Alpi in bicicletta

Racconto di Viaggio in Svizzera

Traversata Brennero-Torino attraverso le Alpi di Austria e Svizzera.

Un solitario viaggiatore bergamasco incontrato sulla strada, gioioso per la vista di nuove leve, aveva malinconicamente definito noi ciclisti viaggiatori italiani “mosche bianche”. E in effetti noi di italiani con lo spirito del ciclista viaggiatore autosufficiente (a differenza degli stranieri) mai ne abbiamo incontrati.

Rimandato il viaggio in Norvegia per evitare le ostilità del clima, la nostra caccia di montagne, seppur vicino a casa, si è rivelata ben più dura di qualunque paese nordico. Dodici giorni di viaggio: otto di pioggia! Freddo, paludi, pantani, grandine, torrenti non strade, risaie al posto di campeggi! Acqua ovunque: nelle borse, in tenda (nostro unico microscopico tetto per tutto il viaggio)… (c’era acqua tra copertoni e camere d’aria, gomme a 8 atm!!).

Nei dodici giorni tra la partenza dal passo del Brennero e l’arrivo a Torino, abbiamo macinato, a caccia di colli (9 tra i 1500 e i 2500), poco meno di 1000 km per quasi 9000 metri di dislivello, percorsi con il carico ad un discreto ritmo. Ma sicuramente più dello sforzo atletico (per cui eravamo preparati) le sensazioni più forti sono venute dai posti spettacolari in cui siamo stati, dall’immensità dei passi dominati (scusate il termine ma…) o da affrontare l’indomani (provate a dormire guardando i tornanti del Furkapass!), dalla vita “on the road”, dagli incitamenti della gente per strada. Quando ormai anche il morale è annacquato e non ne puoi più di freddo e salita, un solo colpo di clacson sembra poterti spingere e una persona che si sporge dal finestrino urlando, in un qualche dialetto, qualcosa che doveva essere un “forza, non mollate!!!” ti genera improvvisamente una forza nuova.

Abbiamo attraversato suggestionanti città turistiche (S. Moritz, Interlaken, Gstadt…) ma soprattutto i posti che non dimenticheremo sono quei i passi alpini come l’Oberall, il Furka, il Grimsell o il Gran San Bernardo (o più semplicemente “il Grande” come lo chiamano), con i loro paesaggi mozzafiato ma soprattutto con salite alle volte lunghe e costanti alle volte con strappi senza pietà per nessuno, con quei tornanti che solo a vederli stroncano le gambe e emozionano al tempo stesso, e quegli arrivi che sembrano sempre a portata di mano, ma più li insegui più si allontanano… E quei posti come la piana glaciale di Andermatt, un triangolo verde tra colossi di roccia che sembrano non lasciare via d’uscita se non l’Oberalpass (da cui siamo arrivati) e il Furkapass che mostra cattivi i suoi tornanti a ponente.
Tornanti che sembrano infiniti, uno strappo rettilineo che taglia per chilometri il fianco di un costone, e poi ancora tornanti. E una volta arrivati, una fantastica distesa di montagne innevate, in lontananza il Grimsellpass con il suo splendido lago e sotto di noi una strada aggrappata alla montagna e tornanti mozzafiato sospesi nel vuoto (un’opera ingegneristica incredibile!).

Forse le prove più dure non sono venute dalle salite, ne tanto meno dalla volontà, che non deve venire mai meno, o da cadute e inconvenienti tecnici. Sono venute dalla difficoltà di convivere e prendere decisioni importanti sotto pressione, stanchi morti e bagnati fino all’osso. Dal tirare volate di chilometri per riuscire a procacciarsi da mangiare (in Svizzera può diventare più difficile del previsto) o nell’inutile tentativo di sfuggire all’ennesimo acquazzone, dal sapere che domani sarai di nuovo sulla strada, a qualunque costo…

Ci siamo lamentati delle ostilità che ci ha riservato il maltempo ma forse, in fondo a noi, siamo coscienti che così è stata molto più avventura, che molte emozioni non le avremmo altrimenti mai provate, sapendo che è un modo di viaggiare veramente unico e non vedendo l’ora di ripartire: forse alla volta della Norvegia, forse dell’Islanda… e così non potremo dire che non ce l’aspettavamo!
Andrea Musso e Federico Borio http://digilander.iol.it/bikeontheroad