano. La cosa più notevole è il magnifico chiostro.
Subito di fronte al monastero c’è il Monumento alle Scoperte, soprannominato dai lisbonesi “non spingete”, per la folla di scopritori che si accalca sulla prua di una nave proiettata verso il mare.
Infine visita –sempre gratuita la domenica- alla Torre di Belem, considerata il simbolo di Lisbona, incrociando sulle scale gli stessi 30000 turisti che erano al monastero.

Riprendiamo il tram per Lisbona e concludiamo la visita alla città. Entriamo nella chiesa di S. Antonio, eretta sopra quella che dovrebbe essere la stanza dove nacque il santo, e nella Cattedrale, la più antica chiesa di Lisbona.
Più in alto, vista bellissima sull’Alfama dal Miradouro de S. Luzia, e ancora più su dal Castelo de São Jorge. Intorno alle antiche mura c’è un bel giardino alberato che ci regala un po’ di frescura.
Sosta al Caffè a Brasileira, proprio davanti alla fotogratissima statua di PESSOA, e poi ultimo giro sul tram 28.

23/06/2003
La mattina, dopo 3 ore di pullman, arriviamo a Porto (se ci arrivate col treno, scendete alla Stazione São Bento e non a quella prima di Campanha, perchè lontana dal centro. La stazione dei pullman è proprio in centro). La città ci piace moltissimo già a prima vista: è tutta un saliscendi, bei palazzi, chiese ornate di azulejos, gente ovunque.

Scopriamo che il nome Portogallo deriva proprio da Porto. Citando dal sito http://www.portogallo.com/: “In epoca romana sorgeva sulla riva sinistra del Douro, l’insediamento di Cale. Con l’intensificarsi dei traffici tra Lisbona e Braga si sviluppò, sulla riva opposta, un nuovo insediamento chiamato Portus.
Col tempo Cale e Portus divennero la capitale della contea di Portucalia, compresa tra i fiumi Minho e Douro.”

Affamate, ci dirigiamo verso il Mercado do Bolão, dove cominciamo a notare i simboli della festa del veneratissimo São João: vasetti di basilico con foglie minuscole e con infilzate preghiere per il santo, lunghe teste d’aglio con tanto di fiore e martelletti di plastica.
Mangiamo al piano superiore del mercato, in compagnia di un gruppo di macellai.

Visitiamo la Libreria Lello e Irmão: gli interni sono completamente in legno scuro, in stile eclettico-gotico-art nouveau, spicca una curiosa scala a doppio 8 elicoidale coi gradini dipinti di rosso. C’è persino un carrello che scorre sui binari per trasportare i libri da uno scaffale all’altro.
Lungo la strada vediamo molte chiese coperte di azulejos e bancarelle per la festa di São João.
Passiamo vicino alla Igreja dos Clerigos: si potrebbe salire sul campanile per vedere la città dall’alto, ma il tempo è talmente nuvolo che non ne vale la pena. Scendiamo verso la Bolsa, cioè il Palazzo della Borsa, dove veniamo scortati dalla guida attraverso le sale riccamente decorate. Davvero stupefacente e grandiosa la Sala Araba.
Giriamo per il quartiere di Ribeira, un gruppo di case e stradine pittoresche in salita lungo il fiume Douro. Nei pressi del Ponte in ferro Dom Luis I intrapprendiamo una devastante risalita alla Cattedrale su per una scalinata che sembra infinita. Forse era meglio fare un giro più ampio, ma meno in pendenza…. Infine ci sendiamo al Majestic Caffè in Rua Santa Catarina, il caffè più antico (e decorato) di Porto.
La sera breve giro fra i portoghesi che festeggiano São João tirandosi martellate (il motivo ci è tuttora ignoto. Ne abbiamo prese anche noi). Convinte che il clou della festa sia il giorno dopo, cioè il 24, ce ne andiamo a dormire abbastanza presto. La mattina dopo scopriremo con amarezza che la festa era la sera prima, in modo da permettere alla gente di dormire!!!! Ci siamo perse i fuochi d’artificio sul Douro!

24/06/2003 (giorno di San Giovanni)
Sveglia nella città completamente deserta (sob). Trovare un bar aperto per la colazione è un’impresa.
Attraversato il Ponte de Dom Luis I, ci troviamo a Vila Nova de Gaia, dove ci sono le cantine di porto (il vino).
Per 2 euro visitiamo (in inglese) il museo e le cantine della Ramos Pinto, guidate da una ragazza molto gentile. Alla fine ci offrono 2 bicchieri di porto, bianco e rosso. La guida ci consiglia di andare a Braga, intanto ci vuole solo un’oretta di treno……

Acquistiamo i biglietti per Braga alla stazione di São Bento (all’interno coperta di azulejos): scopriamo che partendo alle 14.15 arriveremo alle 16.23. C’è qualcosa che non quadra…. La linea è in rifacimento: bisogna scendere a metà e poi prendere un pullman. Dopo un’ora di treno, scorraziamo un’altra ora per la campagna, fino a trovarci nel centro di Braga al culmine della festa di São João. C’è un lungo viale affollatissimo pieno di bancarelle. Cerchiamo di raggiundere in autobus il Monastero di Bon Jesus, ma le strade sono tutte intasate e ci arrendiamo presto. Ci dirigiamo dunque verso il centro storico.
Ci accoglie Placa da Republica, animata da fontane con bei giochi d’acqua. Poi ci inoltriamo nelle stradine piene di chiese (Braga ha fama di essere molto religiosa) e davanti la Cattedrale, la più antica del Portogallo, incrociamo la lunga processione.
Ci precipitiamo alla fermata del pullman e infine torniamo a Porto. Totale durata viaggio Porto-Braga e ritorno: 5 ore per 100 km…. Il tutto per 3.40 euro.

