Ellis Island

Racconto di viaggio Stati Uniti

Ad un piccolo passo da Manhattan, quasi a galleggiare come fosse un grande piroscafo, ed ancora abbastanza distante ma sufficientemente vicina per gustarne il panorama, sorge Ellis Island. L’isola che abbracciò per circa mezzo secolo il carico di speranze e miseria che portarono tutti quelli che, con coraggio e determinazione, vollero sostenere la Grande Scommessa di vivere in un mondo nuovo e tutto da scoprire e costruire.
Oggi, a distanza di non molti anni dalla chiusura di quel ciclo spaventoso quell’isola è diventata un museo, uno dei luoghi più magici che io e mia moglie avessimo mai visitato.
Un’isoletta che probabilmente la Natura ha messo apposta lì, a due passi dal cuore del mondo, per far sì che i poveri, poverissimi emigrati, potessero riflettere e capire cosa stavano per contribuire a creare.
Per rendersi conto di come ognuno di noi sia coinvolto anche solo indirettamente da quell’epopea, basta passare dal piano terra, vicino all’entrata dove c’è un computer con inseriti tutti i nomi delle persone sbarcate lì. Sfido chiunque a non trovare il proprio cognome o quello di un qualche parente stretto che è passato da quel luogo. Praticamente tutti gli emigrati in America sono passati da Ellis Island.
Ma è salendo al primo piano che l’emozione ti rapisce. A prima vista vedi solo una grande sala, però se chiudi gli occhi, cominci a sentire il vociare di dialetti fra loro incomprensibili anche degli stessi italiani, e, sicuramente l’odore sgradevole di un lungo, immane, ignoto, gigantesco, viaggio nella speranza.
Non posso, con questo, raccontare la storia dell’emigrazione né scattare foto a tutto ciò che poi in fondo troviamo già fotografato da tutti. Ma mi è sembrato interessante riflettere su ciò che si poteva vedere da quella finestra e che così grandioso ancora non esisteva ma che ora nessuno vedrà più.
E’ buffo pensare che da questo punto d’osservazione quei dignitosissimi e coraggiosissimi disperati, hanno contemplato il Panorama dei Panorami, senza le Torri e senza chissà quali altri grattacieli che poi loro stessi hanno costruito e che l’infamità di alcuni altri disperati hanno distrutto.
Se metto a fuoco la finestra, e se li guardo con i loro occhi, gli occhi di un tempo passato, vedo New York proiettata nel futuro, nell’anno 2000 al massimo splendore che da quel maledetto 11 Settembre 2001 non esiste più; se metto a fuoco le Torri pare quasi che le barre della finestra siano un mirino di un bersaglio proprio per le Torri. Due foto che chissà perché, mi è capitato di scattare in questi due modi così strani.
Non voglio descrivere le montagne di cose rimaste là, né i dormitori con i letti di ferro o le sale per le visite mediche dove i più sfortunati venivano rispediti a casa col prossimo piroscafo.
Solo voglio dire a chi si è fermato a leggere queste righe e che ha intenzione di partire per NY, di programmare una giornata a Ellis Island.
Ve lo assicuro, non se ne pentirà!

Alessandro …e Lucia!

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