Gibilterra

Racconto di viaggio in Spagna

Questa è la storia di un viaggio.
Questa è la storia di una grande amicizia.
La partenza da Fiumicino non fu delle più serene, eravamo cittadini di un mondo post 11 settembre e rimbalzavano voci d’imminenti attacchi anche in Italia.
L’attesa e i controlli severi ci facevano sentire meno liberi, i gendarmi con le armi spianate molto meno tranquilli. Pazientemente attendemmo il nostro turno, con lo stato d’animo di chi va incontro al proprio destino.
Destinazione Spagna del sud e l’intento, ambizioso e mai celato, di arrivare ai confini con il Portogallo e se possibile sconfinare.
Il vero viaggio iniziò un paio di giorni dopo, quando lasciammo Malaga per arrivare a Gibilterra.

Gibilterra

Nella colonia inglese, terra dei macachi, dopo aver miracolosamente trovato una sistemazione in una pensione scalcinata, c’incamminammo verso sud. Direzione: il faro.
Alle nostre spalle la moschea, davanti a noi lo stretto, l’oceano atlantico e l’Africa. Il vento caldo e umido invitava alla calma, il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera, i mercantili lontani ed inquietanti, sembravano fermi. In un campetto non distante alcuni ragazzi giocavano a cricket senza troppa convinzione. I turisti, con il loro carico di sorrisi e digitali, sostavano per una manciata di minuti e poi riprendevano la loro strada, speranzosi di aver visto tutto e di non aver sbagliato inquadrature. Restammo seduti sulle rovine di un’antica fortezza fino al tramonto, fumando cohiba e parlando di cose mai raccontate.
La sera al pub bevemmo birra rigorosamente inglese e pagammo in sterline
Lasciammo Gibilterra tre giorni dopo. Tre giorni grandiosi. Non arrivammo mai in Portogallo, persi tra calette e vino tinto.
Questa è la storia di un viaggio, ma soprattutto la storia di una grande amicizia.

Palumbo Fabio
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