25/06/2003
Partenza in pullman per Coimbra, la più importante città universitaria del Portogallo.
La zona pedonale intorno a Praça do Comercio è piena di alberghi, ristoranti e negozi.
Passate sotto l’Arco de Almedina, saliamo (tanto per cambiare) verso la Cattedrale romanica, e salendo ancora arriviamo alla famosa Università, fondata nel 1290. È un enorme edificio bianco, pianta a U, di fronte si apre un grande piazzale col selciato bianco con vista sulla campagna e sul Rio Mondego. In mezzo il massiccio monumento bianco al re João III, riformatore dell’università nel XVIII secolo. Siamo accecate.
Per visitare la celebre Biblioteca Joanina è necessario prenotare, il primo turno libero è alle 19.20 (sono circa le 15…). Visitiamo il resto dell’edificio: la barocchissima cappella di São Miguel, l’interno della facoltà di Diritto, il portico frontale detto Via Latina, l’antica Sala dos Capelos dove avviene la cerimonia della laurea, e quella dell’Esame Privato.
Superata la Porta Ferrea si vedono i massicci edifici dell’Università Nuova voluta da Salazar.
Riscendiamo verso la chiesa e convento di Santa Cruz, ma il chiostro, che dovrebbe essere l’attrazione principale, è tutto in restauro e non si vede molto.
Ulteriore risalita all’Università e finalmente visitiamo la Biblioteca: 3 sale una dietro l’altra, piene di libri e decorazioni barocche. Secondo diverse guide, nella libreria vivono dei pipistrelli che mangiano gli insetti che rovinano i libri, ma non riusciamo a vederli. All’uscita vediamo invece un gruppo di studenti con le tradizionali cappe nere (sembrano un po’ loro dei pipistrelli).

La sera, scegliamo un ristorante molto grazioso, dove all’inizio, come già accaduto in altri posti, ci portano del formaggio locale e un piatto di specialità varie. Dalle altre parti non ci avevano fatto pagare questi antipasti , qui invece ce li mettono lira di Dio.
Ordiniamo un piatto tipico della regione: salsiccia impanata e fritta.

26/06/2003

Nazarè

Ultima tappa: Nazarè, località sull’atlantico a metà strada fra Coimbra e Lisbona.
Appena scese dal pullman veniamo assalite dalle mogli dei pescatori che propongono stanze in affitto.
Accettiamo l’offerta di una corpulenta signora in nero. Le donne più o meno anziane vestono tutte l’abito tradizionale: gonne colorate e gonfie sopra il ginocchio, grembiule e fazzolettoni in testa spesso avvolti a turbante. Molte, come la nostra, sono completamente in nero, ne deduciamo che siano le vedove.
Il paese è un intrico di stradine e case bianche di fronte ad una lunghissima spiaggia sabbiosa.
In un baretto sulla spiaggia, per pochi panini e 3 bicas ci presentano il conto esorbitante di 20.25 euro! Neanche nei ristoranti abbiamo speso tanto! Facciamo notare alla vecchia che forse si è sbagliata, lei fa la svanita e ci toglie 6 euro. Di sicuro ci ha fregato comunque qualcosa, ma ormai è ovvio che nei posti molto turistici cerchino di sfruttare i visitatori.
Il vento è fortissimo e l’acqua gelida: rinunciamo ad imitare i ragazzi del posto che fanno tranquillamente il bagno.
Andiamo fino alla funicolare, molto panoramica, e saliamo a Sitio, il quartiere sulla falesia sopra Nazarè. Qui la vista è meravigliosa. C’è anche una cappella tutta rivestita di azulejos e una chiesa bianca e rosa.
Nel pomeriggio una di noi comincia ad avvertire un certo malessere… e quasi collassa. Dobbiamo addirittura chiamare un’ambulanza. Per fortuna il Pronto Soccorso è a Sitio. La diagnosi è disidratazione e la nostra amica deve fare una flebo. Che spavento!!!

27/06/2003
Ultimo giorno. Ritorniamo a Lisbona per riprendere l’aereo. Lungo il tragitto avvistiamo molti mulini, la maggior parte diroccati, e passiamo vicino la città cintata di Obidos.
Scese dal pullman, prendiamo la metropolitana a Salanha, dove una zingara, fingendo di aiutarci a fare il biglietto, ci ruba 2 euro. Usciamo a Restauradores, e il col pullman 91 preso all’andata (è obbligatorio fare il biglietto giornaliero da 2,35 euro) arriviamo direttamente in aeroporto.
Vorremmo già tornare indietro!
di e.torretta[AT]libero.it